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Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

by Carlo Botta · Italian · Gutenberg #42848 · 758,841 chars · public domain (US)

The Project Gutenberg eBook of Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3
    
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Title: Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3

Author: Carlo Botta


        
Release date: May 30, 2013 [eBook #42848]
                Most recently updated: October 23, 2024

Language: Italian

Other information and formats: www.gutenberg.org/ebooks/42848

Credits: Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Barbara
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*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DELLA GUERRA DELLA INDEPENDENZA DEGLI STATI UNITI DI AMERICA, VOL. 3 ***

                          STORIA DELLA GUERRA
                          DELLA INDEPENDENZA
                                DEGLI
                        STATI UNITI DI AMERICA


                              SCRITTA DA
                             CARLO  BOTTA


                             VOLUME TERZO



                                MILANO
                         PER ANTONIO FONTANA
                            M.DCCC.XXVII




STORIA DELLA GUERRA AMERICANA




LIBRO OTTAVO


[1777]

Avevano i ministri inglesi già da lungo tempo, siccome abbiam narrato,
fatto il disegno di aprirsi la via dal Canadà sino alla Nuova-Jork per
mezzo di un esercito, il quale venuto dai laghi sulle rive dell'Hudson
si congiungesse nei contorni di Albanìa con tutto, o con una parte di
quello, che militava sotto gli ordini del capitano generale Howe. In tal
modo sarebbero state separate le province orientali dalle occidentali;
il che si credeva, avrebbe dato al certo la vittoria finale della
guerra. Imperciocchè le prime, dov'erano i popoli più avversi, oppresse
da quella prepotente forza, non avrebbero potuto correre in soccorso
delle seconde. Queste poi, quantunque molto lontane dall'Hudson,
avrebbero anche dovuto accostarsi alla fortuna del vincitore, sbigottite
dall'infelice caso dell'altre, abbondanti di leali, che si sarebbero
levati in capo, e fors'anche ingelosite contro la Nuova-Inghilterra per
la potenza sua, ed inritrosite, perchè foss'ella stata la principal
cagione, per l'ostinazione sua, delle presenti calamità. Che poi
quest'impresa non fosse per avere una difficile esecuzione lo dimostrava
l'opportunità dei luoghi tutti aperti, se si eccettua un piccol tratto,
alla navigazione; ed i Francesi medesimi l'avevano tentata nel corso
della precedente guerra. Si era sperato, che già fin nel varcato anno
sarebbe stata mandata ad effetto. Ma parte per gli ostacoli incontrati
sui laghi, parte per la perversità della stagione, e parte perchè,
mentre Carleton procedeva verso Ticonderoga, e per conseguente verso
l'Hudson, Howe, in luogo di salir su per questo fiume per incontrarlo,
si era volto a ponente, ed osteggiava la Cesarea, la cosa non era
riuscita. Ma ora si rinfrescavano vieppiù questi pensieri, e quello che
nei precedenti anni era stato solamente una parte del disegno, soggetta
anche agli accidenti, era diventato in questo il capo più essenziale e
necessario della guerra. Stava tutta la nazione britannica in
grandissima aspettazione, e pareva che di altro non si favellasse presso
la medesima, che di questa spedizione del Canadà, dalla quale si sperava
di breve il totale soggiogamento dell'America. Conciossiachè, o si
poteva senza ostacolo la congiunzione dei due eserciti effettuare, ed in
tal caso si otteneva di queto l'intento; o per impedirla gli Americani
ne sarebbero venuti ad una battaglia giusta, ed in questo caso non si
dubitava punto della vittoria. Nè i ministri avevano tralasciato alcuno
di quei provvedimenti, che ad una tanta impresa erano creduti necessarj;
avendo essi abbondantemente tutte quelle cose somministrate, che i
generali medesimi avevano saputo e immaginare e desiderare. Erasi il
generale Burgoyne, capitano molto esperto, pratico dei luoghi, ed
amantissimo della gloria, recato in Inghilterra nel trascorso inverno,
dove, fatte molte consulte coi ministri, aveva con essi, e formato il
disegno di questa fazione, e fermato il modo di eseguirla. Questi, presa
molta confidenza nell'ingegno suo e nell'ardire, e molta speranza
collocando in quell'ardentissimo desiderio, da cui era egli tormentato
notte e dì, di far chiaro il nome suo nelle cose della guerra, lo
elessero a Capo di tutta la impresa. Nel che ebbero poco rispetto al
grado ed ai servigj prestati in questa medesima provincia dal generale
Carleton, al quale pareva, spettasse il trarla a fine, poichè già
l'aveva incominciata. Era poi anche uomo, al quale bastava, del pari che
a qualunque altro, la vista di governarla con prudenza e con valore. De'
luoghi ancora era assai pratico, avendovi fatto dimora parecchj anni, ed
esercitatovi la guerra. Ma forse erano ai ministri dispiaciute la sua
ritirata dalle mura di Ticonderoga, e la ripugnanza, che dimostrato
aveva grandissima all'adoperar gl'Indiani in questa guerra. Forse anche
la severità sua nell'esercizio del generalato aveva contro di sè
concitati gli animi di alcuni uffiziali, che perciò diventarono poco
favorevoli rapportatori dell'azioni sue. Burgoyne poi determinatosi ad
usar la occasione era venuto in Inghilterra, dove favorito nella Corte,
serpentando alle porte dei ministri, essendo presente, promettendo mari
e monti, tanto fece e tanto disse, che, messo in disparte Carleton, fu
egli eletto generale di tutto l'esercito canadese. Ma il governatore,
vedutosi contro l'aspettazione sua privo del comando dell'esercito, e
ristretta l'autorità sua nella provincia del Canadà, dimandò licenza di
ritornarsene in Inghilterra. Arrivava Burgoyne sul principio del mese di
maggio a Quebec, ed incontanente poneva mano a fare con ogni possibile
sforzo l'uffizio, che stato gli era commesso. Niuna cosa lasciava
intentata per compir gli apparecchiamenti, ch'erano necessarj per
fornire con celerità e felicità la impresa. Arrivavano intanto
dall'Inghilterra le navi cariche d'armi, di munizioni e di bagaglie in
grandissima copia. Carleton con lodevole esempio di temperanza cittadina
secondava Burgoyne in tutti quei modi, che meglio poteva e sapeva,
usando efficacissimamente e l'autorità che gli dava l'ufficio suo di
governatore, e quella che dagli amici ed aderenti suoi, che erano
numerosissimi, derivava. L'opera sua riuscì di molta utilità, e già
tutte le cose erano in pronto per questa fazione, la quale doveva
definire la fortuna di tutta la guerra, e dell'America. Si noveravano
nell'esercito burgoniano tra fanti inglesi e lanzi, meglio di settemila
soldati di ordinanza, non inclusi quei di artiglieria; cioè circa
tremila ottocento Inglesi, ed il rimanente Tedeschi, tutti una bella e
buona gente. Gli artiglieri poi sommavano pressochè a cinquecento. A
questi debbonsi aggiungere quasi che settecento altri soldati, i quali,
sotto gli ordini del colonnello Saint-Leger, erano destinati a fare una
correrìa nella contrada dei Moacchi per ivi assaltare ed insignorirsi
del Forte Stanwix, altrimenti detto il Forte Schuyler. Questi si
componevano di alcune compagnie di stanziali inglesi con alcune reclute
jorchesi, pochi corridori di Anhalt e qualche banda di Canadesi ed
Indiani. Al principal nervo delle genti di Burgoyne erano, secondo il
disegno dei ministri e del generale medesimo, per accostarsi due
migliaia di Canadesi, parte combattenti, e parte spianatori, pallaiuoli,
e marraiuoli, dei quali si prevedeva, si avrebbe, per racconciar le
strade, grandissimo bisogno. Seguiva una numerosa banda di navicellai
per governar le navi sui laghi e sull'Hudson. Oltre i Canadesi che
seguitar dovevano l'esercito, fu fatta la chiamata a molti altri,
acciocchè corressero la contrada, e tenessero i posti mezzani tra
l'esercito, che procedeva verso l'Hudson, ed il presidio, che si
lasciava nel Canadà, il quale sommava, inclusi i fuorusciti montanari, a
meglio di tre migliaia di soldati. Era questo necessario per
intraprendere la comunicazione tra il nemico, ed i mal'affetti nel
Canadà, per raffrenare i disertori, per tramandar le novelle e gli
ordini prontamente, ed in ogni modo per tenere i paesi alle spalle
sgombri e sicuri. Nè qui si ristettero le richieste fatte ai Canadesi.
Molti ancora furon fatti venire per rassettar le fortificazioni del
fiume Sorel, i porti Chambly e San Giovanni, e l'Isola delle Noci. Fu
finalmente fatta tra i medesimi popoli un'accolta di saccardi per condur
all'esercito le vettovaglie, le armi, le munizioni sì da bocca che da
guerra, e tutti gli arnesi creduti alla fazione necessarj. Tra questi
non teneva l'ultimo luogo una grossa quantità di abiti militari da
fornirsi a quei leali, i quali, non si dubitava, sarebbero venuti col
favore della vittoria a congiungersi coi soldati regj. Ma si credette
anco, che allo stabilimento delle cose del Re importassero molto gli
aiuti degl'Indiani; e perciò aveva il governo ordinato a Carleton, che
facesse ogni sforzo, ed ogni arte usasse per raccozzarne il numero di un
migliaio, ed anche più, se si fossero potuti ottenere. Egli, quantunque
per l'umanità sua, che difficilmente poteva tollerare la crudeltà loro,
ed ancora perchè aveva per isperienza trovato, che nelle guerre giuste
ed ordinate, come questa era, doveva l'opera loro più dannosa riuscire
che utile, tuttavia si era con ogni possibile diligenza adoperato per
sollevar quei barbari, e fargli correre all'armi sotto le bandiere
inglesi. Nel che fece grandissimo frutto; conciossiachè o ciò procedesse
dall'autorità sua, la quale invero era grande presso quelle nazioni, o
dalla sete del sangue, o dal desiderio della preda, o dalla leccornìa
dei presenti inglesi, concorrevano a stormo, e talmente si affoltarono,
che i capitani britannici temettero, dessero piuttosto impedimento, che
novella forza all'esercito. Perciò furono costretti a dar licenza a
coloro, i quali, o meno atti parevano alla guerra, o più crudeli, o meno
disciplinabili. Il fornimento delle artiglierie era eccellentissimo, e
tale, che forse mai altro esercito eguale a questo ne trainò
altrettante, nè meglio instrutte, nè più acconciamente governate da
pratichi artiglieri. Si credette un tanto corredo di somiglianti armi
molto necessario per poter isbaragliare di leggieri un nemico
indisciplinato alla campagna, o per isloggiarlo dai luoghi forti e
difficili. I generali, che accompagnavano Burgoyne alla fazione, erano
tutti delle cose militari intendentissimi, e da ogni parte uomini di
guerra compiutissimi. Tra questi tenevano il primo luogo il generale di
artiglieria Philipps, che si aveva acquistato buon nome nelle guerre di
Germania, i brigadieri generali Frazer, Powel, e Hamilton, il
maggior-generale Reidesel brunswicchese, ed il brigadier-generale
Specht. Tutto l'esercito poi in un coi capitani era pieno di ardire e di
speranza. Già si promettevano nella mente loro la vittoria certa e la
conquista dell'America.

Essendo adunque ogni cosa in concio, e tutte le genti, sì proprie che
ausiliarie, arrivate, andò Burgoyne a por gli alloggiamenti presso il
fiume Bouquet sulla occidentale riva del lago Champlain, poco distante a
tramontana da Crown-point. Quivi sendo vicino il tempo di dar principio
alle ostilità, e temendo egli molto della barbarie indiana, la quale,
oltre il disonore che ne nasceva alle armi britanniche, poteva
grandemente nuocere all'esito di tutta l'impresa, si deliberò di raunare
questi Barbari a parlamento, e giusta un costume loro, di far quello
ch'essi chiamano _il banchetto della guerra_. In questa circostanza
favellò ai convitati molto gravemente, e con accomodate parole, affine
di eccitar l'ardor loro nella comune causa, e nel medesimo tempo di por
un freno alle crudeli voglie. Per questo molto s'affaticò nel metter
sotto gli occhi loro la differenza che passa tra una guerra che si fa
contro un comune nemico, nella quale tutta la contrada ed i popoli sono,
e debbonsi nemici riputare, e quella che di presente si esercitava, in
cui i fedeli coi ribelli, i traditori cogli amici tramescolati si
ritrovavano. Raccomandava loro, e severissimamente comandava, non
istessero ad uccider altri, se non coloro, che armati e contrastanti
incontrassero; alle donne, ai vecchi, ai fanciulli, ai prigionieri
perdonassero. Soprattutto contro di questi non usassero, nè lo
scarpello, nè l'ascia, neanco nel calore delle mischie. Solo gli
adoperassero contro i cadaveri di coloro, che morti avessero nelle
giuste battaglie; si guardassero bene sotto niun pretesto, colore o
sotterfugio di non iscarpellare i feriti, e nemmeno i moribondi, e molto
manco ancora di non uccidergli a fine di eludere la proibizione. Metteva
finalmente a prezzo ciascun prigioniero, che vivo gli conducessero
davanti, e minacciava le più aspre pene contro coloro che i viventi
scotennato avessero.

Mentre dall'un de' lati Burgoyne cercava di mansuefare la naturale
ferocia dei Barbari, da un altro si affaticava colle minacce di questa
d'intimorire i popoli, ed alla soggezione disporgli. Mandò egli a questo
fine un bando dal suo campo di Putnam-Creek, dato addì 29 giugno, nel
quale molto magnificava le forze degli eserciti e delle armate
britanniche, che da ogni parte dovevano l'America attorniare e correre;
con parole molto gravi, e con colori assai vivi dipingeva le enormità
commesse dai Capi della ribellione, siccome pure l'infelice condizione,
alla quale era ridotta l'America per opera loro. Rammentava le
arbitrarie incarcerazioni ed i tormenti fatti sperimentar a coloro, che
fedeli si erano dimostrati al Re ed alla patria loro; andava spaziandosi
col descrivere la tirannide esercitata dalle assemblee e dai Consiglj
contro i quieti sudditi, senza distinzione di età e di sesso,
perch'erano essi, o forse perchè solo si sospettava che fossero a quel
governo aderenti, sotto il quale erano nati, e tanto tempo vissuti, ed
al quale erano da ogni legge divina ed umana obbligati. Ricordava, che
si era fatto violenza alle coscienze coll'aver forzato ai giuramenti, od
all'armi coloro, che le inudite usurpazioni detestavano. Proseguiva con
dire, che veniva con un fiorito e potente esercito da parte del Re per
por fine a tante enormità; che invitava i buoni a congiungersi seco lui
per ristorar l'autorità delle leggi; che i casalinghi, gli industriosi,
gl'infermi protetti avrebbe, purchè continuassero a starsene quieti, ed
i bestiami, le biade, e qualunque spezie di foraggi rimossi non avessero
dai luoghi loro, o rotto i ponti, o guaste le strade, e nessun'altra
dimostrazione nimichevole fatto avessero; che fornissero il campo di
ogni sorta di viveri, i quali a contanti sarebbero stati a giusti prezzi
pagati. Denunziava finalmente una terribil guerra a tutti quelli, che,
con menti caparbie ed indurate, nella ribellione continuato avessero;
minacciando loro, che la giustizia e la vendetta gli attendevano in sul
campo, accompagnate dalla devastazione, dalla fame, e da tutti quegli
orrori, che sogliono loro tener dietro. Gli ammoniva in ultimo, non
isperassero di trovare scampo per la lontananza, o nei nascondiglj;
perciocchè solo, che rallentasse il freno agl'Indiani, che a migliaia
(magnificando il numero loro per ispaventare) lo seguitavano, avrebbero
essi razzolato in tutti i canti, e, trovatigli, a condegno gastigo
tratti i nemici della Gran-Brettagna e dell'America.

Questo bando, il quale era poco degno del capitano di una polita
nazione, fu molto, e molto meritevolmente, non che nelle due Camere del
Parlamento, ed in tutta l'Inghilterra biasimato, ma in tutta l'Europa da
tutti gli uomini temperati e generosi. Nè vale il dire, siccome si scusò
Burgoyne, che l'avesse fatto per isbigottire, e non per eseguirlo.
Imperciocchè colle armi esercitate secondo l'usanza delle nazioni
civili, e non colle minacce dei Barbari si debbono i nemici intimorire.
Senza di che le soldatesche, e massimamente gl'Indiani, erano pur troppo
già di per sè stessi inclinati al sacco ed al sangue, e ad intender
daddovvero quello, che forse per finta e per arte annunziava il
capitano. Male si può scherzare con questa sorta di gente, e la materia
stessa non era da burla. Checchè di ciò ne sia, operò il bando un
effetto tutto contrario a quello che l'autor suo ne aspettava.
Quell'ardita generazione di uomini, e molto latina di bocca, che abitano
la Nuova-Inghilterra, non che non ne impaurissero, se ne trastullavano,
ed incontrandosi per le compagnevoli brigate, andavan dimandando l'un
l'altro le novelle di quel ventoso intronamento, come lo chiamavano, e
di quelle vesciche che venuto era a vendere in America l'ampolloso
capitano della Gran-Brettagna.

Gittati Burgoyne questi fondamenti alle cose sue, dopo d'aver soprastato
alcuni giorni a Crown-point per ordinarvi e riempirvi i magazzini, per
fondarvi gli ospedali, e per altri servigj farvi, necessarj
all'esercizio della guerra, procedeva con tutte le sue genti alla volta
di Ticonderoga. L'ala dritta marciava sulla riva occidentale del lago,
la sinistra sull'orientale, e la battaglia era trasportata sulle navi
per le acque del lago medesimo. La presa di quella Fortezza, senza la
quale non si poteva a patto nessuno passare più oltre, era la prima
fazione che si proponeva di fare l'esercito reale. Era il luogo assai
forte per natura e per arte, e si aveva ancora la memoria dell'infelice
assalto datogli nel 1758 dalle genti britanniche contro le francesi, che
vi erano dentro. Ma parte per levarsi dal viso quella macchia, parte
perchè tal era l'ardire del presente esercito di Burgoyne, che ogni più
difficile impresa, piana e facile riputava, credeva di doverne fra
brevissimo tempo riportar la vittoria. Giungevano sotto le mura di
Ticonderoga il dì delle calende di luglio. Nel medesimo tempo quella
squadra spedita, che abbiam detto dover correre il paese dei Moacchi,
condotta da Giovanni Johnson, e dal colonnello Saint-Leger si moveva da
Oswego, per andar ad osteggiare il Forte Stanwix. Il quale acquistato,
s'intendeva, dovesse recarsi a campo tra questo medesimo Forte e quello
d'Edoardo, posto sulle rive dell'Hudson, a fine di tagliare il ritorno
alla guernigione di Ticonderoga, ed ivi congiungersi col grosso
dell'esercito.

L'esercito americano, al quale era commessa la cura di contrastar il
passo alle genti del Re, e difendere Ticonderoga, era troppo più debole,
che non si conveniva ad un tanto bisogno; che anzi era stato sì stremo
di soldati durante l'inverno, che si temette, non gl'Inglesi non se ne
impadronissero per una battaglia di mano. Giunta la primavera, e
spesseggiando ogni dì più gli avvisi, che l'esercito nemico si
avvicinava, faceva il generale Schuyler, al quale aveva testè il
congresso dato il comando di tutte queste genti, ogni sforzo, ed ogni
arte usava per fare accolta di nuove. Desiderava egli, e sperava di
raccorre un novero almeno di dieci migliaia, il quale era necessario per
l'opportuna difesa di tutti quei luoghi. Ma la bisogna dello arrolare
procedeva molto lentamente. Ripugnavano in questo tempo i popoli
grandemente a condursi sotto le insegne, sia per una naturale freddezza,
sia perchè, o per arte degl'Inglesi, o per credenza dei capitani
americani si era divulgata la opinione, che l'esercito del Re non
dovesse già fare la fazione di Ticonderoga, ma sibbene che imbarcatosi
pel San Lorenzo, e quindi viaggiando per mare, fosse per andar a
congiungersi con quello del generale Howe. Per le quali cagioni,
allorquando le genti del Re apparvero improvvisamente sotto le mura di
Ticonderoga, se quelle di Schuyler arrivavano, certamente non passavano
il novero di cinque migliaia, incluse quelle che si trovavano dentro la
Fortezza, le quali sommavano ad un dipresso a tre migliaia, numero poco
sufficiente a difendere un sì gran circuito di mura, e tante pendici.

Siede Ticonderoga sulla riva occidentale di quell'emissario, pel quale
le acque del lago Giorgio scorrono in quello di Champlain.
Quest'emissario è lungo da dodici miglia, ed alla sua bocca inferiore
verso il Champlain è posta appunto la Fortezza di Crown-point.
Ticonderoga è fondata sopra una punta di terra, la quale da tre parti è
circondata dalle acque, le sponde delle quali sono alpestri e dirupate.
La parte a maestro, la quale sarebbe aperta, ha per difesa una profonda
palude, e le fortificazioni già fatte construrre dai Francesi. Gli
Americani avevano questo fianco assicurato con nuove fortificazioni.
Istessamente sulla sinistra un po' più in su verso il lago Giorgio nel
luogo dov'erano i mulini da segare, fatto avevano nuovi bastioni,
siccome pure sulla dritta un po' più in giù verso il lago Champlain.
Dall'altra parte dell'emissario, cioè sulla riva orientale di lui, e di
rincontro a Ticonderoga havvi un poggio, che gli Americani chiamarono
col nome di monte Independenza. Molto diligentemente lo affortificarono,
e munirono con grosse artiglierie. In cima al poggio, dov'era una
piccola pianura, construssero un Forte stellato, e sui fianchi grosse
trincee e ripari, perchè stessero a sopraccapo, e difendessero quelle
fatte a riva l'acqua. E perchè la comunicazione tra Ticonderoga ed il
monte Independenza fosse libera ed aperta, avevano gli Americani
edificato un ponte sull'emissario, opera di molta fatica ed industria.
Consisteva esso in ventidue grosse travi conficcate profondamente nel
letto dell'acqua, le quali servivano di pile. I tramezzi poi erano fatti
di grosse assi fortemente tra di loro e colle pile collegate con catene,
ed enormi aguti ribaditi. Ma siccome il nemico, che abbondava di
navilio, poteva facilmente venire contro il ponte e romperlo, così
avevano essi ficcati nel fondo da una riva all'altra dell'emissario
davanti, o sia sotto il ponte, alcuni aguzzi stecconi uniti insieme con
barre di ferro riconficcate, e con grosse catene. In tal modo non solo
era aperta la via tra l'un Forte e l'altro sulle due rive
dell'emissario, ma ancora l'adito affatto chiuso da tramontana a ostro.
Quella parte dell'emissario ch'è sotto Ticonderoga, ed è il capo del
lago Champlain, si allarga molto, e diventa capace di grosse navi, ma
l'altra parte, ch'è sopra la Fortezza, ed è la coda del lago Giorgio, è
molto stretta e difficile pei gorghi e le cadute. Ma sotto le mura di
Ticonderoga viene a congiungersi con esso lui sulla sua destra riva un
altro fiume, o piuttosto fiumana, che chiamano in questo luogo
Southriver, e più in su, come già abbiamo detto in uno dei precedenti
libri, Wood-creek. Tutte queste acque congiunte insieme formano una
specie di lago a ostro del ponte sopraddetto, e la punta di terra che si
comprende tra le medesime chiamano, essendo essa elevata a guisa di
monte. Sugar's-hill. La chiamavano altre volte Mount-Defiance, o sia
monte Diffidenza. Questo monte signoreggia del tutto Ticonderoga,
dimodochè chi ne fosse padrone, e vi conducesse in cima le artiglierie,
potrebbe battere e rovinar a posta sua la Fortezza. Di ciò si erano
benissimo avvisati gli Americani, e fattovi su una diligente consulta.
Ma considerato, che di già troppo erano deboli per guardare le altre
fortificazioni, si rimasero dall'occupare e fortificar questo monte.
Speravano altresì, che la difficoltà della salita, ch'era grandissima,
in un colla asprezza ed ineguaglianza della cima avrebbero trattenuto il
nemico dal voler tentar di montarvi, ed impeditolo soprattutto di trarre
fin là su le artiglierie.

Era il generale Saint-Clair preposto alla custodia della Fortezza di
Ticonderoga con un presidio di tremila soldati, dei quali un terzo erano
milizie delle province settentrionali. Ma mancavasi di molte cose
necessarie alla difesa, soprattutto di armi, particolarmente di
baionette tanto necessarie per ributtar il nemico, che tentasse di
salire sulle mura. Essendo comparsa l'ala dritta dell'esercito
britannico condotta da Philipps ai due di luglio sul fianco sinistro
della Fortezza, Saint-Clair, o perchè fosse egli stesso troppo debole
per difender tutte le pendici, o che credesse il nemico meno forte di
quello ch'egli era veramente, fe' votare tutti quei ripari, che si erano
fatti sulle rive dell'emissario del lago Giorgio sopra Ticonderoga. Il
che eseguirono i suoi prestamente, non senza però aver prima guasto ed
arso ogni cosa, e massimamente i mulini da segare. Philipps, usando la
occasione, s'impadronì, senza che gli assediati alcun motivo facessero
per disturbarnelo, di un posto di molto momento chiamato il Mount-Hope,
o monte Speranza, dal quale non solo signoreggiava da sopraccapo le
fortificazioni loro, ma ancora tagliava loro affatto la via da
Ticonderoga al lago Giorgio. Occupato il monte Speranza, tutta quella
schiera inglese, ch'era passata sulla riva occidentale del Champlain, si
distese da quel monte a questo lago, di maniera che tutto il fianco
della Fortezza, che guarda verso maestro, era investito, e la via
serrata per la parte di terra. La schiera tedesca guidata da Reidesel,
la quale aveva camminato sulla riva orientale del lago, era giunta
anch'essa sotto le mura della Fortezza, e stava alloggiata a
Three-Mile's-point distendendosi dalla riva del lago, ed essendo
attelata dietro il monte Independenza sino all'East-creek. Di là poteva
essa facilmente, procedendo più avanti, occupare quello spazio di terra,
ch'è frapposto tra l'East-creek ed il South-river, o sia il Wood-creek;
ed in tal modo serrare affatto il passo agli Americani sulla destra riva
del Wood-creek medesimo, per la quale si ha la via a Skeenesborough. Ma
il posto di maggior importanza da pigliarsi dagl'Inglesi quello era del
monte Diffidenza, il quale sta a ridosso, e signoreggia tutta la
Fortezza. E certo era, che, occupato questo e condottevi le artiglierie,
la guernigione doveva o votar precipitosamente la Fortezza, o venirne ai
patti. Fu il monte Diffidenza attentamente esplorato dai generali
inglesi, i quali vennero in isperanza, sebbene credessero ciò non
potersi senza molta fatica e difficoltà eseguire, di potervi salire e
piantarvi in cima le artiglierie. Dal detto al fatto si misero
all'opera, e con tanto studio lavorarono nello sterrare e spianare, che
il giorno cinque era fatta la via e montati i cannoni, di maniera che
all'indomani si poteva dar la batteria. Il presidio non s'ardì mai di
saltar fuori per noiar gli assedianti nell'opere loro, ed impedire o
almeno ritardare i lavori dell'oppugnazione. Trovavansi adunque in
grandissimo pericolo di avere di corto chiuse tutte le strade alla
ritirata. S'accorgevano benissimo, che, perduto il monte Diffidenza,
Ticonderoga non aveva più rimedio; e che non potevano sperare di far una
breve, non che una lunga resistenza. L'unica via allo scampo, che
rimaneva loro, era lo stretto passo tra l'East-creek ed il Wood-creek,
che Reidesel poteva chiudere ad ogni momento. In questo stato di cose
Saint-Clair, chiamati a Dieta i Capi del presidio, ed esposto loro il
vicino pericolo che correvano, i progressi fatti dal nemico, e
l'imminente chiusura da tutte le parti, richiedevagli, se paresse loro
bene, si votasse tostamente la Fortezza. Tutti opinarono del sì. Nessuno
non potrà negare, che questa deliberazione della Dieta militare di
Ticonderoga non sia stata necessaria; poichè oltre i progressi fatti dal
nemico nella circonvallazione, il presidio era sì debole, che non poteva
difendere la metà delle fortificazioni, e sarebbe stato fra breve tempo
totalmente dall'incomportabile fatica oppresso. Rimanendo si perdeva e
la Fortezza ed il presidio; partendo, quella si perdeva solamente, e
questo si poteva condurre a salvamento. Sapeva ancora Saint-Clair, che
Schuyler, il quale si trovava a quei dì al Forte Edoardo, non aveva
forze sufficienti da difendere sè, non che da poter soccorrer gli altri.
Ma quello, del che non si è mai addotto, nè che presso nessuno ha
trovato scusa, si è, che giacchè i generali americani conoscevano sè
stessi impotenti a difender la Fortezza, non l'abbiano più tostamente, e
nel buon dì abbandonata. La qual cosa, se avessero eseguita, e la
ritirata sarebbe stata sicura, e le bagaglie, le munizioni e le armi
avrebbero potuto tutte trasportarsi in salvo. Che se poi erano essi
ingannati intorno la forza del nemico esercito, e molto più debole lo
riputavano di quello ch'era, ciò dimostrerebbe pure una imperizia
nell'arte della guerra, che non si potrebbe abbastanza biasimare.

Ma tornando al filo della storia, i Capi americani, fatta la
risoluzione, si fecero ad eseguirla. La notte dei cinque si mettevano
all'impresa. Saint-Clair guidava l'antiguardo, il colonnello Francis il
retroguardo. Ordinavano ai soldati, procedessero con grandissimo
silenzio, e portassero seco panatica da logorare per otto giorni.
Imbarcaronsi a molta fretta su dugento battelli, che stavano
apparecchiati, e su cinque bastarde tutti i soldati invalidi, le
suppellettili dell'ospedale, e di munizioni e d'artiglierie tutte quelle
che per la brevità del tempo fu permesso; le rimanenti si guastarono, o
chiodarono. Montò sulle navi per guardia il colonnello Long col suo
reggimento ed alcuni soldati scelti. Allo stendare si spegnevano i lumi.
Queste cose si facevano con grand'ordine dentro Ticonderoga, non senza
qualche confusione al monte Independenza. Si passava parola, andassesi a
far la massa generale a Skeenesborough, le navi procedendo pel
Wood-creek, la gente da terra per la via di Casteltown sulla destra riva
di quella fiumana. Usciva alle due della mattina da Ticonderoga
Saint-Clair, seguivalo alle quattro Francis. Gl'Inglesi non si addavano,
ed ogni cosa procedeva prosperamente. Ma in questo mezzo tempo il fuoco
appiccato ad una casa sul monte Independenza subitamente rischiarò
l'aria all'intorno. Ciò diè avviso al nemico, e gli discoperse tutto
quello che succedeva. Gli Americani, conosciuta la cosa, si sgomentarono
e disordinarono. Procedettero ciò nondimeno, sebbene all'inviluppata,
sino ad Hubbardton, dove fecero alto per pigliar riposo, e raccorre gli
smarriti. Ma intanto gli Inglesi non istavano a bada. Frazer coi soldati
leggieri, i granatieri ed alcune altre compagnie di corridori gli
seguitava per terra, prendendo il cammino sulla destra della fiumana.
Veniva dietro velocemente co' suoi Brunswicchesi Reidesel, sia per
riunirsi con Frazer, sia per operar da sè secondo le occasioni. Burgoyne
si determinò di far il perseguito in persona per la via del fiume. Ma
per poter ciò fare era mestieri disfar prima lo stecconato, e poscia il
ponte che avevano gli Americani construtto davanti Ticonderoga. Posero
tosto i marinari ed i guastatori inglesi la mano all'opera, ed in men
che non si potrebbe credere, questi congegnamenti, che tanta spesa e
tanta fatica costato avevano, furono distrutti. Entrarono adunque le
navi di Burgoyne, e con grandissima rattezza procedettero pel Wood-creek
in cerca del nemico. Non si sostava nè per la via di terra, nè per
quella dell'acqua. Alle tre dopo mezzodì l'antiguardo inglese composto
delle navi più leste arrivò poco distante dalle cascate di
Skeenesborough, ed attaccò la battaglia colle bastarde americane. In
questo mezzo tre reggimenti furon posti a terra nel South-bay, che è il
sinistro ramo del Wood-creek, acciò, valicata una montagna con molta
celerità, riuscissero alle spalle del nemico superiormente in sul
Wood-creek medesimo, distruggessero le fortificazioni di Skeenesborough,
e gli tagliassero in tal modo la strada verso il Forte Anna. Ma gli
Americani, fuggendo a rotta, prevennero il disegno. Sopraggiunte poi le
fregate inglesi sopraffecero le bastarde nemiche, le quali già a mala
pena potevano dalle navi sottili difendersi. Due si arrendettero, tre
arsero. Si disperarono gli Americani. Posto fuoco ai Forti, ai mulini,
ai battelli, e guastato ciò che ardere non potevano, fuggirono alla
spezzata, e precipitosamente pel Wood-creek, ricoverandosi al Forte
Anna. Gravissima fu la perdita loro; conciossiachè i battelli fossero
carichi di bagaglie e di munizioni troppo necessarie al sostentamento
loro, od all'esercizio della guerra.

Nè migliore era la condizione di quelle genti, che si ritiravano per la
via di terra. Era la vanguardia condotta da Saint-Clair pervenuta a
Casteltown, distante a trenta miglia da Ticonderoga, e a dodici da
Skeenesborough; la dietroguardia, sotto gli ordini dei colonnelli Warner
e Francis, s'era fermata la notte de' sei in Hubbardton a sei miglia più
sotto di Casteltown verso Ticonderoga. Alle cinque della mattina dei
sette arrivavano a furia le genti inglesi condotte da Frazer. Occupavano
gli Americani un forte luogo, e facevano sembiante di volersi difendere.
Frazer, ancora che inferiore di forze, e confidatosi molto nel valore
de' suoi, sperando fosse vicino il soccorso di Reidesel, e temendo, se
indugiasse, si difilassero gl'inimici, non esitò punto a dar dentro. La
battaglia fu lunga e sanguinosa. Gli Americani condotti e confortati da
Capi valorosi menavano le mani aspramente. Gl'Inglesi combattevano
anch'essi con molta ostinazione. Vi furono molte inondazioni dal cacciar
degli uni, e dal rincacciar degli altri. Gl'Inglesi incominciavano a
balenare, e si disordinavano. Ma i Capi di nuovo gli rannodavano. Davan
mano alle baionette, e con molta foga si avventavano contro gli
Americani. Questi cominciavano a rompersi. In questo forte punto
sopraggiungeva Reidesel colla testa della sua colonna composta di
corridori e d'alcuni granatieri. Senza metter tempo in mezzo gli
conduceva alla battaglia. Gli Americani sopraffatti dal numero si
diedero da ogni parte alla fuga, abbandonando Francis, il quale
combattendo valorosamente morì. Lasciarono sul campo dugento soldati
uccisi con molti uffiziali. I prigionieri furono altrettanti o più, tra
i quali il colonnello Hale. Si credette, i feriti aver sommato a ben
seicento, tra i quali molti miserabilmente perirono nelle selve privi di
ogni soccorso. Dei regj morirono o furono feriti meglio che cento
ottanta. Avute Saint-Clair le novelle della rotta del Warner, e sentiti
anche da un uffiziale delle bastarde, arrivato in quel punto, i disastri
di Skeenesborough, temendo, non gli fosse tagliato il ritorno al Forte
Anna, si voltò con gran rattezza a sinistra, inselvandosi; incerto, se
dovesse ripararsi nella Nuova-Inghilterra e ne' luoghi superiori del
Connecticut, od al Forte Edoardo. Ma raccozzatosi due giorni dopo a
Manchester colle restanti genti di Warner, e raccolti i fuggiaschi
s'incamminò al Forte Edoardo per ivi congiungersi col generale Schuyler.

Mentre queste cose si facevano sulla sinistra, i capitani inglesi
determinavano di cacciar gli Americani dal Forte Anna, posto più in su
verso le fonti del Wood-creek. Vi mandarono a questo fine il colonnello
Hill da Skeenesborough, e per aiutarlo nella sua mossa faticarono con
ogni industria di far passare i battelli sopra le cascate di
Skeenesborough, affine di poter assalire il Forte anche per la via
dell'acqua. Sentendo poi che gli Americani vi stavano dentro molto
grossi, mandarono in soccorso dell'Hill il brigadier Powell con due
reggimenti. Il colonnello americano Long, scampato dall'eccidio delle
navi con molti de' suoi, comandava al presidio del Forte Anna. Avuto
lingua, che i nemici s'approssimavano, saltò fuori e corse molto
gagliardo contro gl'Inglesi. Si difendevano questi animosamente. Già gli
Americani gli accerchiavano. In tanto pericolo Hill ordinava a' suoi,
pigliassero tosto un luogo più forte. La qual cosa eseguirono in mezzo
gli spessi e forti assalti dei repubblicani con molto ordine e coraggio.
Sostenevano la carica con mirabile costanza; gli Americani instavano
ferocemente. Il conflitto durava già ben due ore, e pendeva incerta la
vittoria. Ma gli Americani udivano in questo punto le grida terribili
dei Barbari, che si avvicinavano; e saputo altresì, che già erano vicine
le schiere di Powell, abbandonatisi, si ritirarono al Forte Anna. Nè qui
credendosi sicuri, arsa prima e distrutta ogni cosa, si ricoverarono al
Forte Edoardo, posto sul fiume del Nort. Già si trovava in questo luogo
Schuyler, ed il giorno dodici vi arrivò Saint-Clair colle reliquie del
presidio di Ticonderoga. Nè si potrebbero sì di leggieri descrivere le
fatiche e gli stenti, ch'ebbero queste genti a sopportare per la
mancanza delle provvisioni e delle vestimenta, e pei tempi avversi nel
cammin loro da Casteltown sino al Forte Edoardo. Quivi dopo l'arrivo di
Long e del Saint-Clair, siccome dei fuggiaschi, che arrivavano alla
spezzata, sommavano le genti americane a poco più di quattromila
soldati, incluse le milizie. Difettavano di ogni bisognevole, e ancor
più di coraggio, sconfortate dalle recenti sconfitte. Perdettero gli
Americani in tutte le descritte fazioni cento vent'otto pezzi di
artiglierie con una quantità maravigliosa di munizioni da bocca e da
guerra, e particolarmente di farine, che furon trovate in Ticonderoga e
nel monte Independenza. Tutta la contrada all'intorno poi si era
grandemente impaurita a tante disgrazie, e gli uomini cercavano
generalmente piuttosto di provvedere alla propria sicurezza, che non a
correre in ajuto della pericolante patria.

In così grave frangente Schuyler non ometteva nissuna di quelle
diligenze, che ad un buon capitano, e ad un ottimo cittadino si
appartenevano. Già si era, quando il nemico s'ingrossava a
Skeenesborough, ingegnato d'interrompere con ogni sorta d'impedimenti la
navigazione del Wood-creek da quel luogo sino al Forte Anna, dove cessa
il medesimo di esser navigabile. Dal Forte Arma poi sino a quel
d'Edoardo (distanza non maggiore di sedici miglia), la contrada è di per
sè stessa orribilmente aspra, deserta e selvaggia; il suolo rotto ed
ineguale tramezzato da spessi torrenti, e da profonde e larghe paludi.
Non mancava Schuyler di render per arte ancor più difficile al nemico
quel passaggio, che la natura stessa pareva aver voluto con ogni maniera
di più gravi ostacoli proibire. Faceva tagliate, guastava i sentieri,
rompeva i ponti, atterrava spessi alberi e grossi, e gli collocava di
lungo e di traverso coi rami intralciati qua e là nei luoghi di passo,
sicchè quella solitudine già di per sè stessa tanto orrida, era
diventata pressochè impenetrabile. Nè qui si ristava l'industria del
generale americano. Faceva sgomberare a luoghi più lontani il bestiame,
e dal Forte Giorgio trasportar all'Edoardo a molta fretta le munizioni e
le bagaglie, delle quali le sue genti sì fattamente abbisognavano, ed
acciò non venissero in mano del nemico. Instava poscia caldamente,
perchè si mandassero a congiungersi con lui tutti i reggimenti di
stanziali, che nelle vicine province si ritrovavano; e faceva spesse e
forti chiamate alle bande paesane della Nuova-Inghilterra, e della
Nuova-Jork. Nelle vicinanze poi del Forte Edoardo e della città di
Albanìa nulla lasciava d'intentato per far genti; nel che faceva molto
frutto, avendo egli presso quei popoli grandissima dependenza.
Finalmente per ritardar il nemico pensava di dargli gelosia sul suo
fianco sinistro; e perciò mandò il colonnello Warner col suo reggimento
ad alloggiar nello Stato di Vermont, comandandogli, facesse correrìe
verso Ticonderoga, e raccogliesse le milizie del paese. Brevemente
attese Schuyler per ogni verso ad attraversar il cammino all'inimico, ed
a difficultargli l'impresa.

Mentre in tal modo si travagliava dalla parte degli Americani, per
tenere il nemico ai passi in su quei luoghi aspri e selvaggi, si
arrestava Burgoyne a Skeenesborough, sia per la difficoltà dei luoghi,
sia per aspettare giungessero le tende, le bagaglie, le artiglierie e le
vettovaglie cotanto necessarie, prima d'ingolfarsi in quelle catapecchie
disabitate. A questo tempo erano i Burgoniani talmente ordinati, che la
dritta occupava i poggi di Skeenesborough, avendo sull'estremità
dell'ala le genti d'armi del Reidesel, la sinistra composta di
Brunswicchesi alloggiava sulla riviera di Casteltown, la brigata di
Frazer formava la battaglia tra l'una e l'altr'ala. Il reggimento degli
Essiani di Hanau stanziava alla testa dell'East-creek per proteggere
contro le correrìe del Warner il campo di Casteltown, ed i battelli sul
Wood-creek. Si lavorava intanto indefessamente a tor via gli ostacoli su
di questa fiumana, e così ancora delle strade per al Forte Anna.
L'intendimento di Burgoyne era, che il grosso dell'esercito, traversata
la solitudine del Forte Anna, si recasse al Forte Edoardo, mentre
un'altra banda da Ticonderoga, presa la via del lago Giorgio, ed
impadronitasi del Forte di questo nome, ch'è piantato all'estremità
superiore di quello, venisse ad accozzarsi al Forte Edoardo. Acquistato
il Forte Giorgio, gli arnesi da guerra e le munizioni dovevano condursi
per la via del lago di questo nome, essendovi la navigazione più facile
e più spedita, che per il Wood-creek, ed avendovi una carreggiata dal
Forte medesimo sino a quello d'Edoardo. Così si travagliava da ambe le
parti, gl'Inglesi credendosi sicuri della vittoria, gli Americani con
poca speranza di migliorar fortuna.

La vittoria di Ticonderoga, ed i seguenti prosperi successi di Burgoyne,
siccome riempirono di stupore e di spavento le province americane, così
a somma allegrezza commossero generalmente i popoli della
Gran-Brettagna. Delle quali cose, come prima vi si ebbe notizia, se ne
fecero grandi feste e rallegramenti in Corte, ed appo tutti coloro, che
la illimitata soggezione dell'America desideravano. Già tutti formavano
tra sè altissimi concetti, e credevano la vittoria certa, il fine della
guerra vicino. Riputavasi, esser cosa impossibile, gli Americani si
riavessero, non solo per le gravi perdite d'uomini, d'armi e di
munizioni, che fatte avevano, ma eziandio per quelle del coraggio e
della riputazione, che nelle guerre altrettanto giovano, e forse più
delle armi stesse. Quindi le antiche note di codardìa si rinnovellavano
dai nemici loro; ed i parziali stessi molto rimettevano della
estimazione loro verso i coloni. Poco mancava, non gli sentenziassero
indegni di difendere quella libertà, della quale tanto si gloriavano. I
ministri si facevano belli de' lieti eventi, ed andavano empiendosene la
bocca per tutta la Corte. Tutti gli lodavano; chiamavasi la loro
ostinazione, costanza; i disegni, che temerarj parevano, ora pieni di
prudenza stati essere stimavansi; e la pertinacia loro a non volere dar
udienza a nissuna proposta di composizione, avvisavasi essere stata
lodevole gelosia degl'interessi del regno. Essendo stati i consiglj
guerreschi dei ministri favoriti da successi tanto felici, anche la
maggior parte di coloro ch'erano fin là stati autori di concordia,
spiegavano tutte le vele al vento sì prospero della fortuna, e parevano
desiderar meglio la sottomessione, che l'accordo.

Ma in America la perdita dei laghi e di quella Fortezza, che si
riputavano le sicure chiavi degli Stati Uniti, fu tenuta altrettanto più
grave, ch'ella era inaspettata; poichè i popoli universalmente, il
congresso, ed il generale Washington medesimo si erano dati a credere,
che l'esercito britannico del Canadà fosse più debole, e quello di
Schuyler più gagliardo di quello ch'erano veramente. Avvisavano
massimamente, che col presidio lasciato in Ticonderoga, quella Fortezza
fosse posta in sicuro stato. S'incominciò a lacerar la fama degli
uffiziali dell'esercito del Nort, ma soprattutto di Saint-Clair. Lo
stesso Schuyler, esperto capitano però e cittadino integerrimo, il
quale, se già da lungo tempo serviva, da lungo tempo ancora non gradiva,
non andò esente dalle maldicenze. Quelle lingue serpentine, massimamente
della Nuova-Inghilterra, che come amico ai Jorchesi non lo amavano, lo
laceravano aspramente. Il congresso per onor delle armi sue, e per
soddisfar ai popoli decretò, si ricercasse la condotta degli uffiziali,
e si mandassero loro incontanente gli scambj. Fatta la ricerca, furono
assoluti; gli scambj sospesi per intercessione di Washington. Ma una
cosa, che dee far non poca maraviglia, questa si è, che in tanta
malvagità della fortuna, nissuna inclinazione si manifestasse tra gli
Americani per calare agli accordi. Nissun maestrato nicchiò; fra i
particolari nissuno, o pochi, e questi la maggior parte persone
rigattate, e uomini di scarriera.

Intanto il congresso temendo, che le infauste novelle, arrivate che
fossero in Europa, nuocessero a quelle pratiche, che già si erano
introdotte alla Corte di Francia, e riguardando più, come si suol fare,
all'interesse della propria causa, che all'onore de' suoi capitani,
pretendendo colore di viltà e d'imperizia in Saint-Clair alla verità
delle cose, aveva mandato speditamente dicendo a' suoi mandatarj,
andassero insinuando, che tutta la colpa era di quello, il quale con
cinquemila uomini di presidio, fornitissimi di ogni cosa, non aveva
saputo difendere una Fortezza quasi inespugnabile. Che del rimanente
stavano essi forti, ed ogni studio ponevano nel riparare ai sofferti
danni.

Washington, il quale in questo così gran sinistro dimostrò, come in
tutti i precedenti, una grande costanza, era tutto intento a' rimedj, ed
a fermare lo stato della tremante repubblica, rinforzando e provvedendo
l'esercito di Schuyler. Le artiglierie e le munizioni si spedivano dal
Massacciusset. Il generale Lincoln, uomo di molta dependenza nella
Nuova-Inghilterra, vi fu mandato per far correr sotto le insegne le
milizie. Arnold accorreva anch'esso, e speravasi, che l'ardir suo fosse
per ispirar nuovo ardire alle scoraggiate genti. Il colonnello Morgan,
uomo, come abbiam veduto, di smisurato valore, vi si avviava col suo
reggimento di cavalleggieri. Tutti questi modi, siccome opportunamente
ritrovati, così anche efficacemente usati, operavano i soliti effetti.
Gli Americani ripigliavano grado grado il coraggio, e l'esercito si
andava ingrossando.

In questo mezzo tempo Burgoyne con somma contenzione si affaticava
nell'aprir la via del Forte Anna al Forte Edoardo. E contuttochè tutto
l'esercito con grandissimo ardore si adoperasse in questa bisogna, i
progressi che si facevano, erano molto tardi. Tanti erano
gl'impedimenti, che la natura e l'arte avevano frapposti. Oltrechè e'
faceva di mestiero ripulir le strade dagli alberi atterrati, bisognò
ancora edificare da quarantotto ponti tutti nuovi, e rassettarne de'
vecchi. Tanto penò l'esercito a valicar questo piccolo spazio, che non
potè toccare le rive dell'Hudson nelle vicinanze del Forte Edoardo, se
non il dì 30 di luglio. Gli Americani, sia perchè erano troppo deboli a
poter resistere, sia perchè il Forte Edoardo era piuttosto una rovina
inutile, che un difendevole riparo, e sia finalmente perchè temevano,
che il colonnello Saint-Leger, superato il Forte Stanwix, non scendesse
per la sinistra riva del fiume dei Moacchi sino all'Hudson, e così
tagliasse loro la via al ritorno, si ritirarono più sotto a Still-water,
dove attendevano a fortificarsi. Nel medesimo tempo abbandonarono il
Forte Giorgio, arse prima tutte le navi, che tenevano sul lago dello
stesso nome, e rotta in varj luoghi la carreggiata, che da quello guida
al Forte Edoardo. In tal modo la via di Ticonderoga pel lago sino a
questo Forte diventò affatto libera dalla presenza dei repubblicani.
Gl'Inglesi giunti sulle rive dell'Hudson, e viste le sue acque, le quali
erano state per tanto tempo l'oggetto delle speranze loro, e per
arrivare alle quali tante fatiche sopportate avevano, e tanti pericoli
corsi, si rallegrarono grandissimamente, e già si promettevano tutte le
cose prospere dalla fortuna.

Ma, non ostanti così liete speranze, incominciarono a provare molte e
gravi difficoltà. Tutta la contrada all'incontro era nimichevole, e le
vettovaglie si potevano solo trarre da Ticonderoga. Quindi è, che
l'esercito britannico dai trenta di luglio sino ai quindici d'agosto
tutto fu intento, ed ogni opera usò per far venir i battelli, le
provvisioni e le munizioni dal Forte Giorgio sino al primo luogo
navigabile dell'Hudson, ch'era una distanza di circa diciotto miglia.
L'impresa era difficile; nè il frutto che vi si faceva dentro, francava
la fatica ed il tempo che vi si spendevano. La strada era rotta in
diversi luoghi, e non vi si poteva passare se prima non si rassettasse.
De' cavalli che si aspettavano, appena ne fosse arrivato un terzo. De'
buoi a malo stento se n'erano potuti raccorre cinquanta paia. Grosse e
continue piogge avevano accresciuto le difficoltà. Laonde avvenne, che
malgrado tutta la diligenza che si usava, appena che si fossero potute
procurar le vettovaglie pel logorar giornaliero dell'esercito, non che
per far riposte, acciocchè potesse procedere più oltre. Addì quindici
non si avevano in canova provvisioni che per quattro giorni, e dieci
battelli nell'Hudson.

Molto, ed acerbamente fu biasimato Burgoyne per causa degl'indugj
operati prima pel passaggio pei deserti del Forte Anna, e poscia per la
difficoltà delle vettovaglie nelle stanze del Forte Edoardo. Allegarono,
che invece di andarsi ad intricare in quei deserti avrebbe dovuto, dopo
occupato Skeenesborough, e sbaragliato tutto l'esercito nemico,
ritornarsene rattamente pel Wood-creek a Ticonderoga; di là imbarcar di
nuovo le genti sul lago Giorgio, procedere al Forte di questo nome, e,
presolo, incamminarsi spedito e pronto per lo stradone carrozzabile al
Forte Edoardo. Sarebbonsi, opinarono, in tal modo precipitati gl'indugj,
i quali, se riuscirono pregiudiziali all'esercito britannico, furono di
altrettanto vantaggio cagione agli Americani. Sarebbesi, continuarono,
l'esercito insignorito di Albanìa, prima che i nemici avessero potuto
raccorre il fiato. Si giustificava però Burgoyne con dire, che
l'indietreggiare in mezzo al corso della vittoria avrebbe scemato
l'animo a' suoi, e datone ai nemici; che questi avrebbero fatto testa
nel Forte Giorgio, ed intanto rotto la strada per al Forte Edoardo; che
passando, come fece, per le solitudini del Forte Anna, oltrechè si
avvezzarono i soldati alla guerra intricata delle selve, si obbligarono
i nemici a votar di piano il Forte Giorgio, e che avendo già una strada
aperta, si doveva sperare, non guasterebbero quell'altra, di cui si
tratta; che le navi, che si sarebbero dovute usare pel trasporto delle
genti sopra il lago Giorgio, si erano potute adoperare pel trasporto
delle bagaglie, armi e munizioni. Mostrava finalmente, che l'avere
anteposta la via sulla sinistra a quella sulla dritta pel lago Giorgio,
gli aveva fatto abilità di mandare a mano stanca un buon polso di genti
sotto gli ordini del generale Reidesel, perchè tenessero in gelosia il
Connecticut, e tutta la contrada di Vermont.

Quale di questo sia la verità, Schuyler molto acconciamente si giovò di
tali soprastamenti. Già alcuni colonnelli di stanziali erano da
Peek's-hill arrivati al campo, e le milizie della Nuova-Inghilterra,
quantunque corresse a quei dì la stagione delle messi, stormeggiavano da
ogni parte, ed andavano a congiungersi coll'esercito principale; in
guisa che, se questi non era ancora abile ad offendere, poteva almeno
sperare, occupati i luoghi forti, di difendersi convenevolmente.

In questo mezzo ebbe Burgoyne le novelle, che il colonnello Saint-Leger
colle sue genti d'ordinanza, ed una buona torma d'Indiani per la via del
lago Oneida era venuto da Oswego nella contrada dei Moacchi, e che di
già oppugnava il Forte Stanwix. Prese tosto speranza, che gli si potesse
aprir la strada a qualche buon successo. Perchè, se l'esercito
americano, che lo fronteggiava, corresse su pel fiume Moacco per andar
in soccorso del Forte, in tal caso rimaneva agl'Inglesi aperto l'adito
sino ad Albanìa, e si otteneva il finale intento. Oltredichè, se
Saint-Leger ne andasse colla vittoria, le genti americane trovate si
sarebbero tra due eserciti regj, quello di Saint-Leger da testa, e
quello di Burgoyne da coda. Se per lo contrario i repubblicani si
consigliassero, abbandonato il presidio del Forte Stanwix alle sue
proprie forze, di ritirarsi in Albanìa, in questo secondo caso tutta la
contrada dei Moacchi sarebbe venuta in poter degl'Inglesi, e questi
avrebbero fatto la congiunzione loro colle genti del Saint-Leger.
Ingrossato allora l'esercito, e vettovagliato dai Moacchi avrebbe
facilmente potuto procedere più oltre. Dal che doveva nascere, o che il
nemico combatterebbe una battaglia campale, e non si dubitava della
vittoria; o sarebbesi grado grado ritratto a luoghi più bassi, ed in
questo modo gl'Inglesi si sarebbero fatti padroni della città di
Albanìa. Ma se il disegno di spingersi avanti era molto opportuno, non
era meno pieno di difficoltà pel difetto delle vettovaglie. Il qual
difetto sarebbe anche diventato maggiore in proporzione che l'esercito
si allontanerebbe dai laghi, dai quali esse vettovaglie si traevano.
Avrebbersi di vantaggio dovute far venire con grosse scorte, ed ordinar
una lunga tela di guardie per preservarle dai subiti assalti del nemico.
La qual cosa non si poteva ottenere senza assottigliar con evidente
pericolo l'esercito già di per sè stesso non troppo gagliardo. Voltò
adunque Burgoyne il pensiero a far procaccio di vettovaglie in altro
modo, senza del che il disegno non si poteva a patto nessuno mandar ad
effetto. Sapeva egli, che i nemici avevano ammassato una gran quantità
di biade e di grascie, siccome pure un notabile carreggio ad una Terra
chiamata Bennington, posta tra i due rami, che poscia uniti formano il
fiume Hosick. Giace ella a venti miglia distante dal fiume del Nort.
Quivi si conducevano altresì grossi branchi per uso del campo
repubblicano, i quali venivano dalla Nuova-Inghilterra per le parti
superiori del Connecticut, e poscia per le contrade del Vermont. Da
Bennington si mandavano secondo il bisogno alle diverse parti
dell'esercito. La Terra poi era guardata soltanto da alcune bande di
milizie di numero incerto; imperciocchè, ora andavano ora venivano,
secondo che la propria volontà loro le aggirava. Sebbene la distanza dal
campo di Burgoyne a Bennington fosse di cencinquanta miglia, ciò non di
meno considerato, che il paese all'intorno, il quale Reidesel già aveva
cavalcato, si era dimostrato anzi quieto che no, e bene inclinato
all'obbedienza, spinto eziandio da una insuperabile necessità, ed
avidissimo di gloria, non disperò il capitano britannico di potere con
una improvvisa correrìa arrivare a Bennington, sorprendervi, e portar
via sul carreggio del nemico le munizioni. Fatta la risoluzione, ne fu
data la cura al luogotenente colonnello Baum, uno de' più riputati
capitani tedeschi, che si avesse l'esercito, e molto capace in questa
maniera di guerreggiare, scorrazzando il paese nemico. Lo accompagnarono
alla fazione da cinquecento soldati, dugento uomini d'armi a piè di
Reidesel, i corridori del Frazer, i volontarj del Canadà, una parte dei
provinciali molto pratichi dei luoghi, che seguivano le bandiere
britanniche, e ben cento Indiani. Seguitavano due pezzi d'artiglierie da
campo. Nel medesimo tempo il luogotenente colonnello Breyman col suo
reggimento di Brunswicchesi andò a pigliar gli alloggiamenti più sotto
verso Bennington sul Batten-hill, a fine di essere in grado di
soccorrere, ove d'uopo fosse, a Baum. Le instruzioni, che questi ebbe da
Burgoyne, erano molto accomodate; usasse grandissima cautela nel pigliar
i posti; facesse diligentemente esplorare la contrada dagl'Indiani verso
l'Otter-creek ed il fiume del Connecticut. Non lasciasse scorrazzar gli
uomini d'armi, ma sempre gli tenesse raccolti; facesse marciar gli
armati alla leggiera da fronte ed alla coda, per non dar dentro agli
agguati; non tentasse zuffe dubbie; se il nemico gli venisse
all'incontro molto grosso, pigliasse un buon posto, e vi si
fortificasse; desse voce, che tutto l'esercito voleva passare nel
Connecticut; in fine venisse a ricongiungersi con esso lui in Albanìa.
Per dar poi gelosia all'esercito nemico, e tenerlo a bada durante la
fazione, Burgoyne mosse tutto l'esercito all'ingiù sulla sinistra riva
dell'Hudson, ed andò a por gli alloggiamenti di rincontro a Saratoga.
Fatto anche un ponte di foderi, fe' passare a questa Terra le genti più
spedite, e faceva le viste, come se tutto l'esercito valicar dovesse per
andare ad affrontar il nemico, che stava tuttavia nel suo campo di
Still-water.

Ordito, nel modo che abbiam detto, il disegno, procedeva Baum con eguali
prestezza e cautela ad eseguirlo. Incontrava a prima giunta una masnada
nemica, che faceva la scorta ad un branco, ed a certa quantità di
munizioni. Gl'intraprendeva, e mandava al campo. Ora quivi incominciò a
manifestarsi quella mala fortuna, che già tanto aveva ritardato
l'esercito reale. Tal era la mancanza delle bestie da tiro e da soma, e
tanto si trovarono pei cattivi tempi sdrucciolenti e rotte le strade,
che Baum non potette, se non molto lentamente procedere verso il luogo,
al quale si avviava. Ebbe perciò il nemico, che stava attento in
Bennington, tostano avviso del suo arrivare. Comandava in questa Terra
il colonnello Starke testè arrivatovi colle bande paesane, che aveva
messo insieme nel Nuovo-Hampshire. Mandò rattamente dicendo a Warner, il
quale col suo reggimento, dopo la rotta di Hubbardton, era venuto ad
alloggiare in Manchester, venisse a raggiugnerlo. Tutte queste genti con
alcune milizie dei contorni sommavano a circa due migliaia di soldati.
Udito, che il nemico si avvicinava, aveva Starke spedito avanti a
sopravvedere il colonnello Gregg, credendo dapprima, fosse solamente una
torma d'Indiani che corresse il paese. Ma veduto, ch'erano gli
stanziali, si ritirava agli alloggiamenti principali di Bennington.
Baum, avendo avuto lingua, che il nemico era tanto forte, che stato
sarebbe temerario consiglio l'assaltarlo, mandò tostamente a Breyman,
informandolo del pericolo, e corresse in aiuto. Egli intanto pigliato un
forte posto presso Santcoick-mills sulle rive del Wallon-creek, o sia
Rivo delle valli a quattro miglia distante da Bennington, si
affortificava. Ma Starke, volendo prevenir la congiunzione della squadra
di Breyman, si determinò ad assaltarlo. Trasse per tanto le sue genti
fuori di Bennington la mattina dei sedici d'agosto; le divideva in
parecchie schiere, perchè accerchiassero ed assalissero da tutte le
parti gli alloggiamenti di Baum. Mentre eseguivano i comandamenti del
capitano, e già erano pervenute a veggente del nemico, questi si
persuadeva tuttora, fossero leali, che venissero in soccorso suo;
essendochè vi erano con Baum molti fuorusciti, i quali operavano in
modo, ch'egli più uso a far le guerre, che a queste aggirandole civili
prestasse fede alle solite baie e vane credenze loro. Ma accortosi
finalmente dell'errore si difendeva molto gagliardamente. Tal era però
la foga ed il numero degli Americani, che non potette lungamente
sostenergli, e già, superati tutti gli ostacoli, e presi i due cannoni,
entravano da ogni parte negli alloggiamenti. Gl'Indiani, i Canadesi, ed
i corridori inglesi spulezzando qua e là, come meglio veniva loro,
s'inselvarono. Solo gli uomini d'armi tedeschi ostinati si attestarono,
e fieramente menavano le mani. Venute lor meno le munizioni, fatto un
puntone, Baum il primo, si misero a tracollo a furia di spadate, dov'era
maggiore la pesta dei repubblicani. Ma invano si affaticavano, oppressi
tosto dalla moltitudine de' nemici. Molti rimasero uccisi; i
sopravviventi, tra i quali lo stesso Baum gravemente ferito, si arresero
a prigionieri di guerra.

Intanto Breyman si era mosso verso Bennington in soccorso de' suoi; ed
avvengadiochè fosse partito molto per tempo la mattina dei quindici, che
avesse marciato senza mai ristarsi, e la distanza non fosse oltre le
ventiquattro miglia, ciò non di meno tanti e sì gravi furono
gl'impedimenti, che incontrò per causa della malvagità della strade,
rendute ancor più difficili dalle continue piogge, dalla scarsezza dei
cavalli, e dal traino delle artiglierie, che stette un pezzo a potere
sfangare, e non potette arrivare presso il campo di Baum, se non dopo
che la fortuna s'era già del tutto inclinata a favor degli Americani.
S'aggiunse, che non ebbe avviso a tempo, che già si combattesse, ed
allora solamente ebbe le novelle dell'evento della battaglia, quando i
fuggiaschi gliele riportarono. Giugneva alle quattro dopo mezzodì agli
alloggiamenti di Baum, dove in luogo degli amici, che il ricevessero,
trovò i nemici, che lo assaltarono. Malgrado la stanchezza de' suoi, si
difendette molto risolutamente. E siccome molti fra le milizie
provinciali si eran recati in sull'abbottinare, le cose andavano molto
strette, e si correva pericolo, non acquistasse Breyman quello, che
aveva perduto Baum. Già aveva cacciato i repubblicani da parecchj posti,
che pigliati avevano sui colli, ed aspramente serrava il nemico, che
malagevolmente teneva la puntaglia. Ma non corrisposero a questi primi
principj gli altri successi: poichè sopraggiunse in questo punto Warner
col suo reggimento di stanziali, che, con gran furia premendo addosso
agl'Inglesi ed ai Tedeschi incalzanti, rinfrescava la battaglia più
feroce che prima; e le milizie, che ritornavano dalla busca, sentito il
romore, si rannodavano. Stette gran pezza, e sino all'imbrunire dubbia
la vittoria, combattendo in favore degli uni il valore e la disciplina,
in favore degli altri il numero ed il furore. Finalmente i soldati di
Breyman sopraffatti dalla folla dei nemici, consumate tutte le
munizioni, e perdute due bocche da fuoco, che con incredibile fatica
avevano condotte, cominciarono a barellare, poscia a piegare.
Abbandonato finalmente del tutto il campo di battaglia, e lasciate in
sulla furia del partire in poter dei vincitore tutte le bagaglie, un
migliaio di archibusi, e da novecento armi bianche, usarono la oscurità
della notte per ritirarsi. Perdettero i reali in questi due fatti
settecento soldati, la maggior parte prigionieri, forse dugento uccisi.
La perdita dei repubblicani fu di poca importanza. Il congresso rendè
pubbliche grazie al colonnello Starke ed alle milizie, che combattettero
in queste giornate. Starke fu eletto a brigadier-generale.

Dalla parte dei Moacchi le cose inglesi succedevano sulle prime assai
prosperamente. Aveva il colonnello Saint-Leger posto il campo sotto le
mura del Forte Stanwix agli tre d'agosto. Guidava da ottocento uomini
tra Inglesi, lanzi, Canadesi e leali americani. Seguivano una
moltitudine d'Indiani colle femmine loro, e con molta ragazzaglia, vaghi
più dell'uccidere e dell'abbottinare, che dell'assediare Fortezze. Fatta
la chiamata al colonnello Gausevoort, rispondeva questi, volersi
difendere sino allo stremo. Vedute queste cose, e conoscendo benissimo,
di quanta importanza fosse il mantener quel Forte nell'obbedienza della
lega, il generale Harkimer, uomo di grande autorità nella contea di
Tryon, aveva fatto un'accolta di soldati di milizia, e marciava
speditamente in soccorso del Gausevoort. Mandavagli dicendo dal suo
campo di Erisca, distante a sei miglia dal Forte, che gli sei si sarebbe
spinto avanti, e fatto ogni sforzo per congiungersi col presidio.
Gausevoort commetteva al luogotenente colonnello Willet, saltasse fuori
per assaltar gli alloggiamenti inglesi, e ciò per dar favore al
tentativo dell'Harkimer. Ma il capitano inglese accorgendosi di quanto
pericolo fosse l'aspettare l'inimico negli alloggiamenti, e massimamente
conoscendo, quanto gl'Indiani fossero più atti all'offendere che al
difendersi, mandava ad incontrar le genti americane il colonnello
Giovanni Johnson con una parte dei regolari e cogl'Indiani. Marciava
Harkimer molto negligentemente senza mandare avanti speculatori nè
feritori alla leggiera sui fianchi; cosa che dee far maraviglia, non
potendo essergli nascoso, quanto il paese fosse atto alle insidie, e
quanto gli Indiani fossero destri a scorrere in masnade, a dar gangheri,
ed a porre agguati. Fu loro invero offerta la occasione di far una
celata, dalla quale nacque il quasi totale eccidio delle genti
dell'Harkimer. S'appiattarono gl'Indiani con alcuni regolari nelle selve
vicine alla strada, per la quale quelle camminavano, e tostochè furono
oltrepassate, saltaron fuori con molta furia, e le soprassalirono alle
spalle, mentre che a tutt'altro pensavano fuori che a questo. Fatte le
prime scariche cogli archibusi, si avventarono gl'Indiani coi coltelli,
e con molta crudeltà ammazzarono i contrastanti e gli arrendentisi. Gli
Americani giunti in tal modo alla schiaccia si disordinarono. La strage
fu grande; e l'orribile presenza dei Barbari accresceva terrore alla
cosa. I repubblicani oppressi da sì subita rovina si riebbero per altro
finalmente, e, fatto un puntone, riuscirono ad un luogo forte, nel quale
attestati si difendevano. Nonostante sarebbero stati dal numero e dalla
furia del nemico sopraffatti, se non che, avuto questi avviso
dell'improvviso assalto dato al campo dal Willet, si ritirò. Morirono da
quattrocento Americani, tra i quali lo stesso Harkimer e molti uomini
d'autorità nella provincia, con parecchj che tenevano i principali
maestrati. La qual cosa diè speranza ai reali, che si sarebbe di breve
spenta la ribellione. La vittoria però non fu senza sangue dalla parte
loro. Alcuni fra i regolari morirono. Degl'Indiani mancarono da sessanta
tra morti e feriti, tra i quali parecchj caporioni e guerrieri più
riputati. E pare eziandio, che nel calore e nell'inviluppamento della
mischia alcuni Indiani siano stati feriti dai regolari del Johnson.
Perilchè questa gente indisciplinata ed intrattabile, pronta al
sospetto, e feroce di natura, nè avvezza a trovare sì duri incontri,
s'inritrosì, ed inferocì di vantaggio. Quindi è, che fecero prima con
bestiale immanità un'orribile beccherìa de' prigionieri, e poi
diffidantisi e renitenti, ai comandamenti dei Capi non obbedivano,
sicchè più ingombro recavano e pericolo, che forza e sicurezza
all'esercito.

Intanto Willet saltato fuori dal Forte aveva assalito con eguali
industria e valore gl'Inglesi negli alloggiamenti loro, ed a prima
giunta molti ne uccise, altri cacciò nelle selve, alcuni nel fiume. Ma
solo essendo venuto per far diversione in favore d'Harkimer, ottenuto
l'intento, si ritrasse di nuovo alle mura, portando seco a trionfo
caldaie, coltrici, moschetti, pelli di fiere ed altri arnesi, o
necessarj all'uso della guerra, o tenuti cari dagl'Indiani. Vollero i
nemici tagliargli il ritorno al Forte, e fecero un'imboscata. Ma egli,
che stava vigilante, gli combattè, e fe' star lontani a furia di
archibusate e di cannonate a scaglia. Arrivò dentro sano e salvo con
tutti i suoi; e per trofeo ammontò le armi e le bagaglie conquistate
sotto lo stendardo americano, che sventolava sulle creste della
Fortezza. Poco dopo tentò con un altro compagno, chiamato Stockewell
felicemente un'assai più pericolosa fazione. Passarono di notte tempo
per gli alloggiamenti del nemico, e non rimanendosi al grave pericolo
che correvano, nè alla crudeltà dei selvaggi, riuscirono alla larga.
Nascondendosi secondo il bisogno nelle profonde selve e nelle paludi
corsero il paese per levare genti in aiuto del Forte; azione magnanima,
e da non esser mai senza molta lode ricordata.

Il colonnello Saint-Leger, volendo usare la vittoria avuta
sull'Harkimer, sotto speranza che ne fosse la guernigione sbigottita,
intimò la resa al comandante del Forte, prima con parole per mezzo del
colonnello Butler, poscia per iscrittura. Parlò della totale distruzione
degli amici loro, dell'impossibilità all'ottener soccorso, della
disperazion delle cose. Aggiunse, che Burgoyne, superate e disperse
tutte le genti americane, stava ora in Albanìa ricevendo le promesse di
soggezione e di fedeltà dei popoli circonvicini. Molto magnificò e le
proprie forze, e quelle di Burgoyne Annunziò, che, se venissero a patti,
sarebbero verso il presidio tutti quei modi usati, coi quali soglionsi
dalle civili nazioni trattare i vinti. Ma, se si volesse in una ostinata
ed inutile difesa persistere, sarebbero non solo i soldati del presidio
diventati vittima alla bestial rabbia degl'Indiani, che già a mala pena
poteva frenare; ma ancora ogni anima vivente, o uomini, o donne, o
vecchi, o fanciulli, o infermi, o sani che si fossero, stati sarebbero
senza alcuna compassione scarpellati e morti.

Rispose gravemente, e con molta costanza Gausevoort, che gli Stati Uniti
d'America dato gli avevano in guardia la Fortezza di Schuyler; che ad
ogni rischio, e sino all'estremo spirito intendeva egli di volerla
difendere; e che non aveva mai creduto, nè credeva dovere stare, nè
curarsi agli effetti, che nascer potessero dall'adempimento del suo
dovere. Aveva benissimo conosciuto, che se il capitano inglese avesse
avuto forze sufficienti, avrebbe o fatto una modesta chiamata, od
assaltato il Forte senza intrattenersi a fare una sì bizzarra braverìa.

L'Inglese vedendo, che le insidie e le minacce erano state senza frutto,
volse tutti i suoi pensieri alla oppugnazione. Ma poco stante si
accorse, che il Forte era e meglio munito, e meglio difeso di quanto si
era persuaso. Sperimentò altresì, che le sue artiglierie non eran di tal
portata a poter fare notabile danno da una certa distanza. Perciò pigliò
il partito di avvicinarsi colle trincee al Forte, sicchè le artiglierie
far potessero sufficiente passata; ed in questo procedeva con
grandissima diligenza. Intanto gl'Indiani e per le perdite fatte, e per
esser caduti dalle speranze del depredare, ogni dì diventavano più
rotti, più precipitosi e più molesti. Ad ogni piè sospinto minacciavano
di rubare, e poi di andarsene. Vennero in questo mentre le novelle al
campo, che Arnold si avvicinava potente di numero, e con grandissima
celerità. Il vero si era, che Schuyler, udito, che si combatteva il
Forte del suo nome, aveva spedito Arnold in soccorso con una brigata di
stanziali sotto gli ordini del generale Learned, al quale si accostaron
poi mille armati alla leggiera mandati da Gates. Procedeva Arnold colla
consueta audacia e celerità alla fazione, salendo per le rive del fiume
Moacco. Giunto a mezza strada, avendo avuto avviso, che il Gausevoort
era molto stretto dal nemico, e sapendo che niuna cosa tanto nuoce al
tempo, quanto il tempo, lasciate indietro le genti di grave armatura,
con novecento dei più lesti corse più che di passo al Forte. Ebbero
tosto gl'Indiani, che stavano di continuo cogli orecchi levati,
intenzione della cosa, sia dai loro, sia dalle spie mandate avanti a
bello studio dall'Arnold, che molto la magnificavano. Al nome d'Arnold,
e nella tempera, in cui già si trovavano, se si sgomentassero, nissuno
il domandi. Sopraggiunse loro addosso quell'altra novella, forse per
l'affare di Bennington, che Burgoyne con tutto l'esercito era stato
tagliato a pezzi. Non istettero più a soprastare. Si levarono a rotta
per andarsene. S'affaticarono Saint-Leger e Johnson molto per
incoraggiarli e trattenergli, ora dicendo, che gli avrebbero condotti
eglino stessi alla battaglia in compagnia delle migliori genti loro; che
scegliessero essi medesimi il luogo del combattere; che ordinassero le
mosse, come meglio piacesse e paresse loro. In ultimo chiamò Saint-Leger
a parlamento i Capi loro, sperando che per l'autorità di questi, e per
quella di Johnson, del Claws, e del Butler soprantendenti alle cose
indiane da parte del Re, si sarebbero potuti trattenere. Ma mentre
deliberavano, gli altri sbiettavano. Pochi rimasero, e minacciavan di
peggio, se non si levava il campo. Dovettero gl'Inglesi cedere alla
fortuna. Il dì 22 agosto levarono l'assedio, ritirandosi verso il lago
Oneida. Le tende, le munizioni, le artiglierie vennero in poter della
guernigione, la quale uscita dal Forte diè loro alla coda con grave
danno. Ma maggior pericolo sovrastava loro da parte dei feroci alleati,
che non da quella de' repubblicani. Mettevano gl'Indiani durante la
ritirata, o per me' dire la fuga, a bottino le provvisioni dell'esercito
e le robe dei soldati e degli uffiziali. Nè contenti a questo scannavano
colle proprie baionette gli sbrancati. Non si potrebbe con degne parole
descrivere la miserabilità di questa rotta, il danno, lo squallore e lo
spavento delle genti regie. Arrivarono finalmente sul lago, dove
trovarono conforto e riposo. Saint-Leger se ne tornò a Monreale, e
poscia a Ticonderoga per andarsi a congiungere con Burgoyne. Arnold
arrivò al Forte due dì dopo, che era stato sciolto l'assedio. Quivi gli
abbracciamenti e le allegrezze per la ricuperata libertà, e per
l'ottenuta vittoria furon senza fine tra i soldati del presidio e quei
del soccorso.

Pei fatti di Bennington e del Forte Schuyler parve, che la fortuna
cominciasse a risguardare con lieto occhio le cose dell'America; e
siccome riuscirono inaspettati ai repubblicani, poichè in tutto il corso
di questa guerra canadese, dopo l'infelice morte di Mongommery, nulla,
che male non fosse, era loro accaduto, così diedero loro molto animo, e
da impauriti e sfiducciati ch'erano, diventarono baldanzosi e
confidentissimi. Gl'Inglesi per lo contrario ne ricevettero grandissima
perturbazione, e molto rimettettero di quella speranza e di
quell'ardire, che ai primi favorevoli riguardi della fortuna concetti
avevano. Quindi cambiossi affatto l'aspetto delle cose; e
quell'esercito, ch'era stato cagione di terrore ai repubblicani, pareva
ora a questi che avesse frappoco a diventare preda alle genti loro.
L'affare di Bennington specialmente aveva spirato grandissima fiducia in
sè stesse alle bande paesane; poichè non solo avevano combattuto, ma
sbaragliato e vinto le genti ordinate del Re, o inglesi, o tedesche che
si fossero. Quindi non si tenevano da meno che i reggimenti d'ordinanza;
e questi dal canto loro, per non iscomparire, ogni diligenza ed ogni
maggiore sforzo facevano per mantenere la opinione dell'antica
superiorità sopra le milizie. Venuta poi meno a Burgoyne la speranza di
poter ottenere le vettovaglie di Bennington, di nuovo si trovava per la
carestia in grandissime difficoltà. Ma i prosperi successi avuti dagli
Americani sotto le mura del Forte Schuyler, oltre l'aver inanimato le
milizie, aveva anche questo altro effetto operato, che liberati dal
timore di un'invasione, nel paese de' Moacchi, potettero tutte le forze
loro raccorre sulle rive dell'Hudson contro l'esercito di Burgoyne.
Quindi era, che i popoli si levavano a romore in tutta la contrada, e,
prese le armi, correvano al campo. A ciò eziandio dava occasione
l'essere a quei dì terminate le bisogne delle messi, e d'incentivo
l'esser arrivato all'esercito il generale Gates, perchè ne pigliasse in
luogo di Schuyler il governo. Era Gates salito presso gli Americani a
grandissima stima e riputazione, ed il nome suo era cagione, che gli
animi loro s'innalzassero a maggiori speranze. Era egli stato tratto dal
congresso a generale dell'esercito del Nort nella tornata dei 4 agosto,
mentre le cose si ritrovavano in grandissima declinazione. Ma non era
arrivato a Still-water, che ai ventuno. Seppe Schuyler per tempo, che
gli era mandato lo scambio. Tuttavia da quel buon cittadino ch'egli era,
aveva continuato sino all'arrivo di Gates ad usare ogni ingegno per
ristorare i danni. Già, come veduto abbiamo, aveva fatto grandissimo
frutto, ed inclinava la vittoria a favor suo. Si dolse molto amaramente
con Washington, che gli fosse interrotto il corso della fortuna, e che
altri avesse a côrre il frutto delle sue fatiche, quella vittoria
godendosi, alla quale egli aveva preparata la via. Ma volle il congresso
mandare ad un esercito perdente un capitano vittorioso. Inoltre non gli
era nascoso, che, se Schuyler era grato ai Jorchesi, era però molto in
disdetta dei Massacciuttesi, e degli altri uomini della
Nuova-Inghilterra. Il che impediva grandemente, che le genti corressero,
con quella alacrità che si desiderava, ad ingrossar l'esercito
settentrionale, il quale si trovava allora accampato nelle isole poste
là, dove il fiume Moacco mette capo nell'Hudson.

Un'altra, e molto possente cagione, che operò in modo si levassero a
calca gli Americani contro l'esercito inglese, quella era delle crudeltà
commesse dagl'Indiani sia del Saint-Leger, sia di Burgoyne, i quali non
la perdonavano nè a sesso, nè a età, nè alle opinioni. I leali
egualmente che i libertini ne furono sperperati. Quindi si detestava ed
abborriva universalmente quell'esercito, che aveva condotto seco sì
feroci ausiliarj. Le cose vere si magnificavano a bello studio dagli
scrittori ed oratori parziali, e non che a rabbia, a furore si
concitavano quelle menti già di per sè stesse cotanto inviperite. Seguì
fra gli altri un caso degno di grandissima compassione, e soggetto
bastevole a qualunque sanguinosa e spaventosa tragedia; e questo fu, che
una donzella per nome Maccrea, fanciulla non meno virtuosa che bella, di
lodevoli maniere, e di famiglia onorata, testè giuratasi ad un uffiziale
inglese, fu presa dai Barbari nelle sue case presso il Forte Edoardo, e
strascinata nelle selve con altre donne e ragazzi, ed ivi
barbarissimamente scarpellata ed uccisa. Così la infelice giovane invece
di andarsene alle liete nozze, fu tratta a crudele morte da coloro
stessi, che le paghe ricevevano dai compagni del suo diletto marito.
Inorridirono a sì inudita ferità le genti sì in America, che in Europa,
e mille volte maledirono gli autori dell'indiana guerra. Così,
com'abbiam detto, raccontano la cosa gli scrittori americani. Ma altri
narrano, che il giovane inglese per nome Jones, dubitando non succedesse
all'amata donna qualche sinistro per essere il padre suo uno de' più
ostinati leali del paese, e perchè già si sapeva l'amore, ch'ella a lui
portava, avesse a due Indiani di diverse tribù persuaso, l'andassero a
pigliare, e conducesserla sana e salva alle stanze, dove avrebbe con
eccellente premio il conduttore rimeritato. Pigliaronla i due Barbari, e
condottala nelle selve per alla volta dello sposo, venuti a contesa fra
di loro, volendo l'uno e l'altro esser solo per averne il premio intiero
nel rappresentarla, uno di essi mosso da bestial furore, rotta ad un
tratto coll'infragnitoio la testa alla sventurata fanciulla, l'ammazzò.
Burgoyne, udito sì enorme caso, fece arrestar l'ucciditore, e lo
minacciava di morte. Poco poi gli perdonò con patto, gl'Indiani, siccome
promettevano di voler fare, si astenessero da simili barbarità, e
fedelmente osservassero quelle condizioni, alle quali nel convento fatto
sulle rive del fiume Bouquet si erano obbligati. Credette il generale,
che il perdono fosse più profittevole che non l'esempio del gastigo.
Parve ancora, avesse qualche scrupolo, che per le leggi inglesi non gli
fosse lecito il riconoscere e gastigare colla pena di morte l'uccisore
della fanciulla, come se altre leggi non vi fossero fuori delle inglesi,
che gli comandassero di punire colla condegna pena l'autore di sì
orribile misfatto. Che se poi la prudenza lo avvertiva di astenersene,
debbesi in tal caso, e deplorare la debolezza, in cui era ridotto, e
detestare i consiglj di coloro, che avevano tratto i Barbari a parte di
una contesa nata fra genti polite e civili. Comunque ciò sia, la
condiscendenza di Burgoyne ritornò in capo a lui; imperciocchè
gl'Indiani, vedendo di non potere, come prima, metter ogni cosa a ruba
ed a sangue, abbandonato il campo, depredando e guastando, alle case
loro in fretta se ne tornarono. Così finì quasi del tutto in quest'anno
la guerra indiana, mal avvisata nel principio, crudele nell'atto, ed
inutile nel fine. I Canadesi medesimi ed i leali, che seguitavano
l'esercito del Re, spaventati al sinistro aspetto delle cose,
disertavano alla ricisa, dimodochè al più gran bisogno fu Burgoyne
lasciato presso che solo colle genti stanziali inglesi e tedesche.

In questo medesimo tempo gli fu fatto alle spalle da uno spicchio di
repubblicani una fazione, la quale, se loro riuscita fosse, gli avrebbe
del tutto tagliato i viveri, ed il ritorno al Canadà; e dimostrò almeno
il pericolo, ch'egli correva coll'allontanarsi sì lungo tratto con
piccolo esercito dai luoghi sicuri dei laghi. Il generale Lincoln con
una grossa banda di milizie del Nuovo-Hampshire e del Connecticut entrò
in isperanza di poter ricuperare alla lega le Fortezze di Ticonderoga e
del monte Independenza, le quali si custodivano con deboli presidj, e
per conseguente la signorìa del lago Giorgio. Arrivò egli da Manchester
a Pawlet. Divideva le sue genti in tre schiere; la prima guidata dal
colonnello Brown doveva condursi al luogo, dove si arripa dal lago
Giorgio, poi correre ad assaltar Ticonderoga; la seconda capitanata dal
colonnello Johnson cavalcasse il paese verso il Forte Independenza per
far diversione, e se l'occasione si ofrisse, tentare altresì questa
Fortezza; l'ultima poi condotta dal colonnello Woodbridge andasse ad
osteggiare Skeenesborough, il Forte Anna, e perfino il Forte Edoardo.
Brown con non minor celerità, che segretezza procedendo sorprese, e
s'impadronì di tutti i posti sul lago Giorgio, e sull'emissario per alla
via di Ticonderoga, che sono il monte Speranza, il monte Diffidenza, e
le fortificazioni francesi. Recò in poter suo dugento battelli, un
giunco armato, e parecchie barche da portar artiglierie; fe' non pochi
prigioni. Nell'istesso tempo arrivò Johnson sotto le mura del Forte
Independenza. Fecero la invitata all'una ed all'altra Fortezza. Ma il
brigadiere Powel, che l'aveva in custodia, rispose di volersi difendere.
Diedero la batteria per ben quattro giorni continui; ma non avendo
artiglierie di grossa passata, e difendendosi quei di dentro
gagliardamente, fu vano il conato, ed, abbandonata l'impresa, se ne
tornarono alle prime stanze.

Burgoyne intanto continuava ad alloggiare sulla sinistra riva
dell'Hudson, e con ogni più diligente opera s'ingegnava a far venire dal
Forte Giorgio le munizioni. Avendone finalmente con incredibile fatica e
perseveranza ammassato una quantità da poter bastare trenta giorni, si
determinò a passare dalla sinistra sulla destra riva per trovarvi e
combattere l'inimico ed aprirsi colla vittoria la strada ad Albanìa. E
siccome il fiume gonfiato dalle continue piogge aveva portato via il
ponte di foderi, un altro ne construì con battelli. Varcò il fiume del
Nort verso la metà di settembre con tutto l'esercito, e scendendo per la
destra riva andò a pigliare gli alloggiamenti parte nelle pianure, e
parte sui colli vicini a Saratoga. Gates stava colle sue genti accampato
tre miglia più su di Still-water. Per conseguente i due eserciti
fronteggiavano l'un l'altro, e si aspettava una vicina battaglia.

Questo partito di essersi volto alla passata del fiume fu da molti, e
molto acerbamente censurato; e si credette, sia stato la principal
cagione del fine, che ebbe poi tutta l'impresa. Opinarono alcuni, che
sarebbe stato miglior consiglio dopo gli affari di Bennington e di
Stanwix, e considerata la forza dell'esercito di Gates, la quale
diventava anche tutti i giorni maggiore, che Burgoyne avesse abbandonato
il pensiero di recarsi ad Albanìa, e si fosse ritirato di nuovo ai
laghi. Della qual cosa però, giusta l'opinione nostra, lo scusa il non
aver egli a quel tempo ancor ricevuto nissuna novella, nè della forza
dell'esercito lasciato nella Nuova-Jork, nè delle mosse che fosse per
fare, o fatte avesse il generale Clinton su per le rive dell'Hudson per
alla volta di Albanìa. Aspettava una efficace cooperazione da parte di
Clinton. Così portavano ed il disegno ministeriale, e le ricevute
istruzioni. E non sarebbe egli stato grandemente da riprendersi, se,
ritratto l'esercito verso Ticonderoga, avesse abbandonato Clinton a sè
stesso, ed a tutti quei vantaggi rinunziato, che l'arrivo di questi, e
la congiunzione dei due eserciti promettevano? Bene ci pare, che vana
escusazione sia stata quella, che addusse egli stesso, dicendo, che, se
fosse tornato indietro, Gates avrebbe potuto andare a congiungersi con
Washington, e tutti e due uniti, opprimendo Howe, il destino di tutta la
guerra definire. Conciossiachè non avrebbe mai Gates potuto abbandonar
le rive dell'Hudson, finchè si conservava sano e salvo l'esercito di
Burgoyne, sia che questi alloggiasse a Saratoga, sia che stanziasse a
Ticonderoga. Senza di che consistendo una gran parte dell'esercito di
Gates in milizie della Nuova-Inghilterra, queste seguitato non
l'avrebbero, quando e' si fosse recato sulle rive della Delawara. Ma se
crediamo, che Burgoyne non abbia fatto errore nel voler seguitare
l'impresa, ci pare però ch'ei non avrebbe dovuto varcar l'Hudson, ma
sibbene rimanersene sulla sinistra riva; poichè in tal caso, o sia che
avesse voluto, secondo le circostanze, ritirare l'esercito a
Ticonderoga, o sospingerlo avanti sino in Albanìa, ciò poteva molto più
facilmente eseguire, trovandosi tra il suo e quello di Gates, già fatto
più gagliardo, frapposto il grosso fiume del Nort. Le strade all'insù da
Batten-hill sino al Forte Giorgio erano più facili sulla sinistra, che
non sulla dritta, ed all'ingiù sino ad Albanìa, se non migliori, certo
poco peggiori. Egli è vero che la città di Albanìa è posta sulla destra
riva del fiume; ma quando Burgoyne fosse pervenuto rimpetto a questa
città sulla sinistra, gl'Inglesi di sotto avrebbero potuto arrivarvi coi
battelli loro, e trasportare le genti sulla destra. In ogni caso
avrebbero potuto congiungersi con quelle di Clinton. Ma Burgoyne, o
troppo confidando ne' suoi soldati, i quali erano in vero una bella e
buona gente, o troppo poco conto tenendo degli Americani, dalla quale
opinione però avrebbero dovuto rimuoverlo i fatti di Bennington e di
Stanwix, amò meglio, lasciato il partito più sicuro, andar a tentar la
fortuna col combattere l'inimico, sperando di ottenere colla vittoria,
che credeva certa, il fine di tutta l'impresa. Così nell'istessa
maniera, che i ministri britannici, male giudicando della costanza de'
coloni, si pensarono di fargli calare alle voglie loro colle leggi
rigorose, i generali, ingannatisi a gran partito intorno il coraggio di
quelli, si fecero a credere di potere solo colla vista, colla voce, e
con un po' di romore d'armi fugargli. In tal modo si toccavano le
sconfitte per troppa speranza della vittoria, e si perdè la guerra per
troppa assicuranza di vincerla.

Ma ripigliando ora, donde lasciamo, il giorno diciannove di settembre
era riserbato dai cieli ad un aspro e sanguinoso combattimento, pel
quale si doveva definire, se gli Americani potevano solo difendersi
dagl'Inglesi dietro i ripari delle Fortezze, delle selve, dei fiumi e
delle montagne, siccome alcuni portavano opinione, ovvero se fossero
abili ad incontrargli sull'aperta campagna, nelle battaglie giuste ed
ordinate. Erasi Burgoyne, superati non senza fatica tutti gli ostacoli
dei rotti ponti e delle strade sfondate, condotto vicino a Gates,
dimodochè alcuni stretti boschi soltanto s'interponevano tra i due
eserciti. Senza fare alcuna dimora l'Inglese trasse fuori il suo in
ordinanza, e lo dispose alla battaglia. L'ala sua dritta alloggiava
presso certi colli, verso i quali il terreno si innalza graduatamente
partendo dal fiume. Essa era fiancheggiata dai granatieri e dai fanti
leggieri, i quali occupavano i colli sopraddetti. Poco più avanti in
fronte e da fianco di questi stavano, come stracorridori, quegl'Indiani,
leali e Canadesi, che rimasti erano nel campo. L'ala sinistra colle
genti di più grave armatura e le artiglierie era posta sullo stradone, e
nei prati che rasentano il fiume. Era questa capitanata dai generali
Philipps e Reidesel. Stava a petto col medesimo ordine schierato dal
fiume ai poggi l'esercito americano, Gates sulla dritta, e Arnold sulla
stanca. Già seguivano feroci avvisaglie tra i primi feritori dell'uno e
dell'altro esercito. Morgan col suo reggimento, ed il colonnello Durbin
coi fanti leggieri avevano dato dentro, e volto in fuga i Canadesi e gli
Indiani. Ma, venute altre genti in soccorso di questi, furono l'uno e
l'altro costretti a cedere, ed a ritirarsi al campo. Intanto Burgoyne, o
credendo di girare attorno il fianco sinistro del nemico, o perchè fosse
necessitato di così fare per ischivare, passando più in su, i borri dei
torrenti che corrono nell'Hudson, si distendeva coll'ala sua dritta su
pei poggi, e disegnava di andar a percuotere di fianco ed alle spalle
Arnold. Ma quel gioco, che Burgoyne voleva fare all'Arnold, nel medesimo
tempo Arnold intendeva di farlo al Burgoyne, senza che l'uno sapesse
dell'altro, o l'altro dell'uno per l'interposizione delle selve.
Incontraronsi le due schiere. Furono gli Americani ributtati da Frazer.
Trovato sì duro incontro sul fianco dritto dell'ala dritta inglese,
lasciato sufficientemente guardato questo luogo, si difilarono
rattamente verso la destra loro, ed andarono con molta furia ad
assaltare il sinistro fianco dell'ala medesima. Quivi Arnold diè pruove
di quell'alto e smisurato coraggio, di cui egli era fornito, confortando
i suoi colla voce, e più ancora coll'esempio. La battaglia era molto
pericolosa. Gl'Inglesi temendo che il nemico, rompendo le fila, non
penetrasse tra l'ala loro dritta e la sinistra, il quale si vedeva
manifestamente essere il disegno di lui, mandarono nuove schiere in
soccorso della parte pericolante. Vennevi Frazer col vigesimo quarto, e
con altre genti leggieri, ed i corridori di Breyman. Più sarebbervi
venuti dal fianco destro, se non che la necessità di difendere i poggi
nol consentì. Nondimeno tanto era il valore e l'ostinazione degli
Americani, che già gl'Inglesi incominciavano a disordinarsi. Ma arrivava
in questo punto Philipps con nuove genti, e con una parte delle
artiglierie; il quale, tosto udito il primo romore, s'era mosso in via,
e, traversata con molta difficoltà una selva, si era celeremente
condotto al luogo del pericolo. Frenò egli il nemico, e ristorò la
fortuna della giornata, che già declinava. Ciò nonostante continuarono
gli Americani l'assalto loro con molto valore, sicchè la notte sola pose
fine al combattimento. I repubblicani si ritirarono. I reali
pernottarono in armi sul campo di battaglia. Mancarono degli Americani
tra morti e feriti da trecento a quattrocento. Tra i primi i colonnelli
Adams e Coburn. Degl'Inglesi meglio di cinquecento. Morì fra gli altri
il capitano Jones, uffiziale di artiglieria molto riputato.

Pretendettero ambe le parti la vittoria. Gl'Inglesi acquistarono il
campo di battaglia. Ma siccome l'intenzione degli Americani era di non
andare, ma di stare, e quella degl'Inglesi di andare, e non di stare, e
che inoltre era agli Americani un vincere il non esser vinti, ognuno può
vedere, quale abbia raccolto maggior frutto dalla giornata. Da un altro
canto gli Inglesi si persuasero non senza molta diminuzione dell'ardire
e delle speranze loro, che avevano a fare con un nemico, il quale anche
a viso scoperto sapeva, e poteva tenere loro il fermo.

Il giorno seguente, vedendo Burgoyne che non poteva sperare di cacciar
di forza il nemico dai luoghi forti ed affortificati, dove alloggiava,
confidandosi forse, che il tempo potesse offerire qualche occasione di
far maggior frutto, ed aspettando inoltre di dì in dì le novelle del
generale Clinton, delle operazioni del quale egli era tutto al buio, si
fermò, e pose il campo a gittata d'artiglieria dagli alloggiamenti
americani. Faceva intanto fare sollecitamente grossi ripari, tanto sulla
dritta, dond'era venuto il pericolo, quanto sulla sinistra per difender
quelle praterìe vicine al fiume, dove aveva i suoi magazzini, e gli
ospedali. Un reggimento d'Inglesi, i lanzi d'Hanau, ed alcuni leali
furono fatti attendare nelle praterìe medesime per maggior sicurtà.
Gates continuò ne' suoi alloggiamenti, affortificandovisi però molto
studiosamente sulla sinistra.

Colla miglior fortuna s'accrescevano parimente ogni giorno le forze del
suo esercito per l'accozzamento di nuove genti sì stanziali, che cerne.
Venne tra gli altri a congiungersi Lincoln con duemila di queste tra
Massacciuttesi, Rodiani, Hampshiresi, e Connecticuttesi, tutti soldati
buoni ed agguerriti. Usavano gl'Inglesi grandissima diligenza per evitar
le sorprese; gli Americani per impedire gl'Inglesi non uscissero a
foraggiare. Si facevano in questo mezzo tempo frequenti badalucchi.

Intanto il generale britannico stava con grandissima impazienza
aspettando le novelle della Nuova-Jork, e gli pareva mille anni di non
riceverne. Finalmente il giorno venti gli pervenne una lettera dei dieci
scrittagli in cifera da Clinton, colla quale questi lo avvisava, che
verso il giorno venti del mese avrebbe con duemila uomini tentato il
Forte Montgommery situato sulla destra riva dell'Hudson alle falde dei
colli. Lo accontava nel medesimo tempo, che non poteva far di più,
trovandosi molto debole; e che anzi, quando il nemico facesse qualche
motivo verso le spiaggie della Nuova-Jork, sarebbe egli costretto di
ritornarsene. Mandò tosto Burgoyne un uomo a posta, due uffiziali
travestiti, e parecchie altre persone di credenza per differenti strade
a Clinton, acciò lo informassero della condizione, in cui si trovava, lo
avvisassero e pregassero, procedesse tostamente alla spedizione.
Aggiungessero, che in rispetto alle vettovaglie poteva egli, e voleva
bastare sino ai dodeci del presente ottobre. Ancorchè l'aiuto che
prometteva Clinton, di troppo minor momento fosse, di quanto si era
Burgoyne dato a credere dovesse essere, tuttavia sperava, che per
l'assalto dato al Forte Montgommery, e pel timore che gl'Inglesi, preso
questo, non si aprissero la via su pel fiume, avrebbe Gates, o mutati i
suoi alloggiamenti, o mandato qualche grossa banda all'ingiù contro
Clinton, e che nell'uno o nell'altro caso si sarebbe offerta la
occasione di acquistare qualche vittoria, e perciò di arrivare in
Albanìa. Abbenchè, se si consideri, di quanto fosse più gagliardo
l'esercito di Gates di quello di Burgoyne, e che il primo nuove forze
acquistava ogni dì, si potrà conoscere, quanto vana fosse l'aspettazione
del generale inglese. Ei pare adunque, ch'esaminata la debolezza
propria, quella di Clinton, e la prepotente forza di Gates avrebbe
dovuto pensare a ritirarsi, seppure la ritirata era ancora in facoltà
sua; imperciocchè il traversare il fiume, con un sì forte esercito
nemico tanto vicino, sarebbe stata impresa troppo pericolosa; e qui si
vede ancora, quanto improvvido sia stato il consiglio di averlo la prima
volta varcato; conciossiachè da questa passata l'andata ed il ritorno
diventarono del pari impossibili.

Sul principiar d'ottobre Burgoyne trovandosi a molto stretti termini
condotto, ed ogni giorno diventando più deboli le speranze del soccorso,
stimò, fosse necessaria cosa il diminuire le provvisioni giornaliere dei
soldati. La qual cosa, quantunque grave, sopportò con molta prontezza
l'esercito. Le cose continuarono in questo stato sino ai sette
d'ottobre, giorno, in cui avvicinatosi già a quattro o cinque di quello,
oltre il quale non si sarebbe potuto durare, il generale inglese si
determinò di voler far un motivo sulla sinistra del nemico, a fine di
scoprire, se possibile fosse di passare, quando si volesse andar avanti,
o di sloggiare l'inimico, quando si volesse dare indietro, o ad ogni
modo di uscire alla busca per raggranellar provvisioni. Era forzato per
necessità a tentare qualche partito notabile. Fece adunque un nodo di
quindici centinaia di buoni soldati stanziali, ai quali comandava egli
stesso accompagnato da Philipps, Reidesel e Frazer, capitani tutti di
ottima mente e di egregio valore. Aveva con sè due cannoni da dodici
libbre di palla, sei da sei, e due obici. La guardia del campo fu
commessa sulla dritta verso i poggi ai brigadieri generali Hamilton e
Specht, sulla sinistra verso il fiume al brigadiere Gall. Non potè
Burgoyne uscire dagli alloggiamenti più grosso, trovandosi così vicino,
e tanto superiore di forze l'inimico. Con questa schiera intendeva di
cominciar la battaglia. Aveva poi ordinato, che mentre ella dava dentro,
alcune compagnie di stracorridori indiani e leali, passando per
tragetti, girassero sul fianco sinistro degli Americani, ed andassero a
mostrarsi loro alle spalle. Già si era mossa la schiera, ed uscita dal
campo, ita era porsi in ordinanza a tre quarti di miglio sulla sinistra
del nemico, e faceva le viste di volersi far avanti, e di stendersi per
passare oltre il sinistro fianco di lui. Ma Gates, che stava a riguardo,
accortosi benissimo del disegno degl'Inglesi, pigliò tosto con molta
avvedutezza il partito di dare un improvviso e gagliardo assalto alla
sinistra punta della schiera suddetta, sperando in tal modo di separarla
intieramente dal rimanente esercito, e di mozzarle la via agli
alloggiamenti. Andarono gli Americani all'assalto con incredibile
impeto; ma trovarono un duro incontro, perchè il maggior Ackland alla
testa de' granatieri gli sostenne molto risolutamente. Gates, veduta la
cosa, mandò spacciatamente nuovi rinforzi a' suoi, di maniera che
potettero assaltar tutto ad un tempo anche il destro squadrone di
quest'ala sinistra della schiera inglese, nel quale si trovavano i
lanzi. Quindi è, che non fu fatto abilità al generale britannico di
smuovere dal luogo loro, siccome desiderato avrebbe, una parte di questi
lanzi per andarne a formare una seconda fila di riscossa dietro quella
punta sinistra, che si trovava in maggiore pericolo. Sulla destra della
schiera inglese non si combatteva peranco, allorquando i capitani
britannici si accorsero, che il nemico con una grossa squadra girava sul
loro fianco destro con intenzione manifesta di tagliar loro il ritorno
agli alloggiamenti. Per render vano questo pericoloso disegno del
generale americano, si ordinò ai fanti leggieri ed al vigesimo quarto,
si arringassero, come schiera di riscossa, e per protegger la ritirata,
dietro l'ala dritta. Nel mentre che questa mossa si eseguiva,
sopravveniva furiando Arnold con tre reggimenti, ed assaltava da fronte
quest'ala medesima. Nel medesimo tempo Gates mandava nuovi aiuti a
coloro fra suoi, che combattevano contro la punta sinistra inglese.
Quivi gl'Inglesi, tenuta un pezzo la puntaglia, finalmente si
disordinarono, e voltarono in fuga. Si avviavano a corsa i fanti
leggieri, ed il vigesimo quarto per fermar il corso della vittoria al
nemico. S'incontrarono nei corridori americani, i quali già inondavano,
e ne seguì una feroce mischia con morte di molti da ambe le parti. Morì
in questo conflitto il generale Frazer, il quale per la scienza e pel
valore teneva luogo fra i primi. In questo momento tutta la schiera
inglese si trovava in grandissimo pericolo. Nè minore era quello che
correvano gli alloggiamenti; imperciocchè il nemico gagliardo e
vittorioso andava per assaltargli, dove, se giunto fosse prima della
schiera che si ritirava, poca speranza si poteva avere di difendergli.
Adunque Philipps e Reidesel, eseguendo gli ordini del capitano generale,
raccolte il meglio, ed il più tosto che potettero, tutte quelle
compagnie, che ancora combattuto non avevano, s'ingegnarono di
proteggere la ritirata delle genti sconfitte, mentre Burgoyne coll'ala
dritta perseguitato fieramente dall'Arnold si ritraeva a grande stento
anch'esso verso gli alloggiamenti. Gli uni e gli altri, sebbene a
fatica, vi arrivarono, ed entrarono dentro, lasciati però sul campo di
battaglia molti morti e feriti, massimamente artiglieri, i quali in
questa giornata fecero con non minor gloria loro, che danno dei nemici
maravigliose pruove. Vennero anche in poter degli Americani sei pezzi di
artiglieria.

Ma qui non ebbe fine il fortunoso combattimento. Appena erano gl'Inglesi
entrati negli alloggiamenti loro, gli Americani seguendo l'impeto della
vittoria gli affrontarono da diverse parti con incomparabile ardire,
malgrado la furiosa tempesta di cannonate a scaglia, e di archibusate
che loro piovevano addosso. Arnold sopra tutti, il quale pareva in
questo giorno, fosse fuori di sè per l'agonia di menar le mani, ed i
pericoli cercasse piuttosto con bestial furore, che con valore umano,
abbandonatamente assaltò le trincee in quella parte, dove stavano alla
guardia i fanti leggieri inglesi sotto i comandamenti del lord Belcaro.
Ma gl'Inglesi con audacia inestimabile si difendevano. La battaglia fu
dura, lunga e sanguinosa. Infine, quando già s'abbuiava, Arnold,
superati tutti gli ostacoli, si sospinse per maladetta forza dentro il
vallo con pochi dei più animosi. Ma in questo punto fu sconciamente
ferito in quella gamba medesima, la quale già gli era stata guasta
nell'assalto di Quebec. Fu costretto con grandissimo suo cordoglio a
ritirarsi. I suoi tuttavia seguitavano a menar le mani, difendendosi
però sempre gli Inglesi gagliardamente, e, fatto già notte, anch'essi
finalmente si ritirarono.

Ma non si combattè così felicemente pei reali da un'altra parte. Quella
squadra di repubblicani, la quale condotta dal luogotenente colonnello
Brooks iva allargandosi sull'ala dritta dei regj, dato una gran
giravolta, erasi recata ad assaltar il destro fianco degli
alloggiamenti, e combattendo ferocemente si sforzava di entrarvi. Stava
alla difesa di questa parte del campo Breyman co' suoi lanzi. Questi non
mancarono a sè stessi, e con gran valore si affaticarono di risospingere
gli assalitori. Ma morto sulle prime Breyman, si disordinarono, e
dettero luogo all'impeto degl'inimici. Furono tutti o fugati, o fatti
prigionieri, o tagliati a pezzi. Perdettero tutte le tende, le bagaglie
e le artiglierie. Entrarono gli Americani, e piantarono gli
alloggiamenti loro dentro il campo inglese. Udite Burgoyne le novelle di
sì tristo caso, ordinò, si andasse a rincacciar il nemico. Ma o sia la
notte, ch'era sopraggiunta, o lo sbigottimento delle genti, che sel
facessero, i comandamenti suoi non ebbero effetto, e gli Americani
continuarono a dimorare nel luogo, che con tanta gloria acquistato
avevano. In tal modo s'erano questi aperto il passo sul fianco destro,
ed alle spalle dell'esercito inglese. Le altre schiere americane
stettero tutta la notte in armi ad un mezzo miglio distante dal campo
inglese. La perdita dei morti e dei feriti fu molto grave da ambe le
parti; ma più da quella degl'Inglesi, de' quali ne furon anche fatti
prigioni non pochi. Il maggiore d'artiglieria Williams e l'Ackland dei
granatieri furono nel numero di costoro. Molti pezzi d'artiglieria
vennero in poter dei repubblicani, con tutte le bagaglie dei Tedeschi, e
molte munizioni da guerra, delle quali avevano grandissimo bisogno.
Aspettavano gli Americani impazientemente il nuovo dì per rinnovar la
battaglia. Ma trista, ed oltre ogni dire pericolosa era la condizione
dell'esercito britannico, la quale però sopportava con maraviglioso
coraggio. Il continuar a starsene in quel sito era un esporsi l'indomani
ad una inevitabile rovina. Gli Americani più potenti e più arditi, e per
l'adito che già aperto si erano al destro fianco, e per le altre parti
ancora poco difendevoli, si sarebbero certamente fatto la via per ogni
dove nel campo, e l'esercito inglese sarebbe stato condotto ad un totale
sterminio. Pertanto si determinò Burgoyne a mutar gli alloggiamenti; il
che eseguì con mirabil ordine, e senza perdita veruna, facendo per a mò
di conversione retrograda dell'ala dritta, girando sulla sinistra che
stava ferma, ritirare indietro le sue genti presso il fiume su certi
poggi, che stavano a sopraccapo all'ospedale. In questa positura aveva
le spalle volte al fiume, la dritta all'in su, e la manca in giù della
sua sponda.

Aspettavano il giorno seguente nel nuovo campo loro gl'Inglesi la
battaglia. Ma Gates da quel capitano sperimentato ch'era, avendo buono
in mano, non volle rimescolare, abborrendo dal rimettere in arbitrio
della fortuna quella vittoria, che già era sua. Intendeva, godendosi il
benefizio del tempo, che la fame, e la necessità delle cose compissero
quell'opera che aveva con audace battaglia sì bene incominciata.
Seguirono però questo dì frequenti scaramucce di poco conto. In questo
istesso dì, la sera si fecero nel campo inglese le esequie al generale
Frazer, molto terribili e dogliose pel danno passato, pel pericolo
dell'avvenire, pel desiderio del morto, per l'abbuiar della notte, pel
balenar continuo, e pel rimbombo dell'artiglierie d'America, le quali
strisciando spruzzavano la terra ad ora ad ora sul viso del cappellano
che offiziava.

Ma Gates, il quale già prima della battaglia aveva fatto passare al di
là del fiume rimpetto Saratoga un grosso squadrone di soldati, acciò ne
custodissero il passo, ed impedissero che il nemico non facesse qualche
sdrucito da quella parte, ora ne mandò altrettanti anche ad un guado
superiore. Intanto avviava all'insù due migliaia di soldati scelti,
acciocchè girando sul fianco dritto degl'Inglesi si avvicinassero alla
riva del fiume, sicchè in tal modo sarebbero questi stati accerchiati da
ogni parte. Accortosi di ciò Burgoyne comandò, si ritraesse prestamente
l'esercito a Saratoga, che trovavasi sei miglia più in su sulla medesima
riva del fiume. Incominciavano a muoversi alle nove della sera; ma tal
era la malvagità delle strade, rese ancor più difficili da una continua
pioggia, e tale la debolezza delle bestie da trarre pel difetto degli
strami, che non arrivarono a Saratoga, che in sull'oscurarsi dell'aria
la sera del seguente giorno, stracchi tutti e malconci dalle fatiche e
dai disagi. Lasciarono in poter dei nemici da trecento malati
nell'ospedale, e molte trite cariche di munizioni e di bagaglie. Per
istrada distrussero le case, ed ogni cosa che loro si era parata
davanti. Cessata la pioggia, Gates gli seguitava sempre dietro un
alloggiamento, lentamente e colle briglie in mano, per aver gl'Inglesi
rotti i ponti, e per non dar loro occasione di appiccare con vantaggio
un qualche fatto d'armi. Temendo che Burgoyne con una subita correrìa di
soldati leggieri mandasse ad occupar il passo del fiume vicino al Forte
Edoardo, inviò certe compagnie di milizie nel medesimo Forte, perchè
l'impedissero. Non così tosto vi erano arrivate, che sopraggiungevano i
corridori inglesi; ma, trovato, ch'erano state loro furate le mosse,
tristi e dolenti se ne tornarono. In questo frattempo il grosso
dell'esercito inglese, passata la notte dei nove a Saratoga, ne partì la
mattina dei dieci, e varcò il Fish-kill-creek, che corre nell'Hudson a
tramontana di questa Terra. Speravano i capitani, che avrebbero quivi
potuto ad un solito passo traversar l'Hudson, e trovare scampo sulla sua
sinistra riva. Ma primieramente incontrarono una banda di repubblicani
sulla stanca di Fish-kill-creek, che già stavano lavorando alle trincee
su certi colli; i quali poscia, veduto il grosso numero degl'Inglesi,
attraversarono l'Hudson, ed andarono a congiungersi collo squadrone
principale, che alloggiava al di là, affine di impedire questo passo.

Perduta la speranza di varcar il fiume ne' luoghi vicini a Saratoga, i
capitani britannici voltarono il pensiero all'aprirsi la via sulla
destra riva sino di rincontro al Forte Edoardo, e là, sforzato il passo
con ributtar le genti, che poste vi erano per difenderlo, valicar sulla
sinistra. A questo fine mandarono avanti una compagnia di guastatori con
una scorta di un reggimento di regolari, alcuni feritori alla leggiera,
e leali, acciocchè racconciassero le strade ed i ponti per al Forte
Edoardo. Appena erano costoro partiti, che compariva l'inimico molto
grosso sui colli dalla parte opposta del Fish-kill-creek, il quale
faceva le sembianze di voler passare per attaccare la battaglia.
Richiamaronsi incontanente i regolari ed i feritori. Solo rimasero coi
guastatori i leali, i quali pizzicati appena da una piccola banda, che
andava ronzando intorno, diedero volta, lasciando soli i guastatori,
lavorassero a posta loro. Per la qual cosa disperossi affatto di poter
condurre in salvo le bagaglie e le artiglierie.

A tante difficoltà venne anche ad aggiungersi questa, che i
repubblicani, i quali stavano attelati lungo la riva sinistra del fiume,
ad ogni passo traevano contro i battelli carichi di munizioni e di
arnesi da guerra, che avevano, navigando a ritroso, seguitato l'esercito
dopo la sua partita da Still-water. Molti di questi battelli erano stati
presi, alcuni ripresi con perdita di gente da ambe le parti. Finalmente
e' bisognò per minor male sbarcar le munizioni, e ridurle sui poggi;
opera, che molto accrebbe di fatica al già tanto stracco esercito.

Ora era giunta al colmo la sfortuna delle genti britanniche, ed altro
non s'appresentava alla mente sì dei capitani, che dei soldati, che un
totale sterminio, od un pregiudiziale accordo. Il voler passar il fiume
così grosso, essendo la sinistra riva con tanta gelosia e da tante genti
guardata, e vicino un sì potente nemico gonfiato dall'aura della
vittoria, era impresa non che temeraria, disperata. Il ritirarsi per la
destra con questo medesimo nemico alla coda, per istrade cotanto
difficili ed intricate, era un partito piuttosto impossibile ad
eseguirsi, che malagevole. Ogni cosa presagiva una inevitabile
catastrofe. Eppure in mezzo a tanta calamità si apriva ag'Inglesi
qualche speranza di bene, e l'occasione di poter ad un tratto ristorar
la fortuna della guerra. Erano i due eserciti separati l'uno dall'altro
solamente dal Fish-kill-creek. La fama, che magnifica tutte le cose, a
motivo di quelle poche genti, che stat'erano mandate da Burgoyne per
iscorta ai guastatori sulla via al Forte Edoardo, aveva fatto credere a
Gates, che tutto l'antiguardo e la battaglia dell'esercito britannico si
fossero già buona pezza avviati alla volta di quel Forte, e che solo
rimanesse nelle pianure di Saratoga la dietroguardia; la quale venne
tosto in isperanza di potere con tutte le forze sue assaltare ed
opprimere. A questo fine la mattina degli undici ottobre Gates ogni cosa
ordinò all'assalto. Intendeva di pigliar l'occasione di una folta
nebbia, la quale in quelle regioni, ed a quella stagione oscura
solitamente l'aria sin poco dopo la levata del sole, passare molto per
tempo il Fish-kill, assaltar una batteria, che Burgoyne aveva piantato
sull'altra riva, e, superatola, correre incontanente contro le genti
nemiche. Ebbe Burgoyne certo avviso della cosa, e guernita prima molto
bene la batteria, aveva tutte le sue genti affilate, come in agguato,
dietro alcune macchie, che ingombravano le rive del fiume. Ordinatosi in
tal modo aspettava la vicina battaglia; e stante la vana credenza del
nemico, aveva grandissima confidenza della vittoria. Già la brigata del
generale americano Nixon aveva guadato il rivo, e seguitava quella del
generale Glover. Ma come prima pose questi il piede nell'acqua per
passare, ebbe lingua da un disertore inglese, che non già il solo
retroguardo, ma tutto intiero l'esercito reale si trovava ordinato alla
battaglia sull'altra riva. Intesa la cosa Glover si ristette, e mandò
dicendo a Nixon, il quale si trovava nell'imminente pericolo di essere
tagliato a pezzi, non istesse a soprastare, ma immediatamente si
ritraesse sulla destra riva. Mandò anche informando Gates di quello, che
accadeva. Questi rivocò tosto gli ordini, e comandò ritornassero tutti,
e stessero ai luoghi loro. Nixon in buon punto ricevè l'avviso di
Glover; perciocchè un quarto d'ora dopo stato sarebbe troppo tardi.
Indietreggiò spacciatamente; ma non sì, che, dileguatasi la nebbia prima
che avesse ripassato, non fosse il suo retroguardo noiato dalle
artiglierie inglesi con perdita di alcuni soldati.

Riuscita vana questa speranza, Burgoyne andava considerando, se qualche
altra via rimanesse a salvar l'esercito. Fatta una Dieta, deliberarono,
si dovesse, marciando velocemente di notte tempo, arrivare al fiume
nelle vicinanze del Forte Edoardo, e là con un repentino assalto
sforzare il passo, o sotto o sopra il Forte medesimo. E perchè i soldati
camminar potessero più speditamente, si risolvettero ad abbandonare le
artiglierie, le bagaglie, il carreggio e tutti gl'impedimenti.
Portassero i soldati di che logorare per alcuni dì, sinchè arrivar
potessero al Forte Giorgio. Ognuno si apparecchiava a mandar ad effetto
l'intento del capitano. Ma Gates, che aveva presentita la cosa, ci aveva
già fatto contro gli opportuni provvedimenti. Aveva comandato a quelle
bande, che guernivano la sinistra riva dell'Hudson, stessero molto
vigilanti, ed aveva anche ingrossate le guardie poste ai luoghi, dove
Burgoyne disegnava di varcare. Ordinava loro, sostenessero il nemico,
fino a tanto che arrivasse egli alle spalle con tutto l'esercito. Oltre
a ciò faceva accampare una grossa schiera su certi poggi tra i Forti
Edoardo e Giorgio, ed aveva imposto ai Capi, che diligentemente vi si
affortificassero.

Aveva Burgoyne mandato avanti ormatori per riconoscere il paese, e
soprattutto per esplorare, se si potesse sforzare il passo del fiume al
Forte Edoardo. Ritornaron dicendo, che le strade erano oltre ogni
credere rotte e difficili; che i nemici erano sì spessi e sì vigilanti
sulla sinistra riva, che avrebbero di leggieri ogni mossa osservata,
benchè piccola, ch'essi fatto avrebbero sulla destra; e che i passi al
Forte erano sì diligentemente guardati, che lo sforzargli senza
artiglierie era cosa del tutto impossibile. Dissero ancora del forte
campo posto sui poggi tra i due Forti. Queste sinistre novelle, giuntovi
eziandio, che Gates col grosso del suo esercito era così vicino, e tanto
stava attento alle vedette, che non avrebbero le genti inglesi potuto
dare un passo, che subito non le seguitasse, troncarono a Burgoyne ogni
speranza di potersi di per sè stesso dalla presente calamità sbrigare.
Solo, appiccandosi, come si suol dire, e come si fa nell'estrema
disperazione, alle funi del cielo, sperava che sorgesse qualche cosa di
verso le parti basse del fiume, e con intensissimo desiderio aspettava
l'aiuto di Clinton.

E' non si potrebbe con parole meritevolmente descrivere l'infelice
condizione, in cui era riposto l'esercito britannico. Stracche le genti,
e quasi vinte dalle continue fatiche, e dai travagli degli aspri
combattimenti, abbandonate dagl'Indiani e dai Canadesi, perduti i più
valorosi soldati ed i migliori capitani, ridotto tutto l'esercito a
cinquemila combattenti di dieci ch'egli erano, fra i quali poco più di
tre migliaia d'Inglesi; svanita ogni speranza di ritirata; investite ed
accerchiate da tre parti da un nemico quattro volte più numeroso di
loro, gonfiato dal favore della vittoria, e che conosciuta la necessità
loro ricusava di combattere, e che non si poteva sforzare pei luoghi
difficili, ai quali si era riparato; obbligate a star in armi di
continuo, la scaglia, e le palle delle artiglierie nemiche spruzzando e
strisciando di colpo e di rimando per ogni dove le file, e molti traendo
a morte ogni momento, serbavan esse tuttavia la solita costanza; e se
cedevano ad una dura necessità, mostravansi però di miglior fortuna
meritevoli. Nissun atto, nissuna parola fecero, che degna non fosse
d'uomini forti e valorosi.

In fine nessuna novella di soccorso, non che fondata, vana, trapelando
da parte nessuna, fu fatta la mattina dei tredici la veduta dei fondachi
pubblici, e si trovò, che vi era in munizione da vivere, e ciò molto
scarsamente, solo per tre dì. In tale stato l'andare ed il rimanere
essendo egualmente fuori della potestà loro, considerato, che quanto più
si differiva una deliberazione terminativa, tanto procedeva in maggior
precipizio la condizione dell'esercito, convocarono una Dieta generale,
alla quale intervennero non solo i primarj uffiziali, ma ancora tutti i
capitani delle compagnie. Mentre deliberavano le palle nemiche frullando
orribilmente, andavano qua e là traforando la tenda, dove si teneva il
Consiglio. Tutti unitamente opinarono, doversi cedere alla fortuna, ed
introdurre una pratica d'accordo col generale americano.

Usò Gates modestamente la vittoria. Solo propose, che le genti regie
deponessero le armi dentro gli alloggiamenti; la quale condizione
parendo loro di troppa iniquità, sdegnosamente rifiutarono gl'Inglesi.
Volevano tutti piuttosto esser menati al nemico in una disuguale
battaglia, che macchiarsi di una tanta vergogna. Dopo diverse pratiche
si accordarono il giorno quindeci gli articoli della capitolazione.
Dovevano sottoscriversi da ambe le parti la mattina dei diciassette. La
notte arrivò al campo di Burgoyne il capitano Campbell, mandatovi a gran
fretta dal generale Clinton, il quale recava le novelle, che questi
venuto sopra l'Hudson si era fatto padrone del Forte Montgommery; e che
il generale Vaughan colle genti più spedite già si avvicinava ad Esopo.
Rinascevano in alcuni le speranze di salute. Furono ricerchi gli
uffiziali del parer loro, se i soldati in un caso disperato abili
fossero a combattere, e se la fede pubblica fosse impegnata pel verbale
accordo. Molti risposero, i soldati infievoliti dalle fatiche e dalla
fame non potersi reggere; tutti furono apertamente fautori, essere
impegnata la fede pubblica. Solo Burgoyne opinò del no. Ma era obbligato
a seguire la pluralità dei suffragi. Gates intanto, conosciute queste
mene, e le nuove speranze, donde procedevano, il giorno diciassette
molto per tempo ordinò tutto il suo esercito alla battaglia, e mandò
dicendo a Burgoyne, giunto essere il tempo prefisso a sottoscrivere;
perciò si il facesse immediatamente, o si combatterebbe. Questi non si
fe' più pregare. L'accordo fu sottoscritto, il quale intitolarono:
convenzione tra il luogotenente generale Burgoyne, ed il
maggior-generale Gates. Le principali condizioni, oltre quelle per le
provvisioni, ed altre cose da somministrarsi all'esercito britannico
durante il suo cammino per a Boston, e la sua dimora in questa città,
furono che le genti uscissero dagli alloggiamenti con tutti gli onori
della guerra, colle corde accese, coi tamburi battenti, le bandiere
spiegate, le artiglierie da campo; deponessero le armi, e lasciassero le
artiglierie in un luogo a posta presso un'antica Fortezza; avessero la
facoltà d'imbarcarsi liberamente, e di passar in Europa da Boston, con
patto però non potessero portar le armi contro l'America durante la
presente guerra; non fossero sparpagliate, nè i soldati smembrati dagli
uffiziali loro; le chiamate, ed altri uffizj militari fossero permessi;
ritenessero gli uffiziali le spade; tutte le robe dei privati fossero
salve, le pubbliche si consegnassero di buona fede; non si svaligiassero
le bagaglie; tutti coloro, che seguitavano il campo di qualsivoglia
condizione, o paese si fossero, godessero il benefizio della
capitolazione; e fosse fatto abilità ai Canadesi di ritornarsene alle
case loro.

Non solo le condizioni di quest'accordo, se si considera il disperato
frangente, a cui si trovava l'esercito britannico condotto, sono molto a
questo onorevoli, ma Gates per una somma cortesia, e per un benigno
riguardo verso i vinti, fe' ritrarre dentro gli alloggiamenti le sue
genti, acciocchè moleste spettatrici non fossero alle inglesi, quando
elleno deponevano le armi. La qual cosa gli si dee non solamente ad
umanità, ma a sopportazione, e ad altezza d'animo recare; imperciocchè
già sapeva egli le inudite depredazioni, che andava facendo all'uso dei
Barbari sulla destra riva dell'Hudson il generale Vaughan, e come avesse
questi tutto il villaggio d'Esopo inesorabilmente arso e distrutto. Egli
è debito nostro di non passar sotto silenzio, che siccome Gates in tutto
il corso di questa guerra sulle rive dell'Hudson compì tutte quelle
parti, che ad accorto, valoroso e sperto capitano di guerra si
appartengono, così medesimamente niuna di quelle lasciò indietro, che
adornar sogliono gli animi generosi, onesti e civili. E questa
amorevolezza usò verso i sani, ma più ancora verso i malati, che la
fortuna dell'armi aveva posto nelle sue mani, ai quali tutti quei
soccorsi fe' ministrare, che meglio per la condizione delle cose seppe,
e potè. Sommava l'esercito americano il dì dell'accordo a un di presso a
quindici migliaia di soldati, dei quali dieci migliaia a circa di
stanziali; l'inglese a 5791, cioè 2412 Tedeschi, e 3379 Inglesi tra
combattenti, e non combattenti. Acquistarono gli Americani quarantadue
pezzi di belle artiglierie tra cannoni, obici, e bombarde, da 4600
archibusi, una quantità notabile di cartocci, di bombe, di palle, di
carcasse e di altri instrumenti da guerra.

Cotal fine ebbe la spedizione inglese sulle rive del fiume del Nort, la
quale cominciata con grandissima riputazione cadde in tanta difficoltà,
che coloro, i quali ne avevano sperato sì prosperi successi ne
ricevettero gravissimo danno, e quei che sì grandemente ne avevano
temuto, ne riportarono grandissimo benefizio. Certo è, che, se ella fu
disegnata prudentemente, siccome a noi pare, fu improvvidamente
governata da coloro che dovettero mandarla ad effetto. Conciossiachè il
buon successo suo dipendeva in tutto dagli sforzi uniti dei generali,
che comandavano su i laghi, e di quelli che amministravano la guerra
della Nuova-Jork. Ma invece, procedendo con separati consiglj, quando
uno veniva, l'altro se ne andava. Allorquando Carleton si era
impadronito dei laghi, Howe non che salisse per l'Hudson alla volta di
Albanìa, osteggiò nella Cesarea, e si volse verso la Delawara Quando poi
Burgoyne entrò vincitore in Ticonderoga, Howe s'imbarcò per andare ad
assaltar Filadelfia, e così l'esercito canadese restò privo dell'aiuto,
che aspettava dalla Nuova-Jork. Forse credette Howe, che la presa di
Filadelfia, città tanto principale fosse, per isbigottire sì fattamente
gli Americani, e tanto i disegni loro disordinasse, che dovessero, o
venire a patti, o far debole resistenza. Forse ancora avvisò, che il
correre con possente esercito contro le parti di mezzo, e, per così
dire, dentro il cuore stesso della lega, fosse un molto efficace mezzo
di diversione in favore dell'esercito settentrionale, di maniera che non
sarebbe stato in potestà degli Americani il mandar genti sufficienti
sull'Hudson a contrastargli. Forse finalmente trasportate dall'ambizione
si era fatto a credere da sè solo potere, ed esso solo dover godere la
gloria del por fine alla guerra. Ma ella è cosa, che ognuno può di per
sè stesso conoscere, che qualunque potesse essere l'importanza
dell'acquisto di Filadelfia, non era però da paragonarsi a patto nessuno
con quella della congiunzione in Albanìa dei due eserciti canadese e
jorchese. Poichè, che l'insignorirsi di quella città dovesse dar vinta
totalmente la guerra, era molto dubitabile; la congiunzione degli
eserciti verisimile. Senza di che gli Americani sarebbero venuti per
impedir questa ad una campale battaglia, l'evento della quale non poteva
quasi esser dubbio, nè per la susseguente congiunzione terminativo.
Oltreacciò due eserciti, i quali entrambi concorrer debbono allo stesso
fine, ciò molto meglio, e più convenientemente possono fare, quando più
vicini sono l'uno all'altro, che non quando ne son lontani. Per quanto a
noi pare adunque la presente fazione è stata e bene immaginata nel suo
principio, e con tutti i convenienti mezzi, eccettuata però quella peste
degl'Indiani, dai ministri britannici accompagnata; sicchè, giusta
l'opinione nostra, non abbiano essi meritato quei rimproveri, che e nel
Parlamento, e dagli scrittori parziali vennero loro in questo proposito
fatti. Bene ci sembra, che, forse perchè portassero troppo rispetto alla
persona, alla fama, al grado, ed alla militare sperienza di Guglielmo
Howe, abbiano commesso errore col non mandargli ordini più risoluti.
Perciocchè da quanto noi abbiam potuto spillare ci pare, che gli ordini
datigli dai ministri in proposito della cooperazione sua coll'esercito
canadese siano stati piuttosto discretivi, che assoluti; e dal difetto
di questa cooperazione nacque evidentemente tutta la rovina
dell'impresa.

Gates dopo la vittoria mandò speditamente al congresso il colonnello
Wilkinson a portar le felici novelle. Arrivato, ed introdotto disse:
«Stare l'intiero esercito britannico cattivo a Saratoga; l'americano
pieno di sanità e d'ardire aspettar gli ordini loro. Deliberassero i
Padri, a quale impresa propizia alla patria dovesse la forza, la virtù e
la prontezza sue dirizzare». Il congresso rendè immortali grazie a Gates
ed alle sue genti. Decretò, si presentasse Gates con una medaglia d'oro
gettata espressamente, tramandatrice ai posteri di così chiara vittoria.
V'era in quella coniato il ritratto del generale colle parole intorno:
_Horatio Gates, Duci strenuo_; ed in mezzo: _Comitia Americana_. Era sul
rovescio raffigurato Burgoyne in alto di render la spada, e dietro da
una parte e dall'altra i due eserciti d'Inghilterra e d'America. Sopra
stavano intagliate queste parole: _Salus regionum septentrion._, e sotto
quest'altre: _Hoste ad Saratogam in deditione accepto. Die XVII Oct.
MDCCLXXVII._

Se alle novelle di sì felice caso si rallegrassero gli Americani, non è
mestier di dirlo. Cominciarono a promettersi maggiori prosperità; ognuno
si avvisava, essere sicura la independenza. Tutti sperarono, e non senza
molta ragione, che così lieto evento fosse finalmente per indur la
Francia, e gli altri potentati che stavano con essa, a scoprirsi in
favor dell'America, cessati essendo i dubbj sui futuri accidenti, ed il
pericolo di pigliar il patrocinio di una nazione perdente.

Mentre Burgoyne si trovava a sì strette condizioni ridotto, Clinton era
partito sul principio d'ottobre dalla Nuova-Jork con poco più di tre
migliaia di soldati per recarsi alla sua fazione sull'Hudson in soccorso
di quello. Occupavano gli Americani comandati dal generale Putnam le
aspre montagne, tra mezzo le quali scorre velocemente il fiume del Nort,
e che incominciano ad innalzarsi nelle vicinanze di Peek's-hill. Oltre
la fortezza del luogo, essendo in mezzo di queste montagne le rive del
fiume ripide, e quasi inaccessibili, avevano gli Americani assicurati i
passi in diverse guise. Stavano più in su a sei miglia di Peek's-hill
sulla sponda occidentale due Forti chiamati l'uno Montgommery e l'altro
Clinton, divisi fra loro da un torrente, che scendendo dalle vicine
montagne scorre nel fiume. Eran essi posti su certi colli aspri e
scoscesi molto, dimodochè dalle falde loro non vi si sarebbe potuto
salire, ed erano del tutto signori di quel fiume. Altra via non v'era
aperta al nemico per accostarsi ai medesimi, che quella di entrar fra le
montagne più sotto verso Stony-point, e passando per luoghi difficili e
stretti riuscir loro a sopraccapo. Ma tali erano queste forre, che, se
si fossero convenevolmente guardate, sarebbe stato il passare, non che
malagevole, impossibile. Poichè poi il nemico non potesse, navigando,
oltrepassargli, s'erano ficcati dentro del fiume triboli, e fatto uno
stecconato, protetto eziandio da una grossissima catena di magnifica
opera da una riva all'altra. Queste cose si erano fatte con mirabile
industria e fatica. Erano difese dalle artiglierie del Forte, da una
fregata, e da certe galeotte sorte un poco sopra lo stecconato. Tali
erano i ripari, che i repubblicani avevano rizzati sulla destra riva, e
dentro le acque dell'Hudson per tener serrati questi passi, dei quali in
tutto il corso della guerra erano stati in tanta gelosia; perchè sono
essi la sbarra e lo steccato al nemico, che volesse scendere dal Canadà.
Sulla sinistra poi sopra un poggio molto elevato, ed a quattro o cinque
miglia distante all'insù di quei di Clinton e di Montgommery avevano
piantato un Forte, che nominarono Independenza, ed un altro chiamato
Costituzione a sei miglia più in su di questo dentro un'isola vicina
alla riva sinistra. Anche qui avevano coi triboli, e con uno stecconato
interrotta la navigazione del fiume. Stava Putnam alla custodia di
questi passi, il quale aveva con sè da seicento stanziali, ed alcune
cerne, il numero delle quali era incerto. Un Clinton americano governava
nei Forti.

Sapeva benissimo il general britannico, che l'assalire i Forti Clinton e
Montgommery di fronte sarebbe stata opera piuttosto impossibile, che
difficile. Fece pertanto il disegno di andare all'assalto con riuscir
loro a ridosso, entrando nelle forre presso Stony-point. Ma perchè gli
Americani non pensassero di mandar grossi rinforzi alle guernigioni,
determinò di far le sue determinazioni sulla sinistra del fiume, come se
suo intendimento fosse di voler assalire il Forte Independenza. Per la
qual cosa sbarcò con tutte le genti il giorno cinque ottobre a
Verplanks-point poco sotto a Peek's-hill, dove Putnam aveva le sue
stanze. Questi si ritirò più in su a luoghi alti e disagiosi.
Gl'Inglesi, imbarcatisi di nuovo la maggior parte la notte, sbarcarono
la mattina seguente per tempissimo sulla destra riva a Stony-point, e
rattamente entrati nelle strette salivano per alla volta dei Forti.
Intanto per le mosse, che andavano facendo le navi inglesi, e per la
piccola presa di genti lasciate a Verplanks-point continuava Putnam a
credere, che l'assalto fosse diretto contro il Forte Independenza. In
questo mezzo camminavano gl'Inglesi per la via delle montagne
sollecitamente. Il governator Clinton s'era tardi accorto
dell'avvicinarsi dei nemici. Sopraggiunsero contro l'uno e l'altro Forte
nel medesimo tempo gl'Inglesi, e fugati di leggieri i primi feritori,
ch'erano usciti fuori per intrattenergli, andarono a furore all'assalto.
In questo punto era arrivato anche il navilio inglese, e fulminava colle
artiglierie. Gli Americani, quantunque si fossero veduti gli avversarj
addosso fuori di ogni opinione loro, si difendettero però gagliardamente
buon pezzo; ma finalmente non potendo sostenere il ferocissimo impeto
degli assalitori, essendo anche troppo deboli per poter acconciamente
fornire tutte le fortificazioni, dopo grave perdita di morti e di feriti
cedettero, e si ritirarono. Molti, tra i quali il governatore Clinton,
essendo pratichi dei luoghi, scamparono. La strage fu grande, irritati
gli Inglesi dalla resistenza e dalla morte di alcuni uffiziali. Arsero
gli Americani le fregate e galeotte loro. Gl'Inglesi s'impadronirono
dello stecconato e della catena.

I Forti Independenza e Costituzione, avvicinativisi gl'Inglesi da terra
e da acqua, furono i giorni seguenti votati ed arsi dai difensori.
Gl'impedimenti del fiume vennero in mano degli assalitori. Tryon fu
mandato il giorno nove a distruggere in fondo una Terra chiamata il
villaggio Continentale, nel quale avevano i repubblicani in gran copia
ammassate le munizioni.

In cotal modo vennero in poter degl'Inglesi i forti passi delle montagne
dell'Hudson, che gli Americani sforzati si erano di assicurare con ogni
maniera di fortificazioni. Erano essi riputati meritamente le chiavi
della contea d'Albanìa. E si vede, che se i reali fossero stati più
grossi, avrebbero potuto porgere un efficace soccorso all'esercito di
Burgoyne, e forse far piegare in favor loro tutta la fortuna della
settentrionale guerra. Ma non potettero concorrere all'impresa, sia per
esser di gran lunga troppo deboli, sia perchè Putnam ingrossatosi fino
alle sei migliaia di combattenti per la congiunzione delle milizie del
Connecticut, della Nuova-Jork e della Cesarea gli minacciò da fronte ed
alle spalle.

Non potendo gl'Inglesi vincere si posero in sul depredare. Il giorno
tredici Jacopo Wallace con una armatetta di fregate sottili, ed il
generale Vaughan con una grossa presa di soldati salirono pel fiume
mettendo a sacco, a fuoco, ed a sangue tutto ciò che loro si parava
davanti; barbarie tanto più da condannarsi, quanto più ella non era, nè
poteva essere di giovamento alcuno. Si avvicinarono ad una bella e
fiorita Terra chiamata Kingston, o Esopo posta sulla riva occidentale
del fiume, e scacciati a furia di cannonate i repubblicani, entraron
dentro, e tosto vi appiccarono il fuoco da ogni parte. Arse tutta; una
sola casa non vi rimase in piè. Arsero medesimamente una considerabile
quantità di munizioni da guerra e da bocca. Allegò Vaughan per
giustificare sì barbarico furore, che i repubblicani avessero tratto
dalle finestre. La qual cosa negaron essi con maggior fondamento di
probabilità. Poichè e' pare, che la Terra abbandonassero, tostochè
osservarono, che le genti del Re erano sbarcate sulla vicina spiaggia.
Queste crudeltà usavano i reali nel medesimo punto, in cui Gates
concedeva onorevoli termini al vinto esercito di Burgoyne. L'Americano
scrisse una lettera molto grave, e sdegnosa a Vaughan, nella quale,
dolutosi prima aspramente dell'arsione di Esopo, e delle orribili
devastazioni usate sulle due sponde del fiume, continuò con dire: «in
cotal modo sperare i generali del Re le genti convertire alla real
causa? Ma le crudeltà loro operare un contrario effetto; l'indipendenza
fondarsi sul disdegno universale dei popoli; più abili generali, e più
anziani, che non si riputasse il generale Vaughan egli stesso, aver la
fortuna della guerra in sue mani posti; poter un dì la condizion loro
diventar la sua, ed allora nessuna umana cosa poterlo dalla giusta
vendetta di un offeso popolo salvare».

Ma Vaughan e Wallace, udito, che Gates si avvicinava velocemente
marciando, non istettero più a soprastare. Smantellati i Forti, e
portando seco loro il bottino, si allargarono da quei confini, e se ne
tornarono in un colle restanti genti di Clinton più che di passo alla
Nuova-Jork. Molto fu notabile il danno che gli Stati Uniti ricevettero
da questa correrìa degl'Inglesi su per le rive del fiume Hudson; perchè
credendosi universalmente, che quei luoghi alti e scoscesi fossero del
tutto inaccessibili alla furia del nemico, vi avevano in grandissima
copia ammassato ogni sorta di armi e di munizioni. Di artiglierie, tra
quella che guernivano i Forti, e quelle che si trovarono sulle navi
arse, o distrutte, o prese, se ne perdettero meglio di cento pezzi di
diversa grandezza; quindici a ventimila libbre di polvere, delle palle
all'avvenante, ed ogni ordigno atto a fabbricare, od acconciare tutti
quest'instrumenti da guerra.

Intanto l'esercito cattivo s'incamminava alla volta di Boston. Partendo
da Saratoga passava tra mezzo le fila dell'esercito vincitore, che stava
attelato a bella posta lungo la strada, e sui vicini colli da ambe le
parti. Si aspettavano i brobbj e gli scherni. Nissuno fiatò; memorabile
esempio di temperanza cittadina e di militar disciplina. Per istrada
saccheggiarono a rotta ogni cosa, massimamente quei lanzi
incorreggibili; onde la gente giudicò, da quello che facevano vinti, a
quello che farebbero vincitori. Arrivarono a Boston, ed ebbero gli
alloggiamenti nelle baracche di Cambridge. Gli abitatori gli
avversavano, non potendo sgozzare l'incendio di Charlestown, e le
novissime rapine.

Burgoyne, fatta la capitolazione, provò dal canto dei generali americani
ogni sorta di cortesia. Gates lo convitò alle sue tavole. Pareva
taciturno e sbattuto. Il conversare era onesto, e nulla si toccò delle
disgrazie per non fargli male. Solo gli chiedettero, come gli fosse
bastato l'animo di ardere gli abituri del povero popolo. Rispose, sì
aver fatto, perchè così gli avevano imposto di fare, o perchè le leggi
della guerra per la propria difesa così richiedevano. Quegli uomini
linguacciuti della Nuova-Inghilterra se ne empievano la bocca. Ma queste
erano intemperanze di plebe. Gli uomini civili lo accarezzavano.
Schuyler fra gli altri lo fece gentilmente accompagnare da un aiutante
di campo sino in Albanìa, e lo albergò in casa sua, dove la sua donna
tutte quelle gentilezze gli usò, che da una gentildonna meglio
desiderare si potevano. Eppure Burgoyne nei contorni di Saratoga, dove
Schuyler possedeva larghissimi poderi, gli aveva fatto ardere una
bellissima magione, di magazzini, e di altri edifizj per un valsente di
più di trecentomila franchi. Arrivato poi a Boston il generale Heath,
che comandava al Massacciusset, lo accolse in casa sua, e complì con lui
con termini di cortesia. Andava a posta sua e veniva per la città, senza
che se gli facessero le affoltate intorno per dirgli villanìa.

Ma però gli altri uffiziali non isperimentarono tanta agevolezza. I
Bostoniani non gli volevano albergar nelle case loro. Perciò furon fatti
alloggiare nelle baracche. Se ne dolse Burgoyne prima col generale
Heath, e poi con Gates, allegando, che il mal trattamento, e poco
convenevole al grado loro fatto agli uffiziali era un rompimento della
fede data nella capitolazione di Saratoga. Si aggiunse a questo, che
Burgoyne, dubitando, non arrivassero in Boston, dove l'imbarco doveva
aver luogo giusta gli articoli della capitolazione, sì tosto per la
malvagità della stagione le navi necessarie per trasportar l'esercito in
Inghilterra, aveva ricerco Washington, perchè consentisse, che invece di
Boston, s'imbarcassero a Nuovo-Porto nell'Isola di Rodi, od in qualunque
altro luogo del Sound. La quale richiesta non credendo Washington aver
facoltà nè di negare, nè di concedere, l'avea al congresso trasmessa,
perchè definisse egli. Dispiacque grandemente al congresso questo menar
per parole; e massimamente quel protestare della rotta fede; pel quale
poteva riputarsi Burgoyne sciolto da quella, che egli stesso aveva dato.
Parve altresì al congresso, che le navi condotte a Boston pel trasporto
delle genti non fossero sufficienti a tanta moltitudine, nè
bastantemente provvedute di vettovaglie per un sì lungo tragitto. E
finalmente notò che gl'Inglesi non avevano puntualmente osservati i
patti nel consegnar le armi, non avendo rimesse le fiaschette da tenervi
entro le polveri, ed altri arnesi, i quali, se non sono armi, all'uso di
queste però strettamente appartengono. Della qual cosa per altro Gates
molto, ed efficacemente giustificava gl'Inglesi. Per la qual cosa il
congresso, che voleva la gara, e che cercava le cavillazioni, perchè non
avrebbe voluto, che i cattivi s'imbarcassero per timore, che, contro i
capitoli, andassero a congiungersi con quelle dell'Howe, od almeno, che
arrivando molto per tempo in Inghilterra, avesse il governo inglese
facoltà di mandarne tosto altrettante in America, decretò, dovesse
Burgoyne fornire al governo americano i ruotoli delle rassegne, dove
annoverati fossero per nome, e per grado non solo gli uffiziali, ma
ancora i sotto uffiziali, e perfino tutti i gregarj. Parve cosa strana
all'Inglese, e perciò si andava divincolando per non fornirgli. Howe poi
procedeva con molta grettezza e sofisticheria negli scambj dei
prigionieri; il che accresceva vieppiù i disgusti ed i sospetti. Da
questa renitenza dell'uno e dell'altro entrò maggiormente in sospetto il
congresso; e perciò stanziò, si soprassedesse all'imbarco del Burgoyne,
e di tutte le genti cattive, fino a tantochè una chiara ed espressa
ratificazione della convenzione di Saratoga non fosse convenevolmente
dalla Corte della Gran-Brettagna al congresso notificata. Mandarono nel
medesimo tempo al generale Heath, ordinandogli, se alcune navi da
servire all'imbarco arrivassero nel porto di Boston, queste dovesse
tostamente sforzare a dipartirsene. Provvidero di vantaggio, si
moltiplicassero le guardie attorno le genti burgoniane. Rescrisse
Burgoyne, giustificandosi con molto efficaci parole, ed affermando, non
essersi mai creduto disobbligato dai capitoli di Saratoga, e
promettendo, darebbero per iscrittura ciascuno, e singoli gli uffiziali
la fede di osservar quei capitoli. Tutto fu indarno. Il congresso non si
lasciò svolgere, e fu giuocoforza ai cattivi, se ne rimanessero in
America. Cosa, che riusci loro molto grave, e servì di pretesto ai
ministeriali per gravar gli Americani colla nota di perfidia. Se poi
questi sospetti dal canto degli Americani avessero stabile fondamento,
noi lasceremo in dubbio, senza biasimare l'imprudenza di Burgoyne, o
lodare le cautele, o condannar la diffidenza del congresso. Certo è
bene, che in quei rancori ed alterazioni civili le apparenze diventavano
realtà, e le probabilità certezze. Certo è ancora, che a quei tempi
molto si richiamarono gli Americani della perfidia inglese, e gl'Inglesi
della infedeltà americana.

Veduto Burgoyne, che non poteva impetrare per gli altri, pregò per sè,
ed ottenne facilmente di potersene ritornare in Inghilterra. Infatti
poco tempo dopo partitosi arrivò a Londra, dove si mise tosto giù a
vociferare, ed a tempestare contro quei ministri, dei quali poco prima
aveva con ogni studio ricercato il favore, e dai quali, trascurato un
antico e provato capitano, aveva ricevuto la opportunità di far chiaro
il nome suo con una grande ed onorata impresa. Non mancarono a Burgoyne
nè l'ingegno svegliato, nè la scienza, nè l'esperienza dell'armi. Ma uso
in quelle guerre germaniche non si muoveva, se non sicuro, e lentamente,
e solo quando erano tutte le cose abbondantemente in pronto. Nè andava
ad alcuna fazione, se non allora, che tutte le più strette regole della
militare arte stat'erano osservate. Male conobbe egli il modo di
esercitare la guerra americana, la quale doveva spedita essere, e fatta
alla leggiera. In una regione, come l'America è, tanto frequente di
passi forti e difficili, e contro un nemico più destro ad
affortificarsi, a scorrere in masnade, a dar gangheri, a porre agguati,
a mozzar le vie alle vettovaglie, a tagliare i ritorni, doveva meglio
usarsi la celerità, che arrecava un pericolo presente, ma evitabile, che
la tardanza, la quale colla presente sicurezza arrecava un pericolo
futuro ed inevitabile. Si perdè la occasione di vincere, perchè non si
volle mai correre il rischio di perdere; e per non essersi voluto por
niente in arbitrio della fortuna, non si potè guadagnare il suo favore.
Senza di che l'adoperare i Barbari nelle guerre non fu mai principio di
buoni e stabili successi; nè fu mai uso dei capitani prudenti il
provocar l'inimico colle minacce, od il disperarlo colle arsioni e colle
ruberìe.

Mentre verso tramontana si governavano le cose in questa fortuna,
veleggiavano per l'alto mare coll'armata loro i fratelli Howe, incerti,
a quali dei due partiti si appiglierebbero, o di entrare nella Delawara,
ovvero di prendere il cammino pel golfo del Chesapeack, a fine di andar
sopra la città di Filadelfia. Stava Washington nella Nuova-Cesarea
pronto a soccorrere ai passi dell'Hudson, se l'armata britannica volta
si fosse a quei contorni, od a Filadelfia, se alla volta di questa città
si fosse incamminata. Intanto, finchè si avessero le novelle certe della
via tenuta da quella, e dei disegni dei capitani britannici, sentendosi
venir addosso una sì gran piena, faceva tutti quei provvedimenti, che
migliori immaginar sapeva per abilitar il suo esercito a sostenere il
peso di tanta guerra. Procacciava nuove armi e munizioni; faceva
ragunate di milizie da tutte le vicine province, e chiamava a sè tutti
quei reggimenti di stanziali, che per la difesa dell'Hudson risparmiare
si potevano. Tutte queste genti poi esercitava diligentemente alle
mosse, ed alle fazioni militari. Nella qual cosa di grandissima utilità
riuscivano, e l'esempio, e gl'insegnamenti degli uffiziali francesi, i
quali si erano testè condotti a militare nell'esercito americano. Tra
questi, e per la nobiltà del sangue, e per lo splendore della persona, e
per la fama dell'onesto costume teneva il primo luogo il marchese de
La-Fayette, il quale, siccome sogliono agli animi generosi facilmente
riuscir care ed accette le generose imprese, così questa d'America,
parendogli, come a quasi tutti gli uomini di que' tempi, e
particolarmente ai Francesi, non solo generosa, ma giusta ed alta,
grandemente amava e favoriva. Nel che tanto più vivi erano i suoi
desiderj, quantochè oltre il candore dell'animo suo, era egli in
quell'età constituito, non passando i diciannove anni, nella quale non
solo il buono par buono, ma bello; ed in cui l'uomo non solo ama, ma
s'innamora. E parendogli mille anni di trovarsi presenzialmente in quei
fatti, dei quali sì gran fama suonava in Europa, fin dal 1776 aveva il
suo pensiero di volersi in America condurre ai commissarj americani in
Parigi disvelato; i quali a ciò fare molto lo confortarono. Avutesi
poscia le novelle delle sconfitte della Cesarea, e parendo a quei dì non
che pericolante, disperata la fortuna della repubblica, eglino con
onesta sincerità dal suo proposito il dissuadevano. Aggiunsero, ch'erano
delle cose loro rimasti così bassi per le infelici novelle, che non
erano valevoli a noleggiar una nave, la quale il potesse in America
trasportare. È fama, che il valoroso giovane rispondesse, esser appunto
quello il tempo di servire alla causa loro. Quanto più erano i popoli
sfiducciati, tanto maggiori effetti dovere la sua dipartita operare; e
poichè procacciar la nave non potevano, una ne noleggerebbe del suo per
trasportar sè, e gli spacci loro in America. E come disse, così fece. I
popoli molto si maravigliavano, e molti discorsi facevano del consiglio
preso da un uomo di sì chiaro nome. La Corte di Francia, o che facesse
le viste per non ingelosir l'Inghilterra, o che questo fosse in vero
l'intendimento di lei d'impedir questa andata, ordinava a La-Fayette,
non istesse a partire. Dicesi, mandasse anche navi a posta per
intraprenderlo nelle acque delle Antille. Ciò nonostante, dipartendosi
egli dall'amata donna, che garzonissima era, s'imbarcava, e navigato
alla larga da quelle isole arrivava in Georgestown. Non omise il
congresso nissuna di quelle dimostrazioni, che potessero persuadere al
Francese, ed universalmente ai popoli, in quanto grado ei tenesse la sua
persona, il suo buon animo, ed i pericoli, che, siccome pareva, aveva
corso, e correva tuttavia per esser venuto soccorrere di presenza alla
pericolante America. Riceveva egli nel grato animo queste dimostrazioni
del governo americano, e prometteva, di voler far tutto quello, che
meglio sapeva e poteva. Solo richiedè, gli fosse fatto abilità di servir
a proprie spese, e d'incominciar a militare come volontario. Questa
generosità e modestia del marchese de La-Fayette riuscì tanto più grata
agli Americani, quanto che parecchj fra quei Francesi, i quali condotti
si erano ai soldi dell'America, volevano, e grosse paghe tirare, ed i
più alti gradi nell'esercito americano riempire. Il Deane era quello,
che questi patti era ito facendo in Francia con coloro, i quali volevano
agli stipendj americani condursi. La qual cosa molto dispiacque al
congresso, e fu causa principale, per cui poco poscia mandò lo scambio a
Deane nella persona di Giovanni Adams. Il congresso decretò, che siccome
il marchese de La-Fayette pel suo zelo verso la libertà, per la quale
gli Stati Uniti combattevano, aveva lasciato la famiglia, i parenti e
gli amici, ed era ito a sue spese ad offerir i suoi servigj senza voler
trar paga, o altro emolumento godere; e che molto desiderava di spendere
la sua vita in difesa loro, così si accettavano i suoi servigj; e per
quel riguardo, che si doveva avere alla famiglia, ai parenti e
dependenti suoi, avesse ad avere il grado di maggior-generale
nell'esercito degli Stati Uniti. Itosene il marchese al campo molto ivi
si addomesticò col generale Washington, il quale assai lo onorò, e tenne
caro. Nacque allora tra loro due quell'amicizia, la quale durò sino alla
morte del generale americano.

Stando l'esercito in questi termini forte di genti, montando la somma,
incluse però le milizie poco sperimentate alle battaglie stabili, a
quindici migliaia di combattenti, confidente nei Capi, e fatto ardito
dalla presenza, dall'esempio, e dai conforti loro, si ebbero le novelle,
che l'armata nemica si era scoperta sopra il capo May, posto alle bocche
della Delawara, veleggiando verso levante. Entrava tosto Washington in
gelosia in rispetto alle rive dell'Hudson, le quali era stato solito
avvertir diligentemente fin dal principio della guerra; e mandava a
quelle schiere, che lo dovevano venir a trovare nella Cesarea da
Peeck's-hill, stessero, ed a quelle che già erano in cammino, facessero
alto nei luoghi loro. Compariva di nuovo il giorno sette agosto l'armata
britannica a veduta della Delawara; ma spariva di corto, e non se ne
sentiva più nuova per molti giorni. L'Americano non poteva apporsi, nè
accertarsi del disegno del nemico; stava dubbio, e non si muoveva, non
sapendo, dove avesse quel nembo a scoccare. Ma, passati molti dì, la
lunghezza dell'indugio gli dava sospetto, che l'intenzione dell'Howe non
fosse punto di volersi condurre sull'Hudson; perciocchè soffiato avendo
lungo spazio i venti da ostro, se tale fosse stato il disegno del
generale Inglese, avvisava benissimo, che già sarebbe al destinato luogo
pervenuto. Inclinava dunque a credere, che avessero gl'Inglesi in animo
di far impressione in qualche parte delle province meridionali. Dubitava
in vero del golfo di Chesapeack; ma essendo questo poco lontano dalle
bocche della Delawara, vi avrebbe il nemico già dovuto comparire.
Considerate Washington tutte queste cose temeva di Charlestown di
Carolina. Ma in questo caso non avrebbe potuto arrivare in tempo
coll'esercito per soccorrere a quella città. Oltre a ciò quel paese era
mortalissimo per le malattie, massimamente nella stagione che correva.
Howe poi avrebbe potuto imbarcar di nuovo le sue genti, e gettarsi
improvvisamente a scaricare a Filadelfia, la quale, essendo spogliata di
capitano e di gente da guerra, non avrebbe avuto rimedio. Per la qual
cosa si risolveva di ristarsi per essere più propinquo alle cose della
Pensilvania, lasciando le Caroline totalmente esposte all'impeto delle
genti nemiche, e solo fondate in su quelle difese, che di per sè stesse
potevano apparecchiare. Ma per compensare i danni, che elleno avrebbero
potuto ricevere, si determinava di procedere con tutto l'esercito alla
volta del fiume del Nort, per voltarsi quindi, come più convenevole gli
parrebbe, o contro Burgoyne verso il Forte Edoardo, o contro Clinton
verso la Nuova-Jork sprovveduta della più gran parte de' suoi difensori.
Appena aveva fatto questo disegno, che ricevè le novelle essere il
nemico comparso con tutte le sue forze nel Chesapeack. Ciò pose fine
incontanente a tutte le ambiguità, e l'animo suo dubbio piegò in una
certa parte. Mandò spacciatamente ordini a tutte le diverse schiere,
venissero a gran giornate a rannodarsi nelle vicinanze di Filadelfia,
per quindi procedere alla punta del golfo di Chesapeack. Comandò alle
milizie della Pensilvania, della Marilandia, della Delawara, e delle
parti più settentrionali della Virginia, corressero alle insegne, ed
andassero a congiungersi coll'esercito principale.

Mentre queste cose si procedevano dal canto degli Americani, entrava
l'armata inglese a piene vele nel Chesapeack, e navigava col vento in
fil di ruota verso la punta di questo golfo, la quale chiamano Elk-head,
o sia capo dell'Elk. Aveva quest'armata, subito dopo la sua partenza da
Sandy-hook, sperimentato i venti molto contrarj, sicchè penò bene una
settimana per girare i capi della Delawara. Avendo quivi i capitani
britannici avuto lingua, che avevano gli Americani con tali impedimenti
interrotto la navigazione del fiume, che il poter salire sino a
Filadelfia era divenuta cosa affatto impossibile (quantunque, secondochè
alcuni credono, si sarebbero facilmente potute sbarcare le genti a
Wilmington, dond'era uno stradone molto comodo per a Filadelfia), si
fermarono di voler procedere al Chesapeack, e l'esercito su di quelle
terre della Marilandia sbarcare, le quali vicine essendo al capo d'Elk,
sono anche poco lontane da Filadelfia. Ma nella gita dalla Delawara al
Chesapeack soffiarono i venti sì fattamente contrarj, che si passò oltre
la metà d'agosto prima che potessero entrar in questo golfo. Il quale
indugio fu d'incredibil noia alle genti inglesi affoltate e stivate
nelle strette navi coi cavalli, e cogli innumerevoli arnesi
dell'esercito nella più calda stagione dell'anno. Sarebbe anche stato
molto pregiudiziale alla sanità dei soldati, se non che i Capi avevano
provveduto di vettovaglie, di camangiari, e di acqua una copia
inestimabile. Il mare si mostrò più favorevole nel Chesapeack, e
viaggiandovi a golfo lanciato già tenevano le terre della Marilandia.
Così si avvicinavano l'uno all'altro i due eserciti con grande
aspettazione dei popoli. In questo mezzo tempo fu fatta da Sullivan una
rilevata fazione contro l'Isola degli Stati, prospera nel principio,
infelice nel fine. Perciocchè sbarcatovi prima, e fattivi molti
prigionieri, funne poscia ributtato con non lieve perdita de' suoi.
Quindi s'incamminò rattamente alla volta di Filadelfia.

Il giorno 25 agosto sbarcava l'esercito britannico, nel quale si
noveravano diciotto migliaia di soldati, non lungi dal capo dell'Elk.
Era esso fornitissimo di tutte le cose appartenenti all'uso della
guerra. Solo difettava di cavalli, tanto pei soldati, quanto per le
salmerìe, essendone morti molti per carestia di strame il precedente
inverno, ed alcuni nell'ultimo tragitto dalla Nuova-Jork all'Elk. Il
quale difetto non poteva non nuocere grandemente alle genti regie nei
luoghi piani della Pensilvania, ed in que' campi atti a ricevere
cavalli, ed a maneggiarvisi larga guerra. Il giorno venzette procedette
Howe coll'antiguardo a capo d'Elk, ed il dì seguente a Gray's-hill. Là
venne poscia a congiungersi con lui Knyphausen col retroguardo, che era
stato lasciato indietro, finchè lo sbarco di tutti gli arnesi fosse
stato condotto a fine. Tutto l'esercito pigliò gli alloggiamenti dietro
il fiume Cristiana, avendo Newark alla dritta, e Pencada, o sia Atkins,
alla sinistra. Una colonna condotta da Cornwallis, incontratasi nei
corridori di Maxwell gli fugò, cacciandogli sino al di là di
White-clay-creek con perdita di alcuni morti e feriti.

L'esercito americano, mostratosi innanzi tratto per la città di
Filadelfia per tener in fede gli amici, e per isbigottir gli avversi,
acciò non pazzeggiassero, andava, affine di arrestar l'inimico, ad
accamparsi dietro il White-clay-creek. Poco poi, lasciati i corridori
nel campo medesimo, si ritirava Washington col grosso dell'esercito
dietro il Red-clay-creek, alloggiando coll'ala sinistra a Newport presso
il fiume Cristiana, e sullo stradone che conduce a Filadelfia, e colla
dritta a Hockesen. Ma questa positura di sito malamente era difendevole;
e l'inimico, che si era ingrossato per l'accostamento del retroguardo
guidato da Grant, tenendo a bada colla sua destra la battaglia degli
Americani, faceva le viste di voler girare colla sinistra dietro il loro
destro fianco. Considerate queste cose, Washington ritirò le sue genti
dietro il fiume Brandywine, e pigliò gli alloggiamenti sui poggi, che da
Chadsford si distendono da maestro a scirocco. I corridori di Maxwel
ronzavano sulla destra del Brandywine per bezzicare, ed intrattenere
all'uopo l'inimico. Le milizie sotto i comandamenti d'Amstrong
guardavano un passo più sotto l'alloggiamento principale di Washington,
e l'ala dritta più in su guerniva la sponda del fiume a certi luoghi più
difficili a varcarsi. Il passo di Chadsford, siccome più agevole di
tutti, era custodito dalla più grossa e migliore schiera di tutta
l'oste. Ordinato in tal modo l'esercito, aspettava il generale americano
l'incontro dell'Inglese. E quantunque il Brandywine, essendo facilmente
guadoso qua e là, non potesse servire di sufficiente difesa contro
l'impeto del nemico, tuttavia erasi sulle sponde fermato, avvisandosi
benissimo, che volere o no, non si poteva evitare la battaglia, e la
città di Filadelfia salvare, se non colla vittoria. Howe mosse
prestamente la fronte del suo esercito più innanzi, non però senza molta
cautela. Arrivò a Kennen-square poco distante dal fiume, e di là mandava
i corridori a far cavalcar il paese a dritta verso Wilmington, a
sinistra sulla strada per a Lancastro, e da fronte verso Chadsford. I
due eserciti si trovavano a sette miglia distanti l'uno dall'altro,
scorrendo tra di loro il Brandywine.

La mattina degli undeci settembre in sul far del dì gl'Inglesi andavano
alla battaglia. Aveva Howe spartito il suo esercito in due schiere. La
dritta sotto gli ordini di Knyphausen, la sinistra sotto quei di lord
Cornwallis. L'intendimento suo era, che, mentre la prima facesse
sembianza con ogni possibile dimostrazione di sforzare il passo di
Chadsford, dimodochè i repubblicani non potessero l'attenzione loro
rivolgere ad un'altra parte, la seconda montando su per la riva del
fiume, e dando una gran giravolta, lo andasse a passare là, dove,
essendo in più rami diviso, è più facilmente guadoso. S'incontrarono i
primi feritori inglesi coi corridori del Maxwel, e tostamente gli uni
cogli altri si mescolarono. A prima giunta questi eran ributtati
indietro; poi ricevuti rinforzi dal campo rincacciarono gl'Inglesi. Ma
infine venute medesimamente in soccorso loro nuove genti, e prevalendo i
reali di numero, Maxwel con tutti i suoi fu costretto a ritirarsi al di
là del fiume. Sopraggiungeva colla sua schiera Knyphausen, ed assaltava
molto furiosamente colle artiglierie il passo di Chadsford, e faceva
ogni dimostrazione, come se lo volesse sforzare. Si difendevano
gagliardamente gli Americani; mandando anche gli armati alla leggiera
sulla destra del fiume per noiare gli assalitori sui fianchi. Ma furono
tosto a viva forza rincacciati al di là, ed allora Knyphausen instava
più che mai per passare il fiume, come se veramente avesse avuto in
animo di passarlo; e tempestava, e menava un romore incredibile. In tal
modo teneva egli occupatissimo il nemico in questa parte della
battaglia.

Intanto iva Cornwallis girando colla sinistra schiera chetamente, e
velocemente verso la parte superiore del Brandywine. Arrivava senza
essere osservato alla diramazione, e senza ostacolo passava i due rami a
Trimbles ed a Jeffery's-ford alle due dopo mezzo giorno. Scendeva quindi
frettolosamente sulla sinistra riva del fiume, e difilavasi per la via
di Dilworth contro il fianco destro dell'esercito americano. Non tardò
il generale repubblicano a ricever la notizia di questa mossa del
nemico; e, siccome suole avvenire in somiglianti casi, i rapportatori
magnificavano la cosa dicendo, che l'Howe di presenza guidava la
schiera. Appigliossi perciò tosto a quel partito, che meglio era
conveniente, sebbene pieno di molto ardire. Avvisò adunque di passare
con tutta la battaglia e l'ala sinistra il fiume, e con feroce assalto
attritare Knyphausen. Pensava ottimamente, che la vittoria avuta sopra
la destra del nemico avrebbe abbondantemente compensato il danno, che
questi avrebbe potuto fare colla sua sinistra sforzando la dritta degli
Americani a ritirarsi. Ordinò pertanto a Sullivan, varcasse il fiume ad
un passo superiore colla sua schiera, ed assaltasse la sinistra di
Knyphausen. Egli intanto si metteva all'ordine per traghettar più sotto,
e fare impressione contro la destra. Già si avviavano gli uni e gli
altri alla fazione, quando arrivarono le novelle, esser falso quello
ch'era vero, cioè che il nemico non avesse varcato il fiume presso la
diramazione, e che non si fosse mostrato sul destro fianco dell'esercito
repubblicano. Ingannato dal falso avviso Washington si ristette; e
Greene, che già passava colla vanguardia, fu fatto tornare indietro.
Mentre si stava con questa incertezza, ecco, che si ebbero le certe
novelle, che non solo gl'Inglesi avevano varcato, ma che di più si
avviavano grossi, e minacciosi contro il destro fianco. Era l'ala destra
degli Americani composta delle schiere dei generali Stephens, Stirling e
Sullivan, la prima in un sito più alto su per la via del fiume, e per
conseguente più vicina agl'Inglesi; le altre due prossimane per grado,
quella di Sullivan essendo la più bassa. Tosto questi allontanandosi dal
centro dell'esercito, corse a congiungersi colle due prime, e, siccome
più anziano, pigliò il comandamento di tutte tre. Washington
accompagnato da Greene si avvicinò anch'esso con due grossi squadroni
all'ala destra, e pigliò gli alloggiamenti tra questa e quelle genti,
che aveva lasciate di rincontro a Chadsford sotto i comandamenti di
Wayne, acciocchè ostassero al passare di Knyphausen. I due squadroni poi
guidati da Washington servivano di schiera di riscossa per correre
secondo il bisogno in aiuto di Sullivan, o di Wayne.

Intanto, essendo già gl'Inglesi guidati da Cornwallis comparsi a veduta
degli Americani, Sullivan metteva i suoi in ordinanza in luogo eminente
sopra Birmingham-meeting-house, colla sinistra presso il Brandywine,
avendo questa e la destra fasciate da folte boscaglie. Le artiglierie si
erano piantate sui vicini colli molto opportunamente. Ma egli pare, che
la schiera propria di Sullivan arrivasse, avendo fatto un gran giro,
troppo tardi sul campo di battaglia, e perciò non fosse ancora, come si
aveva dato ordine, acconciamente posta in ordinanza, quando si
incominciò a combattere. Veduto gl'Inglesi la positura delle genti
americane, si affilarono, corsero in caccia, e in furia alla battaglia.
Incominciò questa con molta foga da ambe le parti alle quattro
meridiane. Gli Americani si difendettero valorosamente buon tempo, e
crudelmente si sboglientò la battaglia. Ma tanta fu la furia
degl'Inglesi e degli Essiani che menavano le mani a gara, che nè
l'opportunità dell'alloggiamento, nè le bene poste, e bene amministrate
artiglierie, nè la tempesta dell'archibuserìa, nè il coraggio dei
soldati potettero reggere contro. I fanti leggieri, i corridori, i
granatieri e le guardie inglesi si cacciarono con tanta intrepidità
dentro le file repubblicane, che ne furono a viva forza scompigliate e
ributtate. Cominciò a piegare, ed a disordinarsi il fianco sinistro,
poscia di mano in mano si perturbò ed andò in volta tutta la fila. I
vinti si rifuggirono nelle vicine selve. I vincitori gli perseguitarono,
e procedettero avanti per la strada maestra verso Dilworth. Appena aveva
Washington udito il primo romore, che avvisandosi di quello ch'era,
mandò alla schiera di Sullivan i due squadroni soccorrevoli.
Approssimandosi al campo s'incontrarono nei soldati di Sullivan, che
fuggivano a rotta, e s'accorsero, che niuna speranza rimaneva di
ristorar la battaglia. Greene con eccellente industria aprì i suoi
ordini per dar luogo ai fuggiaschi, e poscia rannodatigli di nuovo si
ritirò coll'ordinanza intiera, ritardando il perseguitar del nemico
colle artiglierie, che traevano a ritroso alla coda. Trovato poi una
stretta con boscaglie dai due lati vi arringò i suoi, e voltò di nuovo
il viso al nemico. Erano Virginiani, e Pensilvanesi. Quivi attestati si
difendevano, massimamente i Virginiani capitanati dal colonnello
Stevens, disperatamente.

In questo mezzo tempo Knyphausen veduto, che gli Americani avevano alle
mani di che fare sulla destra loro, e che le schiere che gli stavano
all'incontro dall'altra parte del fiume erano state assottigliate pei
soccorsi mandati a Sullivan, si era apparecchiato a mandare ad effetto
quello di che fin allora aveva fatto solo sembianza di voler fare, cioè
di varcare. Il passo di Chadsford era difeso da una trincea, e da una
batteria. Contrastarono un pezzo i repubblicani; ma udito le novelle
della sconfitta dell'ala destra, e vedendo comparire sul destro fianco
alcuni soldati inglesi, i quali sbrancati, erano trapelati sin là per le
folte selve, si ritirarono disordinati, lasciando sul campo le
artiglierie e le munizioni, delle quali, varcato il fiume, s'impadronì
il generale tedesco. Nella ritirata, o, per meglio dire, fuga loro
passarono vicino ed alla coda di Greene che tuttavia si difendeva, e fu
l'ultimo a spiccarsi dalla battaglia. Finalmente, fattosi già scuro,
anche questi dopo lungo e bravo combattere si ritirò, e tutto l'esercito
procedè la stessa notte a Chester, ed il giorno seguente a Filadelfia.
Quivi arrivavano ad ogni ora i fuggiaschi condottisi a salvamento per
tragetti e vie sconosciute. I vincitori passarono la notte sul campo di
battaglia. Se non fosse opportunamente sopraggiunto il buio, egli è
molto probabile, che tutto l'esercito americano ne sarebbe stato
distrutto. Perdettero i repubblicani in questa giornata da quattordici
centinaia di soldati tra morti, feriti e prigionieri, con dieci cannoni
ed un obice. De' reali morirono a un dipresso cento, e quattrocento ne
furono feriti. Gli uffiziali francesi furono agli Americani di molta
utilità, sia nell'ordinar le genti alla battaglia, sia nel riordinarle
dopo la rotta. Tra questi il barone de Saint-Ouary fu fatto prigione con
gran dispiacere del congresso, il quale lo aveva in grande stima. Al
capitano di Fleury, il quale combatteva egregiamente, fu morto sotto il
cavallo. Il congresso lo presentò con un altro alcuni giorni dopo il
fatto. Il marchese de La-Fayette, mentre si affaticava colla voce e
coll'esempio a rannodar i fuggiaschi, toccò una ferita in una gamba.
Continuò però a far il debito suo, e come soldato combattendo, e come
capitano confortando e riordinando. Combattette anche con molta lode il
conte Pulaski gentiluomo polacco, che guidava i cavalleggieri. Lo
riconobbe pochi giorni poi il congresso, dandogli le compagnie dei
cavalli, ed il grado di brigadiere.

Se tutte le genti americane combattuto avessero nella battaglia di
Brandywine col medesimo valore che i Virginiani ed i Pensilvanesi, e che
Washington non fosse stato indotto in errore da un falso rapporto, forse
che avrebbero esse, nonostante l'inferiorità del numero loro, e
l'imperfezione dell'armi, ottenuto la vittoria, o almeno l'avrebbero
lasciata più sanguinosa agl'Inglesi. Comunque ciò sia, certo è bene, che
l'ordine della battaglia dato dall'Howe è stato eccellente; che le
diverse mosse furono eseguite con eguale prudenza e celerità, e che i
soldati tanto inglesi che tedeschi combattettero con maraviglioso
valore.

La sera, che venne dopo a quella, in cui si combattè la giornata,
mandarono i capitani britannici una frotta di genti spedite a
Wilmington, luogo posto alla congiunzione della Cristiana e del
Brandywine. Quivi fecero prigione il governatore dello Stato della
Delawara, e presero a bottino molta moneta, e robe sì pubbliche che
private, come pure parecchie scritture pubbliche d'importanza.
Seguitarono la fortuna della vittoria le altre Terre della bassa
Pensilvania, le quali tutte furono ricevute nell'obbedienza del Re.

Non si sgomentò punto il congresso ad un tanto sinistro di fortuna, e
faceva ogni sforzo per persuadere ai popoli, non esser le cose tanto
afflitte, nè ridotte in tanto sterminio, che presto non potessero
risorgere. Andavasi spargendo, che avevano bene gli Inglesi acquistato
il campo di battaglia, ma non già la compiuta vittoria, stantechè la
perdita loro altrettanta era, e forse maggiore di quella che gli
Americani fatto avevano. Affermavano, che, sebbene disperso in parte,
era tuttavia intiero l'esercito loro; e che fra pochi dì sarebbe
rammassato, ed in grado di affacciarsi incontro a combattere l'inimico.
E perchè quello, che forse non facevano le parole e le esortazioni, se
lo facessero le dimostrazioni animose, il congresso non faceva nissuna
vista di volersene partire da Filadelfia. Ordinò, che quindici centinaia
di regolari si facessero venire da Peek's-hill; che le milizie della
Nuova-Cesarea, quelle stesse della città di Filadelfia, quelle del
generale Smallwood, ed un reggimento di stanziali, che allora si trovava
in Alessandria, venissero rattamente a far capo grosso coll'esercito
principale nella Pensilvania. Diè ancora balìa al generale Washington,
richiedesse di forza dagli abitatori carri, cavalli e munizioni ad uso
dell'esercito, dando loro però le polizze del ricevuto.

Washington parimente tutto era in questo, che si spirasse nuovo coraggio
al cuore dei soldati, facendo creder loro, che per niente dimostrati si
fossero inferiori ai nemici, e che un'altra volta si sarebbe potuto
ottener ciò, che al Brandywine era stato lasciato dubbio. Lasciava
intanto riposare un dì gli suoi nel contorni di Germantown, mandando
però sulla destra riva dello Schuyl-kill sino a Chester le genti più
spedite e più intiere, acciocchè spiassero gli andamenti del nemico,
frenassero le sue gualdane, e nel medesimo tempo raccogliessero gli
Americani sbrancati, ed erranti alla sfidata. Egli intanto era ito in
Filadelfia, dove era sovente col congresso a fine dì accordar con esso
lui quello che per rimedio delle cose afflitte fosse da fare. Ma il dì
quindici partitosi dalla città, e traversato di nuovo lo Schuyl-kill
dalla sinistra sulla destra riva con tutto l'esercito, se ne andò per la
via di Lancastro sino a Warren, stabilmente risoluto a combattere
un'altra volta il nemico, ovunque il trovasse. Credendo poi, che questi
molto fosse impedito dai malati e dai feriti, ordinò a Smallwood,
ronzasse coi corridori più lesti sul fianco di lui ed alla coda, e gli
facesse tutto quel male che potesse. Scassinavasi nel medesimo tempo il
ponte di Filadelfia posto sullo Schuyl-kill, acciocchè all'uopo si
potesse rompere del tutto. Il generale Amstrong colle bande
pensilvaniche stava alla difesa del fiume, e l'ingegner francese De
Portail con molta industria lo fortificava.

Ma Howe, passata la notte degli undici sul campo di battaglia, avviò il
giorno seguente un forte squadrone sotto gli ordini del generale Grant a
Concordia, al quale venne poscia a congiungersi Cornwallis. L'uno e
l'altro procedettero a Chester sulle rive della Delawara, come se fosse
per correre improvvisamente a Filadelfia. Howe voltò il grosso
dell'esercito alla strada su per Lancastro, e già era arrivato il giorno
sedici a Goshen, quando ebbe ad un tratto l'avviso, che Washington si
avvicinava con tutte le sue genti per combattere, ed era già arrivato a
sei miglia distante. L'una parte e l'altra si apparecchiava alla
battaglia, e già i primi feritori si avvisavano; quando ecco, che
sopravvenne una sì grave scossa d'acqua, che divenuti molli e fracidi i
soldati, il continuar nel combattimento diventò ad ambi gli eserciti
cosa impossibile. Gli Americani massimamente ne ricevettero grandissimo
danno nelle armi e munizioni loro. I focili degli archibusi, grossamente
lavorati, non combaciando davano via all'acqua che trapelava, ed umidiva
le polveri sui foconi. Istessamente le fiaschette dove il soldato suol
tenere i cartocci, per la mala costruzione loro, non arrestando l'acqua,
questi ne furono guasti, e diventarono inabili all'accendersi. Tutte
queste cose imponevano a Washington necessità a dover temporeggiare.
Perciò ritirò un'altra volta le genti al di là dello Schuyl-kill,
passando a Parker's-ferry, e pose gli alloggiamenti lungi il
French-creek, o sia Rivo Francese. Ma siccome per questa mossa
Smallwood, troppo lontano, rimaneva esposto a qualche fazione improvvisa
da parte del nemico, ordinò a Wayne, andasse a scorrazzare con una forte
squadra alle spalle di lui, ed ogni ingegno ponesse per accozzarsi con
Smallwood. Procedesse però con molta cautela per non aprir niun varco al
nemico, onde potesse offenderlo.

La malignità del tempo impedì agl'Inglesi di dar dietro agli Americani.
Solo restringevano le genti troppo sparpagliate, ed andavano a campo a
Trydruffyn, donde mandarono una frotta a pigliar certe farine ed altre
munizioni, che i repubblicani avevano lasciato a Valley-forge.

Howe ebbe spia, che Wayne con quindici centinaia di soldati andava
buzzicandosi per le vicine selve sul fianco suo sinistro ed alle spalle.
Dubitò perciò di qualche improvviso danno, e si determinò a voler far
provare a Wayne quello che questi intendeva di far provar a lui. La
notte dei venti mandò il generale Gray con due colonnelli di gente
scelta, ed alcuni fanti leggieri a sorprendere l'inimico. Governò Gray
l'impresa con molta prudenza e celerità. Passando per tragetti arrivò a
un'ora della mattina inosservato vicino al campo di Wayne, e, oppresse
le prime sentinelle morte, che stavano alle vedette, si avventò,
marciando i suoi soldati al lume dei fuochi che accesi avevano, contro i
nemici sonnacchiosi e spaventati. In mezzo a quel buio ne fu fatta
grande strage colle baionette. Perdettero gli Americani molta gente con
le bagaglie, le armi e le munizioni. Sarebbero anche stati maggiormente
consumati, e forse tutta la schiera stata sarebbe tagliata a pezzi, se
non che risentitosi finalmente il campo de' repubblicani, e Wayne non
punto smarritosi in quell'estremo frangente, furon in fretta posti in
ordinanza alcuni pochi reggimenti, i quali valorosamente difendendosi
fecero retta contro l'impeto del nemico, sicchè le altre genti ebbero
facoltà di potersi salvare. La perdita degl'Inglesi fu di poco o niun
rilievo. Mentre così si combatteva nella selva allo scuro, Smallwood,
che veniva per congiungersi con Wayne, già era pervenuto ad un miglio
vicino al campo di battaglia. E se avesse guidato soldati più valorosi
che quelli non erano, che il seguitavano, avrebbe potuto far in modo,
che i vincitori si cambiassero in vinti. Ma quelle milizie, le quali,
pei romori che correvano nel paese, già stavano coll'animo molto
sollevato, udito prima un po' di strepito, e poi vedute comparire alcune
frotte di nemici, che perseguitavano le genti di Wayne, non istettero
più ad udire o veder altro; ma incontanente si difilarono in rotta.

Assicuratosi con questa vittoria il generale inglese alle spalle, si
consigliò di volere, o sforzar l'Americano di venirne ad una battaglia
giudicata, od allontanarlo talmente da Filadelfia, che, passato
improvvisamente lo Schuyl-kill, potesse alla sicura volgersi a dritta,
ed andare ad impadronirsi di questa città. A questo fine iva aggirandosi
con varie mosse sulla destra del fiume, molto opportune per far credere
a Washington, che l'intento suo fosse di marciare all'insù, e passato il
fiume là, dov'era meno grosso, e più facilmente guadoso, spuntar l'ala
sua dritta, ed impadronirsi dei magazzini pieni di vettovaglie e di
armamento, che si erano fatti a Reading. Per opporsi ad un tanto danno
l'Americano ritrasse il suo esercito più in su, ed andò a por gli
alloggiamenti a Pottsgrove. La qual cosa intesa, Howe varcò
improvvisamente, e senza resistenza alcuna con tutto l'esercito lo
Schuyl-kill in due luoghi a Gordon-ford, e più sotto a Fat-land-ford. La
notte dei 23 tutto l'esercito inglese alloggiò sulla sinistra riva del
fiume, trovandosi tra l'esercito di Washington e la città di Filadelfia.
Questa città non aveva più difesa alcuna, e già dovevasi riputare, come
se venuta fosse in balìa degl'Inglesi, seppure il generale americano non
si determinava a cimentarsi in una battaglia giudicata. Ma egli
consigliandosi più colla prudenza, che coi desiderj e le vociferazioni
dell'universale, si astenne dal venirne a questo fatale sperimento,
giudicando, temerario e precipitoso partito fosse il pericolare lo stato
dell'America all'incerto esito di una campale giornata. Aspettavansi di
breve le restanti genti di Wayne e di Smallwood, gli stanziali da
Peek's-hill, e le bande paesane della Cesarea sotto i comandamenti del
generale Dickinson. Erano i soldati non istracchi, ma rifiniti dalle
continue mosse, dalle malvage strade, dalla fame, da ogni spezie di
patimenti. Fatta una Dieta, e considerata la condizione dell'esercito,
tutti deliberarono di rimanersene nei presenti alloggiamenti per
concedere qualche riposo alle logore genti, e dar tempo, arrivassero gli
aiuti, che di già erano vicini. Deliberò Washington di procedere in ogni
cosa con modo cauto e circospetto per prender poi quelle occasioni, che
Dio per la gloria della pia impresa, e per lo bene della repubblica gli
avesse posto innanzi. Così fu abbandonata del tutto Filadelfia, come
sicura preda del nemico.

Quando si ebbero in questa città le nuove della dirotta pioggia, che
nella giornata dei sedici aveva impedito i due eserciti dal venirne alle
mani, e costretto l'Americano a ritirarsi sulla sinistra dello
Schuyl-kill, si era sciolto il congresso, aggiornandosi il giorno
venzette a Lancastro. Si votarono nel medesimo tempo con grandissima
sollecitudine i magazzini, e gli archivj pubblici, ed il navilio, che
presso la vicina spiaggia era sorto, si ritrasse alle parti superiori
della Delawara. Si sostennero venti e più gentiluomini, la maggior parte
della generazione dei Quaccheri, scopertisi nemici allo Stato, non
volendo essi, richiesti, fare il giuramento di leanza. Si mandarono a
confine a Stanton di Virginia. Il congresso concedette a Washington,
poichè egli aveva eccitalo tale concetto della sua virtù, che pareva,
che in lui sicuramente riposar potessero le speranze della repubblica,
la stessa autorità dittatoria, che gli era stata concessa dopo le rotte
della Cesarea. Poscia, crescendo ogni ora più il romore della venuta
degl'Inglesi, abbandonò del tutto la città. Lord Cornwallis il giorno
ventisei di settembre entrò in Filadelfia con una coda di granatieri
inglesi ed essiani. Il rimanente esercito si lasciò alle stanze di
Germantown. Così venne la ricca e popolosa città di Filadelfia, capo di
tutta la lega, dopo un aspro conflitto, e dopo molti non meno bene
considerati, che penosi avvolgimenti dei due eserciti, in poter dei
reali, nella quale i Quaccheri, che rimasti vi erano, e tutti gli altri
leali gli ricevettero con grandissime dimostrazioni di allegrezza.
Washington calandosi giù per la sinistra sponda dello Schuyl-kill si
avvicinò a diciotto miglia di Germantown, e pose gli alloggiamenti a
Shippach-creek, avendo nell'animo di accomodare quindi i suoi consiglj
ai progressi delle cose.

Insignoritisi gl'Inglesi della città di Filadelfia, dalla perdita della
quale gli Americani non solo non si sgomentarono tanto, quanto quelli si
erano dati a credere dover avvenire, ma ancora non si perdettero d'animo
nè punto, nè poco, applicarono tosto l'animo a piantar batterie sulla
Delawara per signoreggiare tutta la larghezza del fiume, proteggere la
città da ogni insulto per la via dell'acqua, ed interrompere a'
repubblicani la navigazione dalle parti basse alle alte, e dalle alte
alle basse. Mentre stavano in tal modo gl'Inglesi lavorando alle
batterie, gli Americani colla fregata la Delawara sorta a cinquecento
passi di distanza, e con altri legni minori incominciarono a fulminare
colle artiglierie loro i palaiuoli e maraiuoli; dal che ne ricevettero
essi nelle imperfette trincee, e la città stessa molto danno. Ei pare
però che non abbiano saputo acconciamente giovarsi di quella pratica,
che avevano dei luoghi nel fiume, dimodochè alla decrescente la fregata
rimase nelle secche, e non si potè rimettere a galla. Della qual cosa
accortisi gl'Inglesi, incominciarono a trarle contro colle artiglierie,
e ciò fecero tanto aggiustatamente, che, abbassata la tenda, si arrendè.
Poscia colle medesime artiglierie fecero allontanare e rifuggire all'in
su le altre navi minori con perdita di un giunco, che andò a traverso
sulla riva.

Avevano gli Americani, dubitando di quello che avvenne, cioè di non
poter preservare Filadelfia, interrotto con ogni maniera d'impedimenti
il corso della navigazione per la Delawara, affinchè l'armata inglese
non potesse per la via del fiume alcuna comunicazione avere
coll'esercito, che fosse entrato in quella città. Sapevano che quello di
Washington sarebbe per l'accostamento di nuove genti fra poco tempo
ingagliardito, e che allora correndo il paese avrebbe impedito le
vettovaglie agl'Inglesi. Dal che ne sarebbe nato, che quando non
avessero la facoltà del cibarsi per la via del fiume, sarebbero fra
breve stati costretti ad abbandonarla. A questo fine avevano costrutto
un Forte, e piantato artiglierie su di una isola piana, bassa e
maremmana, o per meglio dire uno scanno di mota e di sabbia posto a
rincontro delle bocche dello Schuyl-kill nella Delawara, la quale dalla
natura sua chiamano Mud-island, che vuol dire Isola della Mota. Sulla
opposta riva della Cesarea in luogo chiamato Red-bank avevano rizzato un
altro simil Forte, e munitolo di grosse artiglierie. In mezzo poi alle
acque navigabili del fiume avevano affondato parecchie file di quei
triboli tra l'un Forte e l'altro, dei quali già altre volte abbiam
favellato. Tre miglia più sotto avevano parimente ficcato altre
somiglianti file di triboli, e sulla vicina riva della Cesarea in un
sito chiamato punta di Billing fatto larghe trincee, le quali,
quantunque ancora non fossero a fine condotte, potevan però, già
guernite di artiglierie essendo, grandemente noiare il nemico, che si
attentasse di scostare dal luogo loro i triboli. Sopra poi, e presso
all'una e l'altra fila di questi triboli, stanziavano molte galere
fornite di grossi cannoni, due batterie galleggianti, e molti altri
legni minori, tutti bene armati con alcuni brulotti.

Conoscevano gl'Inglesi di quanta importanza fosse l'aprirsi la via
libera al mare per mezzo della Delawara; poichè le cose loro non
potevano mai riputarsi quiete e sicure, mentrechè le genti del nemico
avessero qualche ricetto sulle rive del fiume; ed andavano avvisando i
mezzi da poter ottenere prestamente questo fine. Già fin dal dì, che
avevano vinto la giornata di Brandywine, Lord Howe, che comandava a
tutta l'armata, aveva dirizzato il corso alle bocche di quel fiume, e di
già vi erano giunte alcune navi più sottili, e tra le altre il Roebuck,
condottevi dal Capitano Hammond. Fece questi sentire al generale Howe,
che, ov'ei mandasse una buona presa di genti ad assaltare sulle rive
della Cesarea il Forte della punta di Billing, facil cosa era il
conquistarlo; e che in tal caso gli bastava la vista di aprire un varco
alle navi tra le file dei triboli. Approvato il consiglio, mandò il
generale a questa fazione, il colonnello Stirling con due reggimenti.
Varcato il fiume a Chester, e posto piede sulle terre cesariane si avviò
rattamente ad assalir il Forte a ritroso. Gli Americani, credendosi di
non poter sostenere il nemico, che veniva di rovescio, precipitosamente
lo abbandonarono, non senza però aver prima chiodate le artiglierie, ed
arse le baracche. Entrati dentro gl'Inglesi guastarono il tutto, e
massimamente quei bastioni, che fronteggiavano il fiume. Assicurato in
tal modo dalle offese, che poteva ricevere dalle parti di terra,
Hammond, dimostrandosi in ciò prontissime le ciurme delle sue navi,
procedette alla difficil opera di aprir la via a traverso dei triboli.
Nel che tanto fece, e tanto s'affaticò, che finalmente, cansatone
alcuni, ed altri cavatone, riuscì nel suo intento. Aprì adunque uno
stretto callone per le file inferiori dei triboli, pel quale potevano,
sebbene non senza molta difficoltà, le navi inglesi passare, e recarsi
contro le file superiori, l'Isola della Mota ed il Red-bank.

Ritornarono, compiuta la spedizione loro, i due reggimenti dello
Stirling a Chester, dove venne a trovargli un altro mandatovi apposta,
acciocchè tutti e tre fossero di sufficiente convoglio ad una grossa
quantità di vettovaglie, che si dirizzavano al campo.

In questo mezzo Washington, il quale dimorava tuttavia nel suo campo di
Shippach-creek, avuto intenzione, che Howe aveva indebolito il suo
esercito coll'aver mandato i tre reggimenti alle raccontate fazioni, e
per aver lasciato Cornwallis con quattro battaglioni di granatieri, come
presidio in Filadelfia, giudicò, che questa fosse una occasione da non
ne aspettar un'altra. Si risolvette perciò a volersi valere
dell'opportunità, assaltando improvvisamente l'esercito britannico, che
stava accampato ne' suoi alloggiamenti di Germantown. Al qual partito
tanto più confidentemente si accostò, che già aveva ricevuto i rinforzi
di Peek's-hill, e le cerne della Marilandia.

Alloggiava l'esercito britannico in Germantown, grosso borgo posto a
dodici miglia distante da Filadelfia sullo stradone, che da questa città
guida alle parti di tramontana. Esso è sì fattamente edificato, che
molto stretto essendo, si distende in lunghezza da una parte e
dall'altra dello stradone per lo spazio di due miglia. Il campo poi
delle genti regie era in tal modo ordinato, che la fila traversava ad
angoli retti il borgo, distendendosi l'ala sinistra sino allo
Schuyl-kill, e la dritta fuori del borgo medesimo un pezzo verso
levante. A fronte di quella un po' più in su verso il campo americano
alloggiavano, come quasi una prima schiera, i fanti ed i corridori
tedeschi armati alla leggiera; ed in fronte alla seconda un battaglione
di fanti leggieri inglesi coi corridori della reina. La battaglia poi,
che stanziava dentro il borgo, era guardata pure da fronte dal
quadragesimo, e da un altro battaglione di fanti leggieri, i quali
stanziavano in capo alla Terra a tre quarti di miglia innanzi.
Washington si risolvette a voler attaccar la giornata improvvisamente
coll'inimico, sperando, che, se lo potesse rompere, trovandosi quello
non solo lontano, ma ancora separato affatto dal suo navilio, avrebbe
potuto condurlo ad un totale sterminio. Ordinò le sue genti in modo, che
gli squadroni di Sullivan e di Wayne, fiancheggiati dalla brigata del
Conway, dovessero, assaltando il fianco dritto dell'ala sinistra e la
battaglia inglese, entrare dentro la Terra per la via principale di
Chesnut-hill; gli squadroni di Greene e di Stephens, fiancheggiati dalla
brigata di Macdougall, dato una giravolta verso levante, fossero per
attaccar il fianco sinistro dell'ala dritta, e, rottala, entrassero da
lato per la via delle fornaci da calce. L'intendimento di Washington
era, che impadronitosi con questo doppio sforzo di Germantown, venissero
separate e disgiunte l'una dall'altra le due ali dell'esercito inglese;
la qual cosa gli avrebbe dato una compiuta vittoria. Perchè poi il
fianco sinistro dell'ala sinistra inglese non potesse, ristringendosi,
correre in soccorso del destro, comandò, che il generale Armstrong colle
milizie della Pensilvania girasse verso lo Schuyl-kill, e, scendendo per
la sinistra riva di questo fiume, minacciasse e di costa ed alle spalle
quel fianco. Istessamente, acciocchè il fianco destro dell'ala destra
dell'esercito britannico non potesse andar in aiuto del sinistro, il
quale stanziava presso le mura del borgo, fece volteggiare a levante i
generali Smallwood e Foreman colle milizie marilandesi e cesariane,
acciò comparsi improvvisamente alle spalle del fianco destro, e lo
tenessero a bada, e lo disordinassero. Gli squadroni del lord Stirling,
e le brigate dei generali Nash e Maxwell stavano alle riscosse.
Schierato adunque nel modo che si è detto l'esercito repubblicano,
commise Washington, che si toccasse la levata. Perilchè, lasciati gli
alloggiamenti di Shippach-creek, marciarono contro i reali la sera dei
tre ottobre alle ore sette. I corridori battevano le strade per
intraprendere chiunque avrebbe potuto portar le nuove dell'imminente
assalto al capitano britannico. Washington istesso accompagnava di
persona lo squadrone di Sullivan e di Wayne. Procedevano fra l'oscurità
della notte tacitamente e velocemente. Alle tre della mattina dei
quattro le prime scolte inglesi diedero al grosso delle genti l'avviso
di quello ch'era. Tosto il campo si risentì, e vi si diè all'armi;
ognuno andava a pigliare il suo posto con molta fretta, e non senza
qualche disordine, essendo la cosa improvvisa. Gli Americani
sopraggiungevano a levata di sole. Cacciate da Conway le prime scolte,
si avventavano a slancio contro il battaglione dei fanti leggieri.
Contrastavano questi valorosamente un pezzo; ma finalmente sopraffatti
dal numero furono espugnati. Gli Americani, perseguitandogli, gli
rincacciarono nel villaggio. La fortuna pareva in quella prima giunta
dar favore alla impresa loro: e certamente, se si fossero fatti padroni
di tutta la Terra, avrebbero ottenuto una segnalata vittoria. Ma in
questo mentre il luogotenente colonnello Musgrave con sei compagnie si
era riparato dentro di una casa forte e grossa, situata in capo alla
Terra, e di ella facendo fioccare sugli assalitori le archibusate,
impediva loro di recarsi più avanti. Diedero gli Americani furiosamente
la battaglia a questo inaspettato nido del nemico; ma quei di dentro
continuarono a difendersi risolutamente. Accostarono i cannoni per
batterla; ma tale era l'intrepidezza dei soldati del Musgrave, e la
spessezza dei tiri loro, che non si potè far frutto alcuno.

Mentre così si travagliava in questa parte, la colonna sottoposta
all'obbedienza di Greene si avvicinava all'ala destra inglese, e
azzuffatasi coi fanti leggieri e coi corridori della reina, dopo non
molta resistenza gli ebbe cacciati indietro. Greene difilandosi sulla
sua dritta, ed approssimatosi al villaggio dava dentro nel fianco
sinistro dell'ala dritta inglese, e faceva di forza per entrar nel
murato. Intanto si aspettava, che le milizie pensilvaniche menate
dall'Amstrong sulla dritta, le marilandesi e le cesariane condotte da
Smallwood e da Foreman sulla sinistra, eseguendo gli ordini del capitano
generale, assalito ed accerchiato avrebbero, quelle il fianco sinistro,
e queste il destro dell'esercito britannico. Ma o che arrivassero troppo
tardi per gl'impedimenti trovati fra via, o che mancassero d'ardire, le
prime si mostrarono bene a veduta dei fanti e dei corridori tedeschi; ma
non gli affrontarono. Le seconde arrivarono sul campo troppo tardi.
Quindi avvenne, che il generale inglese Grey, credutosi sicuro sul
sinistro fianco, ebbe comodità di correre con quasi tutta l'ala
sinistra, che obbediva a' suoi ordini, in soccorso della battaglia, la
quale dentro del borgo, nonostante la resistenza inopinata del Musgrave,
era gagliardamente pressata dagli Americani, che di già erano penetrati
molt'oltre. Quivi la battaglia diventò molto feroce, incalzando tuttavia
fieramente gli Americani, e difendendosi non meno animosamente
gl'Inglesi. Ella stette un pezzo dubbia. Nell'ardore della pugna il
generale Agnew con grandissimo ardire combattendo alla testa della
quarta brigata britannica, ferito improvvisamente, se ne morì. Il
colonnello Matthew dello squadrone di Greene spintosi avanti con
incredibile valore ruppe gl'Inglesi da canto alle mura della Terra. Ne
fe' molti prigionieri, e già faceva le viste di voler entrar dentro. Ma
per la folta nebbia, che in quell'ora ingombrava l'aria, e per qualche
inegualità di terreno, perduto di vista il restante dello squadrone, ed
attorniato egli stesso da un grosso di nemici, che contro di lui si
affoltarono dalla estremità del corno loro destro, dove per
gl'indugiamenti dei Marilandesi e Cesariani nissun timore avevano, fu
fatto prigione con tutti i suoi, avendo anche gl'Inglesi ricuperato i
cattivi. Questo sinistro accaduto a Matthew fu cagione, che due
reggimenti dell'ala dritta inglese potettero alla sicura entrare nel
villaggio, ed assalir di costa gli Americani, che vi erano dentro.
Questi allora non potendo resistere si ritirarono alla sfuggiasca dalla
Terra con notabile perdita di morti e di feriti. Musgrave stesso, al
quale si dee la principal lode di tutto questo fatto, fu liberato
dall'assalto. Avuta Grey la vittoria dentro la Terra, corse in soccorso
dell'ala dritta, la quale tuttavia combatteva contro la sinistra banda
della colonna di Greene. Gli Americani allora andarono in fuga,
abbandonando da tutte le parti agl'Inglesi quella vittoria, la quale
avevano creduto sulle prime di avere sicura nelle mani. La densa nebbia,
la quale fece sì, che una squadra non vedendo l'altra, tutte, credutesi
sole, s'intimorissero, il che più operò sugli Americani, gente nuova e
meno disciplinata, che sui veterani inglesi; l'inegualità del terreno,
per la quale, e più facilmente si disordinano, e più difficilmente si
riordinano i nuovi, che non i vecchi soldati, ed infine l'ostacolo
impensato del Musgrave, il quale seppe in un pericoloso istante una casa
comune come quasi in una forte bastata trasformare, furono le principali
cagioni, per le quali un ben composto disegno non ebbe effetto; e quella
fortuna, che già pareva favorevole dimostrarsi ad una parte, voltandosi
improvvisamente, inclinò del tutto a prò dell'altra. Cornwallis, che si
trovava a Filadelfia, avuto l'avviso dell'impensato assalto, corse con
alcuni cavalleggieri e granatieri al luogo della battaglia; ma arrivò,
che già gli Americani avevano dato volta.

Morirono in questa battaglia degli Americani da dugento; seicento furono
feriti, e da quattrocento fatti prigionieri. Fu soprattutto lamentata la
morte del generale Nash della Carolina Settentrionale. Degl'Inglesi
rimasero, o morti o prigionieri pochi più di cinquecento. Si noverò tra
i primi oltre il generale Agnew, capitano di molto valore, il colonnello
Bird. L'esercito americano si ritirò dopo il combattimento, conducendo
seco tutte le artiglierie e munizioni, alle stanze di Perkiomy-creek, a
venti miglia discosto. Lodò il congresso pubblicamente l'impresa, e
molto ringraziò i soldati pel valore, col quale avevano combattuto. Solo
il generale Stephens fu casso per aver mal guidato i suoi, durante la
ritirata.

Alcuni giorni dopo quello della battaglia Howe si ritirò con tutto
l'esercito a Filadelfia, inabile a seguitare il nemico per que' luoghi
forti per la mancanza delle vettovaglie, e pel desiderio, che aveva
grandissimo, di aprirsi la via sino al mare per la Delawara. Washington
accostatessigli alcune centinaia di milizie, ed un reggimento stanziale
della Virginia, di nuovo si avvicinò al nemico, pigliando i soliti
alloggiamenti di Shippach-creek. Così gl'Inglesi avevano a fare con un
nemico, il quale, non che si sbigottisse all'avversa fortuna, pareva per
lo contrario da questa nuove forze acquistare; che vinto, non che si
disbandasse, di nuovo tornava più feroce alle offese; e tanta era la sua
diligenza e la sua costanza, che operava in modo, che le vittorie
degl'Inglesi partorivano per essi gli effetti delle sconfitte. Nè si
erano ottenuti dalla possessione di Filadelfia que' vantaggi, che se ne
aspettavano. Imperciocchè i popoli non se ne sgomentarono di sorta
veruna; e l'esercito vincitore trovandosi da ogni parte attorniato da
uomini nemici, pareva fosse nelle mura stesse della città confinato.
Instava minaccevolmente Washington dai poggi dello Schuyl-kill; e faceva
anche correre con numerose torme di cavalleggieri e di pedoni lesti il
paese posto tra la destra riva di questo fiume e la Delawara, per
opprimere le bande scorrazzanti dell'Howe, acciò non potessero
foraggiare alla sicura, e per impedire, che dai male affetti o dagli
avari non si movessero vettovaglie verso il campo dell'esercito nemico.
Oltreacciò il congresso stabilì, si punissero di morte coloro, i quali o
munizioni di qualunque sorta, od altri aiuti fornissero alle genti del
Re.

Il generale inglese, vedutosi in tal modo ingannato della sua speranza
di poter trarre dalla parte di terra i viveri necessarj all'esercito,
volse i pensieri a volersi strigare dagl'impedimenti posti nel corso
della Delawara, e ad aprirsi totalmente il varco al mare. L'impresa era
molto difficile e pericolosa. Era mestiero, per ottener l'intento,
conquistar l'Isola della Mota, nella quale stava piantato il Forte
Mifflin, e la punta di Red-bank, che gli Americani chiamavano Forte
Mercer. Superate queste due Fortezze, si sarebbe potuto sgombrare la
Delawara dalla superior fila dei triboli. Deliberò pertanto Howe di
assaltar nello stesso tempo le due Fortezze, facendo anche a quest'uopo
servir quelle navi, che avrebbero potuto passare pel callone
dell'inferior fila di quelli. Aveva altresì piantato una batteria di
grossi cannoni sulla sponda pensilvanica della Delawara, di rincontro
all'Isola della Mota, per poter noiare il presidio anche da questa
parte. Aveva il comando nel Forte Mifflin il colonnello Smith, e nel
Red-bank il colonnello Greene, l'uno e l'altro capitani di molta stima
presso gli Americani. Nell'assalto da darsi al Forte Mifflin intendeva
Howe, che si procedesse in modo, che mentre le batterie piantate sulla
riva lo fulminassero sul destro fianco, la nave da guerra il Vigilante,
passando per quello stretto canale, che l'Isola di Hog-island dall'Isola
della Mota divide, lo combattesse a ridosso, e le fregate colle navi
l'Iside e l'Augusta approssimandovisi pel canale più largo e più
profondo del mezzo, da fronte. Il Red-bank poi si doveva, trasportate le
genti sulla sinistra del fiume, assalire alle spalle dalla parte della
Cesarea.

Ordinate in tal modo le cose, andavano gl'Inglesi alla fazione la sera
dei 21 ottobre. Il colonnello Donop, uffiziale tedesco, che si era
acquistato buon nome in tutto il corso di questa guerra, con una grossa
banda di Essiani varcò la Delawara a Cooper's-ferry rimpetto a
Filadelfia. Quindi marciando sulle terre cesariane lungo il fiume
all'ingiù, arrivò il dì seguente a ora molto tarda dietro il Red-bank.
Consistevano le fortificazioni in un recinto esteriore molto largo, in
mezzo del quale si era fatto una grossa trincea munita d'artiglierie e
di palificate. Andò Donop all'assalto con maraviglioso coraggio. Gli
Americani, fatta una leggiera resistenza nel recinto esteriore, nè
credendosi abili a difenderlo convenientemente per la troppa larghezza
sua, si ritirarono nel mastio, donde si difendevano con grandissimo
ardire. Si avvicinarono gli Essiani, e facevano una molto aspra
battaglia. Ma o per la difesa di quei di dentro, o perchè non avessero
le scale opportune, poco profittavano. Fu ferito in questo mentre
mortalmente Donop, e fatto prigioniero. Molti de' suoi migliori
uffiziali o furono del pari uccisi, od in tal modo malconci dalle
ferite, che furono costretti a ritirarsi dalla battaglia. Il colonnello
Mingerode stesso, il quale dopo l'infelice caso di Donop gli era
succeduto nel comando, toccò una ferita molto pericolosa. Furono allora
ributtati duramente gli Essiani; ed il luogotenente colonnello Linsing
gli faceva a gran fretta ritirare. Nel che furono grandemente
danneggiati dalle galere e batterie galleggianti del nemico. Rimasero
uccisi da quattrocento Essiani. Morì il giorno seguente delle sue ferite
Donop. Ebbe gran parte nella vittoria il cavaliere Duplessis, francese,
il quale con molta industria e valore governò le artiglierie. I vinti
ritornarono a Filadelfia.

Frattanto le navi si erano mosse per andar a fare il debito loro contro
l'Isola della Mota. Superata non senza grande difficoltà la fila
inferiore dei triboli, l'Augusta, grossa nave da guerra, parecchie
fregate, ed altri legni minori stavano aspettando il flusso; e
ricorrendo finalmente le acque all'insù, posto da canto ogni indugio,
andavano all'assalto. Ma un vento gagliardo da tramontana impedì, che il
Vigilante, siccome era ordinato, pigliasse il suo posto tra l'Isola e la
costa di Pensilvania. Gl'impedimenti poi, che gli Americani avevano
posti dentro il letto del fiume, lo avevano talmente dal suo corso
consueto divertito, che le due navi più grosse, l'Augusta ed il Merlino,
toccarono terra, e non poterono più oltre procedere alla fazione. Le
fregate però arrivarono alla disegnata stazione, e cominciarono a trarre
contro il Forte Mifflin. Nel medesimo tempo le batterie di terra lo
fulminavano. Gli Americani animosamente si difendevano. La notte, che
sopraggiunse, pose fine al combattimento. La mattina gl'Inglesi
ricominciarono la battaglia; non che nel presente stato delle cose
sperassero di acquistare la vittoria; ma per potere, trattenendo
l'inimico, rimettere a galla le due navi, che avevano dato nelle secche.
Ciò nonostante l'Augusta arse, e scoppiò. Il Merlino, non potendosi
muovere, fu arso a bella posta. Le fregate intanto, credendo non poter
far frutto, e temendo dell'incendio delle due vicine navi, si
allargarono prima, e poscia si ritirarono. Il congresso pubblicamente
ringraziò, e presentò con una spada i colonnelli Greene e Smith per
avere, quello sì valorosamente difeso il Forte Mercer, o sia il
Red-bank, questo il Forte Mifflin.

I capitani inglesi però non si perdettero d'animo all'infelice riuscita
di questi due assalti; e l'importanza del libero commercio loro col mare
per via della Delawara era tanta per causa delle munizioni, e per la
congiunzione delle forze terrestri colle marittime, che niuna cosa
vollero lasciare intentata per arrivare a questo fine. Il Forte Mifflin
era piantato sull'estremità inferiore dell'Isola della Mota, acciocchè
potesse tener lontane le navi, che si attentassero di salire il fiume.
Al qual fine le principali fortificazioni erano da fronte, e volte
perciò verso la bocca del fiume. Di dietro, non aspettandosi da questa
parte l'assalto, perciocchè gl'Inglesi in Filadelfia non avevano
sufficiente navilio, il Forte era soltanto cinto da un affossamento
acquidoso. Era però questa faccia posteriore del Forte fiancheggiata ad
ambe l'estremità sue da Fortini, dei quali uno già era stato oltremodo
danneggiato nel primo assalto. Poco più insù dell'Isola della Mota avvi
una piccola e paludosa isola, che chiamano delle Province; e di questa
eransi impadroniti gl'Inglesi a fine di poter battere a ritroso, nella
sua parte più debole il Forte Mifflin. Non cessavano gl'Inglesi dal
portarvi grosse artiglierie, viveri e munizioni, pa

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