Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
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Title: Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
Author: Carlo Botta
Release date: May 30, 2013 [eBook #42847]
Most recently updated: October 23, 2024
Language: Italian
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*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DELLA GUERRA DELLA INDEPENDENZA DEGLI STATI UNITI DI AMERICA, VOL. 2 ***
STORIA DELLA GUERRA
DELLA INDEPENDENZA
DEGLI
STATI UNITI DI AMERICA
SCRITTA DA
CARLO BOTTA
VOLUME SECONDO
MILANO
PER ANTONIO FONTANA
M.DCCC.XXVII
STORIA DELLA GUERRA AMERICANA
LIBRO QUINTO
[1775]
Giace Boston nel mezzo della provincia di Massacciusset su d'un tratto
di terra, il quale congiunto essendo col continente per mezzo di una
strettissima lingua, che chiamano l'istmo, si allarga per dar luogo, e
ricevere tutta l'ampiezza della città. Questo tratto ha una figura
irregolare, ritirandosi in dentro qua e là, per formare seni di mare, o
sporgendo in fuori per fare promontorj. In su d'uno di questi seni,
volto ad oriente, si trova il porto per ogni sorta di navi sì da guerra,
che da commercio molto opportuno. Verso tramontana la Terra si divide in
due parti a guisa quasi di due corna, delle quali quella che guarda
verso greco chiamano punta di Hudson, e quella che è volta a maestro
punta di Barton. A dirimpetto di queste due punte osservasi un'altra
penisola, che da una grossa Terra, la quale vi si trova in quella parte
che guarda verso Boston, piglia il nome di Charlestown, e si congiunge
col continente per mezzo di un istmo molto stretto, che chiamano pure
col nome di Charlestown. Tra le due punte di Hudson e di Barton, e tra
quella di Charlestown, s'insinua il mare formando uno stretto braccio
circa un mezzo miglio largo, e va a dilatarsi e fasciare dall'altra
parte tutta la costa occidentale della penisola di Boston. In questa
cala mettono varie riviere, delle quali le principali sono la Muddy, la
Carlo e la riviera Mistica, o sia riviera di Medford. Poco lungi
dall'istmo di Boston il continente sporge in fuori, e forma un lungo
promontorio, che si distende per la dritta verso levante, e forma quasi
un'altra penisola, abbenchè si congiunga al continente con un istmo
molto più largo di quelli di Boston, e di Charlestown. Lo chiamano
l'istmo ed il promontorio di Dorchester. Tanto la penisola di
Charlestown, quanto quella di Dorchester sono così vicine a quella,
sulla quale è situato Boston, che sta in mezzo all'una e all'altra, che
le batterie poste su quelle possono coi tiri loro arrivare alla città.
La quale cosa tanto più facilmente si può fare, in quanto che vi sono
nelle due mentovate penisole monticelli molto a quest'uopo convenevoli.
Imperciocchè uno ve ne ha su quello di Charlestown, il quale chiamano
Breed's-hill, che sta a sopraccapo del borgo di Charlestown, e guarda
molto da vicino la città di Boston; ed un altro si trova più indietro
verso l'istmo, e perciò da Boston più lontano, che ha il nome di
Bunker's-hill. E medesimamente su quello di Dorchester vi sono le
alture, che portano questo stesso nome, ed un'altra, che chiamano
Nook's-hill, la quale è posta sopra uno sprone, che la penisola forma
verso Boston. Il seno poi di mare, pel quale si va al porto, è cosperso
di molte isolette, delle quali le più principali sono quelle di Noddles,
di Thompson, del Governatore, l'Isola Lunga, e quella del Castello. A
ponente della città di Boston sulla riviera di Carlo è situato il grosso
borgo di Cambridge, ed a ostro in rimpetto dell'istmo quello di Roxbury.
Adunque l'esercito americano coll'ala sua sinistra teneva la riviera
Mistica, ed impediva il passo per l'istmo di Charlestown; il grosso
aveva i suoi alloggiamenti a Cambridge, e l'ala diritta, che stanziava a
Roxbury, teneva in rispetto il presidio dalla parte dell'istmo di
Boston, acciò per questo, ch'era fortificato assai, non isboccasse, e
facesse correrie nel paese.
In questa situazione rispettivamente si trovavano i due eserciti nemici;
ma la condizione loro era molto l'una dall'altra diversa pel numero e la
qualità dei combattenti, per le opinioni, per la perizia nei fatti di
guerra, per le armi, per le munizioni e per le vettovaglie. Erano gli
Americani molto superiori di numero; ma questo numero era a continua
variazione soggetto; imperciocchè non essendosi ancora quella severità
di disciplina presso di loro introdotta, che tanto è necessaria al buon
ordine ed alla stabilità degli eserciti, i soldati andavano e venivano
come loro pareva meglio; e nuova gente ognidì sottentrava a quella, che
lasciava l'oste. Abbondavan nel campo loro ogni sorta di vettovaglie, e
specialmente i vegetabili cotanto necessarj alla sanità dei soldati. Ma
scarsissime erano le armi, avendo in tutto sedici pezzi d'artiglierie da
campo, delle quali a mala pena sei potevano convenientemente adoperarsi.
Quelle di bronzo, ch'eran poche, eran di piccola portata. Ne avevano
però alcune grosse di ferro con tre o quattro bombarde e obici, con
qualche scarsa provvisione di palle e di bombe. Ma di polvere
difettavano assai, essendo che, fatta la veduta nei fondachi pubblici,
se ne trovarono soltanto ottanta due mezzi barili, abbenchè una certa
quantità si poteva dalle vicine Terre ottenere; ma questa anche sì poca,
che sarebbe stata di breve logorata. Di archibusi abbondavano, ma non di
comune calibro, ciascuno avendo portato il suo. Gli maneggiavano con
maravigliosa destrezza, e perciò erano attissimi a far l'uffizio di
soldati leggieri e di stracorridori; ma nelle battaglie giuste avrebbero
fatto cattiva pruova. Abiti comuni non avevano, nè riposte per le
vettovaglie, e vivevano di giorno al dì, come Dio la mandava. Ma in su
quei primi calori ogni cosa abbondava, portandone le genti all'intorno
molto sollecitamente. Moneta non avevano, se non poca; ma sì biglietti
di credito, che io quel tempo valevan tant'oro. Gli uffiziali erano mal
pratichi, eccettuati quei pochi, i quali avevan le guerre anteriori
vedute. Eran essi eziandio dai proprj soldati mal conosciuti, non
essendo ancora le compagnie ben ferme, e andando soggette a continuo
cambiamento. Gli ordini male si osservavano; ognuno voleva comandare e
far a modo suo; pochi obbedire. In somma, se si salvano alcuni pochi
reggimenti, che in certe province erano stati da capitani esperti
ammaestrati, il rimanente era un esercito tumultuario. Ma a tutte queste
cose sopperiva la pertinacia delle menti loro, il calor delle parti,
l'opinione, che tutti avevano grandissima, della giustizia della causa
loro, i conforti dei Capi e dei ministri della religione, i quali in ciò
non mancavano all'uffizio loro, esortando giornalmente quelle genti già
molto di per sè stesse inclinate all'entusiasmo ed alle cose religiose,
di persistere, di star forti in una impresa, che a Dio piaceva, ed a
tutti gli uomini diritti e dabbene. Con questi deboli apparati, e con
questo grande animo incominciarono gli Americani una guerra, che ogni
cosa annunziava dover riuscire aspra, lunga ed ostinata. E si poteva ben
prevedere, che ove fossero costanti stati, quantunque avessero ad esser
perdenti in sui principj, dovevano tuttavia alla fine vincer la pruova;
imperciocchè conservando quel coraggio, ed acquistando la disciplina e
la scienza della guerra, non era da dubitare, non i soldati loro
diventassero finalmente in ogni parte uguali ad altri qualsivolessero.
Dall'altro canto agl'Inglesi abbondavano tutte quelle provvisioni, che
all'esercizio della guerra si appartengono. Perciocchè di cannoni e di
ogni altra sorta d'artiglierie, di archibusi eccellenti, di polveri e di
ogni maniera d'armi avevano non che abbondanza, dovizia. Eran tutti
soldati espertissimi, usi alle fatiche ed ai pericoli; serbavan gli
ordini, ed avevano imparato da lungo tempo l'arte difficile, e sì
necessaria nella guerra, di obbedire. Si ricordavano delle segnalate
pruove fatte altre volte in servigio della patria loro, pugnando contro
le più agguerrite nazioni del mondo. E quello, che molto accresceva di
fermezza a quell'esercito, ciò era, che combattevano sotto le insegne
del Re; dal che suole più riscaldarsi la opinion dell'onor militare; ed
avevano ad incontrare un nemico, il quale tenuto era ribelle; il che
suol dare oltre il coraggio una certa concitazion d'animo più forte del
coraggio stesso. Volevano dell'affronto di Lexington vendicarsi, e non
potevano recarsi nell'animo, che potessero questi Americani resister
loro, nè abbandonar l'opinione, concetta della codardia di quelli,
attribuendo il successo di Lexington ai luoghi difficili ed alla
moltitudine dei nemici. Credevano, che quando venuto si fosse ad un bel
fatto, ad una battaglia giusta, non si ardirebbono di mostrare il viso.
Ma però prima che arrivassero gli ajuti, che si aspettavano
dall'Inghilterra, era gioco forza si contenessero, essendo a paragone sì
pochi, che non arrivavano ad un terzo dei loro nemici. Incominciavano
intanto a difettar grandemente di carnaggio e di ogni specie di
camangiare, usando gli Americani grandissima diligenza, perchè dai
vicini luoghi non ne fossero portati dentro la città. E sebbene avessero
gl'Inglesi il mare libero e molti navilj sottili, dalle Terre della
Nuova-Inghilterra non potevano alcuna cosa procacciarsi, avendo gli
abitatori sgombrati i bestiami alle parti interne della provincia, e
dall'altre colonie potevano poco e nulla ottenere di buon grado, nè
volevano usar la forza, per non esser quelle ancora chiarite ribelli.
Perciò si viveva in Boston in grandissime angustie, essendo le carni
salate divenute l'unico cibo sì del presidio, che dei cittadini; perciò
gl'Inglesi ardevano di desiderio, che arrivassero i rinforzi
d'Inghilterra per poter fare qualche rilevata pruova, e sbrigarsi dalle
difficoltà, nelle quali si ritrovavano.
Siccome i Bostoniani privi di vettovaglie proprie non avevano donde
trarre gli alimenti loro, se non se dai magazzini del Re, così gli
assedianti anche per questo effetto usavano ogni più attenta opera,
perchè di fuori non ne fossero portate, sperando, che il difetto delle
vettovaglie indurrebbe finalmente il governatore al acconsentire, che
quelli uscissero dalla città, o che almeno le bocche disutili, donne e
fanciulli, avrebbero ottenuto la licenza di partirsene. La qual cosa i
provinciali parecchie volte, e con molta instanza richiesta avevano. Ma
il governatore malgrado gli stretti termini, in cui si trovava rispetto
alla difficoltà di pascere l'esercito, stava molto alla dura,
considerando gli abitanti, come altrettanti statichi per assicurare la
città ed il presidio, temendosi, che i provinciali volessero dar la
battaglia, e di quella impadronirsi a stormo. Della qual cosa però non
vi era pericolo nissuno, nonostante che ne facessero correr la voce a
bello studio. Imperciocchè i Capi loro consideravan molto bene, quali
perniziosi effetti prodotti avrebbe nell'opinione generale, e di quanto
si sarebbero gli animi raffreddi, se l'assalto si fosse tentato
infelicemente in quel primo periodo della guerra. E che avesse a riuscir
a buon fine, si aveva poca speranza, stantechè le fortificazioni
sull'istmo erano molto formidabili, e dall'altre parti si poteva poco
frutto aspettare, essendo gl'Inglesi padroni del mare, ed avendo in
pronto un numeroso navilio. Ma finalmente il generale Gage, stretto
dalla necessità, e volendo anche cavar le armi dalle mani dei cittadini,
sul conto dei quali non istava senza molta apprensione, dopo una lunga
pratica tenuta col Consiglio della città consentì ad un accordo, col
quale si stabilì, che rendendo le armi e deponendole a Faneuil-Hall, od
in altro luogo pubblico, avrebbero coloro, che volessero, la facoltà di
andarsene, dove meglio piacesse loro con tutte le robe loro;
intendendosi però, che le armi fossero restituite in tempo opportuno. Si
accordò ancora, che trenta carri avrebber la facoltà di entrare in
Boston per prendervi le cose appartenenti ai fuorusciti, e che a questo
medesimo fine fornirebbe l'ammiraglio le navi necessarie. In sulle prime
l'accordo si osservò da una parte e dall'altra fedelmente. Gli abitanti
deposero le armi, e Gage concedeva le licenze. Ma poco dopo, o ch'egli
non volesse privarsi del tutto degli statichi, o che temesse, siccome si
divulgò, che i nemici covassero il disegno di metter fuoco alla città,
tostochè le persone a lor fedeli abbandonata l'avessero, o qualunque
altra cagione, che il movesse, trovato il pretesto, che a quei che
andavan fuori pei bisogni degli affezionati alla causa reale, erano
fatte soperchierie, incominciò a non voler più permettere le uscite. Del
che si levò fra i Bostoniani ed i provinciali, che stavano all'intorno,
un romore grandissimo. Ciò nonostante il governatore persisteva nella
sua risoluzione. Finalmente, come per bella forza concedeva di nuovo la
uscita ad alcuni con condizione però, lasciassero dietro di sè le
masserizie; il che riuscì ad essi di non poco danno e scomodo. Molti di
coloro, ch'erano stati soliti a vivere con tutti gli agi della vita, ora
si trovavan ridotti per causa di questo rigor nuovo del generale nella
mancanza di tutte le cose. Si disse ancora, e ciò par molto probabile,
ch'egli per certa crudeltà che non può a patto nissuno scusarsi, nel
concedere i passaporti usasse a bella posta di sceverare le famiglie,
separando le mogli dai mariti, i padri dai figliuoli, i fratelli dai
fratelli, dei quali alcuni ottenevan la facoltà di andarsene, ed altri
costretti erano a rimanere. I poveri e gl'infermi furon tutti lasciati
sortire. Ma anche qui successe una cosa barbara, la quale se non fu
fatta a bello studio, doveva almeno a bello studio impedirsi; e questa
fu, che fra gli ammalati furon lasciati uscire quelli, ch'erano presi
dal vajuolo, malattia mortalissima in America ed in altrettanto orrore
tenuta, in quanto la peste stessa nelle regioni dell'Asia e dell'Europa.
Questo malanno si appiccò tosto, e fece un danno incredibile fra i
provinciali.
Mentre queste cose si facevano intorno e dentro la città di Boston, le
altre province si apparecchiavano con grande sforzo alla guerra. La
città medesima della Nuova-Jork, nella quale abbondavano più, che in
qualunque altra gli amici dell'Inghilterra, e che fin allora aveva sì
modestamente proceduto, udite le novelle del fatto di Lexington, si
commosse grandemente, e fece la determinazione di accostarsi alle altre
colonie. Deliberarono i Jorchesi di abbracciare le risoluzioni fatte dal
congresso generale, ed in quelle persistere, finchè non fossero nei
termini dell'antica costituzione ritornati. Scrissero una lettera molto
risoluta al Gran Consiglio della città di Londra, la quale si era
mostrata favorevole alla parte delle colonie, mandandogli, che tutte le
calamità, che la guerra civile accompagnavano, non avrebbero potuto
sforzare gli Americani ad acconsentire alle voglie della Gran-Brettagna,
e che questa era la disposizione degli animi, che si osservava dalla
Nuova-Scozia sino alla Giorgia. Aggiungevano, facessero i Londinati gli
estremi sforzi per ristorar la pace fra le due parti dell'impero; ma che
in quanto ad essi non avrebber mai potuto la tirannide ministeriale
sopportare. Gli abitanti si preparavano tutti alle armi con grandissima
contenzione, i libertini per contrastare alle mire inglesi; i leali, che
non eran pochi, o per non ardirsi di andar contro il temporale, o per
impedire i disordini, o per poter pigliare, stando in sull'armi, le
prime occasioni per mostrarsi. Ma siccome la città di Nuova-Jork è tutta
esposta dalla parte del mare, e che non si poteva molta speranza avere
di difenderla contro gli assalti di un'armata inglese, così
determinarono di anticipare il tempo, ed insignorirsi delle munizioni e
delle armi, che nei magazzini reali si ritrovavano. Si allontanarono
anche le donne ed i fanciulli dal luogo del pericolo. Il che fatto si
preparavano alle difese, e nel caso, ch'essi non avessero potuto
resistere alle forze nemiche, stabilirono, cosa orribile a dirsi, ma
nelle guerre civili non rara, d'incendiar la città.
Nella Carolina Meridionale si sperava universalmente, che il perseverare
nelle risoluzioni contro il commercio inglese avrebbe piegato il governo
a risoluzioni meno rigorose. Ma si ebbero nel medesimo giorno le novelle
degli aspri statuti del Parlamento, in cui si combattè la battaglia di
Lexington, della quale vi si ebbe avviso pochi dì appresso. Rimasero i
Caroliniani attoniti e paurosi, conoscendo benissimo, a quanto pericolo
si mettessero a voler fare guerra contro la Gran-Brettagna così potente
sugli apparati navali, essendo le coste loro per tutta la lunghezza di
dugento miglia accessibili a cotali armi, e non avendo in pronto nissune
o poche armi, o munizioni da guerra, o abiti da soldato, o navi, o
danaro, o uffiziali pratichi dell'arte della milizia. Non erano eziandio
senza molta apprensione in riguardo ai Neri, che abbondavano nella
condizione servile in quella provincia. Questi si potevano coi doni e
colle promesse corrompere, ed indurre a por le mani addosso ed uccidere
i padroni loro in quelle ore, in cui meno se lo aspettassero. La
provincia medesima non era stata compresa nella proscrizione
parlamentare, e non poteva senza una nota di evidente tradigione
spontaneamente entrar a parte della ribellione e della guerra. Tuttavia
non si perdettero di animo, e fecero animosamente quelle risoluzioni,
che credettero del caso. La notte, che seguì l'avviso delle ostilità di
Lexington, corsero all'arsenale, e s'impadronirono di tutte le armi e
munizioni, che dentro vi si trovavano, e quelle sortirono tra i soldati
condotti a' pubblici stipendj. Si convocò un congresso provinciale, il
quale sottoscrisse una lega sì fatta; che i Caroliniani si unissero tra
di loro con tutti i vincoli dell'onore e della religione per difendere
il paese loro contro qualsivoglia nemico; si tenessero pronti a marciare
quandunque e dovunque i congressi, o generale o provinciale, avessero
creduto necessario; le vite e facoltà loro sacrificassero per mantenere
la pubblica sicurezza e la libertà; avessero per inimici tutti coloro,
che ricusassero di sottoscrivere la lega, la quale avesse a durare,
finchè una riconciliazione conforme agli ordini della costituzione si
fosse tra la Gran-Brettagna e l'America operata. Risolvette inoltre di
levare due reggimenti di fanti, ed uno di cavalleggieri ch'essi chiamano
_Rangers_. E tale era l'ardore dei popoli, che più uffiziali si
appresentavano, che non bisognava, e molti di questi fra le famiglie più
ricche e più riputate del paese. Si fece parimente una gittata di
biglietti di credito, i quali in quei tempi erano da tutti con
grandissima prontezza accettati.
Nella Nuova-Cesarea il popolo, ricevute le nuove di Lexington,
s'impadronì del tesoro provinciale; ed una parte ne destinò per dar le
paghe ai soldati, che si levavano al medesimo tempo nella colonia.
A Baltimore di Marilandia gli abitanti ponevano le mani addosso alle
munizioni da guerra, che nel pubblico fondaco si ritrovavano, e tra le
altre cose recarono in potestà loro quindici centinaia di archibusi. Si
decretò ancora pubblicamente, si arrestasse ogni trasporto di derrate
alle isole, dove si fanno le pescagioni, ed all'esercito ed armate
inglesi, che stanziavan a Boston.
La medesima deliberazione pigliarono i Filadelfiesi, i quali anch'essi
in ogni modo si apparecchiarono a difendere colle armi in mano la causa,
che intrapresa avevano. Gli stessi Quaccheri, nonostanti le credenze
loro tanto pacifiche, vennero a parte del calore, col quale gli altri
cittadini concorrevano a novità.
Ma nella Virginia, colonia tanto principale ed avversa alle prerogative
inglesi, pervennero le novelle del fatto d'armi in tempo, in cui ella
era già tutta commossa a subuglio da una causa leggiera in sè stessa,
ma, avuto riguardo ai tempi, di sommo rilievo. Il congresso provinciale,
il quale sedeva nel mese di marzo, aveva stanziato, che si levassero in
ciascuna contea compagnie di volontarj, affine di meglio difendere la
contrada. Il governatore, ch'era il lord Dunmore, al nome delle
compagnie di volontarj si alterò grandemente, ed entrò in sospetto di
qualche pernizioso disegno; e dubitando, volessero impadronirsi di un
pubblico magazzino, che si trovava nella città di Williamsburgo, fe'
trasportare di notte tempo le polveri d'artiglierie dal magazzino a
bordo di una nave da guerra, che aveva gittate le ancore in quella
riviera, che essi chiamano di _James_. All'indomani, accortisi gli
abitanti del fatto, si alterarono maravigliosamente, corsero all'armi, e
si assembrarono a calca, facendo segni di volere, o di amore o di forza,
fosser loro restituite le polveri. Si aspettava qualche gran male. Ma il
Consiglio della città s'interpose, e, frenando il tumulto, chiese per
lettere pubbliche al governatore la restituzione. Si querelarono con
parole gravi della ricevuta ingiuria, e dimostrarono i pericoli, che
soprastavano da una ribellagione dei Neri, della quale se ne avevano
avuti poco prima, e parecchie volte non dubbj indizj. Rispose il
governatore, che le polveri erano state levate, perchè si era udito di
una imminente sedizione nella contrada; ch'esse s'erano trasportate di
notte tempo per non sollevar gli animi; che si maravigliava bene che si
fosser levati in armi; che in questo stato di cose non credeva prudente
consiglio di mettere in mano loro le polveri. Affermò finalmente, che
nel caso di una ribellione dal canto dei Neri, sarebbero restituite. Le
cose si quetarono. Solo essendosi la sera sparsa la voce, che i soldati
della nave da guerra si accostavano armati alla città, di nuovo trasse
il popolo in arme, e stette attento tutta la notte, come se aspettasse
l'assalto.
Il governatore non sapendo, o non volendo accomodarsi alla condizione
de' tempi si mostrò oltre modo alterato a queste popolari sommosse. Ei
si lasciava uscir di bocca certe minacce, che sarebbe stato molto più
opportuno il tacere. Accennava, che avrebbe inalberata la bandiera
reale, francati i Neri ed armati contro i padroni loro; cosa egualmente
imprudente che barbara, e lontana da ogni specie di civiltà; che avrebbe
distrutta la città, e vendicato ad ogni modo l'onore suo e quello della
Corona. Queste parole non solo sollevarono a gran sospetto tutta la
colonia, ma eziandio ingenerarono grande abborrimento contro il governo.
In tal modo ogni accidente anche di poco momento, e perfino la mala
tempera, e gli animi incomposti e rotti degli uffiziali, che
l'Inghilterra aveva preposti alle faccende dello Stato in America,
contribuivano ad accelerar il corso delle cose a quel fatal termine, al
quale già tendevano pur troppo di per sè stesse.
Intanto molte adunate popolari si andavano facendo in tutte le contee
della provincia, nelle quali si condannavano aspramente la presura delle
polveri e le minacce del governatore. Ma quei della contea di Hannover,
e di alcune altre circonvicine contrade non istettero contenti alle
parole. Pigliate le armi, avendo per condottiere l'Enrico, uno dei
deputati al congresso generale, marciarono contro la città di
Williamsburgo a fine, come pubblicavano, non solo di ottenere la
restituzione delle polveri, ma ancora per sicurare il pubblico tesoro
contro i tentativi del governatore. Cento cinquanta de' più spediti
erano già arrivati presso la città, quando si appiccò una pratica, la
quale si terminò in concordia; ma gli animi erano ingrossati, e si
temeva ad ogni tratto un'altra sommossa. Tuttavia i contadini se ne
tornarono quietamente alle case loro.
Il governatore affortificò nel miglior modo che seppe il suo palazzo,
circondandolo di artiglierie, e mettendovi dentro un presidio di soldati
di marina. Mandò un bando, col quale chiarì ribelli l'Enrico ed i suoi
seguaci. Attribuì con aspre parole (cosa troppo imprudente ed indegna di
coloro, che tengono i magistrati, i quali non debbono nell'esercizio
dell'uffizio loro lasciarsi all'ira trasportare) le presenti commozioni
alla disaffezione dei popoli, ed al desiderio loro di far rivoltar lo
Stato. La qual cosa accrebbe gli sdegni, e troncò le speranze d'ogni
bene.
In mezzo a questi disgusti tra i popoli di Virginia ed il governatore,
successe un accidente, che gl'incitò maggiormente, il quale fu, che
siccome il dottor Franklin quelle dell'Hutchinson, così qualche altra
persona quelle lettere del Dunmore scritte intorno agli affari spettanti
al suo uffizio, trovò modo di sottrarre dalle scritture del ministro, al
quale erano in Londra commesse le cose dell'America, e le aveva ai Capi
virginiani inviate. Venute a notizia del pubblico, si levò un romore
incredibile contro il governatore, siccome quegli, che avesse scritto
cose false ed ingiuriose alla provincia. Così ogni mutua confidenza era
perduta; così ogni bruscolo che passava era creduto un gran che; le cose
indifferenti si trasformavano in cattive, e le cattive si avvelenavano
per la vicendevole nimistà.
In mezzo a tutti questi travagli, i quali se non che davano animo ai
popoli, e contro il governo gli aizzavano, non importavano però molto
per sè stesse alla somma delle cose, una rilevata impresa fu tentata
dagli uomini del Connecticut. La strada, che conduce dalle colonie
inglesi nel Canadà, è quasi tutta posta sui fiumi e laghi, che tra
queste due contrade s'incontrano, andando per la diritta da ostro a
tramontana. Quei, che intraprendono un tale viaggio, incominciano a
montar a ritroso il fiume del Nort sino al Forte Edoardo, d'onde, o
pigliando la destra via arrivano a Skeenesborough, Forte situato presso
le sorgenti del Wood-Creek; o voltandosi alla stanca pervengono al Forte
Giorgio, posto all'origine del lago, che si distingue collo stesso nome.
Gli uni e gli altri montati sulle navi, i primi pel Wood-Creek, i
secondi pel lago Giorgio si conducono a Ticonderoga, nel qual luogo
questi due laghi si congiungono insieme per formare il lago Champlain,
così chiamato dal nome di un governatore francese, che vi affogò dentro.
Pel lago Champlain, e quindi per la riviera Sorel, che nasce da quello,
e che ne è l'emissario, si arriva nel gran fiume San Lorenzo, e per
questo a seconda nella città di Quebec. È posta adunque Ticonderoga
presso il congiungimento di queste acque tra il lago Giorgio e quello di
Champlain. Essa è perciò un luogo molto importante, per essere posto
nelle fauci, e quasi nel liminare stesso del Canadà, e chi ne è padrone
può impedir il passo dal Canadà alle colonie, o da queste a quella
provincia. Quindi è, ch'era stata con molta diligenza fortificata dai
Francesi, dimodochè gl'Inglesi durarono a' tempi della precedente guerra
non poca fatica per impadronirsene, e nella contesa fu versato molto
sangue da ambe le parti. Considerarono adunque i Capi di questa fazione,
che furono i due colonnelli Easton e Allen, di quanta importanza fosse
il preoccupare questa chiave di entrata e d'uscita, primachè vi fossero
fatte dagl'Inglesi le difese, o vi avessero mandato un conveniente
presidio. Conciossiachè a quei tempi di pace, avendosi nissun sospetto
di lontana, non che di vicina guerra, i governatori del Canadà non
avevano fatte provvisioni a Ticonderoga, dimodochè rimaneva con
debolissimo presidio. Egli era evidente, che volendo il governo inglese
proseguir la guerra contro le sue colonie avrebbe mandati eserciti nel
Canadà per inviargli poscia per la via di Ticonderoga a ridosso di
quelle. Si sapeva inoltre, che questa Fortezza e quella di Crown-Point,
che giace un po' più sotto sul medesimo lago di Champlain, erano
munitissime di artiglierie, delle quali gli Americani stavano in
grandissimo bisogno. Oltre a ciò era una cosa di non poca importanza,
che in su quelle prime mosse si facesse qualche segnalata pruova per dar
maggior animo ai popoli tumultuanti. Fu dunque questa impresa molto bene
considerata nel principio, e con molta prudenza condotta nei mezzi, ed
ebbe quel fine, che si doveva aspettare. Mirava il consiglio loro
principalmente ad assalire il nemico sprovveduto, e perciò determinarono
di procedere con molta segretezza; poichè se i comandanti di Ticonderoga
e di Crown-Point avessero avuto qualche sentore della cosa, avrebbero
tosto dalla vicina Fortezza di San Giovanni fatti venire i presidj.
L'istesso congresso generale, che a quei dì si assembrava in Filadelfia,
non ne ebbe avviso, temendo i congiurati in tanto numero dei membri di
quello, che qualcheduno non tenesse credenza. Per sovvenire ai bisogni
dell'impresa, l'assemblea di Connecticut fece un accatto di diciotto
centinaia di dollari (egli è un dollaro cinque franchi, e qualche soldo
più). Provvedevansi segretamente polvere e palle, e tutti gli arnesi da
involar la Terra; si faceva con gran prestezza la mossa delle genti a
Casteltown, Terra posta sulle rive del Wood-Creek per a Ticonderoga.
Erano la maggior parte abitatori delle Montagne Verdi, e perciò chiamati
nella lingua loro _i figliuoli delle verdi montagne_; tutta gente
animosa, arrisicata ed usa ai pericoli. I condottieri erano oltre
l'Allen e l'Easton, i colonnelli Brown e Warner, ed il capitano
Dickinson. A questi si era accozzato a Casteltown il colonnello Arnold,
che veniva dall'oste di Boston. Costui nato con un ingegno smisurato,
con una mente inquieta, e di una intrepidezza piuttosto maravigliosa,
che rara, aveva di per sè stesso fatto il medesimo pensiero. Tanta era
la convenienza dell'impresa e l'ardire di quei Capi americani. Si era a
questo fine indettato colla congregazione di sicurezza di Massacciusset,
la quale lo aveva chiamato colonnello coll'autorità di levar soldati, e
con questi di far l'impresa di Ticonderoga. Arrivò egli in questo mezzo
a Casteltown. Gli parve cosa nuova l'essere preoccupato. Ma siccome non
era uomo da rimanersi per un po' di stizza; e che nissuna cosa più grata
gli poteva accadere, che l'occasion di menar le mani, si acconciò cogli
altri, ed acconsentì, quantunque cosa molto ostica gli paresse, a porsi
sotto i comandi dell'Allen. Ponevano le scolte in su tutte le vie per
impedire, non trapelasse qualche fumo della loro venuta a Ticonderoga.
Arrivavano di notte sulla riva del lago Champlain opposta a Ticonderoga.
E siccome la principale speranza di fornire quest'impresa era riposta
nella prestezza, superate tosto le difficoltà del tragitto, Allen e
Arnold pigliavan terra dall'altra parte vicino al Forte. Si spinsero
avanti l'uno e l'altro, ed in sul far dell'alba vi entrarono. Procedendo
per la strada coperta, arrivarono sulla spianata. Quivi gridarono ad
alta voce gli evviva loro, e menarono gran gazzarra. Il presidio che
dormiva, risvegliatosi, trasse. Ne seguì una baruffa coi calci degli
archibusi e colle bajonette. Escì fuori il comandante del Forte, ed
Easton avendogli detto, che egli era prigioniero dell'America, non la
sapeva capire, e andava dicendo: _che vuol dir questo?_ Deposero le
armi, e tutto fu posto in potestà dei vincitori. Si trovarono in
Ticonderoga da 120 pezzi d'artiglierie di bronzo da sei a ventiquattro
libbre di palla, parecchj obici e bombarde, palle e bombe di ogni
maniera, ed ogni sorta di munizioni. Essendo poscia le genti, che erano
rimaste sull'altra riva, traghettate e congiuntesi colle prime, se ne
mandò tosto una parte alla volta di Crown-Point, perchè se ne
impadronissero, dove vi era un presidio di pochi soldati. La cosa riuscì
facilmente. Vi si trovarono meglio che cento bocche di artiglierie.
Ma l'impresa degli Americani non sarebbe stata compita, se non
ottenevano essi soli il dominio del lago. La qual cosa non potevano
sperare, fintantochè non si fossero impadroniti di una corvetta da
guerra, che gl'Inglesi tenevano presso il Forte di San Giovanni.
Determinarono di armare un grosso giunco, al quale essi danno il nome di
_Schooner_, di cui avrebbe avuto il comando Arnold, mentrechè Allen
avrebbe condotta la gente sulle piatte, che servono ad uso di navigare
su quei laghi. Soffiando il vento da ostro, la nave di Arnold lasciò
dietro di sè le piatte, e sopraggiungendo all'improvviso sulla corvetta,
il comandante della quale a tutt'altro pensava, fuori che a questo,
Arnold se ne fece padrone. E come se il cielo volesse con un evidente
segno dar favore a queste prime fazioni degli Americani, il vento, che
poco prima spirava dall'ostro, trapassò repentinamente a tramontana, ed
in men, che non fa un'ora, se ne tornava Arnold sano e salvo colla
corvetta predata, e col suo giunco a Ticonderoga.
Lo stesso evento sortirono le cose degli Americani a Skeenesborough,
essendosi insignoriti di questa Fortezza, ed avendo acquistato molte
minute artiglierie, che si trovavan dentro, e fatto prigioniero il
presidio. Allen, essendosegli in tal modo arrese le Fortezze, vi pose
presidio di soldati, e vi deputò per castellano Arnold. Ei se ne tornò
nel Connecticut. Questo esito ebbe la prima impresa tentata dagli
Americani sui confini loro settentrionali. Essa è stata di somma
importanza, e sarebbe anche stata in progresso di maggiore per la somma
di tutta la guerra, se queste Fortezze, che sono lo scudo e l'antemurale
delle colonie, fossero state ne' tempi che seguirono, con eguale
prudenza e valore difese, coi quali state erano acquistate.
Ma presso a Boston le cose andavano molto strette. Gli Americani
ponevano ogni industria, per impedir le vettovaglie agl'Inglesi, e
questi ogni sforzo facevano per procacciarsene. Il che dava luogo a
frequenti abboccamenti tra l'una parte e l'altra. Uno di questi, che fu
uno dei più grossi, successe intorno le isole di Noddes e di Hog, poste
tutte a due nella cala di Boston a greco di questa città, la prima
rimpetto a Winnesimick, e la seconda rimpetto e vicino a Chelsea.
Essendo queste due isole abbondanti di strame e di bestiami erano di
molta utilità agl'Inglesi, i quali vi andavano spesso a foraggiare. I
provinciali determinarono d'impedirgli, portando via i bestiami, e
distruggendo quanto strame potessero. La qual cosa mandarono ad effetto,
non però senza gran contrasto dalla parte dei regj. I provinciali
vennero di nuovo sopra l'isola di Noddes, e predarono molto bestiame sì
grosso che minuto. L'istesso operarono alcuni giorni dopo in su quelle
di Pettick e di Deer. In tutti questi fatti dimostrarono gli Americani
grandissimo ardire, ed in maggior confidenza entrarono di sè stessi. La
guernigione di Boston, che già pativa di viveri, ne pruovò un incomodo
ed un danno gravissimo.
Queste fazioni furono annunziatrici di un'altra di troppo maggior
momento, che seguì pochi giorni dopo. Erano arrivati in Boston gli ajuti
dall'Inghilterra, i quali col presidio formavano in circa un esercito di
dieci in dodicimila soldati, tutta buona e fiorita gente. Eranvi
medesimamente giunti tre generali di buon nome, e questi erano Howe,
Clinton e Burgoyne. La contenzione degli animi e l'aspettazione erano
grandissime da ambe le parti. Gl'Inglesi ardevano di desiderio di
levarsi dal viso la macchia di Lexington, non potendo tollerare nelle
menti loro, che gli Americani avessero le spalle loro vedute. Non
potevano pensare senza sdegno, che i soldati del Re britannico, i quali
avevano dato tanti esempj di valore, fossero ora dentro le mura di una
città strettamente assediati. Volevano ad ogni modo con qualche bel
tratto mostrare la superiorità loro sopra le bande raunaticce degli
Americani non essere una vana credenza. Bramavano soprattutto di por
fine con una rilevata impresa a questa vituperosa guerra, soddisfacendo
ad un tempo alla gloria loro, all'aspettazion della patria, agli ordini,
ai desiderj ed alle promesse dei ministri. Del che sovrastava loro anche
una stretta necessità pel difetto delle vettovaglie, che ogni dì
diventava maggiore, e sarebbe fra poco tempo divenuto intollerabile. E
se pure dovevano nell'impresa lasciar la vita, amavano meglio morire di
ferro che di fame. Da un altro canto non erano gli Americani meno cupidi
di venirne ad un giusto cimento, sperando dalle già fatte cose e dalla
fidanza nuova, che presa avevano, di vincere la pruova. Stando le cose
in questo stato, i capitani inglesi non si restavano di andar
considerando, qual fosse il miglior consiglio per istrigarsi dalle
difficoltà loro, e per uscire alla campagna. Due erano le vie da poter
saltar fuori. Una di far impeto dall'istmo di Boston, assaltare i nemici
affortificati a Roxbury, e, superatigli, correre il paese dalle parti
della contea di Suffolk. L'altra era, traghettato il braccio di
Charlestown ed attraversata la penisola di questo nome, sboccare per
l'istmo, e cacciando i nemici, che occupavano le alture tra Willis-Creek
e la riviera Mistica, distendersi dalla parte di Worcester. Il generale
Gage aveva da qualche tempo avuto il pensiero di tentare la prima di
queste imprese, avendo per le fortificazioni dell'istmo di Boston, in
caso di mal successo, la ritirata libera alle spalle. Gli Americani
avendone avuto odore il dì medesimo, che si doveva mandare ad effetto,
stettero molto avvisati. O sia questa, ovvero altra più vera cagione,
che svolgesse il generale inglese dalla sua risoluzione, fatto è, che nè
quel giorno, nè i seguenti non uscì. I provinciali si valsero
dell'indugio, ed affortificarono molto il luogo con palancate e
terrapieni. Vi posero anche l'artiglierie, ed ingrossarono assai quella
parte dell'esercito con farvi marciare tutte le milizie delle Terre
circonvicine. Queste cose eseguirono con tanta sollecitudine, che il dar
la batteria da questa parte sarebbe riuscita agl'Inglesi opera non solo
malagevole, ma piena di molto pericolo. Perciò ne abbandonarono il
pensiero, e si risolvettero a volgersi verso la penisola e l'istmo di
Charlestown. I Capi americani ne ebbero tosto avviso, e si determinarono
a voler usare ogni sforzo per attraversare questo nuovo disegno del
nemico. Per ciò fare il miglior partito si era di affortificar
gagliardamente le alture di Bunker's-hill, le quali signoreggiano
l'entrata e l'uscita della penisola di Charlestown. Fu ordinato al
colonnello Guglielmo Prescott, occupasse quelle con una banda di mille
soldati, e vi facesse sollecitamente le trincee. Ma qui seguì un errore,
che arrecò un presentissimo pericolo alla guernigione di Boston, e che
pose le due parti nella necessità di venirne subitamente alle mani.
Conciossiachè, o sia per la somiglianza del nome, ovvero per qualche
altra meno nota cagione i provinciali invece di recarsi ad occupare le
alture di Bunker's-hill, e quivi affortificarsi, si portarono più avanti
nella penisola, occuparono, ed incominciarono ad affortificare
Breed's-hill, altro monticello, che sta a sopraccapo a Charlestown, ed è
situato verso l'estremità della penisola più vicina a Boston. Ivi con
tanta prontezza lavoravano, che quando incominciava l'alba del seguente
giorno ad apparire, avevan di già construtto un ridotto quadrato, che
poteva offerir loro una qualche difesa contro le artiglierie del nemico.
E tanto fu il silenzio che osservarono in questa opera, che gli Inglesi
non ne ebbero nissun sospetto; finchè alle quattro della mattina il
capitano di una nave da guerra non senza grandissima maraviglia se
n'accorse, ed incominciò a trarre colle artiglierie. Il rimbombo fe'
correre la gente a rimirare la novità del fatto. Ma più di tutti i
generali inglesi non ne potevano restare capaci. La cosa era di troppa
importanza, perchè non cercassero cacciar di là i provinciali, od almeno
impedire che tirassero a perfezione le incominciate fortificazioni.
Imperciocchè, stando l'altura di Breed's-hill a sopraccapo di Boston,
questa città non si sarebbe più potuta tenere, se gli Americani avessero
fatto la batteria su quel luogo eminente. Laonde ordinarono, che si
desse fuoco a tutte le artiglierie sì della città, che delle navi da
guerra e delle batterie galleggianti, che stavano attorno alla penisola
di Boston. Ne seguì un fracasso, ed una tempesta di palle e bombe, che
si scagliavano contro le opere degli Americani. Dava loro specialmente
gran noja una batteria piantata su d'una eminenza chiamata Cop's-hill,
che situata dentro la città medesima di Boston le sta a cavaliero ed a
rimpetto di Breed's-hill. Ma ciò fu tutto invano. Seguitarono gli
Americani a lavorare con grandissima costanza tutto il giorno, e verso
sera avevano già tirata a buon termine una trincea, che dal ridotto
discendeva sino alle falde del monte, anzi quasi sino alla riva della
riviera Mistica; quantunque non l'avessero potuta perfezionare per la
furia delle artiglierie nemiche. In questo frangente non era rimasta
altra speranza ai generali inglesi fuori di quella di dare l'assalto, e
snidiar di viva forza gli Americani da quella forte positura. Ad un tal
partito non tardarono ad appigliarsi, e ne seguì il diciassette giugno
il fatto d'armi di Breed's-hill, che molti chiamano di Bunker's-hill,
molto notabile per la intrepidezza, per non dir l'ostinazione delle due
parti, pel numero dei morti e dei feriti, e pell'effetto, ch'ei produsse
sull'opinione delle genti in riguardo al valore degli Americani, ed
all'esito probabile di tutta la guerra. Avevano gli Americani l'ala
dritta protetta dalle case di Charlestown, la qual Terra essi
occupavano, e quella parte dell'ala medesima, che si congiungeva al
corpo della battaglia, era difesa dal ridotto praticato sull'alture di
Breed's-hill. Il corpo di battaglia poi, e l'ala sinistra si riparavano
dietro la trincea, che scendendo dal monte si distendeva, senza però
raggiungerla, verso la riviera Mistica. Ma gli uffiziali americani,
avendo fatto considerazione, che la parte più debole alle difese si era
appunto quella estremità dell'ala sinistra; perciocchè in questo luogo
la trincea non arrivando fino alla riviera, ed essendo in questo luogo
il terreno facile e piano, vi era pericolo, il nemico vi penetrasse e
gli assalisse alle spalle, immaginarono di far chiuder quell'adito con
due stecconati paralelli, riempiendo di erbe l'intervallo tra uno
stecconato e l'altro. I Massacciuttesi occupavano Charlestown, il
raddotto ed una parte della trincea; quei del Connecticut retti dal
capitano Nolten, e quei del Nuovo-Hampshire capitanati dal colonnello
Stark il rimanente della trincea medesima. Pochi momenti prima che si
venisse alle mani, arrivò con alcuni ajuti il dottor Warren, che era
stato nominato generale, personaggio di molta autorità, ed uno dei più
ardenti difensori della causa americana. Giunse con lui anche il
generale Pomeroi. Si accostò il primo a' suoi Massacciuttesi, ed il
secondo a quei del Connecticut. Il generale Putnam sopravvedeva il
tutto, e si teneva pronto a correre là, dove il bisogno il richiedesse.
I provinciali non avevano cavalli, non essendo ancor giunti quei, che si
aspettavano dalle province meridionali. Di artiglierie erano forniti, se
non abbondantemente, almeno sufficientemente. Di archibusi non
mancavano, ma per altro tutti ordinarj; perciocchè de' rigati, che hanno
maggior gittata, non ne avevano, la maggior parte però senza bajonette.
Ma per maneggiargli con destrezza, e saper trarre a mira ferma
avanzavano gli Americani ogni altro. Con questi mezzi, con non poca
speranza, ed accesi di desiderio di combattere aspettavano la vicina
battaglia. Fra mezzo dì e un'ora, essendo il caldo grande, tutto era in
moto nel campo britannico. Una moltitudine di barche e di battelli pieni
di soldati partivano dalle rive di Boston, e si accostavano a
Charlestown. Sbarcavano a Moreton's-point, non incontrata nissuna
resistenza; perciocchè le navi da guerra ed altri legni armati colle
artiglierie tenevano nel momento dello sbarcare i nemici lontani,
sforzandogli a rimanere nei ripari. Erano dieci compagnie di granatieri,
altrettante di fanti leggieri, con un proporzionato numero di
artiglieri, tutti condotti dal maggior generale Howe e dal brigadiere
generale Pigot. Appena sbarcate le genti spiegavano gli ordini loro, i
fanti leggieri sulla diritta, i granatieri sulla sinistra. Ma osservata
la fortezza del luogo, e l'ardimento che gli Americani mostravano, Howe
fe' fermar le ordinanze, e mandò a chiedere un rinforzo. Si attelarono
in due file. Il disegno loro era, che mentre l'ala sinistra guidata da
Pigot assaliva i ribelli dentro Charlestown, il corpo di battaglia
assaltasse il raddotto, e l'ala destra composta di fanti leggieri
dovesse forzare il passo presso la riviera Mistica, e ferire in tal modo
gli Americani da' fianchi e dalle spalle; il che avrebbe dato
agl'Inglesi la vittoria certa. Egli pare ancora, che Gage abbia avuto in
animo, sloggiati i nemici da Charlestown, di metter fuoco alla Terra,
acciocchè le fiamme ed il fumo, ingombrando l'aria, le genti che dovevan
assaltar il raddotto, potessero essere meno nojate dai provinciali.
Adunque, ogni cosa essendo in pronto, gl'Inglesi si movevano per andare
all'assalto. I provinciali, che dovevano difendere Charlestown, temendo,
che i nemici penetrassero tra il borgo ed il raddotto, il che gli
avrebbe tagliati fuori del rimanente dell'esercito, si ritirarono.
Gl'Inglesi entrarono nella Terra e vi appiccarono il fuoco. In un
istante, essendo le case di legno, tutto fu in fiamme. Intanto
marciavano a passo lento contro il raddotto e la trincea, facendo alto
di quando in quando per dar tempo alle artiglierie di seguitare e di
fare qualche effetto, prima che arrivassero. Il fumo e le fiamme di
Charlestown non offrivano loro alcuna comodità, essendo dal vento volte
alla contraria parte. Il proceder loro lento, e la chiarezza dell'aria
facevano sì, che gli Americani potevano meglio drizzar la mira degli
archibusi. Aspettavano questi taciti l'assalto, e non traevano, volendo
prima lasciar approssimare il nemico. Ora non si potrebbe con parole
meritevolmente descrivere la terribilità di quella circostanza. Una
grossa Terra tutta avviluppata dalle fiamme, le quali si elevavano ad
una altezza maravigliosa, e ad ogni momento crescevano, spirando un
vento fresco. La gente traeva da ogni parte per vedere l'inusitato
spettacolo, ed una contesa piena di tanto pericolo e di tanti presagi. I
Bostoniani ed i soldati del presidio, che non avevano uffizj, erano
montati sui campanili, sui tetti e sulle alture. Le colline ed i campi
circonvicini, dai quali si poteva sicuramente prospettare la
spaventevole scena, erano ingombri dalla gente affollata di ogni sesso,
di ogni classe e di ogni età: ognuno stava coll'animo dubbio, secondo
che a questa od a quella parte era inclinato. Giunti gli Inglesi a tiro,
gli Americani lanciarono loro addosso un nugolo di palle. Furono sì
frequenti, sì numerosi, sì bene aggiustati i tiri, che gli ordini
degl'Inglesi ne furono scompigliati, e si ritirarono disordinati fino al
luogo dello sbarco. Alcuni si gettarono a scavezzacollo alle navi. Molti
restarono morti sul campo di battaglia. Ora si vedevano gli uffiziali
fare ogni sforzo, parte con promesse, parte con esortazioni e parte con
minacce per inanimare i soldati e condurgli ad un altro assalto.
Finalmente dopo molte fatiche, e non senza grande ripugnanza pigliaron
di nuovo gli ordini, ed ivano alla batteria. Gli Americani gli
aspettarono come la prima volta a gittata, ed allora scaricaron contro
un'altra simile furia di archibusate. Gl'Inglesi, perduti molti dei
loro, e rotti gli ordini, si ritirarono a riva. In questo periglioso
momento della battaglia, Howe, morti o feriti tutti gli uffiziali, che
gli stavano all'intorno, rimase per alcun tempo solo sul campo. In tal
frangente, dal qual dipendeva l'esito totale della giornata, dicesi, che
il generale Clinton, che stava a mirar l'evento della battaglia dal
Cop's-hill, veduta la distruzione de' suoi, venisse in soccorso loro, e
da quell'esperto capitano, ch'egli era, con una opportunissima mossa
riformasse gli ordini e conducesse, secondato anche dagli altri
uffiziali, che prevedevano benissimo di quanta importanza fosse all'onor
inglese ed alla somma delle cose la perdita o la vittoria, per la terza
volta i soldati allo sbaraglio. Si diè adunque la batteria da tre parti
al raddotto. Le artiglierie delle navi non solamente proibivano ogni
sorta di rinforzo, che potesse agli Americani venire per la via
dell'istmo di Charlestown; ma eziandio scoprivano e strisciavano
all'indentro la trincea. Le artiglierie da fronte fulminavano anch'esse;
agli Americani venivano meno le munizioni, e nuove non ne potevano
sperare. Per la qual cosa i tiri loro si rallentavano. In tale stato di
cose gl'Inglesi spintisi avanti arrivarono sul raddotto. I provinciali
privi di bajonette fecero pur anche una ostinata difesa coi calci degli
archibusi. Finalmente essendo già pieno il raddotto di nemici, il
generale americano, suonato a raccolta, fe' ritirare i suoi.
Mentre così si travagliava sul lato sinistro e sul centro dell'esercito
inglese, i fanti leggieri avevano assalito con molta furia la bastita
imperfettamente fatta dai provinciali a riva la riviera Mistica. Dall'un
canto e dall'altro si combattè ostinatamente; e se gagliardo fu
l'assalto, non fu debole la resistenza. Nonostante tutti gli sforzi
delle genti reali, i provinciali mantenevano ancora in questa parte la
battaglia, ed allora solamente pensarono a ritirarsi, quando ebber
veduto, che il raddotto e la parte superiore della trincea erano venuti
in mano dei nemici. Eseguirono la ritirata con tant'ordine, che
difficilmente si sarebbe potuto sperare da soldati, come questi erano,
nuovi e collettizj. Questa pertinace resistenza dell'ala sinistra
dell'esercito americano fu al tutto la salute del rimanente; poichè, se
essi avessero dato luogo un poco prima, i fanti leggieri del nemico
avrebbero fatto impeto, e corso alle spalle della battaglia e dell'ala
diritta, si sarebbero queste trovate in grandissimo pericolo. Ma i
provinciali non erano ancora arrivati al fine dei travaglj loro. La sola
via di potersi ritirare, ch'era lasciata, si era per l'istmo della
penisola di Charlestown, e gl'Inglesi avevano collocato una nave da
guerra e due batterie galleggianti, dimodochè le palle lo rasentavano da
una parte all'altra. Tuttavia riuscirono gli Americani fuori della
penisola senza molto danno. Si fu al tempo della ritirata, che il dottor
Warren ricevè la morte. Trovandosi i suoi, che piegavano, perseguitati
aspramente dai vincitori, sprezzato ogni pericolo, si fermò solo avanti
le file, sforzandosi di raccoglier le genti e d'incorarle col proprio
esempio. Ei gridava loro, si ricordassero del motto scritto sulle
insegne. Avevan esse da una parte queste parole: _Appello al cielo_; e
dall'altra: _Qui transtulit, sustinet_. Il che voleva significare, che
quella Provvidenza, la quale aveva i loro antenati condotti in mezzo a
tanti pericoli in luogo di salvazione, quella stessa avrebbe eziandio
dato favore ai discendenti loro. Un uffiziale del Re, vedutolo e
conosciutolo, fattosi dare un archibuso da uno de' suoi, pose la mira al
Warren, e lo ferì talmente, chi scrive nella testa, e chi nel petto,
ch'ei cadde morto sul campo. Temettero gli Americani, che gl'Inglesi,
usando la vittoria, uscissero dalla penisola ed assaltassero il
principal alloggiamento, che si trovava in Cambridge. Ma si contentarono
di pigliar possesso di Bunker's-hill, dove si fortificarono a fine di
guardare l'entrata dell'istmo contro qualche nuovo tentativo del nemico.
Avendo i provinciali il medesimo sospetto, affortificarono
Prospect-hill, che sta alla bocca dell'istmo dalla parte della
terra-ferma. Ma nè gli uni nè gli altri osarono tentare alcuna novità, i
primi per la perdita di tanti soldati, gli altri per quella del campo di
battaglia e della penisola. Perdettero i provinciali cinque pezzi
d'artiglieria, con molti istrumenti da fortificare e non pochi arnesi da
campo.
Fu biasimato assai da alcuni il generale Howe per aver voluto assalir
gli Americani, dando la batteria di fronte alle fortificazioni, ch'erano
state fatte sul Breed's-hill, ed alla trincea, che si distendeva verso
il mare dalla parte della riviera Mistica. Portarono opinione, che se
avesse fatto sbarcare un buon polso di gente sull'istmo di Charlestown,
il che gli poteva agevolmente venir fatto coll'ajuto delle navi da
guerra e delle batterie galleggianti, avrebbe obbligato, senza che
bisogno fosse di venirne ad un sanguinoso combattimento, i provinciali a
ritirarsi dalla penisola. Imperciocchè in questo modo avrebbe loro
mozzata la comunicazione col campo, che stava fuori della penisola; e
per la parte del mare non potevano sperare di trovare rifugio, per esser
questo signoreggiato dagl'Inglesi. Così si sarebbe ottenuto l'intento di
piano e senza sangue. Dicesi, che Clinton ne abbia mosso il partito; ma
non si ottenne. Tanto era il fondamento, che si faceva sul valore e la
disciplina dei soldati inglesi, e sulla codardia degli Americani; delle
quali cose, se la prima non era senza ragione, la seconda era del tutto
vana, e più acciecamento di mente dinotava negl'Inglesi, che prudenza o
sperienza de' tempi. Da questo primo errore ne fu grandemente confermato
l'ardire degli Americani, debilitato l'esercito inglese, abbattuti gli
animi dei soldati, e nacque forse la perdita finale dell'impresa.
La possessione della penisola di Charlestown non giovò tanto ai reali,
che loro non nuocesse molto più. L'esercito loro non era tanto
abbondante di genti, che potesse senza molto disagio metter le poste
nell'istesso tempo, e guardar la città di Boston e quella penisola. Le
fatiche dei soldati si moltiplicarono a gran pezza. Dal che ne nacquero,
essendo anche assai calda la stagione, moltissime e gravi malattie, le
quali ed impedivano grandemente, e per le frequenti morti
assottigliarono l'esercito. Al che si debbe aggiungere, che fra i feriti
gran numero passavano di questa vita per causa degl'insoliti calori di
quel clima, e della carestia dei viveri. Così, cavatone l'onore di aver
acquistato il campo di battaglia, nissun frutto raccolsero i vincitori
da questo fatto, che importasse alla somma della guerra; che anzi fu
esso, e nella opinione dei popoli e nella propria, siccome pure pella
forza dell'esercito, di molto detrimento. Per lo contrario nell'oste
americana, abbondando i viveri d'ogni sorta, ed essendovi la gente
avvezza al clima, la più parte dei feriti erano a guarigione condotti, e
s'infiammarono viemaggiormente gli animi nel desiderio della vendetta,
essendo, come suole avvenire, riscaldati i sangui dalla sparsione. Al
che contribuì anche non poco l'incendio di Charlestown, che da una Terra
fiorente e frequentissima di commercio, era un ammassamento di ceneri e
di rovine diventata. Non potevano gli Americani riguardarla senza un
grave disdegno, e non senza esecrare i soldati europei.
Ma una perdita luttuosa dal canto loro fu quella del generale Warren.
Egli era uno di quegli uomini, che più affezionati sono alla libertà,
che alla vita; ed altrettanto nemico dell'ambizione e della rapacità,
quanto amico alla libertà. Era di buona mente e di felice ingegno
dotato, e bellissimo favellatore, sicchè nelle consulte private era
riputato di ottimo giudizio, e nelle pubbliche aveva grande autorità
presso i circostanti. Gli amici ed i nemici egualmente, conosciutolo
fedele e dabbene in ogni cosa, gli avevano grandissima credenza. Avverso
ai malvagi senza sdegno, propenso ai buoni senza adulazione; affabile,
cortese ed alla mano con ognuno, fu da tutti, ed amato santamente, e
riverito senza invidia. Quantunque anzi scarso, che no della persona,
era però di gratissimo aspetto. La donna sua, che con isviscerato amore
amava, e la quale con eguale affetto lo riconosceva, l'aveva, poco tempo
prima da questa vita dipartendosi, lasciato vedovo e sconsolato; ed egli
venendo meno in sì memorabil giorno, ed in sì grande uopo alla patria
sua, lasciò orfani parecchj figliuoli ancora in età fanciullesca
constituiti, dei quali però la ricordevol patria prese amorevole e
diligente cura. Così mancò alla patria ed alla famiglia sua in sì grave
frangente, e nella sua ancor verde età quest'uomo in pace ed in guerra
eccellente; e noi, per quanto ciò fosse in facoltà nostra, seguendo
l'instituto della storia, distributrice delle lodi ai buoni, e del
biasimo ai tristi, non abbiam voluto questo altrettanto buono che
valoroso Americano defraudare di quell'onorata ricordanza presso i
posteri, che è alle sue virtù meritevolmente dovuta.
L'impresa tentata dagl'Inglesi nel voler cacciar gli Americani dalla
penisola di Charlestown diè sospetto a questi, che volessero dar la
batteria a Roxbury, ed insignoritisi di quel luogo, aprirsi la via alla
campagna. Indotti da questo timore i Provinciali con opera incessante, e
molto studio vi si affortificarono vieppiù, con far nuovi puntoni qua e
là alle trincee loro, e fornendogli copiosamente di artiglierie, le
quali di fresco erano state condotte al campo. Il presidio abbondava in
munizioni da guerra, e tentava con ispessi colpi d'artiglieria, massime
con bombe, d'impedir gli Americani dall'opera loro. Questi ebbero alcuni
morti e feriti. Parecchie case arsero in Roxbury. Ciò nonostante
continuarono a lavorare con una costanza maravigliosa. Non si
ristettero, finchè le fortificazioni non furono condotte a quella
perfezione, che desideravano, e che poteva di sufficiente difesa servire
contro gli assalti del nemico.
I Bostoniani, veduti scacciati i loro non solo da Breed's-hill, ma
eziandio da tutta la penisola, e temendo gl'incomodi di un assedio, che
ogni cosa presagiva dover riuscir lungo, si accesero di nuovo desiderio
di uscire dalla città, e di ritirarsi a luoghi addentro della provincia.
Per la qual cosa gli uomini eletti della città furono dal generale Gage,
pregandolo, permettesse le uscite, ed affermando, che giusta l'accordo
fatto tutte le armi erano state dai cittadini portate e deposte in
palazzo. Ma egli, volendo tutt'ora ritenergli, mandò un bando due giorni
dopo il fatto di Breed's-hill, col quale dichiarò, che per molte e
chiare pruove ei sapeva che numerose armi s'erano nascoste ne' luoghi
più segreti delle case con sinistro disegno degli abitanti. Così gli
rapportavano la cosa i leali, che, considerati il valore, e la rabbia
dimostrati dai libertini in quella battaglia, temevano di qualche
accidente, e non volevano lasciarsi uscir di mano gli ostaggi. Ma il
vero si fu, che i più avevan portate e deposte le armi, quantunque
alcuni serbate avessero in casa le migliori e le più care. Ma il
generale inglese voleva bene, che gli altri serbassero la fede, ma non
la voleva già serbar egli. Perciò rifiutò lungo spazio le permissioni
d'uscita. Ma finalmente, crescendo dall'un canto la scarsità delle
vettovaglie, e dall'altro scemando la speranza di poter rompere
l'assedio, fu costretto a viva forza, per isgravarsi di molte bocche
disutili, concederle; abbenchè si fosse di bel nuovo ostinato, a non
voler permettere l'uscita agli arnesi e masserizie di coloro, che se ne
andavano. Così spinto da una necessità concedeva quello che non poteva
impedire, ed una condizione dura vi aggiungeva, altrettanto più da
biasimarsi, quanto che era del tutto inutile, e nissun fine, che cattivo
non fosse, partorir potesse. In tal guisa quegli uomini, che della
temperanza e moderazione dell'animo si dispogliano, e che dandosi in
preda alle incomposte passioni dispettano e s'adirano, pigliano spesso
di quei partiti, i quali non che gli avvicinino, gli allontanano vieppiù
dal fine, che proposti si sono.
La strettezza dei viveri, alla quale si trovava ridotta la guernigione
di Boston, faceva sì, ch'ella tentasse in ogni modo, andando alla busca
qua e là sulle propinque marine, di procacciarsene. Quindi è che
succedevano tra l'una parte e l'altra frequenti avvisaglie, nelle quali
gli Americani acquistavano e maggior animo e maggiore sperienza; e
gl'Inglesi più rabbia e maraviglia all'ardimento di quelli. I primi però
avendo maggior perizia de' luoghi, e sapendo bene usar le occasioni, ne
andavano per l'ordinario colla migliore, ora portando via i bestiami che
rimanevano, ora abbruciando lo strame, ora incendiando le case, che
potevano ai nemici servire di ricovero. Invano era, che stessero
gl'Inglesi vigilanti col numeroso navilio loro; che i provinciali
trapelavano ora in questa isola, ora in quella, e con improvvise fazioni
gli opprimevano. Sulle coste parimente si facevano frequenti
abboccamenti, andandovi gli uni per predare, e gli altri cercando
d'impedirgli. Questa che riusciva meglio una ladronaia, che una guerra,
non conduceva ad alcun fine, che potesse le cose inclinare più a questa
parte, che a quella. Solo servì ad inasprir gli animi degli uomini, ed a
fargli diventare da parziali, ch'erano, inviperiti ed irreconciliabili
nemici.
Mentre in tale guisa si travagliava intorno e dentro di Boston, erasi il
nuovo congresso nel mese di maggio raunato in Filadelfia. Se il primo
aveva incominciato un'opera difficile, questo l'aveva a continuare. Nel
che maggiori difficoltà doveva incontrare. In tempo di quello si temeva
la guerra; ora essa era incominciata, e bisognava con ogni più grande
sforzo esercitarla. Allora, siccome suol addivenire nel principio delle
cose, erano riscaldati gli animi, e correvano con un certo naturale
empito di per sè stessi alla meta; ora, quantunque fossero nei medesimi
pensieri infiammatissimi, tuttavia vi era pericolo, non si
raffreddassero, essendo a sì fatta vicenda soggetti i moti popolari, che
sono più facili ad eccitarsi, che a mantenersi. Molti fra i leali,
credendo che non si sarebbe venuto agli estremi casi, e che o le
petizioni inviate in Inghilterra avrebbero piegato il governo al volere
degli Americani, o che si sarebbero col tempo raffreddati gli animi
loro, si erano sin qui contenuti nella quiete; ma era da temersi, che
adesso, ch'era spenta ogni speranza di concordia, e che già non che
imminente fosse, era rotta la guerra contro quel Re, al quale volevan
essi rimaner fedeli, tumultuassero e si congiungessero colle forze reali
contro gli autori della sedizione. Era medesimamente da dubitarsi, che
molti fra i libertini, i quali avevano molta speranza nelle petizioni
collocata, ora vedendo i vicini danni e gl'inevitabili pericoli, non si
rimanessero. Tutto annunziava, che la contesa doveva esser lunga e
perigliosa. Poco si poteva sperare, che una popolazione fino allora
pacifica stata, ed occupata nelle arti dell'agricoltura e del commercio,
potesse ora imparare ad un tratto quelle della guerra, ed in queste
persistere lungo tempo. Si doveva temere, che ove fosse sbollito quel
primo fervore, ricorrendo nelle menti loro le immagini della passata
vita, si disbandassero, e fossero ridotti alla necessità di chiedere i
patti. Perciò, non era impresa senza molte e gravi difficoltà al
congresso, quella di fare provvisioni e di creare ordini, che bastanti
fossero a mantener vivo il presente fervore, e fare che da questi
nascessero gli effetti, che sulle prime dalla pubblica opinione
nascevano. Nissuno non vede, quanti impedimenti si dovessero superare
per ridurre una moltitudine tumultuaria e raunaticcia alla forma di un
giusto e ben ordinato esercito; senza del quale invano si sarebbe
sperato di pervenir a buon fine. Nè facil opera era quella d'impedire,
che nei casi della futura guerra non ripullulassero quelle gelosie, che
correvano tra una colonia e l'altra, e servissero di causa o di
pretesto, perchè alcune di esse calassero agli accordi, e la impresa
comune abbandonassero. Denaro, che potesse bastare agli usi della
guerra, non si aveva in pronto a gran pezza; ed al difetto di questo
principale nervo non si poteva sperare di rimediar per l'avvenire. Che
anzi si doveva più ragionevolmente credere, che avesse a crescere per
motivo dell'interrompimento, anzi della totale cessazione del commercio
dal Parlamento britannico introdotta. Ma grandissima era poi la mancanza
dell'armi e delle munizioni da guerra; non che non se ne avessero di
nissuna sorta in pronto, ma quelle che si avevano, non erano di gran
lunga a sì grand'uopo sufficienti. Si deve anche far considerazione, che
è cosa molto dubbia, se i Capi americani sperassero di poter di per sè
stessi resistere coll'armi in mano all'Inghilterra, e l'impresa a quel
fine condurre, al quale tendevano. Si debb'anzi credere, che molto
fondamento facessero sugli ajuti esterni, i quali però non potevano
aspettare, se non dai principi dell'Europa, i quali, se propensi erano
agli effetti della querela americana, non potevano non essere avversi
alle cagioni sue, ed alle massime, sulle quali da parte dell'America
ella era fondata. Era pur anche cosa molto evidente, che i principi non
si sarebbero discoperti in favor degli Americani, ed i soccorsi concessi
non avrebbero, se non quando essi mostrati si fossero gagliardi in sulle
armi; che anzi non avessero con qualche bel fatto, che importasse alla
somma della guerra, dato segni di valore, pruove di costanza, speranza
di riuscita. Si accorgevano benissimo gli Americani, che indarno
avrebbero sperato di trarre sul bel principio a parte della guerra i
principi europei; e che i primi sforzi dovevano da sè stessi unicamente
procedere, i quali, se infelici fossero stati, ogni speranza di soccorso
esterno sarebbe diventata vana. La felicità dell'impresa era per
l'appunto meno probabile, quando era più necessaria, non potendosi in
poco corso di tempo fare tutte le provvisioni necessarie alla guerra. Da
tutto questo si vede, quanto incerta dovesse riuscire la speranza dei
soccorsi esterni. Il che doveva quegli ardenti spiriti dei Capi
americani rintuzzare, ed una certa titubazione indurre nei consiglj
loro. Un oggetto finalmente di sommo rilievo, che doveva la mente del
congresso occupare, quello si era della condotta, che le vicine nazioni
indiane fossero nella presente querela per tenere. Che queste stessero
di mezzo, ovvero che seguissero questa o quell'altra parte era
l'importanza, e quasi il fondamento di tutta l'impresa. Ma dovevano
temere gli Americani, che gl'Inglesi maggior autorità esercitassero
presso quelle nazioni. Imperciocchè esse coi doni e colla speranza della
preda solo si possono tentare. Nelle quali cose gl'Inglesi molto gli
avversarj loro avanzavano. Il predare poi potevano meglio sperare dal
canto degl'Inglesi, presso i quali si riconosceva in quei principj stare
al tutto la probabilità della vittoria, e dovendosi la guerra esercitare
sul territorio americano. Era anche agl'Inglesi aperta la via per mezzo
del Canadà per comunicare cogl'Indiani, i quali abitavano per lo più a
riva i laghi a ridosso delle colonie, ed a fronte di quella provincia
inglese. Importava anche moltissimo agli Americani, che procedessero
giustificatamente, e soprattutto presso i popoli della Gran-Brettagna, e
presso quei dell'America stessa, ch'erano o avversi, o titubanti, o
tiepidi, i quali non potevano non esser grandemente alterati alle
ostilità commesse. La qual giustificazione, se potevano non senza molta
difficoltà intraprendere in rispetto alla battaglia di Lexington, ed a
quella di Breed's-hill, nelle quali combattettero in propria difesa
contro una soldatesca che gli assaltava, riusciva però assai malagevole
in rispetto alle cose fatte sui confini del Canadà contro le Fortezze di
Ticonderoga e di Crown-point, nelle quali essi furono gli assalitori.
Non che questi ostili procedimenti non potessero escusazion trovare
presso gli uomini intendenti degli affari di Stato, stantechè, poichè la
guerra era rotta, era ben ragione, che gli Americani si sforzassero di
nuocere piucchè potessero al nemico, e da' suoi assalti preservarsi. Ma
presso l'universale dei popoli era questa una cosa, che aveva in sè
molta disagevolezza. Eppure l'evidenza della onestà della causa che
difendevano, era di grandissimo momento. Imperciocchè la forza loro
tutta consisteva nell'opinione, e le armi stesse da questa dipendevano;
mentrechè presso i governi dalla diuturnità del tempo confermati, e
negli ordini loro bene constituiti, ragione o no che si abbia, i soldati
prezzolati corrono alle battaglie, i popoli pagano le gravezze, le armi,
le munizioni, le vettovaglie e tutti gli apparati della guerra sono in
pronto, o si procacciano con facilità e con abbondanza. Ma il più
grand'ostacolo, che avesse a superare il congresso, era quello della
gelosia delle assemblee provinciali. Siccome tutte le province erano
entrate nella lega e nella guerra, così questa si doveva con comuni
consiglj amministrare, e tutte le mozioni del corpo politico
dell'America dovevano ad un solo scopo inviarsi. Quest'era stata
l'origine del congresso generale. Ma non poteva questi recarsi in mano
il governo di tutte le parti della lega senza assumere una parte di
quell'autorità, che alle assemblee provinciali si apparteneva; come
sarebbe a dire quella di far le leve, di ordinar l'esercito, di eleggere
i generali, che avessero in nome dell'America ad amministrare la guerra;
quelle ancora d'impor gravezze e di crear biglietti di credito. Era da
temersi, che se si conservava troppa autorità nelle assemblee
provinciali, si amministrassero gli affari della lega con parziali
consiglj; il che sarebbe stato di gravissimi danni cagione. Da un altro
canto si aveva gran sospetto, che le medesime assemblee acconsentir non
volessero al concedere l'autorità necessaria al congresso, spogliandosi
di una parte della loro; e che perciò, o si opponessero alle sue
deliberazioni, ovvero con quella puntualità non le secondassero ed
eseguissero, ch'erano alla gravità del caso ed al finale evento della
guerra cotanto necessarie. Dalle cose sin qui dette si conosce, quanto
fossero difficultose le circostanze, in cui si trovava il congresso; ed
altri forse, i quali stati fossero o di minor ardire e di maggior
prudenza dotati, se ne sarebbero sgomentati. Ma quegli animi nuovi ed
invasati, o non vedevano i pericoli, o non conoscevano le probabilità
degli eventi, o gli uni e le altre disprezzavano. Certo è, che poche
imprese furono incominciate da uomini audaci, che più di questa fossero
dubbie nell'evento, e pericolose nel fine. Ma il dado era gettato, e non
che altro, la necessità, nella quale si trovavano o credevan di
ritrovarsi, non lasciava titubare. E per anticipare gli accidenti, non
volendo aspettare, che i tempi venissero loro addosso, o che la
necessità gli strignesse, deliberarono di por mano già fin d'allora ai
più pronti ed ai più efficaci rimedj.
I primi pensieri del congresso dovevano essere rivolti all'esercito, che
osteggiava Boston, acciocchè non vi mancassero, nè le armi, nè le
munizioni, nè i soldati, nè i buoni ordini, nè generali esperti e
valorosi. E siccome in rispetto a quest'ultimi quelli, che allora erano
in offizio, avevano l'autorità loro ricevuta dalle assemblee colonarie,
così non potevano governar l'esercito in nome di tutta la lega. E se
pure si eran tutti sottomessi ai comandamenti del generale Putnam, ciò
era a causa della sua anzianità; e quest'autorità sua era piuttosto una
specie di dittatura estemporanea conferitagli dalla libera volontà
dell'esercito, che un uffizio derivato dal generale governo. Il nuovo
stato delle cose richiedeva un nuovo modo di reggimento militare, e le
genti confederate dovevano necessariamente aver un Capo eletto da quel
governo, il quale tutta la confederazione rappresentava. L'elezione di
un generale di tutta la lega era una cosa di sommo momento. Da questo
solo poteva dipendere il buon successo, o la rovina di tutta l'impresa.
Fra gli uomini di guerra, che allora si trovavano in America, e che si
dimostravano non che favorevoli, ardenti, quei ch'erano in maggiore
stima, erano Gates e Lee, il primo per la sua esperienza, ed il secondo
per la esperienza e per l'eccellenza del suo ingegno. Ma erano l'uno e
l'altro nati in Inghilterra, e qualunque fossero le opinioni loro, e
l'ardore col quale la impresa dei coloni abbracciata avevano, e
qualunque anche fosse la fidanza, che in elli avesse pigliata il
congresso, stimava egli cosa poco sicura il commettersi alla fede
d'uomini inglesi in un affare di così somma, anzi di totale importanza.
Ed anche nei casi d'infortunio non si sarebbe potuto persuader alla
moltitudine, ch'eglino non avessero fatto tradimento, ovvero almeno non
avessero diligentemente fatto il debito loro. La qual cosa avrebbe
pessimi effetti partoriti in su di un esercito, che tutto stava
sull'opinione. Inoltre era Lee uomo rotto ed arabico; ed odiava forse
più la tirannide, che amasse la libertà. Quegli uomini riguardosi e
sospettosissimi temevano di taluno, che potesse volere, secondo
l'opinione loro, dopo che gli avesse alla tirannide inglese sottratti,
la libertà loro occupare. Aggiungevasi a ciò, che, se si fosse una volta
posta la somma delle cose in balìa di un uomo inglese, non rimaneva a
questi altra elezione, che quella, o di soggettargli di nuovo
onninamente con inudito tradimento alla potestà assoluta
dell'Inghilterra, ovvero all'intiera independenza condurgli. Ed i Capi
americani, se la prima di queste condizioni abborrivano, non volevano
però, che si togliesse via la coperta della seconda. Quest'istessa
cagione fu quella, che fece sì, che il congresso non volle risolversi ad
eleggere uno dei generali delle province della Nuova-Inghilterra, come
per esempio Putnam o Ward, i quali allora comandavano all'esercito
dell'assedio, e che avevano di recente tanto valor mostrato, e non poca
perizia in tutte le fazioni, che si erano fatte nelle vicinanze di
Boston. Questi si erano troppo vivi dimostrati in favore
dell'independenza; la quale si voleva bene, ma però in tempo opportuno
procurare. Nè si deve tralasciar di dire, che i Massacciuttesi avevano
un'opinione addosso, di voler esser troppo uomini del paese loro,
Massacciuttesi più, che Americani mostrandosi. Le province del miluogo,
e le meridionali erano insospettite; ed avrebbero veduto di mal occhio,
che la causa di tutta l'America si commettesse a taluno, che potesse
lasciarsi muover da certe parzialità di luoghi in un tempo, in cui tutti
i desiderj e tutti gl'interessi dovevano esser comuni. Fecero anche, ed
a ben giusto titolo considerazione, che l'uffizio del generalato
americano doveva concedersi ed una persona, la quale nell'ampiezza delle
sue facoltà una sufficiente guarentigia offerisse della fede sua, sia
nel proseguir l'impresa secondo la mente del congresso, sia per
astenersi dal piglio e dal sacco delle proprietà cittadine. Imperciocchè
ei sapevano benissimo, che questi uomini militari, quando non sono da
una gentile educazione temperati, si fanno lecito ogni libito, e pongon
mano molto volontieri non solo nelle robe dei nemici, ma sì pure in
quelle degli amici, e dei proprj concittadini. La qual cosa è sempre
stata la peste, e spesso la rovina degli eserciti. Adunque il congresso,
avendo, secondo l'importanza del caso, molto bene considerate e
ponderate tutte queste cose addì quindici di giugno procedette allo
squittinio per la elezion del generale americano; e, raccolto il
partito, si ritrovarono tutti i voti in favore di Giorgio Washington,
uno dei deputati del congresso per la provincia di Virginia. I
Massacciuttesi non l'avrebbero voluto vincere; perciocchè ivano alla
volta d'uno dei loro; ma vedendosi in voce si accostarono agli altri, e
rendettero il partito favorevole. Conosciuta la cosa, Washington, ch'era
presente, alzatosi disse: che rendeva egli grazie immortali al congresso
per l'onore, che conferito gli aveva. Ma che dubitava bene di non aver
forze sufficienti a poter reggere ad un tanto peso; che però non voleva
venir meno dell'opera sua in così gran bisogno alla patria, giacchè
questa aveva contro l'aspettazione sua, ed oltre le sue facoltà tanta
fede in lui collocata; solo pregava, che allorquando un qualche sinistro
caso arrivasse alla sua riputazione poco favorevole, volessero
ricordarsi, ch'egli aveva sincerissimamente dichiarato in quel dì, che
non si riputava abile a sostener quel grado, del quale veniva allora
onorato. Assicurava il congresso, che siccome nissuna speranza di
emolumenti l'aveva indotto ad abbandonar la domestica quiete e felicità,
per entrar in quell'ardua carriera, così ei non voleva ricavarne alcun
prò; che stipendio non voleva di sorta alcuna. Aveva il colonnello
Washington, che tal era il suo grado, prima che fosse eletto a generale,
acquistato il nome di animoso e prudente capitano nelle ultime guerre
contro gl'Indiani, e contro i Francesi. Ma fermata la pace del 1763 si
era alla vita domestica ritratto, e più non si era nell'armi
travagliato. Si poteva pertanto da molti dubitare, ch'ei fosse abile a
sostener il peso di tanta guerra. Ma però avendosi generalmente
grandissima fede nell'ingegno e nell'animo suo, non esitarono punto gli
Americani ad innalzarlo a quel grado. Egli era non solamente nato ed
allevato in America, ma vi aveva ancora continuamente dimorato. Era
modesto ed assegnato, e sempre mostratosi molto lontano dall'ambizione;
cosa, che più di tutte osservavano quei popoli sospettosi ed
insospettiti. Era piuttosto ricco, che di mediocri facoltà fornito, e
presso di tutti in voce d'uomo dabbene e costumato. Era soprattutto
riputato prudente, e di mente gagliarda ed invitta. Credevasi
generalmente, non mirasse all'independenza; ma che desiderasse un
onorevole accordo coll'Inghilterra. Questa sua opinione molto quadrava
colla intenzione dei Capi americani, i quali volevano bene procedere
verso l'independenza, ma ancora non volevano discoprirsi. Speravano bene
di poter col maneggio delle cose far di modo, che un dì l'independenza
diventasse una necessità; e che Washington stesso, quando proceduto
fosse già molt'oltre nella carriera, si sarebbe facilmente lasciato
indurre, o dall'onor del grado, o dalla necessità delle circostanze, o
dalle lusinghe della gloria a continuare nell'intrapresa via, quando
anche allo scopo di ottenere l'annullazione delle leggi fosse sostituito
quello della totale independenza. Così nella persona di questo capitano,
ch'era allora nell'età di quarantaquattro anni, e perciò già lontano
dall'ambizione giovanile, tutte quelle doti si riunivano, che
desideravano coloro, i quali avevano in America la somma delle cose in
mano. Onde non è da far maraviglia, se la elezione di lui non dispiacque
a nissuno, e se anzi i più la commendarono sommamente.
Eletto il Capo di tutta l'impresa, volendo il congresso dimostrare,
quanto si promettessero della sua fede e virtù, stanziò, che gli
avrebbero prestato ajuto, ed a lui aderito colle vite e facoltà loro per
preservare e mantenere l'americana libertà. Poscia volendo dar
all'esercito altri Capi sperimentati, i quali potessero secondar
Washington, elessero Artemo Ward primo maggior generale, Carlo Lee
secondo maggior generale, e Filippo Schuyler terzo maggior generale;
Orazio Gates fu nominato ajutante generale. Pochi giorni dopo crearono
sette brigadieri generali, che furono i seguenti: Seto Pomeroy di
Massacciusset, Riccardo Montgommery di Nuova-Jork, Davidde Wooster di
Connecticut, Guglielmo Heath di Massacciusset, Giuseppe Spencer di
Connecticut, Giovanni Thomas di Massacciusset, Giovanni Sullivan del
Nuovo-Hampshire, e Nataniele Greene dell'isola di Rodi. Se qualche cosa
dimostrò la buona mente del congresso, questa certamente si fu della
prima elezione dei generali; stantechè tutti si adoperarono nel corso
della guerra, come soldati coraggiosi, e custodi fedeli della libertà
d'America.
Come prima prese Washington la dignità, si condusse al campo di Boston
in compagnia di Lee. Ei fu ovunque passava ricevuto a grand'onoranza, e
molti gentiluomini ordinatisi in compagnia gli fecero l'accompagnatura.
I congressi massacciuttese e jorchese furono a complire con esso lui,
testimoniando l'allegrezza, che provata avevano alla sua elezione.
Rispose gratamente e modestamente; fossero pur sicuri, che tutti i
pensieri, tutti gli sforzi suoi, siccome pure quelli de' suoi compagni
rivolti sarebbero a ridurre le cose a condizioni oneste tra le colonie,
e la comune madre; che in quanto all'esercizio delle fatali ostilità,
vestendo essi la persona del guerriero, non si sarebbero dispogliati di
quella di cittadini; e che allora sarebbero stati contenti e
rallegratisi sommamente dentro sè stessi, quando, sicurata essendo
l'americana libertà, sarebbe loro fatto facoltà di ritornarsene alla
privata condizione in mezzo ad una libera, pacifica e felice patria.
Il generale, fatta la rassegna dell'esercito, trovò, oltre una
moltitudine pressochè inutile, solamente 14,500 uomini atti al
combattere, i quali avevano a difendere uno spazio di più di dodici
miglia. Arrivarono in vero in buon punto i nuovi generali al campo.
Imperciocchè già la disciplina dell'esercito essendo trascorsa in
corruttela aveva gran bisogno di essere riformata. Gli uffiziali
emulazione alcuna non avevano; i soldati eran poco osservanti degli
ordini, e non curanti della mundizia; e siccome quelli, ch'erano i più
uomini della Nuova-Inghilterra, ritrosi, e di ogni soggezione
impazienti. A questo rimediarono, non senza fatica, i generali del
congresso. Nella qual bisogna Gates, siccome quello, che peritissimo era
delle cose militari, prestò un'opera eccellente. I soldati appoco appoco
si avvezzarono all'obbedienza, gli ordini furon distinti, le regole
della disciplina osservate, e ciascuno venne a conoscere il debito suo;
sicchè l'oste, deposta la sembianza di una moltitudine tumultuaria,
acquistò quella di un esercito giusto e bene ordinato. Ei fu diviso in
tre schiere. La dritta sotto i comandi di Ward occupava Roxbury; la
sinistra capitanata da Lee difendeva Prospect-hill, e quella di mezzo,
che obbediva agli ordini di Washington, nella quale si comprendeva
eziandio una banda di gente scelta per servire alle riscosse, stanziava
a Cambridge. La circonvallazione poi fu con sì frequenti ridotti
affortificata, e di sì numerose artiglierie munita, che l'assaltar
Cambridge, e penetrar nella campagna era cosa affatto impossibile
diventata agli assediati. Si credeva eziandio, che questi avessero fatto
grave perdita di gente, noverando gli uccisi in battaglia, ed i morti di
ferite o di malattie.
Ma una mancanza di grandissimo momento quella si era della polvere
d'artiglierie, la quale era grandissima. Fatta la veduta dei fondachi
pubblici appartenenti all'esercito di Roxbury, Cambridge ed altri vicini
luoghi, non se ne trovarono più di novanta barili. Si sapeva eziandio,
che non se ne avevano più di trentasei nei magazzini di Massacciusset;
alla quale quantità aggiunta quella, che si aveva in pronto nel
Nuovo-Hampshire, nell'isola di Rodi e nel Connecticut, appena che se ne
avessero diecimila libbre. Il che non poteva somministrare più di nove
tiri per soldato. In tale scarsità e pericolo si rimase l'esercito per
ben quindici giorni; e se gl'Inglesi avessero dato dentro in questo
tempo avrebbero facilmente rotto il campo, ed aperto l'assedio. In
ultimo per opera della congregazione della Nuova-Cesarea se ne mandarono
al campo alcune botti, le quali supplirono tanto o quanto al difetto, ed
allontanarono i mali che si temevano.
Mancavano eziandio gli Americani di soldati corridori, i quali eran per
altro molto necessarj per le improvvise e subite fazioni, per mantener
la disciplina nel campo, e per proteggere l'arrivo dei soldati, delle
munizioni e delle vettovaglie. Se poi la guerra, come si credeva,
arrivati dall'Inghilterra i rinforzi al nemico, si fosse condotta in
sull'aperta campagna, questa maniera di soldati leggieri in una
contrada, come l'America è, frequente di acque, di fossa, di selve, di
siepaje, di monti, e di passi stretti e difficili, era al tutto
indispensabile. Perciò il congresso aveva decretato, si descrivessero
senza indugio alcuno buon numero di corridori nella Pensilvania e nella
Virginia, che dovessero marciare, tostochè le compagnie riempite
fossero, al campo presso di Boston, dove fossero obbligati a far le veci
di fanti leggieri. Ricevute poi le novelle della battaglia di
Breed's-hill, il congresso ne aggiunse alle compagnie della Pensilvania
altre due da levarsi pure nella medesima provincia, le quali tutte
fossero riunite in un sol battaglione da esser capitanato da quegli
uffiziali, che l'assemblea od il congresso provinciale eleggessero.
Queste compagnie di corridori arrivarono al campo sul cominciare
d'agosto. Erano circa quattordici centinaia di soldati vestiti
scioltamente, ed armati i più d'archibusi rigati, che avevano gran
gittata.
Mentre in tal modo l'esercito americano, che assediava la città di
Boston, s'ingrossava ogni dì, e si forniva di tutte le cose alla guerra
necessarie, il congresso s'adoperava con moltissima diligenza a fare
quei provvedimenti, ch'ei credeva fossero del caso per mantenere in piè
l'esercito già raccolto, e per farlo anche più grosso e meglio fornito,
quando il bisogno ne sarebbe venuto. Vinse perciò un partito, che tutte
le colonie avessero a mettersi in istato di difesa, e quel maggior
numero d'uomini, d'armi e di munizioni apprestassero, che meglio fosse
in potestà loro; che si facesse dappertutto ricerca e riposta di nitro e
zolfo. Per questo fine si andavano diligentemente rivilicando gli avelli
ed i carnai per fare procaccio di queste materie tanto preziose
nell'esercizio delle guerre moderne; ed in ogni canto si moltiplicavano
le manifatture della polvere, e gli ordini per gettar le artiglierie. In
ogni parte risuonavano grandissimi apparati di guerra. In questo le
assemblee ed i conventi provinciali secondavano maravigliosamente le
operazioni del congresso, e gli uomini obbedivano con incredibile
prontezza ai decreti dell'uno e delle altre.
Essendosi il congresso accorto, che lo zelo verso le libertà
dell'America aveva prevalso alle gare parziali ed alla gelosia
dell'autorità nelle assemblee provinciali, prese maggiore animo, e si
risolvette a mandare ad effetto un'ordinanza generale, la quale dovesse
servir di norma a tutte le leve, che in ciascuna provincia si andavano
facendo. Ei sapeva molto bene, quanto l'uniformità sia utile nelle cose
della guerra, perchè con animi uniti si concorra al medesimo fine, e
quanto efficace per prevenire le dissensioni. Vinse adunque un partito,
col quale si raccomandò (e le sue raccomandazioni erano in quel tempo
come altrettante leggi ricevute e mandate ad effetto), che tutti gli
uomini atti a portar le armi in ciascuna colonia dai sedici fino ai
cinquant'anni si ordinassero in regolari compagnie; che si fornissero di
armi, ed in quelle si esercitassero; che le compagnie fossero ordinate
in battaglioni; che si tenessero pronte alle difese; che la quarta parte
della milizia di ciascuna colonia fosse trascelta per servire ad uso di
minuti uomini sempre apparecchiati a marciare dove l'opera loro fosse
richiesta. Si esortarono coloro, i quali impediti erano dal portare le
armi dalle opinioni religiose, venissero con tutti quegli altri più
efficaci mezzi che leciti riputassero, in soccorso dell'afflitta patria.
Stabiliron le paghe ai soldati, che furono venti dollari per ciascun
mese ai capitani, tredici ai luogotenenti ed ai banderai, otto ai
sergenti e caporali, e sei ai gregarj. Raccomandarono ancora, che in
ciascuna colonia si creasse un maestrato, che chiamarono comitato, o sia
congregazione di sicurezza per sopravvedere e diriggere tutte quelle
cose, che alla salute pubblica importassero, duranti le vacanze delle
assemblee, o dei conventi; e che quei provvedimenti si facessero, che
creduti sarebbero necessarj per armar navi o altrimenti, a fine di
proteggere le coste e la navigazione da ogni insulto delle navi nemiche.
Questi intendimenti del congresso furono mandati ad effetto in ogni
parte della lega con grandissima prontezza; ma in nissuna provincia più
bramosamente e più pienamente, che nella Pensilvania, e soprattutto
nella città stessa di Filadelfia. La milizia di questa città fu partita
in tre battaglioni di quindici centinaja d'uomini ciascheduno, con una
compagnia di cencinquant'artiglieri, e sei bocche da fuoco, e finalmente
una banda di cavalleggieri, parecchie compagnie di fanti spediti, di
corridori e di guastatori. Si riunivano tutti sovente, e facendo
sembianze di battaglie si esercitavano nelle mosse militari alla
presenza del congresso e dei popoli, che vi concorrevano da ogni parte.
Ciò eseguivan essi con tanta destrezza, che ognuno se ne maravigliava; e
tutti ne sentivano un piacere incredibile. Erano almeno ottomila
soldati, molto buona gente, nella quale erano entrati molti
gentiluomini, e persone d'onorata condizione. Le istesse cose si
facevano nel contado della Pensilvania. Ei pare, che sottratto il conto
di tutti coloro, che in essa avevano pigliate le armi, e dentro vi si
esercitavano, sommassero a meglio di settantamila soldati. Tanta era
l'affezione, che in questo anno portavano quei popoli alla causa loro,
che molti fra i Quaccheri stessi, cui le opinioni religiose proibiscono
dal pigliar le armi, e di spargere il sangue umano, quantunque tutta la
credenza loro sia di pazienza e di sopportazione, si lasciarono
trasportar al fervore universale, entrando anch'essi nelle compagnie dei
Filadelfiesi. Affermavano, che sebben la religion loro gli proibisse dal
portar le armi in favore di una causa, il fine di cui sia o l'ambizione,
o la cupidigia, o la vendetta, potevano essi però intraprendere la
difesa dei nazionali diritti e della libertà. Così non havvi opinione,
per gagliarda ch'essa sia, la quale non trovi le scappate; nè animo,
avvengadiochè pacifico, che non si accenda nelle commozioni dei popoli.
Ma una cosa in Filadelfia trasse a sè gli occhi di ognuno; o fosse
verità, o mostra accordata per incitare. Quei Tedeschi fuorusciti, che
questa città abitavano, ed erano già molt'oltre cogli anni, e che per la
maggior parte vedute avevano le guerre d'Europa, al nome di libertà si
risentirono anch'essi; cosa, che poco si doveva aspettare, massimamente
in quell'età da quegli uomini trauzeschi, e si unirono in una compagnia,
che fu denominata la _compagnia dei vecchi_. Ripigliate le armi, l'uso
delle quali intermesso avevano già da sì lungo tempo, vollero entrar a
parte della comune difesa. Il più vecchio di tutti fu eletto capitano,
ed era coll'età molto vicino ai cent'anni. Portavano invece d'insegna un
crespone nero per significare il cordoglio, che provavano all'infelice
caso, che in quella cadente età gli obbligava a riassumere le armi per
difendere la libertà di quella contrada, che aveva servito loro non solo
d'asilo, ma anche di nuova patria, quando, cacciati dalla propria,
furono costretti ad andar cercando ventura in longinque e strane
regioni.
Le donne stesse vollero dimostrare lo zelo loro in difesa della patria.
Nella contea di Bristol determinarono di levare un reggimento a proprie
spese, somministrando ogni cosa necessaria, e perfino le armi a coloro,
che di per sè non le potevano procacciare. Lavorarono colle proprie mani
le bandiere con motti opportuni. Quella, che presentò la bandiera al
reggimento, orò molto acconciamente sulle faccende comuni, ed esortò con
accomodate parole i soldati ad esser fedeli, ed a non disertar le
bandiere delle donne americane.
Queste cose, quantunque in se stesse di poca importanza, servivano però
maravigliosamente ad accender gli animi, ed a vieppiù rendergli
ostinati. Al qual fine i diarj pubblici non cessavano di concorrere con
ogni maniera di concioni, di esempj e di novelle. Le battaglie di
Lexington, e di Breed's-hill erano i soggetti, sui quali si esercitavano
gl'ingegni americani. Ogni accidente, ogni più particolare minuzia di
quei fatti erano convenevolmente descritti; e coloro che vi avevano
lasciata la vita, con sommissime lodi commemorati. Il dottor Warren
sopra tutti era con mirabili parole innalzato fino al cielo. Lo
chiamavano lo Hamden della età loro; e come un modello lo proponevano da
imitarsi a tutti coloro, ai quali la patria era cara. Pubblicarono nelle
gazzette di Filadelfia un elogio di lui molto patetico, ed accomodato a
concitar gli animi della moltitudine.
«Che nobile spettacolo è quello mai, _dicevano_, di un eroe, il quale ha
dato la sua vita per la salute della patria! Venite qui, o crudeli
ministri, e mirate i frutti dei vostri sanguigni editti. Qual ristoro
potrete dar voi a' suoi figliuoli per la perdita di un tanto padre, o al
Re per quella di un sì buon suddito, od alla patria per quella di un sì
buon cittadino? Mandate qui i vostri satelliti, venite a saziar le brame
della tirannide. Perciocchè il suo più implacabile nemico è morto. Solo
vi preghiamo di rispettare queste onorate reliquie del corpo suo.
Abbiate compassione al dolore della sua antica e sconsolata madre. Di
lui non vi è più cosa di che temer possiate. La sua eloquenza è spenta,
le sue armi abbandonate. Mettete pur giù le spade; che più vi resta a
compiere, infami che siete? Ma finchè sarà vivo il nome dell'americana
libertà, quello di Warren infiammerà i nostri cuori, darà forza alle
nostre mani contro l'esecrabil peste degli eserciti stanziali.
«Venite qua, o voi, senatori dell'America, venite a consultar qui
intorno la libertà delle colonie unite. Sentite, ch'ei vi parla, ch'ei
vi esorta, e vi prega a non contaminare la presente sua felicità col
dubbio, che possa egli aver la sua vita spesa per un popolo di schiavi.
«Venite qua, o voi, soldati, o voi, campioni dell'americana libertà, e
rimirate uno spettacolo, che deve ne' vostri generosi petti nuove
scintille di coraggio e di gloria riaccendere. Ricordatevi, che l'ombra
sua erra invendicata fra di noi. Diecimila soldati ministeriali non
sarebbero egual ristoro alla sua morte. Che l'antica congiunzione vostra
con essi non vi rattenga. I nemici della libertà non son più oltre i
fratelli degli uomini liberi. Aguzzate le vostre armi, e non le
deponete, finchè non sia la tirannide dall'impero britannico sbandita;
od almeno l'America sia fatta al tutto la terra della libertà e della
felicità.
«Venite qua finalmente voi, o americani padri, o americane madri, a
contemplar le primizie della tirannide. Vedete il vostro amico, il
guardiano della vostra libertà, l'onore, la speranza della vostra
patria. Osservate questo illustre eroe trafitto dalle ferite, bagnato
dal proprio sangue. Ma che non sia senza frutto il vostro dolore, nè
oziose le lagrime. Andate, correte alle vostre case; raccontate a'
vostri figliuoli il tristissimo caso. Che gl'incontaminati petti loro si
agghiadino e si raccapriccino, sentendo ricordare le crudeltà dei
tiranni, e gli orrori della servitù. Fornitegli, armategli, mandategli
al campo. Pregate dal cielo prosperità alle armi loro, e, pigliando da
essi l'ultimo addio, ammonitegli di vincere o di morire, come Warren,
nelle braccia della libertà e della gloria.
«E voi, posteri, voi guarderete spesso indietro a questa Era memorabile.
Voi i nomi di ribelli e di traditori trasporterete dal fedele popolo
d'America alla vera origin loro. Voi scruterete, ed ogni parte
ricercherete di quella trama di dispotismo, che fu testè ordita pel
britannico impero. Voi vedrete pii Re sviati da perfidi ministri, e pii
ministri sviati da perfidi Re. Voi mostrerete, siccome perfino
britannici Re sparso hanno lagrime nell'ordinare ai sudditi loro, che
accettassero gli orribili mandati; e nel medesimo tempo esultato hanno
in mezzo a pochi parricidi, aspettando di vedere un continente intiero
arrossato dal sangue degli uomini liberi. Oh! salvate voi l'umano genere
dalle infamie estreme, e siate pietosi e giusti alle americane colonie.
Rivocate in vita la romana e la britannica eloquenza antiche, e non
siate avari delle meritate lodi a coloro, che a voi hanno questa libertà
tramandata. Ella ci costa di molti tesori e di molto sangue. Ella ci
costa, ahi duro prezzo! la vita di Warren».
Il congresso volendo questa disposizione degli animi mantenere, e
fargli, se possibil fosse, ancor più ardenti ed ostinati, e conoscendo,
quanta autorità abbiano le cose della religione nelle menti umane, operò
sì, che i sinodi di Nuova-Jork e di Filadelfia pubblicarono una lettera
pastorale, la quale fu letta, essendovi concorsa una infinita
moltitudine di popolo, in tutte le chiese. Affermarono, che finora si
erano contenuti nel silenzio, non volendo essere gl'istrumenti di
discordia e di guerra tra uomini e tra fratelli. Ma che però eran ora le
cose giunte a tale, ch'eglino si erano risoluti a manifestare, quali
fossero nella presente querela le opinioni loro; che gli esortavano
pertanto a pigliar la difesa della patria loro; e che stessero pur
persuasi, che, ciò facendo, camminerebbero nella via del principe dei Re
della terra; che andassero pur sicuri alla vittoria, od alla morte.
Aggiunsero alcuni ricordi morali molto accomodati ad infiammar vieppiù
quelle menti religiose, ed a persuader loro, che la causa dell'America
era la causa di Dio. Raccomandarono ancora l'umanità e la misericordia
ai soldati; ed a tutti gli ordini di persone di umiliarsi, di digiunare,
di pregare, d'implorare l'assistenza divina in quella perigliosa
contesa.
Il congresso statuì, che il dì venti di luglio fosse un giorno di
digiuno in tutte le colonie, il quale fu religiosamente osservato; ma
più solennemente nella città di Filadelfia, che altrove. Tutto il
congresso assistette unitamente ai divini uffizj, e furon fatti nella
chiesa sermoni accomodati a' tempi.
Questo medesimo dì, stando il congresso per entrar nel tempio, gli
sopravennero dalla Giorgia desideratissime novelle, le quali furono, che
questa provincia si era accostata alla confederazione, ed aveva eletto
cinque deputati, che dovessero intervenire al congresso. La qual cosa fu
presa da tutti in lietissimo augurio, e molto rallegrò gli animi, tanto
per l'importanza che aveva in sè stessa, quanto per l'ora, in cui ella
era venuta a notizia del governo e del popolo. Avevano in quella
provincia lungo tempo prevalso i leali, di modo ch'ella non si moveva, o
pareva voler tener la via di mezzo. Ma le estremità, in cui erano venuti
gli affari, le giornate di Lexington e di Breed's-hill, le crudeltà
commesse dalle soldatesche reali, o vere, o credute, l'inclinazione
generale dell'esito della guerra in favore degli Americani, l'unione ed
il consenso delle altre colonie, e l'opera efficace dei libertini, tra i
quali più attento e più vivo di tutti si dimostrò il dottor Zubly, furon
cagione, che fattosi un convento provinciale, accettarono tutte le
risoluzioni del congresso generale, e vinsero parecchj partiti molto
animosi contro l'Inghilterra, o sia che volessero con questi l'antica
freddezza compensare, ovvero che i libertini, tenuti in freno per lo
avanti, fossero a maggior rabbia concitati. Dichiararono, che l'esser la
provincia della Giorgia stata eccettuata negli atti vinti nel Parlamento
contro l'America, ricevevan essi piuttosto in luogo d'ingiuria che di
favore, essendo, aggiugnevano, questa esenzione fatta a bello studio per
sceverargli dai loro fratelli. Deliberarono eziandio, che non
riceverebbono alcuna merce, la quale fosse nell'Inghilterra stata
imbarcata dopo il primo di luglio; e che, facendo tempo dal dieci di
settembre, nissuna ne imbarcherebbero dalla Giorgia per alla volta
dell'Inghilterra; ed oltre a ciò, che nulla trasporterebbero alle isole
dell'Indie occidentali inglesi, ed a quelle parti del continente
americano, le quali le risoluzioni del congresso generale accettate non
avessero. Queste cose erano in sè di molto momento, essendo la Giorgia,
avvegnachè non vasta provincia, fertilissima in biade, e massimamente in
riso. Vollero eziandio astenersi da ogni superfluità, e sbandire il
lusso; dar animo agli agricoltori, che quel maggior numero, che più
possibil fosse, di pecore allevassero. Nè tralasciarono d'inviare una
petizione loro al Re molto acconcia, e piena delle solite asseverazioni
di lealtà, le quali forse più efficacemente si facevano, perciocchè si
aveva in animo di non osservarle.
Ma ritornando al congresso generale, avendo egli qualche gelosia della
provincia della Nuova-Jork, sia perchè vi abbondavano i leali, sia
perchè la medesima è molto aperta agli assalti di un nemico forte in
sull'armi di mare, deliberò, che, perchè quelli non vi avessero a
sormontare, dovessero nell'appartinenze stanziare cinquemila fanti; e
antivedendo i bisogni, ai quali i soldati loro sarebbero stati soggetti,
siccome pure le malattie e le ferite, volle, che si ordinasse
un'ospedale atto a ricevere i malati di un esercito di ventimila uomini.
Fu eletto a direttore e medico principale il dottor Beniamino Church.
Considerato ancora di quanta importanza fosse l'aver gli spacci delle
lettere prontissimi, e l'esser l'uffizio delle poste commesso a uomini
zelanti e fedeli, elessero a direttore generale sulle poste il dottor
Beniamino Franklin, il quale l'istesso luogo aveva occupato in
Inghilterra per le lettere d'America, ed erane stato dismesso per l'amor
suo verso le libertà delle colonie. Stabilirono regolari procacci,
facendo principio da Falmouth nella Nuova-Inghilterra sino alla città di
Savanna nella Giorgia.
Ma siccome il principale nervo della guerra consiste nella pecunia, così
il congresso non tardò a rivolgere i suoi pensieri verso di
quest'oggetto; il quale in un cogli uomini e l'armi, è il più
importante, anzi il più necessario di tutti, massimamente nei casi della
guerra difensiva, come per la natura stessa delle cose doveva quella
essere, che si esercitava dagli Americani. Nelle guerre offensive, nelle
quali si va ad assaltar l'inimico correndo e guastando il suo paese, gli
uomini e l'armi possono nella prosperità della vittoria trovar la
pecunia. Ma nei casi di guerra difensiva la pecunia è quella, che deve
gli uomini e le armi procurare. Questo affare però aveva in sè
grandissima difficoltà. La pecunia non si poteva riscuotere, se non per
via di accatti, o per via di balzelli. L'una e l'altra erano non che
malagevoli, quasi impossibili; essendovi da molti anni addietro, e per
causa dei dispareri nati coll'Inghilterra, assottigliata di troppo la
quantità del conio, che girava nelle colonie. Le province della
Nuova-Inghilterra ne erano sempre state anzi scarse che no, e gli atti
proibitivi del Parlamento da dieci anni addietro avevano ancora questa
sottil massa attenuata. Nelle province meridionali poi, quantunque più
ricche per la fertilità delle terre, la scarsità della moneta era andata
crescendo, non solo per la sovraddetta cagione, ma eziandio per la
numerosa introduzione dei Neri, la quale in quegli ultimi tempi aveva
avuto luogo. Laonde il trar danaro da quei popoli per via d'accatti, o
di balzelli sarebbe stata cosa imprudente, dannosa, e forse, od anche
senza forse, impossibile, almeno in quella quantità, che i bisogni dello
Stato richiedevano. Aggiungasi in rispetto agli accatti, che, sia che i
ricchi avessero la pecunia loro a fornire, o no, avrebbero però sempre
potuto prestare il credito, ed il far uso di questo secondo mezzo,
meglio che del primo era conveniente. Imperciocchè se essi o l'una, o
l'altra cosa, od ambedue potevano somministrare, gli uomini dotati di
mediocri o di tenui facoltà non l'avrebbero potuto del pari. Eppure gli
accatti parziali di moneta non si sarebbero potuti abbracciare, quando
che all'incontro un accatto parziale di credito si poteva eleggere, il
quale sarebbe stato in nome comprensivamente verso di tutti, ma in fatti
parzialmente sopportato nell'opinione generale dalle larghe facoltà del
ricchi. In rispetto poi ai balzelli, non sarebbe stato il porgli, se non
cattivo eleggimento; perciocchè, essendo poco usi quei popoli alle
gravezze, il recarsi di punto in bianco ed in sul bel principio, in sul
toccare le borse dei cittadini, avrebbe sull'opinione dell'universale i
più perniziosi effetti partorito. I popoli infiammati in una impresa
comune fanno più volentieri giattura della vita, che non della pecunia;
perciocchè a quella sta annessa più gloria che a questa, e l'onor dei
bravi è più frequente, che l'onor dei facoltosi. Per la qual cosa il
congresso aveva in ciò un'impresa molto malagevole alle mani. Ci
accorgeremo eziandio, dover essere cresciute vieppiù le difficoltà, se
farem considerazione, che il congresso aveva bensì la facoltà di
raccomandare, ma non già quella di comandare; e che la obbedienza dei
popoli era più volontaria, che costretta; ed era da temersi, ch'essi
ricusassero, se si fossero toccate le borse. Era anche molto da
apprendersi, che le assemblee provinciali gelosissime del diritto di
impor le gravezze pubbliche, non avrebbero di buon grado, ed in niun
modo acconsentito a questo, che il congresso assumesse la facoltà di
tassare. Poi come questi avrebbe potuto sperare di porre un balzello
giusto e ben temperato in rispetto a ciascuna colonia, se, stantechè le
ricchezze loro erano in gran parte fondate sul commercio, ed erano state
l'una e l'altra in varie maniere dalle presenti turbolenze
impressionante, e perciò molto soggette a variazione, non si conoscevano
a puntino le facoltà di ciascuna di esse? Nissuna evidenza della
conveniente rata si sarebbe potuta avere, e molto meno dimostrare; e la
sembianza di parzialità, o vera fosse od apparente, o soltanto creduta,
avrebbe guasta tutta l'opera e prodotto clamori e dissensioni
pregiudiziali. Questi erano gli scogli, che il congresso incontrava in
rispetto ai modi di trar pecunia pei bisogni dello Stato e della guerra.
Perciò si risolvette a schivargli, ed a volersi accostare agli accatti
del credito col gittar biglietti, che avessero la mallevadoria della
fede delle colonie unite. Nella qual cosa si sperava, che l'abbondanza
delle derrate, l'ardore e l'unanimità del popolo, e massimamente dei
ricchi, i quali, i più erano alle cose nuove favorevoli, avrebbero esso
credito mantenuto vivo, ed impedito che i biglietti non cadessero in
bassanza. Abbenchè quello ch'era già accaduto nelle province
settentrionali, in cui i biglietti che allora esistevano, scapitavano,
avrebbe dovuto tenergli avvisati del pericolo. Oltre a ciò gli uomini
prudenti prevedevano benissimo, che per la facilità della cosa, e pei
bisogni che si sarebbero ad ogni ora moltiplicati, si sarebbe gittata
una sì grande quantità di biglietti, che sarebbe diventata del tutto
soprabbondante, e gli avrebbe fatti scapitare. Aggiungasi, che il
congresso non era solo a far gittate di biglietti, ma che anche le
assemblee provinciali avevano, ed usavano l'istessa facoltà; il che
doveva produrre di breve la soprabbondanza. Quest'era un male, che fin
da principio doveva far temere i più pregiudiziali effetti. Nè si deve
passar sotto silenzio, che, siccome sono sempre incerti i casi della
guerra, potevano le armi inglesi andarne colla migliore, e correre
vittoriosamente il paese. Dal che ne sarebbe nata di necessità la totale
rovina del credito, ed i biglietti sarebbersi forse anco ridotti al
niente. Si sa per pruova, che in cotesti affari la sfidanza dei popoli
non ha rimedio. Questi erano i pericoli, questi i timori, che non senza
gran cagione tenevano sospesi gli animi dei prudenti nell'affare del
gittar fuori i biglietti. Ma non era luogo ad elezione; ed il congresso
era in tali termini constituito, che gli abbisognava, come si suol dire,
o bere o affogare. Perciò non esitarono punto a por mano a quel
compenso, il quale, se non era buono, era al certo necessario. Adunque
il congresso nel mese di giugno deliberò, si gittassero due milioni di
dollari di Spagna in altrettanti biglietti di credito, e che la fede
delle colonie unite dovesse stare per la redenzion loro. Qualche tempo
dopo fece un'altra gittata di biglietti sino ad un milione di dollari
pure di Spagna, dei quali biglietti ciascuno avesse ad esser di trenta
dollari. Questi furono ricevuti su quei primi principj con consenso
universale dei popoli.
Avendo il congresso procurati gli uomini, le armi e la pecunia, applicò
l'animo ad assicurarsi alle spalle con guadagnarsi le nazioni indiane,
sulla mente delle quali non si stava senza qualche timore. Sapeva, che
il generale Gage aveva spedito da Boston un suo messo per nome Giovanni
Stuart presso la nazione dei Cherokee, che abitava le regioni prossimane
alla Carolina Meridionale; e che il generale Carleton, governatore del
Canadà, aveva mandato il colonnello Johnson presso gl'Indiani di San
Francesco, ed altri pertinenti alle sei tribù, che più erano vicine a
quella provincia. Il fine loro era di adescar quelle nazioni con
promesse, con danari, e con presenti per indurle a pigliar le armi
contro i coloni; la qual cosa, se per avventura si sarebbe potuta
tollerare, quando, perduta ogn'altra speranza e forza, l'Inghilterra
fosse stata ridotta alla necessità o di adoperar gl'Indiani, o di dar
vinta la causa agli Americani, certamente non potrà non condannarsi, e
come orribile non biasimarsi, allorquando altre armi, altri soldati si
avevano in pronto per esercitar con prosperità di fortuna la guerra
contro le colonie. La posterità non potrà non detestare i consiglj di
coloro, i quali, da nissuna necessità spinti, hanno anteposto gli
sfrenati e crudeli Indiani ai soldati disciplinati dell'Inghilterra.
Quest'è stato un partito non solo di barbara ferità notato, ma che
riuscì anche in ultimo ai suoi proprj autori esiziale. Ma la mente
dell'uomo è cieca, l'animo suo spesso crudele, e le ire civili non
placabili. Pensò adunque il congresso ad opporsi con efficaci mezzi a
questi tentativi inglesi; e perchè la cosa procedesse con più ordine
determinò, che le tribù indiane divise fossero secondo la mente sua in
altrettanti distretti; a ciascuno dei quali fosse destinato un uomo a
posta, il quale, essendo pratico della lingua, dei costumi e dei luoghi
loro, ad essi corrispondesse, spiasse gli andamenti loro, soddisfacesse
alle domande in ciò, che fossero ragionevoli, ed ai bisogni e necessità
loro provvedesse. In somma non dovevano questi mandatarj nissun mezzo
lasciar intentato per cattivarsi la benevolenza degl'Indiani, acciò non
dessero ajuto all'armi reali, e tenessero la via neutrale. Credono
alcuni, che gli uomini del congresso avessero anche il mandato di far in
modo, che gl'Indiani entrassero a parte della guerra, accostandosi agli
Americani contro gli eserciti inglesi. Il che non ci pare abbia la
sembianza della probabilità, stantechè chiara cosa ella era, che la
guerra si doveva in grandissima parte esercitare sul territorio
americano; e che quest'Indiani erano soliti a mettere a sacco ed a morte
così gli amici, come i nemici. Inoltre non è da credersi, che gli
Americani potessero avere in animo di macchiare con una nota di barbarie
sul bel principio una causa, ch'essi volevano, fosse da tutti riputata e
giusta e santa. Tuttavia non vogliamo tralasciar di dire, che in
Filadelfia si credeva e si annunziava, come un caso prospero, che
gl'Indiani Moacchi, e quelli di Stockbridge, avendo i primi mandato la
ciarpa ai secondi, il che presso di quelle nazioni era un segno di
leanza, si eran confederati, e stavan pronti ad unirsi ai coloni, per
correre a' danni degli Inglesi. Si credeva istessamente nel
Massacciusset, che i Seneca, altra nazione indiana, fossero
apparecchiati a far lo stesso. Oltre a ciò un Capo indiano, per nome
Svyashan, con altri quattro Capi della tribù di San Francesco arrivarono
nel mese di agosto al campo di Cambridge guidati da un Reuben-Colburn.
Venivano ad offerirsi pronti ad intraprendere la difesa dell'americana
libertà. Furono fatte loro le grate accoglienze, e condotti al soldo.
Svyashan si vantava, che avrebbe all'uopo condotta molta gente,
aggiungendo eziandio, che gl'Indiani nel Canadà, e perfino i Francesi
erano a favore degli Americani volti, e pronti a collegarsi con loro.
Queste cose si dicevano, e si credevano universalmente. Ma fossero
qualsivogliano i desiderj del popolo, il congresso si contentava di
avergli neutrali, ed a questo fine solo s'avviavano i suoi maneggi. Ciò
per altro non potè impedire, che gl'Inglesi non si prevalessero di
queste prime dimostrazioni, affermando aver essi tratto alla parte loro,
ed usati gl'Indiani, perchè gli Americani i primi avevan voluto
adoperargli.
Speditosi il congresso dalla bisogna degl'Indiani, la quale lo aveva
grandemente tenuto sospeso, si rivolse, fatto più ardito dalle giornate
di Lexington e di Breed's-hill, ad onestar la causa sua, e la presa
dell'armi nel cospetto di tutte le nazioni del mondo; e ciò facendo usò
lo stile delle nazioni independenti. Mandarono un bando, o sia
dichiarazione, nella quale con molto gravi parole ricordarono le
fatiche, i disagi ed i pericoli dagli antenati loro sopportati
nell'andar a piantare le colonie in quelle strane e rimote regioni; le
cure loro nel farle crescere e prosperare; i patti fermati colla Corona,
e l'utilità e le ricchezze che ne erano all'Inghilterra derivate.
Rammentarono la lunga fedeltà e la lodata prontezza a venir in soccorso
della comune madre. Quindi trapassarono a parlare dei nuovi consiglj
presi dai ministri sul finire dell'ultima guerra, e fecero una diligente
enumerazione delle lamentate leggi. Narrarono acconciamente le lunghe e
vane querele, le decennali ed inutili supplicazioni. Accennarono le
inique condizioni per la pace proposte nel Parlamento (intendo di
parlare della proposta d'accordo del lord North), escogitate a bella
posta per dividergli, per metter le tasse all'incanto, al quale una
colonia concorrerebbe contro l'altra, non sapendo ambedue qual prezzo
sia a redimer le vite loro bastevole. Descrissero la possessione
nimichevolmente presa della città di Boston dalla soldatesca armata
sotto i comandamenti del generale Gage; le ostilità di Lexington
incominciate dai soldati reali, e le crudeltà commesse in quel fatto; la
rotta fede di quel generale pel rifiuto delle permissioni di uscita, e
le più peggiori permissioni concesse, per avere con barbara inumanità
separato i mariti dalle mogli, i figliuoli dai genitori, gli amici dagli
amici, i vecchi e gl'infermi dai pietosi, dai forti e dai sani, i
padroni dalle robe e masserizie loro. Rammentarono la beccheria di
Breed's-hill, l'incendio di Charlestown, l'arsione delle navi, il guasto
delle vettovaglie, la minacciata rovina e distruzione di tutte le cose.
Favellarono delle tente fatte dal governatore del Canadà per ispingere
a' danni loro gl'Indiani, gente fera e bestiale, ed i disegni
ministeriali notarono di voler accumulare sulle infelici ed innocenti
colonie tutti i flagelli del fuoco, del ferro e della fame.
«Siamo, _esclamarono essi_, al bivio ridotti, o di sottometterci
intieramente alla tirannide d'irritati ministri, o di resistere colla
forza. Abbiam ragguagliati i danni da una parte e dall'altra, e trovato
abbiamo, che nulla è più da temersi, che la volontaria schiavitù.
L'onore, la giustizia, l'umanità ci vietano di abbandonar vilmente
quella libertà, che abbiamo dai nostri valorosi antenati ricevuta; e che
la nostra innocente posterità ha diritto di ricevere da noi. Non possiam
portar l'infamia di dar in preda le future generazioni a quella
miserabilità, che sovrasta loro inevitabilmente, se noi con inudita
viltà lasciam loro per eredità la servitù. La nostra causa è giusta,
l'unione perfetta, le facoltà grandi; e non mancheranno all'uopo i
soccorsi esterni. Noi ringraziamo grande e gratamente la divina
Provvidenza, che a questo terribil cimento non ci abbia tratti, se non
quando erano già le nostre forze al presente grado cresciute, ed avevamo
nelle precedenti guerre imparato l'uso dell'armi, ed acquistato i mezzi
di difesa. Con i cuori confortati da questi pensieri noi solennemente,
avanti Dio ed avanti gli uomini, dichiariamo, che noi giusta nostra
estrema possa quelle armi, che il benefico Creatore ha nelle nostre mani
poste, ed alle quali i nostri nemici ci hanno sforzati di ricorrere, ad
onta di ogni pericolo, con animi invitti ed insuperabil costanza
adopreremo in difesa delle nostre libertà, essendo tutti, ed al tutto
risoluti a morir liberi, piuttosto che a vivere schiavi. Che le menti
dei nostri amici e concittadini non si sollevino a queste nostre
determinazioni. Noi non intendiamo a niun modo quell'unione
disciogliere, la quale da sì lungo tempo dura fra di noi, e che con ogni
sincerità desideriamo di veder ristorata. La necessità non ci ha peranco
spinti a questo disperato consiglio, nè alcun'altra nazione abbiam
contro di essi alla guerra provocata. Noi non leviamo gli eserciti
coll'ambizioso disegno di separarci dalla Gran-Brettagna, e diventar
Stati independenti. Noi non combattiamo nè per la gloria, nè per le
conquiste. Noi offeriamo al mondo lo spettacolo di un popolo assaltato
da un nemico non provocato, senza niuna imputazione, o sospetto di
offesa. Vantan essi i privilegj e la civiltà loro. Eppure altre
condizioni non offrono, che la servitù, o la morte.
«Nella nostra propria contrada, in difesa di quella libertà che abbiamo,
nascendo, eredata, che abbiam goduta dai tempi della rivoluzione in poi,
per la protezione delle nostre proprietà solo acquistate per la onesta
industria de' nostri antenati, e nostra, e contro la violenza testè
usata, noi abbiamo le armi pigliate. Queste porremo noi giù, ma non
prima, allor quando gli assalitori avran cessato le ostilità, ed ogni
pericolo che ricominciar possano, sarà allontanato. Posta umilmente ogni
nostra confidenza e speranza nella mercè del supremo, ed indifferente
Giudice e Governatore di tutte le cose, noi divotamente supplichiamo la
sua divina bontà di proteggerci in questo gran conflitto, ed a felice
fine condurci, di piegare il cuore de' nostri avversarj alla concordia,
di fargli a ragionevoli termini consentire, ed in tal guisa l'impero
preservare dalle calamità della cittadina guerra».
Questo manifesto, il quale fu molto lodato a quei tempi, fu sottoscritto
da Giovanni Hancock, il quale era in iscambio del Rutledge stato eletto
presidente del congresso, e dal segretario Carlo Thompson.
Il congresso non tralasciò anche in questa circostanza di usare il mezzo
della religione. Il manifesto fu mandato in ogni parte del continente, e
letto su pei pulpiti dai ministri colle opportune esortazioni. Nel campo
bostoniano fu letto con preparata solennità. Il maggior generale Putnam
assembrò quella parte dell'esercito, che obbediva a' suoi comandamenti
in sul Prospect-hill, e quivi con insolita pompa fu letto ai soldati.
Terminata la lettura si fe' un'accomodata preghiera. Dato il segno dal
generale, tutto l'esercito gridò tre volte _amen_, ed in quel mentre si
sentì lo scoppio dell'artiglieria, che tirò dal Forte. Drappellavano
nell'istesso tempo colla insegna mandata recentemente al Putnam col
solito motto di _Appello al Cielo_, e con quell'altro; _Qui transtulit
sustinet_. Le istesse solennità osservate furono tra le altre schiere.
Tutti erano contenti e concitati. A Cambridge poi, essendovi concorsi i
principali uomini della provincia di Massacciusset, la lettura fu fatta
in presenza loro e di molto popolo con grande apparato. Il che contribuì
non poco ad indur negli animi, con una ardenza e zelo religiosi, una
grandissima ostinazione. Queste cose si facevano ad imitazione di
quelle, che stat'erano praticate dai libertini ai tempi di Carlo I,
sicchè pareva, fosse quell'istessa guerra rinnovata, nella quale la
religione protestante serviva di motivo o di pretesto agli autori della
libertà, od ai fautori dell'anarchia; e la religione cattolica serviva
di titolo o di coperta ai difenditori della temperata Realtà, od agli
stabilitori del dispotismo. Tanta è la forza della religione nei cuori
umani! E tanta è sempre stata la propensione dei reggitori delle nazioni
a profittarne! Dal che la religione stessa ricevè gran danno; ed è nata
in gran parte quella freddezza, che in proposito di lei fu osservata in
certi tempi, e che fu sì meritevolmente lamentata dagli uomini prudenti.
Imperciocchè l'universale dei popoli si accorse, che gli uomini astuti
della religione si servivano, come di un istromento per arrivare ai fini
mondani loro. E siccome l'uomo è pur troppo sfrenato, e ne' desiderj
suoi molto intemperante, sicchè non contento di rimanersi ai limiti del
bene non precipiti spesso nel suo contrario, così la religione, che
dovrebb'essere sempre santa ed intemerata, diè talvolta favore a
biasimevoli imprese con grave scandalo dei popoli, e con molta
diminuzione della propria autorità, che riuscì assai dannosa alla
rettitudine ed al buon costume. Comunque ciò sia, ella è cosa certa, che
questa sembianza religiosa, colla quale vollero gli Americani colorire
l'impresa loro, se produsse fra di essi maggior consenso ed ostinazione,
fu causa eziandio della pertinacia del governo inglese, del rigore e
della severità, coi quali esercitò egli la presente guerra. Oltre la
ragion di Stato si tramescolava nella mente sua la ricordanza dei
passati casi dei britannici Re; il che doveva con un certo spavento
indurre anche più rabbia e maggior livore.
Avendo in tal modo il congresso cercato di giustificar l'opera sua
presso le nazioni del mondo, voltò il pensiero a protestare al popolo
inglese, che l'intendimento degli Americani era quello di voler l'antica
congiunzione con essi mantenere, la quale, affermavano, era stata, e
tuttavia era la gloria, la felicità ed il primo dei desiderj loro. Gli
ammonivano in istile grave e molto patetico, si ricordassero dell'antica
amicizia, delle gloriose e comuni imprese degli antenati, e
dell'affezione verso gli eredi delle virtù loro, le quali la vicendevole
congiunzione fin'allora conservata avevano. Ma quando, soggiungevano,
l'amicizia era violata colle più atroci ingiurie; quando ciò, ch'era
l'onore e l'ornamento degli antenati riputato, diventava una cagione di
biasimo, e quando niun'altri rispetti rimanevano fuori di quelli, che
fra tiranni e gli schiavi esistono; quando finalmente ridotti erano
all'alternativa di rinunziar al favor loro, od alla libertà, non dover
poter essere dubbia la elezione. E dopo di aver toccato i meriti loro e
le dannose leggi, concludevano con dire, che la vittoria sarebbe del
pari pregiudiziale all'Inghilterra, che all'America; che quei soldati, i
quali avrebbero cacciato le spade dentro le viscere degli Americani, le
avrebbero anche senza esitazione alcuna rivolte contro i Brettoni; che
pregavano bene il cielo, volesse dagli amici loro, fratelli e
concittadini, imperciocchè con tali nomi volevano ancora appellargli,
primachè la memoria dell'antica affezione cancellata non fosse,
quell'eccidio e quella rovina frastornare, che loro soprastavano.
Composero anche una dicerìa indiritta al Re, colla quale narrati prima i
meriti loro, la fede verso la Corona, le disgrazie e calamità presenti,
pregarono e scongiurarono, che il reale animo di Sua Maestà si piegasse
a voler interporre l'autorità sua per sottrargli dalla presente
condizione, ed a trovar qualche buon mezzo, onde, le unite supplicazioni
delle colonie udite, possano alla riconciliazione condursi. Imploravano
eziandio, cessassero intanto le armi, e quelle leggi si rivocassero,
dalle quali maggiore e più prossimo danno provavano. Che ciò fatto,
avrebbe il Re tali prove del buon animo delle colonie avute, che le
avrebbe tosto alla sua reale grazia ritornate, ed esse nulla lasciato
per testimoniare la divozione loro verso il sovrano, e l'affezion verso
la comune patria.
Desiderava il congresso di rendersi benevola la nazione irlandese,
essendochè molti utili cittadini ne venivano ogni anno dall'Irlanda ad
abitar l'America, e tra i soldati, anzi tra i generali americani si
trovavano alcuni Irlandesi. Temeva eziandio, che gli uomini di quella
nazione avessero mal animo contro i coloni per causa delle leghe contro
il commercio, dalle quali avevano ricevuto molto danno. Nè non sapeva,
che anche gl'Irlandesi erano per molte ragioni scontenti del governo
inglese; e quantunque si fossero ultimamente fatte loro concessioni,
tuttavia rimaneva ancora molto disgusto negli animi loro. Questa mala
contentezza intendeva di usare il congresso, e d'invelenir quelle
piaghe, che già andavano serpendo nei cuori irlandesi. La qual cosa come
potesse consistere colla fedeltà, nissuno non potrà non giudicare. Ma la
guerra era rotta, e già molto avanti trascorsa, e gli Americani volevano
con tutti i mezzi esercitarla; tra i quali secondo il solito, quello si
è di aver la sembianza di desiderar la pace, e quell'altro ancora di
sollevare ed inasprire gli animi dei sudditi del nemico contro
l'autorità dello Stato. A questo fine il congresso scrisse una molto
accomodata lettera, la quale inviò al popolo irlandese. Affermarono che
siccome ingiuriati ed innocenti, così desideravano di goder il favore
dei virtuosi ed umani uomini; che comunque incredibile dovesse parere,
che in quel secolo, tanto chiaro per la civiltà e per le dottrine, i
reggitori di una nazione, la quale in ogni tempo aveva per la libertà
combattuto, e la memoria degli amici di quella con perpetua onoranza
proseguiti, tentassero di stabilire un'arbitraria potestà sulle vite, le
libertà e le proprietà dei concittadini loro dell'America, ciò era non
di meno una altrettanto deplorabile, che incontrastabile verità.
Parlavano ancora delle battaglie di Lexington e di Breed's-hill,
dell'incendio di Charlestown, e delle prigioni di Boston. Continuarono
dicendo, che nissuno gli poteva biasimare di aver voluto colla forza
arrestar il corso di tanta desolazione; di ributtare gli assalti delle
feroci schiere; che speravano bene coll'ajuto di Dio di poter resistere
alle usurpazioni ministeriali, e che già anticipavano nella mente loro
quell'età d'oro, in cui la libertà, con tutte le gentili arti della pace
e dell'umanità, avrebbe il suo dolce dominio in quel mondo occidentale
stabilito, e rizzati monumenti eternali a quei virtuosi amici e martiri
della libertà, i quali avevano combattuto per la causa sua, e
riportatone ferite, patimenti o morte; che ringraziavano
grandissimamente gl'Irlandesi del buon animo loro verso l'America; che
sapevano, che non istavan essi nemmeno senz'aggravj; che molto si
condolevano alle strettezze loro; e che si rallegravano, che il disegno
dei ministri di voler soggiogar le colonie gli avesse indotti a graziar
l'Irlanda di alcuni benefizj; che per fino la mercè del governo era
stata crudele verso gl'Irlandesi, e che nei grassi pascoli dell'Irlanda
molti affamati parricidi avevano trovato e cibo, e forze per macchinare
la distruzion sua; che speravano, che la pazienza dei modesti uomini non
sarebbe sempre lasciata in dimenticanza, e che Iddio permetterebbe, che
fosser guasti e rotti i disegni di coloro, i quali volevano spegnere la
libertà nel britannico impero; che avevan essi pigliate le armi per
difenderla, e con essa la vita, la roba, l'onore e tutto quello, che
l'uomo ha più caro quaggiù; che per ottenere un prospero fine
all'impresa loro molto confidavano nei buoni uffizj dei compagni loro al
di là dell'Atlantico, giacchè questi altro destino sperar non potevano
dal comune nemico, se non quello di esser gli ultimi artigliati.
Insistendo nel medesimo pensiero scrisse il congresso una lettera alla
città di Londra per ringraziarla della parte, che aveva presa in favor
dell'America; il quale procedere, dicevano, molto bene si conveniva alla
prima città del mondo, a quella che in ogni tempo era stata la
difenditrice della libertà e di un giusto governo contro la tirannide.
Ma il congresso stimava importare assai al buon fine del suo negozio
tenersi gli animi dei Canadesi benevoli, sicchè od agli Americani si
accostassero, od almeno tenessero la via di mezzo. Sapevano, che la
prima lettera non era riuscita senza effetto, e questo intendevano di
confermare con una nuova. Del che avevano grandissima speranza;
conciossiachè l'atto di Quebec avesse in quella provincia effetti
partoriti del tutto contrarj a quelli, che gli autori suoi si erano
proposti. La maggior parte degli abitatori del Canadà l'avevano
ricevuto, eccettuati i nobili, con evidenti segni di disgusto, e
generalmente lo riputavano tirannico e tendente all'oppressione. E
quantunque non si potesse aspettare che i Canadesi, siccome quelli che
per lungo tempo sotto il governo francese erano stati avvezzi ad un più
duro freno, fossero altrettanto inclinati alla resistenza, che i coloni
inglesi usi a vivere sotto le leggi di un governo più largo, tuttavia
non si stava senza speranza, che, pel tedio della signoria degl'Inglesi,
entrassero anch'essi a parte della querela, e con quelle dei vicini le
armi loro congiungessero. Non ignoravano eziandio, che alcuni fra i
Canadesi, e massimamente quelli di Monreale e di altri luoghi più vicini
alle colonie, si erano gravemente risentiti all'occupazione fatta dai
coloni delle Fortezze di Ticonderoga, e di Crown-point, ed alla signoria
da essi presa dei laghi, pei quali si ha la via dalle colonie al Canadà.
Questi sospetti e queste gelosie volevano gli Americani purgare. Ma
quello ch'era più degno di considerazione, si era, che si avevano certe
notizie de' sforzi, che non cessava il governo inglese di fare per
indurre i Canadesi a pigliar le armi, e coi soldati britannici
accozzarsi. Gli agenti del Re nè ad oro risparmiavano, nè a lusinghe, nè
a promesse per ottener il fine loro. Il generale Carleton, che ne era
governatore, sebbene molto di propria natura severo, faceva in questo
però molto frutto coll'autorità, che aveva grandissima presso quei
popoli, e coll'opinione in cui era, e molto meritamente tenuto, di buon
guerriero, di uomo umano, e d'integerrimo cittadino. Era noto, ch'egli
era arrivato nella provincia con un mandato amplissimo. Poteva giusta
suo piacere eleggere tutti i membri del Consiglio, o congedargli;
obbligare quanti volesse dei sudditi del Canadà contro qualsivoglia
nemico ch'ei credesse di dover combattere; piantar Fortezze, o disfarle,
e tutte quelle provvisioni fare, che alla sicurezza della provincia
riputasse necessarie. Egli poi non era uomo da non saper usar bene
l'autorità che gli era stata conferita. Aveva già posto mano all'opera
avendo pubblicato, che si sarebbero volentieri ricevuti i Canadesi agli
stipendj del Re, ed ordinati in un reggimento. Avevano inoltre gli
Americani avuto lingua, che il governo aveva deliberato di spedire alla
volta del Canadà quindicimila archibusi per mettergli in mano ai
cattolici romani di questa provincia. Tutto annunziava, che si volesse
fare una testa grossa per assalir alle spalle le colonie, e cooperar di
là coll'esercito del generale Gage. L'istesso lord North, favellando in
Parlamento, si era lasciato intendere, che quest'era il disegno del
governo. Le cose erano molto strette, e se non si poneva un pronto
rimedio, gli animi dei Canadesi si sarebbero di breve rivolti a cose
nuove contro la sicurezza delle colonie. Per la qual cosa si risolvette
il congresso di scrivere una lettera a quei popoli, intitolandola: _Agli
oppressi abitatori del Canadà_, la quale riempirono di pensieri
opportuni, coloriti con istile elegante e molto concitato. Recavan essi
in mente dei Canadesi, che già avvisati gli avevano dei perniziosi
disegni, che si covavano contro gli uni e gli altri; che ora avevan bene
di che condolersi, che questi disegni si volessero mandare ad effetto;
che anzi i medesimi per la nuova forma di governo data alla provincia
del Canadà si erano già introdotti; che per questa gli abitatori suoi,
le donne, i figliuoli erano fatti schiavi; che più non avevan cosa, che
loro propria potessero estimare; che tutti i frutti delle fatiche e
della industria loro potevano essere involati, quandunque un avaro
governo, un rapace consiglio il volessero; che potevano in lontane
contrade trasportati essere, per combattervi le battaglie, nelle quali
non avrebbero niun interesse; che il godersi la religione loro stessa
dipendeva da una potestà legislativa, della quale non eran partecipi;
che i sacerdoti loro sarebber cacciati, banditi, spogliati, quantunque
volte le ricchezze loro e possessioni avessero sufficienti cagioni di
tentazione offerite; che non potevan esser sicuri, che un buon Re sempre
occupasse il trono, e se un cattivo, o non curante principe concorresse
con malvagi ministri nel cavar denaro per impoverire ed infievolire la
provincia, non si poteva prevedere, a quali estremità sotto le presenti
leggi avessero i Canadesi ad esser ridotti; che sapevano molto bene gli
Americani, che si faceva ogni sforzo, che si usava ogni ingegno per far
correre i fratelli del Canadà ai danni loro; ma che s'eglino
consentissero a ciò fare, si ricordassero, che, nascendo la guerra colla
Francia, sarebbero i tesori loro spesi, i figliuoli mandati nelle
spedizioni contro le isole francesi dell'Indie occidentali; che in
quanto ai coloni si erano essi determinati a viver liberi, od a morire;
che erano amici, e non nemici ai Canadesi; che la occupazione delle
Fortezze e delle navi sui laghi era stato l'effetto della necessità; ma
che stessero pur sicuri, che altri modi non avrebbero tenuti fuori di
quelli, che l'amicizia e l'interesse comune dei due popoli avrebbero
consentito; che speravano finalmente, si sarebbero i Canadesi ai coloni
congiunti per difendere la comune libertà.
Fatta la lettera la mandarono alla volta del Canadà. La cosa ebbe
l'effetto che desideravano, per quanto si voleva, che i Canadesi
tenessero la via neutrale. Risposero questi alle instanze del
governatore, che stavano sotto il governo inglese molto volentieri, e
sempre si sarebbero pacificamente e lealmente comportati. Ma ch'erano
affatto stranieri, e non potevano e non dovevano esser giudici delle
controversie nate tra il governo e le sue colonie; che in nissun modo
conveniva loro, che diventassero parte in questa contesa; che se il
governatore volesse levar le milizie della provincia per difenderla nel
caso in cui venisse assaltata, ciò farebbono di buonissima voglia; ma al
marciare oltre i confini, ed assaltare i popoli vicini non potevan
acconsentire. Da questo buon animo dei Canadesi ne ricevettero le cose
del congresso verso tramontana maggior sicurtà.
Trovata Carleton nei Canadesi tanta durezza si rivolse all'autorità
della religione, e pregò il signor Brand, vescovo di Quebec, acciò
volesse pubblicare un mandamento, il quale dovesse esser letto dai
parrochi in sui pulpiti nelle chiese a tempo dei divini uffizj.
Intendeva, che il vescovo esortasse quei popoli a pigliar le armi, ed a
secondare i soldati del Re nell'impresa loro contro i coloni. Il
vescovo, con memorabile esempio di pietà e temperanza religiosa, ricusò
di metter mano in quest'opera, dicendo, ch'ella era troppo indegna della
persona del pastore, e troppo contraria ai canoni della chiesa romana.
Tuttavia alcuni ecclesiastici, siccome in tutti gli ordini si trovan di
quelli, che antepongono l'interesse al dovere, e l'utile all'onesto, si
adoperavano caldamente in questa bisogna. Ma ciò fu tutto invano. I
Canadesi persistettero nella determinazione loro a volersene stare di
mezzo. La nobiltà, siccome quella che aveva tanto favore ricevuto
dall'atto di Quebec, credette, fosse della gratitudine sua di secondare
in questo le intenzioni del governatore, e vi si adoperò con molto
fervore. Ma i suoi sforzi a far correr la gente pacifica alle risse ed
al sangue riuscirono, come quei del governatore, del tutto vani.
Forsechè nel confermar gli animi degli abitanti di questa provincia a
non uscire della neutralità, oltre le esortazioni del congresso,
contribuì non poco la speranza, che il pacifico proceder loro in una
occorrenza piena di tanto pericolo, e nella quale la congiunzione loro
coi coloni sarebbe stata di tanto danno cagione agl'interessi
britannici, avrebbe piegato il governo ad usar con essi più
mansuetudine, ed a conceder loro favori, che senza di ciò non avrebbono
potuto conseguire.
Accorgendosi Carleton, che non poteva sperare di poter formar reggimenti
canadesi, e conoscendo che ciò non ostante esistevano nella provincia
alcuni leali, i quali non sarebbero stati lontani dal pigliar le armi,
ed altri ancora che per amor del guadagno sarebbero venuti volentieri al
soldo, si voltò ad un'altra via, e fe' dar ne' tamburi in Quebec per
eccitar la gente ad arrolarsi sotto le insegne d'un reggimento che
chiamò dei _Reali montanari fuorusciti_. Propose favorevolissime
condizioni; dovessero condursi solamente duranti le turbolenze; ciascun
soldato ottenesse dugento acri di terra in quella provincia dell'America
settentrionale, che più gli venisse a grado; il Re pagherebbe esso tutte
le gabelle solite a pagarsi nell'acquisto delle terre; per venti anni
avvenire non avessero a pagar censi alla Corona; ciascun soldato
ammogliato ottenesse cinquanta acri per conto della moglie, e
cinquant'altre per conto di ciascun figliuolo, le une e le altre colle
medesime esenzioni e privilegj, e di più una guinea di caposoldo nel
pigliar la condotta. In questo modo riuscì Carleton a raggranellare
alcuni pochi soldati; ma questa fu cosa di poco momento. Ben più
importante si fu quella delle mosse degl'Indiani. Il governatore e gli
agenti del Re presso di queste selvagge nazioni avevano tanto detto e
tanto fatto, che finalmente riuscirono in una parte dello intento loro,
avendo persuaso ad alcune di pigliar le armi in favor della parte
inglese, non ostante che avessero con tanti giuramenti asseverato di
volersene star dall'un de' fati senza impacciarsi più in questa parte,
che in quella. Ma non sono già le nazioni barbare meglio mantenitrici
della fede, che le civili; e grand'incentivo è l'oro, l'amor della
preda, e la sete del sangue. Adunque in sul finir di luglio arrivò in
Monreale il colonnello Guido Johnson, soprantendente generale del Re
sugli affari indiani, accompagnato da un gran numero di Capi, e di
guerrieri delle sei tribù. Vi si fece una solenne adunata, alla quale
essi intervennero, siccome pure i Capi ed i guerrieri degli Indiani
confederati. Erano una grossa banda. Giurarono, seguendo il costume
loro, ed in cospetto del generale Carleton di sopportar la causa del Re.
Questo fu il primo principio della guerra indiana. Questi furono quei
barbari, che, accozzatisi colle genti del generale Burgoyne, fecero, due
anni dopo, tanti guasti, ed usarono tante crudeltà, come apertamente
potrà vedere colui, che sarà vago di leggere il progresso di queste
storie.
Intanto non poteva il congresso non manifestare qual fosse la opinion
sua intorno la provvisione d'accordo del lord North. Il passarla sotto
silenzio avrebbe dimostrata troppa caparbietà, e' si sarebbero
discoperti gli Americani a non voler ascoltar alcun temperamento. Ciò
non pertanto il congresso non volle troppo affrettare questa
risoluzione, ed aspettò ben due mesi, prima ch'ei venisse ad un partito
terminativo. Voleva con l'indugio mostrare maturità di consiglio, ovvero
noncuranza verso la provvisione. Ma la più principal cagione si fu
questa, che essendo incominciata la guerra, voleva aspettare l'esito
delle prime battaglie. Imperciocchè altra doveva esser la risposta, se
le armi inclinavano a suo favore, ed altra se la fortuna si dimostrasse
favorevole agl'Inglesi. E quantunque, quando si ricevette la
provvisione, che fu ai trenta di maggio, si fosse già combattuta la
battaglia di Lexington, nella quale gli Americani avevano acquistato la
lode di gente valorosa e forte, era però questa stata piuttosto
un'affrontata di moltitudine collettizia contro pochi soldati
d'ordinanza, che una giusta battaglia, dalla qual si potesse qualche
probabile augurio pigliare intorno l'esito finale della guerra. Vedevano
benissimo, che sarebbe stato tempo di calare agli accordi, e volevan
serbarsi nel caso di qualche sinistro evento una via aperta a potere,
quell'appuntamento accettare, che l'Inghilterra stessa aveva offerto. La
vittoria sarebbe divenuta inutile, se prima avessero acconsentito ai
patti, e la mala fortuna non avrebbe peggiorate le condizioni
dell'accordo. Perciò dal temporeggiare nissun danno si poteva ricevere,
e molto utile ricavare. Ma la battaglia di Breed's-hill cambiò affatto
lo stato delle cose, e l'ardore col quale i coloni correvano sopra
Boston, la prontezza colla quale si procacciavano le armi e le
munizioni, la costanza, e quasi l'allegrezza, che si manifestavano nel
sopportare i disagi della guerra, e quei prodotti dagli ultimi atti del
Parlamento, le confermarono. Se l'evento poteva ancor parer dubbio agli
uomini indifferenti, in quegli animi concitati doveva più potere la
speranza, che il timore. Adunque i membri del congresso confortati dal
favorevole aspetto delle cose, ed avendo indugiato la risposta, quanto
parve dignità, si accostarono alla disaminazione delle condizioni
d'accordo, e ciò fecero con animo di volerle rifiutare. Il che però non
era senza qualche disagevolezza. Poichè nel momento stesso, in cui
ricusavano i patti, volevano peranche aver la sembianza di desiderar la
concordia. Dovevasi al rifiuto dare qualche probabile colore, e far
vedere agli occhi di tutti, che non ogni condizione, ma quelle solamente
ch'erano allora offerte, ricusavano. Opinarono, che le colonie d'America
avevano sole il diritto di dare e concedere la pecunia loro; e che
questo diritto importava quell'altro di poter deliberare, se una qualche
concessione, ed a qual proposito debba esser fatta, ed a quanto ella
debba sommare, le quali cose tutte in virtù della provvisione di lord
North erano tolte affatto dalla facoltà dei coloni; che siccome le
colonie hanno il diritto di giudicare dell'uso che si deve fare della
concessa pecunia, così dovevan anche aver quello di sopravvederlo,
acciocchè non sia adoperata nel comprare, o corrompere questo e quello,
a fine di sovvertire i civili diritti dei concessori, di trattener gli
eserciti stanziali, ed opprimere la libertà loro. Il quale diritto era
violato dalla provvisione, stantechè per questa la pecunia riscossa
doveva serbarsi a disposizione del Parlamento; che la provvisione era
irragionevole, perciocchè non si poteva sapere, a quali somme sarebbe
stato contento il Parlamento, ed insidiosa, perciocchè il Parlamento
stesso poteva accettar le modiche offerte di una colonia, e rifiutar le
grosse di un'altra, e perciò accordarsi con le prime, e ributtar in una
nimichevole condizione le seconde, le quali, abbandonate a sè stesse,
avrebbero dovuto a qualunque più grave termine acconsentire, e che da
questa divisione delle colonie ne sarebbe nata a posta del Parlamento la
schiavitù di tutte. Che siccome la sospensione del diritto di tassar le
colonie altrettanto doveva durare, e non più, quanto duravan le
concessioni, così potrebbero queste ad arbitrio del Parlamento diventar
perpetue; la qual cosa sarebbe molto pericolosa alla pubblica libertà;
ed il Parlamento stesso era solito a non conceder la pecunia, se non per
lo spazio di un anno, rinnovando ciascun anno la concessione. Che
quand'anche si volesse credere, che le condizioni altrettanto fosser
giuste e ragionevoli, quanto sono ingiuste ed insidiose; il risuonar
d'ogni parte romori sì grandi d'armi, gli eserciti e le flotte, che
l'America infestavano e circondavano, dovrebbero soli renderle odiose e
non accettabili. Che si credeva, che l'impresa di volere colla forza
trarre dalle mani loro le contribuzioni per la comune difesa era del
tutto inutile, stantechè di buon grado avevano sempre contribuito;
ch'essi soli erano i giudici competenti delle provvisioni a ciò
necessarie, e che non volevano, che i popoli d'America fossero gravati
per procurar pensioni agli oziosi ed ai malvagi, sotto colore di fornire
la Camera reale; che se il Parlamento ordinava nei limiti della sua
giurisdizione il civil governo, come gli pareva meglio e piaceva, così
anche speravan essi di poter ordinar il loro senza molestia; che la
provvisione non gli poteva soddisfare, sia perchè importava solamente
sospensione, e non rinunziazione del diritto di tassare, sia perchè non
annullava gli odiosi atti del Parlamento; che il ministro voleva far
credere, che di nulla altro si disputasse, che del modo di riscuotere le
tasse, quandochè in vero pretendeva di aver il diritto di tassar le
colonie ad arbitrio suo, e per quelle somme ch'ei voleva. Che inoltre il
governo inglese pretendeva di aver la facoltà di alterar i diplomi e le
patenti delle costituzioni delle colonie; che finalmente, se si farà
considerazione alle tante ingiurie, le quali alle colonie fatte si erano
da undici anni in poi, alle pacifiche e rispettose supplicazioni loro, o
trasandate, o con nuovi insulti ricevute; se si porrà mente a quel che
disse il ministro, che non avrebbe consentito ad entrare in nissuna
pratica d'accordo, se non quando sarebbe l'America prostrata a' suoi
piè, ed al motto di quell'altro, il quale, parlando dell'America, ebbe a
dire, che _si spegnesse Cartagine_; il che nissuno dei senatori
britannici imprese a contraddire; se si attenderanno le armi, colle
quali state sono le colonie assalite, e le crudeltà che le
accompagnarono, nissuno potrà credere, esser gli Americani (così
conchiudevano) discosti dalla ragione; che anzi ognuno si persuaderà,
che niuna cosa fuori dei proprj sforzi poteva rompere i ministeriali
disegni di eccidio e di servitù.
Queste furono le risoluzioni del congresso rispetto alla provvisione
d'accordo del lord North, le quali fece pubblicare e mandare in ogni
luogo. Nissuno non vi potrà osservare lo stile acerbo, e le nuove
pretensioni degli Americani, che evidentemente dimostrarono, quanto
fossero lontani dalla concordia. Tuttavia volendo purgar il pregiudizio,
che alla causa loro arrecava la opinione, in cui si era generalmente,
che mirassero già fin d'allora all'independenza, e desiderando di
lavarsi da quel biasimo, che loro si dava di non aver mai voluto in
tutto il tempo della contesa mettere in mezzo veruna proposizione
d'accordo, ed intendendo forse di tenersi una via aperta verso il
vincitore nel caso, in cui le cose della guerra sinistrassero, e forse
anche per preoccupare l'adito alle proposizioni del lord North, che non
avevano in animo di accettare, il congresso aveva deliberato di offerire
le seguenti condizioni; avessero le colonie non solamente a continuare a
concedere gli straordinarj sussidj a tempi di guerra, ma di più, se loro
fosse concessa la libertà del commercio, a pagare nella cassa di
redenzione tale somma annualmente per lo spazio di cento anni avvenire,
la quale sarebbe in tal tempo stata sufficiente, quando fosse fedelmente
impiegata, ad estinguere il presente debito della Gran-Brettagna. E nel
caso, che questa condizione non fosse accettata, offerivano, che
avrebbero consentito a far un accordo colla Gran-Brettagna, in virtù del
quale fosse concessa alla medesima la facoltà per lo spazio eziandio di
cento anni, di fare tutte quelle provvisioni, che avrebbe creduto
necessarie per regolar il commercio, e verso l'utile generale
dell'impero indirigerlo; ma che in tal caso niun'altra somma di pecunia
potesse loro venire richiesta. La qual offerta, come ognun vede, alcuna
nuova concessione non conteneva; che anzi era questo veramente il
soggetto proprio della controversia. Alcuni credettero ancora, che
proponessero, il Parlamento ponesse una tassa generale su tutto
l'impero, intendendosi dell'Inghilterra, della Scozia e delle colonie
americane, della quale ciascuna delle parti dovesse sopportare la rata
sua all'avvenante delle sue facoltà. Speravano in tal modo, che il
Parlamento sarebbe andato a rilento nel por tasse sull'America,
stantechè, fatto questo accordo, non poteva porne su di questa, senza
gravare nel medesimo tempo, ed in egual proporzione l'Inghilterra. Ma il
fatto di Breed's-hill, lo stretto assedio di Boston, l'ardore dei
popoli, e forse già qualche più probabile speranza di soccorsi esterni
fecero sì, che queste proposte furono messe in disparte, e gli animi si
voltaron del tutto ai pensieri di guerra.
Fatte tutte queste cose, le quali riguardavano od alle provvisioni della
guerra, od a conservarsi nell'amicizia le vicine nazioni, ovvero a dar
favore alla causa loro presso gli abitanti della Gran-Brettagna e
dell'Irlanda, il congresso applicò l'animo a determinare, qual fosse
l'autorità sua ed i termini, sino a' quali essa si doveva distendere,
siccome i rispetti che doveva avere coll'autorità delle assemblee
provinciali. La qual cosa era di somma necessità non senza ragione
tenuta. Imperciocchè fin allora il suo operare era meglio fondato
sull'opinione favorevole dei popoli, che su statuti, i quali fossero da
questi, o dalle assemblee, che gli rappresentavano, approvati. Si
obbediva al congresso, perchè tal era l'inclinazione delle genti, ma non
già perchè così fosse dagli ordini pubblici statuito. Si desiderava
eziandio, che siccome si voleva condurre l'America allo stato di una
nazione independente, la quale avesse un governo proprio, ed un solo
maestrato supremo, così si cominciassero appoco appoco a questo fine
indirizzare le cose, e la somma di esse ritraendo dalla potestà dei
maestrati locali, in una sola e generale si concentrassero. Quest'era
anche un mezzo efficace per ottenere, che nissuna provincia si ardisse
da sè sola scostarsi dalla lega; perchè in tal caso non solo sarebbe
diventata infedele alle altre, ma ancora ribelle al governo generale
dell'America. Con tutto ciò non si poteva questa bisogna senza molta
disagevolezza maneggiare per causa delle gelosie delle assemblee
provinciali, le quali difficilmente avrebbero consentito a rinunziare ad
una parte dell'antica autorità loro per investirne un maestrato insolito
e nuovo. E se non fosse stata la propensione dei popoli e la necessità
di continuare nella carriera, nella quale si era di già camminato sì
gran tratto, forse che tutta l'impresa si sarebbe guasta per causa di
queste ambizioni parziali. Ma le sorti eran tratte, e bisognava o andar
avanti più che non si sarebbe voluto, o ritornar indietro più che non si
sarebbe temuto. Adunque tra di queste speranze e queste necessità il
congresso divisò e pubblicò gli articoli della confederazione, coi quali
veniva a stabilire ed a dichiarar l'autorità sua non più fondata
sull'impeto momentaneo dei popoli, ma sugli ordini pubblici approvati e
consentiti da tutti. Si obbligassero i coloni e la posterità loro per la
comune difesa contro i nemici, per la sicurezza delle libertà e
proprietà loro, siccome delle persone e della prosperità dell'America;
ritenesse ciascheduna colonia l'intiera sua giurisdizione dentro i suoi
limiti, e quella ancora di far leggi di amministrazione interna, ed una
independente sovranità in tutti i suoi domestici affari: si eleggessero,
pel più conveniente maneggio delle faccende generali, da ciascuna
colonia delegati da doversi riunir in congresso a tali tempo e luogo,
che dal precedente congresso sarebbero determinati, e che nei casi
ordinarj s'intendesse, che la sede del congresso dovesse andar a volta
da questa colonia a quella, sinchè in tutte successivamente assembrato
si fosse; il che fatto, si dovesse ricominciar la vicenda; la potestà
del congresso fosse di far la guerra o la pace, di contrar leanze, di
comporre le controversie tra una colonia e l'altra, e di piantarne nuove
là, dove fosse creduto necessario; dovesse il congresso, e far potesse
quelle generali provvisioni, che all'utilità generale delle colonie
fossero stimate necessarie, e per le quali non fossero le assemblee
provinciali competenti, come sarebbe a dire ordinar le forze della lega,
e le faccende appartenenti al commercio, od al conio; dovesse nominare
tutti gli uffiziali, tanto civili che militari della lega, come
sarebbero generali, ammiragli, ambasciadori e simili; dovessero le
gravezze della guerra ed altre spese della lega pagarsi dal comun
tesoro, il quale dovesse da ciascuna colonia riempirsi in proporzione
del numero dei maschi dell'età dai sedici infino ai sessant'anni; il
numero dei delegati per colonia al congresso fosse scalato secondo il
numero degli abitanti maschi nella medesima, dimodochè un delegato vi
fosse per ogni numero di cinquemila abitanti maschi; le provvisioni nel
congresso si dovessero vincere colla metà dei suffragi; e che si potesse
anche render suffragio per procurazione; vi fosse un Consiglio esecutivo
composto di dodici persone elette fuori del congresso, quattro delle
quali dovessero aver gli scambj ogni anno; dovesse questo Consiglio a'
tempi delle vacanze del congresso mandare ad esecuzione tutte le
provvisioni da questo fatte, e che i partiti vi si dovessero vincere con
due terzi delle voci; avesse il medesimo Consiglio il maneggio delle
faccende generali tanto interne quanto esterne; ricevesse gli uffizj
presentati da parte dei Principi e governi forestieri; preparasse la
materia da sottomettersi alla considerazione del prossimo congresso;
riempisse nelle vacanze di questo tutti i maestrati che vacassero; ed
avesse inoltre la facoltà di estrar la pecunia dal pubblico erario. Si
stabilì ancora, che nissuna colonia potesse offender con guerra alcuna
nazione indiana, senza il consentimento del congresso; che i confini e
le terre di ogni nazione indiana dovessero esser riconosciute loro, ed
assicurate; che si trattenessero agenti da parte del congresso tra le
nazioni indiane nei distretti a ciò appropriati, il cui debito fosse di
prevenir le fraudi e le soperchierie nel traffico con quelle; che questa
general lega dovesse bastare, finchè i termini di composizione proposti
nella petizione del varcato congresso al Re fossero accettati
dall'Inghilterra, e gli atti proibitivi del commercio americano
annullati, ed un compenso fosse dato per la chiusura del porto di
Boston, per l'incendio di Charlestown, e per le spese fatte nella
guerra, e finchè ancora le genti britanniche non avessero votato
intieramente il territorio dell'America. Aggiunsero in ultimo, che
quando le soppraddette condizioni avesse il governo inglese adempite,
sarebbero le colonie all'antica congiunzione ed amicizia colla
Gran-Brettagna ritornate. Ma che diversamente dovesse la confederazione
esser perpetua. Fu lasciato luogo ad entrar nella lega alle province di
Quebec, di San Giovanni, della Nuova-Scozia, delle due Floride, ed alle
Bermude. Questi furono i fondamenti gettati dal congresso alla grandezza
dell'America.
Ma le colonie nell'accettar questi articoli fluttuarono. La Carolina
Settentrionale apertamente gli ricusò. Le cose non erano ancora a tal
maturità pervenute, che già si potesse venire allo stabilimento della
lega. I popoli si lasciano troppo spesso condurre o da vani timori, o da
vane speranze. Ed a quel tempo l'universale dei coloni andavasi tuttavia
lusingando di poter ritornare, quando che fosse, con onorati termini
all'antica unione colla Gran-Brettagna. Si vedeva in vero, a qual fine
mirasse il congresso. Ei considerava la riconciliazione come se fosse,
se non affatto impossibile, almeno molto improbabile. E se vi fosse
stata tuttavia qualche speranza di componimento, questi stessi capitoli
(e perciò forse il congresso gli aveva messi avanti) l'avrebbero molto
attenuata, per non dir del tutto spenta. Imperciocchè, passando anche
sotto silenzio le acerbe e minaccevoli parole, e gli stabiliti ordini
pubblici affatto lontani dalla costituzione inglese, e dal tenore dei
diplomi, solo questa nuova pretensione dei compensi sarebbe stata
sufficiente per rompere ogni pratica d'accordo; poichè nissuna speranza
si poteva avere, che il governo britannico fosse per calare a sì
vituperevoli condizioni. Laonde essa era una cosa molto manifesta, che
nel mentre che le due parti protestavano di volersi appuntar l'una e
l'altra, facevano ogni sforzo per disgiungersi e vieppiù discostarsi. Da
questo si vede ancora, che quando nel Parlamento si proponevano dagli
avversarj dei ministri concessioni e condizioni d'appuntamento, molto a
ragione gli ridarguivano i ministri, dicendo, ch'esse concessioni e
condizioni non solo sarebbero inutili state, ma eziandio dannose,
perciocchè avrebbero dato animo ai coloni a tirarsi su maggiormente
colle dimande. E se i ministri stessi poi proposero e vinsero una
provvisione di accordo, ciò fu per colorire e per dividere, e non per
accordare. Avevan adunque i ministri la ragione, quando volevano ad ogni
modo continuare la guerra; ebbero bensì il torto a non averla esercitata
coll'armi sufficienti.
Io non so quello che taluno sarà per dire, leggendo queste storie,
considerando, che mentre i popoli in tutte le colonie correvano
all'armi, pervertivano o annullavano le leggi pubbliche, ed ogni sorta
di dimostrazione ostile facevano contro l'autorità del Re, i
governatori, i quali questo rappresentavano, si stessero, per così dire,
colle mani alla cintola, e nissuna di quelle determinazioni pigliassero,
che fossero atte a ristorare l'antica obbedienza e divozione. Se
qualcuno avesse preso maraviglia, che nessuno dei governatori abbia
fatto sforzi eguali alla gravità delle circostanze, ci ponga mente, che
in nissuna provincia si avevano in pronto eserciti stanziali per
costringere gli abitatori alla obbedienza. La sola forza, alla quale
solevano i governatori ricorrere per mantenere la pubblica quiete e far
eseguir le leggi, eran le bande paesane, le quali essendo parte del
popolo sollevato, ed alle voglie di questo del tutto favorevoli, nissuna
forza rimaneva per proteggere efficacemente l'autorità loro. Non era
quivi il caso, che si osserva ne' regni europei, nei quali una milizia,
che non è più parte del popolo, ma sibbene questo signoreggia, e,
perpetuamente armata essendo, è sempre apparecchiata a mandar ad effetto
le leggi ed i comandamenti del principe. Per lo contrario nelle colonie
inglesi la milizia non era altra, ma sì la stessa col popolo, e, mancata
questa, mancava di necessità ogni nervo del governo. Tuttavia i
governatori si adoperarono più o meno efficacemente, secondo la natura e
circostanze loro, nel voler mantenere l'autorità del Re; dal che ne
nacquero memorabili effetti, siccome in appresso si vedrà, e l'estinzion
totale del governo regio.
Abbiamo già notato i disgusti che correvano tra lord Dunmore e
l'assemblea, e generalmente tutti i popoli della provincia di Virginia.
Nuovi umori si mossero, tostochè arrivarono dall'Inghilterra le novelle
della provvisione d'accordo del lord North, e si può dire, che un mezzo,
che portava in titolo la pace e la concordia, sia stato la cagione, non
solo di discordia, ma di aperta guerra. Il governatore pose innanzi gli
occhi dell'assemblea, che fu a quest'uopo convocata, la provvisione,
dicendo molte cose della bontà del Parlamento. Ei si lasciò anche
intendere, che il frutto della condiscendenza loro sarebbe stato
l'annullazione delle lamentate leggi. Ma le dolci parole poco
profittavano negli animi esacerbati e nelle menti insospettite dei
Virginiani. L'assemblea, che voleva la gara, in vece di entrare nella
disquisizione della proposta, venne tosto in sulla querela del
magazzino, e voleva che si ristorasse. Ma non potendo ciò fare senza il
consenso del governatore, mandarongli dicendo, fosse contento, vi
potessero entrare. Qui nacquero le altercazioni, e mentre tra il sì ed
il no si tenzonava, ecco che il popolo a calca vi fe' impeto dentro, e ne
portò via le armi. Ma se prima erano alterati, ora, veduto lo stato in
cui si trovava, entrarono in grandissimo furore; la polvere guasta; i
focili tolti dagli archibusi; ogni cosa mancante, artiglierie piantate,
ed effetti predati nell'ultime turbolenze.
Il governatore, veduta la mala parata, si ritirò colla sua donna ed i
figliuoli a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta in sull'ancore
presso Jork-Town nella riviera di questo nome. Prima di partire lasciò
un messaggio indiritto all'assemblea, col quale dopo di aver narrato,
che in rispetto al pericolo, ch'egli e la sua famiglia correvano per
causa della infuriata moltitudine, aveva cosa prudente stimato di
ritrarsi ad un luogo di sicurezza; annunziava, ch'ei desiderava,
continuassero le bisogne loro; che dal canto suo avrebbe continuato ad
esercitare l'uffizio; e mandassero, secondo che mestiero ne sarebbe,
alcuni dei membri loro a conferir con lui a bordo della nave sugli
affari che correvano.
Rispose l'assemblea, che non potevano recarsi a credere, che alcuno vi
fosse in mezzo ai Virginiani d'animo così scellerato, che fosse capace
di trascorrere all'eccesso, del quale il governatore apprendeva. Si
lamentavano, ch'ei non gli avesse fatti consapevoli dei suoi timori
prima di abbandonar la sede del governo; che avrebbero volonterosamente
tutti quei partiti abbracciati, ch'egli stesso avesse saputo proporre
per la sicurezza sua e della sua famiglia; che in quel luogo così
sconcio non era possibile di seguir il corso degli affari con quella
convenevolezza e celerità, che richiedevano. Lo pregavano perciò,
ritornasse, soddisfacesse all'impazienza dei popoli, e gli disponesse
con questa pruova di confidenza alla quiete ed alla concordia.
Il governatore rescrisse molto acerbamente, perchè questi moti popolari
troppo più, che non si conveniva, gli perturbavano l'animo. Ritornò però
in fine sulla provvision dell'accordo, conchiudendo, che sarebbesi
recato a felicità sua, se avesse potuto esser l'istrumento della
concordia tra le disgiunte parti dell'impero britannico.
La mansuetudine del fine non era valevole a mitigare l'acerbità concetta
negli animi per le male parole del principio della lettera. E se questa
fu aspra, nissun dubiti, che la risposta dell'assemblea non lo sia stata
molto più. In rispetto poi alla provvisione d'accordo risposero, ch'essa
era vana ed insidiosa. Conchiusero, che cambiava bene il modo
dell'oppressione, ma non la levava; perciò non la volevano accettare.
Stando in tal tempera gli animi da ambe le parti, le altercazioni eran
senza fine. Finalmente avendo l'assemblea fatte le provvisioni, mandò
dicendo al governatore, fosse contento di venire nella città di
Williamsburgo per dar la ferma alle medesime. Rispose Dunmore, che non
voleva la sua persona arrisicare in mezzo ad un popolo impazzato,
mandassergli le provvisioni; le avrebbe esaminate. Venisse anche
l'assemblea per fermar gli atti che avesse approvati. Qui fu fatto fine
ad ogni pubblica corrispondenza tra il governatore e la colonia di
Virginia. Se il governatore non voleva fidar sè stesso ai Virginiani,
questi non vollero di vantaggio fidarsi in lui. Senza di che pareva
anche una strana cosa, che in mezzo a tanti sospetti gli uomini
principali di tutta una provincia andassero a mettersi a bordo di una
nave da guerra affatto in balìa di una persona, che credevano avversa, e
che avrebbe in tal modo potuto ritenergli, come statichi a' suoi
ulteriori disegni.
Ricevuta questa risposta l'assemblea vinse un partito, col quale
dichiarò, che si avevano sospetti, che qualche sinistro disegno si
tramasse contro il popolo di quella colonia. Perciò si avvertivano gli
abitatori di star avvisati e pronti a difendere le proprietà e
gl'inestimabili diritti loro. Fatte poscia protestazioni di lealtà al
Re, e di amore verso l'antica patria si risolvettero, aggiornandosi al
mese di ottobre. Così verso la metà di luglio cessò affatto il governo
reale in Virginia, dopo ch'esso aveva bastato per ben dugento anni con
universale soddisfazione dei popoli, e felicità di tutti.
Ma soprastava grave travaglio e pericolo alla provincia. Si temevano
sulle coste e sulle rive dei grossi e numerosi fiumi, che la bagnano, le
correrie del nemico, che tanto prevaleva per le forze di mare. Nè si
stava senza sospetto sugli schiavi, che in essa erano numerosissimi, e
che Dunmore aveva dato intenzione di voler far rivoltare contro i
padroni. Questa generazione d'uomini crudele, e crudelmente trattata, se
si fosse congiunta con alcuni leali in quei primi momenti, in cui il
governo virginiano era tuttavia così tenero, avrebbe potuto operare i
più perniziosi effetti, e forse lo sterminio totale della provincia. Per
la qual cosa fecero i Virginiani un convento, nel quale presero
grandissima confidenza. Procedettero senza soprastamento alcuno ad
assoldar genti, a procacciar munizioni, a far provvisioni di pecunia, ed
a tutti quei partiti pigliare, che credettero poter partorire qualche
benefizio alle cose loro.
Escluso in tal modo Dunmore o per propria caparbietà, o dalla necessità
delle cose dal proprio governo, non volle per altro, essendo egli uomo
pratico nell'arte della guerra, abbandonar la speranza di ricuperar
l'autorità; al qual tentativo l'invitavano oltre l'animo suo tenace e
capace di ogni più grande disegno, anche il desiderio, che aveva
grandissimo, di far qualche rilevata pruova in servigio del suo Re, e
l'opinione, in cui egli era, che sarebbe nato qualche gran moto infra
gli schiavi. Credeva eziandio, che fosse grande il numero dei leali, i
quali non avrebbero, come ei riputava, mancato di romoreggiare, quando
si fosse rappresentato con forti e numerose navi sulle coste, e per fino
nel cuore stesso della provincia. La quale speranza, se non era affatto
vana, non aveva però in sè certezza alcuna; ed il motto volgare, che
dice, che chi vive nella speranza muore a stento, in nissun caso più
pienamente si è verificato, che in questo. Ma questo sperare nelle Sette
e divisioni intestine dei popoli sollevati è stato un errore comune in
tutti i tempi, ed a tutti i capitani. In fatto però vennero a
congiungersi col governatore tutti coloro, che venuti essendo in voce di
popolo non potevan più rimanere sicuramente nella provincia, ed un certo
numero di schiavi, gente tutta di mal affare. Con questi, e colle
fregate da guerra, che là stanziavano, aveva in animo di poter fare
qualche impressione di momento nei vicini luoghi. Ei non omise nemmeno
nissuna diligenza per accrescere il suo navilio, per poter raccor più
gente, e maggiormente alla terra avvicinarsi. Nel che avendo ottenuto il
suo intento, poichè già aveva in pronto oltre le fregate un gran numero
di navi minute, si mise all'opera, mostrandosi ora in questa parte, ora
in quella. Ma di per sè non era abile a produrre qualche considerabil
effetto. Sperava bensì, che il popolo avrebbe fortuneggiato, e pigliate
le armi in favore del Re. Ma questa speranza fu vana. Allora stretto
dalla necessità incominciò le ostilità, le quali riuscirono piuttosto
una ladronaia, che una buona e giusta guerra. Cosa in vero brutta, che
il governatore corresse con ogni sforzo ai danni della sua provincia, e
fosse costretto ad accattar colla forza i viveri, dei quali abbisognava.
E che dall'altro canto coloro, che testè, e per lungo tempo, obbedito
avevano ai comandamenti suoi, s'ingegnassero diligentemente a
ributtarlo. Abbenchè i Virginiani affermavano, ch'era loro data onesta
cagione di così far dal governatore; poichè le soldatesche regie non
solo la conservazione di sè, ma di più la distruzione del paese avevano
in mira. Si lamentavano, che rapissero le persone a loro moleste, ed in
sulle navi le confinassero; che guastassero le piantagioni,
incendiassero le case, rubassero i Neri; nella quale devastazione
seguirono molte ferite e morti. I Virginiani fecero marciar verso i
fiumi e le coste alcune bande di fresco assoldate dal convento
provinciale. Ne seguiva una guerra altrettanto crudele, quanto era
inutile, ed a niun altro fine tendeva, che a vieppiù accendere ed
inasprire gli animi da una parte e dall'altra.
Il governatore inserpentito incendiò la Terra di Hampton, situata sul
porto di questo nome. Avrebbe voluto pigliar ivi le stanze, e farvi un
capo grosso. Ma i Virginiani, sopravvenuti a calca, il rincacciarono.
Lord Dunmore pubblicò la legge marziale, per la quale ogni ordine civile
doveva cessar nella provincia; si esortarono i leali a ripararsi alle
insegne del Re, a ritener presso di loro i censi dovuti alla Corona ed
altre tasse, finchè la pace fosse ristorata. Si dichiararono inoltre i
servitori appartenenti ai ribelli, Neri o Bianchi che si fossero, del
tutto liberi, purchè, pigliate le armi, andassero ad unirsi alle
soldatesche reali.
Questo bando, e massimamente la dichiarazione di liberar gli schiavi,
che dimostrarono, Dunmore fosse un uomo poco prudente e poco temperato
nell'animo, non produssero quegli effetti, ch'egli aveva sperato. Fu
essa generalmente e nelle colonie, e in tutti gli altri paesi biasimata,
siccome quella, che tendesse a turbar fin in fondo la società, a
distruggere la domestica securità, ad ingenerare mortalissimi sospetti,
e ad eccitare una gente, già di per sè stessa crudele, all'ire ed al
sangue. In fatti poi questo partito del governatore riuscì non che vano,
dannoso. Irritò molti, e non sottomise nessuno.
Tuttavia essendo il governatore venuto a terra, prese i suoi
alloggiamenti a Norfolk, Terra molto grossa posta sulle rive del fiume
Elisabet, nella quale, e nelle vicinanze abbondavano i leali. Quivi
concorsero a lui alcune centinaia di questi, e di Neri, dimodochè
diventò in quella parte superiore ai nemici. Alcune milizie provinciali,
le quali avevano fatto le viste di opporsi, furon di leggieri sconfitte.
Già si aveva concetta nell'animo la speranza di esser in grado di
ricuperare la provincia, ed alla divozione del Re tutta ritornarla.
Queste cose, come origine di più importanti moti, e seme di più gran
guerra furono gravemente sentite dai reggitori dello Stato di Virginia;
onde deliberarono di porvi un pronto rimedio. Mandarono con ogni maggior
diligenza alla volta di Norfolk un reggimento di soldati d'ordinanza, ed
una mano di minuti uomini sotto i comandi del colonnello Woodford. Avuto
il governatore intenzione di questi rinforzi, occupò molto prudentemente
un forte luogo sulla sponda settentrionale della riviera Elisabetta,
chiamato _Great-Bridge_, o sia Gran Ponte, distante a poche miglia da
Norfolk. Questo dovevano traversare i provinciali, se volevano arrivare
alla Terra. Quivi construsse tosto un puntone dalla parte di Norfolk,
che affortificò il meglio che seppe e potè per la brevità del tempo, e
lo fornì copiosamente d'artiglierie. Il puntone era da ogni parte
attorniato d'acque e da paludi, e solo vi si aveva il passo per un
dicco, o sia argine molto lungo. Le forze del governatore non erano di
gran momento. Aveva da due centinaia di stanziali, ed una banda di
volontarj norfolchesi. Il resto era, tra gentame di Bianchi, e
servidorame di Neri racimolati in fretta, una moltitudine disordinata. I
Virginiani pigliarono gli alloggiamenti a fronte degl'Inglesi in un
piccolo villaggio a gittata di cannone. Avevano avanti di sè il dicco
molto stretto, l'estremità del quale affortificarono anch'essi con un
puntone. In questo stato stettero molti dì l'una parte e l'altra senza
far moto alcuno. Finalmente accortosi Dunmore, che l'indugio era
pregiudiziale a lui ed utile agli Americani, ai quali abbondavano le
vettovaglie, e che s'ingrossavano ogni giorno, essendo egli stesso
d'animo grande, ed avendo forse a vile i soldati del nemico, deliberò di
dar la batteria. Sperava in questo modo di potersi aprir la via nelle
viscere della provincia. Adunque la mattina dei 9 dicembre prima del dì
ordinò a Fordyce, capitano di una compagnia di granatieri, andasse
all'assalto. Marciarono baldanzosamente contro il puntone degli
Americani. Fordyce guidava l'antiguardo; il luogotenente Baturst i fanti
perduti. Il capitano Leslie veniva dopo con una schiera di trecento tra
Neri e Bianchi, e dugento stanziali. Si risentì tosto il campo
americano, e si apparecchiò alle difese. Il combattimento durò lunga
pezza con un'ostinazione incredibile. Finalmente, morto Fordyce, che
meritò in questo fatto le lodi di animosissimo soldato, a pochi passi
del puntone, e molti de' suoi, le genti britanniche si ritirarono al
ponte. Gli Americani non gli seguitarono, impediti dall'artiglieria del
Forte. I Neri fecero cattivissima pruova, e si salvarono con la fuga.
Trattarono gli Americani dolcemente gl'Inglesi venuti in mano loro,
duramente i leali. Fu questo fatto, dal canto di Dunmore, più di
temerario capitano, che di animoso soldato.
Il governatore, perduta ogni speranza di far frutto in questa parte,
abbandonato il Gran Ponte, si ritirò a Norfolk, lasciando in poter dei
nemici alcune bocche da fuoco. E non credendosi sicuro in questa Terra e
nella vicinanze, deliberò di montar di nuovo sulle navi, il numero delle
quali si era molto accresciuto per l'aggiunta di quelle, che si erano
trovate nel porto di Norfolk. Il che gli venne fatto in un gran bisogno;
poichè molti fra i leali, abbandonato il paese, cercarono rifugio
sull'armata, portando seco gli arredi e suppellettili più preziose. I
provinciali occuparono Norfolk, il quale quasi deserto trovarono, avendo
i più sgombrato alle navi del governatore.
Mentre in tal modo si travagliava sulle coste della Virginia, covava un
disegno di grand'importanza, e questo era di levare in armi gli
abitatori delle parti diretane delle colonie, ma particolarmente della
Virginia e delle due Caroline, i quali si sapeva essere bene affetti
verso la causa reale. Si sperava ancora, che gl'Indiani si sarebbero
accozzati, e non solamente avrebbero molestato alla coda i provinciali;
ma inoltre crescendo di numero e di forze, pervenuti sarebbero a
traversare le province, e congiungersi sulle coste col lord Dunmore. Fu
creduto istrumento opportuno a questo disegno un Giovanni Conelli, nato
nella contea di Lancastro in Pensilvania, uomo arrisicato ed audace
molto, il quale, trovatosi con Dunmore, aveva da lui ricevuto favorevoli
condizioni, ed un mandato amplissimo per poter mettere ad esecuzione il
carico, che gli era stato dato. Adunque questo Conelli, lasciato
Dunmore, andò a tentare gli animi degl'Indiani dell'Ojo e quelli dei
leali sui confini delle colonie. Avendo in ciò fatto grandissimo frutto,
se ne ritornava al governatore. Si era appuntato, che le guernigioni
vicine, e principalmente quelle del Detroit, e del Forte Gage fra
gl'Illinesi gli prestassero assistenza, e si sperava altresì, che gli
uffiziali delle guarnigioni del Canadà lo avrebbero secondato.
S'intendeva, che tostochè le genti sue fossero in pronto, dovesser far
capo grosso a Pittsburgo, e quindi, valicate le montagne Allegany,
correre la Virginia, e, traversatala, andarsi a congiungere con Dunmore
nella città di Alessandria, posta sulle rive del fiume Potamack. La
fortuna si era favorevole dimostrata a questi primi principj. Era già
Conelli andato parecchie volte sano e salvo da un luogo all'altro, e
tenute le sue pratiche cogl'Indiani e coi leali molto segrete. Già si
andava avvicinando a Detroit sulle estreme frontiere della Marilandia
presso il borgo di Tamar, seco stesso rallegrandosi di essere oramai
uscito da tutti i pericoli. Ma in questo luogo fu conosciuto, carcerato,
e le scritture che portava, pubblicate per ordine del congresso. Così
questa segreta trama che Dunmore, mancando di armi vive, aveva ordito,
riuscì come parecchie altre di niun effetto. Solo s'inasprirono vieppiù
gli animi dei coloni, e la sua autorità andò soggetta a maggior
diminuzione.
In questo mentre si preparava contro Norfolk un evento lagrimevole.
Quantunque molti fra i leali di Norfolk e del contado vicino avessero
cercato asilo sull'armata del governatore, molti però erano rimasti, o
sia, che non fosse bastato loro l'animo di lasciar le proprie terre, o
sia, che temessero i disagi del mare e della fame, o sia pure, che
sperassero di trovare più mansuetudine nei concittadini loro, i quali
facevano professione della libertà, ch'essi stessi non avevano fatto
provare a questi, quando erano stati superiori in quel tratto di
contrada. Certo è, che i libertini diventati superiori essi, gli
aspreggiarono fieramente, e sopra di loro tutte quelle più gravi
nimicizie esercitarono, che tanto sono frequenti nelle guerre civili tra
gli uomini di diverse Sette. Il governatore arrabbiato, e commosso alle
miserabili grida dei leali, se ne volle vendicare. Questo mal talento si
accresceva ogni giorno a motivo delle avvisaglie, che seguivano
frequentemente tra le due parti, sforzandosi i provinciali d'in sulla
spiaggia d'impedire, che i reali non isbarcassero per andare alla busca
nel paese, e questi per lo contrario brigando in ogni maniera di furar
vettovaglie ad ogni tratto. Per la moltitudine delle bocche erano stremi
di ogni cosa, e non avevano più di nissun ben vivente. Finalmente
essendo arrivata dall'Inghilterra nella cala di Norfolk una nave da
guerra, Dunmore mandò a terra un tamburino, intimando ai provinciali,
somministrassero i viveri, e cessassero il trarre; altrimenti avrebbe
fulminata la Terra. I provinciali risposero del no. Il governatore
deliberò di cacciargli colle artiglierie, e di ardere le case che
stavano in sulla riviera. La mattina mandò a dar notizia della presa
risoluzione, acciocchè le donne, i fanciulli e tutte le bocche innocenti
potessero ritirarsi in salvo. Il primo di gennajo la fregata il
Liverpool, due corvette ed il giunco armato del governatore traevano
furiosamente contro la città, e nel medesimo tempo alcuni uomini delle
ciurme sbarcavano e mettevano fuoco alle case. Tosto le fiamme si
apprendevano, l'incendio si propagava. Tutta la Terra fu consumata. Arse
anche tutto il paese all'intorno per opera dei provinciali stessi,
perchè volevano levare al nemico qualunque comodità, e tor quel nido
alle genti del Re. Tali sono gli effetti dell'ire civili, tali i
risultamenti delle umane discordie. Ma l'uomo è troppo spesso o
ambizioso, o ingannato; e se non mancano in ogni età gli autori delle
guerre, non manca nemmeno loro l'ingegno di ricoprirne coi soliti
inorpellamenti le cagioni, sicchè i miseri popoli oppressi e soppozzati
in fondo non sappian il più delle volte, da chi ne abbiano il buon prò.
In questo modo fu distrutta una delle più ricche e delle più fiorenti
città della Virginia.
Narrato lo stato della provincia di Virginia, dopo che vi aveva il
governo regio cessato, l'ordine della storia ricerca, che noi ci
voltiamo a raccontar quelle cose, che a questi tempi accaddero nelle
altre. Già abbiamo detto l'ardor dei popoli, che si manifestò nella
Carolina Meridionale al tempo, in cui vi si ebbero le novelle del fatto
di Lexington, e come vi si facesse un convento provinciale, si
sottoscrivesse una lega e vi si assoldassero fanti e cavalli per
difendere la colonia. In mezzo a questi travagli arrivava il governatore
Campbell, al quale nonostante i pubblici romori furon fatte le grate
accoglienze. Ei si pensò di voler usar la milizia per ostare ai
reggimenti d'ordinanza, che stati erano levati dal convento, o congresso
provinciale, ed a questo medesimo contrapporre l'assemblea provinciale.
Sperava in tal modo, col dividere i popolani, diminuir le forze loro ed
interrompere i loro disegni. Perciò di propria autorità spedì i ruotoli
agli uffiziali della milizia, e convocò l'assemblea secondo gli ordini
antichi. Ma l'uno e l'altro disegno riuscì vano; le milizie stettero
ferme nella impresa del popolo, e l'assemblea sì ostinatamente
resistette ad ogni sua proposta, ch'ei fu necessitato a congedarla.
Parve star quieto per qualche tempo. Ma si sapeva che teneva pratiche
segrete coi leali, che non eran pochi, e massimamente sui confini verso
le montagne ed i laghi. Per iscalzarlo i provinciali operarono di modo,
che uno, Adamo Macdonald, capitano nei reggimenti provinciali, uomo in
molta fede presso i libertini, andò a visitare il governatore sotto il
nome di Dick Williams, qualificandosi di messo, che i leali mandavano
per professar la fede loro e ricevere gli ordini. Il governatore, che si
sentì sollecitare dove gli pizzicava, si discoperse, e disse tutto quel
che sapeva. Macdonald, scovato nel modo che si è detto il governatore,
rapportò le cose al Consiglio generale. Si levò un romore grandissimo.
Il Consiglio diputò al governatore alcuni de' suoi, fra i quali lo
stesso Macdonald per chiedergli, mostrasse loro i dispacci ricevuti
dall'Inghilterra. Campbell ricusò risolutamente. Si mosse il partito di
farlo arrestare, ma non si ottenne. Il governatore ebbe paura, e si
ritirò a bordo di una corvetta, ch'era sorta nel porto. Portò seco il
sigillo della provincia. Il Consiglio mandò a pregare, ritornasse. Non
volle. Così cessò affatto il governo reale nella Carolina Meridionale, e
tutta l'autorità pubblica fu trasferita dagli antichi maestrati nel
convento provinciale, nella congregazione di sicurezza, e simili
maestrati popolari, alla potestà dei quali il popolo non pose alcun
limite, se non se, guardassero, la repubblica non ricevesse danno.
Ma intanto il governatore Campbell non istava ozioso. Sapeva, che i
reali erano numerosi in certe parti della provincia, e sperava, che
incitandogli e rizzando un'insegna, intorno alla quale avessero potuto
raunarsi, avrebbe fatto qualche gran frutto. Nella parte posteriore
della provincia abitava una generazione d'uomini chiamati _regolatori_.
Eransi questi nel 1770 arrogato il diritto di eseguire essi stessi le
leggi contro i malfattori. Sì oltre procedettero, che di propria
autorità davan le pene corporali a questo ed a quello. Per ovviare a
tanta enormità fu mandato lord Mantague, il quale, usando molta
severità, restituì in mezzo a quella gente trascorsa l'autorità delle
leggi. Adunque questi regolatori ricordevoli dello scotto avuto per
causa di quelle illegittime assemblee, non fu mai, che avessero voluto
consentire ad accostarsi al congresso ed agli altri maestrati popolari,
che, egualmente che i passati, riputavano irregolari ed illegali.
Ritrovavansi nei medesimi luoghi molti Olandesi ed Irlandesi, i quali
siccome quelli che dalle concessioni e liberalità del Re avevano
ricevuto le terre, o per debito di gratitudine, o per paura di perderle,
se si fossero congiunti coi libertini, si conservavano fedeli, ed ogni
opera facevano per contrastare ai nuovi reggitori. Ai medesimi si
congiunsero alcuni altri Irlandesi, i quali veniticci per paura dalle
province settentrionali si erano in questa ritirati. Perciò determinò
Campbell di usar queste genti per arrivare ai fini suoi. Andò seminando
fra di loro, che le colonie d'America erano di gran lunga troppo deboli
per poter resistere alla potenza della Gran-Brettagna; che non si
trattava, che di una piccola tassa sul te, il qual essi non erano usi di
logorare; che gli abitanti delle coste erano quelli, che si opponevano a
questa tassa, e ciò per averne il te franco, senza prendersi pensiero,
che questa ostinazione loro avrebbe privato gli abitatori delle parti
interne di molti oggetti al vivere necessarj; che la sola spesa di
mantenere i reggimenti provinciali oltrepasserebbe d'assai quella, a cui
sommavano le tasse imposte dal Parlamento. Accrebbero il mal animo di
costoro le violenze dei popolani, i quali si sforzavano, volessero o no,
di far loro sottoscrivere la lega. Dal che nacque, che molti, che
rimasti sarebbero neutrali, si gettavano di forza nella parte contraria.
In nessuna parte della provincia erano i leali altrettanto numerosi,
quanto in quel tratto di paese che giace fra i due fiumi Broad e Saluda.
Ricusarono di secondare le risoluzioni del congresso, di sottoscrivere
la lega e di far leve di soldati. I libertini desiderando di procedere
pacificamente, mandarono in quei luoghi due uomini di grandissima
autorità Guglielmo Enrico Drayton, e Guglielmo Tennent. Questi molto
dissero e molto fecero per sopire i sospetti nati fra quei popoli, ma
con niuno o poco frutto. Quindi nacquero gravi gelosie tra le due parti.
Corsero all'armi, e le due osti presero il campo l'una dirimpetto
all'altra. S'interposero i buoni cittadini per evitar il sangue, e
finalmente dopo alcuni giorni di pratica si conchiuse un accordo, pel
quale i leali dettero la fede di rimaner neutrali. Ma ruppe queste prime
speranze di qualche riposo un Roberto Cunningham, persona inquieta, ed
uno dei Capi più vivi dei reali, il quale non cessava di sparger nuovi
semi di discordia. Da ogni parte i reali correvano all'armi. Il
congresso, volendo porre il piè su di quelle prime faville, ordinò al
maggiore Williamson, comandante la milizia, di marciar contro i
sediziosi. Ma questi, in maggior numero essendo, prevalevano. I tempi
correvano difficili, ed il congresso caroliniano avendo un esercito ed
un'armata inglese a fronte, a ridosso i concittadini sospetti, non
poteva sperar di ottenerne la vittoria. I Capi provinciali per opprimere
questi tentativi degli avversarj fecero marciare alla volta dei luoghi
sospetti molte bande di milizie e di soldati di ordinanza sotto gli
ordini dei colonnelli Richardson e Thompson, ai quali si accozzarono di
vantaggio i colonnelli Polk e Rutherford, che guidavano i Caroliniani
settentrionali. I reali, dispersi, discordi, e privi di Capi di
riputazione, trattando tutte le cose con timore e con dubbioso
consiglio, dovettero ricevere i patti dai vincitori. A questo subito
impeto dei libertini stettero per lungo tempo quieti, e non fecero più
nissuna dimostrazione, fino a che le armi inglesi non prevalsero nelle
province della Giorgia e della Carolina Meridionale.
I Caroliniani essendosi al tutto risoluti al partito della guerra,
incominciarono a voltar l'animo a tutti quei provvedimenti, che
potessero abilitargli ad esercitarla con frutto. Pensarono sulle prime a
far procaccio di polvere d'artiglierie, della quale avevano grandissimo
difetto. Stava sull'ancore vicino al rialto o banco, che essi chiamano
_barra_, di Sant'Agostino nella Florida Orientale una nave inglese, che
aveva un gran carico di polvere. Alcuni popolani audaci e pratichi del
mare si recarono con grandissima celerità sopra la nave, l'abbordarono,
e s'impadronirono di quindici migliaia di libbre di polvere, che con
eguale felicità trasportarono in Charlestown. Questo fu acquisto
utilissimo in tanto bisogno loro, e ne fornirono molto opportunamente i
Massacciuttesi, siccome pure l'esercito, che fece poco dopo la
spedizione del Canadà. Ma rimaneva ancora in potestà del Re il Forte
Johnson posto sull'isola James, la quale sta a rimpetto della città.
Questo Forte signoreggiava il porto di Charlestown. La notte il
colonnello Motte con una buona smannata di nuove leve, sbarcato sulla
isola entrò dentro, essendosi la guernigione ritirata, come inabile a
resistere, sopra le navi da guerra. I Capi del popolo ordinarono, che
nissuno stesse a somministrare acqua o vettovaglie alle navi del Re,
altro che del giorno al dì. Gl'Inglesi bloccavano il porto e facevan
molte prede con infinito danno della città. Perciò il colonnello
Moultrie con una masnada di soldati provinciali, e colle artiglierie
andò ad occupare la punta di Huddrel, e piantativi alcuni pezzi ben
grossi obbligò i capitani inglesi a snidare di quei luoghi, e ad
allargarsi in alto mare. Così la città si trovò per allora libera dal
travaglio dell'armi inglesi. Ma per preservarsi dai futuri assalti
deliberarono di far fortificazioni sulla punta di Huddrel, che difende
l'entrata alla città per la via del canale di Hog-Island, e di
accrescere quelle del Forte Johnson, il quale assicura il porto in
faccia a James's-Island. Rizzarono eziandio un nuovo Forte in questa
medesima isola a ponente del Forte Johnson, ed un altro sull'isola di
Sullivan, il quale chiamarono poscia col nome del colonnello Moultrie.
Le milizie provinciali si esercitavano, e i reggimenti di ordinanza
s'ingrossavano ogni giorno. In somma in tutte le parti della provincia
si preparavano le difese contro gli assalti del nemico.
Ma questo zelo dei Caroliniani a difendere la propria provincia,
quantunque vi andassero molto di buone gambe, era anche acceso vieppiù
dalle risoluzioni del congresso generale. Aveva questi decretato, che se
si avesse a difendere Charlestown contro i tentativi dei nemici, si
dovessero mantenere a spese della lega nella colonia tre reggimenti di
fanti; che se il convento o la congregazione di sicurezza giudicassero
spediente di arrestare o distruggere qualsivoglia nave che si fosse, il
facessero, ed avrebbe il congresso approvato. Raccomandò eziandio, si
piantassero Forti e batterie nei luoghi, che più opportuni giudicassero.
Nè erano in questo tempo state del tutto quiete le cose della Carolina
Settentrionale, provincia, nella quale i reali abbondavano forse più che
in qualunque altra, cavatane però quella della Nuova-Jork. Eravi
governatore un Martin, uomo pronto ed operoso, il quale si studiava
continuamente a novità per accrescere le parti del Re. I libertini
stavano in molta gelosia rispetto massimamente agli abitatori delle
contrade superiori della colonia, tutti Scozzesi, e montanari
fuorusciti, coi quali si sapeva, che il governatore teneva pratiche
continue. Il congresso non aveva tralasciato di prendere risoluzioni,
che atte fossero a rompere questi disegni. Aveva raccomandato ai popoli
della colonia, amatori della libertà, si collegassero ed ordinassero in
bande di milizia, e nel caso in cui l'assemblea od il convento
provinciale giudicato avessero necessario di far genti, queste dovessero
esser considerate come parte dell'esercito generale, e condotte al soldo
della lega. La quale risoluzione del congresso fu mandata ad effetto, se
non con un consenso universale, certo con sufficiente prontezza. Si fece
anche un convento provinciale, il quale assunse l'autorità della
consueta assemblea dei rappresentanti. Si arrosero, secondo il solito,
le congregazioni di sicurezza, e gli altri maestrati popolari. Il
governatore s'insospettiva, ma non si perdeva di animo; ed a fine di
poter sostenere un primo impeto, finchè ad un gran bisogno fosser venuti
in suo soccorso i leali delle parti superiori, fece affortificare il suo
palazzo a Newburn, e munirlo d'artiglierie. Il popolo s'infuriò, corse
alle artiglierie, se ne impadronì, e ne portò via sei pezzi. Il
governatore allora si rifuggì precipitatamente al Forte Johnson sul capo
della Fear-river. Temendo i provinciali, che quivi si affortificasse e
facesse qualche capo grosso, siccome pure, che quel luogo servisse come
di porta, per la quale entrar potessero quelle forze, che sarebbero
mandate contro la colonia, deliberarono di cacciarlo da quel nido. Ei
pare eziandio, che non fossero senza sospetto, che fosse per bandire la
libertà degli schiavi a fine di servirsi dell'opera loro per ristabilire
il governo del Re. Desideravasi un pronto rimedio. Fecero una massa
generale a Wilmington, città molto principale della provincia, ed
elessero condottiere il colonnello Ashe, il quale dagli stipendj del Re
si era condotto a quelli del popolo. Corsero tosto contro il Forte
Johnson; ma il governatore, il quale non aveva voluto aspettare tanta
piena, si era ritirato a bordo di una nave del Re. La notte che seguì,
il colonnello Ashe entrò nel Forte, e vi arse ogni cosa. Guastò poi il
paese, acciocchè il governatore non se ne potesse prevalere. Chiarirono
il governatore nemico all'America, e gl'imputarono di aver voluto
sollevar i Neri contro i padroni, la qual cosa non gli fu apposta
falsamente. Rispose con una lunghissima scrittura, che fe' propagare
nella provincia. Ma il congresso provinciale chiarì questo bando del
governatore libello famoso, e lo fece ardere pubblicamente per le mani
dell'esecutor della giustizia. Fecero anche a questi dì una lunga
lettera agli abitanti della Gran-Brettagna piena delle solite
protestazioni. Queste cose tutte attizzavano singolarmente il popolo. Ma
quello che diè nuova e maggior esca a questo fuoco si fu, che nel
giardino, e dentro le volte del governatore furono trovate nascoste
polvere e palle con altre armi e munizioni. Intanto aveva il convento
provinciale decretato, si facesse una leva di mille stanziali, ed
un'altra di tremila di minuti uomini. Creò biglietti di credito pel
mantenimento loro. Il congresso generale desiderando di viemmeglio
assicurare le cose sue, e conoscendo di quanta importanza fosse l'aver
favorevoli i regolatori ed i montanari, che abitavano le parti
superiori, mandò loro due ministri del Vangelo per fargli capaci della
natura della controversia, che correva allora tra la Gran-Brettagna e le
colonie. Così nissun mezzo intentato si lasciava dai Capi del popolo per
arrivare ai fini loro. Le armi e la pecunia si preparavano; i soldati si
esercitavano, e gl'inesperti si ammaestravano. Gl'indifferenti od i
tiepidi si riconfortavano. I Capi popolari in questa colonia per
l'abbondanza degli avversi si mostraron altrettanto più operativi,
quanto più difficil'era la condizione, nella quale si ritrovavano.
Nella Pensilvania si procedeva temperatamente, o fosse l'indole più
quieta degli abitanti, o la prudenza del governatore. Tuttavia, e
l'assemblea provinciale, che continuava a risiedere in Filadelfia, e
tutti gli abitatori generalmente non si dimostravano meno costanti nel
procacciar le difese. A questo fine si esercitavano con molta efficacia
nell'armi. E siccome per la vastità e la profondità dell'acque del fiume
Delawara, il quale corre vicino alle mura della città di Filadelfia, vi
era pericolo che gl'Inglesi colle navi loro vi si accostassero, la qual
cosa sarebbe stata cagione di gravissimo danno alla provincia e
universalmente a tutta la lega, si consigliarono di serrar il passo con
affondar dentro nel filo dell'acqua grosse e pesanti travate, ch'essi
chiamarono _cavalli di frisia_, e che noi con vocabolo italiano
chiameremo triboli. Questi triboli eran così fatti, che su due grosse
travi poste in fondo del fiume fra di loro paralelle, e ad una
convenevole distanza, e congegnate insieme con le opportune correnti, o
sia travicelli trasversali si elevavano all'insù, ed inclinantemente un
poco verso la china del fiume altre due grosse travi colle teste
broccate di ferro capaci di forar le navi, che si attentassero di andar
su pel fiume. Tutte queste macchine gravi per sè stesse, ed aggravate
ancora da grosse pietraje, non potevano nè sì facilmente esser rotte, nè
arrovesciate, nè rivoltate. Furono esse, essendo state con molto ingegno
immaginate, e con ogni maestria costrutte, di non poca utilità negli
avvenimenti della guerra. Oltre a ciò i Pensilvanesi erano
diligentissimi nel fornir le armi e le munizioni. L'assemblea
provinciale aveva deputato una congregazione d'uomini eletti per
sopravvedere, se le armi si fabbricavano con quella prontezza che si
desiderava, e con quella perfezione ch'era richiesta. Questi non
cessavano di andare attorno per istimolare all'opera gli archibusieri ed
altri armaiuoli. E perchè non venissero meno le polveri, delle quali già
si provava grandissimo difetto, pubblicarono, che si sarebbe dato un
premio a chiunque avesse portato salnitro ben condizionato. Ordinava
l'assemblea, si levassero parecchj battaglioni, e si vestissero ed
armassero. Grandissime quantità di polvere si fabbricavano nelle
vicinanze di Filadelfia, e da un sol molino se ne avevano cinquecento
libbre la settimana. In somma ogni cosa si volgeva alla guerra. Il
governatore non poteva opporsi ad una inclinazione cotanto universale,
non avendo in pronto nella colonia soldatesche proprie.
La provincia, e principalmente la città della Nuova-Jork si ritrovavano
in grave travaglio. Erano da ogni parte esposte alle offese delle armate
britanniche, e questa aveva un presidio, sebbene debole, di soldati
reali d'ordinanza. S'aspettavano inoltre dalla Gran-Brettagna nuovi
rinforzi, e si sapeva che tutte le genti che arrivavano in America,
sbarcavano e facevano capo grosso nella Nuova-Jork. Fecero dunque un
mandato ai deputati loro al congresso generale, perchè movessero,
acciocchè questi avvisasse, in qual maniera dovessero procedere nel
caso, in cui arrivassero le genti, le quali era noto, fossero già
partite dall'Irlanda per alla volta dell'America. Rispose il congresso,
stessero sulle difese, le lasciassero sbarcare, fossero permesse di
rimanere nelle baracche, purchè pacificamente e quietamente si
comportassero; non potessero però rizzar fortificazioni per interrompere
la comunicazione tra la città ed il contado; se usassero la forza, si
resistesse colla forza; le munizioni da guerra si sgombrassero ai luoghi
interni della provincia; si dinotassero i rifugi per le donne e pei
fanciulli; si armassero, e stessero avvisati gli abitanti. Ma i Jorchesi
non indugiarono molto ad essere liberati dalle apprensioni in cui erano.
Le genti regie arrivarono; ma invece di sbarcare alla Nuova-Jork
andarono a prender terra a Sandy-Hook, donde, trovati gli ordini del
generale Gage, si rimbarcarono per alla volta di Boston. Il fatto di
Breed's-hill aveva assottigliato il presidio di questa città, e nuovi
soldati abbisognavano per riempir le compagnie. Quelle soldatesche
istesse, che da molto tempo avevano gli alloggiamenti nella Nuova-Jork,
si ripararono a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta nel porto,
dimodochè la città, liberata affatto dalla presenza delle soldatesche
reali, fu intieramente in propria balìa riposta.
In questo tempo arrivò da Londra a Nuova-Jork il governatore Tryon, uomo
d'ingegno molto svegliato, d'animo pronto e di molta autorità nella
provincia. Fu accolto gratamente. Ei non si ristava nel promuovere la
causa reale. Nel che faceva gran frutto. Le cose passarono assai quiete
per un tempo. Poi successe una baruffa, in cui una nave regia trasse a
palla ed a scaglia contro la città, perchè i cittadini vollero
allontanar le artiglierie da certi luoghi. Molti fuggendo si ritirarono
in contado. Il governatore, pregato il convento, la congregazione di
sicurezza e gli uffiziali delle milizie, lo udissero, l'ottenne. Disse,
che aveva provato grandissimo dolore alla presente discordia; pregò,
usassero prudentemente la potestà, che avevano intiera; osservò, che i
partiti violenti allargavano la ferita, e ponevano la Terra in manifesto
pericolo di esser da capo in fondo distrutta. Da questo si vede
chiaramente, a quali termini fosse condotta, ed a quanto deboli
fondamenta si appoggiasse allora l'autorità reale in America; perciocchè
nella provincia stessa della Nuova-Jork, in cui forse più che in
nissun'altra abbondavano i leali, il governatore era a tali strette
arrivato, che invece di comandare era obbligato di pregare. Da ciò si
manifesta ancora, che il Tryon era stato inviato non per governare una
provincia, che più non lo voleva obbedire, ma per brigare di segreto,
per seminar la zizzania, per corrompere i buoni, e per istipendiar i
tristi. La qual cosa quanto sia lontana dalla dignità del governo di una
nazione potente, e quanto atta sia a renderlo agli occhi dell'universale
contennendo, ognuno sel può immaginare. Ei sarebbe stato molto migliore
partito, se il governatore, conosciuta la condizione delle cose, si
fosse ritratto altrove, lasciando la provincia tutta in poter dei
libertini. Imperciocchè il reggere senza comandare, ed il comandare
senza essere obbedito non poteva essere se non con molta diminuzione
della dignità sua e dell'autorità regia.
Il congresso generale era entrato in grandissimo sospetto alle arti, che
il governatore Tryon usava. Temevano, ch'ei vi movesse umori pericolosi,
i quali fluttuando avrebbono facilmente sortito qualche fastidioso
termine. Perciò pensarono al rimedio. Deliberarono, si arrestassero, e
con buona guardia si custodissero in tutte le province tutti coloro,
siano, chi esser si vogliano, ed avesser nome come lor paresse, i quali
per le opinioni loro dessero qualche sospetto. Questa fu la legge dei
sospetti. I deputati jorchesi ne mandarono copia nella provincia loro.
Tryon, udita la novella, dubitando di qualche strana risoluzione, si
rifuggì tosto a bordo di una saettìa inglese, che stava in porto. Portò
seco il sigillo della provincia. In sul finire dell'anno poi, avendo
avuto licenza dal Re, mandò un bando ai Jorchesi, col quale notificò
loro questa intenzione del Principe, ed il desiderio, ch'egli aveva
grandissimo, che si ritrovasse tra l'una parte e l'altra qualche termine
di onesta composizione. Così svanì del tutto perfino la sembianza
dell'autorità regia nella Nuova-Jork, la qual autorità però era cessata
già da molto tempo prima. Questo fu il fine delle speranze, che i
ministri avevano
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