Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1
by Carlo Botta · Italian · Gutenberg #42846 · 525,689 chars · public domain (US)
The Project Gutenberg eBook of Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1
This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
of the Project Gutenberg License included with this eBook or online
at www.gutenberg.org. If you are not located in the United States,
you will have to check the laws of the country where you are located
before using this eBook.
Title: Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 1
Author: Carlo Botta
Release date: May 30, 2013 [eBook #42846]
Most recently updated: October 23, 2024
Language: Italian
Other information and formats: www.gutenberg.org/ebooks/42846
Credits: Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Barbara
Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
http://www.pgdp.net (This file was produced from images
generously made available by The Internet Archive)
*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DELLA GUERRA DELLA INDEPENDENZA DEGLI STATI UNITI DI AMERICA, VOL. 1 ***
STORIA DELLA GUERRA
DELLA INDEPENDENZA
DEGLI
STATI UNITI DI AMERICA
SCRITTA DA
CARLO BOTTA
VOLUME PRIMO
MILANO
PER ANTONIO FONTANA
M.DCCC.XXVII
AVVERTIMENTO DELL'AUTORE
L'autore della presente Opera crede opportuna cosa l'avvertire, ch'egli
ha usata in ella tre sorte di voci e locuzioni. Le prime sono quelle,
che si trovano notate nel Vocabolario della Crusca; e queste intende di
avere usate nei significati stessi, dei quali si leggono gli esempj in
esso Vocabolario, e non altrimenti. Le seconde sono quelle, le quali,
quantunque omesse dai compilatori del medesimo, sono per altro usate
dagli autori di quei tempi, e da quegli stessi, dai quali sono gli
esempj ricavati; per cagion d'esempio la voce _timoneggiare_ usata dal
Machiavelli in significato di governare gli affari dello Stato;
_finanza_ in vece di dire le rendite di uno Stato, voce usata dal
Guicciardini; _le lari_ per dire la sommità dei colli, donde si spartono
le acque, voce usata dal Varchi, e simili. Le terze finalmente sono
quelle, che non si leggono nè nel Vocabolario, nè negli autori, i quali
gli servirono di testo; ma che sono dall'uso volgare d'oggidì
autorizzate, come per esempio, _proclama_, _ministeriale_, e simili.
Egli è però mestiero l'osservare, che questa facoltà ha usato l'autore
assai parcamente, essendo egli alienissimo dalla moderna corruzione
della toscana favella, la quale, come se fosse vecchia o difforme
diventata, molti pur troppo, trasandati i proprj suoi, vestono di panni
forestieri. E se alcuno gli darà biasimo dello aver adoperato qualche
voce, o locuzione barbare, il che potrà forse essere addivenuto malgrado
l'estrema diligenza di lui a volerle schivare, ciò riceverà egli in buon
grado; ma non parimente, se qualcuno gli desse carico di essersi servito
di vocaboli, o di frasi toscane lontane dall'uso volgare d'oggidì;
imperciocchè ei porta opinione, che siccome, quando si vuole scrivere
accuratamente ed elegantemente la latina lingua, e' bisogna, senza
ristarsi alle cronache dei monaci del decimoterzo secolo, salire sino
all'età d'Augusto; e medesimamente, quando si ha in animo di scrivere
nel modo stesso la francese, non agli autori, che scrissero a' tempi
della rivoluzione, ma sibbene agli anteriori, e massimamente a quei del
secolo di Luigi decimoquarto bisogna ricorso avere, così la lingua pura
e schietta d'Italia fa d'uopo cercare negli scrittori del secolo di
Dante e di Boccaccio, ed in quei principalmente del secolo di Leone
decimo e di Clemente settimo; i quali ultimi scrittori quella lingua
medesima e molto crebbero, e maravigliosamente ripulirono. Sono le
lingue come le piante, alle quali è dato un sol tempo per portar il
fiore. Prima esso è rinchiuso dentro una rozza buccia; dopo è appassito
e scolorato. E se taluno affermasse in contrario, che nell'opinione
dell'autore si presuppone, che le lingue non possano coll'andar del
tempo far progressi e migliorarsi, si risponderà, che quando una lingua
veste una sembianza forestiera, questo cambiamento dee meglio
corruzione, che progresso o miglioramento riputarsi. Se poi l'italiana
favella si trovi addì nostri in questo caso, gli amatori della medesima
lo giudicherann'essi. L'autore crede, sia oggimai tempo di ritirarla
verso i suoi principj. Se sarà da quei, che la presente storia
leggeranno, giudicato, ch'egli abbia cooperato a quest'opera gentile,
ciò recherà ben esso a somma sua ventura.
Si debbe ancora avvertire, che le orazioni da lui poste in bocca agli
oratori sono state veramente dai medesimi fatte in quelle stesse
occasioni, di cui si tratta nell'Opera. Solo l'autore quello, che fu
detto da parecchi, che nella medesima sentenza favellarono, ha fatto
dire ad un solo; ed alcuna volta, sebben di rado, usando la facoltà già
concessa ad altri Storici, aggiunse del suo alcune poche cose, le quali
gli oratori medesimi avrebbero verisimilmente dette. Ciò accadde
specialmente nelle due orazioni, l'una posta in bocca di Riccardo Enrico
Lee, l'altra di Giovanni Dickinson, dei quali il primo orò in favore
della dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti, il secondo
mantenne la contraria sentenza.
Finalmente non debb'essere, a chi leggerà, nascosto, che siccome in varj
luoghi, e specialmente nelle orazioni, si trovano non di rado
predizioni, che col tempo riusciron vere, così queste furono
effettualmente dette da quei personaggi stessi, che sono nell'Opera
indicati. Ed in questa cosa ebbe l'autore tanto scrupolo, che, acciocchè
esse predizioni non paressero come quelle de' poeti, le quali vengono
dopo il fatto, volle a parola a parola dai testi, che sono per lo più
scritti in lingua inglese, nella italiana favella trasportarle.
Resta, che gl'Italiani con altrettante amorevolezze e cortesia ricevano
queste Storie, con quanti amore e desiderio di giovare alla lingua loro
furono dall'autore composte.
NOTA DELLE OPERE
_Che l'Autore della presente Storia ebbe in sua facoltà per la
composizione della medesima._
LIBRI INGLESI
Journals of the house of Lords; Journals of the house of Commons,
in-fol. stampati d'ordine delle due Camere. Tutti i volumi dal 1764 sino
al 1783.
Authentic accounts of the proceedings of Congress held at New-York, in
1766. Almon, 1767.
Journals of the proceedings of the Congress, 8. Dilly, 1775.
Journals of Congress held at Philadelphia, 8. Almon, 1776.
The Parliamentary Register, etc. Tutti i volumi dal 1766 sino al 1783.
The Annual Register, etc. Tutti i volumi dal 1764 sino al 1783.
Historical anecdotes relative to the american rebellion, un vol. in 8.
1779.
The Remembrancer, or impartial repository of public events. The second
edition. London, For. J. Almon, 17 vol. in-8. inclusi i Prior documents.
Letters on the american troubles, translated from french of M. Pinto.
1776.
An impartial history of the war in America between Great Britain, and
her colonies from its commencement to the end of the year 1779. 8. For
Faulders, 1780.
The history of the civil war in America, comprehending the campaigns of
1775, 1776, and 1777; by an officer of the army, 8., for Sewel, 1781.
A genuine detail of the several engagements, positions, and movements of
the royal, and american armies during the years 1775, and 1776 with an
accurate account of the blockade of Boston, etc. by William Carter, etc.
4. for Kearlsley, 1785.
An impartial, and authentic narrative of the battle fought on the 17
june, etc. on Bunker's-hill; by John Clarke, 1775.
A history of the campaigns of 1780, and 1781 in the southern provinces
of North America; by Lieutenant-colonel Tarleton, etc. Dublin, I vol.
in-8., 1787.
Strictures on Lieutenant-colonel Tarleton-s history of the campaigns of
1780, and 1781, etc; by Roderick Mackenzie 8., 1787.
The history of the american revolution; by David Ramsay, M. D. 2 vol.
in-8. Philadelphia, 1789.
History of the war with America, France, Spain, and Holland commencing
in 1775, and ending in 1783; by John Andrews, 4 vol. in-8. London, for
J. Fielding, 1783.
The history of rise, progress, and establishement of the independance of
the united States of America, etc. By William Gordon, D. D. London,
printed for the author, and sol by Charles Dilly, 1788. 4 vol. in-8.
An historical, geographical, commercial, and philosophical view of the
american united States, and of the European settlements in America, and
the West-Indies, by W. Winterbotham, 4 vol. in 8. London, 1795.
The life of George Washington, etc; by John Marshall, Chief-justice of
the united States, etc. 5 vol. in 8. London, for Richard Philips, 1804,
1805, 1807.
The life of Washington; by David Ramsay, un vol. in 8. New-York, 1807.
Printed by Hopkins, and Seymour.
Letters addressed to the army of the united States in the year 1783 with
a brief exposition etc.; by Buel. Kingston, state of New-York, 1803.
LIBRI FRANCESI
Révolution d'Amérique; par M. l'abbé Raynal, Londres, 1781.
Lettre adressée à l'abbé Raynal sur les affaires de l'Amérique
septentrionale, traduite de l'anglais de M. Thomas Payne, 1783.
Essais historiques et politiques sur les Anglo-Américains; par M.
Hilliard d'Auberteuil, 4 vol. in 8. Bruxelles, 1781.
Histoire de l'administration de lord North, et de la guerre de
l'Amérique septentrionale jusqu'à la paix en 1783; 2 vol. in-8. Londres
et Paris, 1784.
Histoire impartiale des événemens militaires et politiques de la
dernière guerre dans les quatre parties du monde, 3 vol. Amsterdam et
Paris, chez la veuve Duchesne, 1785.
Constitutions des treize États-Unis d'Amérique, 1 vol. in 8.
Philadélphie et Paris, 1783.
Affaires de l'Angleterre et de l'Amérique, 17 vol. in 8. Anvers.
Voyages de M. le Marquis de Chastelux dans l'Amérique septentrionale,
pendant les années 1780, 1781 et 1782, 2 vol. in-8. Paris, chez Prault,
1786.
Histoire des troubles de l'Amérique anglaise, etc.; par François Soulès,
4 vol. in-8, Paris, chez Buisson, 1787.
Histoire de la dernière guerre entre la Grande-Bretagne et les
États-Unis d'Amérique, la France, l'Espagne et la Hollande, depuis son
commencement en 1755 jusqu'à sa fin en 1783. 1 vol. in-4. Paris, chez
Brocas, 1787.
Histoire de la revolution d'Amérique par rapport à la Caroline
méridionale; par David Ramsay, membre du Congrès américain; traduit de
l'anglais, 2 vol. in-8, Londres et Paris, chez Froullé, 1787.
Recherches historiques et politiques sur les États-Unis de l'Amérique
septentrionale, etc.; par un citoyen de Virginie, 4 vol. in-8. Colle et
Paris, chez Froullé, 1788.
Discussions importantes débattues au Parlement britannique, etc. 4 vol.
in-8. Paris, chez Maradan et Perlet, 1790.
Mémoires historiques et pièces authentiques sur M. de La Fayette, etc. 1
vol. in-8. Paris, l'an second de la liberté française.
_A tutte queste opere bisogna aggiungere gran numero di libricciuoli,
che a' tempi della rivoluzione d'America si stampavano e si pubblicavano
alla giornata, tanto in Inghilterra, quanto in America ed in Francia._
_Finalmente l'Autore ebbe sì buona ventura, che alcuni fra gli attori
stessi degli avvenimenti, ch'egli ha descritti, si sono degnati di
fargli copia di parecchi manuscritti di grande importanza, alla cortesia
de' quali ci rende in questo luogo, siccome dee, con grato animo
pubblica e solenne testimonianza._
STORIA DELLA GUERRA AMERICANA.
LIBRO PRIMO
L'America, e specialmente alcune parti di essa state scoperte
dall'ingegno, e dall'ardire degl'Italiani, ricevettero in varj tempi,
come in luogo d'asilo, gli uomini, i quali le turbazioni politiche, o
religiose cacciavano dalle proprie contrade d'Europa; posponendo eglino
la dolcezza della patria e dell'aere natio alla sicurezza, che quelle
lontane e deserte regioni alle menti loro appresentavano. Quivi
esercitandosi con ammirabil arte e costanza, secondo il costume di
coloro, cui il fervore delle opinioni sollecita e spinge, domando le
fiere, allontanando, o spegnendo gl'insetti malefici o importuni, le
nazioni barbare, e feroci, che abitavano quelle nuove terre, contenendo
e frenando; seccando le paludi, dirizzando i fiumi, diradando le selve,
solcando una verginal terra, e nel suo seno nuovi ed insoliti semi
consegnando, prepararono a sè medesimi un clima meno aspro, e meno alla
natura umana inimico, più sicure e più comode sedi, cibi più salutiferi
con parte di quegli agi ed opportunità, che al vivere civile sono
pertinenti. Questa moltitudine di fuorusciti, partitisi principalmente
dall'Inghilterra a tempo degli ultimi Stuardi, approdarono a quella
parte dell'America settentrionale, la quale si distende dal grado
quadragesimo quinto sino al trigesimo secondo di latitudine
settentrionale, e fondaronvi le colonie del Nuovo-Hampshire, di
Massacciusset, di Connecticut e dell'isola di Rodi, le quali col nome
generale di Nuova-Inghilterra si appellarono; e a' tempi d'appresso
quelle di Virginia, della Nuova-Jork, di Pensilvania, delle contee della
Delavara, della Cesarea, della Marilandia, delle due Caroline, cioè
settentrionale e meridionale, e della Giorgia. Nè è da credere, che
poichè eglino partivano dal paese, ove erano nati, per andare in istrani
luoghi cercando miglior condizione alla vita loro, quello abbandonassero
come in termine d'inimici, rompendo ogni vincolo, che al medesimo gli
strignesse; che anzi, per lo contrario, oltre i costumi, gli abiti, gli
usi e le maniere della comune patria, portarono seco i privilegj
dall'autorità reale conceduti, pei quali le leggi loro erano costituite
a modo di quelle dell'Inghilterra, più o meno conformi ad un governo
libero e largo, ovvero ad un più stretto secondo la natura, o l'autorità
del principe che le dava; ed anche secondo la maggiore, o minore
autorità che il popolo, per mezzo del Parlamento che lo rappresentava,
si trovava a possedere; essendochè in quei tempi di discordie civili e
religiose, per le quali il sangue inglese è stato versato a copia,
queste cose spesso variarono maravigliosamente; conciossiachè, e
ciascuna provincia, o colonia avesse un'assemblea di gente eletta dal
popolo, la quale usava in certi limiti l'autorità del Parlamento; ed un
governatore, il quale in certi limiti ancora esercitava la potestà del
Re, ed agli occhi dei coloni il rappresentava. S'aggiungeva a questo il
giudizio, che e' chiamano per Giurì, non solamente nelle materie
criminali, ma ancora nelle civili; cosa di grandissima importanza, ed
affatto conforme agli ordini giudiziali dell'Inghilterra. Ma in fatto di
religione e' godevano eziandio di maggiore larghezza, che nella prima
patria stessa, non ritenendo essi la gerarchia, o sia l'ordine delle
cose e dignità ecclesiastiche stabilite in Inghilterra; avendo anzi
contro la medesima acerbamente combattuto, ed essendo questa contesa la
prima e principal cagione stata, che gli aveva a sì lunga e perigliosa
peregrinazione inclinati.
Per tanto non è da far maraviglia, se questa generazione d'uomini non
solo avessero le menti loro volte a quelle credenze, le quali
costituiscono la base ed i principj del governo inglese, ma che non
contenti a queste avessero gli animi disposti a volere una maniera di
governo più largo, ed una maggior libertà, e fossero di vantaggio presi
da quel fervore, che nasce naturalmente nel cuore degli uomini dagli
ostacoli, che si oppongono alle opinioni loro politiche, o religiose, e
molto più dall'avversa fortuna, ch'eglino per quelle abbiano incontrato.
E come quest'ardenza e questa esaltazione di animi esacerbati sarebbesi
ella attutita nelle vaste solitudini d'America, dove erano ignote le
distrazioni e gli svagamenti d'Europa; dove l'insistere nelle opere di
mano continuo render doveva i corpi induriti, ed all'avvenante gli animi
ostinati? S'eglino stati erano in Inghilterra avversi alla prerogativa
reale, come in ciò sarebbonsi le opinioni loro cangiate nell'America,
dove niuno, o pochi vestigj si vedevano della presenza e dello splendore
reale? Dove essendo la medesima occupazione comune a tutti, quella di
coltivar la terra, doveva di necessità ingenerarsi in tutti una opinione
ed un amore di una eguaglianza comune? Eglino incontrarono l'esiglio a'
tempi, in cui più ferocemente bolliva nella patria loro la guerra tra il
Re ed il popolo, contendendo questo di avere il diritto di resistere
alla volontà del principe, quando egli usurpa le sue libertà, ed anche,
se l'utilità comune il ricerca, da una testa sopra un'altra la corona
reale trasportare. Credeanlo i coloni; e come si sarebbono ricreduti,
trovandosi, senza la protezione dell'autorità reale presente, quantunque
quasi ancora in istato d'infanzia, o di appena nata società, in quella
nuova contrada vita lieta e felice menare? Osservate le leggi,
amministrata la giustizia, rispettati i magistrati, rari, od incogniti i
delitti, guarentite le persone, la roba, l'onore? Credevano che spetti
un diritto inalienabile a qualsivoglia suddito inglese, o sia libero
uomo, o franco tenitore, come dicon essi, di non dare la roba sua, se
non per proprio consenso; la Camera de' Comuni sola avere il diritto,
come rappresentante il popolo inglese, di concedere alla Corona la
pecunia di esso; essere le tasse liberi doni del popolo a que' che lo
governano; dovere i principi usare l'autorità loro e la pecunia del
comune ad uso solo e benefizio di questo. Ora tale diritto averlo i
coloni portato seco loro; conciossiachè non possano perdersi per
lontananza, o cambiamento di cielo le prerogative inglesi; ed essere i
coloni esciti dal regno con consenso e con privilegj dell'autorità
sovrana; quest'istesso diritto di non dare la propria pecunia, se non di
propria volontà, stato essere in solenne modo riconosciuto dal governo
nei diplomi a parecchie colonie concessi; a questo fine essere state
instituite in ciascuna colonia le assemblee, o corti; per questo aver le
medesime la facoltà d'investigare e sopravvedere l'uso della pubblica
pecunia. E come avrebbono i coloni ad un tale diritto rinunziato,
eglino, che ritraevano sostentamento alle vite loro dalle terre
americane non compre, nè date da altri, ma proprie di loro medesimi,
avendole essi i primi occupate, coltivate, e riempite di fecondi ed
utili semi? Ogni cosa per lo contrario nell'America inglese riguardava
ad una larghezza inusitata di vivere sociale; ogni cosa pareva
inclinare, e dar favore alla civile libertà; ogni cosa volgersi alla
nazionale independenza. Erano gli Americani, i più, non solo
protestanti, ma protestanti contro l'istessa protestanza, e parte di
coloro, i quali in Inghilterra chiamano dissenzienti; perciocchè, oltre
al non riconoscere, come protestanti, niuna autorità in materia di
religione, alle cui decisioni si debba senz'altro esame prestar fede, e
perciò essere essi medesimi col solo lume della ragione naturale giudici
sufficienti delle credenze religiose, opponendosi alla gerarchia, e
condannando non che altro, i nomi delle dignità ecclesiastiche, eransi
spogliati del tutto di quella deferenza ed osservanza, che l'uomo ha di
natura verso le opinioni di coloro, i quali sono in grado costituiti, e
tanto per gli onori, che sono loro usati, quanto per la ricchezza e
magnificenza loro ragguardevoli. Essendo pertanto gl'intelletti degli
Americani intieramente liberi per questo conto, esercitavano
quest'istessa libertà di pensare anche in altri oggetti alla religione
non pertinenti, e specialmente nelle materie di governo; alla quale
investigazione s'erano, a' tempi del soggiorno loro nella prima patria,
grandemente avvezzati. Abbondavano nelle colonie, più che in ogni altra
contrada, i legisti, i quali, siccome sono soliti di cavare il sottile
dal sottile, sono ordinariamente in un paese governato da un principe
assoluto, i più efficaci avvocati della potenza sua; ed in un paese
libero i più utili difenditori della libertà. Quindi era nato l'uso fra
gli Americani quasi universale di quelle acute disquisizioni, che sono
proprie dei teologanti e dei legisti, le quali ingenerano spesso
negl'intelletti umani l'ostinazione e l'ambizione nella propria
sentenza; e per molto, che e' dicessero in fatto della libertà politica
e religiosa, non era mai che paresse loro di averne detto abbastanza. E
siccome lo studio delle belle lettere e delle nobili discipline aveva
già fatto notabili progressi in America, così condivan'eglino queste
disquisizioni con un bel dire; la qual cosa, siccome dall'un canto
allettava e lusingava i sostenitori di queste opinioni, dall'altro le
rendeva più efficaci, e più addentro le imprimeva nella mente degli
uditori. Le massime repubblicane divenivano una dottrina comune; e la
memoria dei puritani, e di quelli che, nelle vicende sanguinose
dell'Inghilterra, avevano le parti del popolo seguitate, e perciò
incontrata la morte, era portata a cielo. Questi erano i padri, questi i
martiri loro. Di questi, delle virtù ed imprese, dell'infelice, come che
agli occhi proprj de' coloni tanto onorevole fine loro, udivano i
figliuoli americani i genitori parlare di continuo. Se il ritratto del
Re prima della rivoluzione si osservava per l'ordinario in ogni cosa,
non è che non si vedessero ancora vicino ad esso quelli di coloro, i
quali a' tempi di Carlo primo la propria vita diedero per difendere ciò
ch'e' chiamavano le libertà anglicane. E non si può dire con quanta
allegrezza ricevuto abbiano le novelle delle vittorie dei repubblicani
in Inghilterra; nè con quanto dolore quelle del ristoramento della
monarchia nella persona di Carlo secondo. In tal modo e le inclinazioni
loro e le massime erano egualmente contrarie allo stato ed alla chiesa
anglicani; e come che modesti ed aggiustati di natura fossero, tutta via
mettean fuori spesso di que' motti, i quali manifestavano un odio
gravissimo contro gli ordini politici e religiosi della comune madre.
Chi voleva il favore popolesco accattare, dovea in questi modi essere
indulgente a sè stesso; e per lo contrario gli Anglicani, i quali però
erano pochissimi, o chi gli avvocava, ne erano disgraziati. Ma ogni
cosa, nella Nuova-Inghilterra principalmente, concorreva a mantener vive
le radici di queste propensioni ed opinioni. Pochi libri avevano i
coloni; ma questi in mano di tutti, e per lo più trattavano di cose di
governo secondo il temporale; ovvero la storia tramandavano delle
persecuzioni dai puritani loro antenati sopportate. Quelli perseguitati
nella antica patria, per le credenze loro in fatto della chiesa, o dello
Stato avere con animosa deliberazione amato meglio abbandonarla,
attraversando un mare vastissimo, fuggendo nelle più rimote ed
inospitali regioni, a fine di poterle liberamente e pubblicamente
professare; per sì generoso disegno avere in non cale posti tutti i
piaceri e le delizie di quella gentil terra, dove erano nati ed educati;
e quali travagli, quali fatiche quali pericoli non aver eglino
incontrati su pe' quei nuovi e selvaggi lidi? Ogni cosa essere loro
contraria stata; i corpi non avvezzi ai freddi invernali ed ai calori
estivi, gli uni e gli altri smisurati, del cielo americano; scarsi i
terreni abitabili; il suolo ritroso; l'aria pestilente; una morte
immatura avere i più de' primi stabilitori rapito; e quelli, che alle
influenze ed alle miserie sopravvissero, avere avuto a combattere, per
assicurare le nascenti sedi, coi nativi, feroce gente ed infiammata di
sdegno, siccome quelli che vedevano per la prima volta un popolo
straniero, non mai più nè veduto nè udito per lo innanzi, insignorirsi
di quelle terre, delle quali erano stati per sì lungo tempo i soli
occupatori e signori; avere i coloni colla pazienza e coll'ardire
superato a poco a poco tutti questi impedimenti; la qual cosa, se
dall'un de' lati procurò ad essi più quiete ed una miglior condizione di
vita, dall'altro diede maggior baldanza ed opinione di sè medesimi con
una elevazione d'animo non ordinaria. Oltre a ciò, siccome i casi
prosperi, od avversi, che una generazione d'uomini abbiano insieme
incontrato, e la ricordanza loro legano in singolar modo gli animi di
quelli e più gli stringono, ed all'un l'altro affezionano; così gli
Americani avevano tra di sè non solo que' vincoli, i quali l'uno
coll'altro congiungono gli uomini della medesima nazione per l'identità
della lingua, delle leggi, del cielo, dei costumi, ma di più quelli, che
derivano da un destino medesimo in quelle rivoluzioni, alle quali un
popolo sia stato soggetto; onde offerivano al mondo come quasi
un'immagine di quelle congregazioni d'uomini viventi non solamente colle
leggi comuni della generale società, in cui e' sono, ma ancora con
alcune regole e statuti particolari e proprj, ai quali si sono
volontariamente sottoposti. Il che suol dare, oltre ad un'opinione
comune, anche uno zelo ed entusiasmo comune.
Non si deve passare sotto silenzio, che anche la condizione della
società nelle colonie americane dell'Inghilterra doveva rendere gli
abitanti avversi ad ogni specie di superiorità; ed alla libertà
inclinati. Là non v'era che una sola classe d'uomini. La mediocrità
della condizione loro non invitava i magnati d'Europa a recarsi su
quelle spiagge; le ricchezze e gli onori ereditari non vi si
conoscevano. Onde nissun vestigio vi rimase della servitù feudale. La
qual cosa ha dovuto una generale opinione partorire, essere tutti gli
uomini per natura eguali; e difficilmente avrebbero questi abitanti
persuaso a sè medesimi, dovere alla munificenza de' principi le terre
loro ed i diritti civili. Pochi avevano udito ricordare la _magna
carta_, e quelli, i quali conoscevano la storia di quell'importante
periodo delle rivoluzioni inglesi, nel quale quel patto fu fermato, lo
riputavano piuttosto un riconoscimento solenne dai Re d'Inghilterra
fatto de' diritti del popolo, che una concessione. Siccome riconoscevano
dal cielo quella protezione, la quale gli condusse in mezzo a tanti
pericoli a quelle terre, dove aveano finalmente un riposo trovato, che
nell'antica patria avevano cercato invano, e similmente a quella
riferivano le messi dei loro ubertosi campi, unica e vera sorgente delle
ricchezze loro; così non dalle concessioni dei Re della Gran-Brettagna,
ma dalla bontà, e clemenza infinita del Re del mondo ripetevano ogni
diritto; le quali opinioni nelle menti di un popolo, come questo era,
religioso e raccolto, dovevano profonde radici, e tenacissime avere.
Per la vastità delle province occupate, e la copia delle vacanti terre
ogni colono era, o poteva essere facilmente ad un tratto signore,
castaldo, e lavoratore. Vivendo, e dilettandosi nella vita contadina,
sotto i proprj occhj, dalle sue proprie terre, e spesso per le sue mani,
ei vedeva nascere, crescere, prosperare, e maturarsi tutte le cose al
vivere dell'uomo necessarie, e perciò trovavasi fuori di ogni soggezione
e dependenza; e la libertà individuale è possente stimolo alla libertà
civile. Ognuno poteva cacciare, uccellare, pescare a sua posta senza
timore di poter fare ingiuria ad altrui; perciocchè le bandite erano in
America ignote. I barchi, ed i serbatoj loro erano foreste senza fine,
vasti e frequenti laghi, grandissimi fiumi, ed acque correnti d'ogni
maniera con un mare infinito e libero, abbondante sopra ogni altro
d'ogni sorta di pescagione. Vivendo sparsi ne' campi uno qua, e l'altro
là, crebbe l'amore tra i membri della medesima famiglia; onde scemò in
questi la voglia di sbrancarsi, e d'andar di scarriera; la qual cosa è
spesso causa di doversi l'uomo mettere agli stipendj altrui, e contrarre
abitudini servili.
La più gran parte dei coloni inglesi essendo tenitori, castaldi, e
lavoratori di terre, e viventi di continuo nelle masserie, i mercatanti,
i meccanici ed i manufattori sommati insieme appena che arrivassero ad
un quinto della totalità degli abitanti; ed essendochè i coltivatori
delle terre solamente dal cielo dipendono, e dalla propria industria,
questi altri per lo contrario debbono più, o meno avvezzarsi ed
accostarsi ai modi servili per potersi ai capricci degli avventori
accomodare; dimodochè la gran proporzione dei primi sopra i secondi
dovette necessariamente produrre in quelle colonie una foggia d'uomini
independenti, i quali non essendo soliti a rimanersi, se non se
all'incontro di quegli ostacoli, che la natura stessa delle cose
tramette, dovevano risentirsi vivamente, e diventare renitenti ad ogni
freno dall'autorità umana imposto.
Gli abitanti poi delle colonie erano anche esenti, e quasi fuori dal
pericolo di pigliar i bocconi ministeriali, essendo la sede del governo
così lontana, ed avendo non che provato, udito di que' zimbelli. Così
non v'era là andazzo di corrompere e di esser corrotto; i maestrati
erano pochi, e sì poco lucrativi da non poter dare le imbeccate.
Quell'amore verso il Sovrano, e l'antica patria loro, il quale avevano i
fuorusciti potuto conservare nella nuova, andò di mano in mano scemando
negli animi dei coloni in quella ragione, in cui una generazione
succedendo ad un'altra dal primiero stipite loro s'allontanavano; e
quando ebbe principio la rivoluzione, della quale ci apparecchiamo a
scrivere la storia, gli abitanti delle colonie inglesi erano per la più
parte la terza, la quarta, ed anche la quinta generazione da que' primi
coloni, che avevano l'Inghilterra lasciato, e si erano nelle nuove
regioni dell'America fermati. Ad una tale distanza i sangui più non si
affrontano, o trovano poca corrispondenza; e la ricordanza degli
antenati meglio viveva nella memoria, che nei cuori dei discendenti.
Il commercio, il quale suole congiungere ed amicare gli uni agli altri
gli abitanti di rimotissime contrade, non era ne' primi periodi delle
colonie inglesi sì frequente, che potesse l'unione e l'amore vicendevole
tra gli abitanti dell'una, e dell'altra Inghilterra mantenere. I più dei
coloni non avevano altro udito ricordare dell'Inghilterra, se non se,
questa essere un regno lontano, dal quale furono empiamente e
crudelmente ributtati gli antenati loro, e via cacciati, perchè
andassero a cercar ventura nei deserti e nelle foreste dell'orrida
America, solo abitata da uomini selvaggi e feri, o da velenosi ed
orribili serpenti.
La lontananza del governo ne scema la forza, o sia perchè gli uomini,
non essendo presente lo splendore e la magnificenza del trono,
obbediscono alla sola forza di quello, ed a ciò non sono invitati dal
rispetto e dall'illusione; o sia perchè gli agenti suoi in lontane
contrade posti, nell'esecuzioni delle leggi mettono ordinariamente più
del loro arbitrio, e perciò e' danno ai popoli governati maggiore
speranza di poter per diverse vie scappar dalla tela. Che si dovrà
dunque credere della forza del governo inglese in America, se si
considera, che tra l'una e l'altra contrada giace un mare tremila miglia
largo, e che dovevano i mesi intieri trascorrere tra un ordine dato, e
la esecuzione sua? Aggiungesi, che, fuori dei casi di guerra, gli
eserciti stanziali, che pure ad ogni modo costringono i popoli
all'obbedienza, erano pochi in Inghilterra, e pochissimi in America;
essendo anzi cosa alla legge contraria il mantenervegli: da ciò ne deve
risultare di necessità, che siccome gli stromenti di costringere da
parte del governo erano deboli, così doveva nascere e crescere ognora
più negli animi americani, colla speranza, anche il desiderio di levarsi
dal collo il giogo della superiorità inglese.
Tutte queste considerazioni spettano più specialmente alla condizione
delle province orientali dell'America inglese. Ma nelle occidentali,
essendo le terre molto più fertili, e perciò godendo i coloni di una
maggior larghezza di facoltà, dovevano anche poter essere di vantaggio
liberi in sulla propria volontà, e meno per le necessità naturali a
quella d'altrui obbligati. Nè si potrebbe pensare, ciò avere ammollito,
o snervato gli animi loro; che anzi, vivendo eglino continuamente in sui
campi, lontani dal lusso e dagli allettamenti delle città, ed essendo in
ogni desiderio loro assegnati e modesti, si deve credere, la maggior
abbondanza delle cose al vivere umano necessarie conferisse ai corpi
loro più vigore, e gli animi rendesse ad ogni soggezione più impazienti.
In queste ancora la schiavitù dei Neri, la quale vi era in uso,
quantunque sembri a prima vista strana cosa a dirsi, allettava gli
uomini bianchi all'amore della libertà. Avendo questi continuamente
sotto gli occhj l'esempio vivo della miserabile condizione dell'uomo
ridotto in ischiavitù, dovevano sapere meglio, e più apprezzare la
libertà, la quale e' gioivano; questa libertà riputavano, non che un
diritto, essere una franchigia ed un privilegio; e siccome quando si
tratta dell'interesse proprio e delle passioni loro, gli uomini
giudicano alla grossa e cogli occhi della mente abbacinati,
impazientemente sopportavano i coloni la superiorità del governo
inglese, e le pretensioni sue, siccome quelle, che tendessero a condurli
in uno stato prossimo, o simile a quello, al quale gli schiavi loro
erano ridotti, detestando eglino in sè stessi ciò, che esercitavano
sugli altri.
Gli abitanti delle colonie, specialmente delle orientali, fruivano non
solo l'ombra, ma di più la sostanza medesima del governo inglese, ed in
questo conto poco mancava, non fossero affatto independenti. Eglino
eleggevano i proprj maestrati; eglino gli pagavano, ogni cosa spettante
all'amministrazione interiore loro s'apparteneva; e la sola prova della
dependenza verso l'antica patria in ciò era, che non potessero far
leggi, o statuti contrarj alla lettera, od alla intenzione delle leggi
inglesi; che il Re avesse la facoltà del divieto sopra le deliberazioni
delle assemblee loro, e che si sottomettessero a quelle regole e
restrizioni di commercio, che fossero dal Parlamento giudicate
necessarie, ed al bene universale di tutto l'impero conducenti. Del
rimanente queste cose erano più vane parole, che altro; perciocchè il Re
di rado diede divieto; e da un altro canto e' cansavano destramente
quelle regole e restrizioni per il mezzo del traffico di contrabbando.
Le assemblee provinciali poi erano molto libere, e forse più del
Parlamento stesso dell'Inghilterra, non essendovi là i ministri pronti
ad imbeccherare ad ogni dì, ed il calore e zelo democratico non avendovi
freno, se non debole o niuno; conciossiachè i governatori, i quali
v'intervenivano da parte del Re, non avessero credito da tanto, traendo
gli loro stipendj, non dalla corona, ma sì dalla provincia stessa, ed in
alcune fossero anche eletti dai suffragi degli abitatori.
L'eccessivo zelo religioso, il quale era ne' coloni, e massimamente
negli abitatori della Nuova-Inghilterra, manteneva tra i medesimi i
buoni costumi, e la parsimonia, la temperanza e la castità erano virtù
frequenti in mezzo a quel popolo. Là non si vedevano le mogli pompose, i
mariti randagi, i figliuoli discoli. I ministri di una religione
severissima eranvi ed osservati e venerati; perciocchè davano essi
stessi l'esempio di quelle virtù, che agli altri predicavano. Là si
passava il tempo tra i lavori camperecci, le brigate domestiche, e le
preghiere, e grazie indiritte e rendute a quel Dio, il quale, aprendo
loro le viscere di una fertile terra, e con gli accidenti di un propizio
cielo fecondandola, accumulava sopra di essi tanti beni e tanti tesori.
Se a ciò si aggiunge, che gli abitanti della Nuova-Inghilterra
s'incontrarono, dopo superati i primi ostacoli, in una regione
generativa e sana, non sarà da maravigliare, la popolazione delle
colonie americane essere, nel termine di un secolo, cresciuta in
maniera, che pochi e miserabili uomini, i quali l'avversa fortuna aveva
spinto a que' lidi estrani, siano diventati in sì breve tempo una grande
e potente nazione.
Oltre a questo si deve fare considerazione, che i padri americani
andavano esenti del tutto da quella inquietudine, la quale ad ogni dì,
ad ogni ora, e quasi ad ogni momento punge e travaglia l'animo dei padri
europei intorno al sostentamento e collocamento futuro della prole loro.
Laonde l'appetito naturale di generare non trovava, sotto quel cielo,
nella strettezza delle facoltà famigliari opposizione alcuna; che anzi
la nascita di un figliuolo era non solo un evento prospero al paternale
amore; ma sì lo era ancora per l'interesse ed il prò di tutta la
famiglia; perciocchè in quella immensità di terre tuttavia incolte non
era da dubitare, che il nuovo fanciullo all'età conveniente pervenuto,
riducendone a propria coltivazione anche un altro tratto colle mani sue,
non procurasse a sè ed ai parenti un nuovo sostentamento; e perciò più
erano i figliuoli, e più eziandio erano gli strumenti del bene ed
agiatamente vivere di tutta la Casa. Per la qual cosa egli è chiaro, che
in quei paesi il cielo, la natura, le istituzioni civili e religiose, e
l'interesse medesimo delle famiglie, tutti concorrevano in questo; che
avessero a nascervi in copia, da robusti padri, robusti e generosi
figliuoli.
E siccome la industria, lo intraprendere, ed il sommo desiderio di
convertire ogni cosa in prò sono proprj di coloro, i quali si trovano
dagli altri uomini segregati, e solo da sè stessi possono ogni
sostentamento aspettare, discendendo anche i coloni da una nazione nota
a tutti per suo ardire e per la sua industria nelle cose di commercio,
si deve facilmente credere, che all'accrescimento della popolazione si
proporzionasse quello del commercio stesso. La qual cosa si può
chiaramente argomentare da ciò, che nell'anno 1704 la totalità
dell'uscita commerciale dall'Inghilterra, compresevi le merci tratte per
alla volta delle sue colonie, era stata di sei milioni cinquecento e
novemila lire di sterlini; ma da quell'anno sino al 1772 queste crebbero
sì fattamente in popolazione e prosperità, che in quest'ultimo anno
trassero da sè sole dall'Inghilterra pel valore di sei milioni
ventiduemila cento e trenta due lire di sterlini; che è quanto dire, che
nel 1772 le colonie ricavarono da per sè sole dalla comune patria quasi
altrettante mercatanzie, quante esse stesse unitamente a tutte le altre
parti del mondo sessant'otto anni indietro avevano ricavato.
Tale era lo stato delle colonie inglesi d'America, tali le opinioni e le
affezioni di coloro, che le abitavano, essendo già oltre la metà
trascorso il decimo ottavo secolo. Potenti di numero e di forze,
abbondanti di ricchezze, e d'ogni cosa al vivere umano necessaria,
proceduti già molt'oltre nella carriera delle arti utili e delle nobili
discipline, andando già mercatando per ogni dove con tutte le nazioni
del mondo, non era possibile, non fossero diventati di sè medesimi
consapevoli; e che, crescendo appoco appoco il nazionale orgoglio, il
giogo della superiorità inglese impazientemente non sopportassero. Ma
queste opportunità ed inclinazioni a cose nuove non procedevano a
manifesto incendio, e sarebbersi senza nuova esca contenute tuttavia ne'
termini, in cui già per sì lungo tempo erano bastate; la quale esca il
governo brittanico, durante un secolo, governando con prudenza le cose
delle colonie, aveva evitato di somministrare; che anzi quasi con cura
paterna allevandole e proteggendole, quando elleno erano ancora deboli,
e quasi in istato d'infanzia costituite, e poscia con savie leggi
regolando il commercio loro colla comune madre e coll'estere nazioni, le
aveva gradatamente alla presente prosperità condotte, e fattele
fiorentissime; imperciocchè ne' tempi prossimi alla fondazione delle
colonie, l'Inghilterra cogli uomini suoi e colle sue navi, non
altrimenti che una buona madre i proprj figliuoli, le difendeva contro
gl'impeti delle vicine e barbare popolazioni, e dalle avanie e soprusi
delle altre nazioni; concedeva immunità e privilegj a coloro, i quali
volessero dall'Europa ridursi in quelle nuove terre; somministrava ai
coloni a buonissimo prezzo i drappi, i panni, i feltri, le tele ed ogni
maniera d'istromenti necessarj tanto per la propria difesa contro i
nemici, quanto per le arti utili in tempo di pace, e specialmente ogni
cosa atta e conveniente all'acconcime delle terre, ed ai lavori della
agricoltura. Medesimamente i mercatanti inglesi gli accomodavano dei
loro grossi capitali, senza dei quali non avrebbero potuto intraprendere
opere di gran momento, come quelle di costrur navi di gran portata,
seccare vaste paludi, ordinare letti a' fiumi, diboscare le selve, e
numerose piantazioni fare, e simili altre imprese di somma
considerazione.
In contraccambio di tanti benefizj, e piuttosto come una conseguenza
necessaria dell'atto di navigazione, che come una restrizione fiscale e
particolare di commercio, l'Inghilterra altro non ricercava
dall'America, se non se che questa l'accomodasse di quelle cose che a
lei mancavano, e da lei ricevesse quelle che in casa soprabbondavano, e
delle quali avessero le colonie difetto. Perciò l'America era obbligata
a portare in Inghilterra tutte le derrate, grasce e proventi di
qualsivoglia sorta, che le sue terre producono soprabbondevolmente, e
delle quali questa aveva bisogno; ed anche tutte le materie gregge, le
quali possono alle manifatture servire. Oltre a questo era fatto divieto
agli Americani di far procaccio di lavori da ogni altra parte
qualsivoglia del mondo fuori dell'Inghilterra, e di non far compra
parimente dei proventi delle terre appartenenti ad alcune nazioni
europee, colle quali era essa in gelosia e rivalità, se prima questi
proventi non erano nei porti inglesi stati introdotti. Questo è stato lo
scopo costante, e tale la materia di moltissimi atti del Parlamento
perfino dal 1660 sino al 1764, dimodochè un vero monopolio commerciale
venne ad ordinarsi a carico delle colonie inglesi, ed in favore della
Inghilterra. Della qual cosa però i coloni non se ne tenevano nè offesi,
nè gravati; sia perchè ne ricevevano in ristoro tanta protezione dal
governo e tante comodità dai particolari, sia perchè, e molto più, egli
pareva e riputavasi, che la gravezza, che ne sperimentavano, tenesse
luogo delle tasse ed imposizioni, alle quali gli abitanti della
Gran-Brettagna andavano soggetti per virtù delle leggi emanate dal
Parlamento. In tutto questo tempo le tasse parlamentari non formarono
parte del sistema del governo colonario. In fatti in tutte le leggi, le
quali alle colonie riguardavano, tutte le parole speciali, che ne'
preamboli delle leggi di finanza significano l'imporre gravezze,
balzelli, o tasse, a fine di creare una entrata pubblica ad uso del
governo, erano studiosamente evitate; e solo si usavano quelle di doni,
di concessioni, o di aiuti prestati alla Corona. Ed avvegnadiochè il
Parlamento avesse più volte imposte gabelle su di varj oggetti di
commercio nelle colonie, queste erano riputate meglio regole e
restrizioni di commercio, che sorgenti di pubblica entrata. Così sino
all'anno 1764 il negozio delle tasse da imporsi per autorità del
Parlamento a fine di creare una rendita al comune si passò sotto
silenzio; e l'Inghilterra stette contenta ad esercitare la sua
superiorità solamente regolando i generali interessi delle colonie, e
facendogli tutti concorrere e rinvergare nella utilità di tutto il
regno. Alla quale condizione si sottomettevano gli Americani, se non
senza qualche mal cenno, almeno con una filiale obbedienza. Dal che si
dimostrò, che quantunque non fossero sottoposti alle tasse parlamentari,
davano ciò non ostante buona corrispondenza di sè medesimi, ed utilmente
servivano alla prosperità di tutto il dominio inglese.
Non è però, che non siano corsi di quando in quando mali umori tra l'uno
e l'altro popolo per le tente fatte dall'un canto a fine di mantenere,
ed anche amplificare la superiorità, e dall'altro per progredire verso
l'independenza. Un anno dopo la pace di Aquisgrana fu fatta nelle
vicinanze del fiume Ojo una concessione di seicentomila acri (un'acre
chiamano una sorta di misura agraria usata nell'America settentrionale,
delle quali cinque sommate insieme equivalgono a un dipresso a due
ectari) delle migliori terre ad alcuni gentiluomini, che esercitavano la
mercatura, i quali collegatisi si chiamarono la compagnia dell'Ojo.
Della qual cosa avendo avuto sentore il governatore della provincia del
Canadà, la quale si teneva allora pei Francesi, venne in apprensione,
non avessero gl'Inglesi il pensiero di disturbare il commercio loro con
gli Indiani chiamati Tuigtuis, ed interrompere la comunicazione loro tra
le due province della Luigiana e del Canadà. Mandò dunque ai governatori
della Nuova-Jork e della Pensilvania significando, i mercatanti inglesi
aver posto piede sul territorio francese trafficando con gl'Indiani, i
quali coi sudditi della Corona di Francia dovevano solo trafficare; e
minacciando, gli farebbe pigliare, ovunque trovati gli avesse. Ma questi
nonostante continuarono i traffichi loro; onde nel principio dell'anno
1751 alcune bande di Francesi e d'Indiani posero le mani addosso ai
mercatanti inglesi. Gl'Indiani, amici all'Inghilterra, alteratisi
grandemente all'ingiuria stata fatta ai confederati si assembrarono, e
fatta nelle selve una diligente scoperta pigliarono a furia i mercatanti
francesi, e gli trasportarono in Pensilvania. E non contenti a questo, i
Virginiani mandarono al sig. San-Pietro comandante, pel Re di Francia,
di un forte piantato sul fiume Ojo, il maggiore Washington,
quell'istesso, il quale imperò poscia agli eserciti americani,
commettendogli, gli domandasse ragione di questi atti d'ostilità, e
ricercasselo, ritirasse i suoi. Rispose San-Pietro, non potere alle
dimande inglesi acconsentire; appartenere la contrada al Re di Francia
suo signore; non avere gl'Inglesi nissuna ragione di trafficare su per
quei fiumi; e che perciò eseguendo gli ordini datigli avrebbe fatto
pigliare, e condurre prigioni nel Canadà tutti quegl'Inglesi, che si
attentassero di trafficare per l'Ojo, e sue dependenze.
Questo procedere dei Francesi alterò grandemente i ministri della
Gran-Brettagna, i quali non potevano tollerare, che fossero fatti
soprusi agli amici e confederati loro. Perciò si risentirono tosto, e
scrissero risolutamente in America, dovessesi resistere alle usurpazioni
francesi colla forza dell'armi. Le istruzioni pervennero molto per tempo
in Virginia. Nacquero quindi le ostilità, e si sparse sangue da ambe le
parti.
Il maestrato, il quale nell'Inghilterra tien cura dei negozj
appartenenti al commercio ed alle piantazioni, accorgendosi che le
colonie divise tra di loro, non potevano se non tardi e male opporsi ai
tentativi di una gente audace ed arrisicata, secondata anche da buon
numero d'Indiani, raccomandò a ciascuna di esse, facessero un convento
generale di deputati, a fine si contraesse una generale lega fra di
tutte, e fra queste e gl'Indiani sotto il nome e la protezione di Sua
Maestà britannica. Appuntossi, che il convento dei governatori e dei
principali di ciascuna delle colonie si facesse in Albania, Terra posta
sul fiume del Nort. Questi dopo di avere con doni convenienti assicurati
gli animi degl'Indiani delle sei tribù, procedettero alla disamina dei
mezzi più opportuni per poter difendere sè e le robe loro dagli assalti
degl'inimici. Sopra di che furono di parere, essere del tutto necessaria
una lega generale fra tutte le colonie. Le condizioni della lega furono
accettate addì 4 di luglio 1754, la somma delle quali importava quanto
siegue: «Si supplicasse, a fine d'impetrare dal Parlamento un atto, in
virtù del quale venisse a ordinarsi un governo generale in America; che
sotto questo governo ciascuna colonia conservasse gli ordini suoi
interni, da quei particolari in fuori, nei quali dal medesimo atto fosse
qualche cambiamento introdotto; che il governo generale fosse
amministrato da un presidente generale da eleggersi e stipendiarsi dalla
Corona, e da un Gran Consiglio da eleggersi dai rappresentanti del
popolo delle colonie; il presidente generale avesse il divieto sopra gli
atti del Gran Consiglio, e fosse suo uffizio di mettergli ad effetto; il
medesimo, col parere del Gran Consiglio, avesse autorità di concludere
ed eseguire tutti que' trattati cogli Indiani, nei quali tutte le
colonie avessero un interesse comune, come ancora di concludere la pace,
o di dichiarare la guerra alle nazioni indiane; ancora fosse autorizzato
a far provvisioni per regolare ogni traffico con quelle; potesse
dagl'Indiani comprare, e ciò per la Corona, terre situate fuori del
territorio delle particolari colonie; avesse facoltà di fondare nuove
colonie sulle terre acquistate; e potesse far leggi per regolare e
governare queste nuove colonie; potesse far leve e stipendiare soldati,
construrre fortezze, allestir naviglj per la custodia delle coste, e per
la protezione del commercio; ancora, ed a questi fini avesse facoltà di
far provvisioni per imporre tali generali dazj, balzelli, o tasse, che
più credesse convenienti; eleggesse un tesoriere generale, ed anche un
particolare in ciascheduna colonia, ove ne fosse d'uopo; il presidente
generale avesse la facoltà di eleggere gli uffiziali di terra e di mare,
ed il Gran Consiglio avesse la facoltà di nominare gli uffiziali civili;
nel rimanente le leggi che facessero, non solo non potessero essere
contrarie, ma di più dovessero essere consentanee alle leggi inglesi, e
da trasmettersi al Re per l'approvazione». Questi furono i modelli del
governo a venire proposti dalle colonie, i quali furono inviati in
Inghilterra per l'approvazione; della qual cosa gli Americani avevano
grande speranza; perciocchè le cose già si volgevano a manifesta guerra
colla Francia; ed affermavano bastar loro la vista, se la lega era
approvata, di difendersi da sè stessi dalle armi francesi, senz'altro
ajuto dalla parte dell'Inghilterra.
Nissuno non vede, quanto un sì fatto ordine pubblico avrebbe attenuato
l'autorità del governo inglese, ed avvicinati i coloni ad una totale
independenza; imperciocchè per quello venivano a conseguire, e ad avere
in mezzo di loro medesimi un governo, il quale in fatto avrebbe
esercitata tutta l'autorità e tutti i diritti, che spettano alla
sovranità, quantunque in nome paresse dipendere tuttavia dal governo
patrio. Ma questo disegno non sapeva del buono al governo inglese, il
quale s'era stranamente ingelosito, che la lega di cui si trattava, non
somministrasse la opportunità, ed un fondamento notabile ad accordo di
macchinazioni in America, che tendessero a' danni della sovranità sua.
Perciò mal grado del pericolo imminente di una guerra esterna contro di
un nemico poderoso d'uomini e d'armi, gli articoli della confederazione
non furono approvati.
Ma i ministri d'Inghilterra non trasandarono questa occasione per
ampliare, se avessero potuto, l'autorità del governo in America, e
massimamente quella d'imporre le tasse; cosa più di tutte desiderata al
di qua, e detestata al di là dell'Oceano. E perciò in luogo del modello
americano ne immaginarono un altro, e lo mandarono ai governatori delle
colonie, acciò alle assemblee colonarie lo proponessero; «che i
governatori di tutte le colonie, accompagnati da uno, o due membri dei
Consiglj, convenissero insieme per accordare tra di loro quelle cose,
che alla difesa comune fossero necessarie; per construr fortezze; per
far leve di soldati con facoltà di trarre sopra il tesoro britannico per
quelle somme che fosser di bisogno; e si rimborsasse il tesoro per mezzo
di una tassa da porsi sulle colonie per via di un atto del Parlamento».
A qual fine mirasse questo trovato ministeriale non è difficile a
vedersi, se si considera, che per lo più i governatori ed i membri del
Consiglio erano eletti dal Re; onde il tentativo non ebbe successo in
America, ed i motivi furono acconciamente dedotti in una lettera del
dottor Beniamino Franklin, scritta al governatore Shirley, il quale gli
aveva il modello dei ministri inviato. In quella s'incominciarono a
scorgere i semi della discordia, che poco poi nacque[1].
La Corte generale di Massacciusset scrisse al suo agente in Londra di
opporsi ad ogni cosa, la quale avesse la mira a por balzelli nelle
colonie per un uso pubblico qualsivoglia, o per sovvenimento del
governo. Per lo contrario, i governatori, e particolarmente il Shirley,
mandavano continuamente dicendo, ciò essere e giusto a pretendersi, e
possibile a farsi, ed utile ad eseguirsi.
Queste sospizioni e questa gelosia, che ingombravano le menti americane,
originate dal timore di una tassa parlamentare, incontravano nelle
medesime buona corrispondenza per certe ruggini antiche, che vi
rimanevano cagionate da alcune provvisioni del Parlamento, le quali,
abbenchè non avessero tendenza a por tasse, o balzelli, ristringevano
però molto il commercio interno delle colonie, o impedivano le
manifatture, od in qualsivoglia modo andavano a ferire l'amore proprio
degli Americani, come se eglino non fossero uomini da tanto, quanto
gl'Inglesi; ovvero come se questi, tarpando l'ali agl'ingegni americani,
volessero in uno stato inferiore e di minore stima mantenergli. Tale si
era la provvisione, la quale portava divieto di tagliare gli alberi da
pece e da ragia, i quali non fossero in chiudenda compresi; e
quell'altra, che proibiva il trasportare fuori delle colonie, ed anche
dall'una nell'altra introdurre i cappelli fatti in quelle, e le lane ivi
lavorate, e vietava ai cappellai di non avere ad un tempo più di due
novizj, o sia apprendenti. Ancora quell'altra vinta per facilitare la
riscossione dei debiti nelle colonie, la quale ordinava, le case, le
terre, i Neri, ed altri effetti reali dover sodare il pagamento dei
debiti. Quella finalmente, la quale fu vinta nell'anno 1733 per istanze
fatte dagli abitanti delle colonie, dove si coltiva lo zucchero, per la
quale si vietava, che dalle colonie olandesi e francesi non si
trasportassero, se non se mediante un grave dazio, dentro le colonie
inglesi settentrionali il rum, lo zucchero, e le mielate. A queste si
debb'aggiugnere un'altra provvisione del Parlamento vinta nell'anno
1750, per la quale si ordinò, che facendo tempo dal dì 24 giugno del
medesimo anno, non potessero nelle colonie americane eseguirsi certi
lavori di ferro; e non fosse lecito il fabbricarvi l'acciajo; e quella,
per la quale si regolarono e restrinsero i biglietti di credito verso i
governi della Nuova-Inghilterra, e si dichiarò, non potere essi avere
forza di moneta nel pagamento dei debiti, affinchè i creditori inglesi
non fossero dannificati per essere obbligati a ricevere, in luogo di
moneta, una carta, la quale scapitava. Questa provvisione, comechè
giusta, gli Americani ricevettero di mal animo, siccome quella, che
tendeva a screditare i loro biglietti. Di qui nacquero i primi sdegni
negli Americani, ed i primi sospetti negl'Inglesi.
Da un'altra parte si discorreva in Inghilterra, che se i coloni per le
restrizioni commerciali poste dal governo, per le quali veniva
grandemente a vantaggiarsi la comune patria, non pretendessero più oltre
che questo, che nell'imposizione delle tasse, avessero ad essere con
molta dolcezza ed equità trattati, sarebbe ella cosa giusta e
ragionevole riputata; ma richiamarsi da ogni specie di ulteriore ajuto
verso la patria europea, ciò non potersi in niuna maniera comportare;
l'Inghilterra, riserbando a sè stessa il commercio delle sue colonie,
avere adoperato come tutte le moderne nazioni hanno adoperato da molto
tempo; aver ella imitato l'esempio degli Spagnuoli e dei Portoghesi; ma
questo ancora aver fatto con una moderazione, che i governi di queste
nazioni non hanno conosciuto. Fondando queste lontane colonie,
l'Inghilterra averle fatte partecipi di tutti que' diritti e privilegj,
che i sudditi stessi inglesi gioiscono nella patria loro; lasciandole al
tutto governare a sè stesse, e tali leggi promulgare, le quali la
saviezza e la prudenza delle proprie assemblee avrebbero credute
necessarie. E brevemente essa aver conceduta alle colonie la più ampia
facoltà di provvedere a sè stesse, e procurare gli rispettivi interessi,
solo salvando per sè il benefizio del commercio loro, e la congiunzione
politica sotto il medesimo sovrano. Le colonie francesi ed olandesi, e
soprattutto le portoghesi e spagnuole non isperimentare a gran pezza
tanta indulgenza. E veramente le colonie inglesi, non ostanti quelle
restrizioni di cui esse fanno querele, avere in commercio ed in
proprietà loro un immenso capitale; imperciocchè oltre i ricchi carichi
dei proventi delle terre loro levati dalle navi inglesi, le quali vanno
per que' porti trafficando, avere i coloni proprj navilj, i quali
portano con incredibile prò in gran copia le derrate e merci loro, non
solo ai porti della metropoli, ma ancora (per l'indulgenza e tolleranza
maternale di questa) a quelli di alcune altre parti del mondo, e
riportano a casa le merci e comodità europee. Quindi procedere, esser
nelle colonie inglesi insoliti, anzi inuditi quegli enormi prezzi, ai
quali si vendono le mercatanzie europee in quelle della Spagna e del
Portogallo; che anzi nelle prime, molte vendersi allo stesso, ed alcune
anche a più infimo prezzo, che nell'Inghilterra medesima. Queste cose
non vedersi nelle colonie portoghesi e spagnuole e poche nelle francesi;
le restrizioni poste dall'Inghilterra sul commercio americano riguardare
piuttosto ad una giusta e prudente distribuzione del medesimo verso
tutte le parti de' suoi vasti dominj, acciocchè tutte egualmente ne
potessero diventar partecipi, che ad una vera proibizione; e se i
sudditi inglesi sono liberi di andar trafficando per tutte le parti del
mondo, la medesima facoltà essere concessa ai sudditi americani per
molti capi, se si eccettuano però le parti settentrionali dell'Europa, e
le Indie orientali. In Portogallo, in Ispagna, in Italia, pel
Mediterraneo, sulle coste dell'Africa, in tutto l'emisfero americano le
navi delle colonie inglesi potere liberamente esercitare il commercio;
savie, e bene considerate essere le leggi inglesi per dar favore a
questa sorta di commercio, siccome quelle che hanno in mira di far
levare più mercatanzie dai porti americani, e ad abilitare i coloni a
diboscare e coltivare le terre per la vendita certa di una grandissima
quantità di legni da fabbricar navi, de' quali abbondano le foreste
loro. Esser vero, molte cose non poter recare i coloni a nissun altro
luogo, che ne' porti d'Inghilterra; ma in ciò doversi far
considerazione, le terre americane per la natura e vastità loro dovere
occupare assai, e gli animi e i corpi degli abitanti, senza che e' sia
richiesto, che vadino a cercar civanza altrove, a modo degli abitanti di
altre contrade già con ogni studio coltivate. E se l'Inghilterra
riserbava a sè stessa il commercio esclusivo di certe mercatanzie, ciò
che importare, o come nuocere agli Americani? Queste mercatanzie essendo
per lo più di quelle concernenti la delicatezza del vivere civile, in
quale contrada, o presso a qual gente potranno eglino procacciarsele più
perfette, ed a sì umil prezzo, che nell'Inghilterra? L'amorevolezza, e
la liberalità del governo inglese verso le sue colonie essersi
tant'oltre distese, che egli non solo s'astenne dal porre gabelle sulle
proprie manifatture, che avessero nei porti di quelle a trasportarsi, ma
per anche levò via del tutto quelle, dalle quali erano gravate le
mercatanzie forestiere, quando dall'Inghilterra fossero ai porti
americani indiritte, dimodochè le medesime rinviliarono sì fattamente in
alcune delle colonie, che a più umil prezzo vi si vendettero, che in
alcune contrade d'Europa. Nè si deve pretermettere, la libertà la più
intiera di traffico essere permessa per gli scambj opportuni delle
mercatanzie tra l'America settentrionale e le isole delle Indie
occidentali inglesi, dalla qual cosa ritrarre i coloni un grandissimo
utile. In fatti, mal grado le varie restrizioni poste sopra il commercio
dei coloni non ne rimaner forse a bastanza per rendere quel popolo
ricco, fiorente e avventuroso? La prosperità loro non esser forse nota,
nè non fare invidia a tutto il mondo? Certo se l'uomo vive in qualche
parte di quaggiù beata e felice vita, questo specialmente e fuori d'ogni
dubitazione nell'America inglese aver luogo. Non esser questa una prova
irrefragabile, non un esempio vivo del paternale amore dell'Inghilterra
verso le colonie sue? Pareggino gli Americani la condizione loro con
quella dei coloni forestieri, e confessino non senza riconoscenza verso
la comune madre e la propria felicità, e la vanità delle querele loro.
Ma tutte queste ed altre cose, che si allegavano per l'Inghilterra, non
avevano valeggio di contentar gli Americani, e vi rimanevano molte
gozzaje. I Francesi, siccome è inveterata la gelosia tra le due nazioni
francese e britannica, non mancarono a sè stessi, e non tralasciarono di
pigliare l'occasione che si offeriva, per fare con accorte maniere
penetrare più addentro ne' cuori degli Americani quelle ferite, che dai
concittadini d'Inghilterra avevano, o credevano di aver ricevute. Non
potevano i Francesi già da lungo tempo vedere con animo indifferente lo
stato sì prospero delle colonie inglesi. Sulle prime determinarono di
fondarne anch'essi in qualche parte di quel vastissimo continente,
sperando di ricavarne sì copiosi frutti, come gli Inglesi stessi
ricavavano; e perciò procurare a sè i medesimi comodi, e fare in modo
che il commercio d'America e d'Europa pigliasse almeno fino ad un certo
segno un altro indirizzo. Intendevano essi, o colle buone leggi, o
coll'armi, giovarsi di modo, che si riparasse a quei difetti di suolo e
di sito, che si osservava nelle contrade, le quali erano cadute loro in
sorte. Ma siccome il governo francese s'indirizzava, secondo che e'
suole, più alla milizia che al commercio, ed i Francesi vanno più
volonterosamente soldati, che mercatanti, così fecero tosto disegni alla
natura loro confacenti; e siccome poi anche è per lo più smisurato
l'animo loro, e non mai al presente contento, così incontanente vollero,
ed affortificarsi, ed allargarsi. Un bastione qua, un riparo là; in
questo luogo un arsenale, in quell'altro un'armerìa; e non istettero
contenti, finchè non ebbero compiuta una tela continua di fortezze da
una parte all'altra del continente. Ma l'apparato militare non è abile a
dare nè la popolazione, nè il commercio, nè la prosperità di questo, o
di quella. Quelle fortezze, quelle armi, que' presidj mostravansi in
deserte e povere regioni. Una immensa solitudine si distendeva tutto
all'intorno; foreste senza fine ingombravano la terra ed il cielo. Molto
diverso era il procedere degl'Inglesi. A passo a passo andavano
progredendo, e in vece di voler abbracciare troppo per istringer nulla o
poco, andavano gradatamente e con gran cura coltivando quello, che
possedevano, e più oltre non cercavano, se non quando i bisogni di una
popolazione accresciuta il richiedevano. Così i progressi loro erano
lenti, ma sicuri; così non occupavano nuove terre, se non se dopo che le
già occupate erano ad ottima coltivazione ridotte, e di sufficiente
popolazione fornite. Un sì diverso metodo non poteva non produrre
effetti del tutto contrarj: e per verità un secolo dopo che le colonie
inglesi e francesi state erano fondate, le terre di queste erano a
ragguaglio povere, sterili e scarsamente abitate, mentre che quelle e
fertili, e ricche, e piene di un industrioso e profittante popolo si
mostravano. Provando pertanto i Francesi, che o fosse per la malignità
dell'aria e del suolo delle regioni da essi occupate, o per difetto
della propria industria, o per mancanza di leggi opportune non potevano
sperare di volgere a le loro il commercio delle colonie inglesi, o
almeno di pareggiarne i benefizj, conoscendo da un altro canto, di
quanta utilità queste fossero, e quanta prosperità o potenza
accrescessero alla nazione rivale, deliberarono di volgersi all'armi, e
di ottenere con queste ciò, che colla industria non avevano potuto.
Speravano, il mal animo degli Americani dovere manifestarsi e produrre
eventi favorevoli; o almeno non dover'esser questi alla contesa così
pronti, conoscendo benissimo di quanta importanza ciò fosse, stante che
nelle armi, negli uomini, nelle vettovaglie, e nei danari americani
doveva tutto consistere il nervo e la somma della guerra. E procedendo
colla solita impazienza, senza aspettare che prima le provvisioni della
guerra fossero in pronto, andavano provocando il nemico, ora facendo
richiami, che questi occupasse terre che a loro s'appartenessero, ora
occupando e turbando le sue possessioni. Risentissi gravemente il
governo britannico, e la guerra si ruppe fra le due nazioni nell'anno
1755. Ma non corrisposero gli effetti a tante speranze; imperciocchè
essendo i Consiglj dell'Inghilterra guidati da Guglielmo Pitt, che fu
poi Conte di Chatam, uomo per la grandezza dell'ingegno, e la santità
dei costumi piuttosto singolare, che raro, andarono così prospere le
cose degl'Inglesi, e le armi loro superarono sì fattamente per mare e
per terra quelle dei nemici loro, che, stanchi questi e sbattuti, e
perduta ogni speranza della vittoria, consentirono alle condizioni della
pace di Parigi, la quale si conchiuse nel 1763. Per questa l'Inghilterra
rimase in possessione del vastissimo continente dell'America
settentrionale dalle rive del Mississipì sino alle spiagge della
Groelandia; e principalmente, cosa di grandissima importanza, fu a lei
ceduta dalla Francia la provincia del Canadà. Ella ne acquistò ancora
molte ricche isole dell'Indie occidentali; e nelle orientali tanto si
distese la potenza sua, ed a sì sodi fondamenti si appoggiò, che venne
ad ottenere una superiorità di gran lunga maggiore, tanto pel commercio,
che per la forza dell'armi. Da un'altra parte gli Americani si
mostrarono anch'essi tanto pronti a secondare, e coll'armi, e colle
ricchezze loro gli sforzi della comune patria, che ne acquistarono molta
gloria, e furono degni riputati di partecipare ne' vantaggi, che il
corso di tanta prosperità aveva alle cose inglesi procacciati. In questo
stato, disperati i Francesi di far frutto coll'armi, si volsero
all'arti; e uomini a posta andavano percorrendo la terra ferma
americana, dicendo, a chi lo voleva udire: a che fine, a che prò avere
gli Americani versato tanto sangue, corsi tanti pericoli, spesa tanta
pecunia in quest'ultima guerra, se ha a continuare sopra i medesimi la
maggioranza inglese tanto dura e tanto detestata? In premio di tanta
fedeltà e di tanta costanza avere forse il governo inglese moderate le
proibizioni, sciolto il commercio dai tanti lacciuoli, che lo legano, ed
impediscono con tanto danno delle cose americane? Essersi forse rivocate
le leggi sì odiose, e tanto lamentate delle manifatture? Dover forse gli
Americani sudar sulle terre loro, e percorrere i vasti mari solamente
per empiere le borse dei mercatanti inglesi? Avere forse il governo
dell'Inghilterra fatto qualche segno di voler abbandonare per sempre il
pensiero delle tasse parlamentari? Non esser per lo contrario più
verisimile, ora colle forze e colla potenza essersi anche accresciute e
la fame dell'oro, e le voglie tiranniche? Ciò non avere accennato lo
stesso Pitt, quando e' disse, che, terminata la guerra, avrebbe ben egli
saputo trovar modo di trarre entrate pel pubblico dalle colonie, e por
fine una volta alla ritrosìa americana? Non avere ora l'Inghilterra,
signoreggiando il Canadà, siccome provincia testè francese, e perciò più
sottomessa al governo, la facoltà di porre con numerosa soldatesca il
freno in bocca agli Americani? Non essere più ora questi una nazione
fanciulla, ma essersi robusta e forte fatta, ed entrata nella più
fiorita adolescenza. Aver essi ciò con molta gloria loro ed utile
dell'Inghilterra mostrato a tutto il mondo durante il corso della testè
terminata guerra; e per qual cagione una isola lontana ha da reggere e
governare a senno suo un continente popolato e grande? E sino a quando
s'avranno a sopportare le parzialità e l'avarizia inglesi? Non sono qui
le armi, non sono qui gli uomini, non l'ardire, non il coraggio, non
l'industria, non le ricchezze, non il cielo propizio ad ogni più onorata
impresa? Piglino adunque gli Americani con forte animo la occasione, ora
ch'eglino sperimentato hanno, tagliare anch'esse le armi loro; ora che
un debito pubblico enorme aggrava ed opprime l'Inghilterra; ora che era
venuto esoso il nome suo a tutti; e certo non mancheranno loro le
speranze e gli ajuti esterni. Che cosa potersi a sì generosa risoluzione
opporre? La consanguinità? Gl'Inglesi avergli fin qui trattati più da
sudditi, che da fratelli. La gratitudine? Aver l'Inghilterra interrotto
il corso di questa con l'avarizia, e con l'animo mercantile suoi.
Veramente le condizioni generali dell'Europa favorivano efficacemente
questi disegni; perciocchè non ha dubbio, che i pensieri di tutti i
potentati europei non concorressero a questo tempo in ciò, che il
maraviglioso incremento di potenza della nazione britannica, e per mare
e per terra, non minacciasse di continuo e da vicino le libertà e la
pace d'Europa; poichè la prosperità della fortuna suole indur gli uomini
a non saper metter fine ai disegni loro. Signoreggiando essa tutti i
mari, avendo in una mano le sue colonie dell'emisfero occidentale, e
nell'altra le sue possessioni dell'Indie orientali pareva tenere le due
estremità del globo, e tentare l'intiero dominio dell'Oceano. Dal dì in
cui fu conchiusa la pace del 1763, fu l'Inghilterra considerata
nell'istesso modo, col quale fu la Francia a' tempi del Re Luigi
decimoquarto. Le medesime gelosie, i medesimi sospetti l'accompagnavano.
Ognuno desiderava di vedere abbassata la sua potenza; e quanto più essa
s'era formidabile mostrata nella passata guerra, tanto più si bramava di
profittare della presente pace per umiliarla e consumarla. In ciò erano
più ardenti i desiderj degli Stati marittimi, e specialmente quelli
della Olanda, la quale aveva da parte dell'Inghilterra provato in quegli
ultimi tempi grandissimi danni: perciocchè le navi inglesi avevano
interrotto, e ciò spesso con istranezze ed insolenze singolari, quel
commercio, che andavano facendo gli Olandesi, portando in Francia
munizioni da guerra, quantunque anche non di rado usassero di questi
soprusi contro quelle stesse navi che andavano cariche di cose, le quali
se non di lontano possono riputarsi all'uso della guerra appartenere. I
Reami del Nort anch'essi sopportavano molto malvolentieri la superiorità
inglese, ed apertamente si dolevano che l'Inghilterra il commercio de'
neutri angariasse a' tempi di guerra. Si scorgeva, che erano pronti a
pigliar le prime occasioni per imporle un freno. Ma la Francia sopra
tutti ardeva di questo desiderio, siccome quella, la quale essendo di
alti e generosi spiriti ne' negozj della guerra, non poteva sgozzare le
recenti sconfitte, le perdite fatte, la dignità oscurata; e mai non
intermetteva di pensare agl'istromenti opportuni per ristorarsene; e
nissun mezzo più efficace, nissuna via più sicura si appresentava per
ottenere l'intento, che quella di separare, lacerando il seno della
parte avversaria, le colonie americane, parte sì principale della
potenza inglese, dall'Inghilterra.
A tali suggestioni, siccome quelle che andavano molto a' versi agli
abitanti dell'America inglese, si commovevano grandemente gli animi
loro, e detestavanne di vantaggio gli avari procedimenti
dell'Inghilterra. Forsechè coloro, i quali più amavano, o la libertà, o
l'ambizione, formarono anche nella più segreta parte dell'animo il
pensiero di levarsi dal collo il giogo della superiorità inglese, quando
la prima occasione per ciò si appresentasse. A ciò dava anche maggiore
incentivo la cessione fatta dalla Francia all'Inghilterra della vicina
provincia del Canadà; imperciocchè quando questa era sotto la divozione
francese, la propinquità di una gente inquieta e potente in sull'armi
teneva generalmente i coloni in sospetto, e più ardentemente e più
spesso si rivolgevano agli ajuti inglesi, siccome quelli, nei quali soli
potevano protezione sufficiente sperare per contenerla ne' limiti, e le
sue correrie raffrenare. Ma, cacciati i Francesi dal Canadà, dovettero
gli Americani maggiormente diventare padroni di sè stessi; fare più
fondamento sulle forze loro, e meno provare il bisogno di ricorrere per
la sicurtà propria agli ajuti altrui. Si aggiunga a questo, che nella
passata guerra un buon numero di coloni allontanatisi dalle pacifiche
arti, e pigliando la spada in luogo della marra, avevano imparato l'uso
della milizia, avvezzato i corpi loro alle fatiche militari, indurati
gli animi, e fattigli forti contro i pericoli della guerra; e lasciando
dall'un de' lati ogni abitudine da agricoltori o da mercatanti, avevano
vestito quelle che a soldati si appartengono. E siccome la coscienza
delle proprie forze le moltiplica a molti doppj, e chi più gagliardo si
crede, meno abile diventa a sopportare ogni specie di soggezione, così è
da credere, che per la perizia nuovamente acquistata negli usi della
guerra, ed universalmente sparsasi per ogni dove fra gli Americani,
diventassero eziandio al giogo inglese più impazienti. Brutta, e
vituperevol cosa credevano essere, da qualche Ministro a tremila miglia
lontano, e da' suoi agenti venire malmenati coloro, i quali avevano con
tanto valore combattuto, e spesso avute vittorie contro i soldati di una
nazione agguerrita, possente e gloriosa. Recavansi in mente la presente
prosperità dell'Inghilterra, la quale a tanti altri era cagione
d'invidia, essere in gran parte opera loro. Allegavano col sangue e
colle sostanze loro avere rimunerata l'Inghilterra di quelle maternali
cure, colle quali a' tempi dell'infanzia loro ella gli aveva e allevati,
e cresciuti, ora esservi più parità tra le due nazioni, e perciò con
termini di maggiore egualità dover essere trattati. Così discorrevano
gli Americani; e forse i meno rispettivi fra i medesimi s'elevavano a
più grandi speranze. L'universalità però, contenta agli antichi termini
della congiunzione coll'Inghilterra, purchè questa rinunziasse alle
tentate ed alle disegnate usurpazioni, abborriva la totale separazione
dalla medesima, e se i più erano più audaci diventati a difendere i
diritti e privilegj loro, non detestavano però meno intensamente il
pensiero di gettare via del tutto ogni specie di dependenza verso del
legittimo sovrano. La qual cosa tanto più prontamente condannavano,
quanto che avrebbe in tale tentativo non solo fatto bisogno di
affrontare per sè stessi tutte le forze dell'Inghilterra, le quali per
tante vittorie erano formidabili diventate a tutto il mondo; ma ancora
ricorrere agli ajuti di una nazione per lingua, per costumi, per abiti,
per maniere tanto da sè stessi diversa, colla quale, seguendo le
bandiere della comune patria, avevano sì lunga e sì ardente nimicizia
esercitato. In tale stato avrebbono forse continuato le cose ancora per
lungo tempo, malgrado delle suggestioni francesi da un canto, e della
nuova baldanza americana dall'altro, se, dopo conchiusa la pace del
1763, l'Inghilterra non avesse fatto insoliti pensieri di nuove avanie,
di nuove proibizioni, di nuove gabelle, e di nuove tasse.
Il commercio inglese essendo sul finire della guerra colla Francia
arrivato al più estremo grado di prosperità, ei non si potrebbe dire
facilmente, quanta fosse la moltitudine delle navi, le quali portavano
ne' porti della Gran-Brettagna le più ricche derrate, e merci da tutte
le parti del mondo, e ne levavano i proventi, e specialmente i lavori
del paese, i quali sopra tutti erano in pregio presso le estere nazioni;
e siccome le varie mercatanzie, che o si introducevano, o si levavano,
erano le une più e le altre meno gabellate, così questo commercio era
divenuto sorgente di una abbondante rendita del pubblico tesoro. Ma
accadde, che con quello crebbe anche il contrabbando con grandissimo
danno di esso tesoro. Volendo il governo andare all'incontro ad una
peste sì perniziosa, fece una provvisione nel 1764, per la quale si
ordinò, non solo ai comandanti delle fuste armate che stanziavano sulle
coste dell'Inghilterra, ma ancora a quelli di quegli altri vascelli, che
erano mandati in America, che avessero a fare l'uffizio dei gabellieri,
e conformarsi alle regole stabilite per le cose di dogana; cosa in vero
insolita e di pessimo effetto, che que' valorosi uffiziali, i quali con
laude universale avevano contro il nemico combattuto, ora avessero a
diventare altrettanti gabellieri, stradieri e grascini. Questa
provvisione produsse gli effetti i più perniziosi; perciocchè prima di
tutto le genti di mare, essendo poco informate delle regole di gabella,
mettevano la mano addosso e confiscavano indifferentemente, e le navi,
che portavano merci vietate, e quelle che non ne portavano; e nacquero
in ciò molti abusi, i quali, se in Inghilterra erano tostamente
emendati, non potevano esserlo del pari in America per la lontananza de'
luoghi e le formalità da osservarsi. La qual cosa fece levare nelle
colonie un romor grande contro la legge. Ma maggiori ancora furono i
danni da questa partoriti. Da lungo tempo s'intratteneva un commercio
tra le colonie inglesi e spagnuole molto proficuo alle une ed alle altre
siccome in ultimo anche all'Inghilterra. I principali oggetti di questo
traffico erano, dalla parte delle colonie inglesi le manifatture
inglesi, le quali gli Americani coi proventi loro avevano procacciate in
Inghilterra; e dalla parte degli Spagnuoli oro ed argento vergati e
monetati, cocco e droghe medicinali, ed inoltre bestiame, e spezialmente
muli, i quali gli Americani portavano nelle isole delle Indie
occidentali, dove erano in grandissimo pregio tenuti. Questo traffico
procurava agli Americani un'abbondanza di que' metalli, per la quale
erano abilitati a fare copiose incette di manifatture inglesi, e forniva
nello stesso tempo il paese loro con una sufficiente quantità di monete
d'oro e d'argento. Ciò, se non era proibito dalle leggi inglesi
concernenti il commercio, non era tampoco con specifiche parole
permesso. Pertanto i nuovi gabellieri credettero, fosse debito loro di
arrestare il corso di questo traffico, come se fosse di contrabbando, e
pigliavano indistintamente tutte le navi, o inglesi, o estere che
fossero, le quali portassero merci di sì fatta natura. Ond'ei fu di
breve interrotto con grave danno delle colonie di terra ferma, ed anche
delle stesse isole inglesi, massimamente della Giamaica.
Da queste medesime cause fu guasto un altro molto importante commercio,
che si esercitava tra le colonie inglesi dell'America da una parte, e le
Indie occidentali appartenenti alla Francia dall'altra, il quale era per
quelle e per queste di grandissima utilità. La materia di questo erano
quelle grasce, derrate, o merci, che erano superflue agli uni, e
mancanti agli altri. Perciò non è da far maraviglia, se i coloni, subito
ricevute le novelle di sì grave danno, abbiano deliberato, di non fare
più per l'avvenire nissun procaccio di quelle mercatanzie inglesi, che
al vestire dell'uomo sono necessarie, o convenienti, e di non usarne
altre, per quanto possibile fosse, fuori di quelle, che fossero opera
dei proprj manifattori, come pure di dare a quelle manifatture, dove
s'adoperassero materie prodotte in abbondanza dalle terre ed animali
loro, ogni favore. Ma in Boston particolarmente, città ricca e popolata,
in cui s'era grandemente introdotto il lusso delle cose inglesi, non si
può dire, quanto s'alterassero gli animi, nè con quanta prontezza,
abbandonando le superfluità, concorressero a volere alla antica modestia
ritornare. Della quale cosa se ne vide un notabile esempio nelle pompe
dei funerali, i quali incominciarono a farsi senz'abiti da scorruccio e
senza guanti inglesi. Questa temperanza nuova tanto si distese in quella
città, che nell'anno 1764 ne furono risparmiate oltre le diecimila lire
di sterlini. Altre Terre seguitarono l'esempio; sicchè diventò uso
presso tutti di mettere in disparte quelle superfluità, le quali erano i
proventi o delle manifatture, o del terreno dell'Inghilterra. Oltre a
ciò, e questa era anche necessità per la scarsezza della moneta,
trovandosi i negozianti delle colonie debitori di grosse somme verso
gl'Inglesi, e non potendo sperare di avere ad ottenere da questi nuove
somministranze senza nuovi pagamenti, i quali non erano in grado di
effettuare, entrarono anch'essi nell'annuale dei risparmj, si astennero
dalle incette, e rinunziarono alle delicatezze e pompe passate con
gravissimo danno dei manifattori inglesi.
Ma qui non ristette il governo inglese, come se non fosse contento, ad
avere il mal animo generato in America, ma di più volesse indurvi la
disperazione. Nel mese di marzo del 1764 fu vinta nel Parlamento una
provvisione, per la quale se dall'un canto si veniva a permettere il
traffico tra le americane colonie e le Antille francesi, ed altre
spettanti ad altri potentati europei; dall'altro si gravavano sì
fattamente d'ingorde gabelle le robe, che da queste in quelle s'avessero
ad introdurre, che venne, come suole, ad originarsi un contrabbando
frequentissimo in ogni cosa con grave danno del commercio stesso, ed
eguale pregiudizio del costume e probità mercantile. Per soprassoma a
tanto male per la medesima provvisione era statuito, che la moneta
ricavata da queste gabelle dovesse in ispecie essere pagata nell'erario
d'Inghilterra. Colla quale ordinazione, se qualche poca di moneta
rimaneva nelle colonie, questa la doveva tutta sottrarre, ed in
Inghilterra trasportare. Si alterarono vieppiù gli Americani ricevendo
le novelle di una legge tanto insolita, ed andavano dicendo, queste
essere cose tra di loro contrarie; questo essere un volere il fine, e
nello stesso tempo togliere i mezzi per arrivarvi; perchè da una parte
il governo gli privava di ogni maniera di poter procacciare moneta,
dall'altra voleva trarla fuori del paese, e trasportare a tremila miglia
lontano. Ma quasichè i Ministri temessero, non si calmasse troppo presto
l'impeto degli sdegni da queste nuove provvisioni suscitato, ne arrosero
anche un'altra, la quale fu vinta nel Parlamento quindici giorni dopo,
ed ordinò che i biglietti di credito, che venissero per l'avvenire a
gittarsi dalle diverse colonie in America, non potessero più aver corso
di legale moneta ne' pagamenti; e che in riguardo a quelli, i quali
erano già in corso, non potessero medesimamente servire di pagamento
legale oltre il termine prefisso per la loro redenzione ed estinzione.
Egli è però vero, che tutta la moneta da ritirarsi dalle mentovate
gabelle doveva, per altri articoli della provvisione, essere tenuta in
serbanza, e solo doveva impiegarsi nelle spese alla protezione delle
colonie necessarie: e che nel medesimo tempo, in cui si vinse la
provvisione concernente i biglietti di credito, alcune altre ne furon
fatte per accrescere e regolare il vicendevole commercio tra le colonie
e la comune patria, e quello tra l'una e l'altra colonia. Ma queste
leggi non sortivano l'effetto che se ne aspettava; perciocchè dovessero
di necessità esser molto lente nell'operare, mentre che quelle che
restrignevano ed ampliavano il commercio esterno delle colonie, o il
traffico domestico loro impedivano, subitamente dovevano l'effetto loro
partorire. Egli è vero ancora, che alcuni affermavano che la più gran
parte, per non dire la totalità della moneta riscossa da queste gabelle,
non poteva non tornare indietro nelle colonie per dare le paghe ai
soldati, i quali per difenderle e proteggerle avevano in quelle gli
alloggiamenti loro. Ma chi assicurava le colonie, che le soldatesche
avessero a continuar colà le stanze loro per altrettanto tempo, per
quanto la legge presupponeva? E se tale era l'intenzione del
legislatore, perchè far viaggiare con rischio e spesa non ordinarj quel
danaro dall'America in Inghilterra, e da questa di nuovo a quella, e
farlo per tante e sì diverse mani passare? Forse perchè avesse l'onore,
dicevano, di visitare la tesoreria inglese? E come non sarebbe stata più
acconcia cosa l'adoperarlo colà, dov'era nato, senza tanti andirivieni e
tante mene? Ciò dimostrare apertamente, dormirvi sotto lo scorpione. Da
un'altra parte a che fine, a che prò tenere in America tanta soldatesca?
Nemici esterni non esservene più, fuori degli Indiani, per raffrenare i
quali bastar da sè stessi i coloni, e non aver bisogno di ajuti europei.
Ma il fatto era, continuavano a discorrere, volersi la libertà loro
opprimere, ed a questo fine armarsi i Ministri di tanti soldati, ed
incontrare tanta spesa in un paese pieno di fede e d'innocenza.
Tutte queste nuove provvisioni, le quali l'una all'altra con tanta
fretta si succedettero, diedero in vero di che pensare e di che temere
ai popoli dell'America settentrionale. Un tal procedere del governo
pareva loro, ed era in effetto inusitato e mal auguroso. Si risentirono
gravemente, e con rimostranze fecero vedere, quanto ingiustamente
fossero gravati, e non cessavano di domandare di essere alle pristine
condizioni ritornati. Ma le cose non si ristettero alle rimostranze.
Quando conobbero, i richiami loro essere inutili stati, deliberarono di
usare que' rimedj più efficaci, che potessero fare accorgere i ministri
del commesso errore. Le risoluzioni prese contro i lavori dei
manifattori inglesi, quando fu il commercio loro coi forestieri
interrotto, le quali erano allora personali, ora diventarono universali
per le leghe a quest'effetto contratte nelle principali città
dell'America. Le quali risoluzioni furono osservate in tutte le parti
delle colonie con una costanza e puntualità maravigliose. La
Gran-Brettagna ne provò un danno inestimabile, e credevasi, non senza
fondamento, doverne per l'avvenire provare dei maggiori; poichè per
l'effetto di queste confederazioni americane, nelle quali entrarono
uomini di ogni sorta e di ogni condizione, dovevano a poco a poco
condursi i lavorii ad una qualità tollerabile; e siccome i coloni
avevano le materie alla mano, così potevano anche sperare di potergli
vendere ad onesti prezzi; che anzi crescendo l'industria, siccome
avviene, dovevano credere che diventassero di tal sorta, che i vicini
loro e Portoghesi e Spagnuoli gli comperassero. Ma senza entrare nelle
cose a venire, egli è certo, che la sola interruzione del traffico tra
le colonie americane e l'Inghilterra recava a questa un danno
gravissimo; poichè si sapeva che le colonie, senza contare le robe
forestiere, che elleno ricevevano dalle mani degli Inglesi, facevano
annualmente di proventi, o lavorii inglesi un procaccio di tre milioni
di sterlini. L'entrata pubblica si risentì grandemente a questa novità;
essendochè le gabelle poste in sull'estrarre dall'Inghilterra le robe
per alla volta dell'America, e quelle poste sull'introdurre in
Inghilterra le robe, che i mercatanti forestieri vi mandavano in cambio
di quelle, che essi ricevevano dalle colonie inglesi, andarono soggette
a grandissima diminuzione. Di qui cominciarono a nascere quei cattivi
semi, i quali non che spenti fossero dal governo inglese, furono per lo
contrario continuamente dileticati, finchè produssero una manifesta
rovina.
Ma comechè queste insolite gabelle avessero tanta commozione d'animi
prodotto nell'America inglese, e quegli abitanti le condannassero, come
grandemente nocive ed ingiuriose, e così agramente se ne dolessero,
tuttavia non le consideravano, come se vere tasse o balzelli fossero; ma
sì solamente come regole di commercio, le quali il Parlamento aveva
facoltà di stabilire. E sebbene credessero, questo essersi allontanato
da quella paterna benevolenza, che per lo spazio di più d'un secolo
aveva verso le colonie di ostrato, stimavano ciò non di manco, non aver
oltrepassato i limiti dell'autorità sua. Ma i Ministri inglesi
nell'animo loro nutrivano un disegno assai più vantaggioso all'erario, e
più pernizioso, secondo l'opinione dei coloni, e fatale alle libertà
americane. Quest'era di voler porre sulle colonie tasse, o balzelli per
mezzo dell'autorità del Parlamento; e ciò a fine di ottenerne un'entrata
pubblica da impiegarsi a disponimento del Parlamento medesimo. Il quale
disegno non era nuovo, ma covava già da lungo tempo nelle teste inglesi.
Alcuni di questi ghiribizzatori, i quali vanno sempre girandolando nuovi
arzigogoli, ed andirivieni per trar denaro dalle borse dei popoli,
avevano insinuato, già fin dall'anno 1739, a tempo della guerra colla
Spagna, a Roberto Valpole, in quel tempo primo Ministro in Inghilterra,
di tassar le colonie; ai quali quell'uomo accortissimo, e dei negozj di
commercio e di governo intendentissimo, rispose ghignando: «Questo,
disse, lo voglio lasciare a qualcuno de' miei successori, il quale abbia
più coraggio di me, e sia meno al commercio amico, ch'io non sono. Ho
sempre creduto durante la mia amministrazione di dovere nel più ampio
modo incoraggire il commercio delle colonie americane, e così ho fatto;
anzi ho anche giudicato di dar passata a qualche irregolarità nel loro
trafficar coll'Europa; imperciocchè io porto opinione, che, dando favore
al traffico loro colle nazioni forestiere, se essi guadagnano
cinquecentomila lire di sterlini, nel termine di due anni ben dugento
cinquantamila di questi saranno nel tesoro di Sua Maestà entrati; e ciò
per l'industria ed i proventi di questo regno, essendochè una sterminata
quantità di ogni sorta delle nostre manifatture è portata colà. E se più
dilatate il commercio loro cogli esteri, e più leveranno delle nostre
manifatture. Questo è un tassargli in una maniera più conforme alle
costituzioni e loro e nostre». Ma ora, che la potenza inglese era da un
canto salita a tanta grandezza, che pareva, non le colonie americane
sole, ma tutta l'Europa, che fossero a' suoi danni congiurate, non
potessero contrastar a' suoi voleri, e che dall'altro tanta gloria e
tanta grandezza s'erano con sì grande dispendio conseguite, che il
debito pubblico ascendeva alla maravigliosa somma di un centinajo e
quarantotto milioni di sterlini, che sono a un di presso tre migliaja di
milioni e cinquecento cinquanta due milioni di franchi; ora che vi si
andava rivilicando ogni sorta di roba, ogni maniera di esercizj per
porvi su le tasse ed i balzelli, si credette fosse tempo opportuno, anzi
cosa necessaria il tassar le colonie, per la sicurezza e prosperità
delle quali principalmente si era sì terribil guerra intrapresa,
incontrati tanti pericoli, sparso tanto sangue, e spesa tanta pecunia.
In quanto poi alla particolarità della tassa si fermarono in quella
della carta marchiata, la quale era di già in uso nell'Inghilterra; e si
sapeva, per quanto riguarda la natura sua, essere meno dagli Americani
avversata, purchè però fosse ordinata dal presidente unitamente al Gran
Consiglio secondo il modo di amministrazione colonaria da essi proposto,
e non per autorità del Parlamento. Non mancarono neanco Americani, i
quali favorirono in Inghilterra, e, forse i primi, suggerirono questo
nuovo modo di tassar le colonie; e fra gli altri e' pare che un Huske
nativo di Portsmouth del Nuovo Hampshire sia stato uno dei principali
promovitori. La quale proposta fu udita molto volentieri, siccome sono
per l'ordinario dai Capi dei governi tutte le girandole poste loro
avanti da uomini ghiribizzosi ed avari per cavar denaro dai popoli. Le
orecchie inglesi non potevano udire suono più grato di questo;
perciocchè, se da una parte erano i popoli dell'Inghilterra gravatissimi
per le tasse e vecchie e nuove, dall'altra sapevano, o almeno avevano
udito raccontare, che in America vi fosse di ogni bene vivente. Avere
forse, dicevano, i coloni a sfoggiarla da principi, mentre gl'Inglesi
s'affaticano e sudano per procacciarsi un difficile sostentamento alle
vite loro? Gli uffiziali, che avevano in quei paesi guerreggiato,
ritornando a casa, riferivano gran cose sulla prosperità e
soprabbondanza americana. Le quali non erano a' tempi delle stanze loro
in America lontane dal vero. Correva allora in gran copia il danaro per
le Terre americane, mandandone il governo, e spendendosene grosse somme
pel vitto e mantenimento delle armate e degli eserciti. Allora i
proventi americani erano molto ricercati, ed il commercio in fiore.
Essendovi i popoli di propria natura cortesi ed ospitali, e trovandosi
ad avere assai forestieri alle case, erano molto indulgenti nello
spendere; e la guerra essendo terminata, ogni pericolo lontano, e spenta
la potenza di un nemico inveterato, che annidava prima nelle viscere
della contrada, si erano recato a debito loro il fare le più onorate
accoglienze potessero a coloro, i quali avevano tanto alla presente
sicurezza e felicità contribuito. Perciò non cadendo più dubbio, nè
intorno alla necessità di trarre un'entrata pubblica dalle colonie, nè
intorno la prontezza dei coloni a concorrervi per mezzo dell'imposta
della marca sulla carta, nè dell'abilità loro a soddisfarvi, si vinse
nella Camera dei Comuni addì 10 marzo del 1764 una provvisione, la quale
determinò, _essere cosa convenevole d'imporre certe gabelle di marca
nelle colonie e piantagioni_. Questa provvisione non fu quell'anno
seguitata da nissun'altra, la quale la riducesse all'atto, e si tenne,
come una semplice intenzione da mettersi ad effetto nell'anno avvenire.
Se l'atto della marca fosse stato ad un tratto posto ad esecuzione nelle
colonie, queste vi si sarebbero forse sottomesse, se non senza qualche
mal motto, almeno senza quell'aperta opposizione, che si manifestò
dappoi; e si sa, potersi più facilmente contenere il popolo nella
quiete, che fermarlo quando egli è mosso. I principali coloni non
avrebbono avuto il tempo di fare i discorsi sul medesimo, predicando di
lontano ai popoli dell'America i mali, che dal consentimento loro a
questa nuova imposizione dovevano origine avere. E siccome essi mali
sono più paurosi di lontano, che da vicino, non avendo i coloni dalla
subita imposizione provato quel danno, che nell'incerto avvenire
temevano, si sarebbero quietati; e molto meno avrebbero avuto tempo
d'infiammarsi l'un l'altro contro il balzello; sì fattamente, che ogni
novella, che ne arrivasse in qualche parte, quasi in un momento si
propagava a tutte le altre, e produceva negli animi loro una tale e
tanta alterazione, e ciò in tutti gli ordini, e specialmente nel minuto
popolo, che tutti mettendo dall'un de' lati le antiche rivalità, la
varietà delle abitudini e la diversità delle opinioni nelle materie
politiche e religiose, concorrevano in ciò, non essere da sopportarsi
una legge vinta in un modo tanto contrario agli usi antichi, ai
privilegj loro, come coloni, ed ai diritti loro, come sudditi inglesi.
Così, coll'avere voluto accennare prima di colpire, il governo inglese
produsse in America contro un suo solenne decreto un'ardenza, ed unanime
concorso di volontà determinatissime, e privò sè stesso di quella
facilità ad obbedire, la quale nasce nei popoli dalle parzialità, dalle
divisioni e dalle diversità degl'interessi loro.
Il primo ministro Grenville era stato autore dell'indugio, sperando, che
le colonie, avuti gli avvisi, avrebbero proposto, quando non gradissero
la marca, da sè medesime un altro balzello, il quale fosse per gettar
quella somma, che dalla imposta della marca si aspettava; e perciò,
quando gli agenti delle colonie lo andarono a visitare, disse loro,
ch'egli era apparecchiato a ricevere da parte delle colonie tutt'altra
offerta di tassa, la quale potesse gettare tanta quantità di moneta,
quanta s'intendeva, la tassa della marca dovesse gettare; accennando
anche destramente, che sarebbe ora in facoltà loro, consentendo, di
porre un esempio di esser del parer loro richiesti, primachè una tassa
qualsivoglia avesse a imporsi sulle colonie per autorità del Parlamento.
Molti nell'Inghilterra, e forse anche gli agenti medesimi attribuirono a
cortesia questo procedere del ministro; ma oltramare la cosa ebbe
tutt'altro incontro, esclamandovi tutti, essere questa una carità
pelosa. Poichè pensarono, che qualunque state fossero le offerte, il
ministro avrebbe sino ad un picciolo volutane l'intiera somma, che
credeva essere del bisogno; il che significava, volere o non volere,
avere in ogni caso a fare l'intendimento di lui, e la sua essere
cortesia da furbi. Si sapeva, ch'ei non sarebbe stato contento a meno di
trecentomila lire di sterlini all'anno, la qual somma era al tutto
necessaria giudicata per far le spese all'esercito, che s'intendeva
dover alloggiar nelle colonie per la difesa loro. Nissuno degli agenti
ebbe il mandato di aderire. Due soli allegarono, avere in commissione di
dichiarare, le province essere apparecchiate a sopportare la parte
dell'imposta della marca quando questa fosse secondo i metodi consueti
stabilita. Perlochè il ministro, non avendo nissuna proposizione od
offerta udito, che piacere gli potesse, deliberò di proseguire il
disegno dell'atto della marca.
Ma in America la concitazione era grave, non solamente fra i particolari
cittadini, ma ancora fra i maestrati; e tutti in ciò consentivano, il
Parlamento non avere autorità di tassar le colonie. In ogni parte si
facevano cerchiolini e capannelle; ed il soggetto della conversazione di
tutte le brigate era la tassazione. Ogni giorno, e quasi ogni ora
scemava negli Americani il rispetto e l'amore verso la nazione
britannica, e cresceva la voglia del resistere. E siccome suole accadere
nei moti popolari, chi ne diceva di più, questi n'era più applaudito, e
miglior popolano tenuto. I benefizj per sì lungo tempo dalla metropoli
collocati nell'America erano posti in dimenticanza, ed era frequente
costume diventato, e gratissimo al popolo di leggere in sul libro delle
angherie inglesi. Queste erano con vivi colori dimostrate dai caporioni
alla gente, che concorreva ad udirgli, e di continuo esacerbati gli
animi da somiglianti dicerìe. Le assemblee dei rappresentanti, e
principalmente quelle di Massacciusset e della Virginia, mandarono
istruzioni agli agenti in Londra, perchè usassero ogni industria,
facessero ogni sforzo per impedire, che l'atto intenzionale non fosse in
attual legge convertito; ed inoltre fecero le rappresentanze loro al Re
ed alle due Camere del Parlamento; le quali tutte tendevano al medesimo
fine, se non se che quelle di Massacciusset furono più delle altre vive
e risentite. Era la provincia di Massacciusset particolarmente notata
pel calore, col quale essa s'opponeva al nuovo ed insolito indirizzo,
che da qualche tempo i ministri avevano dato alle cose americane. I
coloni diventarono eziandio più risoluti, quando intesero, non essere
nella presente contesa delle tasse a sè medesimi abbandonati, e
specialmente in quella della marca; ma che nella metropoli stessa si
trovavano molti personaggi o per sangue, o per dottrina, o per grado
illustri, i quali o per propria persuasione, o per voglia di andare per
le bocche degli uomini, o per ambizione di ottenere ad essere gli scambj
dei ministri, andavano esclamando e dentro e fuori del Parlamento:
«Questi non essere i modi consueti di procedere del governo inglese
verso i suoi sudditi; esser questa una nuova tirannide, che, tollerata,
passerà un dì dalle spiagge americane su quelle dell'Inghilterra; a'
principj doversi ostare; i governi esser soliti nelle prosperità ad
allungar le mani, ed a volersi maggior potere arrogare; far gran vista
il governo inglese di volere imitargli nella presente prospera fortuna;
perciò doversi stare a canna badata con esso; conoscersi le voglie e le
arti delle tolte scozzesi, l'America essere il mezzo, o il saracino di
piazza, l'Inghilterra il fine. E che bisogno s'ha di questi nuovi
balzelli per proteggere e difendere l'America e le terre conquistate?
Forse per tenere in freno i popoli indiani? Meglio ciò saper fare i
coloni leggieri e spigliati che le fanterie inglesi grosse; essere i
coloni di buon animo per difendersi da sè stessi, e per soccorrere
all'uopo i presidj; del che ne diedero manifeste pruove molte volte.
Nemico possente nel continente americano più non trovarsi; e che vani
spauracchi sono questi mai di un nemico, che non appare da niun canto? E
che necessità di voler tenere un esercito in America, al quale gli
Americani abbiano a far le spese? Buoni frutti in verità aver già
partorito quest'apparato militare! Gli animi inritrositi, cambiate la
benevolenza in odio, la fedeltà in desiderio di cose nuove. Senza di
queste inusitate soldatesche avere altre volte i Ministri, secondo che i
tempi richiedevano, ottenuto pei modi consueti dalle colonie tutti
quelli ajuti, che erano del caso. Dacchè esse sono state abili riputate
a porger sussidj alla comune patria, ciò essersi ottenuto per via di
requisizioni da parte della Corona indiritte per mezzo dei governatori
alle varie assemblee. Continuisi l'istesso modo, ed avrannosi i medesimi
sussidj senza scandali e senza pericolo di scisma. Ma volersi una
obbedienza servile, per procedere poscia ad introdurre nel cuore stesso
del Regno i modi stuardi. Di ciò essersene avuti manifesti indizj il dì,
che Grenville venne fuori con quel suo modello di provvisione, pel quale
si dovevano autorizzare gli uffiziali nelle colonie ad alloggiare i
soldati nelle case dei privati; cosa immaginata appunto per ispaventare
il popolo, per avvilirlo a lasciarsi cavalcare, ed alla disegnata tassa
disporlo. Bene essersi levato tanto romore contro sì incomportabile
enormità, che il ministro ne fu sgarato. Tosto aversi a procedere più
oltre; perciò esser debito d'ogni buon cittadino di opporsi a questi
primi tentativi».
Ma i ministri non si lasciavano svolgere, o perchè così volessero i
favoriti che stavano al di dietro, o per caparbietà propria, o perchè
credevano, che, malgrado tante lustre e dimostrazioni in contrario, gli
Americani se ne sarebbero contentati per la confusione, incertezza e
pericoli che sarebbero in tutte le cose loro nati, se negli atti
scambievoli del vivere civile non avessero fatto uso della carta
marchiata, e perciò pagatone la gabella. Onde i ministri erano soliti a
dire, questa avere ad essere una legge, la quale si metteva ad effetto
da per sè stessa. I memoriali, le rimostranze, le petizioni, le
risoluzioni delle province americane furono poste dall'un de' lati.
Adunque la provvisione della carta marchiata fu sottoposta al Parlamento
nella sua tornata del 1765, dove, se vi fu che dire e che fare, nissuno
il domandi. Nissuno pensi nemmeno in qualunque altra occasione, o dei
passati o dei presenti tempi, essersi dimostrata maggior forza, od acume
d'ingegno, più passione, od amore o di parti, o del ben pubblico, o
maggiore apparato di eloquenza, che in questa. Nè minore era la
contenzione e la sospensione degli animi fuori, che dentro le mura di
Westminster. E medesimamente tutta l'Europa, la quale si era molto
sollevata a sì gran contesa, e massimamente le province ed i porti
trafficanti stavano intentissimi a considerarne i progressi, ed a
vederne il fine.
Intanto nel Parlamento quelli, i quali si opponevano alla provvisione,
si mostrarono molto vivi, e dopo di aver citate le autorità d'uomini
celebratissimi nella scienza delle cose politiche, come per cagion
d'esempio Locke, Selden, Harrington e Puffendorf, i quali stabilirono,
il primo fondamento, e l'ultimo fine, che ogni governo si deve proporre,
essere il bene della società, andando percorrendo la storia patria de'
tempi andati, allegarono:
Constare dalla _magna carta_, e da tutte le scritture di que' tempi in
proposito delle imposizioni delle tasse a benefizio della Corona, e del
mandare rappresentanti in Parlamento, siccome pure dallo statuto de'
diritti, e da tutta la storia della costituzione inglese, che nissun
suddito inglese può essere a tassazione soggetto, se non, come dicono
essi, _per comunem consensum parliamenti_, che è quanto a dire, di sè
medesimo, o dei suoi rappresentanti; e questo esser quel primo e
generale diritto, che gli abitanti delle colonie, come sudditi inglesi,
portarono seco, quando lasciarono la patria terra per andarsene in
quelle lontane contrade; perciocchè non essere da credersi, che il
diritto loro derivi dai diplomi, questi diplomi non ad altro oggetto
essendo stati concessi, se non per regolare la forma esteriore della
costituzione delle colonie; ma il grande ed interiore fondamento dalla
costituzione loro, essere questo generale diritto del suddito inglese,
il quale è il primo principio della libertà anglicana, cioè, nissuno
poter essere tassato altro che da sè stesso e dai suoi rappresentanti.
Le Contee palatine di Chester, di Durham e di Lancastro, e le marche di
Cornovaglia non essere state tassate, se non nelle proprie assemblee o
Parlamenti loro, fino a tanto che in varj tempi sono state partecipi
fatte della rappresentazione nel Parlamento britannico.
Il Clero sino a questi ultimi tempi, in cui venne ammesso alla
rappresentazione generale, aver tassato sè stesso e conceduto al Re ciò
che chiamano _benevolenze_, o sia doni gratuiti.
Credere alcuni, distendendo oltre ogni limite l'autorità del Parlamento,
che questo possa fare ogni cosa, ed abbia tutte le facoltà, ma ciò non
esser vero; e quando esser lo potesse, non essere diritto secondo gli
ordini della costituzione; imperciocchè vi sarebbe allora nel
Parlamento, come in un sol uomo vi può essere, un potere arbitrario. Ma
il fatto stare, molte cose non essere in podestà del Parlamento; questo,
tra le altre cose, non poter diventare _esecutivo_, nè gli uffizj che
appartengono alla Corona, distribuire; non potere della roba di alcuno
disporre, salvi solo i casi delle chiudende, senza il suo proprio
consentimento; non potere i Lordi porre divieto ad una provvisione di
moneta vinta nei Comuni; nè i Comuni innalzarsi a Corte di giustizia;
non potere il Parlamento d'Inghilterra tassare l'Irlanda.
Avere i coloni un diritto nato con loro, come discendenti da sudditi
inglesi, di non potere esser tassati da nissuno, fuorchè dai proprj
rappresentanti; e ben lungi dall'essere rappresentati nel Parlamento
della Gran-Brettagna, non essere in questo nemmeno virtualmente
rappresentati, siccome i più minuti abitanti di essa Gran-Brettagna sono
mediante l'intima unione, che a coloro gli lega, i quali vi sono
attualmente rappresentati. E se il tassare (estendendo troppo oltre la
massima delle rappresentazioni virtuali) quelle popolazioni, le quali di
ben lungi soltanto potrebbero riputarsi essere virtualmente
rappresentate, sarebbe cosa tirannica creduta, quanto maggiormente
dovrebbe essa cosa e tirannica, e contraria agli ordini della
costituzione estimarsi, il voler tassare coloro, che nè attualmente, nè
in nissuna maniera virtualmente possono riputarsi rappresentati?
Il popolo irlandese essere, molto meglio che i coloni, nel Parlamento
rappresentato, stantechè moltissimi uomini dell'Inghilterra posseggono
od occupano terre, od uffizj lucrativi, o credenziali in Irlanda, come
pure i discendenti loro immediati fermatisi in essa; e stante ancora che
molti nobili o gentiluomini irlandesi seggono nelle due Camere del
Parlamento britannico e che un numero eziandio più grande d'Irlandesi
fanno le dimore loro in Inghilterra; ma ciò nonostante il Parlamento
britannico non avere mai preteso avere alcun diritto di tassare il
popolo d'Irlanda.
I primi stabilitori delle colonie non solamente essere stati dalle
persecuzioni cacciati fuori della patria loro ma di più avere questa
abbandonata a proprio rischio, pericolo e spesa. Essendo in tal modo
stati derelitti, per non dire di più, ogni vincolo tra di loro, fuori di
quelli a tutto il genere umano comuni, essere stato disciolto, essi
assoluti da ogni debito di obbedienza verso di quella, ed essa
dispensata da ogni debito di protezione verso di loro; che se
accettarono alcuni diplomi reali secondo l'occasione, ciò avere fatto
per necessità; e siccome questa necessità non era di propria elezione,
perciò questi diplomi non potere obbligargli, e se tuttavia i medesimi
potessero in qualche cosa obbligargli, ciò essere solamente a quella
fedeltà, che il Capo supremo del Regno ha diritto di pretendere
indifferentemente da ogni qualunque suo suddito.
Essere cosa assurdissima l'affermare, siano ancora gli Americani
astretti a qualche soggezione verso il potere legislativo della
Gran-Brettagna, il quale non ebbe bastante forza per difendergli e
proteggergli contro le violenze dell'esecutivo; e più assurda ancora il
dire, che il popolo della Gran-Brettagna possa sopra di quelli
esercitare quei diritti, ai quali questo medesimo popolo afferma, si
opporrebbe giustamente, se altri sopra di sè esercitare gli volesse.
Avere il popolo inglese lungamente combattuto e versato molto sangue per
ricoverare que' diritti, che si credeva, la Corona avere sopra di sè
stesso usurpati; e come adesso poter volere, usando quella medesima
usurpazione che aveva in altri condannata, esercitare questi diritti
sopra altrui? E se nei diplomi conceduti agli Americani a tempo
dell'emigrazione loro, e che eglino hanno per forza accettati, si
stabiliva, non poter essi far leggi, avuto però riguardo alla differenza
delle circostanze, le quali contrarie fossero a quelle dell'Inghilterra,
ciò non avergli di vantaggio sottomessi al Parlamento d'Inghilterra, che
se fosse stata in quei medesimi diplomi inserita la medesima condizione
in rispetto alle leggi della Scozia, o di un'altra contrada
qualsivoglia, ciò gli avrebbe al Parlamento di Scozia, ed alla suprema
autorità di quest'altra contrada sottoposti, quando che questa avesse
da' suoi statuti la facoltà di tassare sè medesima per la propria difesa
e conservazione.
Che qualunque stata sia l'assistenza prestata dal popolo della
Gran-Brettagna verso quello delle colonie, essa dover essere stata
prestata o per motivi di umanità e di fraterna affezione, o col pensiero
di esserne, quandochè fosse, rimeritato; ma non mai a prezzo della
libertà. Ed in ogni caso non potersi presumere, le colonie averla potuto
accettare con tale condizione. Che se essa fu invece prestata per motivi
di umanità e di fraterna affezione, siccome il popolo delle colonie non
aveva mai dato luogo alla patria europea di dolersi di loro, così il
medesimo farebbe per l'avvenire. E se essa fu concessa finalmente col
pensiero di esserne una volta rimeritato, esserne pronti i coloni di
venirne al ragguaglio, mettendo da una parte l'assistenza avuta da essa
patria, e dall'altra i danni da sè medesimi sopportati, e gli utili
avuti da quella per aver impedito, non vendessero ad altri le proprie
robe a maggiori prezzi di quelli che vendevano a lei, e non comprassero
da altri a minori prezzi di quelli che compravano da lei; e forsechè,
considerata in tal modo la cosa, dicevano, l'Inghilterra non ne sarebbe
in capitale.
L'essersi i coloni sottomessi alle leggi fatte dal Parlamento inglese
per l'interno governamento loro, non potere, come esempio contra di sè
stessi, addursi più che la sottomissione degl'Inglesi medesimi agli
ordini di un Errico, od alle violenze della Camera Stellata potrebbesi
contr'essi citare, la tirannide di molti essendo altrettanto grave a
sopportarsi, come quella di pochi, e la tirannide di pochi come quella
di un solo.
Che se la libertà si deve a coloro, i quali hanno gli animi nati e fatti
per apprezzarla, e bastante coraggio per esporsi ad ogni pericolo e ad
ogni fatica per acquistarla, essere i coloni americani più degni dei
loro fratelli stessi della Gran-Brettagna di possederla; avere essi non
solo alla nativa terra rinunziato tanto cara alle umane menti e tanto
diletta, ed a tutte quelle dolcezze che in lei si trovano, ma ancora
essersi volontariamente sottomessi alle fatiche ed agl'incomodi di un
lunghissimo viaggio; e dopo di essere con prospera fortuna, ma con
evidente pericolo scampati dal mare, avere su per quelle spiagge
disabitate e barbare incontrato la fame, la quale avendo combattuta e
vinta con infinita, e pazienza e pericolo, essere, quasi per un miracolo
della divina provvidenza, dopo molto tempo, a questo stato, ed in questa
presente prosperità cresciuti cotanto utile a coloro, dai quali eglino
ebbero primamente l'origine.
Che se nei primi anni dell'esistenza loro in America alcuni fra i coloni
dimostrarono un umore inquieto e soggetto ad essere tenuto a freno, e
fossero tutti esposti alle correrie dei vicini paesani, gente nemica e
feroce, la qual condizione rendeva l'interposizione e l'assistenza del
Parlamento britannico necessaria, essere ora a tale grado di maturità in
fatto di civiltà e possanza pervenuti, che non abbiano più altrimenti di
essa interposizione bisogno; e perciò, siccome sono cambiate le
proporzioni che esistevano tra le due nazioni, così doversi anche
cambiare i termini dell'antica congiunzione, e porne de' nuovi alla
presente e rispettiva forza e costumi loro più consentanei.
Le leggi penali promulgate dal Parlamento non avere forza, e non
obbligare nelle colonie, se non se quando queste sono in esse leggi
specificamente nominate. La qual cosa dimostra evidentemente, le leggi
generali inglesi non abbracciare nell'azion loro le colonie americane,
ma aver bisogno di leggi specifiche e particolari. Perciò stare queste
colonie verso l'Inghilterra a un dipresso in quel medesimo rispetto, nel
quale stanno negli ordini feudali d'Europa i Signori verso il Sovrano,
protestando quelli a questo, e pretendendo questo sovra di quelli una
obbedienza ed una autorità in certi limiti ristretta.
Chiari esempj in confermazione di tutto ciò ritrovarsi nella storia
delle colonie tanto antiche che moderne. Così i Cartaginesi, così i
Greci ed altri popoli famosi dell'antichità avere ai coloni loro
lasciata una grandissima larghezza di governo interiore, solo
contentandosi ai benefizj commerciali che da quelle ne derivavano. Così
i Barbari settentrionali, i quali afflissero l'Impero romano, aver
portate seco le leggi loro, e nelle case de' vinti introdottole, non
conservando che una ben tenue obbedienza e soggezione verso i Signori
della patria loro. Così ne' tempi più vicini a noi la Casa d'Austria
avere con le sue colonie dei Paesi Bassi adoperato, primachè queste si
sottrassero dalla divozion sua intieramente. La qual cosa dovere
gl'Inglesi tenere avvisati, e di ciò che hanno a fare in rispetto alle
colonie loro, e di ciò che hanno a temere.
Pagare le colonie assai tasse, se si considerano le restrizioni poste
sul commercio loro; perciò non doversi altre gravezze imporre sugli
Americani, ovvero restituirgli ad una intera libertà di commercio:
poichè altrimenti sarebbero gravati doppiamente. La qual cosa sarebbe e
ingiusta e tirannica da riputarsi.
Da tutto questo non volersi pretendere, le colonie americane non dover
andar soggette a certe gabelle esteriori da porsi per autorità del
Parlamento ne' porti loro, o ad alcune altre restrizioni, alle quali, in
virtù dell'atto di navigazione o di altre provvisioni, il commercio loro
è stato sottomesso; imperciocchè elleno sono nella medesima condizione,
che tutte le colonie, che appartengono agli altri potentati marittimi
dell'Europa, i quali dal bel principio della fondazione delle colonie
loro queste proibirono da ogni commercio colle nazioni forestiere. Qui
volersi parlare solamente delle tasse interne da porsi sulla
universalità del popolo; e mantenersi, prima che e' possa a somiglianti
tasse essere sottoposto, dover essere rappresentato.
E concedendo anche quello che si niega, che il Parlamento britannico
abbia il diritto di far leggi obbligatorie per le colonie, e quello che
è più, impor loro tasse senza il consentimento loro, esservi delle
gagliarde opposizioni a farsi contro le gabelle ultimamente poste sopra
di quelle, e troppo più ancora, e più forti contro a quella della marca,
la quale fu testè girandolata dai ministri, e viene ora proposta in
Parlamento. Poichè invece che queste gabelle di marca sono state a poco
a poco, e gradatamente poste a' tempi andati sui popoli
dell'Inghilterra, elleno hanno ora a cadere ad un tratto sopra le
colonie, le quali, se non ne resteranno affogate, non vaglia; e se
queste stesse gabelle sono state sì gravi riputate in Inghilterra, avuto
riguardo alla gran varietà de' casi, ne' quali elleno debbono esser
pagate, ed al gran numero delle ingorde multe, nelle quali anche le
persone di miglior animo possono incorrere, doversi di necessità
credere, avere a riuscire di molto maggior gravamento e pregiudizio
nelle colonie, dove in generale il popolo non deve riputarsi così
versato nelle materie di questa sorta, e molti eziandio non intendono il
linguaggio di queste leggi intricate, e così lontane dall'intelligenza
degli agricoltori e mercatanti. Doversi a ciò aggiungere, le medesime,
siccome quelle che troppo odore rendono della terra britannica, e troppo
sono notate della sottilità dei cervelli inglesi abilissimi ad inventar
giravolte per raunar pecunia, dover essere avversate, come pericolosi
tranelli, dai forestieri, e perciò allontanargli dall'andarsi a fermare
con le famiglie loro sotto quel nuovo cielo. La qual cosa di quanto
danno abbia ad essere a quelle crescenti popolazioni, e quindi per
rimando all'Inghilterra stessa, niuno è che non lo veda.
Avendo finalmente a' termini della provvisione a pagarsi la pecunia
ricavata dalle gabelle di marca nella tesoreria inglese, dovere in poco
tempo le colonie, considerate massimamente le incomode proibizioni sul
commercio loro poste, rimanere spogliate del tutto della moneta loro con
gravissimo pregiudizio del commercio tanto esterno, quanto interno.
Ma dalla parte dei ministri si arguiva in contrario:
Essere prima di tutto necessario estraere dalla presente quistione tutto
quell'apparato di scienza e di erudizione, della quale hanno fatto pompa
gli avversarj, e che ricavarono dai libri degli uomini speculativi, i
quali hanno scritto sopra le materie politiche. Tutte queste
sottigliezze ed argomentazioni, state adoperate da coloro che hanno ne'
libri loro trattato del diritto naturale, come sarebbero Locke, Selden,
Puffendorf e somiglianti autori, non essere il caso in una controversia,
in cui si tratta di una legge scritta. L'andare poi a rilevare le
vecchie carte per arguire di là alla presente costituzione inglese,
essere la più assurda cosa del mondo, poichè la costituzione non è più
la stessa, e nissun sa, quale ella si fosse a qualcheduno de' periodi,
che si sono citati. Esservi cose nella _magna carta_ medesima, le quali
non sono più negli ordini presenti; e perciò tutti questi ricordi delle
cose antiche non comprovar nulla in riguardo alla costituzione inglese,
tale quale ora ella è.
Questa costituzione essere in ogni tempo stata a continui cambiamenti ed
ammendazioni soggetta, ora guadagnando, ora perdendo qualche cosa; nè
essere la rappresentazione dei Comuni della Gran-Brettagna stata ridotta
ai presenti ordini sino a' tempi di Errico settimo. In riguardo poi ai
modi di tassazione, se si risale addietro oltre il regno di Edoardo
primo o del Re Giovanni, non incontrarsi altro che dubbj ed oscurità,
essendo la storia di quei tempi piena d'incertezza e di confusione. Le
scritte per le domande di pecunia si facevano ora secondo la legge, ed
ora no; e queste erano, per cagione d'esempio, quelle per la pecunia
navale, o quelle per invitar le assemblee a tassare sè medesime, o
quelle altre per far pagare i doni gratuiti. Altre tasse erano anche
poste, come quella dello scutato, o sia servizio dello scudo, le
cavalcate ed altre, che avevano la origine loro negli ordini feudali. I
doni gratuiti pure essere contrarj alla legge; ed essere cosa nota a
tutti, con quanta contenzione ed ostinazione il popolo inglese si
opponesse alle domande della pecunia navale, le quali però la Corte non
cessava di proseguire.
In riguardo alle marche di Cornovaglia, l'antico privilegio di tassare
sè stesse aver poco durato, e solo essere stato concesso, perchè elleno
potessero soccorrere il Re nella sua guerra contro i montanari di quel
paese; essere nato, essersi spento col Regno di Edoardo primo, e quando
il principe Edoardo diventò Re; ed allora queste marche essere state
annesse alla Corona, e soggette divenute, come il restante del dominio
inglese, alle tasse. Errico ottavo essere stato il primo fra i Re
inglesi, il quale chiamò due deputati cornovallesi in Parlamento: la
Corona avere esercitato, o no questo diritto di chiamare i deputati a
sua posta, e quindi essersi originata quella disuguaglianza di
rappresentazione, la quale a' presenti dì si osserva nella costituzione
inglese. Errico ottavo aver chiamato un borghese di Calais in
Parlamento, ed una delle Contee palatine essere stata tassata per ben
cinquanta anni, innanzichè ella mandasse deputati al Parlamento.
Il Clero non esser mai stato senza rappresentanti; e quando e' si
tassava da sè stesso nelle sue assemblee, ciò essersi fatto
coll'autorità e consenso del Parlamento.
Il ragionare poi delle colonie inglesi dalle colonie dell'antichità
essere una vana pompa di erudizione, sapendosi benissimo, le colonie dei
Tirj in Africa, e quelle dei Greci in Asia non aver che far più che
nulla coi presenti ordini delle colonie inglesi. Nissuna nazione prima
dell'Inghilterra aver fatti statuti e regole fisse per le colonie,
eccettuati i Romani; e gli ordini colonarj loro essere stati al tutto
militari per mezzo dei presidj tenuti nelle principali città delle
conquistate province, e la giurisdizione della principal patria essere
stata assoluta ed illimitata; le province della Olanda non essere state
colonie, ma piuttosto paesi sottomessi alla Casa d'Austria con una certa
feudale dependenza; e finalmente niuna cosa essere più lontana stata
dagli ordini, e modi delle colonie inglesi, che quell'inondazione di
Barbari settentrionali, i quali, distrutte le reliquie dell'Impero
romano, vennero sopra, ed occuparono tutta l'Europa; questi fuorusciti
avere ad ogni legge, ad ogni protezione, e ad ogni connessione colle
terre patrie rinunziato; aver quelli eletti i capitani loro, seguitate
le loro insegne per andar a cercar ventura altrove, e fondare nuovi
regni sulle rovine del romano Impero. Per lo contrario i fondatori delle
colonie inglesi essere dal regno usciti con l'approvazione e consenso
del Re e del Parlamento; a poco a poco gli ordini loro essere stati
tocchi, e ritocchi con rispettivi diplomi, concessioni e statuti, finchè
furono nella presente forma ridotti; ma non essere mai state quelle
talmente dalla prima patria separate nè emancipate, che esse siano una
volta diventate independenti, ed in propria balìa poste.
Il Parlamento a' dì della Repubblica molto per tempo essere stato della
separazione delle colonie sollecito, ed aver vinta una provvisione, o
atto (il quale se non sia più in vigore, doversi molto dubitare), per
dichiarare e stabilire l'autorità dell'Inghilterra sopra le colonie. Ma
quando vi fosse in questo proposito una legge scritta, o nissuna
immediata illazione far si potesse da una somigliante legge, l'uso solo
doveva bastare per quella autorità confermare. Non sonsi forse le
colonie, per fino dai tempi della fondazione loro, alla giurisdizione
della comune patria sottomesse? Non l'hanno elleno anzi in molti casi
ricercata? In tutte le controversie concernenti la proprietà, non ebbero
elleno ricorso al Consiglio privato? E non sono forse quelle
controversie state determinate, non secondo le leggi delle colonie, ma
sì, per lo contrario, secondo le leggi dell'Inghilterra? Ed a queste
decisioni non si sottoposero elleno pacificamente? Eppure questi casi di
ricorso, essere assai frequenti stati. Il Nuovo-Hampshire, ed il
Connecticut essere già corsi al sangue a cagione delle gare loro; la
Virginia, e la Marilandia all'armi; non dimostrar questo la necessità di
una giurisdizione suprema, alla quale le altre subordinate giurisdizioni
possano in caso di bisogno ricorrere? Nulla in nissun tempo poter più
fatale riuscire alla pace e prosperità delle colonie, quanto che il
Parlamento della sua soprantendente autorità sopra le medesime si
dispogliasse; perciocchè dissolverebbesi in tal caso, ed in poco tempo
ogni vincolo tra colonia e colonia, e nascerebbevi una fatale anarchia;
conoscersi tra di esse bastanti semi di discordie e di fazioni, perchè
di simile scompiglio non s'abbia ad avere qualche timore. Da questo al
totale disfacimento dei presenti ordini colonarj, alla creazione di
nuovi, al gettarsi in preda le colonie a qualche potentato esterno,
esser parato lo sdrucciolo.
Di presente gli ordini delle colonie essere molto varj, siccome quelli,
che furono l'un dopo l'altro stabiliti alla spicciolata, e dovettero
alle circostanze ed accidenti de' diversi tempi accomodarsi; perocchè
altri dovettero essere ne' primi periodi di ciascuna colonia, ed altri,
quando esse si trovarono ad un ulterior grado di popolazione, di
territorio e di ricchezza pervenute. In alcune da prima non avervi avuto
altro, che un governatore assistito da due o tre consiglieri, poi più
essere stati arroti; poi la Corte di giustizia eretta; poi le Assemblee
create.
Siccome le costituzioni delle colonie sono state diversamente composte,
e quasi alla spezzata; così dover esse per la necessità delle cose
rimanere dalla giurisdizione della comune patria dependenti; niuno aver
mai la posizione contraria mantenuta, innanzichè queste nuove dottrine
andassero attorno; gli atti del Parlamento essere stati non solo senza
alcun dubbio della legalità loro fatti, ma eziandio con applauso
universale accettati, e volonterosamente obbediti; i porti loro essere
stati alle dogane ed a regole sottomessi, che e mettevano un certo
freno, e diminuivano il traffico loro; e gabelle essere state messe, e
tra le altre quella delle poste, le quali andarono ad impressionare ed a
ferire le più interne parti del commercio loro; e nissuno mai, salvando
questi nuovi dottori, essersi dato a credere, le colonie non dover
essere dall'autorità del Parlamento tassate, regolate ed obbligate.
Non poter esservi dubbio, che gli abitanti delle colonie sieno
altrettanto rappresentati nel Parlamento, quanto la maggior parte del
popolo d'Inghilterra, poichè nel numero di nove milioni di questo, otto
milioni ne sono, i quali non hanno diritto di rendere, e non rendono
partito nella elezione dei membri del Parlamento; e perciò tutte queste
argomentazioni addottesi per provare non essere le colonie dependenti
dal Parlamento, derivate da motivi di rappresentazione, esser vane; anzi
provar anche troppo, perciocchè vanno a ferire tutta la presente
costituzione dell'Inghilterra. Ma la cosa essere, che un membro del
Parlamento, eletto da una borgata qualsivoglia, rappresenta non solo i
commettenti ed abitanti di quel particolar luogo, ma ancora quelli di
ogni altra borgata della Gran-Brettagna. Ei rappresenta la città di
Londra, ed ogni altro Comune del regno, siccome anche gli abitanti di
tutte le colonie e dominj della Gran-Brettagna; ed è per debito e per
coscienza a tener cura degl'interessi loro obbligato.
Esser vana e falsa la distinzione tra le tasse interne ed esterne. Si
concede le restrizioni sopra il commercio, e le gabelle sopra i porti
poste essere secondo la legge, e si niega nel tempo medesimo il diritto
del Parlamento della Gran-Brettagna d'imporre tasse interne sopra le
colonie. Ma, e che differenza passa mai tra le prime e le seconde? Una
tassa posta in un qualche luogo non è ella forse, come quel ciottolo
gettato in uno stagno, il quale increspa a mò di circolo la superficie
dell'acqua, e questo circolo ne produce e dà moto ad un altro, e questo
ad un altro ancora, finchè tutta quella superficie si trovi dal centro
fino alla circonferenza agitata? Nissuno non credere, nissuno non
confessare essere manifesto, che una gabella di dieci, o di venti per
centinajo posta, per cagion d'esempio, sopra il tabacco, o sia ne' porti
della Virginia, o sia in quel di Londra, non sia una vera e reale
gravezza, o tassa posta sopra le terre della Virginia stessa, nelle
quali cresce il tabacco, e lontane anche a cento miglia dal mare.
La protezione essere quella, che dà il diritto della tassazione; le
obbligazioni reciproche tra le colonie e la patria loro essere
connaturali, e derivanti dall'un canto dalla difesa e protezione,
dall'altro dall'obbedienza; ed essere cosa molto obvia, che o le colonie
debbono essere in tutto ed in ogni special parte dependenti
dall'Inghilterra, o del tutto dalla medesima separate e disgiunte. Non
trattarsi ora qual fosse la legge, qual fosse la costituzione; ma
versare la controversia in questo, quale sia ora la legge, quale la
costituzione. Ciò esser la legge, ciò esser la costituzione, quello
esser il diritto, che fu senza contraddizione, e per sì lungo tempo, ed
in numerosissimi casi per tale riconosciuto, per tale esercitato da una
parte, e approvato ed obbedito dall'altra. Le altre esser troppo sottili
opinioni, o vane immaginazioni d'uomini speculativi, le quali, siccome
sono lontane dalla comune sperienza delle umane cose, così sono anche
pur troppo atte ed accomodate a sollevare ed accendere gli animi di
coloro, i quali siccome obbedirono per lo passato, e ciò con tanto utile
e vantaggio loro, così debbono anche per lo futuro agli ordinamenti
della tenera, ad un tempo, e possente madre loro obbedire.
Del rimanente non essere forse per molti capi migliore la condizione
degli Americani, che quella degli Inglesi? Le spese dell'amministrazione
interna e civile dell'Inghilterra essere enormi; così leggieri per lo
contrario nelle colonie, che non è quasi da potersi credere. Il governo
ecclesiastico, il quale è sì grave spesa in Inghilterra, essere di niun
momento in America; là le decime, là i benefizj non curati esservi
ignoti; non conoscervisi la povertà; ognuno, secondo il dire delle sacre
scritture, sotto la propria ficaja vivere; la fame e la nudità esserne
sbandite: e là non vedersi nè paltoni, nè mendicanti. Se altrettanto si
potesse affermare dei popoli inglesi al di qua dell'Oceano, beata
l'Inghilterra! Ma il contrario essere il vero, e ciò esser noto a tutto
il mondo.
E qual nazione avere abbracciato le sue colonie con tanta carità con
quanta l'Inghilterra le sue? Queste non aver mai, a' tempi delle
necessità loro, ricorso avuto alla Gran-Brettagna senza ottenerne i più
pronti ed i più ampj sussidj. O fosse per la difesa propria contro il
nemico, o per avanzare ed accrescere la domestica prosperità, questi
essere stati senza soprastamento alcuno liberalissimamente conceduti.
Oltre a ciò, nissun altro popolo avere quella specie di protezione data
ad una parte di sè, che dall'Inghilterra alle sue colonie fu concessa;
quella del credito, senza del quale non avrebbero mai potuto a quel
grado di ricchezza arrivare, che è da tutti quelli, che le visitano,
lodato ed ammirato; e fatta questa considerazione, la tassa, di cui si
tratta, non poter altro apparire, che un modico interesse di quelle
esorbitanti somme, le quali aveva la Gran-Brettagna alle colonie
prestate.
In quanto alla mancanza della moneta, anche questa essere una vaga
argomentazione: l'oro e l'argento non esser mai per mancare in un paese
altrettanto ricco di buone derrate, quale si è l'America settentrionale.
Nè questa tassa avere a gettar tanto, essendo anzi, non che moderata,
modica, che possa seccare le sorgenti della moneta, massimamente, quando
si considera, il provento della medesima aver ad esser tenuto in serbo
nel tesoro, non potersi in nissuna maniera storre, o sviare, ed esser
tutto destinato alle spese della protezione e difesa delle colonie, e
perciò dovere in queste necessariamente ritornare.
Adunque la superiorità inglese tanto magnificata non essere in fatto
altro, che una superiorità di potenza e di sforzi per guardare e
difendere tutte le sue dependenze e tutti i suoi dominj, ed in ciò
essersi ella sì fattamente travagliata, che ne fu presso alla sua
rovina. Egli è vero, aver l'Inghilterra in questa contesa conseguito
tanta gloria, che a niuna maggiore potrebbe arrivare; ma in questa
partecipare tutte le colonie sue; tanto lustro, tanto splendore essersi
anche riverberati in America, e gli Americani essere venuti a parte così
degli onori, come dei benefizj, che ai membri dell'Impero britannico
appartengonsi, mentre che l'Inghilterra sola ha pagato l'immenso prezzo
di tanta gloria.
Queste furono le argomentazioni da una parte e dall'altra con eguale
ingegno e calore nel Parlamento allegate in prò, o contro la tassa
americana. E mentre pendeva tuttavia la questione, i mercatanti di
Londra, i quali trafficavano coll'America, sollevati maravigliosamente
dal timore di perdere, o almeno di non poter riavere ai giusti tempi i
capitali, che avevano nelle mani degli Americani collocati, presentarono
al tempo della seconda lettura della provvisione una petizione contro la
medesima; imperciocchè preveggevano benissimo, che fra gli Americani
alcuni per necessità, ed altri con questo colore, mancato non avrebbero
di ritardare le rimesse. Ma all'incontro si allegò quell'uso della
Camera de' Comuni di non udir petizioni indiritte contra le provvisioni
delle tasse; e quella de' Londinesi fu posta dall'un de' lati.
Intanto esclamavano i ministri, particolarmente Carlo Townsend:
«Ed ora vorranno questi americani figliuoli stabiliti dalle cure nostre,
nutriti ed allevati dalla nostra amorevolezza, protetti dalle nostre
armi, finchè a questa forza ed a questa opulenza, che oggidì vediamo,
fossero pervenuti, torcere il grifo, e rimbrottando ricusare di porre in
mezzo un lor quattrino per sollevarci da quel grave peso, che ci mette
in fondo?».
Il Colonnello Baré riprese le parole, e con un bellissimo porgere per
soldato, disse:
«Stabiliti dalle vostre cure! No; l'oppression vostra gli fece in
America stabilire. E' fuggivano la vostra tirannide, e cercarono asilo
in una incolta ed inospital terra, dove esposero sè stessi a tutti quei
disagi, ai quali può l'umana natura andar soggetta; e fra gli altri alla
crudeltà di un nemico barbaro e selvaggio, il più astuto, e, sto per
dire, il più terribil popolo che viva quaggiù; e di più spinti dai
principj della vera libertà inglese quelli incontrarono e sopportarono
con ilare e forte animo, pareggiandogli con quelli, i quali da parte di
coloro, che avrebbero loro amici dovuti essere, ebbero nella patria
terra a sopportare. Nutriti ed allevati dalla vostra amorevolezza! E'
crebbero per la trascuraggin vostra. Tostochè avete fatto avviso di
pigliare cura di loro, ciò avete eseguito con mandar là uomini per
governargli in questa parte ed in quella, i quali forse erano i deputati
dei deputati di alcuni membri di questa Camera, inviati colà per
sopravvedere le libertà loro, per far le spie, per rapportar male le
azioni loro, per mettergli in preda; uomini, la cui condotta ha fatto in
molte occorrenze agghiacciar il sangue nelle vene a que' figliuoli della
libertà; uomini promossi ai più alti seggi della giustizia, alcuni dei
quali, e questo so, avrebbero creduto di aver la buona ventura, se, ad
una lontana contrada fuggendo, evitato avessero di esser essi medesimi,
nella propria, avanti la Corte di giustizia tradotti. Protetti dalle
vostre armi! Hanno eglino nobilmente pigliate le armi in vostra difesa,
ed in mezzo alla costante e laboriosa industria loro il valore loro
mostrato per la difesa di una contrada, le cui frontiere erano intrise
di sangue, mentrechè le parti interne sue a vostro prò i piccoli
risparmj, i frutti della onesta masserizia loro versavano ed offerivano.
E crediate a me, sovvengavi, che vel dissi questo dì, che quel medesimo
amore di libertà, il quale dapprima spinse ed animò questo popolo,
questo stesso lo accompagnerà ancora. Ma la prudenza mi vieta di dir più
oltre. Dio il sa, e certo sono, che io non parlo ora col calore delle
parti; quello che dico, sì, lo dico, perchè tali sono i sentimenti del
mio cuore. Quantunque la generale scienza e la esperienza del
rispettabil corpo di questa Camera avanzi d'assai la mia, tuttavia ciò
contendo, ed affermo, avendo molte cose vedute, e lungamente conversato
in quella contrada, di saperne più, intorno all'America, che voi non ne
sapete. Quel popolo è invero altrettanto leale, quanto gli altri sudditi
qualsivogliano, che il Re si abbia; ma egli è un popolo geloso delle sue
libertà, e che le vendicherà, se elleno saranno un dì violate. Ma il
soggetto è troppo tenero; non ne vuò dir più oltre».
Queste cose disse il Colonnello improvvisamente, e con tanta fermezza,
che tutta la Camera ne restò maravigliata, e tutti intentamente lo
guardavano senza proferire una parola.
Ma i ministri se l'erano recata a gara; ed il Parlamento non poteva
udire più ingrato suono di quello, che alcuno negasse l'autorità sua
d'impor tasse in America. Così in favore della provvisione si riunirono,
in molti l'opinione della sua convenienza ed utilità; in altri i bocconi
ministeriali; in molti, e forse ne' più, la gelosia della propria
autorità recata in contesa, dimodochè, quando fu posto il partito, a'
giorni sette del mese di febbrajo dell'anno 1765, i no non poterono
arrivare oltre i cinquanta; ed i sì furono dugencinquanta; e perciò fu
vinta la provvisione, la quale fu con grandissimo favore approvata dalla
Camera Alta addì otto marzo susseguente, e dal Re addì 22 del
medesimo[2].
Questo è stato quel famoso andirivieno trovato dai più sottili e più
fini cervelli inglesi, del quale non saprei dire, se sia stata maggiore
la sofisticheria, o l'intempestività. Certo è, che da questo ebbero
origine in America tutti que' garbuglj e rimescolamenti, i quali
proruppero prima in manifesta guerra civile, poscia n'arse l'Europa
tutta di guerra, e finalmente ne nacque una totale disgiunzione di una
parte nobilissima dell'Impero britannico dalla sua metropoli. Dal quale
rivolgimento, se non furono diminuiti la gloria e lo splendore delle
armi d'Inghilterra pel valore ed ardire mostrati in tutti gli accidenti
della guerra da' suoi soldati, certo ne furono scemate la potenza e
l'autorità sue presso tutte le nazioni del mondo.
La notte, che fu vinta la provvisione, il dottor Franklin, il quale si
trovava allora in Londra, scrisse a messer Carlo Thompson, quegli, che
fu poi segretario del Congresso: _il sole della libertà essere
tramontato; dover gli americani accendere i lumi dell'industria e della
masserizia._ Al quale, messer Carlo rispose: _apprendere, che ben altri
lumi, che quelli, avessero ad accendersi_; e così ei predisse le
turbazioni, che dovevano seguire.
FINE DEL LIBRO PRIMO
NOTE
[1] «L'escludere del tutto il popolo delle colonie dall'elezione del
Gran Consiglio riescire cosa assai molesta agli Americani, e
massimamente quella di dovere essere gravati di tasse per l'autorità del
Parlamento, dove ei non hanno rappresentanti. Essere generalmente il
popolo americano altrettanto leale ed amante dei presenti ordini e della
famiglia regnante, quanto alcun altro dei dominj di Sua Maestà.
«Non potersi dubitare della buona volontà e prontezza de' rappresentanti
di propria elezione loro a concedere di tempo in tempo tali ajuti per la
difesa della contrada, che sarebbero necessarj giudicati, per quanto le
facoltà loro si distendessero.
«Il popolo delle colonie, il quale era il primo a provare le impressioni
delle armi nemiche con la perdita dei loro beni, vite e libertà, potere
anche giudicare più fondatamente delle forze necessarie a levarsi e
mantenersi, delle fortezze da alzarsi, e delle proprie abilità loro a
sopportar le spese, che il Parlamento inglese così lontano.
«I governatori spesso andare nelle colonie per farvi la penna, e
riportarne il frutto seco loro in Inghilterra; nè essere perciò uomini
di quella capacità ed integrità che si richiederebbero; non avere i
medesimi terre in America, nè alcun'altra specie di congiunzione cogli
Americani da potere essere stretto interessati nella prosperità di
questi, e dovere piuttosto desiderare il levare e mantenere più soldati,
che non sia necessario, per meglio raggranellare per sè medesimi, e far
provvisioni per gli amici ed aderenti loro.
«I consiglieri nella più parte delle colonie essendo eletti dalla Corona
dietro la raccomandazione dei governatori, essere le più volte uomini di
basso stato, gente di corteggio dei governatori per la speranza degli
uffizj, e perciò di facoltà di quelli; doversi perciò ragionevolmente
sospettare dell'autorità dei governatori, e Consiglj per levar le somme
ch'essi stessi giudicano necessarie per mezzo delle tratte sul maestrato
del tesoro, da essere quindi rimborsate dalle tasse poste sul popolo
americano dall'autorità del Parlamento. E che cosa gli potrebbe
contenere dall'andar fantasticando spedizioni inutili, disturbar con
esse il popolo, e da' suoi lavori frastornarlo; e ciò affine di creare
uffizj ed impieghi per gratificare i loro, e dividersene i frutti?
«Il Parlamento d'Inghilterra così lontano essere soggetto alle male
informazioni, e poter essere facilmente aggirato dai governatori e dai
Consiglj, i quali perciò impedirebbono anche gli effetti delle querele
americane.
«Avere gli uomini inglesi il diritto indubitabile di non essere tassati,
se non se di proprio consenso loro dato dai proprj rappresentanti, e non
avere le colonie nissun rappresentante nel Parlamento britannico.
«Volere tassargli per atto del Parlamento, e togliere loro la facoltà di
eleggere un Consiglio rappresentativo, che s'aduni nelle colonie, e
consideri, e giudichi della necessità e quantità di una general tassa,
mostrare un sospetto della lealtà, o fede loro verso la Corona, o di
poco amore verso la patria, o della pochezza delle menti americane,
sospetto che invero non hanno meritato.
«Constringer le colonie a dar la pecunia loro senza il proprio
consentimento, esser piuttosto un levar contribuzioni in un paese
nemico, che tassar uomini inglesi per un comune benefizio loro, ed
essere perciò un trattargli come un popolo conquistato, e non come
sudditi inglesi.
«Una tassa posta dai rappresentanti delle colonie poter essere
facilmente diminuita secondo l'esigenza dei casi; ma posta dal
Parlamento, e ciò sulle istanze ed informazioni dei governatori, doversi
probabilmente mantenere e continuare per l'autorità di questi con grave
molestia e carico delle colonie, ed impedimento de' progressi e
prosperità loro.
«La facoltà concessa ai governatori di far marciare gli abitanti da una
estremità ad un'altra delle colonie inglesi e francesi, essendo questa
una contrada almeno millequattrocento miglia quadrate larga, senza la
previa approvazione e consentimento dei rappresentanti loro, poter dar
luogo a spedizioni onerose pel popolo delle colonie, ed abbassarlo a
quella condizione, in cui si trovano i sudditi di Francia nel Canadà
ridotti, i quali ora sono da simile autorità da parte del governatore
loro oppressati, il quale, sono due anni, hagli grandemente travagliati
con lunghi e distruggitivi viaggi verso l'Ojo.
«Se tutte le colonie insieme possono essere bene amministrate dai
governatori e Consiglj eletti dalla Corona, senza rappresentanti, anche
le colonie particolari poter essere in tal modo amministrate, e le tasse
imporvisi per autorità del Parlamento, e ad uso e sovvenimento del
governo; e perciò doversi come inutili dimettere le assemblee loro
provinciali e colonarie.
«Le facoltà concesse per la lega di Albania al Gran Consiglio, anche in
rispetto alle materie militari, non si distendere tant'oltre, quanto
quelle che sono state concesse dai diplomi reali alle colonie dell'isola
di Rodi, e del Connecticut, facoltà non mai state misurate, imperciocchè
per quella lega il presidente generale sarebbe eletto dalla Corona, ed
avrebbe la facoltà del divieto, quandochè i governatori di queste due
colonie, ed hanno la facoltà del divieto, e sono eletti dal popolo.
«Le colonie inglesi confinanti colle terre francesi essere propriamente
le frontiere dell'Impero britannico, e le frontiere di un Impero doversi
a spese comuni di tutte le parti di esso difendere; e non sarebbe aspra
ed importevol cosa tenuta, se il Parlamento ove le coste della
Gran-Brettagna non vi avessero rappresentanti, ponesse sopra gli
abitanti di queste uno speciale balzello, a fine mantenessero essi soli
tutto il navilio dell'Inghilterra sotto colore, che questo gli difende
ed in ispecial modo gli protegge? E se le frontiere inglesi in America,
le quali sono le colonie americane, debbono esse sole sopportare le
spese della propria difesa, sarà giusto, sarà conveniente, non dovere
aver esse voce, non poter rendere partito a concedere la pecunia,
giudicare della necessità di essa, e del modo di riscuoterla?
«Oltre le tasse alla difesa delle frontiere necessarie, pagare sottomano
le colonie grosse somme di denaro alla comune patria; imperciocchè le
tasse imposte in Inghilterra sopra i possessori delle terre, e sopra gli
artefici dovere di necessità rincarare il prezzo dei proventi di quelle,
e delle manifatture di questi, ed una gran parte del medesimo pagarsi
dagli avventori delle colonie, le quali perciò vengono a pagare una
notabil porzione delle tasse inglesi.
«Esser per leggi severe ristretto il commercio delle colonie con le
nazioni estere; e perciò invece, che gli abitanti loro potrebbero far
procaccio presso di queste di manifatture a miglior mercato, esser
giuoco forza, le comprino più care dalla Gran-Brettagna. Quindi
apparire, la differenza tra questi due prezzi essere una tassa pagata
dagli Americani all'Inghilterra; essere questi obbligati di trasportare
immediatamente ne' suoi porti una gran parte dei proventi delle terre
loro, dov'e' sono sottomessi a certi dazj, la qual cosa ne diminuisce il
prezzo, e sono pertanto i possessori necessitati a vendergli a minor
prezzo di quelli, che ne avrebbono ne' mercati esterni; e perciò la
differenza essere una tassa pagata all'Inghilterra.
«Certe manifatture essere in America proibite, e doverne i coloni
cercare i lavorii dai mercatanti inglesi; adunque l'intiero prezzo di
questi essere una tassa pagata all'Inghilterra.
«Avendo gli Americani negli ultimi tempi accresciute le richieste e la
consumazione delle manifatture inglesi, essere perciò queste rincarate
d'assai, e perciò il soprappiù del prezzo essere un profitto al netto
per l'Inghilterra, ed abilitare gli abitanti suoi viemaggiormente a
pagare le tasse loro; e siccome esso soprappiù è pagato in buona parte
dagli Americani, essere questo una vera e reale tassa imposta loro a
favore dell'Inghilterra.
«In somma non essendo agli Americani lecito di regolare il proprio
commercio, e di restringere la introduzione e la consumazione delle
superfluità inglesi, siccome può l'Inghilterra la introduzione e la
consumazione delle superfluità forestiere, tutta la ricchezza dei
coloni, in ultimo concorrere ed andare a terminare nell'Inghilterra; se
gli Americani colle ricchezze proprie arricchiscono gl'Inglesi, e
viemeglio gli abilitano a pagare le tasse loro, non è questa la medesima
cosa, come se essi stessi fossero tassati, ed egualmente vantaggiosa per
la Corona? Di queste tasse secondarie non essersi mai gli Americani
doluti, quantunque l'imporle, il riscuoterle, il disporne non sia in
loro facoltà; ma pagare gravi tasse immediate e dirette, delle quali ei
non abbiano a prestare il consentimento, nè della opportunità delle
quali possano in niun modo giudicare, nè dell'uso, che s'ha da farne; e
forse di quelle tasse stesse, ch'essi riputerebbero altrettanto inutili,
quanto gravose, parere troppo insolita ed ardua cosa ad uomini inglesi,
i quali non possono comprendere, come l'aver date le vite e le facoltà
loro per soggiogare e popolar nuove contrade, allargare il dominio, ed
accrescere il commercio della patria loro, abbia ad essi fatto perdere,
come se fossero felloni stati, i diritti naturali de' Brettoni, i quali
crederebbero anzi di aver meritati, quando anche fossero prima stati in
una condizione servile costituiti. Per tutte queste ragioni, se
l'alterazione alla lega d'Albania disegnata fosse posta ad effetto,
essere da temere, non il congresso dei governatori, e dei Consiglj in
tale modo eletti, non essendovi verun maestrato di rappresentanti, che
approvi le deliberazioni loro, e concilj loro il favore del popolo,
diventasse sospetto ed odioso; promuovessersi le animosità e le
discordie tra i governatori ed i governati, e tutto tendesse al tumulto
ed alla confusione.»
Questa fu la lettera di Franklin.
[2] La provvisione, la quale s'intitolò, _atto per imporre certe gabelle
di marca, ed altre nelle colonie, e piantagioni d'America a fine di più
bastare alle spese di difenderle, proteggerle ed assicurarle, e per
emendare tali parti di parecchj atti del Parlamento relativi al
commercio e redditi di dette colonie e piantagioni, come anche per
determinare, ed esigere le multe e confiscazioni ivi menzionate_,
importò quanto segue:
1 Che una gabella di marca di tre pensi sterlini (sei soldi tornesi) sia
imposta sovra ogni pezzo di carta vitellina, o di carta pecora, o sovra
ogni pezzo o foglio di carta, sui quali sia, o manoscritta o stampata
qualche dichiarazione, citazione, risposta, replica, mora o altro atto
qualsivoglia, ovvero copia de' medesimi in qualunque Corte di giustizia
nelle colonie inglesi, e piantagioni d'America.
2 Medesimamente una gabella di marca di due scellini sterlini
(quarantotto soldi tornesi) sopra simili foglj di carta per ogni atto di
cauzione speciale, e di comparizione in conseguenza del medesimo nelle
suddette Corti.
3 Ancora una gabella di marca di un scellino, e sei pensi sterlini sopra
simili foglj contenenti alcuna richiesta, cedola, comparsa, richiamo,
citazione, risposta, replica, mora ed altri atti in ogni Corte di
cancelleria, o sia di discrezione, ed equità.
4 Ancora tre pensi sterlini per ogni copia di detti atti in alcuna delle
medesime Corti.
5 Ancora uno scellino sterlino sopra ogni monitorio, richiamo, risposta,
allegazione, inventario o rinunzia in materia ecclesiastica avanti ogni
Corte dell'ordinario, o altra esercente una giurisdizione ecclesiastica.
6 Ancora sei pensi sterlini sopra ogni copia di testamento, monitorio,
richiamo, risposta, allegazione, inventario, o rinunzia in materia
ecclesiastica avanti alcuna delle dette Corti.
7 Ancora due lire di sterlini (quarantotto lire tornesi) sopra ogni
foglio di dette carte contenente donazioni, presentazioni, collazioni o
instituzioni di, od a qualche benefizio, o scritture, ed instromenti ad
un tale oggetto, o registrazioni, o atti di admissioni, o testimoniali,
od attestati di ogni grado conseguito in qualche Università, Accademia,
Collegio o Seminario di studj.
8 Ancora uno scellino sterlino sopra ogni monizione, cedola, richiamo,
comparsa, allegazione, informazione, lettera di richiesta, esecuzione,
rinunzia, inventario, o altr'atti vanti le Corti dell'Ammiragliato.
9 Ancora dieci scellini sterlini sopra ogni foglio di copia di essi
processi ed atti.
10 Ancora dieci scellini sterlini sopra gli atti di appellazione dai
semplici tribunali di pace.
11 Ancora cinque scellini sterlini per iscritture di convenzione per
levar multe, o di permissione di presa di possesso di qualche
successione ordinaria, o di sommazione di comparizione, che sia emanata
da qualcheduna di esse Corti, od a quella abbia a ritornare.
12 Ancora quattro scellini sterlini per giudizj, decreti, o dimissioni,
o altri memoriali nelle suddette Corti.
13 Ancora uno scellino sterlino per atti di assicurazione, cauzione,
comparizione, interrogatorj, deposizioni, o mandati di ogni Corte, o
commissione, copie, sommazioni, citazioni compulsorie, e somiglianti,
eccettuati però i casi criminali.
14 Ancora dieci lire di sterlini per licenze, destinazioni, o admissioni
di qualunque consigliere, avvocato o procuratore, a dir cause presso le
dette Corti, o di qualunque notajo.
15 Ancora quattro pensi sterlini per licenza di levar dai porti ogni
sorta qualsivoglia di grasce, derrate, o merci, per licenze di
dipartita, per attestati di aver soddisfatto alle dogane.
16 Ancora venti scellini sterlini per lettere di marca, o commissioni
per andare in corso.
17 Ancora dieci scellini sterlini per commissioni di qualche uffizio, o
impiego lucrativo per lo spazio di un anno, o per minor tempo, e di un
provento maggiore di venti lire di sterlini all'anno, compresoci lo
stipendio ordinario, gli emolumenti, e quel che fa la penna, eccettuate
però le commissioni degli uffiziali di terra e di mare, dell'artiglieria
o della milizia, e dei tribunali di pace.
18 Ancora sei lire di sterlini per libertà, privilegi, franchigie
concesse sotto il sigillo di qualcuna delle dette colonie, o
piantagioni.
19 Ancora venti scellini sterlini per licenze di vendere a minuto ogni
sorta di liquori spiritosi.
20 Ancora quattro lire di sterlini per licenze di vender vino a minuto
concesse a quelle persone, che non abbiano ottenuta la licenza di
vendere a minuto i liquori spiritosi.
21 Ancora tre lire di sterlini per licenze di vendere a minuto l'uno e
gli altri.
22 Ancora cinque scellini sterlini per testamenti, lettere di
amministrazione o di tutela di beni, eccedenti il valore di venti lire
di sterlini.
23 . . . . . . . . . . . . . . . . . .
24 Ancora sei pensi sterlini per obbligazioni di pagamento di ogni somma
di moneta, la quale non ecceda quella di dieci lire di sterlini.
25 Ancora uno scellino sterlino per obbligazioni di pagamento di ogni
somma di moneta maggiore di dieci lire di sterlini, e non maggiore di
venti.
26 Ancora uno scellino, e sei pensi sterlini per obbligazioni di
pagamento di ogni somma di moneta maggiore di venti lire di sterlini, e
non maggiore di quaranta.
27 Ancora sei pensi sterlini per ordini o decreti per accatastare e
partire ogni quantità di terra non maggiore di cento acri.
28 Ancora uno scellino sterlino per somiglianti ordini o decreti per
accatastare e partire ogni quantità di terra oltre le cento, e non oltre
le dugento acri.
29 Ancora uno scellino, e sei pensi sterlini per simili ordini o decreti
per accatastare e partire ogni quantità di terra oltre le dugento, e non
oltre le trecentoventi acri; ed all'avvenante per simili ordini o
decreti per accatastare e partire ogni altra quantità successiva di
trecentoventi acri.
30 Ancora uno scellino, e sei pensi sterlini per gli atti qualsivogliano
di ogni originaria concessione, appigionamento, od assegnazione
qualsivoglia di ogni quantità di terra, non oltre le cento acri, per un
termine non eccedente gli ventun'anni.
31 Ancora due scellini sterlini per simili atti per ogni quantità di
terra oltre le cento, e non al di là delle dugento acri.
32 Ancora due scellini, e sei pensi sterlini per simili atti per ogni
quantità di terra oltre le dugento, e non al di là delle trecentoventi
acri; ed all'avvenante per altri simili atti per ogni altra successiva
quantità di terra di trecentoventi acri.
33 . . . . . . . . . . . . . . . . . .
34 . . . . . . . . . . . . . . . . . .
35 . . . . . . . . . . . . . . . . . .
36 Ancora quattro lire di sterlini per commissioni di qualche uffizio od
impiego pubblico e lucrativo, non menzionato di sopra, e di un provento
maggiore di venti lire di sterlini all'anno, compresovi lo stipendio
ordinario, gli emolumenti, e quel che fa la penna, o per copie di esse,
eccettuate le commissioni degli uffiziali di terra e di mare,
dell'artiglieria o della milizia, o dei tribunali di pace.
37 . . . . . . . . . . . . . . . . . .
38 Ancora due scellini, e sei pensi sterlini per inventarj,
appigionamenti, affittamenti, contratti, stipulazioni, scritture di
vendita, partite, protestazioni, capitoli di noviziato o convenzioni
(eccettuate quelle che concernono il salario de' servitori non
apprendenti, ed anche tali altre materie di sopra mentovate per essere
gabellate).
39 Ancora cinque scellini sterlini per mandati o decreti per sindacare
alcun conto pubblico, per ordini, concessioni, attestati non di sopra
mentovati per essere gabellati, o per passaporti, o bullette, dimissione
d'uffizj o polizze di assicurazione, eccettuati gli mandati o ordini pel
servizio delle armate, degli eserciti, dell'artiglieria e della milizia,
come pure le concessioni d'uffizj di minor provento di venti lire di
sterlini all'anno, compresovi lo stipendio ordinario, gli emolumenti e
quel che fa la penna.
40 Ancora due scellini, e tre pensi sterlini per iscritture notariali,
obbligazioni, atti, lettere di procuratore, procure, gaggi, quitanze, ed
altri istrumenti obbligatorj non di sopra menzionati per essere
gabellati.
41 Ancora tre pensi sterlini per registrature di ogni atto, o altro
istrumento qualsivoglia sopra mentovato per essere gabellato.
42 Ancora due scellini sterlini per registrature di ogni atto, o altro
istrumento qualsivoglia non di sopra mentovato per essere gabellato.
43 Ancora una gabella di uno scellino sterlino su di ciascun mazzo di
carte da giocare, che sia venduto o adoperato.
44 Ancora una gabella di dieci scellini sterlini su ciascuna coppia di
dadi, che sia venduta o adoperata.
45 Ancora un mezzo penso sterlino su di ciascun libretto volgarmente
chiamato _Pamphlet_, e su di ciascuna gazzetta non più larghi di un
mezzo foglio, i quali siano nelle dette colonie, e piantagioni dispersi
e pubblicati.
46 Ancora un penso sterlino sopra ciascun tal libretto, o sia
_Pamphlet_, e carta di gazzetta più larga di un mezzo foglio, e non
eccedente uno intiero.
47 Ancora due scellini sterlini sopra ciascun tale libretto, o carta di
sei foglj in _ottavo_, di dodici in _quarto_ e di venti in _foglio_.
48 Ancora due scellini sterlini su di ciascun avviso stampato in ogni
gazzetta qualsivoglia, o fogli, o libretti suddetti.
49 Ancora due pensi sterlini sopra ciascun almanacco o calendario per un
solo anno, o per minor tempo di un anno, scritto, o stampato sopra una
faccia sola di ciascun foglio.
50 Ancora quattro pensi sterlini sopra ogni almanacco, o calendario per
un solo anno, scritto, o stampato sulle due faccie di ciascun foglio.
51 Ancora che le suddette rispettive gabelle sugli almanacchi e
calendarj tante volte s'abbiano a pagare per gli almanacchi o calendarj
di più anni, quanti sono gli anni per i quali e' possono servire.
52 Ancora che una gabella nella proporzione di sei pensi sterlini sia
posta sopra ogni ventina di scellini di ogni somma non eccedente
cinquanta lire di sterlini, le quali siano date, pagate, contrattate o
convenute per ogni praticante o novizio o apprendente, il quale sia
posto o collocato con qualche maestro o maestra, padrone o padrona a
fine d'imparare qualche professione, traffico od impiego.
53 Ancora che una gabella nella proporzione di uno scellino sterlino sia
posta sopra ogni somma eccedente cinquanta lire di sterlini, le quali
per simili cause siano date, pagate, contrattate o convenute.
54 Ancora che ogni pezzo di carta vitellina o di carta pecora, od ogni
foglio o pezzo di carta, sul quale siano scritti o stampati atti,
istrumenti, processi, o altre materie o cose sovramenzionate in
tutt'altra lingua, che nell'inglese, abbiano a pagare doppia gabella di
quella, alla quale e' sono rispettivamente sottoposti.
55 Finalmente che il provento di tutte le soprascritte gabelle abbia a
pagarsi nella tesoreria di Sua Maestà, ed ivi tenuto in serbanza, per
essere quindi usato di tempo in tempo dal Parlamento a fine di
viemaggiormente far le spese necessarie alla difesa, protezione e
sicuranza delle dette colonie e piantagioni.
LIBRO SECONDO
[1765]
Giunte in America le novelle, che la provvisione della marca era stata
vinta in Parlamento, non si può dire quanto si commovessero quei popoli;
e quantunque il ministro Grenville, sapendo pure quanto dovesse riuscir
esosa, e dubitando che potesse porgere occasione di sdegni, avesse
cercato di mitigarla, con aver determinato di non mandar pubblicani per
riscuoterla, che fossero nati al di qua dell'Oceano, tuttavia non potè
ottenere ch'ella fosse con minor alterazione d'animi ricevuta. Le
gazzette americane incominciarono ad esser piene di querele sulla
perduta libertà; ed i principali per ogni dove andavano predicando, che
questa era una violazione manifesta dei diritti loro, la quale non da un
error passeggero del governo inglese procedeva, ma piuttosto da un
disegno molto bene considerato di ridurre le colonie in servitù:
esclamavano, esser questo un principio di una nuova e perfettissima
tirannide. Gli oppositori a cotali disegni del governo, o per contrarre
con un nome comune una cotale specie di lega fra di loro, ovvero per
render sè medesimi più accetti al popolo, accennando a quanto il
colonnello Baré aveva nel suo discorso avanti il Parlamento detto,
s'intitolarono con lo specioso nome di _Figliuoli della libertà_. Si
obbligarono tra le altre cose l'un l'altro di marciare a proprie spese
in ogni luogo del continente, dove d'uopo fosse per mantenere la
costituzione inglese in America, ed ogni sforzo usare per impedire, che
la provvisione della marca non fosse posta ad effetto. Una commissione,
che chiamarono di _corrispondenza_, ebbe il carico di scrivere ai
principali personaggi della contrada, esortandogli a far quei pensieri,
ed a pigliar quelle risoluzioni, ch'essi avevano e fatto e pigliato. La
qual cosa fu un possente stimolo all'opposizione ed ai tumulti, che poco
dopo seguirono. Il popolo era pronto a prorompere, quando si rizzasse in
qualche luogo un segnale, o si desse l'occasione.
I Virginiani furono anche questa volta i primi a dar le mosse ed a
levar, come si dice, questo dado. Addì 29 di maggio 1765, la Camera dei
borghesi di Virginia, instando perciò massimamente Giorgio Johnston e
Patrizio Enrico, venne a cotali risoluzioni: «Stantechè l'onoranda
Camera de' Comuni d'Inghilterra ha ultimamente posto in questione, fin
dove la generale assemblea di questa colonia abbia facoltà di far leggi
per impor tasse o gabelle da pagarsi dal popolo di questa antichissima
colonia di Sua Maestà, a fine di determinare e stabilire la medesima per
ogni tempo avvenire, la Camera dei borghesi di questa presente generale
assemblea ha fatto le seguenti risoluzioni.
«Che i primi avventurieri e fondatori di questa colonia di Sua Maestà, e
dominio di Virginia portaron con loro, e trasmisero alla posterità loro
ed a tutti gli altri sudditi di Sua Maestà, i quali dappoi vennero in
questa sua colonia ad abitare, tutte le libertà, privilegi, franchigie
ed immunità, le quali in ogni tempo qualsivoglia hanno avuto, gioito e
posseduto i popoli della Gran-Brettagna. Che in virtù di due reali
diplomi concessi dal re Jacopo primo, i suddetti coloni son dichiarati
di tutte le libertà, privilegi ed immunità investiti, che spettano ai
regnicoli e naturali sudditi, e ciò in ogni cosa e ad ogni fine, come
s'eglino fossero, e nati e dimorati nel proprio regno d'Inghilterra.
«Che il ligio popolo di quest'antica colonia di Sua Maestà ha avuto il
diritto di essere dalla sua propria assemblea governato sul capo delle
tasse e della interna economia; ed il quale non ha mai dato luogo, onde
andasse a confiscazione soggetto, od in qualsivoglia maniera ceduto,
essendo per l'opposto stato costantemente dai Re e dai popoli della
Gran-Brettagna riconosciuto.
«Che pertanto la generale assemblea di questa colonia in congiunzione
con Sua Maestà o con chi la rappresenta, hanno nella rispettiva capacità
loro, essi soli l'esclusivo diritto e facoltà di por tasse ed
imposizioni sopra gli abitanti della colonia; e che ogni tentativo per
investirne un'altra persona o persone qualsivogliano, fuori della
mentovata generale assemblea, è illegale, ingiusto e contro gli ordini
della costituzione, ed ha una manifesta tendenza a distruggere tanto
l'inglese, quanto l'americana libertà. Che il ligio popolo di Sua
Maestà, gli abitanti di questa colonia non sono obbligati a prestar
obbedienza ad una legge o provvisione qualsivogliano, il cui fine sia
d'imporre sopra i medesimi una tassa qualunque, salve solo quelle leggi
o provvisioni, che da quella generale assemblea state siano risolute.
«Che ogni qualsivoglia persona, la quale o in parole od in iscritto
asserirà o manterrà, che alcuna persona o persone, altre che la generale
assemblea di questa colonia, hanno qualche diritto o facoltà d'imporre o
riscuotere qualche tassa su di questo popolo, sia nemica giudicata di
questa colonia di Sua Maestà».
Queste risoluzioni furono vinte in quel dì con un grandissimo consenso
d'animi. Ma nel giorno susseguente, essendo più frequente la Camera,
perchè molti de' più vecchj e prudenti cittadini v'intervennero, fu di
nuovo riconsiderata la materia, e questi tanto dissero e tanto fecero,
che le due ultime furono messe in disparte. Il signor Farquier,
luogotenente del governatore, avendo informazione avuto delle cose
risolute nell'assemblea, l'accommiatò; abbenchè ciò partorisse poco
frutto; perciocchè quand'ebbero luogo i nuovi squittinj, quei, che
disgraziaron le risoluzioni, furon tutti esclusi, e di nuovo raffermi
coloro, che favorite le avevano.
Intanto le risoluzioni andavano attorno privatamente non quali esse
furono riconsiderate e ritocche, ma intiere; e quali erano state da
principio proposte. Particolarmente i membri della lega, che s'erano
intitolati _Figliuoli della libertà_, se le porgevano l'un l'altro con
grandissima sollecitudine, dimodochè esse furono in poco tempo disperse
per ogni dove, ed erano con eguale, e desiderio, e concitazione d'animi
lette e rilette. Ma nella Nuova-Inghilterra, e soprattutto nella
provincia di Massacciusset, i zelatori delle prerogative americane non
istettero contenti a questo, e le fecero, per maggiormente propagarle in
tutte le classi del popolo, stampar nelle gazzette, il che fu principal
cagione dei tumulti, che di corto vi si manifestarono. La mattina del
mercoledì del giorno quattordici d'agosto per tempissimo, e credesi per
movimento di Giovanni Averino, Tommaso Crafts, Giovanni Smith, Enrico
Velles, Tommaso Chace, Stefano Cleverlino, Enrico Basso e Beniamino
Edesso, uomini tutti avversissimi alle pretensioni inglesi, e di nuove
cose amantissimi, si trovarono appiccate ad un ramo di un antico olmo
piantato presso l'entrata a ostro di Boston, due effigie, delle quali
una rappresentava, siccome si leggeva nella cartella, che vi era stata
affissa, un uffiziale della marca, e l'altra un grosso stivale, che
cacciava fuori della bocca una testa cornuta, che pareva guardasse
all'intorno. Trasse ognuno a vedere non solo dalla città, ma, correndo
la fama della cosa, da tutta la contrada. La gente vi si affollava, e
l'inusitato spettacolo accendeva ed infiammava quegli animi già pur
troppo riscaldati; e quel dì senz'altro bando o decreto andò feriato. La
sera toglievano le due figure dall'albero, e con gran cirimoniale
postele in una bara le portarono a processione. Il popolo calcando
seguitava, e da ogni canto si udivano le grida: _libertà, proprietà per
sempre, niuna marca_. Passando avanti il palazzo di città ivano col
mortorio per le vie Reale, e di Kilby, e giunti ad una casa dell'Oliver,
la quale credevano, fosse destinata ad uso d'uffizio della carta
marchiata, fatto alto, senz'altro aspettare, la demolirono sin dalle
fondamenta. Quindi come in segno di trionfo portando seco loro le legna
della casa disfatta procedevano, crescendo sempre lo schiamazzo e le
grida, alla casa propria dell'Oliver, e là, mozzato il capo alla effigie
di lui, ruppero a furia tutte le invetriate. Salivano in cima al
Monteforte, portando sempre a processione le due figure, ed acceso un
rogo, abbruciarono una di quelle in mezzo alle grida universali. E come
se non avessero fatto abbastanza, ritornarono a casa Oliver con bastoni
e mazzeri, e poser mano a guastare il giardino, le siepaje, ed ogni
parte rustica dell'edifizio. L'Oliver s'era cansato per dar luogo al
furor popolare, lasciando solo alcuni amici, acciò facessero il meglio
che sapevano, per evitare maggior male. Ma avendo questi qualche mal
motto detto, venne il popolo in maggior rabbia, di forza entrò nel pian
terreno, ruppevi le imposte, e guastò ogni maniera di masserizie. La
mezza notte si disbandarono. Il giorno che seguì, l'Oliver trovandosi in
tal modo in voce di popolo, e dubitando di peggio, informava i
principali della città, avere scritto in Inghilterra per chieder licenza
dall'uffizio di distributore della carta marchiata. La sera di nuovo
s'adunava la plebe, rizzava una piramide, e dava opera a far un altro
falò; ma udita la novella della chiesta licenza, si rimase; e itasene
presso la casa di lui, gridati prima alcuni evviva, se n'andò senza far
altro danno. Si sparse intanto voce, Hutchinson avere scritto in
Inghilterra in favore della marca, e incontanente la turba trasse alle
sue case, e non fu, che se ne partissero, sinochè non fu loro affermato,
aver anzi quel gentiluomo scritto contro la provvisione. Sopra il che
gridaron gli evviva, fecer la baldoria, ed alle case loro se ne
tornarono. Ma ben più gravi furono i disordini il giorno ventisei dello
stesso mese. Alcuni fanciulli acceso avevano il falò in via Reale, e
d'intorno vi si trastullavano. Ma quando venne la guardia del fuoco per
ispegnerlo, una persona sconosciuta gli soffiò nell'orecchio lasciasse
stare. La qual cosa ricusando egli di fare, gli si calò un manritto, e
con altri tratti l'obbligarono ad andarsene. In quel mentre si udirono
fischj all'intorno, e si sentì un gridar: _serra, serra_ da ogni parte;
ed ecco, che poco stante ne venne fuori una lunga tratta di persone
mascherate ed armate con batocchj e mazzeri, le quali andaron ad
investire le case di Paxon, maresciallo della Corte dell'Ammiragliato, e
soprantendente del porto. Il guardiano, essendone partito Paxon,
gl'invitava, gissero con lui alla taverna; si contentarono, e la casa fu
preservata. Riscaldati gli animi dal bere e ribere, ivano ad assalir
quella di Guglielmo Story registratore del Vice-ammiragliato posta
dietro il palazzo di giustizia, facevan impeto nel pian terreno, dove
eran le camere dell'uffizio; rompevan le imposte, portavan via ed
abbruciavano i libri e le filze delle carte pubbliche appartenenti alla
Corte, e poi guastavano le masserizie della casa. Nè qui fe' fine la
plebe alla sua riotta; che anzi cresciuti di numero, e riscaldati
vieppiù dall'acquarzente e dalle cose già fatte, correvano alle case di
Benianimo Hallovello ricevitore delle dogane; ed in un attimo ne
guastarono il mobile. Sbevazzavano di bel nuovo nelle volte; e ciò, che
non potettero ingollare, sperdettero. Frugaron quindi in ogni angolo e
portaron via trenta lire di sterlini di contanti. Nuova gentaglia si
accozza. Briachi, e quasi impazzati traggon alle case del
vice-governatore Hutchinson, essendo già circa le dieci della notte, e
vi pongono l'assedio, sforzandosi ad ogni modo di entrarvi. Ei mandava
prima in salvo i suoi figliuoli ancora in età fanciullesca constituiti;
e poscia abbarrava le porte e le finestre, facendo vista di voler
rimanere. Ma non potendo resistere alla furia di gente tanto sfrenata,
fu obbligato dar luogo, e fuggì da una casa in un'altra, dove e' stette
soffitto sino alle quattro della mattina. Intanto la sua propria, la più
bella, la più fornita magione, che vi fosse nella colonia, fu posta a
sacco ed a ruba. Portaron via le argenterie, i quadri, le fornimenta di
ogni sorta, e per fino le vestimenta del governatore, ed oltre a ciò
novecento lire di sterlini in contanti. Non contenti a questo,
sperdettero o distrussero tutti i manoscritti, che il governatore aveva
bastato ben trent'anni a raccogliere, ed una gran quantità di carte
pubbliche, che là si custodivano; il che fu una perdita gravissima ed
irreparabile. E pare, che l'Hutchinson fosse venuto in tanta disgrazia
dell'universale, perchè s'eran dati a credere, ch'egli avesse esortato
il governo a porre la tassa della marca. La qual cosa però gli fu
falsamente apposta, sapendosi anzi, che l'aveva grandemente
contraddetta. Dal che si vede, quanto siano erronee spesso le opinioni
popolari; e che i maestrati debbono nel fare il debito loro altra più
lodevol mira avere, che quella di piacere all'universale dei popoli;
perciocchè questi più spesso piaggiano quelli, i quali lor nuocono, che
lodino quelli, i quali lor giovano.
La mattina seguente, essendo termine per le tornate della Corte
superiore di giustizia, l'Hutchinson, il quale n'era il presidente,
essendogli state dai riottosi tolte la roba e le divise del suo grado,
vi comparì in abito da privato, mentre gli altri giudici, e quei che
attendevano alla sbarra erano delle robe e divise loro vestiti ed
ornati; il che fu un miserabile spettacolo agli occhi dei riguardanti.
La Corte, per mostrare con quanta indegnazione ricevuto avesse
l'affronto fattole nella persona del suo presidente, e quanto gravemente
ella l'anarchia del dì precedente detestasse, volle da ogni atto
astenersi, e si aggiornò addì 15 d'ottobre. Alcuni, i quali presi
essendo ricusarono di svelare i capi dei disordini, furon posti in
custodia. Ma uno, rotte le carceri, se ne fuggì; e gli altri dopo non
molto tempo furono sprigionati; conciossiachè si vedeva chiaramente, che
il popolo non era in tal tempra, che avesse pazientemente sopportato, si
procedesse più oltre contro i delinquenti.
Intanto i principali cittadini, o che detestassero le mostruosità
commesse dalla plebe, o che considerassero, quanto queste fossero per
nuocere ad una causa, che essi credevano giusta, molto solleciti si
mostrarono in voler far distinguere questo tumultuoso procedere da
quella nobile, come essi la chiamavano, opposizione alla imposizione
delle tasse interne per autorità del Parlamento. E procedendo anche più
oltre, convennero in gran numero a Faneuilhall, luogo destinato alle
pubbliche assemblee, a fine di solennemente testimoniare, quanto
abborrissero gli straordinarj e violenti atti da persone sconosciute
tenutisi la precedente notte; ed unitamente dichiararono: «che gli
uomini eletti ed i maestrati della città fossero richiesti di fare ogni
sforzo, il qual fosse alla legge conforme, per prevenire in futuro
somiglianti disordini, e che i franchi tenitori, ed altri abitanti
ponessero ogni studio per assistergli in tale bisogna». Il giorno dopo
fu pubblicato un bando, col quale si prometteva una ricompensa di
trecento lire a colui, che avesse svelato uno dei capi del tumulto, e
cento per ogni altra persona, che in quello avesse avuto parte. La
quiete ne fu ristorata nella città, e mantenute da' cittadini la notte
scolte e pattuglie nei luoghi più opportuni.
Ma i disordini non si contennero nei limiti della città di Boston, o
della provincia di Massacciusset; che anzi si manifestarono in varj
altri luoghi, e quasi nello stesso tempo, sicchè si possa credere,
essere stati l'effetto di un accordo fra gli abitanti delle varie
province. Martedì venzette agosto, alle nove circa della mattina, la
plebe di Nuovo-Porto nella provincia dell'isola di Rodi, levando il
romore, venne fuori a stormo con tre figure, che intendevano esser
quelle di Martino Hovardo, Tommaso Moffatto ed Agostino Jonston dentro
di una cassetta co' capestri al collo, e le condusse ad un giubbetto
presso il palazzo della città al quale furono appiccate, e così stettero
sino a sera; ed allora spiccatele, e fattone capannuccio le abbruciarono
fra gli evviva e le acclamazioni della moltitudine.
Il giorno seguente, essendo forse già arrivate le novelle delle cose
seguìte a Boston, di nuovo s'assembrarono, e si condussero a por
l'assedio alle case di Martino Hovardo avvocato di rinomea, e scrittore
diligente in favore del diritto del Parlamento. Portata via o distrutta
ogni cosa, vi lasciaron le mura. S'incamminarono alle case di Tommaso
Moffatto medico, il quale andava per le brigate mantenendo il medesimo
diritto; e le diedero, in men che non si dice, la spogliazza. L'uno, e
l'altro si cansarono, e si rifuggirono sopra una nave di guerra inglese,
che stava in porto; anzi non credendo più di poter con sicurezza nella
patria loro rimanere, dopo breve tempo, si condussero in Inghilterra. La
plebaglia corse alle case di Jonston, pronta a commettervi i medesimi
disordini. Ma essendo quivi incontrata, e parlata da un gentiluomo, si
rimase.
A Provvidenza poi, città provinciale dell'isola di Rodi, venne
pubblicata addì ventiquattro agosto una gazzetta straordinaria con
queste parole stampate a lettere da speziale in sul frontispizio: _Vox
populi, vox dei_; e al di sotto con quest'altre di San Paolo: _Dov'è lo
spirito del Signore, ivi è libertà._ Gli autori della gazzetta
scrivevano, congratulandosi delle gloriose novelle, che da ogni parte
pervenivano sulle lodevoli commozioni del popolo per la causa della
libertà, e dei legali mezzi, così chiamavano essi le incomportabili
esorbitanze della plebe, usati per frastornare l'esecuzione della legge
della marca; portavano a cielo il zelo dei Bostoniani, siccome quelli,
che, non punto degeneri dai padri loro, avessero intieri conservati que'
spiriti di libertà, pe' quali andarono già sì famosi al mondo. Ed anche
qui le pasquinate, le farse, le scede e le giullerìe popolari non furono
poche. Anche qui furon trascinate co' capestri al collo, impiccate e
bruciate le immagini di coloro, che erano in voce di popolo.
Nel Connecticut, avendo Ingersoll, principal uffiziale della marca,
eletto un suo delegato della Terra di Windam, gli scrisse dicendo,
venisse a New-Haven per ricevervi la sua commissione; della qual cosa
avendo i Windamesi avuto lingua, dissero al delegato: rimettesse loro la
lettera dell'Ingersoll, ed al nuovo impiego rinunziasse, se non voleva
esser messo per la mala via. Acconsentì egli per lo minor male. Nelle
medesime strette si trovò a New-Haven Ingersoll medesimo, e perciò
scrisse una lettera, che fu poi stampata, affermando che, quando
avessero gli abitanti sì fatta avversione contro la carta marchiata, ei
non gli avrebbe obbligati ad usarla. Solo gli pregava, volessero
riceverla da lui, quando, ravveduti o veramente spinti dal bisogno,
avessero voluto adoperarla. Fu la dichiarazione con segni d'allegrezza
ricevuta. Ma per altro essendo di poi il popolo venuto in qualche
sospetto, trasse a calca alle sue case, e lo interpellò, se volesse, o
no rinunziare l'uffizio. Avendo risposto, ciò non essere in sua facoltà,
gli cantarono, se arrivata che fosse la carta marchiata, ei l'avrebbe in
lor potere data per farne un falò, oppure, se gli piacesse meglio aver
guasta la casa. Allora ei disse loro, e fu ben forza, che l'avrebbe
rimbarcata per essere in Inghilterra ricondotta, o tenute le porte della
casa aperte, perchè il voler loro ne facessero.
E' vi furono anche nella Terra di Norwich somiglianti commozioni, ed in
quella di Libanone parimente; ma in questa si fece di più una specie di
processo derisorio, col quale vennero le effigie condannate secondo le
forme ad essere impiccate ed abbruciate. L'indomani si rinnovarono le
scede, eccettuato però il processo: e brevemente tanto dissero, e tanto
fecero, che il deputato alla stampa, per lo men reo partito, rinunziò
all'uffizio.
Nel Nuovo-Hampshire, Messerve uffiziale della marca fu forzato dalla
moltitudine ad obbligarsi a non esercitare il suo uffizio. E nella
Marilandia, Hood principal distributore della carta marchiata fu
minacciato nella roba, se non rinunziasse: ei si salvò prima alla
Nuova-Jork, e poi nell'Isola Lunga. Ma la moltitudine sollevata,
attraversato improvvisamente lo Stretto, gli venne sopra alla non
pensata, ed obbligollo prima a rinunziare, e poi a confermare con
giuramento avanti il magistrato la sua rinunziazione.
Nella città della Nuova-Jork fu la provvisione della marca in tanto
disprezzo avuta, ch'essa fu stampata, e gridata per le contrade: _la
follìa dell'Inghilterra, e la rovina dell'America._ Onde gl'impiegati
della marca non si fecero pregare, e rinunziarono all'uffizio. Simili
avvenimenti ebber luogo nell'altre parti delle province americane.
E perchè non si raffreddassero gli animi, o si allontanassero
dall'incominciata opposizione, moltiplicavansi per opera de' capi del
popolo i libelli e le pasquinate; i motti, le giullerìe ne' diarj
pubblici erano incessanti. A Boston uno fra gli altri se ne stampò col
seguente titolo: _il corriero constituzionale contenente materie, che
importano alla libertà, e per nulla ripugnano alla lealtà._ Questo aveva
in testa dipinto un serpente tagliato in otto pezzi, sul quale
dalla parte del capo erano scritte le lettere iniziali della
Nuova-Inghilterra, e da quella del corpo le iniziali delle altre colonie
sino alla Carolina Meridionale. La divisa scritta a lettere grosse era
questa: _unirci o morire._
In molti luoghi gli avvocati, procuratori e notaj si adunarono. Fu posto
il partito fra di essi, se, arrivata che fosse la carta marchiata, ed il
giorno prefisso per l'uso della medesima, dovessero per le bisogne loro
legali farne procaccio. Fu vinto il no con un consenso universale,
protestando però con parole gravi contro i tumulti e disordini popolari,
ed obbligandosi a far ogni sforzo per allontanargli; solo volendo, col
non usare la carta marchiata ed altri mezzi quieti, la rivocazione
dell'atto della marca procurare. I giudici di pace del distretto di
Westmorelandia nella Virginia pubblicarono, che per causa dell'atto
della marca avrebbero l'uffizio loro cessato, non volendo essi,
aggiungevano, diventar gl'instrumenti della distruzione dei diritti più
essenziali, e della libertà della patria loro. Così, mentre l'incomposta
plebe correva senza freno ai più detestabili eccessi, gli uomini
riputati, entrati anch'essi nella resistenza, abbracciavan consiglj più
quieti sì, ma non meno di quelli, e forse più efficaci, per far le leggi
abborrite rivocare, e l'americana libertà stabilire. Così questi umori
libertini, nati prima in Virginia e nel Massacciusset, appoco appoco si
propagarono anche nelle altre province, e dall'infima plebe al popolo, e
da questo ai maggiorenti si appiccarono.
Intanto si avvicinava il tempo, in cui la carta marchiata per essere
usata in America doveva dall'Inghilterra arrivare; e già s'approssimava
il giorno prefisso dalla legge, in cui doveva la provvisione della marca
avere il suo effetto, il quale era il dì delle calende di novembre.
Questo chiamavano gli Americani giorno infaustissimo, e principio di
futuri mali alla patria loro. Comparvero il dì 5 ottobre a veduta di
Filadelfia presso Gloucester-Point i vascelli carichi della carta. Tosto
tutte le navi che si trovavano in porto alzarono le bandiere loro a
mezza stacca; con battuffoli s'avvilupparon le campane, e queste
suonarono a scorruccio sino alla sera, ed ogni cosa pareva dinotare un
tristissimo ed universale lutto. Alle quattro dopo mezzo dì parecchie
migliaja di cittadini concorsero al palazzo per consultar tra di loro
sul modo di prevenire l'esecuzione della marca. Determinarono, avendo
per capo dell'impresa Guglielmo Allen, figlio del presidente della Corte
di giustizia, di mandar dicendo a Giovanni Ugo, principal uffiziale
della marca nella provincia, rinunziasse all'uffizio. Alla quale
richiesta, egli, dopo molte lustre e tergiversazioni, malvolentieri, e
contro suo stomaco acconsentì. Il tumulto durò molti giorni; ed in
questo mentre attendeva l'Ugo ad affortificarsi in casa, e chiamava in
ajuto gli amici, temendo, malgrado la rinunziazione, di essere ad ogni
ora manomesso. In mezzo a tanta sommossa, i soli Quaccheri, i quali sono
in gran numero nella città di Filadelfia, si astennero dal tumultuare, e
pareva, fossero a prestare la obbedienza alla legge della marca
inclinati; e così operò pure quella parte del clero anglicano, che là si
trovava; ma questi erano pochi.
In Boston arrivò la carta a' dieci di settembre; e tosto il governatore
scrisse all'assemblea dei rappresentanti ricercandogli del consiglio
loro, stantechè l'Oliver aveva l'uffizio rinunziato. Al quale
l'assemblea rispose: questa cosa non esser di competenza loro, e perciò
fosse contento il governatore di avergli per iscusati, se non potevano
in questo dargli nè consiglio nè assistenza. Così fuggirono la tela, e
lasciarono il governatore solo a spelagarsi da sè. Per la qual cosa le
balle che contenevano la carta marchiata, furono dal governatore
depositate nel castello, perchè ivi fossero guardate, ed all'uopo dalle
artiglierie della fortezza difese.
Ma il dì primo di novembre in sulla diana suonavano in Boston tutte le
campane a lutto. Ritrovaronsi appiccate due figure all'olmo di smisurata
grandezza, il quale, come di sopra s'è detto, era vicino ad una delle
uscite della città, e che fin da quel giorno, in cui incominciarono i
tumulti, aveva ottenuto il nome di _albero della libertà_; conciossiachè
all'ombra sua usavano i zelatori convenire per discorrere in comune
sulle bisogne loro; dalla qual cosa nacque poi, che in tutte le Terre si
piantarono, ed i già piantati si chiamarono, ad esempio di quel di
Boston, _alberi della libertà_. I Bostoniani si levarono a romore, e
fecer popolo. Alle tre dopo mezzo dì le due effigie fra le acclamazioni
universali furon tolte dall'albero, portate attorno la città, ed alle
forche appiccate, poi tagliate a pezzi, e disperse al vento. Ciò fatto,
il popolo si ridusse alle case sue, e le cose passarono assai
quietamente. Ma poco tempo dopo, trascorsero ad una cosa molto
biasimevole; avendo con brutte maniere sforzato l'Oliver, il quale già
molto prima aveva al suo impiego d'uffiziale della marca rinunziato, di
andare all'albero della libertà tra mezzo la moltitudine, e là
pubblicamente, e con giuramento fare una nuova rinunziazione; come se di
questi giuramenti fatti per forza si soglia tenere qualche conto, e
meglio non dimostrassero la violenza di chi costringe, che la volontà di
chi è costretto.
Si leggevano in molti luoghi sulle porte degli uffizj pubblici, e su pei
canti delle contrade queste parole: _il primo che o distribuirà, o userà
carta marchiata abbia cura della sua casa, della sua persona e delle sue
masserizie. Sottoscritto, vox populi._ Le genti armeggiavano; gli amici
alla marca avevano paura.
Nè meno gravi furono i disordini nella città della Nuova-Jork, dove
essendo arrivata la carta marchiata in sull'uscire d'ottobre, ed il
Machever, eletto distributore, avendo rinunziato, il vice-governatore,
il quale era un Colden, personaggio per le sue opinioni politiche poco
accetto all'universale, la fece ridurre nel Forte Giorgio; ed avendo
alcune cautele usato, perchè ivi fosse sicura, il popolo entrò in
sospetto di qualche mala intenzione da parte sua. Perciò il dì delle
calende di novembre verso sera, la plebe concorse in gran numero traendo
a furia alla volta del Forte; fece impeto nelle stalle del
vice-governatore, ne portò via la carrozza, recandosela, come in
trionfo, per le principali vie della città. Itasene in sulla piazza
grande, e rizzatevi le forche, vi appiccò l'effigie del vice-governatore
con nella man ritta un gran pezzo di carta marchiata, e nella sinistra
la figura di un demonio. Poi lo tirò giù, e portò tutto a processione,
la carrozza la prima, alle porte della fortezza, e di là fino alla
scarpa della medesima sotto le bocche dei cannoni, dove le abbruciò,
facendo una gran baldoria tra mezzo gli evviva e l'esultazione generale
di molte migliaja di persone. Ma a questo non si fermò la gente
infuriata; anzi trasse tosto alle case del James Maggiore, le quali
erano gentilmente fornite di ogni cosa, con una libreria di molto
valore, e un giardino bellissimo; ed in un baleno guastarono o
distrussero il tutto; accesero anche il solito falò, dicendo;
_quest'esser le feste, che il popol dava agli amici della marca._
I caffè eran divenuti, come le scuole o palestre pubbliche, dove gli
oratori popolari, montando sulle scranne o sulle tavole, predicavan le
dottrine alla gente che vi concorreva per l'ordinario in gran numero.
Adunque in uno di questi raddotti, frequentissimo di avventori, e nella
città della Nuova-Jork, un buon cittadino, rizzatosi, esortava, si
procedesse pacificamente. Esclamava, questi essere modi da condannarsi.
Pregava poscia gli abitanti a pigliare le armi ed a convenire ad ogni
romore che si levi, per contener i faziosi. Avrebbe ottenuto l'intento.
Ma il capitano Isacco Sears che era stato corsale, e che acerbissimo si
mostrava contro la marca, disse al popolo, non badasse più che niente a
questi uomini peritosi, che adombrerebbon ne' ragnateli; andassero con
lui; doversi avere in mano la carta marchiata. Alcuni Capi popolari lo
seguitarono; gli altri se ne van colla piena. Mandarono al governatore
dicendo: che sarebbe il meglio, consegnasse loro la carta marchiata.
Egli dapprima volle andar per la lunga, allegando, si aspettava di breve
il governatore Enrico Moore, e che questi avrebbe fatto ciò che avrebbe
creduto del caso. Il popolo non se ne contentò. Insistette o di aver
quella di quieto, o se la piglierebbe per forza; e di già v'era pericolo
di sangue. Ma finalmente il vice-governatore, per evitar qualche gran
male, consentì a rimetterla in potestà loro; ed eglino con gran
soddisfazione nel palazzo di città la depositarono. Dieci casse però di
carta, che arrivarono dopo, furon dal popolo pigliate a furia, ed arse.
Malgrado si fossero commessi tanti disordini nella Nuova-Jork
dall'infima plebe, abbondavano però in questa città cittadini di più
quieto animo, i quali se avversi erano dall'un canto alle pretensioni
del Parlamento britannico, e specialmente all'atto della marca, non
detestavano però meno queste insolenze popolari, sapendo benissimo, che
in elle niuna persona ne fa bene, se non i disperati, e che i garbugli
non fanno che pei mali stanti. Credettero perciò, fosse opportuna cosa
di non rilasciar maggiormente la briglia alla sfrenata plebe; ma anzi di
trovar un modo di dirigere ed incamminar al fine, che si proponevano, i
moti di quella. Perciò fecero un convento di tutto il popolo nei campi
vicini alla città, dove fu proposto, si eleggesse una congregazione
d'uomini amici alla libertà, perchè tenessero carteggio con simili
uomini d'altre colonie, avvisassersi diligentemente di tutto quanto
occorreva, acciò si potesse all'uopo muovere ad un tratto, e come un
corpo solo, tutto il popolo delle diverse province. Ma la cosa era piena
di pericolo, avvicinandosi essa, se non era del tutto, all'aperta
ribellione. Epperò molti, i quali erano tra gli altri stati trascelti
per membri della commissione, con varj colori se ne scusarono; ma
finalmente il corsale, e quattro altri dei più animosi offersero sè
stessi, e furon approvati dall'universale. Misero essi tosto la mano
all'opera, e le lettere sottoscrivevano con tutti i nomi loro. Pregarono
i Filadelfiesi, sporgessero le lettere alle colonie più meridionali, ed
i Bostoniani alle settentrionali. E questa fu come una seconda
generazione di figliuoli della libertà, i quali per mezzo di procacci
regolari ebbero determinato di avvisarsi scambievolmente, e contrar lega
per opporsi alla tassazione parlamentare.
Ma se era utile cosa ai loro disegni stimata il carteggiar tra di loro
in una maniera stabilita e comune, non tardarono punto ad accorgersi,
che ciò non bastava per arrivare ai fini loro; ma che bisognava di più,
si determinassero e si accettassero da tutti i capitoli della lega,
acciò ciascun membro di questa conoscesse chiaramente il debito suo, i
consiglj che doveva seguire, e la via che gli era mestiero tenere.
Credevano inoltre i Capi di questo disegno, che siccome essi capitoli si
dovevano solennemente sottoscrivere, così molti eziandio fra gli avversi
medesimi non si sarebbero arditi di contraddire, e posto vi avrebbero i
nomi loro. Il che gli avrebbe fatti intignere, e perciò ne sarebbero
essi assicurati. Furono i capitoli tosto compilati, ed accettati dai
figliuoli della libertà delle due province della Nuova-Jork e del
Connecticut, ai quali poscia si accostarono di mano in mano quelli delle
altre colonie. Nell'esordio della lega, il quale era con molta arte
composto, gli alleati affermarono, che uomini perversi avevan fatto il
pensiero di allontanare gli animi dei fedeli ed affezionati sudditi
dell'America dalla persona e governo di Sua Maestà, e perciò eglino
professavano e dichiaravano la fede loro, e leanza verso il Re essere
immutabili; volere con tutte le forze loro difendere e mantenere la
Corona; con ogni maggior prontezza sottomettersi al suo governo, e ciò
in conformità alla costituzione britannica fondata sugli eterni dettami
dell'equità e della giustizia; ogni tentativo contro la medesima essere
e peccato enorme contro Dio, ed audace disprezzo del popolo, dal quale,
dopo Dio, ogni giusto governo procede; e perciò essersi risoluti a fare
ogni sforzo, a porre ogni industria, ad usare ogni ingegno per questi
rei disegni impedire; e stante che un certo libriciattolo (con tal nome
chiamavan essi una legge vinta nel Parlamento della Gran-Brettagna), che
essi chiamano _Pamphlet_, era comparso in America sotto la forma di un
atto del Parlamento, e col nome di atto della marca, quantunque non
fosse stato legalmente nè pubblicato nè introdotto, nel quale verrebbero
i coloni ad essere dispogliati dei più preziosi diritti loro, e
soprattutto di quello di tassare sè stessi; perciò per conservare quelli
intatti, e difendergli, siccome anche ogni altra parte della
costituzione inglese, obbligarsi e promettere di marciare con tutte le
forze loro ed a proprie spese, ed al primo avviso, in soccorso di
coloro, i quali fossero in un pericolo qualunque, per qualsivoglia cosa
da essi fatta contro l'atto della marca, incorsi; di diligentemente
sopravvedere tutti quelli, i quali, o per l'uffizio loro, o per propria
volontà potrebbero l'uso della carta marchiata introdurre; il che,
soggiungevano, sarebbe il sovvertimento totale della costituzione
inglese e della libertà americana; di avvisar l'un l'altro, ove simili
persone si discoprissero, siano chi esser si vogliano, ed abbian nome
come lor pare, e di procurare con ogni sforzo, ma con ogni giusta via e
maniera, di trarre questi traditori della patria al condegno castigo; di
difender la libertà della stampa da ogni illegale violazione ed
impedimento, i quali dall'atto della marca potrebbero essere frapposti,
essendo questo il solo mezzo, coll'ajuto della divina Provvidenza, di
preservar le vite loro, le libertà e gli averi; e di difendere e
proteggere ancora i giudici, avvocati, procuratori, notaj e simili
persone da ogni pena, multa o molestia, nelle quali eglino potessero
incorrere per non aver nelle bisogne loro voluto al medesimo atto
conformarsi. Questa fu la lega della Nuova-Jork, la qual diede più
calore e più connessione alle parti, che allora in America bollivano.
Intanto andavan propagandosi nella Nuova-Jork i semi di nuove dottrine
in fatto di governo, e nei giornali pubblici alla considerazione
universale si offerivano; che le colonie non dovevano altra congiunzione
avere colla Gran-Brettagna fuori di quella di vivere sotto il medesimo
Re; ma che in quanto all'autorità legislativa, non dovevan più da quella
niuna dependenza avere. Queste nuove opinioni mantenute vivamente e con
molto ingegno, andavano ogni dì mettendo nuove radici, e nelle altre
colonie dilatandosi, e preparavano insensibilmente gli animi dei popoli
al nuovo ordine di cose, verso il quale l'universale correva
senz'accorgersene, i capi d'animo deliberato, ed al quale l'Inghilterra,
volendo ad un contrario fine arrivare, aveva un'opportuna occasione, ed
una più larga strada apparecchiata.
Un altro efficace mezzo di opposizione all'atto della marca, e molto
utile per ottenerne la rivocazione, fu quello, che fu posto innanzi dai
negozianti della Nuova-Jork, il quale fu di contrarre tra di loro una
lega non solo di non più incettar merci nell'Inghilterra, finchè l'atto
non fosse rivocato, e ne seguisse quello che volesse, e di rivocare
tutte le commesse che a questo fine avessero fatte, e che non fossero
state ad effetto recate il primo gennajo del 1766; ma eziandio di non
vendere alcuna di quelle merci inglesi, le quali non fossero state,
prima di quel giorno, imbarcate. Aggiunsero ancora, siccome da una
voglia, quando sono gli animi concitati, si va naturalmente in un'altra
più grande, che queste risoluzioni avrebbero mantenute, finchè non
fossero rivocate le provvisioni sui zuccheri e sulle melate, e quelle
sui biglietti di credito. Queste medesime risoluzioni furono
volonterosamente accettate anche dai mercatanti a minuto, i quali si
obbligarono di non comprare nè vendere merci inglesi, che in
contravvenzione di quelle risoluzioni fossero state in America portate.
I mercatanti e negozianti di Filadelfia fecero anch'essi la loro
adunata, ed entrarono, sebbene non con un consenso sì generale, nella
lega. I Quaccheri non vollero sottoscriversi. Credettero però, fosse
cosa prudente il conformarvisi senza più, e scrissero in Inghilterra,
non mandassero più merci. I Filadelfiesi procedettero anche più oltre, e
stabilirono, che nissun giureconsulto s'ardisse d'intentar azione veruna
per pecunia dovuta da un abitante dell'Inghilterra, e che nessun
Americano avesse verso di questa a far rimesse di niuna somma di denaro,
e ciò medesimamente finchè gli atti non fossero rivocati. In Boston,
quantunque un po' più tardi, si contrassero leghe di somigliante natura;
e l'esempio di queste principali città venne imitato da quasi tutte le
altre e città e terre più trafficanti dell'America inglese.
Da queste determinazioni provò l'Inghilterra nelle manifatture sue un
danno inestimabile, mentre l'Irlanda ne ricevette un grandissimo
benefizio; imperciocchè gli Americani si voltarono a questa ultima
contrada, per far procaccio di quelle merci, che giudicavano ai bisogni
loro indispensabili, e vi portavano in permuta grandissime quantità di
semi di lino e di canapa. Ma anche a questa necessità vollero i coloni
sottrarsi. Epperò fu instituita nella Nuova-Jork una società, che
chiamarono d'arti, manifatture e commercio, ordinata a guisa di quella
di Londra, ed aprironsi qua e là mercati per la vendita delle
manifatture del paese, ai quali furon recati in copia, panni e tele,
lani o lini, lavorii di ferro non contennendi, comechè ancora un poco
rozzi; spirito di orzo, carte dipinte ad uso di tappezzerie, ed altri
oggetti di comune utilità. E perchè le materie prime dei lavori di lana
non potessero venir meno, determinarono di astenersi dal mangiar carni
d'agnello, e di più dal comprar carni di qualunque sorta da quei beccaj,
i quali o macellassero od in vendita esponessero carni di quell'animale.
Ognuno, anche i più ricchi, anche i più pomposi e sfoggiati, ora per
general moda si contentavano di portare vestimenta fatte nel paese, o
logore piuttosto, che di usar merci inglesi. Dal che ne nacque una
opinion generale, potesse l'America bastare a sè medesima, e mestiero
non avesse di ricorrere all'industria ed alle materie dell'Inghilterra.
E come se queste non fossero già assai mortali ferite al commercio della
madre europea, si parlò nella Virginia e nella Carolina Meridionale di
cessare ogni trasporto di tabacco verso la Gran-Brettagna; la qual cosa
avrebbe un danno gravissimo arrecato, sia per la diminuzione della
rendita pubblica, che ne sarebbe seguìta a motivo della diminuzione
delle gabelle d'entrata, e sia per quella del commercio stesso, portando
gli Inglesi a vendere in gran copia di quella merce nei mercati esteri.
Le calende di novembre, giorno prefisso dalla legge per l'uso della
carta marchiata, non fu che se ne potesse trovare un sol foglio in tutte
le colonie della Nuova-Inghilterra, della Nuova-Jork, della Cesarea
della Pensilvania, della Virginia, della Marilandia e delle due
Caroline, essendo stata quella, o arsa ai tempi delle commozioni
popolari, o rimandata in dietro in Inghilterra, ovvero in mano dei
popolani caduta, i quali la custodivano gelosissimamente. Quindi ne
nacque una sospensione ed arrestamento totale di ogni negozio, che senza
la carta marchiata eseguir non si potesse. Solo gl'impressori delle
gazzette la bisogna loro continuarono, scusandosi con dire, che se
l'avessero cessata, il popolo avrebbe loro tale ammonizione data, che
mal per loro; e le gazzette, che uscivano stampate sulla carta marchiata
venute dal Canada, nissuno procacciava. Le Corti di giustizia furon
chiuse; i porti serrati; i matrimonj stessi non si celebravano, ed una
incomodissima e general fermata di ogni utile o necessario atto, o
commercio civile si venne ad originare.
I governatori delle province, quantunque obbligati fossero, con penalità
severissime e con giuramento, a far l'atto della marca eseguire,
tuttavia vedendo dall'un canto la ostinazione de
Showing first 200,000 characters. Full text: gutenberg.org/ebooks/42846