Gutenberg · eo1.org

← catalogue

I Puritani di Scozia, vol. 1

by Walter Scott · Italian · Gutenberg #43458 · 293,491 chars · public domain (US)

The Project Gutenberg eBook of I Puritani di Scozia, vol. 1
    
This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
of the Project Gutenberg License included with this eBook or online
at www.gutenberg.org. If you are not located in the United States,
you will have to check the laws of the country where you are located
before using this eBook.

Title: I Puritani di Scozia, vol. 1

Author: Walter Scott

Translator: Gaetano Barbieri


        
Release date: August 13, 2013 [eBook #43458]
                Most recently updated: October 23, 2024

Language: Italian

Other information and formats: www.gutenberg.org/ebooks/43458

Credits: Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
        Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
        http://www.pgdp.net (This file was produced from images
        generously made available by The Internet Archive)


*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK I PURITANI DI SCOZIA, VOL. 1 ***

  [Illustrazione: T. I. pag. 25. — Francesco Wagner incise —
  Giostra del Pappagallo]




                             I PURITANI
                             DI SCOZIA


                          ROMANZO STORICO
                                 DI
                            WALTER SCOTT

                            VOLGARIZZATO
                           DAL PROFESSORE
                          GAETANO BARBIERI


                              _TOMO I._



                               FIRENZE
                        TIPOGRAFIA COEN E COMP.
                     _All'insegna della Minerva_
                             MDCCCXXVII.




_INTRODUZIONE DELL'AUTORE INGLESE_


_Posso presumere senza vanità che il nome posto in fronte a
quest'opera[1] e la natura della medesima bastino a conciliarle dalle
persone sagge e amiche del meditare (e a queste sole il mio lavoro è
dedicato) quel grado di attenzione, di cui l'opera stessa è meritevole;
laonde non m'interterrò ad accendere una lampada in pien meriggio col
far gli elogi di cosa che col suo titolo solo si raccomanda abbastanza._

_Però non celo a me medesimo, che l'invidia è ognor presta a latrar
contra il merito, e che non mancheranno persone, le quali anche non
negandomi un corredo di scienze e buoni principj, bisbiglieran sotto
voce, che la condizione del mio vivere a Gander-Cleugh non è tale da
potermi fornire molte nozioni pratiche sulle cose della Scozia alla
nostra età più vicine. La presente introduzione pertanto non ha altro
scopo che di rispondere a questi scettici._

  [1] Il sig. Walter Scott nel pubblicare così il romanzo storico
  I PURITANI DI SCOZIA, come l'altro IL NANO MISTERIOSO, ha
  assunto il nome di _Jedejah Cleishbotham_, maestro di scuola e
  sagristano della parrocchia di Gander-Cleugh, ed ha intitolati
  entrambi i romanzi: RACCONTI DEL MIO OSTIERE.

_E incomincerò dal dir loro, che Gander-Cleugh è il punto centrale della
Scozia, e se così mi è lecito esprimermi, il suo_ ombelico: _d'onde
avviene che tutti coloro i quali cercano Edimburgo o Glascow sono
obbligati a passar di lì, e sovente vi dimorano tutta la notte. Ora non
v'è scettico anche fra' più pervicaci non pronto a convenire di ciò, che
io da quarant'anni in poi ho passate tutte le mie serate seduto ad un
seggiolone a bracciuoli coperto di cuoio, e posto a mano manca del
cammin di cucina nell'osteria dell'Armi di Wallace, e che ho vedute
quivi tante persone come se mi fossi staccato correndo per lungo e per
traverso tutta Inghilterra._

_Aggiugnerò ancora che se il Greco, il più celebre per sua saggezza,
dovette ai viaggi la sua rinomanza, io non gli cedo a tale proposito.
Due volte sono stato a Edimburgo, tre volte a Glascow, e debbo a queste
gite, se, reduce dalle medesime, mi hanno considerato come oracolo di
Gander-Cleugh e de' suoi dintorni._

_E se ciò non basta a far tacere quei critici, chiuderò ad essi con una
sola parola, la bocca, col protestare che io Jedeiah Cleishbotham, non
sono nè l'autore nè il compilatore dei RACCONTI DEL MIO OSTIERE, e che
per conseguenza non ho l'obbligo di farmi mallevadore nemmen per un iota
del loro contenuto._

_»Ma qual cosa sono essi adunque tali racconti che ne spacciate? Mi si
chiederà: d'onde vengano? chi ne è l'autore?» A ciò pure risponderò
quanto adeguatamente mi sarà possibile il farlo._

_Nessuno ignora che il mio ostiere, l'ostiere dell'albergo dell'Armi di
Wallace, era un uomo fornito ad un tempo d'ingegno e di curiosità. Egli
avea dunque la virtù di scavar dai suoi ospiti tutte le cose che volea
sapere senza far vista d'interrogarli. Quindi altri non v'era che meglio
di lui fosse istrutto nella storia passata e presente della Scozia, e la
memoria di questo uomo era un pozzo, nel quale non si potea veder fondo.
Cercata erane la compagnia pei fattarelli che sempre condivano i suoi
discorsi, amato quindi da tutto il paese di Gander-Cleugh, eccetto il
feudatario, il ricevitore delle dogane, e tutti coloro ai quali non
volea far credenza._

_Il feudatario lo accusava di tener mano agli scorridori di quelle
foreste comperando da essi le salvaggine e vendendole nella propria
osteria, in contravvenzione delle leggi del regno; poichè queste leggi
vogliono tal derrata essere privativa dei potenti della terra, i quali
trovano grande diletto nel distruggere gli animali colle proprie mani,
benchè io d'un tal diletto non sappia formarmi un'idea. Ma con tutto il
rispetto dovuto a Milord, mi prenderò la libertà di sdebitare il mio
amico defunto da questa colpa, perchè quanto ei vendea per lepri in
cotesta osteria erano conigli della sua domestica conigliera, ed erano
colombi della sua colombaia i volatili che vi si mangiavano come
pernici._

_Il ricevitore delle dogane allegava dal canto suo, che il mio ostiere
favoriva i contrabbandi comperando l'acquavite da chi ne facea vendite
clandestine. Posso accertare che non ne ho mai veduto vendere una stilla
alle Armi di Wallace. Egli è ben vero, che vi si bevea un liquore
spiritoso, chiamato dallo stesso ostiere rugiada delle montagne; ma qual
è la legge che proibisce sì fatto commercio? Mi si mostri, e saprò dire
se il mio amico le abbia contravvenuto._

_Quanto a coloro, che si presentavano a lui stremi per la sete, e che
non poteano cattivarselo per mancanza di denaro contante e di credito,
confesso d'essermi trovato presente a tali casi e di averne avuto
travagliato l'animo come se io fossi stato il paziente. Ma debbo anche
dire di non avere scorta nel mio ostiere tanta durezza verso quelli che
si morivan di sete da non dare ad essi da bere fino al prezzo che
poteano valere il loro orologio, la loro scatola, ed anche i loro
vestimenti, salvo quelli che coprivano la parte inferiore del corpo;
perchè stimava tanto il decoro della propria casa, che ha sempre
ricusato simili pegni. E per rendere compiuta giustizia alla liberalità
del mio ostiere, debbo aggiugnere non avermi egli mai chiesto un obolo
pel boccale di vino e pel bicchiere di rugiada delle montagne ch'io
beveva tutte le sere da lui. Gli è vero per altra parte ch'io insegnava
a leggere e a scrivere, e l'ortografia e l'aritmetica e persino la
latinità a cinque suoi ragazzi, e il canto fermo alla figlia; onde vi
era una specie di compenso nelle partite._

_Credo per altro, che la ragion principale onde l'amico ostiere derogava
per mio riguardo alla consuetudine ingenita in lui di farsi pagare il
suo conto, stesse nel diletto che dal conversar meco ei ritraeva, perchè
il mio discorso, comunque grave ed edificante, potea paragonarsi ad un
palagio architettato con tutte le regole atte a dargli consistenza,
senza dimenticare ad un tempo la cura degli ornamenti esteriori. I
nostri colloqui offerivano incredibile vezzo a quelli che gli
ascoltavano, soliti a dire che questo diletto valeva un boccale di vino,
benchè il mio ostiere non abbia mai posto un tale articolo in lista._

_Oh Dio! questo caro ostiere, egli è morto, l'ho pianto che non lo avrei
pianto di più se fosse stato uno della mia discendenza. I suoi figli,
miei discepoli, m'incaricarono di esaminarne le carte, e vi trovai un
numero ragguardevole di storie, ognuna delle quali era più importante
dell'altra, e di cui fanno parte le due che verranno. Io volea
pubblicarle tutte in una volta, ma il libraio omiciattolo gioviale,
scherzevole, e malizioso anzichè no, mi disse che intanto bastava
presentare il pubblico di sole due. Aspetterò dunque che lo stesso
libraio venga a chiedermi l'altre._

_Dopo tali premesse; ognuno vedrà quanta ingiustizia sarebbe il
sentenziarmi d'incapacità nello scrivere fondando il giudizio su i
RACCONTI DEL MIO OSTIERE. Credo aver date prove che avrei saputo
scrivergli se avessi voluto, ma non essendo in questo modo la cosa,
tutta la critica dee cader sull'ostiere, se i racconti non piacciano;
che se poi piacessero tutto l'elogio è dovuto a me perchè senza di me
non si sarebbero conosciuti._

                                              JEDEDIAH CLEISHBOTHAM.




I PURITANI DI SCOZIA




CAPITOLO PRIMO.

    »Della rôcca alle porte in l'ora bruna
    »Stian cento prodi, nè un di lor rallenti
    »Le briglie al corridor pria d'un mio cenno.

                                  _Douglas._


Sotto il regno degli ultimi Stuardi, il regio Consiglio privato
adoperava tutti i modi posti in sua facoltà per abbattere lo spirito di
puritanismo, che formò, può dirsi, il carattere del governo precedente;
ed era ad un tempo sollecito di far rigermogliare quelle feudali
instituzioni, che unendo al signore il vassallo, poteano come il
Consiglio sperava, collegare e questo e quello più saldamente alla
corona. I magistrati ordinavano frequenti rassegne, esercizi militari,
talvolta giuochi e passatempi. La qual ultima provvisione nelle
circostanze che correvano era per lo meno sbagliata in politica; perchè
la gioventù d'entrambi i sessi, a cui in tutti altri tempi il flauto e
il tamburino, se parlisi dell'Inghilterra, la cornamusa quanto alla
Scozia, avrebbero offerto una tentazione invincibile, allora trovava un
vezzo anche maggiore nel resistere agli ordini delle magistrature che le
prescrivevano di ballare. La gioia fugge laddove è comandata, ma una
cagion più possente si frammetteva, perchè queste feste non si
adempissero colla regolarità desiderata da chi le volea.

Il rigorismo de' Calvinisti aumentava in proporzione del desiderio, che
il governo manifestava di vederlo allentare. L'osservanza giudaica della
domenica, il divieto de' piaceri, fossero anche i più innocenti, erano
le massime professate dai più zelanti d'ostentare una straordinaria
santità; ed essendo costoro inimici del Governo, non omettevano sforzi
intesi a far sì, che tutte le persone, sull'animo delle quali
preponderavano si astenessero dall'obbedire ai bandi di adunata della
contea, ogni qualvolta il feudatario dovea mostrarsi a capo degli
armigeri ch'ei dovea fornire alla corona in numero proporzionato alla
natura del feudo tenuto da esso. I Puritani, detti ancora
Presbiteriani[2] abborrivano tanto più sì fatte assemblee, perchè i
Lordi luogo-tenenti e i seriffi aveano ordinato si rendessero
dilettevoli alla gioventù che vi conveniva col far succedere
all'armeggiare della mattina il sollazzarsi dopo il meriggio. Que'
predicatori, sempre armati di qualche citazione della bibbia, e gli
entusiastici loro proseliti, non risparmiavano nè avvisi, nè prediche
per diminuire a tali adunanze il numero dei concorrenti. Conoscevano
essere un buono espediente a frenare la forza del governo, l'impedire
che si dilatasse quello spirito di corporazione, solito ad allignare fra
giovani che abbiano sovente occasione di trovarsi insieme o per esercizi
militari o per prove di destrezza. Nè all'ingegno di tai fanatici
fecondo in astuzie mancavano scuse da suggerire a chi voleva ascoltare i
loro consigli, e a norma d'essi sottrarsi alla dovuta subordinazione.
Non tutti però i compartecipi delle costoro massime riuscivano a
deludere gli ordini superiori, perchè il Consiglio privato, nelle cui
mani era il potere esecutivo sulla Scozia, puniva a tutto rigor di legge
coloro, che senza un ben provato motivo disobbedivano alle chiamate de'
bandi della contea. Il timore pertanto del castigo costringeva molti e
molti anche de' più infervorati nel Puritanismo a mandare i propri figli
ne' luoghi assegnati a tali unioni. Per vero dire comandavano ad essi di
tornare alle lor case, appena seguita la rassegna; ma spesso accadeva
che que' giovani non potessero resistere alla tentazione de' passatempi
vespertini, il che i Presbiteriani chiamavano: _partecipare alle
abbominazioni di Babilonia_.

  [2] Si vedrà in appresso come vi fosse qualche distinzione fra i
  Puritani ed i Presbiteriani, comunque figli tutti di una
  medesima setta.

Il seriffo della contea di Lanark avea convocata la gente del distretto
di Clydesdale per la mattina de' cinque maggio 1679. Teneasi l'adunata
in una grande pianura presso una piccola città, il cui nome non è gran
fatto essenziale nella nostra storia. Com'è da credersi, le signore dei
dintorni si fecero sollecite di assistere a tal cerimonia, tranne
quelle, che schiave delle rigide puritane leggi, avrebbero temuto
macchiare d'un delitto la propria coscienza, partecipando ai delitti de'
figli di Belial. Non si conoscevano allora nè i birocci, nè i calessi,
nè tutte quelle diverse maniere di cocchi che il lusso ha inventati
dappoi. Il lord luogotenente soltanto veniva trasportato entro di una
carrozza, la cui pesante armatura non mal somigliava alle vecchie e
cattive stampe dell'arca di Noè. Otto grossi cavalli fiamminghi si
spossavano nel trarre questo greve carro trionfale carico di diciotto
persone. Nell'interna parte di esso stavano il duca e la sposa del
medesimo e i due loro figli, tenendo i lati delle portiere lo scudiere
ed il cappellano. Tre postiglioni coperti di parrucche a tre code,
armati di sciable e di pistole, e d'un moschettone attaccato alla sella,
guidavano i cavalli, mentre ne tenea da stare in cassetta le briglie un
cocchiere vestito alla foggia stessa de' postiglioni; nella parte
posteriore di questa casa ambulante vedeansi in piedi e in triplice
schiera sei servitori in livrea, armati eglino pure perfino ai denti. Le
altre persone di riguardo, uomini e donne, giovani e vecchi stavano a
cavallo, ognun seguìto da' suoi servi e dai suoi vassalli. Scelto era
anzichè numeroso un tale corteggio, e il leggitore ne conosce già la
cagione.

Veniva immediatamente dopo la carrozza, di cui ci siamo studiati
presentare l'abbozzo, lady Margherita Bellenden, che pretendea la mano
su di tutta la nobiltà invitata a tale spettacolo. Ella vestia stretto
lutto, che non dimise mai sin d'allora che il marito di lei fu qual
partigiano reale condannato e decollato sotto il protettorato di
Cromwell.

Pronipote di questa matrona, e primo scopo a lei di tenerissimo affetto
miss Editta, soprannominata _Editta dalle belle chiome_, era da tutti
riguardata siccome la più avvenente fra le persone del suo sesso in
quella contea. Montata sopra un picciolo cavallo di Spagna, che conducea
con indicibile grazia e leggiadria, sembrava a canto dell'ava, la
primavera posta in vicinanza del verno. Dolcezza spiravano que'
lineamenti, ma vi si scorgeva nel tempo medesimo una tale vivacità, che
la preservava da quella specie di stupidezza, taccia solita a darsi alle
donne fornite di bionde chiome e d'occhi azzurrini; laonde i vezzi di
questa giovinetta attraevano maggiormente gli sguardi che non l'eleganza
delle vesti e la preziosità delle gemme di cui paravasi.

Due soli servi a cavallo seguivano queste due dame, corteggio a quanto
parea di gran lunga inferiore al lor grado e alla loro nascita. Ma gli è
da sapersi che la buona lady Margherita avea dovuto impiegare
diversamente le altre persone di sua famiglia, per essersi trovata
nell'impossibilità di compiere esattamente il contingente d'armigeri
ch'ella dovea fornire a quella rassegna. Per nessuna cosa al mondo ella
non avrebbe voluto mancare ai suoi obblighi a tale proposito, e quindi
trasformò i propri servi in militari. Il suo vecchio intendente che
dalla testa ai piedi armato di tutto punto, conduceva la truppa della
feudataria, avea, proprie espressioni di lui, _sudato sangue e acqua_,
per indurre alcuni vassalli a comparire alla rassegna, ma non vi riuscì.
Le minacce non ebbero effetto migliore delle parole. Che far doveva in
tal circostanza? Egli potea, per vero dire, denunziarli al consiglio
privato, che avrebbe gittata un'ammenda su i refrattari, e messo
presidio in lor casa per costringerli a pagarla. Ma ciò sarebbe stato
tutt'uno che introdurre cacciatori e cani in un giardino per ammazzarvi
una lepre.

»Non son troppo ricchi, diceva Harrison fra se medesimo, e se gli _abiti
rossi_ vengono a spogliarli del poco ancor che possedono, come
pagheranno le loro onoranze il giorno della Candelaia? — Senza questo di
più si fa abbastanza fatica ad ottenerne la riscossione.»

Tai sensate considerazioni furono il motivo, per cui si diede passata
alla mala voglia de' recalcitranti; ed Harrison trasse fuori quant'armi
e armature occorrevano dall'arsenal del castello per vestirne il
coppiere, il falconiere, i servi a piedi, il giardiniere, e reclutando
in oltre due o tre bracchieri compiè in tal guisa il contingente che
spettava a lady Bellenden, qual proprietaria della baronia di
Tillietudlem.

Ma accadde in oltre, che in quella mattina medesima, prima di partire
dal castello della baronessa, e stando Harrison a passare in rassegna la
sua truppa dinanzi alla porta della torre, gli si fe' incontro Mausa,
madre di Cuddy, il giardiniere, donna, la cui testa era invasa dalle
massime le più ardentemente fanatiche dei Puritani. Or dunque costei che
tenea in mano l'armatura mandatale, perchè la consegnasse al suo figlio,
dall'intendente, la gittò sprezzatamente a' piedi del medesimo,
soggiugnendo: »Il mio Cuddy, sicuramente per un castigo del Signore che
disapprova un tal genere d'adunanze, è stato preso questa notte da
gagliardissima febbre, nè gli è possibile abbandonare il suo letto.» Ben
si praticò una visita entro la casa della giardiniera, ma Cuddy, a
quanto appariva, non era in istato di rispondere a nessuna
interrogazione, nè a trargli una parola di bocca valevano o le minacce o
le preghiere.

Un vecchio cantiniere, che era nel novero di questa truppa di prodi, e
avea militato sotto sir Riccardo Bellenden, trovò tosto un felice
espediente; »Perchè non prendere Gibby? sclamò egli: sotto Montrose ho
veduto combattere tai soldati che non valevan Gibby.»

Era Gibby un povero giovinotto, piccolo di statura come di spirito,
incaricato di guardare la polleria del cortile, sotto gli ordini d'una
vecchia, che n'era la sopraintendente. Iti a cercarlo in un campo ove
stava dietro alle oche, gli addossarono tosto una sarcotta d'acciaio,
della quale appena potea sopportare il peso: cacciò le sue corte gambe
entro due enormi stivaloni; l'elmo gli copriva pressochè sino al mento
la testa; e gli fu attaccata al fianco una grande sciabola, se non è
meglio detto ch'ei fu attaccato alla sciabola. In tale acconciatura, il
cantiniere Gudyil lo mise di peso sul più mansueto fra i cavalli che gli
riuscì di trovare, cavalcatura che Gibby sperimentava per la prima volta
in sua vita. Pur passò il suo torno di rassegna al pari degli altri,
perchè, gli è anche da dirsi, il seriffo non credette doverla guardare
tanto per il sottile nell'ispezione del contingente, fornito da una dama
sì affezionata alla parte reale, come lo era lady Bellenden.

Tale si è la cagione che costrinse questa matrona a mostrarsi in
pubblico col corteggio sol di due servi, cosa di cui avrebbe arrossito
in qualunque altra circostanza; ma non eravi sagrifizio, compreso quello
del suo amor proprio, al quale non si fosse ella prestata di buon grado
per la causa della monarchia. Gli è vero ch'ella avea perduto il marito
e due figli nelle guerre civili, cui dieder luogo quelle stagioni
malaugorose; ma n'ebbe un compenso lusinghiero oltre ogni dire alla sua
vanità. Allor quando Carlo II attraversava il ponente della Scozia per
marciare incontro a Cromwell, fermatosi al castello di Tillietudlem,
accettò ivi una colezione; avvenimento che formava epoca importante ne'
fasti di lady Margherita Bellenden. Quindi accadea ben di rado che
trascorresse un sol giorno, senza ch'ella trovasse occasione di citare
qualche circostanza della visita, onde fu onorata dal re, e di
rimembrare come Sua Maestà si degnò baciarla su le due guance,
dimenticando però che il grazioso sovrano avea conceduto egual favore, e
con maggior intensione, a due avvenenti cameriere, che Milady per quel
giorno trasformò in due damigelle d'onore.

Un tanto onore, senza dubbio avrebbe bastato a lady Margherita per farle
abbracciare in perpetuo la parte degli Stuardi; ma senza di ciò la sua
nascita, la sua educazione, l'odio suo per la fazione opposta, l'aveano
già irrevocabilmente collegata alla fortuna di questa dinastia, che in
quei giorni avea il sopravvento. Tutta compresa di gioia in contemplando
schierata alla rassegna una forza militare capace di sostenere
gl'interessi della corona, divorava in segreto l'amarezza di vedersi
abbandonata da una parte dei suoi vassalli.

Avuta in molto onore da tutte le antiche famiglie della contea, non vi
fu capo di esse presente a quella rassegna che non si affrettasse di
renderle omaggio, nè vi erano giovani ragguardevoli, che raddirizzandosi
sul proprio palafreno, e fermi sulle loro staffe non venissero a
caracollare dinanzi a miss Editta per conciliarsene l'attenzione. Ma
tali cure andavano a vuoto. Gli occhi della giovinetta erano chiusi alle
grazie, di cui pompeggiavano quei cavalieri, come gli orecchi di lei ai
complimenti che le indirigevano, benchè avessero a tal'uopo spirate
quante cortesi espressioni si trovano ne' romanzi di La Calprenede, e di
Scudery, romanzi la cui lettura era in grand'uso nel secolo di cui
facciamo menzione: ma scritto era nei destini, che miss Bellenden non
conserverebbe la medesima indifferenza nell'andante corso di quella
giornata.




CAPITOLO II.

    »Il cavalier, cui tolse ogni vigore
    »La pesante armadura, alfin stramazza,
    »E si trascina seco il corridore.»

          _I piaceri della speranza._


Dopo gli esercizi militari, che vennero eseguiti quel meglio che poteva
aspettarsi da uomini novizi nell'armi, e da cavalli non addestrati,
molte grida annunziarono aperto l'arringo per meritare il premio del
_Pappagallo_. È questo un uccello di legno, ornato di penne a più
colori, che viene collocato all'estremità d'una picca. Il merito della
gara sta in atterrarlo con un tiro d'archibuso carico a palla, e
tenendosegli ad una distanza di sessanta passi all'incirca. Il vincitore
porta nel rimanente della giornata il glorioso titolo di _Capitano del
Pappagallo_, e vien condotto in trionfo ad una vicina osteria, ove ha il
privilegio di far banchetto agli emuli stati meno avventurosi di lui.
Avvicinatisi per tanto i competitori al bersaglio, riportarono chi risa,
chi applausi dagli spettatori, in proporzione di maggiore o minore
destrezza manifestata. Niuno avea toccato ancora quel simulacro,
allorquando fu veduto accostarsi un giovine in abito verde, di fisonomia
che si conciliava benevolenza, e messo con semplicità non disgiunta da
eleganza, cose tutte che ne additavano non volgare la condizione. Sorse
immantinente un confuso bisbiglio, che non sarebbe stato così facile il
giudicare se fosse un contrassegno di pubblico favore.

»È egli possibile, dicean fra loro alcuni di que' più zelanti Puritani
non venuti che a proprio malgrado a quell'adunata e nei cui cuori era
più invelenito l'astio contra la monarchia, è egli possibile, che il
figlio di un tal padre si frammetta in sollazzi sì riprovevoli?» Altri,
ed era questa la maggior parte, auguravano successo onorevole al figlio
d'un capo antico de' Presbiteriani, senza perdersi nell'indagare se gli
convenisse o no disputare un tal premio.

I voti di questi furono esauditi, perchè il giovane mandò a terra il
pappagallo in mezzo ad applausi pressocchè universali. Ma il trionfo di
lui non era tuttavia assicurato perchè in prima facea mestieri, si
avventurassero allo stesso cimento tutti quelli che non avevano per
anche scaricato il proprio archibuso. Collocato nuovamente sulla picca
il finto augello, due altri concorrenti pervennero ad abbatterlo. L'un
d'essi apparteneva evidentemente all'infima classe, avvolto in grande
mantello, e studiosissimo di nascondere il volto con esso. L'altro era
un giovin signore, che terminata la rassegna non si era mai dipartito
dal fianco di lady Margherita e di miss Bellenden. Avendo la prima
d'esse manifestato rincrescimento che non si presentasse a quella gara
verun campione chiaro per fasti gentilizi, lord Evandale prese il primo
archibuso che gli si offerse ed a sua volta atterrò il pappagallo.

Niun'altro essendosi offerto a contendere il premio, s'aperse
novellamente la lizza fra i tre rivali felici, il che avvivò vieppiù la
curiosità dei circostanti. La pesante carrozza del duca venne, non senza
difficoltà posta in moto, ed avvicinata al luogo che serviva d'arena a
que' lottatori. Le signore si posero in cerchio a qualche distanza, e
gli occhi d'ognuno fisavansi su i concorrenti, e sulla meta proposta
alla loro bravura.

Il caso che doveva risolvere quale degli emuli avrebbe la preferenza del
tiro, favorì il giovine contadino, che voltosi all'altro vestito di
verde: »In coscienza mia, gli disse, sig. Enrico, se ci trovassimo in
tutt'altra circostanza mi studierei di fallire il bersaglio per lasciare
a voi questo onore, ma Ienny Dennison sta osservandoci, e non posso
dispensarmi dal fare tutto quel meglio che so.»

L'effetto però non corrispose al buon desiderio del villanello, e
solamente la palla uscita del suo archibuso trascorse rasente sì al
pappagallo, che ne portò via alcune penne. Immantinente abbassando gli
occhi, e come uom che tema di esser riconosciuto, si ritirò.

Venne la sua volta al giovane dall'abito verde, che avvicinatosi atterrò
nuovamente il pappagallo, onde più numerosi e forti applausi gli
derivarono dal mezzo di quella folla. »Egli è veramente figlio di suo
padre. Viva la buona causa in eterno.»

I Reali in udir tali esclamazioni aggrottavan le ciglia, ma preser
coraggio in veggendo lo stesso buon successo ottenersi da lord Evandale.

Allora Enrico montando a cavallo, e avuta cura di ben assicurarne la
sella, si diede al galoppo, e passando innanzi al bersaglio trasse e lo
abbattè per la terza volta. Tutti quelli che stavano intorno a lord
Evandale gli dipinsero la condotta tenuta dall'altro siccome una
innovazione alle antiche consuetudini, nè quindi esservi alcun obbligo
d'imitarla. Diverso però d'avviso il giovane cavaliere, volle seguir
l'esempio additatogli dal competitore; ma intanto che egli scaricava
l'arme mancò un piede al suo cavallo, onde la palla non giunse allo
scopo.

Se prima meritò lodi dovute alla sua destrezza il giovine vestito di
verde, in quel momento si fece ammirar per cortesia; poichè movendo
verso lord Evandale, gli manifestò le proprie intenzioni, di non
vantaggiare di un caso accaduto a Milord per colpa del suo cavallo, e
gli propose un secondo cimento a piedi.

»Lo accetterei più volentieri a cavallo, se al pari di voi avessi un
palafreno bene addestrato.»

»Volete voi farmi l'onor di salirvi e di prestare a me il vostro?»
rispose il giovine.

Lord Evandale vergognava quasi di accettare simile offerta, che gli
avrebbe scemato il merito della vittoria, quando anche l'avesse
riportata. Per altra parte desiderava ricuperare la fama della propria
bravura. Rispose quindi al cortese emulo, cedergli ei di buon grado la
gloria della giornata, su di cui avea dimessa qualsisia pretensione, ma
accettar volentieri il partito d'un nuovo cimento, cui s'avvierebbero,
ciascun ad onore della sovrana del proprio cuore.

Così favellando, lanciò uno sguardo appassionato sopra miss Bellenden, e
porta la tradizione, che gli sguardi del giovine antagonista prendessero
la stessa dirittura. Ma la conchiusione di questa ultima prova non fu
diversa dalla precedente. Lord Evandale, lungi dal mostrare quella
gelosia, che suol essere l'appannaggio delle picciole anime, si
congratulò egli stesso col suo vincitore. »Vi ringrazio, gli disse,
d'aver restituito nella buona opinione ch'io n'ebbi il mio palafreno.
Stava per dargli colpa di quanto mal mi tornò; vedo ora di non dovere
accusar che me stesso.» Dette le quali cose, rimontò a cavallo
allontanandosi dall'assemblea.

Giusta il costume, solito in tai circostanze, coloro stessi che erano
propensi a lord Evandale, divennero larghi d'applausi al suo fortunato
rivale, verso di cui finalmente l'intera attenzione de' circostanti fu
volta.

»Chi è egli? come si chiama?» si domandavano l'uno all'altro coloro che
nol conoscevano. Ma il suo nome non rimase ignoto gran tempo; e appena
si seppe appartenere egli a tal'ordine di società, cui le alte persone
poteano usare riguardi senza troppo abbassarsi, quattro amici del duca
vennero invitandolo a presentarsegli innanzi. Nell'andar con essi che il
colmavano di congratulazioni ed attraversando la folla, si trovò un
istante rimpetto a lady Bellenden. Le guance gli si tinsero d'un
vermiglio più carico nel salutare miss Editta, la quale non arrossì meno
di lui nel restituirgli il saluto.

»Voi dunque conoscete quel giovine?» disse lady Margherita alla nipote.

»Io..... sì..... L'ho veduto in casa di mio zio, e..... anche in altri
luoghi..... qualche volta..... a caso.»

»Il suo cognome, a quanto ascolto è Milnwood.»

»Sì: (soggiunse allora sir Gilbert Cleugh che stava a cavallo presso
lady Margherita). Egli è figlio del defunto colonnello Morton di
Milnwood, che alla giornata di Dunbar comandava un reggimento di
cavalleria in difesa del re.»

»E che ha combattuto contro di lui nelle giornate di Marston-Moor e di
Philiphaugh (soggiunse lady Margherita, mettendo un caricato sospiro):
fu in quest'ultima battaglia che mio marito perdè la vita».

»La vostra memoria vi serve bene, o Milady, ma in questo momento è
meglio dimenticare il passato.»

»Non se ne dovea però dimenticare quel giovine, sir Gilbert! e avrebbe
fatto bene a non mettersi nella società di persone, alle quali il suo
nome può destare sgradevoli rimembranze.»

»Ma non pensate, o Milady, ch'è qui, perchè il dovere vel chiama? egli
fa parte del contingente prescritto a suo zio. Vorrei bene che il mio
contingente fosse composto di giovani pari a lui.»

»Lo zio di questo Milnwood, sarà mi figuro un presbiteriano, come lo è
stato lungo tempo suo padre!»

»Lo zio di questo Milnwood non è altra cosa se non se un vecchio avaro,
che per una moneta d'oro cambierebbe d'opinioni politiche tutti i
giorni. Anzi sarebbe una quistione difficile da risolvere, s'egli abbia
mandato il nipote per una conseguenza delle presenti sue massime, o per
timore di pagare un'ammenda. Io direi pel secondo motivo. Ma comunque
siasi è stata per quel giovane una circostanza felice onde sottrarsi un
dì almeno alla noia di stare in quel vecchio castello di Milnwood, ove
non vede altra compagnia fuor di quella d'un zio ipocondriaco e d'una
vecchia donna di casa.»

»Sapete voi a quanti uomini ammonti il contingente di cui è tassata la
terra di Milnwood?»

»A quattro cavalieri armati di tutto punto.»

»La signoria di Tillietudlem (soggiunse lady Margherita, rizzandosi con
aria di dignità) ne ha sempre forniti dodici, e spesse volte lo zelo de'
proprietarj ha triplicato un tal numero. Mi ricordo che sua maestà, il
re Carlo II, quando mi fece l'onore di accettare una colezione in mia
casa, s'informò d'una maniera affatto particolare...»

»La carrozza del duca s'incammina, o Milady (s'affrettò ad interromperla
sir Gilbert, partecipando in quel momento del brivido che prendea tutti
gli amici di lady Margherita ogni qualvolta le correva alla lingua
quella benedetta visita del re a Tillietudlem) ell'è ora di prendere il
luogo che vi compete fra le persone del corteggio. Mi permetterete di
scortarvi sino a casa vostra? Perchè diverse bande di Presbiteriani sono
sparse per la campagna e si dice che insultino i Reali.»

»Vi ringrazio, sir Gilbert, rispose lady Bellenden; ma la scorta de'
miei lancieri ne protegge abbastanza. Piuttosto vorreste avere la
compiacenza di dire ad Harrison che faccia marciar più presto la sua
brigata? Par che accompagni un funerale!»

Harrison tenea le sue buone ragioni per non credere troppo salutare un
tal ordine, ma lo aveva ricevuto, e gli fu forza adempirlo. Si mise
dunque ad un leggiero galoppo, seguito dal bellicoso cantiniere, il
quale sul suo palafreno, stavasi in atteggiamento d'uomo che avea
militato sotto Montrose, e pompeggiava d'una fierezza fatta in esso
maggior dai fumi dell'acquavite, chè la sua parte ne aveva egli
tracannata tra una fazione e l'altra, or facendo brindisi al re, or
bevendo all'esterminio di tutti i Presbiteriani. Sfortunatamente questa
dose di refrigerio un po' caricata lo fe' dimentico di tener l'occhio
sopra Gibby che gli stava a fianco, e a cui per lo innanzi fu
soccorrevole di avvenimenti, risparmiandogli molti sinistri incontri che
facea temere la goffaggine del guardiano dell'oche, trasformato in
armigero. Appena il cavallo di questo tapino ebbe preso il galoppo,
sentì la molestia degli stivaloni che gli battevano aspramente i
fianchi, tanto più perchè i ridetti stivali erano armati di buoni
speroni le cui punture misero finalmente a tal prova la pazienza della
povera bestia, che tolta la mano al cavaliere, lo trasse fuor delle
file, e ben presto lo portò ad urtare nella enorme carrozza del duca,
avvenimento di cui non poco risero le circostanti brigate.

Il nostro Gibby, poco avvezzo a scosse di simil natura, erasi attaccato
colle mani alla criniera del cavallo, talchè vi era, può dirsi, coricato
sopra, positura che diede una situazione quasi orizzontale alla picca,
di cui non sapea più di essere armato, e la quale sporgea in tal
dirittura fuor della testa del corridore. Quest'arme così collocata
stava dunque per entrar nella carrozza fracassando i cristalli ed una
portiera, allorchè le acute grida delle persone di dentro, portaron
nuovo spavento al palafreno, che con un ultimo sbalzo fe' perder
l'arcione al mal'abile cavaliere, gettato di lì a pochi passi sull'erba.

Il peggio di tutto si fu che giugneva a quella volta lady Bellenden, la
quale ignorava tuttavia essere un de' suoi guerrieri quel gramo, che
facea tal mostra di sè all'adunata; e giugneva Milady in quell'istante
che avendo costui perduto l'elmo per la forza della caduta, ella dovè
ravvisare nello scavallato armigero il suo custode dei polli, Guddy;
metamorfosi di cui nessuno l'aveva innanzi avvertita. L'intendente e il
cantiniere ben si sfiatavano a spiegarle i motivi che rendettero
necessario un tale espediente, ma non quindi ne calmarono lo sdegno.
Ella si tolse di lì imprecando contra gli audaci che osavano ridere
sopra sventura accaduta a uno de' suoi lancieri, e ardente d'ira, e
giurando vendicarsi in modo esemplare contra il refrattario giardiniere
che l'aveva avventurata ad affronto sì rilevante.




CAPITOLO III.

    »Correa le fiere colla piva, e il vanto
    »Di piacer sempre ottenne. Ov'è a' dì nostri
    »Canterina che dir possa cotanto?


Separatasi quella calca, le persone di cui era composta, nell'andare a
casa, facean serbo nelle proprie menti della catastrofe avvenuta al
povero Gibby per trarne il lor passatempo della serata; ma i competitori
del _Pappagallo_, postisi la maggior parte attorno al giovine Milnwood,
gli fecero corteggio accompagnandolo in trionfo, com'era l'uso, alla più
rinomata fra le osterie della vicina città, ove si dovevano imbriacare a
spese del vincitore.

A capo della cavalcata marciava Niel, il più famoso suonatore di
cornamusa che si trovasse in que' dintorni, sfoggiandola col suo
strumento ornato di più nastri, che non avrebbero bisognato a mettere in
pompa sei sgualdrinelle di quel villaggio. Era costui grande, gagliardo,
magro, secco, montato su due trampali, e con tale sua abilità fattosi
ricco d'un campo non men esteso d'un _acro_. E, mercè questo suo merito,
era pure stato promosso alla rilevante carica di suonatore di cornamusa
della città, impiego che gli fruttava tutti gli anni un abito nuovo a
titolo di salario, ed altre prerogative, tra le quali la speranza di
ottenere dal sindaco annuale, all'atto che veniva eletto, la mancia d'un
dollaro, semprechè però questo rispettabile magistrato avesse volontà e
potere di fare tale spesa. All'aprirsi d'ogni primavera godeva in oltre
del privilegio di andare a dar serenate alla porta di tutte le case le
più cospicue della città, ottenendone un compenso in birra o in
granaglie.

A sì preziosi vantaggi il nostro Niel aveva saputo accoppiarne un altro
non dispregevole; poichè ebbe il segreto di conquistare il cuore e
d'ottenere la mano d'una vedova, padrona della principale osteria di
quella piccola città, nel cui circondario ei dava fiato alla sua piva.
Il primo marito di cotesta donna era un rigido presbiteriano, onde per
vero dire i più teneri di questa setta gravemente si scandalizzarono,
che ad uom sì virtuoso ella avesse dato per successore un ciurmadore,
sol dedito a studj mondani. Ma siccome non v'era chi al pari di lei
vendesse buona birra in tutta la città, o chi men di lei battezzasse
l'acquavite, serbossi in fama, e la sua casa divenne ospizio di tutte le
fazioni diverse. Aggiungasi che l'indole del nuovo marito era oltre ogni
dire maneggevole, ed avea la sapienza di governare il timone della sua
barchetta con tanto ingegno che le ondate delle sette non giugnessero ad
affondarla. Sempre d'allegro umore, fornito d'una buona dose di
accorgimento e malizia, e pensando sopra tutte le cose al proprio
interesse, non si prendea grande fastidio delle dispute che dilaceravano
la chiesa e il governo. Ma più adeguatamente faremo noto al leggitore il
temperamento del nostro ostiere suonatore col presentargli un abbozzo
delle istruzioni, che tornando a casa egli diede alla sua figlia Jenny,
intantochè la turba de' confratelli del _Pappagallo_ sedeasi intorno ad
una grande tavola, che teneva il mezzo della sala principale
dell'osteria. Jenny toccava il suo anno decimosettimo, nè erano anche
tre mesi dacchè la madre di lei aveva abbandonata la casa per
trasferirsi, o a parlare più aggiustatamente, per essere trasferita in
quel tranquillo soggiorno, d'onde nessuno è per anche tornato addietro.
Jenny adunque incominciava a tener luogo della madre nel dar opera a
quegli ufizi, che con tanta lode adempiea la defunta.

»Jenny! (le diceva Niel, tantochè la giovinetta lo aiutava a sbarazzarsi
della sua cornamusa); Questo, come vedi, è un giorno che ne conduce
molti avventori. Ti stia sempre dinanzi agli occhi l'esempio della tua
povera madre. Ella era affabile e cortese con tutto il mondo, e co'
piccoli e coi grandi, e co' Presbiteriani e co' Reali. Qualunque cosa
domandi il sig. Enrico Milnwood, abbi cura che gli venga fornita: farà
molta spesa, ne son sicuro. Capitano del _Pappagallo_, non vorrà
stogliersi dalle vecchie usanze. Forse non pagherà; anzi lo prevedo che
non pagherà, perchè ha un vecchio zio che tiene stretti assai assai i
cordoni della sua borsa. Ma ciò non ti dia fastidio; saprò ben io cavar
denari da quel vecchio avaro, col farlo arrossir d'un tal debito — Quel
che vedi là è il nostro ministro spirituale che giuoca ai dadi col
tenente Graham; sii civile e manierosa verso di tutti. Ne' tempi in cui
viviamo è buona cosa l'aver amici e fra le _sottane nere_ e fra gli
_abiti rossi_. — Se i dragoni gridano per aver birra, non conviene
lasciarsene chieder due volte. È vero che non pagano sempre, ma viene il
momento che pagano. Tu sta' attenta a notare tutto quello che prendono.
— Ah! ah! ecco là il sergente Bothwell! scommetto che non van via di
tavola prima d'essersi bevute le dieci lire di Scozia, prezzo della
vacca che mi vendettero.»

»Ma padre mio! soggiunse Jenny, vi è chi pretende che abbiano tolta
questa vacca ad una povera donna, unicamente perchè nella trascorsa
domenica era stata ad ascoltare un ministro presbiteriano che predicava
in mezzo d'un campo.»

»Tu sei sciocca! le disse il padre, abbiam noi forse bisogno di sapere
d'onde venga il bestiame che ne viene venduto? Ci pensi la coscienza de'
venditori! — Ma Jenny! fa attenzione a quell'uomo che ha l'aria cupa e
accigliata, e sta seduto solo ad una tavola volgendo le spalle a tutti,
quasi avesse paura d'essere riconosciuto.»

»Egli è arrivato poc'anzi, rispose Jenny, sopra un cavallo tutto coperto
di spuma e sudore, e credo che solamente, per dargli tempo di riposare,
siasi fermato nella nostra osteria.»

»Ciò a noi poco importa. È però verissimo, ora ci penso, che gli ho
veduto fare un moto come di sorpresa quando entrarono qui gli _abiti
rossi_. Dagli quel che domanda, ma astienti dal farlo ciarlare che
potresti eccitare l'attenzion de' soldati sopra di lui. Unicamente, se
volesse dormire qui, non gli assegnare una stanza a parte, affinchè se
fosse mai che la giustizia il cercasse, non venga detto che noi volevamo
nasconderlo. — Quanto a te, Jenny, te lo ripeto, sii cortese con tutto
il mondo. Non ti mettere fastidio delle cose che qualche giovanotto
potesse dirti. Nella nostra condizione fa d'uopo sapere ascoltar tutto,
e la tua brava madre avea ad ognora pronta la sua risposta per le rime.
Non permettere però che si prendano libertà colle mani, e se
t'abbattessi in qualche sfacciato, non indugiare a chiamarmi. — Quando
la birra incomincerà a fermentare nelle teste dei bevitori, osserverai
che si mettono a parlare del governo e della chiesa; poi si riscaldano,
poi attaccano briga. Lasciali fare, Jenny! Non v'è alcuna cosa che dia
tanta sete come la collera: più litigheranno, più beveranno. Allora però
sarà bene che tu metta in giro la mezza birra, bevanda rinfrescativa per
essi, e già non se ne accorgeranno.»

»Ma, e se venissero alle mani com'è accaduto da poco tempo, non dovrò
venire ad avvertirvi?»

»Non far mai simile pazzia! Chi vuol frammettersi nelle baruffe, ne ha
spesso mercede di botte. Se son soldati che sguainino la sciabola,
chiama la guardia. Se dei nostri, che dessero di mano alla paletta e
alle molle da fuoco, manda ad avvertire il bailo e le guardie di
polizia; ma non incomodarmi. Sono dilombato a furia di perdere il fiato
tutt'oggi, e voglio desinare in santa pace. — Oh osserva! il signore...
cioè l'ex-signore di Lickiput, che mangia una aringa affumata e beve una
foglietta di mezza birra. Tiralo per la manica, e digli che lo prego
venire a pranzo con me. In altri tempi fu un buon avventore, e non gli
mancano che i modi per esserlo tuttavia. Beve ancora volentieri come
quando era ricco. Se vedi qualche povero diavolo, privo di denaro, e che
abbia bisogno di bere per una volta, dagli un bicchiere di birra: è una
piccola spesa e serve a far buona riputazione al negozio. — Da brava la
mia figliuola! fa che tutti sieno contenti di te. Ma prima d'ogni altra
cosa imbandisci il mio desinare, e portami due boccali di buona birra, e
una misura d'acquavite.»

Dopo avere in tal guisa date le opportune istruzioni al suo primo
ministro, Niel e l'ex-signore, cui in allora non parea vero d'essere
commensale dell'ostiere, entrarono in un gabinetto appartato per passare
insieme tranquillamente quanto rimanea di serata.

Vedeasi in quel momento gran moto nella gala cui presedeva Jenny. I
cavalieri del _Pappagallo_ aveano già portato il brindisi al lor
capitano, il quale nel pensare a sè prendeasi parimente a cuore che
nulla mancasse ai suoi convitati. Ma a poco a poco il numero di questi
diminuiva, e i cinque o sei che rimanevano ancora, incominciavano a
pensare alla ritirata, cosa che il giovine Milnwood aspettava con molta
impazienza.

Stavano ad un'altra tavola poco distante da questa il sergente e il
caporale, de' quali Niel aveva parlato, e che appartenevano al
reggimento delle guardie di Claverhouse; reggimento instituito a un
dipresso alla foggia de' moschettieri di Francia, i quali allorchè
uscivano del lor corpo, venivano posti come ufiziali in altri
reggimenti. Vi erano giovani spettanti a buone famiglie, circostanza
onde superbivano gl'individui del corpo medesimo, e crescevano in quel
tuono d'arroganza ch'era in essi caratteristico. Il sergente or
menzionato offeriva una segnalata prova di ciò.

Egli era generalmente conosciuto nel proprio corpo sotto il nome di
Bothwell, ma il suo nome di nascita era Francesco Stuardo. Discendea in
retta linea da Francesco Stuardo, conte di Bothwell, rinomato per lo
spirito suo turbolento, e per la parte presa da lui a tutte le querele
che avendo funestato il regno di Giacomo VI re di Scozia, fruttarono
allo stesso conte l'esilio, in cui terminò fra lo squallore
dell'indigenza i suoi giorni. Il pronipote di questo, dopo avere servito
come semplice soldato ne' paesi stranieri e nella Inghilterra, e dopo
essere soggiaciuto a tutte le vicissitudini della fortuna, si vide
costretto a contentarsi d'un grado di sergente nel reggimento delle
guardie; nè gli giovò a trovare maggiori riguardi l'appartenere egli
stesso alla famiglia reale, perchè il padre di Francesco Stuardo era
figlio naturale di Giacomo VI. Una forza di corpo, in esso più che
ordinaria, molta destrezza nel maneggio dell'armi, e la circostanza
rilevante della sua nascita, gli aveano per vero dire conciliato l'animo
degli ufiziali, ma l'indole sua naturale corrispondeva molto alla
licenza e alla brutalità degli altri suoi compagni, che dalla
consuetudine di far pagare le ammende e le tasse imposte su i
Presbiteriani refrattari si erano formati un animo propenso
all'oppressione e alla tirannide. Essi erano sì fattamente avvezzi ad
incaricarsi di tali odievoli spedizioni, che credevano a sè lecita
qualunque azione, nè conosceano altre leggi fuorchè gli ordini de' loro
capi. In qualsivoglia impresa di tal natura, Bothwell fu sempre il primo
a segnalarsi.

Se non lo avesse rattenuto un riguardo di rispetto verso il suo
capitano, che in quella sala medesima giuocava ai dadi col ministro
ecclesiastico, egli è probabile che non sarebbe rimasto sì lungo tempo
senza farne alcuna delle sue; ma appena Graham si fu tolto di lì, non
tardò Bothwell a sturbar la pace del rimanente di quell'assemblea, e a
dare a divedere com'ei la sprezzasse.

»Holliday (disse volgendosi a un dragone venuto a sedersi presso la
tavola ove stava Bothwell) non è cosa da trasecolare che questi
sbarbatelli abbian qui passata a sbevazzare tutta la sera senza curarsi,
nemmeno per immaginazione, di portare un brindisi ad onore del re.»

»V'ingannate! ho udito io l'_abito verde_, quando ha proposto agli altri
di bere ad onore di sua maestà.»

»Sarà. Ebbene dunque! che bevano ora alla salute dell'arcivescovo di S.
Andrea!»

»Ottima idea! soggiunse Inglis, e se qualcheduno ricusa, lo condurremo
al corpo di guardia, e fattolo cavalcare il cavallo di legno, gli
attaccheremo a ciascun piede una dozzina di carabine per tenervelo in
equilibrio.»

»Bravo! riprese a dire Bothwell. Anzi, per procedere con buon ordine,
voglio cominciare il mio invito da quel mingherlino, vera faccia da
forca che innamora, postosi là solo in un angolo, come se credesse
appestati tutti gli altri della compagnia.»

Alzatosi immantinente, e postosi la sua sciabola sotto al braccio per
proteggere la prepotenza che ei meditava, si collocò rimpetto allo
straniero che Niel avea sospettato essere un Presbiteriano refrattario,
ed assumendo il tuono d'un predicatore Puritano: »Mio caro fratello, gli
disse, ho una piccola istanza da presentarvi, ed è di empire il bicchier
vostro di questa bevanda, che i profani chiamano _acquavite_ e votarlo
alla salute dell'arcivescovo di sant'Andrea, il degno primate di
Scozia.»

Ciascuno stava impaziente della risposta che avrebbe data lo straniero.
I lineamenti scabri e feroci di cotesto uomo; l'espressione torva de'
suoi occhi, il vigor di nervi e di muscoli che al sol guardarlo
manifestava, annunziavano in lui un uomo poco propenso a prestarsi agli
scherzi, e molto meno a soffrire impunemente un insulto.

»E, se non faccio ragione alla vostra audacissima istanza, gli disse
guardandolo di traverso, che cosa ne seguirà?»

»Ne seguirà, mio amatissimo; che per la salute dell'anima tua ti darò
alcuni buffetti sul naso, piattonate sulla schiena quante ne potrai
sopportare, e ti taglierò in appresso le orecchie.»

»Davvero? (disse lo straniero colmando la sua tazza). Beviamo dunque
(soggiunse indi con ironico tuono, e componendo ad espressione affatto
singolare la propria fisonomia). Porto un brindisi all'arcivescovo di
sant'Andrea, ben meritevole della sede che occupa in tal momento.
Possano tutti i prelati della Scozia ottenere al par di lui sollecito
guiderdone, conforme ai lor meriti!»

»Ebbene! disse Holliday in aria di trionfo, ha ubbidito.»

»Nelle frasi del brindisi, soggiunse Bothwell, v'è qualche cosa che non
mi garba; non so bene ciò che siasi inteso dire questo cane di
Puritano.»

»Signori, si fece udire in allora Morton Milnwood, che incominciò ad
impazientirsi della costoro insolenza. Noi siam qui tutti fedeli sudditi
del re, e abbiamo diritto a sperare che non verremo d'ora innanzi
frastornati con propositi di tal natura.»

Stava Bothwell per rispondergli con qualche nuova impertinenza, ma
Holliday gli rammentò sotto voce, come la truppa avesse ricevute
istruzioni le più precise di non insultare veruno di coloro, che
conformandosi agli ordini del Consiglio si fossero presentati alla
rassegna. Non potè nondimeno Bothwell ristarsi tanto da non fissare in
volto Morton e dal dirgli:

»Avete ragione, Sig. Capitano, non voglio turbare il vostro regno, che
finisce, credo, alla prossima mezzanotte. Non è per altro da ridere,
Holliday, soggiunse indi volgendosi al camerata, che questi borghesi
facciano tanto gli smargiassi per sapere tirare a segno? Non v'è donna o
fanciullo, che addestrandosi a tale virtù sole ventiquattr'ore non ne
facesse altrettanto. Se il Sig. Capitano _Pappagallo_, o alcuno del suo
battaglione, volessero solamente provarsi colla sciabola o colla spada a
disputar meco al primo sangue una moneta d'oro, tanto non ci sarebbe
male! ma tutta questa gente (e dicendo ciò urtava col piede nella punta
della spada di Morton) portano armi che non ardirebbero di toccare.
Però!... se gli piacesse anche lottar meco a' pugni, la faccenda sarebbe
per me indifferente.»

Venuta a stremo la pazienza di Morton, si alzò, e dopo avere lanciato un
torvo guardo sopra Bothwell, mettea già mano alla spada, allorchè lo
straniero si pose fra essi.

»Un momento! diss'egli a Morton. Io fui il primo insultato, e a nome
della buona causa, intendo terminar io tale contesa.» Poi voltosi a
Bothwell: »Voi parlate di battervi a' pugni; volete lottare contro di
me?»

»Volentieri, eletto figlio, replicò Bothwell: ma tu non tarderai a
baciare la terra.»

»La mia forza deriva da lui che ne è la sorgente, disse quest'uomo, cui
il fervor di setta cresceva coraggio. Tu stai per servire d'esempio ai
celiatori di cattiva scuola.»

In un istante ciascun de' due ebbe levati gli abiti; e si fece attorno
ad essi il restante della brigata. Il vantaggio sulle prime parea del
sergente, ma scorgevasi ad un tempo che questi avea spiegata tutta
intera la sua gagliardia, mentre l'antagonista si mostrava economo della
propria. Finalmente lo straniero, giunto a stringere fortemente
Bothwell, lo alzò da terra, buttandolo indi con sì mal colpo sul
pavimento, che vi rimase sbalordito per qualche minuto.

»Voi avete ucciso il mio sergente, sclamò Inglis, sfoderando la
sciabola, e me ne darete soddisfazione.»

»Adagio! entrò di mezzo Morton, tutto è proceduto giusta le regole, e il
vostro camerata ha trovato quel che cercava.»

»Gli è vero, disse Bothwell, alzandosi allora da terra. Inglis,
rimettete nel fodero il vostro arnese. Non mi sarei mai creduto che un
sergente del reggimento delle guardie fosse gettato sul pavimento d'una
miserabile bettola da un cialtrone di Puritano!» indi stringendo con
forza la mano allo straniero: »amico, gli disse, ci troveremo
qualch'altra volta, e giuocheremo giuoco più serio.»

»E quando questa _qualche volta_ verrà (rispose lo straniero
stringendogli parimente e colla stessa forza la mano) vi prometto che se
giungo a rinversarvi, non vi alzerete da terra sì facilmente.»

»A maraviglia! rispose Bothwell. Se tu sei un Puritano, non manchi
almeno nè di forza nè di coraggio! Ti auguro ogni sorte di felicità; ma
se mi credi, spacciati da questo luogo prima che il nostro ufiziale
venga qui in ronda, perchè egli ha fatto arrestare più d'un furfante che
avea cera meno sospetta della tua.»

Convien credere che tale avvertimento non sembrasse da disprezzarsi allo
straniero poichè pagò il suo conto; e correndo alla scuderia, sellò egli
stesso il proprio cavallo, e immantinente vi montò sopra. Nell'uscire si
scontrò in Morton, che si congedava dai compagni in atto egli pur di
partire.

»Mi trasferisco alla volta di Milnwood gli diss'egli; volete permettere
ch'io profitti della vostra compagnia lungo il cammino?»

»Volentieri!» rispose Morton, benchè trovasse nella fisonomia
dell'offertosegli compagno di viaggio qualche cosa che infinitamente
spiacevagli.

Intanto che essi proseguivano per la loro strada, si udì dalla parte
della piccola città d'onde uscivano strepitar di tamburi e squillar di
trombe, che chiamava a raccolta la compagnia del reggimento delle
guardie postavi in guernigione, la quale ben presto si trovò schierata
sulla piazza del mercato. Il tenente Graham entrò nell'osteria di Niel
accompagnato dal sindaco della città. »Ebbene! Bothwell, esclamò, non
avete udito la chiamata? Perchè siete ancor qui?»

»Egli stava per tornare a quartiere, o mio tenente, disse Holliday; ma
ha fatto or ora una mala caduta.»

»In una lite senz'altro! soggiunse Graham. Bothwell, se trascurate così
il dovere, il vostro sangue reale non vi esenterà dai gastighi.»

»E come ho io trascurato i doveri?»

»Voi dovevate trovarvi in quartiere al primo suon di tamburo. La
carrozza dell'arcivescovo di Sant'Andrea è stata fermata questa mattina
da una masnada di ribelli Puritani, che lo hanno assassinato presso la
città della sua diocesi. Vi è una taglia di cento zecchini a favore di
chiunque arresterà uno degli uccisori di questo prelato.

»Corpo del demonio! sclamò Bothwell. Il brindisi!... quell'aria
misteriosa!... Intendo ora quel che voleva dire! Ah! perchè non
l'abbiamo arrestato subito? A cavallo, Holliday, a cavallo! — Mio
tenente, un di questi assassini non sarebbe già un uomo nerboruto
all'aspetto, che ha un naso a becco di falcone?...»

»Un momento! disse Graham. Ho qui i connotati di tutti costoro.
Leggiamo. _Haxton di Rathillet, grande, magro, capelli neri_...»

»No; non è il mio uomo» interruppe Bothwell.

»_Iohn Balfour di Burley, mezzana statura, naso aquilino, sguardo
feroce, capelli rossi_....»

»È desso, è desso!» sclamò Bothwell. Intanto Graham continuava la sua
lettura _montato sopra un cavallo nero di grande criniera_....»

»Non occorr'altro! Non è un quarto d'ora che costui era qui.»

Alcune nuove informazioni terminarono alfin di convincerli, che quel sì
misterioso straniero era di fatto Balfour da Burley, capo della banda di
assassini, che mossi da furore presbiteriano, uccisero l'infelice
primate di Scozia. Avendolo incontrato a caso, il fanatismo li persuase
essere questa una vittima che la Provvidenza abbandonava nelle loro
mani, onde a sangue freddo lo trucidarono.

»A cavallo, amici miei! lesti a cavallo! sclamò Graham. Inseguiamo
l'assassino. La testa di costui vale quant'oro ella pesa.»




CAPITOLO IV.

    »Va', gli stendardi tuoi raggiugni, vola
    »Ove t'invita onor. Favellò il cielo,
    »E sola hai scelta fra vittoria e morte.»

                            _James Duff._


Morton e il suo compagno aveano già corso qualche tratto di strada senza
dirsi l'uno all'altro nessuna cosa. Non so che di ributtante nella
fisonomia dello straniero stoglieva il giovine Morton dall'indirigergli
la parola, nè l'altro per vero dire mostrava grande propensione a legare
conversazione con lui. Finalmente dopo mezz'ora di cammino questi ruppe
d'improvviso il silenzio. »Com'è mai che il figlio del colonnello Morton
si è trovato a questa rassegna?»

»Adempisco i miei doveri come lo deve un suddito fedele» la quale
risposta fu pronunziata col tuono di chi non si cura di continuare un
colloquio.

»È egli forse vostro dovere, giovane incauto, è egli dovere d'un
cristiano il portar l'armi a favore di coloro, che perseguiscono i veri
credenti, che versarono il sangue de' santi? Quegli che tutto può è
finalmente arrivato, e ben ei saprà sceverare il grano buono dal
loglio.»

»Comprendo dai vostri discorsi, essere voi nel novero di coloro che
pensano fare opera meritoria nel ribellarsi contra il governo. Dovreste
però essere più riserbato nei detti, nè parlare in simil guisa alla
presenza d'uno che non conoscete. Anzi ragion di prudenza comanderebbe a
me pure di non ascoltarvi.»

»Gli è forza che tu m'ascolti! Il tuo signore ha le sue mire sopra di
te, e quando ti chiamerà, converrà bene che tu lo segua. Se ti fosse
toccato in sorte l'udire qualche buon predicatore, saresti a quest'ora
tal qual devi essere un giorno.»

»Noi siamo Presbiteriani al pari di voi.»

Di fatto il castello di Milnwood andava fornito d'un ministro
Presbiteriano, di quelli però, come parecchi ve n'avea, che si erano
sottomessi al governo, e ne ottennero in compenso la permissione di
compire gli ufizi del proprio ministero. Da tale patto di religiosa
tolleranza era nato uno scisma di setta, perchè i Puritani, se lo erano
a tutto rigore di termine, censuravano severamente quei lor fratelli
Presbiteriani, che non eran d'avviso di mettersi in lotta aperta contra
le vigenti leggi.

»Sutterfugio! miserabile sutterfugio! sclamò lo straniero. Non v'ha
mezzo termine fra la salute e la dannazione, fra i principj mondani e i
precetti dell'Evangelio.»

»Mio zio crede che noi godiamo d'una ragionevole libertà di coscienza, e
a me sembra....»

»Vostro zio sagrificherebbe tutte le greggie della cristianità per
salvare un agnello sol del suo ovile. Avrebbe, cred'io, adorato il
vitello d'oro. Oh! il padre vostro era ben tutt'altra cosa!»

»Mio padre certamente era un uomo rispettabile e pieno d'onore, ma
dovreste rammentarvi ch'ei combattè in difesa della famiglia reale, per
la quale m'avete veduto portar l'armi questa mattina.»

»Pur troppo lo so! Le più belle fiaccole d'Israello si spengono qualche
volta. Ma s'egli avesse veduto i tempi a' quali viviamo, avrebbe
maledetta l'ora in cui trasse la spada per una tal causa. Però ne
parleremo altra volta, perchè, o giovane, ancor tel ripeto, sonerà la
tua ora e ti verranno a mente le mie predizioni — Addio. La mia strada è
di qui.»

In questa, gli mostrò un sentiero, che guidava alla volta di aride e
deserte montagne, e già stava abbandonando la strada maestra per
prendere quella via, allor quando gli si affacciò una donna avvolta in
rosso mantello, che seduta dianzi sull'orlo del cammino, al vederlo si
alzò, e avvicinatasi a lui, in misterioso tuono gli disse.

»Guai a voi se vi avviate per questo sentiero! Sta il lione nelle
montagne, e cerca divorare le povere nostre agnelle smarrite.»

»Dio avrà cura della sua greggia, rispose lo straniero. Ma ove sono
Hamilton e Rathillet?»

»Nelle foreste di Drake-Moss con sessanta o settanta uomini fra pedoni e
cavalieri, ma sforniti d'armi, di viveri, di munizioni.»

»Procurerò unirmi ad essi.»

»Dio vi liberi dal tentarlo in tal sera! Tutti i passi son guerniti dai
nostri persecutori. Piuttosto cercatevi qualche nascondiglio insin che
dura la notte; domani mattina vi sarà più facile il potergli
raggiugnere.»

»Dimorate voi in queste vicinanze? Potete darmi ricovero in casa
vostra?»

»La mia capanna non è distante che un miglio, ma quattro figli di
Belial, quattro dragoni vi si sono posti di guernigione, e devastano
quel poco ch'io possiedo per punirmi di non aver voluto assistere alla
predica del nostro ministro, che non è nel numero de' veri credenti.»

»Sofferite e sperate, buona donna. Addio. Vi ringrazio. Ma (soggiunse,
appena fu partita la vecchia) e dove troverò io un'asilo per questa
notte?»

»Se avesse una casa mia propria, disse Merton, a costo d'affrontare
qualunque rischio vi darei un ricetto, anzichè lasciarvi in balìa ai
pericoli da cui sembrate or minacciato; ma mio zio dopo le ammende e le
pene pronunziate contra coloro che hanno lega co' Presbiteriani
refrattari al governo, è stato preso da tale spavento, che ha proibito
rigorosamente a tutti della sua casa d'avere alcuna sorte di
comunicazione coi medesimi.»

»A ciò mi aspettava, lo straniero soggiunse. Per altro poteste ricevermi
senza ch'ei lo sapesse. Un granaio, una scuderia, un fenile bastano a
mio ricovero.»

»Vi accerto che mi è impossibile il farvi entrare in Milnwood senza il
consenso di mio zio, e quand'anche il potessi, avrei scrupolo di
coscienza nell'avventurarlo a quel pericolo che più di tutti ei
paventa.»

»Non mi resta a dirvi che una sola parola. Vostro padre vi ha egli
parlato mai di Iohn Balfour di Burley?»

»Che gli salvò la vita a rischio della propria nella giornata di
Marston-Moor? Sì certamente, e spesso me ne ha parlato.»

»Ebbene, o giovane, vedi questo uomo dinanzi a te. Pensa, se vuoi
commettere a morte sicura chi salvò i giorni del tuo genitore.»

Mille ricordanze allora si offersero alla mente di Morton, tenerissimo
quasi all'idolatria della memoria del padre: riandava fra se medesimo
quante volte questi gli avea fatto parola dell'importante servigio
prestatogli da Balfour di Burley, e quant'altre espresse il proprio
rincrescimento sulle guerre civili della Scozia, che non gli
permettevano mostrarsegli grato; perchè fin d'allora che la Scozia si
divise fra i Partigiani della repubblica e que' di Carlo II, figlio
dell'infelice Stuardo perito sopra d'un palco, l'ardente fanatismo di
Bothwell spinse costui nella prima delle due fazioni, nè il padre di
Morton più lo rivide.

Il giovane di Milnwood stava tuttavia ondeggiando fra tali idee,
allorchè un rumor di tamburo uditosi da lontano lo fece risolvere.

»Questi è senza dubbio Claverhouse col restante del suo reggimento,
esclamò. Se proseguite il cammino, cadete inevitabilmente nelle sue
mani; se volgete i passi ver la città rischiate d'incontrarvi nel
colonnello Graham. Le gole delle montagne son custodite. Non posso
abbandonare in tale pericolo chi salvò la vita a mio padre. Venite a
Milnwood. Se siamo scoperti, farò in modo che la punizione della
giustizia cada sopra di me, senza avvolgere nella mia rovina uno
zio....»

Burley ascoltò tale discorso senza mostrar grande commozione, indi si
fece a seguire chetamente Morton.

Il castello di Milnwood fabbricato dal padre di chi n'era a quei giorni
proprietario noveravasi fra i più belli, ridotto però in uno stato di
grande scadimento per la niuna sollecitudine datasi dal presente padrone
a restaurarlo. Una breccia aperta nel muro di cinta dava ingresso nel
cortile della scuderia, e fu per questa che venne introdotto Burley.

»Gli è d'uopo che vi lasci qui un momento, gli disse, fintantochè io
vada in casa per procurarvi un letto.»

»Qual bisogno ne ho io? rispose Burley. Sono trent'anni dacchè la mia
testa si adagia più spesso sulla nuda terra che su i cuscini. Oltrechè
voi poi non potete farmi entrare in casa senza ammettere alla confidenza
del mio segreto qualcuno, e sarebbe ciò un aumentarmi il pericolo di
venire scoperto.»

Timore che parve fondatissimo a Morton, il quale fece entrare il
compagno nella scuderia, ove collocarono i loro cavalli, e Burley si
fece letto di alcuni fasci di paglia.

»Tornerò fra brevi istanti, gli disse Morton, e vi porterò que'
reficiamenti che a tale ora mi sarà possibile procacciarmi.»

E per vero dire ei non era poco impacciato a serbare questa promessa:
perchè la speranza di ottenere da cena tutta era posta nel trovare di
buon'umore la sola persona alla quale il signor del castello dava
l'intera sua confidenza, la vecchia governante. Se questa donna fosse
andata a letto, o corrucciata per avere aspettato il suo giovane padrone
oltre la mezza notte, vi era grande probabilità per l'ospite di dover
dormire a digiuno.

Inoltratosi adunque Morton alla porta di casa, picchiò modestamente
com'era solito praticare tutte le volte quando avvenivagli di tornare
dopo l'ora in cui suo zio aveva uso di ritirarsi. Così assumea l'aria di
chi confessa una colpa e ne chiede remissione, e sollecitava anzichè
chiedere di essere ammesso. Ripetè due volte quel picchio, e la
governante, lasciando il cantone del fuoco, presso cui stava seduta, e
mettendosi attorno al collo un secondo fazzoletto per ripararsi dal
freddo, trasse il catenaccio, abbassò una stanga di ferro, e la porta fu
aperta.

»Bell'ora di tornare a casa, signor Enrico! (gli disse con quel tuono
che d'ordinario prendono le fantesche viziate dall'indulgenza del loro
padrone) bell'ora da disturbare il riposo d'una casa tranquilla, e da
obbligarmi a vegliare alzata aspettandovi ad onta d'un ostinato
raffreddore che provo!»

E per mostrare di non avere detto bugia tossì due o tre volte.

»Vi ringrazio, Alison, vi ringrazio di tutto cuore!»

»Mio Dio! sig. Enrico, siete ben divenuto un gran signore! Tutti mi
dicono mistress Wilson. Il sig. Milnwood solamente mi chiama Alison, ma
non sempre. Spesse volte mi nomina mistress Wilson anche egli.»

»Ebbene, mistress Wilson, io sono dunque mortificatissimo d'avervi fatto
aspettar tanto tempo.»

»Or dunque che state a fare? prendete una candela e andate a coricarvi —
Soprattutto, abbiate attenzione di non lasciarla sgocciolare
nell'attraversare i corritoi; perchè qui c'è sempre da pulire, e tutte
le faccende vengono addosso a me.»

»Ma la mia cara Alison, vorrei veramente cenare prima di mettermi a
letto.»

»Cenare! Lo dite per celia, signor Enrico? Come se non sapessimo che
siete stato eletto capitano del _Pappagallo_, e che avete condotti tutti
gli sfaccendati della contea all'osteria del suonatore di cornamusa, di
Niel, banchettandogli, a spese sicuramente di vostro zio; perchè dove
avreste trovato voi di che pagare un tal conto? datemi ora ad intendere
che avete bisogno di cena!»

»Vi assicuro, mia buona mistress Wilson, che muoio di fame e di sete e
so che avete troppa cortesia per non lasciarmi pregare invano.»

»Ah sig. Enrico! come sapete far bene per conciliarvi le donne! Pazienza
se non saranno che vecchie! non correrete pericolo, ma tenetevi lontano
dalle giovani — Ebbene! son per darvi una prova di non avervi
dimenticato. Lo so anch'io che non bisogna mettere i giovinetti al caso
di andare a letto a stomaco vuoto.»

E dobbiamo a tale proposito rendere giustizia a mistress Wilson, che era
un'eccellente donna, ed amava grandemente Enrico siccome quella che lo
aveva veduto nascere. Tutte le cose da lei dette sin qui erano intese
soltanto ad ostentare un tal qual tuono di superiorità, ma ella avea
preparato entro un canestro tutto quanto occorreva alla cena del suo
giovine padrone.

»Andate, figlio mio, gli diss'ella riguardandolo con occhio di
compiacenza. Portatevi con voi le vostre vettovaglie. Le troverete
buone, almeno quanto i cibi che v'avran potuto apprestare nell'osteria
di Niel. La moglie di Niel sì era una brava donna; però quanto al saper
fare cucina, non poteva ancora competere con una governante d'una casa
signorile. Sua figlia poi povera creatura! è tutta un'altra cosa. Non
pensa che all'acconciatura. Domenica scorsa l'ho veduta alla chiesa con
una cuffia tutta a nastri. Tanta pompa non finirà bene. Ma andate,
figlio mio, non posso più tenere gli occhi aperti. Non fate le cose in
troppa fretta, e abbiate riguardo nello spegnere la candela. Voi
troverete un boccale d'_ala_, e una picciola ampolla di _ratafiat_ fior
d'aranci. Non ne do a tutti, e lo tengo in serbo pe' mali di stomaco cui
vado soggetta; ma vi gioverà meglio che l'acquavite. È una bevanda
pregiudizievole alla gioventù. Buona notte, sig. Enrico! Badate bene
alla candela.»

Morton l'accertò che avrebbe prese tutte le necessarie cautele, e le
disse di non prender tema, se lo udiva discendere, e di ciò addusse in
iscusa il bisogno di tornare a visitare nella scuderia il proprio
cavallo, promettendole che avrebbe avuta la massima cura di chiuder bene
la porta. Egli volea tosto correre, raggiugnere il suo ospite, allorchè
voltosi addietro vide mistress Wilson che mettea fuori la testa dalla
porta socchiusa, e che raccomandava di bel nuovo: »Tenete più diritta la
vostra candela, o cattivello.»




CAPITOLO V.

    »Sull'aggrottata fronte in note ultrici
    »Scritto è col sangue: morte ai miei nemici!


Per sottrarsi alla vigilanza della buona donna di casa, Morton andò per
poco nella propria stanza. Munito d'una lanterna sorda ei s'accigneva a
portare a Burley la preparatagli cena, quando udì il calpestio di una
banda di cavalleria, lontana solamente due passi dalla casa. Ed era
quella stessa di cui gli sonarono all'orecchio i tamburi dietro la
strada. Giunta la banda dinanzi alla porta del castello, udì l'ufiziale
comandante del distaccamento gridare con distinte note: _alto là!_
Nascosto con tutta accuratezza il lume, si avvicinò alla finestra,
schiarita per buona sorte dai raggi di bellissima luna, onde potè
scorgere le cose che a mano a mano accadettero.

»A chi appartiene questa casa?» gridò una voce con tuono autorevole.

»A sir David Milnwood, mio colonnello» gli fu risposto.

»È egli per la buona causa?» replicò la voce di prima.

»Un Presbiteriano, ma ei si vale d'un ministro spirituale tollerato dal
governo, nè mai si mostrò recalcitrante alle leggi.»

»Ipocrisia! forse maschera che tanti san prendere solo per non avere
coraggio di mostrare a chiaro di giorno i sentimenti interni dell'animo
loro! Son tentato di visitare la casa. Chi sa non vi si nasconda
qualcuno fra gli scellerati di cui siamo in traccia?»

»V'assicuro, mio colonnello (si udì una terza voce prima ancora che
Morton avesse avuto il tempo di riaversi dal concetto spavento) vi
assicuro che è una briga inutile e tempo perduto. Milnwood è un vecchio
avaro: non pensa nè poco nè assai a politica, e fuori del proprio denaro
non si cura d'altra cosa su questa terra. Suo nipote era alla rassegna
stamane, ed anzi sortì capitano del _Pappagallo_: su di lui dunque non
può cadere sospetto di fanatismo. Mi fo mallevadore io, che da lungo
tempo tutti dormono in questa casa, e metterla in trambusto a tal'ora
sarebbe un ammazzar di paura quel povero vecchio. Ne prenderebbe tutti
per una banda di ladri venuti ad impossessarsi del suo tesoro.»

»Se la cosa è così noi perderemmo un tempo che si può meglio impiegare.
_Reggimento guardie! Attenti! Marciare in avanti!_ Marche!»

Si udì nuovamente lo strepito dei tamburi e lo squillo delle trombe, e
allorquando Morton vide allontanati i soldati, scese per trasferirsi
laddove stava il suo ospite. Lo trovò in piedi colla sciabola nuda al
fianco, e tenendo una pistola a ciascuna mano. Al debole lume della sua
lanterna, fu sorpreso della raddoppiata ferocia, che su i lineamenti
d'esso egli scorse, e dai quali trapelava ad un tempo tutto l'entusiasmo
del fanatismo.

»Giacchè, come ben me n'accorgo, udiste lo strepito della cavalleria,
comprenderete il motivo che mi ha impedito di venir più presto da voi.»

»Che monta ciò? disse Burley; la mia ora non ha ancora sonato. Quando
giugnerà, andrò ad unirmi cogli altri martiri della buona causa. Ma
fintantochè io potrò sulla terra farmi strumento alle volontà del mio
padrone, camminerò diritto dinanzi a me.»

»Ecco di che ristorarvi. Io vi consiglio partire domani all'alba, onde
sottrarvi più facilmente alle indagini di chi vi persegue.»

»Giovane, voi siete già stanco di me! Il sareste ben maggiormente, se vi
fosse nota l'opera, che non ha guari ho compiuta. Ma non mi fa
maraviglia che siate stanco di me. Vi ha tai momenti che lo sono io di
me stesso. Credete voi che non sia penoso incarico il sentirsi chiamato
ad eseguire i tremendi ma giusti decreti del cielo? il dovere imporre
silenzio a quell'involontario sentimento che fa fremere l'uomo quando
bagna le sue mani nel sangue de' propri simili? Pensate forse che dopo
aver ferito un colpevole, il feritore nel vederlo cadere non porti un
guardo atterrito sopra se stesso? Ch'ei talvolta non dubiti persino se
veramente egli avea missione a punirlo?»

»Non mi trovo assai dotto, signor Balfour per discutere sopra tali
argomenti con voi; ma non crederò mai che il cielo possa inspirare atti
contrari alla umanità, sentimento di cui lo stesso cielo ne ha fatto un
precetto.»

Burley sembrò confuso alquanto a tai detti, ma riprendendo lena,
freddamente rispose. »Ella è cosa naturale che pensiate così. Voi
giacete tuttavia immerso in una oscurità più profonda di quella che
regnava nel carcere ove gettato fu Geremia. Pure l'impronta della luce
brilla nel vostro fronte. No; il figlio di colui che fe' sventolare
sulle nostre montagne la bandiera della giustizia non rimarrà sepolto in
tenebre eterne; e giugnerete a riconoscere, che quando siamo chiamati,
dobbiamo ubbidire senza discernere, nè vicini, nè congiunti, nè amici.»

»Sentimenti tali siccome i vostri, sclamò con enfasi Morton, scusano
sino ad un certo punto le provvisioni crudeli, che i membri del
Consiglio privato hanno prese contro di voi. Essi dicono che vi
spacciate forniti d'interne rivelazioni e che scotete il giogo delle
leggi e dell'umanità, ogni qualvolta queste si trovano in contradizione
con ciò che chiamate _vostro spirito illuminatore_.»

»Essi pronunziano giudizio ingiusto sopra di noi. Sono eglino quegli
spergiuri, che calpestando tutte le autorità divine ed umane, ne
perseguono perchè ci teniamo strettamente alle leggi promulgate dopo la
morte di Carlo I, a quelle leggi di cui giurarono l'esecuzione al pari
di noi.»

»Vi replico, Sig. Balfour, che a me non piace entrare in tal
controversia. Ho voluto pagare un debito di mio padre col darvi un
asilo, ma non è mia mente nè di servire la vostra causa, nè di prendere
parte alle vostre discussioni. Vi lascio dunque, e porto meco un sincero
rincrescimento di non potervi prestare maggiori servigi.»

»Spero però rivedervi domani prima che io parta. Quando ho posto mano
all'impresa ho detto addio a tutte le affezioni terrene; pur sento che
il figlio del colonnello Morton mi è grandemente caro. Ogni volta ch'io
fiso gli occhi sopra di lui, mi prende un fermo convincimento che lo
vedrò un giorno sguainare la spada in difesa di quella santa causa per
cui suo padre ha combattuto.»

Morton gli promise rivederlo sul far del giorno e si ritirò.

Non passò egli una notte molto tranquilla. La sua immaginazione, turbata
dagli avvenimenti della giornata, gli presentò sogni i più bizzarri ed i
più incoerenti. Ora gli si dipingeano innanzi spaventevoli scene, il cui
autore principale era Burley. Ora vedea dinanzi a sè Editta Bellenden,
pallida e cogli occhi pregni di lagrime che da lui implorava soccorso,
intantochè barriere insuperabili ne lo disgiugnevano. Si trovava indi
sopra un campo di battaglia, in mezzo alla mischia, e fra l'orror delle
stragi; finalmente era fatto prigioniere e condannato a perire. Già
sorgeva l'aurora, quand'ei fu sciolto da sogno sì tormentoso.

»Ho dormito troppo, esclamò; proteggiam la partenza di questo misero
fuggitivo.»

Corse alla scuderia, e lo trovò che ancora dormiva. Gli battè sulla
spalla, e Burley scosso a quel colpo, ma tuttavia tra il sonno e la
veglia, sclamò »Un sacerdote, voi dite? sì, un sacerdote di Belial. Fate
quel che volete di me, non negherò già quello a cui una forza
invincibile mi costrinse. — Ah siete voi! (riconobbe Morton in
quell'istante). Sì, gli è d'uopo partire. Ma non mi accompagnerete
almeno alla distanza d'un tiro d'archibuso dalle montagne?»

Avendo Morton acconsentito, salirono a cavallo, e partirono insieme.
Fecero un miglio circa di sentiero ombreggiato da grandi alberi, d'onde
alla parte alpestre si perveniva; e per tutto questo tratto di cammino
tacquero entrambi. Burley volgendosi d'improvviso a Morton sì gli parlò:
»Ebbene, quanto vi dissi la scorsa notte ha fatto frutto nel vostro
animo? volete mettere mano all'opera?»

»Non mi rimovo dalla mia opinione, Morton rispose; che è una brama di
conciliare i doveri di cristiano con quelli di suddito fedele.»

»Ossia in altri termini, soggiunse amaramente sorridendo Burley, volete
servire ad un tempo Baal e il Dio d'Israello. Volete che le vostre
labbra un dì professino la verità, e che il dì dopo il vostro braccio
versi il sangue di chi ha giurato difenderla. Credete voi dunque poter
toccare la pece senza lordarne le vostre mani? vivere tra le file de'
reprobi e non somigliare ad essi? No; il cielo formò altri divisamenti
sopra di voi. La vostra ora scoccherà, o giovane: m'intendete? La vostra
ora scoccherà! Addio. Noi ci rivedremo.»

Così favellando fe' galoppare il cavallo e s'addentrò in una gola che
separava due monti.

»Addio, selvaggio entusiasta, Morton sclamò in veggendolo allontanare.
Oh come la compagnia d'un tal uomo mi diverrebbe pericolosa in alcuni
momenti! Certamente il fanatismo delle sue massime religiose e le atroci
conseguenze ch'ei ne ritrae, non mi permetteranno mai di pensare alla
sua maniera; ma per altra parte è egli possibile che un uomo, che uno
Scozzese veda a sangue freddo il sistema di persecuzione abbracciato in
questo sfortunato paese? Non è tal sistema che ha poste l'armi in mano a
tante sensate persone, le quali non avrebbero sognato a ribellarsi
giammai? Non è per la causa della libertà religiosa e civile che il
padre mio combattè? dovrò io restarmene in un indifferente ozio? ovvero
parteggiare pei persecutori, o non piuttosto per le vittime
dell'oppressione? Però chi mi sa dir se coloro, le cui voci
entusiastiche non sonano ora che libertà, giunti a riportare vittoria
non divenissero più crudeli de' presenti loro oppressori? qual
moderazione può aspettarsi da un Burley, e da coloro che hanno comunione
di sentimenti con lui? Quai cose scorgo io attorno di me? Il furore e la
violenza che assumono maschera, or di civile autorità, or di zelo
religioso! E perchè rimanere in un paese dilaniato sì crudelmente? Vi
son io schiavo? non posso io impugnare la spada del padre mio, e girmene
a cercare in un altro regno la gloria o una morte onorevole?»

Ultima idea che si fe' dominante dell'animo di Morton. Deliberato quindi
a seguirla, pensò appena fosse arrivato a casa, parlarne per prima cosa
a suo zio.

»Un solo sguardo di Editta, diceva egli fra se medesimo, una sola parola
di lei farebbe dileguare tutte le mie risoluzioni. Conviene adunque fare
un passo che non mi permetta il tornare addietro, e se la rivedo sia
solamente per darle l'ultimo addio.»

Con tal mira pertanto entrò nella sala, ove trovò lo zio seduto ad un
grande seggiolone a bracciuoli, e che avea dinanzi a sè un piatto colmo
di polenta d'orzo, solita sua colezione. La favorita governante teneasi
dietro a lui appoggiata al seggiolone, e in tal positura che senza
derogare al rispetto la mostrava avanzata nell'animo del padrone. Era
egli stato d'alta statura in sua giovinezza, il qual pregio però nè
manco gli rimanea, essendosi curvato il suo dorso che parea una vera
superfice curvilinea; onde accadde che nell'assemblea di una vicina
parrocchia trattandosi di costruire un ponte ad un picciolo fiume, e
discutendosi sulla curvatura da darsi all'arco, un bizzarro ingegno mise
il partito di comperare la schiena del signor Milnwood, che ei
certamente avrebbe ceduta, perchè non v'era cosa ch'ei non fosse pronto
a cedere per denaro. Avea piedi di smisurata grandezza, mani scarne
altrettanto quant'eran lunghe, guernite d'unghie che l'acciaio toccava
di rado; guancie incavate, volto raggrinzato e lungo a proporzione della
sua persona; piccioli occhi turchini, che si avvivavano solamente
allorquando intendeva ad affari che gli potessero arrecare qualche
profitto; tale era la seducente presenza di sir David Milnwood. La
natura avrebbe mostrato poco discernimento, se dentro cotale invoglia
avesse collocato un animo liberale e benefico. Nè ella commise per vero
dire un tal fallo, perchè cotest'uomo era un perfetto modello di
abbiezione, d'avarizia e di sordido amor proprio.

Non appena questo amabile personaggio vide entrare il nipote, innanzi
volgergli la parola, si affrettò a portare alla bocca il primo cucchiaio
di polenta, che non avea per anche toccata. E siccome scottava assai, e
la trangugiò senza badarvi, il dolore che ne risentì aumentò in esso la
preesistente voglia di brontolare.

»Vada al diavolo chi ha preparato questa polenta!» sclamò tutto adirato.

»Per altro è buona, soggiunse mistress Wilson, l'ho fatta io colle mie
mani. Ma perchè affrettarvi tanto? Vedete che cosa vuol dire non aver
pazienza!»

»State zitta, Alison! Gli è con mio nipote che ho da far conti. —
Ebbene, signorino! bella vita che si conduce! Voi non tornaste a casa
che a mezzanotte.»

»In circa, signore!»

»_In circa, signore!_ bella risposta! E perchè non venire subito
terminata la rassegna?»

»Credo che ne sappiate il motivo. Ebbi la fortuna di essere il miglior
tiratore, e fui costretto a rimanere per offerire qualche reficiamento
agli altri giovani miei colleghi.»

»Reficiamenti! diavolo! E stimo che avete il coraggio di dirmelo in
faccia! Aver le pretensioni di far banchetti agli altri, e non avreste
da mangiare per voi, se non vi tenessi per carità in casa mia, io che ho
con fatica quanto mi basta per vivere! Ma se mi siete stato cagione di
spese, è tempo che mi compensiate colla vostra fatica. E non vedo perchè
non potreste voi condurmi il mio aratro. Anzi son rimasto senza bifolco;
e questa professione vi starebbe assai meglio del portare gli abitini
verdi che non avete il comodo di pagare, e dello spendere i miei denari
in polvere e piombo. In fine poi il mestiere dell'agricoltore è un
onesto mestiere e vi guadagnereste il vostro pane senza essere a carico
di nessuno.»

»È un mestiere, o signore, che non conosco, e che non sono niente
curioso di conoscere. Sappiate però che io veniva in questo punto a
farvi noto un mio divisamento, non meno acconcio a liberarvi dalla spesa
che fate per me.»

»Un vostro divisamento! sarà qualche cosa di vago! Si può sapere qual
sia questo bel divisamento?»

»Vel dico in due parole, o signore. Ho fatto disegno di abbandonare la
Scozia, e prender servigio in qualche terra straniera, come lo fece mio
padre prima delle turbolenze che desolarono la nostra patria. Forse il
suo nome non è per anco dimenticato ne' paesi ov'egli ha servito, e
varrà a suo figlio il vantaggio d'esservi ricevuto almeno come soldato.»

»Dio ci assista! sclamò la governante. Il Sig. Enrico andar via! Oh no,
no! questa cosa non è possibile. Voi non ci abbandonerete sicuramente.»

Sir David non avea in sostanza nessuna voglia di lasciar partire un
nipote, che gli era utilissimo in molte occasioni; onde fu per lui come
un colpo di fulmine l'udir questo giovane, dianzi soggetto al menomo dei
suoi voleri, e che ora mostravasi vago d'uno stato d'independenza.

»E chi vi darà i modi per mettere a termine un sì stravagante disegno, o
signore? Non io. Pensateci bene. A quel che vedo, voi vorreste seguire
le pedate di vostro padre, sposare una miserabile, farvi ammazzare, e
lasciarmi alle spalle una nidiata di figli che volerebbero come voi,
appena fatte le ali!»

»Non ho alcuna idea di ammogliarmi» rispose Enrico.

»Che bei propositi! disse la governante. È una cosa che fa compassione
l'udire i giovani parlare in tal modo! Non si sa che ai loro anni
bisogna, o che si maritino, o che facciano peggio?»

»Zitta, Alison! il padrone interruppe. E voi, Enrico, toglietevi questa
fantasia dalla mente. Ve l'ha fatta nascere la soldatesca che vedeste
ieri. Ma anche qui ci vorrebbero denari, e voi, figliuol mio, non ne
avete.»

»Non mi bisogna gran cosa, o signore, e se voleste sol darmi la
catenella d'oro, che il Margravio regalò a mio padre dopo la battaglia
di Lutzen...»

»La catenella d'oro!» sclamò sir David.

»La catenella d'oro! ripetè mistress Wilson; misericordia!» Indi
ammutolirono entrambi, tanta fu la sorpresa prodotta in essi da cotale
proposta.

»Ne conserverò alcune anella, qual ricordanza de' meriti di mio padre
rimunerati con questo dono; il rimanente mi fornirà i modi di seguire
quella carriera, ove lo stesso padre mio si acquistò tanta gloria.»

»Mio Dio! Sig. Enrico, non sapete forse che il mio padrone porta tutte
le domeniche questa catenella?»

»E tutte le volte che mi metto il mio abito di velluto nero! soggiunse
sir David. E poi ho sempre inteso dire che tal genere di proprietà non
si trasmette per linea diretta di successione, ma appartiene al capo
della famiglia. Sapete voi che ha tremila anella? Ne son certo, perchè
le avrò contate mille volte. Vale trecento lire sterline.»

»È più di quanto mi occorre, signore. Se volete darmi il terzo di tale
somma e cinque anella della catena, il di più sarà un lieve compenso
della spesa che sino ad ora avete fatta per me.»

»Questo giovine ha il cervello guasto del tutto, sclamò sir David. Mio
Dio! Che cosa diverrà la catena di Milnwood quand'io sarò morto? questo
prodigo venderebbe, se fosse sua, la corona di Scozia.»

»Ascoltatemi, o signore, disse con sommessa voce al padrone la
governante. Un po' di colpa ce l'avete anche voi. Lo legate troppo
corto. Per esempio la spesa che ha fatta all'osteria di Niel, questa
bisogna pagarla.»

»Se passa i due dollari, Alison, non voglio che nessun me ne parli.»

»Accomoderò io un tal conto con Niel, la prima volta che andrò alla
città, e a miglior mercato che non potreste far voi o sir Enrico.» Indi
postasi all'orecchio di Morton »Non lo tormentate di più, e siate savio.
Pagherò tutto io col ricavato della prima partita di burro che venderò.»
Indi alzando la voce e volgendosi al padrone »Però non tenete più a sir
Enrico il proposito di guidare l'aratro. Non mancano poveri sgraziati
nel paese, che si prenderanno questo assunto per una boccata di pane.
Son ben fatti a ciò più che un giovine della sua qualità.»

»Eh! Alison, se vi basta l'animo di trovarne uno che non pretenda
salario in contante, sia pur così! — Orsù Enrico, fate colezione, poi
levatevi l'abito verde, e mettete la vostra casacca grigia. È un colore
che mi s'affà meglio alla vista.»

Morton dopo avere fatta colezione si ritirò nella sua camera, ben
convinto che non era quello il momento da sperare buon esito ai concetti
divisamenti. Forse però non fu molto afflitto in suo cuore di ostacoli,
che gl'impedivano allontanarsi dalle vicinanze a lui predilette di
Tillietudlem.

La buona massaia il seguì battendogli dolcemente la spalla e
raccomandandogli d'esser savio, e di far conto del suo abito nuovo. »Lo
porto meco, soggiunse, insieme al vostro cappello per iscoparlo. Ma
avvertite bene di non parlar più d'andarvene o di vendere la catenella
d'oro. Vostro zio trova egual soddisfazione in contarne le anella e in
vedervi. In fine poi sapete che i vecchi non durano sempre. E catenella,
e castello e terre, tutto questo un giorno sarà roba vostra. Voi
sposerete qualche giovane signorina di vostro genio, metterete su buona
casa a Milnwood, perchè vi è quanto occorre per farlo. Son cose, figlio
mio, che vagliono bene l'incomodo di avere pazienza un pochino.»

V'era qualche cosa nella conclusione di un tale discorso, che non sonava
male all'orecchio di Morton. Strinse ei la mano di Alison, la ringraziò
dell'avviso e le promise di pensarvi sopra un'altra volta prima di
abbracciare nessun partito.




CAPITOLO VI.

    »Varcava il second'anno dopo i tre lustri allora
    »Che m'offerse ricetto quest'ospital dimora.
    »Son già corsi due volte altri sei lustri, e il rio
    »Destin che mi persegue vuol ch'io le dica addio.
    »Oh! lieve è a' giovinetti calle tentar novello:
    »Nuovo calle ai vegliardi non v'è fuor dell'avello.

                                 _Come vi piacerà._


Gli è tempo d'introdurre i nostri leggitori nel castello di
Tillietudlem, ove lady Bellenden era rientrata di mal'umore contro
d'ognuno, ed incapace di digerire l'affronto, ad avviso di lei
indelebile, cui le arrecò la inettezza di Gibby.

Per vero dire l'intendente aveva avuta l'avvertenza di raccomandare allo
sgraziato scudiere che sfuggisse quanto potea ogni occasione di
comparire agli occhi di lady Margherita, sintantochè fossero ben sopiti
in lei gl'impeti della collera, cui poteva ridestare più fortemente la
vista di chi ne fu la cagione. Ma questo sdegno non era principalmente
volto contro Gibby.

La prima sollecitudine di lady Bellenden, giugnendo al castello, fu
d'instituire un solenne atto inquisitoriale, al quale presiedette ella
in persona, sulla condotta del giardiniere Cuddy, che esimendosi
dall'obbedire agli ordini che lo volevano alla rassegna, obbligò il
comandante del contingente a valersi di quel malaugurio sostituito.
Harrison e il cantiniere furono ascoltati quai testimoni; indi Milady
deliberò trasferirsi ella stessa ad interrogare il colpevole, non che la
madre di esso caduta in sospetto di aver soccorso e spinto alla
ribellione il proprio figlio, per poi discacciare e l'uno e l'altra dal
castello e dalle pertinenze di Tillietudlem, se la signora nella sua
saviezza non avesse trovato il caso degno di grazia.

Miss Bellenden fu la sola persona che osò mettere alcune parole a favore
degli accusati, ma queste che sarebbero state in tutt'altra occasione
efficacissime, non furono questa volta a motivo di una precedente
combinazione. Allorchè la giovinetta seppe che Gibby non si era fatto
male cadendo, succedè in essa al sentimento della compassione una
potentissima voglia di ridere, cui sfortunatamente non seppe resistere;
la qual cosa irritò oltre ogni dire lady Margherita, che non parlò più
alla pronipote, se non se per rampognarla amaramente quando furon
tornate, d'essersi dimostrata sì indifferente all'onore della propria
famiglia.

Per dare aspetto più dignitoso all'atto di severità cui accigneasi, lady
Margherita sostituì al bastone con pomo d'avorio, che le era ordinario
sostegno, una grossa e lunga canna col pomo d'oro, ereditata dal padre
suo, il conte di Jorvood, e della quale solamente valevasi nelle
cerimonie le più solenni. Reggendosi pertanto a questa specie di bastone
del comando, entrò gravemente nella capanna abitata dal giardiniere.

Mausa, madre del giardiniere, che sentivasi colpevole in propria
coscienza, provava l'imbarazzo d'un accusato, che trovandosi al cospetto
del giudice pensa al modo di negare il fallo, e allontanarne
l'imputazione da se. Questa, com'avea sempre costume, non si diffuse in
espressioni di gratitudine sull'onore compartitole, venendo in casa di
lei, da lady Bellenden. Rimase muta, immobile, colle braccia
incrocicchiate, sicchè il volto suo offeriva un singolare miscuglio di
rispetto e d'ostinazione. Fece nullameno una grande reverenza, e avanzò
il seggiolone, ove lady Margherita degnava sedersi quando talvolta si
prendea spasso di venire a far cianciare questa donna sulle notizie del
villaggio e de' dintorni. Ma la padrona corrucciata avea ben tutta altra
idea in quel momento che di compartirle sì fatto onore. Contentandosi di
indicarle con un gesto di mano che non voleva sedere, e alzando in tuono
maestoso la testa, incominciò il suo interrogatorio concetto in modo da
intimorirla fin sull'esordio.

»È egli vero, o Mausa, come ne sono stata informata da Harrison, da
Gudyil e da altri della mia famiglia, che mancando alla fede da voi
dovuta a Dio, al re ed a me medesima, vostra signora e padrona, abbiate
proibito al figlio vostro di trovarsi all'assemblea convocata dal
seriffo, e che impedendogli d'addossar l'armi le abbiate portate
addietro sin fuor di tempo per trovargli un convenevole sostituto, la
qual cosa ha avventurata la baronia di Tillietudlem e la mia persona ad
un affronto, nuovo affatto nella mia famiglia?»

Quel rispetto d'abito ch'era in Mausa verso la sua padrona fe' si
trovasse grandemente impacciata nel volersi difendere. Rispose quindi,
tossendo ad ogni parola. »Certamente, Milady... sì certamente sono
mortificata... mortificatissima... d'essere incorsa nella vostra
disgrazia; ma, Milady; fu... fu la malattia di mio figlio che...»

»Non mi parlate di malattia. Se fosse stato veramente malato, sareste
venuta al castello in cerca di qualche rimedio. Sapete già che ho rimedi
per tutti i mali. Ma voi siete una mentitrice sfrontata.»

»Milady!... non mi ha mai detto altrettanto, Milady!... a me che sono
nata nella baronia di Tillietudlem!... Ci hanno calunniati, o Milady, se
vi possono aver detto che Cuddy ed io non fossimo pronti a versare tutto
il nostro sangue per voi, Milady, per miss Editta e pel vecchio
castello. Vorrei piuttosto vedere in sepoltura i miei figli, che
sapergli mancanti ai loro doveri verso di voi. Ma in quanto spetta a
tutte queste rassegne, Milady.... scusate Milady... ma mi sembra che sia
ben altra cosa.»

»Ben altra cosa? Non sapete voi dunque che siete obbligata ad ubbidirmi
in tutto quanto vi comando? Non mi servite mica per grazia. Credo
pagarvi bene per esser servita. Pochi de' miei vassalli hanno avute
prove di mia bontà al pari di voi, e per un giorno che il servigio di
vostro figlio m'è necessario, voi stessa lo incoraggiate a mancare!»

»No, Milady; non è questo, Milady; ma non si possono servire due padroni
alla volta, Milady. E ve n'è uno cui bisogna ubbidire innanzi agli
altri; e quando lo spirito ha parlato Milady!...»

»Che cosa intende dire questa vecchia imbecille? sclamò lady Margherita.
Vi comando io forse nessuna cosa contro la vostra coscienza?»

»Non è quello ch'io voglio dire, Milady. Ma voi avete la vostra
coscienza, ed io ho la mia. Vorrei piuttosto perdere tutte le cose di
questo mondo che sostenere, o vedere i miei figli sostenere una causa
cattiva.»

»Chiamate causa cattiva quella che vi chiama a difendere gli ordini del
re, del Consiglio privato, del seriffo, dalla vostra padrona?

»Senza dubbio, Milady (replicò Mausa che cominciava a prendere un po' di
coraggio). Voi dovete ricordarvi che la Santa scrittura ne racconta di
un re di nome Nabuchodonosor, e d'una statua d'oro ch'egli fece
innalzare volendo che il suo popolo l'adorasse e che...

»E che cosa ha che fare Nabuchodonosor colla rassegna sulla pianura di
Clydesdale?»

»Gli è perchè questa rassegna, o Milady, è come la statua d'oro di cui
vi parlava. Tanto è lecito d'assistere all'una, quanto lo era di adorar
l'altra.»

»Ho capito quanto basta (sclamò con tuono di sdegno lady Bellenden). Il
cattivo vento del 1642 torna a soffiare, e questa vecchia scema vuol
discutere i punti di religione insieme ai teologi. Terminerò dunque la
cosa là d'onde avrei dovuto incominciarla — Ascoltatemi, Mausa, voi
siete troppo sapiente per me. Non ho dunque da dirvi che una cosa sola.
Poichè Cuddy non vuole farsi vedere alle rassegne quando gli vien
comandato, è d'uopo che ve n'andiate sull'istante fuor del castello e
della mia baronia. Non mi mancheranno nè vecchie nè giardinieri, ma
preferirei ancora il non aver che ortiche nel mio giardino al vederlo
coltivato da un Puritano.»

»Milady, è vero che questi luoghi mi han veduto nascere e ch'io sperava
morire in questi luoghi; ma son pronta a sofferire per la causa della
giustizia, e pregherò sempre il cielo per voi, e per miss Editta. Possa
egli farvi conoscere che vi siete messa sulla cattiva strada!»

»Sulla cattiva strada io! temeraria! Ma orsù! basta così! Che la
giornata di domani non trovi nè voi nè vostro figlio entro ai confini
della baronia di Tillietudlem. Non comporterò mai che essa offra ricetto
ai ribelli. Certamente, sol ch'io mostrassi un poco di debolezza,
costoro verrebbero sin nella mia anticamera a tenere i lor
conciliaboli.»

Dopo d'avere parlato in tal guisa le volse le spalle ritirandosi con
aria di dignità. Mausa, che non meno della padrona avea la sua buona
dose di amor proprio, si sforzò d'ascondere al cospetto di lady
Margherita il dolore cagionatole da un ordine sì rigoroso, ma partita
questa, diede in un dirotto di pianti.

Cuddy, stato primo ad avvedersi dell'arrivo di lady Bellenden, s'era
rifuggito entro un gabinetto, che aveva un'invetriata per porta, e che
gli serviva di stanza da dormire, pronto a gettarsi nel letto e a
nascondersi sotto le coperte per non dismentire la storia della sua
malattia. Di là intese tutto il colloquio, osando, appena tirar fiato
per tema che una parte del temporale non gli cadesse addosso. Quando lo
giudicò assai lontano per non paventarne la collera, saltò a basso, e
abbandonando il suo ritiro venne a raggiugner la madre.

»Venga la peste, sclamò, alla lingua delle donne, come diceva la buona
anima di mio padre! Che bisogno v'era egli di sufolare alle orecchie di
Milady tutte quelle bichiacche? Confesso che la bestia fui io a
lasciarmi avvolgere nelle coperte a guisa di grosso bambolo, invece
d'andare alla rassegna come fecero gli altri. Non ho che una
consolazione, ed è, o madre, d'avervi fatta una burla; perchè appena vi
allontanaste, andai a vedere la rassegna, tirai al pappagallo, e riuscii
pur anche ad atterrarlo. Acconsentii veramente a frodare un soldato al
contingente di Milady, ma non volea poi per niun conto privarmi di
vedere Jenny Dennison che doveva essere alla rassegna. Intanto mercè
alla vostra bella prodezza, questa giovane la sposerà chi vorrà. Voi
avete aizzata Milady contro di noi ed eccoci senza tetto, senza pane e
senza denari.»

»Figlio mio, non bisogna mai lamentarsi, quando si soffre per la buona
causa.»

»E chi mi dice che sia questa la buona causa? I vostri predicatori?
Possa io morire se intendo mai nulla in quelle lor cicalate! Credo bene
che per gente povera ed ignorante come siam noi il più saggio partito
sia l'ubbidire a chi è fatto per comandarci.»

»Che cosa dici, o Cuddy? non vedi tu la differenza che passa tra la pura
dottrina evangelica, e quella che le invenzioni umane corruppero?[3] Se
non ti move la salute dell'anima tua, almeno un riguardo ai bianchi
capelli della tua madre!...»

  [3] Gli è inutile l'avvertire essere una fanatica Puritana
  quella che parla, e la quale non s'accorge come i veri
  corruttori della pura dottrina evangelica, erano appunto que'
  regicidi dottori e pseudo-teologi, dei quali nella sua ignoranza
  s'era fatta settaria.

»E potete dir forse ch'io non abbia fatta la vostra volontà in tutto e
per tutto? In vece di portarmi tranquillamente alla Chiesa tutte le
domeniche, non ho corsi i campi con voi per andare ad ascoltare
nell'interno d'una foresta i sermoni de' vostri predicatori _non
cornisti_?»

»Vuoi dire _non conformisti_, figliuolo. Si chiamano _non conformisti_.»

»Poco importa il nome. Ma queste garbate persone vi daranno pane e
ricovero? Qual sarà omai il signore nel vicinato che voglia udir parlare
di noi dopo il merito che vi siete fatta? Per non morire di fame sarò
costretto andarmi ad unire ai ribelli nelle montagne, e verrà quel bel
mattino, che un abito rosso, mi trarrà addosso a guisa d'un lepre,
ovvero sia, mi manderà all'altro mondo col cordone di San Francesco al
collo, come suol dirsi.»

»Non parlar così, mio Cuddy, che fai torto alla Provvidenza col
dubitarne. Non sai tu quel che dice la Scrittura: _Non vidi mai il
figlio del giusto mendicare il suo pane_. Ebbene! Tuo padre era un uomo
giusto, benchè avesse il vizio che hai ereditato da lui, di pensare un
po' più del dovere alle faccende di questa terra.»

»I vostri discorsi son belli e buoni; ma io non vedo che una via per
trarci d'impaccio. So che regna buona intelligenza fra il sig. Enrico
Morton e miss Editta. Ho portato più d'una volta e libri e scarabocchi
che si scrivevano or l'uno or l'altro, senza mai far vista di accorgermi
di che si trattasse. Gli ho trovati spesso a passeggiar insieme pel
viale di Dinglewood benchè abbia finto di non vederli; perchè non è poi
tanta bestialità qualche volta il fingersi bestia. So in oltre che sir
David ha bisogno d'un bifolco che gli guidi l'aratro. Il miglior partito
adunque è andarsene da sir Enrico; raccontargli quanto ne è accaduto e
son sicuro che ci proteggerà presso suo zio.»

»Ottima idea, figlio mio! Gli dirò che siamo perseguitati dalla
giustizia, e...»

»No, no, madre mia. Vi prego non aprir bocca. Tutti i vostri discorsi
_non cofanisti_...»

»_Non conformisti_, Cuddy!»

»È lo stesso. La sostanza è, che sarebbero assai per farci mandar via
con brutto garbo. In nome di Dio! lasciate parlare me solo. So bene che
il vecchio di Milnwood non è l'uomo da darne grosso salario perchè è più
esoso del lardo rancido. Ma finalmente nel caso a cui siamo ridotti è
qualche cosa l'aver sicuro un tozzo di pane e non dormire al sereno.
Orsù dunque, madre mia! facciamo i nostri fagotti, che molto non ci
brigheremo, e risparmiamo al sig. Harrison l'incomodo di cacciarne
fuori.»

Mausa trovò savio cotesto avviso, nè tardarono ad avviarsi alla volta di
Milnwood.




CAPITOLO VII.

    »Sì Puritan. Se meglio tornassevi a talento
    »Sono il diavolo ancora. Sarò sempre contento
    »Se tal mi ravvisate che franco in core, in detti,
    »Non cangio colla moda nè d'opre nè d'affetti.

                                          _Young._


Incominciava ad avvicinarsi la notte, quando Enrico Morton che si
diportava in vicinanza al castello di Milnwood, scorse una vecchia che
reggendosi al braccio di giovane svelto e robusto movea il passo verso
di lui. Ella era Mausa insieme al proprio figlio Cuddy, il quale
primieramente fe' un cenno d'occhio alla madre, rammentandole quanto le
avea di bel nuovo raccomandato, cioè di lasciar parlar lui, persuaso, nè
a torto, che il proprio ingegno rozzo ma giusto, avrebbe giovato meglio
ad entrambi di tutte le frasi dei puritani predicatori. Accostatosi
dunque a Morton, sì gli disse:

»Che bel tempo per la segala, signor Enrico! voi ne farete al certo
bella ricolta.»

»Lo spero, Cuddy; ma qual motivo in quest'ora tarda conduce sì lontano
dalla vostra casa voi e la madre? perchè credo vostra madre la persona
che vedo con voi.»

»Sì, signor Enrico: la è la necessità sapete che ne fa correre i campi.
Cerchiamo padrone.»

»Padrone! A questa stagione dell'anno! Com'è stata?»

La vecchia Mausa non potè contenersi più lungo tempo, ed assumendo il
tuono della compunzione e dell'umiltà: »Ha piaciuto, disse, al Signore,
mandarci una tribolazione.»

»Le donne hanno il diavolo in corpo» mormorò fra i denti Cuddy; indi
volto alla madre »Ma volete voi farci chiudere tutte le porte trenta
miglia all'intorno co' vostri propositi da _non canforista_? Vi dirò io,
signor Enrico, la mia buona madre è vecchia come vedete; lasciò un po'
troppo la briglia alla lingua con lady Margherita, che non ama essere
contrariata. Il sig. Harrison e il sig. Gudyil non ci vogliono troppo
bene. La sostanza è che ci hanno mandati via. Ma ho qui un biglietto da
consegnarvi per parte di una persona di vostra conoscenza.»

Morton prese la lettera, e scorse con giubbilo sul soprascritto i
caratteri di miss Editta. Aperto immantinente il foglio, lesse le
raccomandazioni che a favore di Cuddy e della madre di lui la giovane
gl'indirigea.

»E in che posso giovarvi, o Cuddy? che bramate?»

»Lavoro e pane, sig. Enrico; perchè ho buon appetito. N'è ben provveduta
anche mia madre ad onta degli anni. So che vostro zio abbisogna di un
bifolco; se vuole prenderci al suo servigio, ho due buone braccia e non
domando che vitto e ricovero per la madre e per me; circa al salario mi
rimetterò a quanto giudicherà egli di fare.»

»Per vitto e ricovero, o Cuddy, credo potervegli assicurare; ma quanto
al salario, ella è cosa assai più difficile.»

»Poco monta, signor Enrico! Preferirei ancora il servir qui per nulla al
vedermi in obbligo di correre il paese senza sapere a chi volgermi.»

»Ebbene! entrate in cucina e vedrò qual cosa si possa fare per voi.»

Tal negoziazione non andava priva delle sue difficoltà, e prima
d'ogn'altra cosa gli era mestieri trar nel partito la governante, che
cominciò a mettere innanzi mille ostacoli, com'erane in lei stile, sol
pel gusto che aveva in farsi pregare. Ma poich'ella ebbe ceduto, non fu
difficile il persuadere sir David a prendere un lavoratore di cui in
sostanza abbisognava, e pronto a contentarsi di quella qualunque mercede
che il nuovo padrone fosse stato per assegnargli. Una casupola che
minacciava da tutti i lati fu data a Cuddy ed alla madre sua perchè
l'abitassero, annunziando loro che entro il castello verrebbero nudriti.
Nel medesimo tempo Morton impiegò una parte del poco denaro che aveva di
proprio nel dimostrare a Cuddy in quanto conto avesse la persona da cui
gli venne raccomandato.

»Eccoci finalmente collocati, allora disse alla propria madre Cuddy; e
questa volta almeno spero non avrete con chi attaccare briga, perchè
siamo fra persone della vostra stessa credenza.»

»Della mia credenza! che dici? Maladetto il tuo accecamento ed il loro!
Non è qui ministro spirituale il mondano Poundtext? quell'uomo che crede
poter tenere la strada di mezzo tra la verità e la menzogna, che si
torse dal cammin retto per compiacere al governo! Oh! perchè non fosti
la domenica scorsa alla foresta di Grass-Market, quando vi predicava
Efraim Macbriar? L'avresti udito dire: _Chi non è per me è contra me_; e
sapresti che chi professa la tolleranza non vale nulla meglio di chi ci
perseguita.»

»Ah! questa è una cosa inaudita! sclamò Cuddy fuori di sè. Voi avete
dunque giurato di farci mandar via d'ogni luogo? Ebbene! madre mia! Non
mi resta più che una cosa da dirvi: se vi succede di tenermi ancora
questo vostro gergo, (in presenza di altri, intendo, perchè, quando siam
soli, m'è indifferente, e il peggio che può accadermi è dormire) se in
presenza d'altri, dico, mi rinnovate sì fatte scene, vi parlo
liberamente, mi fo soldato; e mando al diavolo il vostro Macbriar, i
vostri _non crochisti_, e.... e... in somma mi scordo che siate mia
madre.»

Mausa gemette sulla durezza di cuore, sullo stato d'impenitenza, in cui
trovavasi il suo diletto Cuddy; ma temendo ch'egli ponesse in opera la
minaccia deliberò mettere un lucchetto alla propria lingua. Però non
ebbe d'uopo di fare lungo sforzo sopra di se medesima, perchè un
incidente improvviso ne la venne a liberare.

Sir David mantenea religiosamente tutte quelle antiche costumanze
scozzesi, le quali s'accordavano con ciò che moderatamente chiameremo
sua economia. Continuava quindi tuttora, come usavasi cinquant'anni
addietro in Scozia, ad unire tutti i servi della sua casa, che prendean
luogo all'estremità inferiore della tavola, e partecipavano della mensa
del lor padrone.

Il dì dopo la venuta di Cuddy, essendo sonata l'ora del mezzogiorno, il
vecchio Robin, cantiniere, cameriere, cocchiere, servitore di livrea
(che non era egli mai nella casa di Milnwood?) pose sopra la tavola un
vasto vaso pieno d'acqua calda, fatta densa da un po' di minestra d'orzo
cui aggiugnevano sapore alcuni cavoli, e dentro la quale notava qualche
pezzetto magro di castrato; un gran canestro di pane di mistura, e una
immensa piramide di pomi di terra fiancheggiavano questa vivanda, e in
tutto ciò stavasi la prima portata. In secondo luogo veniva un salamone
lesso; ma non vuolsi in que' paesi riguardare un tal pesce come vivanda
di lusso. Egli era in tale stagione dell'anno sì comune ne' fiumi di
Scozia, che l'averne non costava se non se l'incomodo di pescarlo,
talchè vi erano alcuni famigli i quali entrando in una casa metteano per
patto che non si facesse mangiar loro il salamone più di cinque volte la
settimana. Un formaggio di latte di vacca, e capra, e un piatto di burro
salato, tutte robe fatte in casa, compievano l'ordinaria imbandigione di
quella tavola, ove non vedeasi altra bevanda che leggier birra,
allungata ancora con una metà di acqua. Tal'era il sontuoso pasto di cui
la gente di servizio in quella casa nudrivasi a sazietà, con che non
toccasse il castrato, vivanda serbata unicamente ai capi, comprendendo
fra questi mistress Wilson; le quali persone usavano pur anche
privilegiatamente di birra schietta, che stava a tal'uopo entro una
boccia d'argento a parte.

Sir David occupava primo il lato d'onor della mensa, avendo a destra il
nipote, e a sinistra la favorita governante. Teneansi indi seduti ad una
rispettosa distanza gli altri servi, avuta ciascuno proporzione al
proprio grado; da una banda l'intendente Robin, dall'altra una grossa
serva; indi il giardiniere e la custode de' polli: finalmente al lato
inferiore della tavola le persone nuovamente giunte, vale a dire, Cuddy
e la madre di lui.

I grigi occhi del vecchio signore di Milnwood stavano fisi sopra ogni
boccone che inghiottivano i suoi commensali e parea calcolasse con
inquietudine quanta materia commestibile era necessaria a saziare lo
stomaco di ciascheduno; indagine che non tornò affatto favorevole a
Cuddy, il quale non si lasciava mai dinanzi a sè voto il piattello, e
silenziosamente e con incredibile celerità divorava tutto ciò di cui a
mano a mano lo empiea. Sir David lanciava a quando a quando occhiate
d'indignazione sopra il nipote che gli avea introdotto in casa questo
smergo vorace, e diceva fra se medesimo.

»Darti salario, ghiottone! tu mi mangerai in una settimana più di quanto
potresti guadagnare in un anno.»

Tai sgradevoli meditazioni furono interrotte da un incidente che più
sgradevole ancora divenne. Erasi verso il finire del pranzo, allor
quando si intese picchiare alla porta. Niuna visita si aspettava ad una
tal'ora, e le turbolenze che regnavano nel paese furono motivo di non
poca agitazione. Mistress Wilson corse a fare una scoperta, e dopo aver
riguardato da un picciolo buco ch'era nella porta, giusta l'uso de'
castelli della Scozia, tornò addietro tutta spaventata, colle braccia
sollevate al cielo e gridando: _gli abiti rossi! gli abiti rossi!_

»Robin, sclamò sir David, nipote mio! Fate presto ad aprire. Vedete quel
ch'essi vogliano. Parlate loro cortesamente. Oh! che il cielo ne
protegga! Che cosa vengono mai a far qui?.....» In questo intervallo si
metteva in saccoccia i tre cucchiai d'argento, che si trovavano sopra la
tavola, e già mistress Wilson avea portata via la boccia, parimente
d'argento, che contenea la birra serbata ai padroni.

Intantochè venivano introdotti i soldati che coi loro giuramenti davano
anticipatamente a conoscere il proprio mal'umore di avere dovuto
aspettar tanto alla porta, Cuddy sotto voce dicea tai cose alla madre.
»Ascoltatemi, cara madre. Per lungo tempo mi avete fatto sordo a furia
di parlar sempre, ora vi prego di esser voi muta. Vi rispetto siccome
madre, ma non bramo poi, che le prediche di una vecchia mi procurino
attorno alla gola un collare che la stringerebbe di troppo.»

»Io non desidero meglio, figlio mio, la vecchia Puritana rispose.
Pensate bene che non è lecito nè arrossire della propria fede, nè
volerla nascondere.»

Allora quattro soldati del reggimento guardie, comandati dal sergente
Bothwell, entrarono nella sala, e fecero fremere sir David, che
conosceva il sistema di saccheggio e di devastazione solito ad unirsi
alle inquisizioni praticate da questi signori nelle case dei
galantuomini. Nè molto più tranquillo era Enrico Morton, il quale sapeva
in suo cuore di essere caduto in contravvenzione alle leggi per aver
dato ricovero a Balfour di Burley, noto come uno fra' capi de'
Presbiteriani ribelli. Il restante della famiglia tremava senza saperne
il perchè. Il solo Cuddy con quell'aria di indifferenza e di stupidezza
che niuno sa ostentar meglio d'un contadino scozzese, continuava a
mangiare con perfetta tranquillità e senza perdere una boccata.

»Signori, disse sir David, salutando con molto riguardo il capo della
brigata, posso io chiedervi il motivo a cui debbo l'onore di vedervi?»

»Noi veniamo per parte del re, disse Bothwell; e perchè diavolo farne
aspettare sì lungo tempo alla porta?»

»Eravamo a pranzo, rispose sir David, durante il qual tempo ho l'uso di
far chiudere tutte le porte del castello. Certamente, signori miei, se
mi fossi immaginato, che persone impiegate al servigio del nostro buon
re si presentavano a questa casa, la mia sollecitudine.... Ma signori,
aggradireste un bicchiere di _ala_, di acquavite, di vin del Capo, o di
Porto?» e fra l'una e l'altra di tali offerte mettea lo stesso
intervallo che negl'incanti vediam frapporsi tra una proposta e l'altra
da chi vuol comperare un fondo o una merce; come se tale indugio gli
giovasse a conseguire a qualche soldo di meno la cosa posta in
contratto.

»Di Porto!» gridò uno di quei soldati.

»Mi piace più l'_ala_, disse l'altro, purchè sia di buona qualità.»

»Eccellente! (s'affrettò a rispondere sir David che avrebbe voluto colla
birra salvare il vino) e mi spiace non poter dir altrettanto del vino di
Porto che è debole e svanito.»

»Rimedierà a ciò l'acquavite, s'udì una terza voce; un bicchier
d'acquavite dopo tre di vino è bevanda ottima per lo stomaco.»

»Noi assaggeremo tutte queste cose, disse un quarto, e scerremo in
appresso quella che ne parrà la migliore.»

»Ciò è parlar bene, si fe' allora udire Bothwell, e se tal sentenza
fosse anche stata proferita dal primo cane di Puritano, mi avrebbe dalla
sua.»

Sir David sospirando si trasse due grosse chiavi dalla saccoccia, ed
alla contrazione di tutti i suoi muscoli ben vedeasi il contraggenio
ch'egli avea nel consegnarle a tal fine alla governante Alison.

»Questa governante, disse Bothwell sedendosi a mensa, non è nè giovane
nè vezzosa; e mi porti il diavolo se ho nessuno prurito di accompagnarla
alla cantina! — Ma che diamine è questo? soggiunse traendo a se il vaso
del brodo, sola cosa che fosse rimasta su quella tavola, perchè il
salamone, mercè soprattutto all'appetito di Cuddy, era affatto sparito.
Vi pescò entro un pezzo di castrato che notava tuttavia: »Questa è una
cucina del diavolo! (diss'egli dopo averne gustato) per masticare tai
pietanze vi vogliono denti di ferro.»

»Vorrei avere migliori vivande da offerirvi» disse sir David.

»Poco rileva! ho più sete che fame. Ma procediamo innanzi ne' nostri
affari. — Sig. di Milnwood, il vostro direttor d'anima non è il ministro
presbiteriano Poundtext?»

»Egli per l'appunto, rispose David, siccome quegli che uniformandosi ai
regolamenti, ha ottenuto da sua maestà e dal governo la permissione di
continuare negli ufizi della sua carica; perchè non farei mai a nessun
costo cose contrarie alle leggi. Ma fui allevato nella credenza
presbiteriana: per altra parte ho veduto che ne trae in minori spese,
e...»

»Va bene, va bene così! Quando seguiate le dottrine di Poundtext, non ho
che dire in contrario. Lo so che è autorizzato dal governo. Certamente,
se comandassi io, non avrei tanta tolleranza; ma son fatto per ubbidire.
— Oh! ecco qui la nostra mamma! da brava la mia donna! Datene tutti que'
fiaschetti.»

Mistress Wilson oltre ogni dire scandalizzata d'un cotal tuono di
famigliarità, non osò nullameno replicare; e Bothwell votò entro una
grande tazza di legno un quarto del fiaschetto di Porto, e dopo averlo
assaggiato si volse a sir David. »Voi siete ingiusto verso il vostro
vino, mio caro amico: non è nè debole nè svanito. Su via! beviamo alla
salute del re.»

»Di tutto cuore! ma se permettete mi servirà l'_ala_ al mio brindisi.
Non bevo mai vino, e ne serbo solamente pochi fiaschetti per offerirgli
agli amici.»

»Pari miei, non è vero? soggiunse Bothwell; e passando il fiaschetto ad
Enrico, Ebbene, mio giovinotto, gli diss'egli, mi corrisponderete voi
nel portare un brindisi al re?»

Enrico empiè la sua tazza, senza por mente ad una gomitata datagli dallo
zio, che gli facea segno di tenersi com'egli alla birra.

»Tutti son dunque all'ordine?» sclamò Bothwell, e veggendo che rimanea
vuota la tazza di Mausa: »Ebbene! la mia vecchia, le disse, non volete
voi bere alla salute del re?»

»Con vostra buona sopportazione, signor ufiziale, disse Cuddy; questa è
mia madre, ed è sorda come il basto del mio somaro. Ma se acconsentite
berò per lei quante volte vi piacerà, alla salute del re.»

»Va a maraviglia! rispose Bothwell, ebbene! serviti camerata, nè ti
prendere soggezione. Libertà intera dove son io! Andiamo, amici! un
secondo brindisi ad onore del nostro bravo comandante, il colonnello
Graham di Claverhouse!... Ma che diavolo va borbottando fra' denti
questa vecchia? — Ditemi dunque, la mia nonna, sareste per avventura una
non conformista?»

»Vi replico, che è sorda, signor ufiziale» tornò a dire Cuddy facendo un
segno, per impedirle di parlare, a sua madre.

»Non me ne ricordava più, soggiunse Bothwell. Empite ora i vostri
bicchieri e ascoltatemi. — Senza dubbio avrete inteso tutti parlare
dell'assasinio dell'arcivescovo di sant'Andrea?»

Ognuno silenzioso si riguardava; finalmente Milnwood rispose averne
udito vociferare, ma starsi in dubbio sulla verità della cosa.

»Eccone la _notizia ufiziale_, soggiunse Bothwell, consegnandogli una
stampa. Or vi domando quel che pensiate d'una tale azione.»

»Quel che ne penso o signore!... rispose balbettando Milnwood, ma... io
ne penso quello che il Consiglio privato ha creduto doverne pensare.»

»Vi domando la vostra opinione individuale» aggiunse Bothwell alzando la
voce.

Intanto sir David avea rapidamente trascorsa la stampa, di cui alcune
espressioni gli fecero conoscere qual fosse su di questo attentato
l'opinione del Consiglio, laonde non esitò più a rispondere: »Io penso
che questo è un detestabile assassino, un'abbominazione, un parricidio
suggerito e guidato dall'inferno, un'infamia del nostro paese.»

»Ottimamente, uom degno, ottimamente! alla vostra salute e alla
propagazione delle buone massime! — Or tocca a voi, mio giovinotto (e
nel dir ciò si volse a Enrico) che pensate di un sì fatto avvenimento?»

»Non avrei alcuna difficoltà di rispondervi, soggiunse Enrico, pur ch'io
sapessi quale è in voi il diritto d'interrogarmi.»

»Ah! il Signore ci assista! sclamò mistress Wilson! parlare in questa
conformità ad un militare, quando si sa che i militari sono padroni di
tutto il paese!»

Non men della Alison atterrito sir David da cotesta audacia del proprio
nipote, e temendo le conseguenze che a lui stesso, zio, ne potevano
derivare, si fece tosto esclamando. »Olà! rispondete, signore,
rispondete: osereste voi mancare di rispetto alla autorità dei re nella
persona d'un sergente delle sue guardie?»

»Tacete voi Tom (gridò Bothwell ad uno de' suoi compagni, ed in questa
diè col pugno un aspro colpo alla tavola) silenzio, tutti! Voi mi
domandate (e si volse ad Enrico) con qual diritto v'interrogo! La mia
_coccarda_ e la mia sciabola vi debbono rispondere, nè potete ignorare
che qualunque soldato, qualunque ufiziale di S. M. è incaricato di
rintracciare, d'interrogare, di arrestare tutte le persone sospette. Vi
domando quindi una seconda volta, e sotto la fede del giuramento, come
la pensate voi intorno alla morte dell'arcivescovo di sant'Andrea. — È
questa una pietra di paragone che abbiamo trovata a fine di assicurarci
delle inclinazioni d'animo de' nostri interrogati.»

Intanto Enrico avea avuto il tempo di meditare che col resistere al
potere arbitrario confidato in tai mani, si sarebbe cimentato senza
perchè ad un pericolo in cui potea trascinare il suo medesimo zio. Per
altra parte non era in lui veruna ripugnanza a manifestare l'orrore che
un atto atroce inspiravagli. Rispose quindi senza scomporsi: »Non esito
a pronunziare che gli autori di questo assassinio commisero a mio parere
un'azione rea quanto insensata; vie più riprovevole, poichè tale delitto
diverrà pretesto a raddoppiare di severità contra le persone innocenti,
e lontane dall'approvarlo come il son io.»

Mentre sì parlava Enrico, Bothwell stava esaminandone con ogni
attenzione i lineamenti, che non gli giugnevano nuovi. »Non m'inganno,
diss'ei finalmente, voi siete, o mio caro amico, il capitan _Pappagallo_
e vi trovai in compagnia sospetta.»

»So, rispose Enrico, d'avervi veduto una volta, e fu il dì della
rassegna, nella casa di Niel.»

»E con chi usciste voi di quella casa? Non eravate forse in compagnia di
Balfour di Burley, il capo degli assassini dell'arcivescovo?»

»La cosa è vera; poichè non sarà mai ch'io mentisca. Ma lungi dal sapere
ch'ei fosse l'autore di questo delitto, io ignorava perfino che il
delitto fosse stato commesso.»

»Misericordia! sclamò sir David. Io sono rovinato, perduto. La lingua di
questo sgraziato sarà cagione, a lui che gli faranno saltar via dalle
spalle la testa, a me di perdere sin l'abito che ho in dosso.»

»Voi però, continuò Bothwell, non potevate ignorare che Burley fosse un
capo di ribelli, nè ignorare tampoco la proibizione che hanno tutti i
fedeli sudditi del re di avere alcuna comunicazione con esso, di dargli
o pane o acqua, o fuoco od asilo. Voi sapevate tutto questo, e vi
faceste contravventore alle leggi!»

Enrico tacque.

»Ove lo lasciaste voi? Sulla strada maestra, ovvero gli avreste dato
ricovero in questa casa?»

»In questa casa! sclamò sir David. Oh! non sarebbe stato sì ardito di
dare adito in mia casa ad un traditore.»

»Però non osa negare il fatto» tal fu allora l'osservazione di Bothwell.

»Poichè mi apponete questo fatto a delitto, rispose Enrico, le nostre
leggi non vi autorizzano a pretendere ch'io dica veruna cosa intesa ad
accusar me medesimo.»

»Oh! le mie possessioni di Milnwood! (proruppe in queste disperazioni lo
zio) le mie belle possessioni di Milnwood che sono da dugent'anni nella
famiglia dei Morton, eccole prese, confiscate, perdute!»

»No, signore, fu presto a dire Enrico, non permetterò mai che siate
punito per conto mio»; voltosi indi a Bothwell: »Signore, confesso
d'avere dato per una notte ricovero a quest'uomo, che un dì salvò la
vita a mio padre; ma ciò fu non solamente a non saputa di mio zio, ma
contra gli espressi suoi ordini che ne divietavano ricevere in casa sua
qualsivoglia sorte di persone. Credo che se la mia confessione vale a
convincere me, debba egualmente valere a sdebitare mio zio.»

»Giovane, soggiunse allora con tuono più mansueto il sergente, questa
nobile franchezza vi concilia stima da me. Il vostro zio è un buono,
venerabile uomo, più sollecito de' suoi ospiti che di se medesimo,
perchè contentandosi di birra serba il suo vino per essi. Ditemi dunque
tutto quello che sapete di quello sciagurato Puritano. Vi disse egli a
qual parte andava? Sapete ove lo potremmo or rinvenire? Forse ignorate
persino che la sua testa è posta a prezzo di mille marchi d'argento? —
Presto! parlate. In qual luogo lo avete lasciato?»

»Signore, rispose Morton, quegli stessi motivi che m'indussero a
concedergli asilo per una notte, mi costrignerebbero a custodire il suo
segreto, se me lo avesse confidato.»

»Così dunque ricusate darmi una risposta?»

»Non ne ho altre da darvene.»

»Si troverà forse modo di farvi parlare, bravo giovane, strignendovi fra
l'uscio e il muro, o mettendovi una miccia accesa fra ciascun dito.»

»Per amor del cielo! disse sotto voce la Alison a sir David, date loro
del denaro. È sol denaro che vogliono. Se no, ammazzeranno il sig.
Enrico, ammazzeranno voi, ci ammazzeranno tutti.»

Milnwood sospirò, e con fioca voce come chi è in atto di rendere l'anima
a Dio disse al sergente: »se... se venti... sì, se venti lire potessero
accomodare questa faccenda...»

E mistress Wilson continuò: »Lo udiste, sig. sergente? il mio padrone vi
darà venti lire sterline...»

»Venti lire di Scozia, sgraziata!» la interruppe sir David, che
l'avarizia in quell'istante fece dimentico dell'abituale condiscendenza
ai detti della vecchia sua governante, la quale però senza dargli retta
continuò:

»Sì signore, venti lire sterline, se volete aver la bontà di scusare
questo giovane spensierato. Egli è sì caparbio che lo fareste in pezzi
senza ottenerne una sola parola. E qual costrutto vi avreste di avergli
arse le sue povere dita?»

»Veramente, Bothwell titubando rispose, non so nemmen io ben bene che
debba rispondervi. Conosco molti miei compagni che prenderebbero il
denaro, e condurrebbero prigioniere il giovine; ma io poi ho una
coscienza, e se il vostro padrone vuol mantenere le sue offerte, e
obbligarsi a comparire pel nipote, e se tutta la casa vuol presentar
giuramento....»

»Presteremo quanti giuramenti vorrete voi, esclamò la Alison.
Spicciatevi, disse indi sotto voce al padrone, andate a cercare il
denaro, o metteranno il fuoco al castello e ne abbrustoliranno tutti
come salsiccia.»

Il vecchio Milnwood guardò in aria flebile la governante, indi s'avvisò
lentamente alle sue stanze, ove fece vedere la luce ad alcuni
prigionieri che s'ascondean nelle tenebre da lungo tempo.

Intanto Bothwell, prendendo tuon dignitoso, s'accigneva a ricevere il
giuramento di cui testè aveva fatto parola: »Donna, qual è il vostro
nome?»

»Alison Wilson, signore.»

»Ebbene, — Voi Alison Wilson, dichiarate, certificate, giurate
solennemente di riguardare come illegale e colpevole qualunque società e
congrega contraria alle leggi di sua maestà, e ai regolamenti del
Consiglio privato?»

»Lo giuro,» disse Alison alzando entrambe le mani.

Qui la cerimonia venne interrotta da una disputa fra Cuddy e la propria
madre. Era qualche tempo ch'essi parlavano sommessamente; ma il tuono
delle lor voci ingagliardì a proporzione dell'infervorarsi della
discussione.

»Silenzio dunque, madre mia, silenzio, (si raccomandava Cuddy) non
potete voi tacere ancora per pochi istanti?»

»No che non tacerò. Mi sento inspirata. Alzerò la voce e saprò
confondere l'invito dell'angelo delle tenebre.»

»Addio, mie speranze! proruppe in tai detti Cuddy che si strappava i
capelli. Ella ha già messo un piè nella staffa. La fermi chi può! La
vedo già dietro un dragone avviata verso le carceri, ed io!... il men
male sarà se mi attaccano, mani legate, alla coda di un lor cavallo! —
Eccola che sta ripassando la sua predica, ed è lì lì per ispacciarla:
Ah! non v'è più remissione!»

»A questo passo dunque volevate venire, adoratore del vitello d'oro!
(sclamò Mausa stendendo la sua grinza mano verso Bothwell e infiammati
gli occhi del fuoco del fanatismo). Voi divisate perdere le anime nostre
col pretendere da noi giuramenti contro coscienza! Ma invano il demonio
tende agguati a coloro che illumina lo spirito del Signore.»

»Miracolo, miracolo! sclamò il sergente; la vecchia ha ricuperato
l'udito, e credo voglia a furia di gridare farlo perdere a noi! Tenete
in freno quella vostra lingua, vecchia pazza, e badate con chi vi state
ora parlando.»

»Con chi stò parlando? Oh! lo so anche troppo. Col ministro di Belial
coll'uccello da preda che si nudre de' nostri cadaveri, col seduttore
del debole, coll'assassino de' santi.»

»Per l'anima mia! (disse Bothwell maravigliato quanto il potrebb'essere
un cane da caccia vedendosi saltare agli occhi una pernice che temesse
pericolo pe' suoi figli) non ho mai dacchè vivo inteso nulla di più
eloquente! Avete qualch'altra cosa da aggiugnere, la mia donna?»

»Ne ho, ne ho, scellerati Filistei, collegati contra il popolo
d'Israele; voi siete leopardi, lupi arrabbiati, che cercano ove posson
trovare le pecorelle del Signore per berne il sangue e divorarne le
carni, siete serpenti confederati col gran drago dell'Apocalisse!
siete...»

»Eh vada al diavolo la vecchia strega! sclamò un dragone. Fa d'uopo
metterle una sbarra alla bocca e condurla al quartier generale.»

»Zitto là, Andrea! soggiunse Bothwell; e pensate che questa buona
creatura usa de' privilegi del bel sesso. Però ascoltatemi, santa donna!
Sapete voi che tutti i confederati del gran drago non si mostrerebbero
civili com'io? e ve n'ha fra essi più d'uno che, credetelo, non si
separerebbe da voi a sì buon mercato. — Presentemente non posso più
esimermi dal condurre questo giovane (accennando Enrico) al quartier
generale. Dopo la condotta e i discorsi che egli ha tenuti, il
comandante non mi perdonerebbe d'averlo lasciato in una casa ove abita
una spiritata di tal natura.»

»Vedete! vedete di che siete cagione! disse Cuddy sotto voce alla madre;
in grazia del maladetto vostro cianciare, ecco che i Filistei, come li
chiamate voi, conducono via il signor Enrico.»

»Taci là vigliacco che sei! se tu e tutti questi altri imbecilli aveste
tanto coraggio nelle braccia quanto io ne ho nella lingua, strappereste
dalle branche di tai lupi rapaci la loro preda.»

Intanto i soldati impadronitisi del lor prigioniero, gli avevano legate
le mani. Sir David rientrava in tal momento e spaventato dagli osservati
apparecchi, offerse con mal compresso gemito una borsa a Bothwell. Il
sergente la ricevette con aria d'indifferenza, e dopo averla pesata
colla mano la fece saltare all'aria e la riprese; poi scotendo la testa.
»Ascoltatemi, degno uomo, disse, traendolo in disparte, a Milnwood: è
accaduto un piccolo cambiamento. Questa vecchia ha parlato troppo e
innanzi a troppi testimoni; onde non posso più dispensarmi dal condurre
vostro nipote al quartier generale; ma non saprei in buona coscienza
conservare del vostro denaro se non se quella parte che mi è dovuta come
atto di cortesia.»

Aperse indi la borsa da cui levò quante monete d'oro eran d'uopo per
darne una a ciascun soldato, e mettersene tre in saccoccia. »Ora,
soggiunse, posso accertarvi che vostro nipote verrà trattato umanamente
lungo la strada. Anche questa sarà una soddisfazione per voi. Quanto al
resto dei denaro, ve lo restituisco.»

Milnwood fu pronto a stendere la mano, ma non Bothwell a cedere la
borsa, con cui continuava a trastullarsi, così proseguendo il discorso.

»Non posso però a meno di non rammentarvi come ciascun padrone di casa è
mallevadore della probità di coloro che in essa dimorano. I miei
compagni non hanno l'obbligo di tacere tutto quanto in vostra lontananza
questa vecchia Puritana si è fatta lecito dire. Sarebbe quindi fra i
possibili che il Consiglio privato pronunciasse una grossa ammenda
contro di voi.»

»O mio buon sergente! degnissimo comandante! esclamò spaventato l'avaro.
Niun evvi in questa casa, almeno a mia cognizione, che ardisse
offendervi nè dir cose....»

»Ebbene, farò giudice voi medesimo, soggiunse Bothwell. Fatevi in là,
quel giovine (disse indi a Cuddy, che si ponea d'avanti alla madre).
Lasciate parlare la vostra genitrice; che certo dopo il primo fuoco ha
avuto tempo di ricaricar le sue armi.»

»Oh Dio! sig. sergente, si fece a rimostrare Cuddy; che cosa è mai la
lingua di una donna per dar tanto peso quanto ella può dire? Nè mio
padre nè io abbiamo mai dato retta ai discorsi ch'ella facea.»

»Zitto là, giovinotto! e badate a non guastare le vostre faccende. Voi
mi parete assai men goffo di quello che vorreste esser creduto. — Orsù,
mia buona comare, fatevi valere, mostrate come sapete _rendere
testimonianza_. Vedete che so usare a tempo le frasi del vostro gergo!»

Mausa non avea d'uopo di sprone per prendere il trotto. »Miserabili!
sclamò, miserabili coloro che aggravano la propria coscienza col
sottomettersi agli ordini del demonio, e che offrono sagrifizi ai figli
di Belial coll'intenzione di vivere in pace con essi! Miserabili que'
che si fanno sordi alla voce interna dello spirito e che schifi di
mettersi sotto le bandiere de' figli d'Israele, pagano vilmente tributi
alle autorità mondane! Miserabili quei che danno da mangiare e da bere
ai soldati degli Ammoniti!»

»Ma che bella dottrina! sclamò Bothwell. Non resta che a sapere se andrà
a' versi al Consiglio privato. L'udiste, Andrea? Costei scomunica tutti
coloro che pagano le imposte al re!»

»E chi dà un boccale di birra ad un povero soldato!»

»Signore, voi l'avete intesa, disse volgendosi a Milnwood il sergente.
Or tocca a voi il pensarci.» E ciò dicendo gli presentava la borsa.

Milnwood che sembrava oppresso dal peso della disgrazia, secondò i moti
di natura estendendo una seconda volta la mano, ma gliela ritenne
mistress Wilson.

»Impazzite! aggiunse sotto voce. Ditegli che la conservi. Credete di
fatto che ei ve la voglia da vero restituire? Almeno fatevi un merito di
regalargliela.»

»Cosa impossibile, Alison! cosa impossibile! Non ho forza di pronunziare
con questi soldati la parola _dono_, trattandosi di un denaro, che ho
contato più di mille volte!»

»L'avrò dunque io questa forza per evitare mali maggiori. Signore (e in
questa si volse a Bothwell) il mio padrone m'incarica notificarvi, che
non saprebbe risolversi a ricevere indietro un denaro collocato in sì
buone mani. Vi prega tenerlo, trattare il meglio possibile il suo nipote
e rendere buoni ufizi sul nostro contegno al Consiglio privato. Non
dovete far verun conto de' propositi di una vecchia stolta che non è qui
se non se da ier sera, che sta per essere scacciata immantinente da
questa casa, e che, vel prometto, non vi metterà il piede in eterno.»

»Va benissimo! così doveva finire, esclamò Cuddy. Già lo sapea che se
quella vostra esecrabile lingua pronunziava sol tre parole, saremo stati
di nuovo obbligati a correre la campagna.»

»Silenzio figlio mio! silenzio! Bada a non mormorare contro le
tribolazioni. Rimettere il piede in questa casa! E chi lo vorrebbe? Ne
sta forse alla porta il segno che dee trattenere l'angelo sterminatore?
Qui si pensa al mondo e non alle cose nostre fuori del mondo. Qui s'ha
compassione d'un parente, e nessuna pietà sul destino di migliaia
d'eletti che sono inseguiti, costretti a radunarsi nelle foreste per
udire la divina parola, imprigionati, appiccati, torturati da questi
figli del diavolo.»

»In somma, sergente mio, disse Andrea, non condurremo con noi questa
forsennata di vecchia?»

»Tacete voi, gli rispose sotto voce Bothwell. Nè pensate che la casa è
buona, e che questa vecchia ne dà il pretesto di tornarvi, non fosse per
altro che per verificare se l'hanno scacciata? Il sig. Morton di
Milnwood non è forse un uomo rispettabile? Non ha modo di pagare le
colpe degli altri? Che cosa ci faremmo noi di questa vecchissima strega?
Non vale la corda che vi vuole per appiccarla. — Or via, amici, un nuovo
brindisi innanzi partire! — Evviva al sig. di Milnwood, ed al piacere
che ci ripromettiamo di rivederlo! piacere che non tarderà molto, se
conserva tai fanatici al suo servigio.»

Indi dopo avere ordinato ai suoi di montare a cavallo, prese pel suo
prigioniero il miglior palafreno che si trovasse nella scuderia di sir
David. Mistress Wilson, tutta in lagrime, consegnò al giovane un picciol
fardello ove avea collocati tutti que' pochi arredi che gli sarebbero
stati indispensabili, e ad un tempo fece scorrere nella mano di lui una
borsa ben fornita, soggiugnendogli essere ciò per parte dello zio; ma
veramente era una porzione de' risparmi fatti da questa donna
caritatevole.

Bothwell mantenne religiosamente la sua promessa di ben comportarsi per
riguardo al prigioniero: perchè gli fece slegare le mani, nè prese
d'altra cautela se non quella di collocarlo in mezzo a due de' suoi
uomini a cavallo.

Tutto fu confusione nel castello dopo la partenza de' soldati. Sir
David, angosciato per la sventura del nipote, e disperato per aver
perdute venti lire sterline senza costrutto, si gettò sopra d'un
seggiolone, nè fece allora che ripetere in tutta la sera. »Rovinato
d'ogni banda! rovinato da ogni banda! beni e persone!»

Mistress Wilson disacerbò la propria doglia vomitando un torrente di
ingiurie addosso a Mausa e Cuddy, e mettendoli fuor della porta.

»Addio, miserabile strega, tal fu la conclusione delle invettive. In
grazia tua, ecco che il più bel giovane di tutta la Scozia viene
condotto prigione!»

»Che monta ciò? disse Mausa. Non vi vergognate di compiagnere un uomo in
procinto di _rendere testimonianza a chi è la vera luce_? Si vede bene
che siete ancora nelle tenebre del peccato. Ho fatto per Enrico quello
che avrei fatto pel mio proprio figlio, e se Cuddy fosse degno di
battere le vie del Signore....»

»Oh non vi affannate su ciò, replicò Alison. Ve ne do parola io; starete
poco a metterlo in buoni panni simili a quelli che procuraste al signor
Enrico.»

»Ebbene! allora sarò come la madre dei Maccabei; gli suggerirò di non
venir mai a patti cogli empi, d'essere martire, se fa d'uopo, della
propria fede. Alzerò la mia voce in mezzo ai persecutori, come Daniele
fra i dottori della legge; io....»

»Finitela una volta, finitela, o madre, la interruppe traendosela seco
Cuddy, e non annoiate più lungo tempo questa buona signora. Voi avete
predicato oggi per un mese. Non siete anche contenta delle faccende di
questa giornata? Voi avete fatto condurre in carcere il sig. Enrico,
siete stata cagione, che il signor del castello si levi inutilmente di
saccoccia venti lire sterline, denaro che continuerà a sospirare per
lungo tempo; mercè vostra siam banditi da una casa ov'eravamo stati
accolti con tutta ospitalità. A meno che non abbiate risoluto farmi
mettere sulla forca, non vedo qual cosa vi resti ancor da operare.»

Mausa lo seguì borbottando fra' denti le parole, _testimonianza_,
_spirito_, _luce_, _gran drago_, ed entrambi si posero in cammino senza
sapere ove troverebbero nuovo ricovero.




CAPITOLO VIII.

    »Figlio di Marte, crebbi sotto i paterni auspici
    »L'attestan sul mio petto nobili cicatrici:
    »E fei guerra a vicenda sul campo dell'onore
    »Alla Francia, ai rivali, gloria difesi e amore.»

                                         _Burns._


»Non vi lasciate vincere dalla costernazione, diceva strada facendo
Bothwell al suo prigioniero. Ho veduto che avete coraggio. Ebbene! il
peggio che possa accadervi è l'essere appiccato, ma in tempo di guerra
non è un disonore. Molti valorosi ebbero la stessa sorte. Già non posso
dissimularvi che la legge vi condanna, a meno che non vi prestaste ad
una sommissione convenevole, e che vostro zio non isborsasse una buona
ammenda per voi. Almeno sappiam che ha il modo di pagarla, quand'anche,
come pare, non ne abbia la voglia.»

»Il pericolo di mio zio è la cosa che più mi molesta, rispose Morton. So
che è affezionato al denaro quanto alla propria vita; e poichè a non
saputa di lui ho dato asilo per una notte a Balfour, fo voti i più
sinceri al cielo, onde il gastigo, qualunque esser possa, non cada che
sopra di me.»

»Ascoltatemi dunque. Voi siete giovine, vigoroso, ben fatto, della
persona: è fra le cose assai probabili, che vi propongano servigio in
uno dei reggimenti scozzesi mandati in terra straniera. Il partito non è
da disdegnare: se v'è il caso di venir alle mani, o se avete amici che
vi spalleggino, voi non tarderete ad aver patente d'ufiziale.»

»Tal gastigo non lo sarebbe per me, perchè non desidero meglio, ed è
appunto la cosa di cui parlava stamane a mio zio.»

»Da vero? Ma voi dunque non siete Presbiteriano?»

»Non ho mai parteggiato per alcuna delle fazioni che han portata la
discordia fra i miei concittadini. Ho vissuto fin qui tranquillamente
presso lo zio, e ve lo replico, io divisava raggiugnere qualcuno de'
nostri reggimenti stanziati fra gli stranieri.»

»Debbo sapervi buon grado di tal vostra idea che in certo modo fa corte
alle mie: così io pure ho incominciato carriera. Ho servito lungo tempo
in Francia fra le guardie scozzesi. Il diavolo mi porti se non è la
migliore scuola quanto a disciplina! Fate quel che volete se non siete
di servizio: nessuno ci bada. Ma mancate un giorno all'ordinanza, e vi
aggiustano per le feste! Questo accidente mi è accaduto una volta; e il
vecchio capitano Montgomery mi fece per sei ore continue star di
sentinella, legato ad un palo sul pianerottolo dell'arsenale ad un sole
ardente!... corpo di mille diavoli! Io ero cotto quanto il può essere
una testuggine nelle migliori taverne di Londra.»

»E sicuramente voi amerete il servigio militare!»

»Sopra tutte le cose! ben inteso però... senza pregiudizio delle donne e
del vino.»

»E faceste la guerra in Francia?»

»La nostra prima fazione era far la guardia alla persona del re, a Luigi
il Grande, o mio figlio. Ma abbiamo anche servito in alcune spedizioni
contro gli Ugonotti, e non mi fruttavano male, se debbo dirla; se non
altro mi addestrarono al genere di servizio che adesso mi tocca
prestare. Ma orsù! vedo che siete un buon camerata, ed è giusto che
abbiate la vostra parte sul contante regalatomi dal vecchio zio, perchè
a quel che penso dovea tenervi assai scarso di borsellino. Noi siamo
fatti così. Quando ci troviamo in denari non lasciamo mai nel bisogno i
colleghi.»

Sì dicendo, cavò di scarsella la borsa di sir David, e messole mano, ne
trasse fuori un pugno di monete d'oro, che, senza contarle, offerse ad
Enrico. Morton lo ringraziò senza accettarle; ma ad onta della
generosità manifestata in quel momento da Bothwell, non giudicò prudente
consiglio il far cenno del denaro ricevuto dalla governante; si limitò
quindi a dire che per allora non avea bisogno di alcuna cosa ed esser
certo che lo zio non lo avrebbe lasciato privo di soccorsi ogni
qualvolta glie ne avrebbe fatto richiedere.

»Poichè è così, queste monete continueranno a stivare la mia saccoccia.
Quando è ben piena, mi fo un dovere, finchè non sia vuota, di non
lasciar la taverna ammeno che non mi chiami il servizio. Se poi la borsa
è sì leggiera che il vento la possa portar via, lesti a cavallo! e
capita sempre qualche via di riempirla. — Ma a chi appartiene questa
torre che s'innalza in mezzo della foresta?»

»Voi vedete il castello di Tillietudlem, disse uno degli uomini a
cavallo. Qui dimora lady Bellenden, ottima fra quanti sono affezionati
alla causa del re e buon'amica de' militari. Allorchè riportai quel mal
colpo da uno di questi cani di Puritani, stato dietro una siepe ad
appostarmi coll'archibuso, passai un mese intero nella casa di questa
ragguardevole signora, e mi prenderei a patto d'essere ferito una
seconda volta, purchè avessi certezza che mi toccasse un ospitale di
quella fatta.»

»Molto bene! soggiunse Bothwell, voglio in tale occasione farle omaggio
del mio rispetto e chiederle ad un tempo qualche reficiamento pe' miei
uomini e pe' miei cavalli. Sono assetato come se non avessi bevuto di
sorte alcuna al castello di Milnwood. — L'è una gran bella condizione ai
tempi in cui siamo, proseguì volgendosi ad Enrico, la condizione di un
soldato del re! Non passa davanti a casa che non vi trovi onde
ristorarsi. Appartiene questa ad un Reale? Le offerte gli vengono
dall'amicizia. Entra in quella d'un fanatico Puritano? Si fa servire per
forza. Trovasi alloggiato da un moderato Presbiteriano, ovvero da
persona su di cui gravita qualche sospetto? il timore de' padroni gli
procaccia tutto quanto desidera: in guisa che v'è da guadagnare da tutte
le bande.»

»E _in guisa che_ voi divisate di fare una visita al castello di
Tillietudlem!»

»Sì certamente! come potrei dare ai miei superiori vantaggiose
informazioni sulle buone massime che guidano la padrona del luogo, senza
assaggiare il suo vin di Spagna? È questo vino il conforto delle vecchie
vedove d'alto grado, come la mezza birra è il conforto di vostro zio. Ma
voi ne assaggerete in nostra compagnia. Prigioniero o non prigioniero,
ciò poco monta; ho promesso trattarvi bene, nè accadde mai che Bothwell
mancasse alla parola data una volta.»

»Quand'è così non farete difficoltà a concedermi una grazia che debbo
chiedervi.»

»Purchè non si opponga al mio dovere, potete starne sicuro. Che
bramereste?»

»In questa famiglia io son conosciuto; non vorrei vi si risapesse
l'accidente occorsomi. Permettete ch'io ben m'avvolga nel mantello d'un
dei vostri uomini, e indicatemi soltanto come un prigioniero fidato a
voi, astenendovi dal pronunziare il mio nome.»

»Ben volentieri! Andrea, date il vostro mantello al prigioniero. — E voi
soldati, ricordatevi che è proibito il dire chi egli sia e dove lo
abbiamo arrestato, sotto pena, se trasgredite, di star per due ore sul
cavallo di legno, con un peso di cinquanta libbre a ciascun piede.»

Sì dicendo, giunse colla sua comitiva dinanzi a un andito in volta,
fiancheggiato da due torricelle, entro le quali abitava la famiglia d'un
contadino, che facea l'ufizio di guardian del castello. La porta di
questo andito, che nel durare delle guerre civili era stata fracassata
dai soldati di Monk, non venne riparata più mai. In quel tempo il
guardiano e la famiglia di lui trovavansi a lavorare ne' campi; però
Bothwell e la sua brigata non ebbero ostacolo ad inoltrarsi in quello
stretto e tortuoso corritoio, selciato di grossi mattoni: di lì montando
una salita ripida anzichè no si perveniva al castello, le cui
fortificazioni esterne vedeansi a quando a quando per mezzo agli alberi.
Era questa una fortezza fabbricata a' tempi de' Sassoni con tanta
saldezza, che tuttavia un aspetto ragguardevole presentava.

»Corpo di mille diavoli! sclamò Bothwell nel contemplarla. Fortuna che è
capitata in mano di gente dabbene! Se appartenesse a qualche Puritano,
basterebbero a difenderla contro uno squadrone di cavalleria dodici
vecchie colle lor rocche, sol che avessero metà della risolutezza onde
sfoggia la strega da noi lasciata a Milnwood. — Vediamo ora che cosa
dica l'inscrizione posta in fronte a cotesta porta. RIPARATA DA SER
RALPH BELLENDEN NELL'ANNO 1550. Per bacco! è un'antichità rispettabile.
— Conviene ch'io mi presenti con cortesi modi alla vecchia signora, e
che cerchi richiamarmi alla memoria alcuno de' complimenti di cui la mia
testa era piena quand'io frequentava le società di riguardo.»

Intanto ch'ei facea tali considerazioni, il cantiniere di Milady stava
guatando dalle feritoie coloro che giugnevano; laonde corse ad avvertire
la signora, come una brigata di dragoni insieme ad un prigioniero
s'avviasse al castello.

»Son certo, le diss'egli, che il sesto di questi è un prigioniero,
perchè lo vedo fra mezzo a due altri che gli tengono le redini del
cavallo; ed era sempre in tal guisa che conducevano i prigionieri ai
giorni del gran marchese.»

»Soldati del re! sclamò Lady Bellenden. Senza dubbio abbisognano di
qualche ristoro. Correte, Gudyil; dite loro che sono i benvenuti, nè vi
state dall'offerire ai medesimi tutto di che potessero aver mestieri. —
Poi or che ci penso! voglio riceverli io stessa. Non saran mai troppi i
riguardi verso persone che non la perdonano a fatiche per far rispettare
l'autorità del monarca. A me la mia grande mantiglia di velluto nero!
dite a mia nipote di raggiugnermi tostamente; che Jenny Dennison e due
altre donne di casa si preparino per seguirmi a qualche distanza!»

Tutti i quali ordini furono momentaneamente eseguiti; e lady Margherita
in tuon dignitoso discese fino al cortile del suo castello per ivi
ricevere decorosamente sì fatti ospiti. Bothwell nel salutarla prese
quel contegno di disinvoltura solita a contraddistinguere in allora i
cortigiani di Carlo II, nè da' suoi modi nulla trapelava più di quella
rozzezza ch'era propria ad un sergente di dragoni. E veramente Bothwell,
nel corso di una vita variamente agitata da moltiplici vicessitudini,
aveva talvolta frequentate compagnie adatte piuttosto alla nobiltà del
suo nascere che al grado da lui tenuto nella società. Ei disse pertanto
a lady Margherita, come gli rimanessero a far molte miglia prima di
sera, e quindi la pregava concedere per un'ora ricetto sì a lui che alla
sua truppa tanto di far riposare i cavalli.

»Ben volentieri! rispose lady Margherita. La mia gente avrà cura perchè
nulla vi manchi, e voglio sperare che in questo intervallo voi e i
vostri compagni accetterete qualche cosa per ristorarvi.»

»Non v'è chi ignori, o Milady, s'affrettò a dire Bothwell, esser questo
il solito stile onde i buoni servitori del re vengono accolti fra le
mura di Tillietudlem.»

»In tutte le occasioni, soggiunse lady Bellenden che molto si compiacque
di un tal complimento, procuro compiere i miei doveri con onore e con
lealtà. Anzi non è tanto tempo, signor sergente, dacchè sua maestà il
re, or sì gloriosamente regnante, e che forse ha tuttavia la clemenza di
rammentarsi di quanto son per narrarvi, si degnò onorare in persona il
mio castello, e accettare una colezione in una sala che vi sarà fatta
vedere, e che oggi ancora chiamiamo la sala del re.»

Bothwell avea già fatto scendere da cavallo i suoi uomini e raccomandato
a due d'essi di vegghiare sul prigioniero, per la qual cosa potea
continuare senza divagarsi il parlamento che la signora del luogo aveva
avuto la bontà d'intavolar seco lui.

»Poichè il re mio padrone, o Milady, ebbe il vantaggio di sperimentare
la vostra ospitalità, non maraviglio s'ella si estende a tutti quei che
lo servono, e il cui merito principale stassi nella fedeltà. Io poi
appartengo a sua maestà più da vicino di quanto la mia divisa di
sergente sembra indicarlo.»

»Davvero, o signore? Forse avrete fatto parte della casa reale?»

»Ne fo tuttavia parte, o Milady; ed ho quindi il diritto di vantarmi
congiunto per sangue alle famiglie le più nobili della Scozia, e forse a
quella ancor di Bellenden.»

»Non vi comprendo» soggiunse lady Margherita, che sollevò il capo in
aria schifiltosa, e intesa a provare come ella avesse per uno scherzo
male a proposito sì fatto dire.

»Nella condizione cui scesi, o Milady, è forse una follia in me il
riandare tai ricordanze; ma voi dovreste aver udito parlare del mio
avolo Francesco Stuardo, cugino germano di Giacomo I, che gli conferì il
titolo di conte di Bothwell. La vita di lui non fu che una lunga sequela
di sventure, nè il portarne il nome mi è stato sorgente di grandi
vantaggi.»

»Veramente, soggiunse lady Margherita con tuono di maraviglia ad un
tempo e di simpatia, avea ben io udito parlare che il pronipote di
quest'uomo celebre non godea d'uno stato corrispondente alla propria
nascita; ma fui ben lungi dall'immaginarmi, ch'egli avesse avuto sì poco
avanzamento nella carriera militare. Come può essere che la fortuna
abbia trattato così aspramente un germoglio della dinastia degli
Stuardi?»

»Tutto ciò, o Milady, è nel corso ordinario delle umane cose. Ho avuto
alcuni lampi di buona sorte. Ho votato più d'un fiaschetto in compagnia
di Rochester; mi son dato più d'una volta bel tempo insieme a Buckingam:
ho fatta la guerra ed avuta comunanza di diporti con Sheffield; ma tutti
questi amici, che m'ebbero volentieri per compagno ne' loro sollazzi,
non hanno poscia giammai pensato a giovarmi. Forse (aggiunse con
acerbità) non ho saputo mostrarmi assai commosso dall'onore, che questi
potenti grandi di nuova data compartivano ad un discendente degli
Stuardi coll'ammetterlo nella lor società.»

»Ma i vostri amici di Scozia, o signore Stuardo, la vostra famiglia che
in questo paese è sì numerosa e possente!»

»Che volete, Milady? Alcuni di questi m'avrebbero volentieri preso per
guardia delle loro foreste, godendo io fama di buon cacciatore; altri mi
avrebbero affidato l'incarico di difenderli in private querele perchè so
adoperar bene la spada. Avvene alcuni che in mancanza di più scelti
convitati m'avrebbero ammesso alla loro mensa non mi stando io dal
votare i miei tre fiaschetti con leggiadria; ma servir per servire,
parenti per parenti, ho preferito il prender servigio sotto mio cugino,
Carlo II, benchè la paga sia poca, e la divisa non molto brillante.»

»È una vergogna, un vero scandalo! proruppe lady Margherita. E perchè
non vi volgete a dirittura a sua maestà? Il re si troverebbe, cred'io,
ben sorpreso, in veggendo un rampollo della sua augusta casa....»

»Perdonate la franchezza d'un soldato, o Milady. Pur conviene ch'io lo
dica. Il re pensa molto più ai suoi propri rampolli che a quelli del
bisavolo di suo nonno.»

»In somma, signore Stuardo, dovete promettermi di dormire questa notte a
Tillietudlem. Aspetto qui domani il vostro colonnello, il bravo
Claverhouse, al quale il re ha molta obbligazione: vengono di fatto da
questo ufiziale i severi provvedimenti che sono stati presi onde
estirpare da' nostri dintorni tutti i facinorosi, tutti coloro che
aspirano a rovesciare il governo. Gli domanderò il vostro avanzamento,
il vostro pronto avanzamento, e son certa e del rispetto suo al sangue
che vi scorre per le vene, e de' riguardi di cui si pregerà verso una
lady che ha ricevuto tanti contrassegni di distinzione da sua maestà;
quindi non lascerà priva d'effetto la mia domanda.»

»Vi son grato, Milady. Rimarrò qui certamente poichè a tanto
m'incoraggiate; e mi giova anche perchè avrò più presto occasione di
presentare al mio colonnello il prigioniero che ho meco.»

»E chi è questo prigioniero, signore Stuardo?»

»Un giovane, se vogliamo, di buona famiglia, che ha dato ricovero e
agevolati i modi della fuga ad uno fra gli uccisori dell'arcivescovo di
Sant'Andrea.»

»Quale obbrobrio! sclamò lady Bellenden. Par fino impossibile che un
uomo di buona nascita consenta a farsi protettore d'un assassino, e
soprattutto dell'assassino d'un rispettabile vecchio, d'un arcivescovo,
d'un primate. Ho una prigione all'uopo, signore Stuardo; ve ne fo dar
tosto la chiave. È quella stessa prigione, entro cui il mio povero sir
Arturo Bellenden fece rinchiudere ventidue _wig_ dopo la battaglia di
Kilsythe; non può dirsi mal sana, perchè non è che due piani sotterra, e
dovrebbe anche avere uno spiraglio per rinnovar l'aria.»

»Domando mille volte perdono, o Milady. Non è già ch'io dubiti dei
meriti ammirabili della vostra prigione, ma ho promesso d'usare riguardi
al mio prigioniero; vi chiedo quindi per lui una stanza, e avrò cura io
di farlo custodire in modo che gli sia impossibile la fuga quanto se
avesse i ceppi ai piedi e alle mani.»

»Come giudicate più a proposito, signore Stuardo; niuno meglio di voi
conosce i vostri doveri. — Vi lascio. Ho dato gli ordini al mio
intendente Harrison onde siate provveduto di quanto vi possa occorrere.
Avrei il massimo piacere nel tenervi compagnia io medesima; ma...»

»Non fate complimenti, o Milady. Comprendo benissimo che la divisa di
sergente distrugge qualunque privilegio potesse derivarmi dal real
sangue di Giacomo V.»

»Non è per riguardo mio, signore Stuardo; mi fareste un torto col
crederlo!.... ma domani parlerò al vostro colonnello e spero vedervi
presto innalzato a tal grado, che vi renda più piacevole la ricordanza
del nascer vostro.»

»Temo assai, Milady, sul verificarsi della vostra speranza, ma non vi
sono quindi men grato delle buone intenzioni che a mio favore
manifestaste. Ad ogni evento avrò passata una buona serata col sig.
Harrison.»

Dopo di che lady Margherita gli fece un grazioso inchino, adatto a
provare quanti riguardi ella serbasse al regio sangue comunque scorresse
nelle vene di un sergente delle guardie; poi nel ritirarsi lo assicurò,
che tutto quanto trovavasi nel castello di Tillietudlem era a piacere di
lui e della sua gente a cavallo.

Al qual proposito il nostro sergente non si ristette dal prenderla
esattamente in parola. Da lungo tempo ei non era molto sofistico nella
scelta de' suoi compagni, e per vero dire sentì come avrebbe goduto di
maggior libertà standosene coll'intendente che costretto a passare la
sera colla cerimoniosa signora del castello. La sua prima fazione si fu
il procacciare al prigioniero una stanza, e la esaminò egli medesimo per
accertarsi che non vi fossero più d'un'uscita o modi facili per fuggire
dalle finestre. Posta indi una guardia alla porta promise a Morton
d'inviargli una cena, ed un fiaschetto del miglior vino che fosse nella
cantina di milady; indi s'andò a mettere a tavola con Harrison e con
Gudyil, che ne fecero ottimamente gli onori aggiugnendo appetito al
convitato col lor buon esempio.




CAPITOLO IX.

    Scorgi il lido tuttor, mia navicella,
    E se' ludibrio ai venti e alla procella.

                                _Prior._


Intantochè lady Bellenden avea col nobile sergente il colloquio da noi
narrato testè, la pronipote non accesa d'egual entusiasmo siccome l'ava
per tutto ciò che perteneva a regio sangue, nulla più sapea scorgere in
Bothwell d'un gaglioffone ben complesso, i cui lineamenti abbronzati
presentavano una singolare mescolanza d'imprudenza e d'abbiezione, di
gaiezza e di mal'umore; laonde si trasse in disparte con Jenny Dennison
che compiea verso lei gli ufizi di cameriera. Nè maggiore attenzione i
soldati ottennero da miss Editta, datasi unicamente a contemplare il
prigioniero, che per la cura appunto di nascondersi il volto col
mantello eccitava vie più la curiosità della giovane.

»Vorrei sapere chi sia questo povero infelice» diss'ella a Jenny.

»A ciò pensava io parimente, o miss Editta: io temea forse Cuddy; ma
Cuddy dovrebbe essere più piccolo. — Però.... non mi sarà tanto
difficile il saperlo, conosco uno di quei soldati.... il più giovane fra
i quattro.... quello che ha migliore fisonomia.»

»E in qual modo è che lo conoscete?»

»Mio Dio, miss Editta! Egli è Tom Holliday, quel soldato che fu ferito
pochi passi lungi da qui, e che si è trattenuto più d'un mese in questo
castello. Oh! posso domandargli quello che voglio, ben certa di non
averne ripulse.»

»Trovate adunque un'occasione onde chiedergli il nome del prigioniero,
indi venite a raggiugnermi nelle mie stanze. Egli è forse qualche nostro
confinante, qualche persona alla cui sorte prendiamo parte.»

Jenny adempiè tosto il ricevuto comando, nè fu tarda a ricondursi dalla
padrona, ma con tale fisonomia che ben ne dava a divedere la sorpresa e
la costernazione.

»Ebbene, Jenny! sclamò miss Bellenden. Che vuol dire questo smarrimento
che vi si legge nel volto? Il prigioniero sarebbe egli mai veramente il
povero Cuddy?»

»Cuddy, miss Editta! (Rispose Jenny, ben consapevole del cordoglio che
stava per arrecare alla sua giovine signora) no, no, non è Cuddy.... Oh!
chi l'avrebbe mai sognato?.... Egli è..... il sig. Enrico Morton.»

»Enrico Morton! sclamò Editta impallidendo a sua volta. Questa cosa è
impossibile, assolutamente impossibile. Lo zio di Morton non ha che fare
nulla co' ribelli. Il ministro di Milnwood ha prestato il suo giuramento
di sommissione alle leggi, Enrico non si è mai ingerito nelle sfortunate
nostre querele. Egli è del certo innocente.»

»Non son questi i tempi, o mia signora, in cui si cerchi sapere se un
uomo è innocente o colpevole. Fosse ei più bianco della neve che copre
le nostre montagne, si troverebbe modo, se almeno così si volesse, di
farlo comparire più nero d'un corvo. Ah! Tom Holliday mi ha affermato
ch'ei non è in rischio minor della vita.»

»Della vita! (sclamò miss Bellenden che appena avea forza di respirare)
fa mestieri ch'io 'l veda, ch'io gli parli.... Gli è assolutamente
d'uopo salvarlo.»

»Deh! mia cara miss, pensate a lady Bellenden, ai pericoli, alle
difficoltà. Egli è guardato a vista sintantochè arrivi il colonnello, e
se il povero sir Morton non arriva a convincerlo della sua innocenza,
vedo le cose avviate malamente per esso.»

»Se bisognerà ch'io muoia, o Jenny, morirò seco lui. Non mi opponete
pericoli o difficoltà. Fate ch'io parli ad Holliday, conducetemi a lui;
mi getterò a' suoi piedi, pregherò, supplicherò, gli dirò: _per poco che
abbiate un'anima!_....»

»Che cosa mi tocca ascoltare? miss Bellenden a' piedi d'un Holliday
parlando di anima a tal'uomo che sa appena d'avere un'anima! Cattivo
divisamento, mia cara padrona! e il cui buon successo inoltre è
impossibile! Quando siate veramente ferma nel voler vedere il sig.
Enrico, lasciate condurre a me tale faccenda; benchè per vero non veda a
che vi gioverà l'averlo veduto. Io so come debbo prendere la cosa con
Holliday; è desso che questa notte farà la guardia alla porta del
prigioniero. Ma primieramente gli è necessario, che addossiate una delle
mie vesti per non essere riconosciuta; e viene appunto a favorirne
l'oscurità della notte.»

»Andatemene presto a cercare una, o Jenny, non perdete un instante. Fa
d'uopo ch'io 'l veda. Troverò ben io qualche via di salvarlo.»

Jenny corse lesta nella propria stanza, e portando con sè una delle sue
vesti, la pose indosso alla padrona, che appoggiandosi al braccio di
lei, si avanzò con passo tremante verso la camera, ove Enrico stava
racchiuso.

Era situata nella torre principale sì fatta stanza, e metteva ad una
loggia, che Holliday stava scorrendo in lungo ed in largo; perchè
Bothwell fedele alla promessa di usare riguardi al prigioniero, non
volle mettere in una medesima camera con esso l'uomo cui lo aveva dato
in custodia. Holliday colla sua carabina sulle spalle scacciava la noia
dell'esser solo innaffiandosi a quando a quando il gorgozzuolo con un
fiaschetto di vino posto sopra una tavola, e che veniva dopo un boccale
di birra, cui la nostra scolta aveva già tracannata. Le due donne
giugnendo alla porta della loggia lo udirono cantare questi ultimi versi
della prima strofetta d'una canzone scozzese:

    Metti in bando i sogni tuoi,
    Monta in groppa insiem con me.

»Sopra tutto, dicea Jenny a miss Editta, lasciatemi fare. So come devo
condurre il mio uomo. Quanto a voi, non dite una sola parola.»

Dopo avere aperta la porta, assunse un tuono di civetteria villereccia;
e si mise a continuar la canzone al punto in cui l'aveva interrotta
Holliday.

    Quel giubbon non mi talenta.
      Invaghì di me un milordo.
      Già con lui stretto è l'accordo.
      Cerca un'altra che consenta
      Starsi in groppa insiem con te.

»Una disfida!» sclamò Holliday, e quel ch'è più due contra uno, ma un
buon soldato non si lascia mai far paura. Statemi ad udire. E così
continuò la canzone.

    Il milordo non ti cura,
      Mia regina, e a parlar schietto
      Ti burlò giurando affetto.
      Sarà ancor tua gran ventura
      Starti in groppa insiem con me.

»Adesso pagatemi la mia canzone» disse egli a Jenny, e in questa si fece
innanzi per darle un abbraccio.

»Adagino, sig. Holliday! adagino! le disse costei rispignendolo. Che
penserebbe di me mia cugina se vi lasciassi fare? Ah! se non vi
contenete con più decenza, vi giuro bene che non mi vedrete più. Non vi
vergognate d'aver sì poco rispetto pel nostro sesso? mi credeste qui
venuta con qualche intenzione?....»

»E perchè dunque ci siete venuta, miss Jenny?»

»Mia cugina ha bisogno di parlare al vostro prigioniero, al sig. Morton,
ed io soltanto venni per accompagnarla.»

»Davvero! Oh diavolo! E come contate di fare per entrare in quella
camera? Nè voi, nè vostra cugina mi parete sottili tanto da poter
passare pel buco d'una serratura. E quanto ad aprir la porta, mie
vezzose signorine, è inutile pensarci sopra.»

»È inutile pensarci sopra? È anzi quel che ha da essere» rispose senza
scompigliarsi Jenny.

»Me ne rallegro, miss Jenny; almeno l'idea è speditiva» e detto questo
ritornò a camminare su e giù per la loggia con al braccio la sua
carabina.

»Non volete dunque lasciarci entrare, sig. Holliday? Ebbene il male sarà
tutto vostro! Questa è l'ultima volta che mi vedrete e conserverò per me
quello che io aveva preparato per voi.»

E così dicendo si faceva passare dall'una all'altra mano un dollaro
d'argento.

»Dategli oro» le dicea sotto voce miss Editta.

»Oibò! per lui basta argento; e poi se gli offrissi oro prenderebbe
sospetto che foste d'una condizione più elevata di quanto date a
divedere. — Ebbene, sig. Holliday; Mia cugina non ha tempo di piantarsi
qui di fazione. Pensate se vi conviene lasciarci entrare; se no, buona
notte!»

»Un momento! disse il soldato, un momento! capitoliamo un tantino. Se io
permetto a vostra cugina d'introdursi là entro, mi terrete voi compagnia
sintanto che ella ritorni? Questa è la via di trovarci tutti contenti.»

»Ben pensata! E credete voi forse che mia cugina ed io siam donne di
tal'umore da avventurarci sole, ella con un giovine, io con un soldato?
No, no, sig. Holliday cancellatelo dai vostri libri. Mio Dio! qual
differenza tra le promesse e i fatti di certe persone! Quante volte v'ho
udito dirmi: _Domandatemi tutto quel che volete!_ e la prima volta che
vi chiedo qualche cosa, è questa la compiacenza che mi usate! Oh non era
così che si comportava il povero Cuddy, da voi tanto sprezzato! si
sarebbe tolto a patto di essere appiccato piuttosto che fermarsi due
volte a ragionare sopra una cosa di cui l'avesse pregato Jenny.»

»Cuddy vada al diavolo! sclamò il dragone. La mia speranza è che sarà
appiccato sul serio una di queste mattine. L'ho veduto quest'oggi a
Milnwood colla sua vecchia strega di madre ed ha mancato sì poco da
tenermelo per sicuro, ch'io non mel conducessi attaccato alla coda del
mio cavallo colle mani e co' piedi legati. Ah! c'era bene tutto il
motivo di fermarlo!»

»A maraviglia! a maraviglia! ma se voi costrignete Cuddy a prender la
fuga per mezzo a monti e foreste, abbiatevi occhio alla vita, perchè è
tale da giugnervi con un buon colpo d'archibuso; e affè! tira a segno;
fu il terzo alla gara del _pappagallo_. — Ma qui si va fuor di via. Voi
non volete dunque lasciarci entrare? Andiamo cugina, spacciamoci da
quest'uomo così scortese.»

»Aspettate anche un poco, Jenny. Diavolo! Mi credete sì inesorabile ad
ogni parola che dico? — Il sergente adesso dov'è?»

»A tavola che mangia e beve in compagnia di Harrison e Gudyil.»

»E gli altri miei camerati?»

»Corteggiano sei _galloni_ di birra, nè pensano che a votarli.»

»Se così è, non verranno qui che al momento di dovermi dare la muta;
vale a dire fra un'ora. Ma, vezzosa Jenny, mi promettete voi di venire
un'altra volta, e sola, a trovarmi?»

»Forse sì, forse no. Intanto ecco un dollaro, che vi procaccerà diletto
per lo meno quanto la mia compagnia.»

»Dio mi danni, se questo è vero! disse egli prendendo la moneta. Non
l'accetterei neanco se non fosse per compensarmi del pericolo cui mi
cimento. Se il colonnello sapesse quanto oso per voi, mi farebbe
cavalcare un cavallo di legno, alto come la torre di Tillietudlem. Su
via! Ecco aperta la porta! Entrate, ma non vi perdete troppo lungo tempo
a cianciare, e appena vi chiamo, uscite con prontezza come se udiste
sonare a raccolta.»

Entrate ch'esse furono, Holliday chiuse la porta, riprese la propria
carabina, e continuò, fischiando alternativamente e cantando, i suoi
giri lungo la loggia.

Morton stava seduto coi gomiti appoggiati sopra una tavola e col capo
sulle proprie mani. Sollevò gli occhi in udendo aprirsi la porta, e
allorchè s'accorse delle due donne che entravano, si alzò in piedi
facendo un atto di maraviglia. Editta, coperta d'un velo, rimaneva
addietro senza avere forza di inoltrarsi o di parlare; perchè la
modestia avea fatto sparire da lei quel coraggio che dianzi la
disperazione sola inspirolle. In quel momento non vedea più quai modi vi
fossero di soccorrere l'amante. Un caos angustioso d'idee le teneva
l'animo, e fra queste per sin la tema d'essersi degradata agli occhi di
Morton con una risoluzione mal conforme al decoro prescritto al suo
sesso, comunque le circostanze sembrassero in tal qual modo scusarla.
Rimasta immobile e quasi fuor di sentimento, l'ancella, al cui braccio
ella reggeasi, adoperava invano sforzi ad assicurarla e a restituirle il
coraggio dicendole sotto voce: »Ebbene, miss Editta, eccoci ove era
nostra intenzione di essere! Profittiamo del momento. Il sergente può
venire a far la sua ronda, e mai ci starebbe l'avventurare il povero
Holliday ad essere punito per averne usata cortesia.»

Intanto Morton incominciò a sospettare la verità delle cose. Chi altri
fuori d'Editta potea nel castello di lady Bellenden prendersi tanto
pensiere di lui? Pure la foggia delle vesti addossate dalla sua
incognita e il velo impedendogli ravvisarla, ei paventa persino
d'esternare i dubbi in lui nati, e di arrecare, se falsi, un torto a
colei che gli era scopo d'ogni tenera affezione. Finalmente Jenny,
fornita d'un'indole disinvolta e risoluta, che la rendea sommamente atta
a sostenere tai parti, si prese la sicurtà di rompere il diaccio.

»Sig. Morton, gli diss'ella, miss Editta afflittissima dello stato in
cui vi trovate viene ella stessa...»

Nè le fu mestieri d'aggiugnere maggiori cose. Enrico era già a' piedi di
miss Bellenden, già le avea presa una mano che si premeva al seno con
tenerezza, largheggiandole di ringraziamenti, che la commozione destata
nell'animo suo appena facea intelligibili.

Editta rimase immobile per alcuni minuti, siccome la statua d'una
divinità rimane immobile innanzi alle turbe d'adoratori che le tributano
voti. Tornata finalmente in se stessa, sciolse la propria mano da quelle
di Enrico. »Mi perdonerete voi, gli diss'ella, avendo appena forza
d'articolar le parole, mi perdonerete voi un atto che non so quasi io
medesima perdonarmi? Ma l'amicizia che da lungo tempo ho concepita per
voi è troppo forte per non lasciarmi il coraggio di abbandonarvi,
allorchè v'abbandonano tutti gli altri. — Perchè dunque siete voi
arrestato in tal guisa? Qual cosa può operarsi a vostro favore? Mio zio,
che porta sì buona opinione di voi, il signor di Milnwood, non vi
potranno essere giovevoli? Qual sarà la via onde salvarvi? Quali
argomenti avete voi per temere?»

»Nessuno (sclamò Enrico impadronendosi della bella mano che gli era
sfuggita, e che Editta allora non cercò più di ritrarre). Che che possa
omai accadermi, questo istante sarà stato il più delizioso della mia
vita. Io il riconosco da voi, cara Editta... Ah! avrei dovuto dire miss
Bellenden, ma vuolsi concedere alla sciagura un qualche diritto. — Sì,
riconosco da voi il solo istante di felicità che abbia abbellita la mia
esistenza, e fossi anche costretto a perdere la vita, una tal
rimembranza ne conforterà l'estremo periodo.»

»Ma è egli possibile, sig. Morton, che voi, il quale finora non
prendeste veruna parte nelle nostre civili dissensioni, d'improvviso vi
troviate fra mezzo ad esse, e fra mezzo in guisa che ad espiare il
vostro fallo non corriate rischio minore?...»

Qui tacque la giovinetta, poichè ritrose ne furon le labbra ad esprimer
la voce che la sua idea le suggeriva.

»_Della vita_; gli è quanto volete dire, rispose Morton colla massima
calma. Io credo cionnullostante che questa vita dipenda affatto dalla
volontà di chi dovrà giudicarmi. Le guardie cui sono affidato mi
dipingono, come cosa possibile, che io ottenga la permissione di
prendere servizio in un reggimento scozzese, ovvero in terra straniera.
Non ha guari, io contemplava con qualche soddisfazione una sì fatta
probabilità, ma dacchè vi ho riveduta, sento che l'esilio sarebbe per me
più crudele della morte.»

»È egli dunque vero che giugneste a tal d'imprudenza di mettervi in
qualche lega con alcuno degli sgraziati uccisori dell'infelice
arcivescovo?»

»Nè tampoco io sapeva che il delitto fosse stato commesso, allorchè
diedi asilo per una notte ad un di costoro, il quale però in altri tempi
avea salvata la vita a mio padre. Ma tale scusa non mi verrà fatta
buona. Eccetto voi, miss Bellenden, chi vorrà credermi? e vi confesserò
pur anco che se questa circostanza mi fosse stata nota, difficilmente mi
sarei indotto a lasciare in pericolo i giorni d'un uomo a cui mio padre
avea dovuto la conservazione de' propri.»

»E qual è il tribunale che dovrà decidere di vostra sorte?»

»Un tribunale, miss Bellenden? dimenticaste voi dunque che l'infelice
nostro paese non ne conosce d'altri fuorchè i consigli militari? Mi
venne annunziato che il mio giudice doveva essere il colonnello Graham
di Claverhouse.»

»Claverhouse! sclamò Editta. Oh Dio! siete condannato prima d'essere
inteso. Egli ha scritto alla mia ava che domani sarebbe qui a capo del
suo reggimento. Egli viene ad assalire una mano di ribelli assembratisi
nelle montagne di questa contea, e vie più infanatichiti dagli assassini
del primate. Le espressioni della lettera di Claverhouse, le minacce che
vi si contengono mi trassero a fremere, comunque fossi così lontana
dall'immaginarmi che.... che un amico....»

»Non vi abbandonate però ad eccessive inquietudini, mia cara Editta. Sia
pur severo Claverhouse! nessuno gli nega valore, nobiltà d'animo,
generosità. Io son figlio d'un soldato e come soldato difenderò la mia
causa. Forse ad una difesa franca e sincera Claverhouse concederà più
favorevole ascolto che nol farebbe un giudice civile, tremebondo schiavo
delle circostanze. Ve lo confesso. Oggi che tutte le molle della
giustizia son rotte in una guisa la più deplorabile, mi sarebbe meno
amaro il perdere la vita per una conseguenza del dispotismo militare,
che condannato da una sentenza, in apparenza legale, d'un giudice
corrotto, di un di que' tanti giudici, i quali, se conoscono ancora
quelle leggi che sono instituite a proteggerne, le adoperano a' dì
nostri per convertirle in istrumenti di dispotismo e di distruzione.»

»Voi siete nonostante perduto se Claverhouse vi dee giudicare.
L'infelice arcivescovo ne era intrinseco amico. Nella lettera, di cui vi
ho parlato ora, si esprime in chiare note non esservi da sperare grazia
di sorte alcuna per coloro che avranno dato asilo o soccorso a qualcuno
degli uccisori del primate: che non varranno nè scuse nè sutterfugi a
salvarli; ch'ei vendicherà la morte del prelato col far cadere tante
teste recise quanti capelli bianchi quel vegliardo aveva sul capo.»

Jenny stata sino allor silenziosa, in veggendo che i due amanti si
diffondevano in flebili considerazioni senza trovare rimedio alla
sovrastante disgrazia, si fece finalmente coraggio a dare ella pure il
suo avviso.

»Vi chiedo scusa, miss Editta, ma noi non abbiam tempo da perdere. Che
il sig. Morton metta la mia vesta e la mia mantellina; uscirà con voi
senza che Holliday lo riconosca. Intanto che ha bevuto di più, non gli
si dev'essere schiarita la vista. Voi indicherete al sig. Enrico la via
per uscir del castello, indi tornerete nel vostro appartamento; io
m'avvolgerò nel pastrano del fuggitivo, farò per una mezz'ora la parte
di prigioniero, indi chiamerò Holliday e gli dirò di lasciarmi
uscire[4].»

  [4] In tempi ben di poco posteriori a quelli narrati ora, vale a
  dire dopo la spedizione tentata sfortunatamente dal re Giacomo
  per risalire sul trono d'Inghilterra, e propriamente nel 1716,
  milady Milhisdale si valse, ed efficacemente, di un tale
  espediente per far fuggire dalla torre di Londra il proprio
  marito condannato a perdere il capo sotto la scure del
  carnefice. Ella rimase in vece del reo, e la corte ordinò la
  libertà di questa generosa donna che andò a raggiugnere in
  Francia lo sposo; fatto identico, cambiati i nomi propri delle
  persone e dei paesi e le epoche, alla prova d'amor coniugale ben
  tornata nel 1815 alla rinomata Francese, madama De la Vallette.
  — _Nota del Traduttore_

»Di lasciarvi uscire, soggiunse Morton! nè sapete voi che la vostra vita
pagherebbe per la mia fuga?»

»Non temete di ciò, rispose Jenny. Holliday avrebbe troppo interesse a
non confessare d'aver dato accesso in questo luogo a veruno; e
troverebbe tutt'altra scusa per dar ragione d'una tal fuga.»

»Molto bene! (sclamò Holliday che dopo avere ascoltato ogni cosa aprì in
quell'istante la porta). Non si potevano combinar meglio le cose. Per
tutti i diavoli, brava! Il male è che, se son cieco, non son poi sordo,
e affinchè il vostro bel divisamento andasse a buon termine, non
pensaste a parlar meno forte. Su via, miss Jenny, e anche voi signora
cugina, lo siate o nol siate, _marche!_ è sonata per entrambe la
ritirata.»

»Spero, mio caro amico (disse Morton ad Holliday con tuono conforme
all'agitazione in cui il suo animo si trovava) che non farete motto di
un tale divisamento, ed io per parte mia vi do parola d'onore di
custodire il segreto sulla compiacenza che usaste a queste signore col
permettere ad esse il vedermi. Se voi avete udito da principio a fine i
nostri discorsi, vi sarete accorto ch'io non accettai il partito
propostomi da questa buona figliuola.»

»Al diavolo la sua bontà! proruppe in tale esclamazione Holliday. Siate
però certo ch'io non amo le ciance, e per altra parte è interesse di
tutti noi il non farne. Ma quanto a questa galeotta, non mi garba che
vada impunita d'aver cercato d'ingabbiare un povero diavolo, non
colpevole se non se della troppa attenzione che fece alle sue scaltre
moine.»

Pur queste furono di nuovo l'armi con cui si difese Jenny; perchè si
mise il fazzoletto agli occhi e pianse, o almeno finse di piangere,
»Orsù! disse Holliday raddolcendo il tuono, se avete ancora alcuna cosa
da dirvi, che tutto ciò venga spacciato in due minuti! Ora non vi
vorrebbe altro se non che il mio imbriacone di sergente fosse preso
dalla fantasia di far la sua ronda una mezz'ora prima del solito, e
saremmo tutti colti in un leggiadrissimo trabocchello.»

»Addio, Editta (disse Morton ostentando una fermezza d'animo che egli
era ben lungi dal provare nel cuore) non indugiate oltre, e
abbandonatemi al mio destino. Posso ora sopportare con più coraggio le
mie sciagure, poichè ebbi la sorte di rivedervi, e poichè ad esse
prendete parte. Addio. Involatevi al rischio di venire scoperta.»

Sì favellando la condusse verso la porta, d'ond'ella uscì senza aver
forza di nulla rispondergli e reggendosi alla sua fedele Jenny.

»Ciascuno ha i suoi gusti, diceva Holliday nel chiudere la porta. Il
diavolo mi trascini s'io volessi dar dispiacere ad una giovane così
avvenente per tutti quanti i Puritani che vivono nella Scozia!»

Rientrata Editta nel proprio appartamento, si abbandonò all'eccesso del
suo dolore, e intanto Jenny si studiava addurle tutte quelle circostanze
che poteano lasciar travedere qualche raggio di speranza.

»Non vi disperate in tal guisa, o miss Editta. Chi sa quello che può
accadere? Il sig. Morton è un degno giovane, di buona nascita; non
useranno con lui del tutto come son soliti con que' poveri diavoli che
fermano nelle montagne, e che senza cerimonie fanno appiccare, se per
grazia le palle degli archibusi non li finiscono. Lo zio del giovane
Morton è ricco, e a furia di denari può trarlo d'impaccio. Vostro zio
ancora potrebbe giovargli assai, perchè è in buona armonia con tutti
questi _abiti rossi_.»

»Non la pensate male, o Jenny (disse Editta scotendosi allora dalla
specie di letargia in cui la teneva il cordoglio). Questo è momento di
operare, non di darsi alla disperazione. Trovate modo in questa sera
medesima di incaricarvi d'una lettera per mio zio.»

»Ch'io vada a Charnwood, miss Editta! a quest'ora! Non pensate che è
lontano più di sei miglia? che tutta la strada è coperta d'_abiti
rossi_? che per giugnere fin là è d'uopo attraversare una foresta? Non
so nemmeno se un uomo si prendesse un tale assunto. Povero Cuddy!
foss'egli qui! Non avrei da dirgli che una parola, e partirebbe senza
chiedere nè perchè nè come. Avessi almeno avuto il tempo di stringere
amicizia col giardiniere venuto in sua vece! Ma non conviene pensarci!
Ei sta per ammogliarsi colla brutta Meg Murdieson.»

»Eppure, Jenny, egli è mestieri che adoperando o preghiere o denari
troviate chi si conduca subito da mio zio. La vita mia dipende da ciò.»

»Non vedo ancora troppo bene a chi volgermi. Però (soggiunse Jenny dopo
avere meditato un istante) Gibby forse si prenderebbe un tale
incarico.... Ma chi sa se nemmeno conosce le strade? Può perdersi nel
mezzo del cammino. Può essere costretto a seguir ne' monti una banda di
Presbiteriani, o venir messo prigione dagli _abiti rossi_? può...»

»_Può, può, può!_... Conviene avventurarci a tutte queste probabilità di
disgrazie, quando non troviate un messo migliore. Cercate dunque tosto
Gibby, e preparatelo a partire segretamente di qui. Se trova chi il
fermi lungo la strada, non ha che ad addurre la sua commissione di
portare a Charnwood una lettera indirizzata al maggiore Bellenden...
Ch'ei però si astenga dal dir d'onde viene!»

»Faremo così: e gli prometterò un dollaro al suo ritorno.»

»Due, se adempie bene l'incarico.»

Intanto che Jenny andava a svegliare Gibby, solito a coricarsi ad una
stessa ora coi polli affidatigli in custodia, Editta scriveva la
seguente lettera al maggiore Bellenden.

  Mio Caro Zio.

_Bramo notizie della vostra salute. Temo vi tormenti la vostra gotta, e
mia madre ed io abbiamo provata grande afflizione non vedendovi alla
rassegna. Se siete in istato di movervi da casa, avremo grande
consolazione nell'avervi domani con noi. Viene a far colezione al
castello il colonnello Graham di Claverhouse, e senza dubbio gli
riuscirà più gradevole la compagnia d'un militare vostro pari che non
quella unicamente di due donne. Vi prego dire a mistress Carlford
d'inviarmi certa vesta di seta guernita di pizzi. La lasciai nel terzo
cassetto dell'armadio posto nella camera verde, che voi avete la bontà
di chiamare la camera di vostra nipote. Speditemi ancora il secondo
volume del Gran Ciro. Non ebbi tempo di terminare la lettura l'ultima
volta che venni a stare con voi. — Soprattutto non dimenticate di essere
qui domani mattina alle otto. Non mancate a ciò assolutamente. Prego il
cielo che vi conservi in buona salute e sono di voi carissimo zio_

                                        _Affezion. ed Ubbid. Nipote_

                                              Editta Bellenden

_P. S. Una banda di soldati ha condotto arrestato qui il vostro giovane
amico sir Enrico Morton di Milnwood; notizia che senza dubbio vi
arrecherà dispiacere. Ve ne avverto, caso mai giudicaste opportuno il
parlare al colonnello Claverhouse in favore dell'arrestato. Non ne ho
fatto discorso di sorte alcuna a mia madre. Voi sapete che ella non è
troppo bene impressionata per riguardo alla famiglia di questo giovane._

Dopo avere suggellata la lettera, la consegnò a Jenny, che non perdendo
tempo la rimise a Gibby, già allestitosi alla partenza. Nello stesso
tempo gli additò con tutta accuratezza la strada da tenersi, temendo
molto di qualche sbaglio per parte di costui, possibile vie
maggiormente, perchè ei non avea fatto più di cinque o sei volte un tal
viaggio, nè la memoria meglio dell'ingegno servivagli. Finalmente per
metterlo con maggior segretezza fuor del castello il fece uscire per una
finestra, che essendo contigua affatto a un grande salice, i rami della
pianta gli furono soccorrevoli a scendere sino a terra senza che gli
accadessero disgrazie.

Tornata allora presso miss Editta, la persuase a mettersi in letto, e si
sforzò parimente a darle speranze, che Gibby riuscirebbe nel suo
messaggio, non senza però sospirare l'assenza di Cuddy, in cui vi
sarebbe stato più da fidarsi.

Cionnullameno Gibby fu più felice messaggero di quel che fosse stato
cavaliere avventuroso nella trascorsa rassegna. Convien dire ad un tempo
che il caso lo aiutò meglio della sua intelligenza. Non ismarrì il
cammino che nove volte, e impiegò quasi ott'ore in un tragitto di sei
miglia, talchè al solo apparir dell'aurora si trovò innanzi al castello
di Charnwood.




CAPITOLO X.

    »Qui fa posa l'armata. Odi i cenni severi
    »Del duce. _Halt_ ai pedoni; _scendete_ ai cavalieri.

                                                _Swift._


Il vecchio cameriere del maggiore Bellenden entrò nella stanza del
padrone un'ora prima del solito, annunziandogli il corriere che giugnea
allora allora dal castello di Tillietudlem.

»Un corriere! esclamò il maggiore mettendosi a sedere sul letto: apri le
finestre, Pique, e alza le cortine. — Non vorrei credere che mia cognata
fosse inferma. — Ma leggiamo e sapremo tutto. — Ah! è lettera della mia
nipotina. — Hum! _la gotta!_ Che diamine! Ella lo sa pure; son sei mesi
e più che non odo parlare di gotta — _La sua vesta di seta!_ Par che non
ne abbia d'altre! — Il _Gran Ciro_! Vada al diavolo il _Gran Ciro_! — È
divenuta matta? Mandarmi un corriere a posta, farmi svegliare a cinque
ore del mattino per tutte queste baie! — Vediamo pur anche il poscritto.
— Oh! mio Dio! Presto, Pique! sellare il mio, il tuo cavallo! Conviene
partir sul momento!»

»Spero, signore, che non vi sieno cattive nuove dalla parte di
Tillietudlem!» disse Pique maravigliato del modo subitaneo e commosso
onde questi ordini gli vennero dati.

»Sì....no....sì. In somma è d'uopo ch'io mi trasporti là immediatamente
per parlare con Claverhouse. Dunque presto, Pique, il mio cavallo! Oh
mio Dio! in che tempi viviamo! — Il figlio del mio antico collega! — E
questa piccola zingara mi salta fuori colla _mia gotta_, colla _sua
veste di seta_; e riserva a un poscritto la cosa la più importante della
sua lettera!»

Pique non perdè tempo: onde il vecchio maggiore fu ben tosto a cavallo e
sulla strada che mena a Tillietudlem. Cammin facendo deliberò di non dir
nulla alla cognata sull'affare principale che colà il conducea, perchè
ben conosceva l'odio inveterato che questa donna nudriva contro quanto
sapeva di Presbiteriano, alla qual setta tutti i Morton appartenevano.
Per altra parte viveva nella fiducia, che la sola fama del proprio nome
sarebbe stata possente ad ottenere da Claverhouse la liberazione del
giovine amico.

»Leale come debb'esserlo, dicea fra se stesso, non può negare una grazia
ad un vecchio soldato mio pari; dovrebbe anzi ascrivere a sua ventura il
poter prestar servigio al figlio d'un altro vecchio soldato. Non ho mai
conosciuto buon militare che non fosse franco ed umano ad un tempo, e
benchè il nostro dovere ci obblighi talvolta alla severità, val sempre
meglio che l'esecuzione delle leggi sia affidata a noi anzichè a que'
praticoni del foro, gente di testa fredda e di falso cuore.»

S'interteneva ancora in tali meditazioni, allorchè Gudyil tuttavia
avvinazzato gli prendea le briglie del cavallo per aiutarlo a mettere il
piede a terra nel cortile di Tillietudlem.

»Ebbene, Gudyil! il veterano gli disse, mi pare che abbiate letta la
scrittura per tempo: _Il buon vino fortifica il cuore dell'uomo._»

»Che volete, signor maggiore? la vita è breve; voi ed io siamo fiori di
campo, gigli di valle, che fioriscano e che...»

»_Fiori, gigli!_ camerata mio, che vi lasciate sfuggire? i vecchi
peccatori pari nostri son piuttosto cardi selvatici e ortiche. Vedo però
che non vi state dall'innaffiare queste erbe?»

»Io sono, per la grazia di Dio, un vecchio soldato, sig. maggiore...»

»Dite un vecchio dissoluto, Gudyil.... Ma non monta. Annunziate il mio
arrivo alla vostra padrona.»

Gudyil condusse il maggiore in una sala, ove lady Margherita si dava
grandi brighe nel fare gli apparecchi convenevoli al ricevimento del
colonello Graham di Claverhouse, uomo rispettato ed onorato siccome eroe
da una delle fazioni che laceravano la Scozia, detestato come
sanguinolento tiranno dall'altra.

»Ve l'ho pur detto! (tai rimproveri ella volgeva in quel punto ad una
delle sue cameriere) quante volte dovrò ancora replicarlo? Tutte le cose
hanno da essere quest'oggi nello stessissimo ordine in cui si trovarono
quel dì memorabile quando sua maestà si degnò far colezione nel mio
castello.»

»Sì, milady, e mi ricordo...»

»Mi pare che non vi ricordiate nulla. Sua maestà colle proprie mani
spinse un fiaschetto di Bordò che gli stava a destra, verso un pasticcio
di salvaggina posto a sinistra. Ne rammento le parole: _Il Bordò ed il
pasticcio sono due buoni amici; non è lecito scompagnarli._ Tutto questo
vi è passato dalla memoria?»

»Oh no, milady! tanto più che me lo avete ripetuto più d'una volta; ma
ho creduto dover ordinare le cose, come erano all'atto che sua maestà
entrò in questa sala, ed allora il pasticcio stava a sinistra.»

»Non sapete quello che vi diciate. Le cose devono essere poste in
conformità del gusto che sua maestà si degnò manifestare. I gusti di sua
maestà devono essere legge per noi e per chiunque non sia stanco del
soggiorno di Tillietudlem.»

»Egli è facile il secondare i vostri voleri, o milady (soggiunse Misia
operando il cambiamento ordinatole dalla padrona) ma volendo mettere
tutte le cose nello stato in cui sua maestà le lasciò, sarebbe d'uopo
fare una breccia famosissima in questo pasticcio.»

La porta della sala apertasi in quel momento, trasse ad altre
considerazioni lady Bellenden.

»Che cosa volete, Gudyil? In questo momento non posso ascoltare nessuno.
— Ah! fratello mio, siete voi! disse con tuono di maraviglia al
maggiore. Quest'è veramente una visita mattutina!»

»Nè sarò quindi meno benvenuto, almeno lo spero, rispose il maggiore. Ho
saputo che Claverhouse facea oggi colezione con voi, ed ho giudicato che
questo giovane moschettone non avrebbe sgradito di trovarsi un istante
in corrispondenza con un vecchio archibuso qual mi son io.»

»Faceste ottimamente, o fratello; e vi avrei invitato, ma temei
che me ne mancasse il tempo. Voi vedete le faccende che mi dà
quest'apparecchio. Voglio che tutte le cose si trovino nello stesso
ordine in cui erano allora...»

»_Che il re fece qui colezione._ (La interruppe il maggiore che, non
meno di tutti gli altri amici e familiari di lady Margherita, tremava
quando la vecchia matrona intavolava questo capitolo; e ciò accadendo,
si studiava di terminarlo presto.) Me ne ricordo ottimamente. Sapete
ch'io mi teneva in piedi dietro la sedia di sua maestà.»

»Sì fratello mio, e venite a proposito per aiutare la mia reminiscenza
su tutte le particolarità di quella imbandigione.»

»No in fede mia! dopo quella colezione ne ho fatte tante, che m'hanno
dileguato dalla memoria la vostra. Ma a che servono questo baldacchino,
questi cuscini, questo gran seggiolone?»

»Trono, trono, fratello mio!»

»Bene dunque _trono_! Ed è da questo _trono_ che Claverhouse dee dare
l'assalto al pasticcio?»

»Oh no, fratello mio! questo trono avendo avuto l'onore d'essere seggio
a sua maestà, nessun altro dee più profanarlo. È posto qui soltanto a
commemorazione di quella gran giornata.»

»Faceste dunque male a collocarlo così in vista di un uomo che per
arrivare sin qui avrà fatto dieci miglia a cavallo, e troverebbe molto
piacevole l'adagiarvisi. — Ma dov'è Editta?»

»Sulla torre maggiore del castello. L'ho incaricata di avvertirmi
dell'arrivo de' miei ospiti.»

»Ah! l'avete posta alla veletta! Vado dunque a trovarla colà, e lascio
che terminiate di ordinare la vostra linea di battaglia; o se, come mi
sembra, avete già finito, vi consiglio accompagnarmi. Non sapete voi che
bello spettacolo da vedersi è un reggimento di cavalleria quando
marcia?»

Sì dicendo offerse in cerimonioso atteggiamento di vecchio cortigiano il
braccio a lady Margherita, la quale lo accettò ringraziando il fratello
con una di quelle riverenze che usavano un secolo prima dei tempi ora
descritti.

Saliti su per una scala a chiocciola, giunsero sul pianerottolo della
torre; ove trovarono Editta, non già in atto di chi aspetta con
impazienza e curiosità l'arrivo d'un reggimento di dragoni, ma pallida,
smarrita, e dando a divedere in ogni suo lineamento, che il sonno non ne
aveva visitate le palpebre in tutta la precedente notte.

»Ebbene, cattivella! le disse il maggiore. Che cosa dunque vi sentite?
Avete trascorsa la notte pensando al _gran Ciro_, o non piuttosto allo
spasimato _Artamene_? Voi mi sembrate la moglie d'un ufiziale, che tiene
in mano la gazzetta il dì successivo ad una battaglia, e teme trovare
nel novero dei feriti o morti il nome di suo marito.»

Fortunatamente per Editta, si fece udire in quel momento un lontano
fragor di tamburi; laonde non si pensò più a lei, e tutti gli occhi
furon volti alla parte d'onde si aspettava il reggimento. Prima che si
scorgessero gli uomini a cavallo, vedeansi a quando a quando per
traverso agli alberi lampeggiare le loro armi, che i raggi del sole
ripercotevano. Finalmente il reggimento comparve avanzandosi al suono di
musica militare; e di trecent'uomini in circa n'era la forza.

»Questo spettacolo mi leva trenta anni dalle spalle, gridò il vecchio
maggiore, benchè per vero dire non mi garbi niente il genere di servigio
cui questi poveri diavoli sono costretti; non contrasto già d'avere io
pure avuta la mia parte nelle guerre civili; ma non ho mai combattuto
più di buona voglia come allora quando era sul continente, e vedendomi a
fronte faccie di stranieri la cui lingua diversava dalla mia. È una cosa
che v'accora l'udire uno sfortunato chieder compassione nella vostra
lingua medesima, ed essere obbligato a menargli colpi di sciabola, come
se fosse un Francese che gridasse _miséricorde_. Eccoli che scendono ora
dalla montagna! Bella gente! e come ben messi e come ben armati! Quegli
che galoppa di fianco è senza dubbio Claverhouse. Sì: ora si mette a
capo di tutto il corpo per passare il ponte. Cinque minuti ancora, e gli
avremo qui.»

Passato ch'ebbero il ponte, si separarono in due bande. I soldati
condotti dai sottufiziali presero la via della cascina, ove lady
Bellenden avea fatto preparare quant'era necessario a riceverli; gli
ufiziali collo stendardo e colla scorta che lo custodiva salirono soli
il sentier discosceso che guidava al castello.

Lady Bellenden, Editta, e il Maggiore, allora scesero giù dalla torre,
sicchè il loro giugnere nel cortile fu contemporaneo a quello degli
ufiziali. Il portastendardo abbassò la bandiera ad onore di milady e
della nipote di milady. Intanto le vecchie mura di quel castello
rintronavano e del gradevole suono dei militari strumenti e dello
strepito prodotto dallo scalpitar de' cavalli.

Claverhouse cavalcava un nerissimo corridore, il più bello forse che
si vedesse in tutta la Scozia, ben addestrato, avvezzo al fuoco, e
a cui il cavaliere dovette più d'una volta la vita; le quali
congiunte circostanze acquistaron credenza ad una voce nata fra
quegl'ignorantissimi Puritani, che il demonio, cioè, avesse presentato
Claverhouse d'un cavallo su di cui nè l'acciaro nè il piombo poteano, e
che facea quindi maggiore abilità d'inseguirli al suo cavaliere. Scesone
il colonnello, i suoi primi passi furono verso lady Margherita, alla
quale con ogni cortesia addicevole ad un militare d'alto grado porse
atti di rispetto e di scusa per l'incomodo ch'era costretto arrecarle.
Lady Bellenden non ebbe modi nell'esprimergli il contento per la
circostanza occorsale di ricettare un sì distinto ufiziale, e un
servitore sì zelante di sua maestà. Finalmente quando non rimaneva più
nulla da dirsi per compiere il cerimoniale della cortesia, il colonnello
chiese di poter ritirarsi alcuni minuti col sergente Bothwell, per udire
la relazione che questi dovea presentargli.

Il maggiore colse questa occasione per parlare ad Editta, senza che
potesse udirlo lady Bellenden: »Perdeste il giudizio, mia cara nipote?
Scrivermi una lettera piena d'inezie, di _vesti_, di _sete_, di _Ciri_,
e serbare al poscritto la sola cosa che dovea rilevarmi.»

»Egli è che, caro zio, rispose esitando Editta, io.... io non sapea
troppo se..... se fosse decente che io.....»

»Ho capito, che voi prendeste parte nella causa d'un Presbiteriano; ma
io era amico del padre di questo giovane..... che bravo militare! Se
prese una volta l'armi per la cattiva causa, un'altra volta difese la
buona. Ad ogni modo vi comportaste con giudizio nel non far cenno di un
tale affare alla vostra ava; in questo v'imiterò. Ella ha massime
pregiudicate. Troverò l'istante di parlare in disparte a Claverhouse. —
-Ma entrano nel castello. Seguiamoli.»




CAPITOLO XI.

    »Sedersi a un desco, ov'è alla copia unita
    »La sceltezza de' cibi, cotal uso
    »Ad ogni viaggiator prudenza addita.

                                  _Prior._


La colezione apprestata da lady Bellenden non somigliava maggiormente
alle nostre colezioni d'oggidì, di quel che somigli alle nostre sale
odierne da mensa, quella sala lastricata in marmo entro cui fu
imbandita. Non vi si vedeano nè caffè, nè cioccolate nè tè, ma dilicati
lombi di vitello, bei presciutti, succose coscie di manzo, pasticci di
salvaggina, le cui esalazioni confortavano l'odorato; e fiaschi
d'argento colmi de' vini i più preziosi guernivano tutta la mensa.

Corrispondeva a questa sostanziosa magnificenza l'appetito de'
convitati, che per vero non si perdevano in ciance; e le lor mascelle
s'adoperavano con quella perseveranza che sol conoscono le persone use a
levarsi da letto innanzi giorno, e dedite ad esercizi e a faticosi
lavori.

Lady Margherita andava in estasi pel contento di vedere come si facesse
onore al suo banchetto, e rare volte dovette affaccendarsi per
sollecitare gli ospiti a gustare d'ogni vivanda di cui ringorgava la
mensa; perchè in que' giorni una matrona avrebbe creduto violare le
leggi dell'ospitalità, non si studiando il procurare un'indigestione ai
suoi convitati.

Solamente il colonnello che aveva al fianco suo miss Bellenden parea più
sollecito di farle la corte che di soddisfare il proprio appetito.
Editta ascoltava in silenzio le frasi gentili che le volgea Claverhouse,
animate da modi ben atti a provare, come la sua voce, avvezza ne' campi
a farsi udire quanto lo squillo della tromba guerriera, sapeva all'uopo
modulare gli accenti d'una dilicata galanteria. L'idea d'essere da
presso a quel formidabile comandante da cui dipendea il destino
d'Enrico, l'altra del terrore che il solo nome di Claverhouse inspirava
per ogni dove della contea, le tolsero per qualche tempo la forza di
parlargli e perfino di guardarlo in volto. Ma finalmente fatta men
paurosa dal gradevole suono di quella voce, osò fissare sovra di lui le
pupille, nè vide in quell'aspetto nulla di feroce, nulla che in
apparenza giustificasse i timori da essa concetti.

Graham di Claverhouse trovavasi tuttavia nel fiore di sua giovinezza;
mezzana ma ben proporzionata erane la statura; i suoi discorsi, i modi,
il gesto palesavano com'ei fosse uso a vivere nelle società le più
scelte. Avea sì regolari lineamenti da ingelosirne una donna. Occhi neri
ed accorti, bell'arco di sopracciglia, un colore vôlto al bruno sol
quanto bastava perchè effeminata non ne paresse la fisonomia, stupenda
capigliatura, un di que' nasi quai s'ammirano nelle statue greche,
formavano in lui tal complesso di pregi, qual lo bramano i pittori
all'uopo de' lor disegni, il bel sesso a quello di contentare la vista.

Tai meriti esterni sarebbersi detti più atti a farlo brillare in una
sala consacrata al piacere che in un campo di battaglia; e la soavità e
la gioia che gli si leggevano in viso lo poteano a prima vista far
credere piuttosto un seguace de' diletti che uno schiavo dell'ambizione.
Ciò non togliea nondimeno che non si fosse fatto conoscere per la sua
grande severità, intantochè gli stessi nemici suoi non poteano negar
giustizia alla prodezza ond'erasi segnalato in più d'uno scontro. —
Fornito d'animo intraprendente, e concepiva ed eseguiva disegni
arditissimi, possedendo ad un tempo tutta la sagacia suggerita da
Macchiavello. Intrepido in mezzo ai pericoli i più gravi, ardente nel
seguire ogni impresa una volta incominciata, così poco timoroso della
morte per se medesimo come indifferente nel darla ad altri, le voci
della politica gli parlavano con maggior forza che non quelle
dell'umanità e della natura.

Le discordie civili son fatte per partorir tai caratteri. Luminosissime
prerogative di animo, corrotte dallo spirito di parte, irritate dalla
opposizione giornaliera, prendono di frequente quelle tinte d'astio e di
viziosa indignazione che le privano d'ogni lustro lor primitivo.

Editta mostravasi tanto smarrita nel rispondere ai complimenti di cui
largheggiavale il colonnello, che l'ava giudicò necessario il
frammettere in soccorso della nipote una qualche frase del proprio.

»Dopo che mi son data al ritiro, si volse con tai detti a Claverhouse,
miss Editta Bellenden ha veduto ben di rado le grandi società; non è
quindi maraviglia se or prova qualche imbarazzo nel corrispondere alle
cortesi espressioni che le vengono addirizzate. Rare volte, colonnello,
ne capita la fortuna di ricevere qui un qualche ufiziale, e il giovane
lord Evandale è il solo che abbiamo il piacere di avere fra noi con
qualche frequenza. — Oh a proposito! Perchè dunque non v'ha egli
accompagnato?»

»Lord Evandale, o milady, marciava di conserva con noi; ma ho dovuto
metterlo in fazione insieme alla sua compagnia per dissipare un
attruppamento di questi sgraziati Puritani, che hanno ardito adunarsi ad
una distanza di cinque miglia dal mio quartier generale.»

»Oh! che mi dite? Non avrei mai creduto tanta presunzione in questi
sciagurati. In che tempi viviamo noi, colonnello! Nella Scozia poi vi è
uno spirito maligno che inspira ai vassalli la disobbedienza e la
ribellione. Nol credete! Un de' miei ha ricusato di portarsi all'ultima
rassegna. Mio Dio! non vi son leggi per punire tal genere
d'ostinazione?»

»Credo mi sarà facile trovarne una. Come si chiama il colpevole? ove
dimora?»

»Il suo vero nome è Cutberto Heudrigg, ma lo chiamiamo per solito Cuddy.
Il domicilio poi, non vel potrei additare nemmen volendo.
V'immaginerete, credo, mio colonnello, che dopo 

Showing first 200,000 characters. Full text: gutenberg.org/ebooks/43458