Gutenberg · eo1.org

← catalogue

Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3

by Giuseppe Bertini · Italian · Gutenberg #40819 · 455,237 chars · public domain (US)

The Project Gutenberg eBook of Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3
    
This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
of the Project Gutenberg License included with this eBook or online
at www.gutenberg.org. If you are not located in the United States,
you will have to check the laws of the country where you are located
before using this eBook.

Title: Dizionario storico-critico degli scrittori di musica e de' più celebri artisti, vol. 3

Author: Giuseppe Bertini


        
Release date: September 21, 2012 [eBook #40819]
                Most recently updated: October 23, 2024

Language: Italian

Other information and formats: www.gutenberg.org/ebooks/40819

Credits: Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
        Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
        file was produced from images generously made available
        by The Internet Archive)


*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK DIZIONARIO STORICO-CRITICO DEGLI SCRITTORI DI MUSICA E DE' PIÙ CELEBRI ARTISTI, VOL. 3 ***

                  DIZIONARIO DEGLI SCRITTORI DI MUSICA

                               L. — R.


                              DIZIONARIO

                           _STORICO-CRITICO_

                      DEGLI SCRITTORI DI MUSICA

                      E DE' PIÙ CELEBRI ARTISTI

                         _DI TUTTE LE NAZIONI_

                        SÌ ANTICHE CHE MODERNE


                     _DELL'AB. GIUSEPPE BERTINI_

            MAESTRO DELLA REGIA IMPERIAL CAPPELLA PALATINA


                                           _In medio omnibus
                    Palmam esse positam qui artem tractant musicam._
                                                 Ter. Prol. in Phor.


                              TOMO TERZO

                               PALERMO
                  DALLA TIPOGRAFIA REALE DI GUERRA.
                                1815.




L


LAAG (Enrico), viveva ancora nel 1783, benchè in un'età molto avanzata a
Osnabruck, come maestro di cappella della chiesa di S. Maria. Egli
scrisse e pubblicò in sua lingua, _Elementi di cembalo e del basso
continuo_, Osnabruck in 4º, 1774 e _Cinquanta canzonette con melodie per
il forte-piano_, Cassel 1777. I cembali da lui costruiti sono ancora in
gran pregio.

LACASSAGNE (l'abate de), nel 1766 pubblicò in Parigi: _Traité général
des elemens du chant, dedié a Monseign. le Dauphin_ in 8vo. L'autore si
è prefisso in quest'opera di esporre semplicemente e facilmente il
metodo usitato d'imparare la musica, ponendo ad ogni precetto un
esempio, per far vedere, che tutte le diverse misure si possono con
facilità ridurre a due, e le chiavi ad una sola. Egli sviluppa meglio
questa materia in un altro libro, cui diè per titolo: _L'unicleffier
musical, pour servir de supplement au Traité général_, etc. La R.
Accademia delle Scienze sulle relazioni de' Sig. d'Alembert, e de'
Fouchy giudicò, che questo Trattato è chiaro, metodico e atto a
conseguire l'intento dell'autore. _V. l'artic. Boyer._

LACÉPÈDE (il conte Stefano de), membro dell'Instituto nazionale delle
Scienze ed Arti, nacque a Angen l'anno 1756. Egli pubblicò in Parigi nel
1778, alcune sinfonie a piena orchestra, ed altre concertanti. Nel 1785
diè al pubblico la sua _Poétique de la musique_, in 8vo. L'autore
applica i suoi precetti alle sue opere musicali non ancora impresse;
avrebbe certamente fatto meglio se preso avesse i suoi esempj nelle
produzioni ben note di qualche illustre compositore, come Gluck, Piccini
ec., ciò sarebbe stato realmente più utile a' giovani studiosi.
Quest'opera è scritta tutta via con molto fuoco e sensibilità. Il dotto
Carpani la loda moltissimo, e con ragione (_v. lettre 4, e 10_). Nel
primo libro ricerca l'autore da profondo filosofo l'origine della
musica: egli dice che noi dobbiamo quest'arte al dolore ed alla triste
malinconia; che nata in mezzo a' pianti conserva tuttora l'impronta
della sua origine, e che ella non dipinge con successo se non i dolorosi
eventi, le penose vicende, i disagiosi sentimenti o le affezioni
profonde. Nel secondo con maestrevol mano disegna la carriera che
percorrer dee l'Artista sotto 'l rapporto dello spirito di cui bisogna
investirsi. È gran pena che quest'opera non sia conosciuta abbastanza.

LACHNITH (Luigi-Venceslao), nato in Praga nel 1756 venne in Parigi nel
1773, a perfezionare i suoi talenti nella musica, ed ebbe quivi per
maestro nella composizione il cel. Philidor. Egli ha scritto più drammi
in musica, molte sinfonie e quartetti per violino molto stimati in
Francia. Ha formato un gran numero di allievi, e compose con M. Adam
_Une Méthode de doigté pour le forte-piano_, che è stato adottato dal
conservatorio.

LACOMBE (Giacomo), avvocato in Parigi può con ragione esser annoverato
tra i migliori autori, che hanno scritto sulla letteratura e le arti.
Egli pubblicò quivi _le Spectacle des beaux-arts_, in 12º, ove si
trovano delle giudiziose osservazioni sulla musica, e le _Dictionnaire
portatif des beaux-arts_ in 12º, in cui dà notizie di molti musici.
Lacombe era cognato del cel. M. Gretry, ed è morto sul principio del
presente secolo.

LAFFILARD (Michele) è autore di un'opera intitolata: _Principes très
faciles, qui conduisent jusqu'au point de chanter toute sorte de musique
à livre ouvert, dediés aux Dames religieuses_, Paris 1710. Vi si trova
la prima idea d'un _cronometro_, o pendolo destinato a misurar
esattamente i movimenti nella musica: egli avea posto alla testa di
alcune arie altrettante cifre ch'esprimevano il numero delle vibrazioni
del suddetto pendolo durante ciascuna misura: (_V. Diderot, Observat.
sur le Chronometre_). Progetto inutile, che non ha avuto giammai luogo
nella pratica.

LAGO (Gio. del) veneziano, autore di una _Breve introduzione di musica
misurata_, Venezia 1540. (_Martini, Stor., tom. 1_)

LAGRANGE (Giov. Luigi de), nato a Torino nel 1736, vien riguardato
come il più gran geometra che dopo il Newton sia stato in Europa. “Ancor
giovinetto, dice l'ab. Andres, entrò coraggiosamente nel campo
dell'Acustica dopo il Newton, il Taylor, i due Bernoulli, il d'Alembert
e l'Eulero, e toccò a lui il raccorne gli allori. Egli esamina la
dottrina del Newton su la propagazione del suono, espone l'analisi pura
ed esatta del problema secondo i primi principj della meccanica, e fa
conoscer l'insufficienza e la falsità del metodo newtoniano, e propone
un'altra via per la soluzione fondata su principj sicuri ed
incontrastabili. Discute le teorie del Taylor, dell'Alembert,
dell'Eulero, e le riforme, e le obiezioni di Daniele Bernoulli; e pesate
le ragioni degli uni e degli altri, conchiude, che i loro calcoli non
bastano a decidere tali questioni, e propone una soluzione, che sembra
avere tutto il merito della sodezza e della generalità. Passa poi a
sviluppare la teoria generale de' suoni armonici, degli stromenti da
corda e da fiato, e per una formola semplice determina il suono fisso ed
i suoni armonici, che propose il Sauveur, con quell'esattezza e
facilità, a cui quegli non potè giungere; e dà nuovi e sicuri lumi per
la cognizione del suono, applicabili anche alla pratica della
costruzione, e del maneggio degli stromenti, alla teoria dell'eco
semplice e composto, e ad altri curiosi e difficili punti dell'acustica.
Le formole sì semplici e generali, l'integrazione di tante equazioni,
l'analisi sì fina, chiara ed esatta, la penetrazione del suo ingegno, la
sodezza del suo giudizio chiamarono l'attenzione di tutti i geometri:
gli stessi atleti di quella nobile lizza, l'Eulero, il d'Alembert e il
Bernoulli, i venerati oracoli di questa scienza ascoltarono con rispetto
la voce del nascente geometra, nè sdegnarono di metterlo al loro lato
nel seggio, ch'essi occupavano nel matematico impero. Tutti e tre
scrissero tosto al giovine Lagrange, abbracciando molti punti della sua
dottrina, domandando d'altri maggiori rischiaramenti, e venerandolo in
tutti quasi come loro arbitro e giudice; e se l'Accademia di Berlino era
stata poc'anni prima il campo di battaglia fra que' tre illustri
campioni, l'Accademia di Torino divenne nel suo nascere il teatro
d'onore, dove fecero luminosa comparsa l'Acustica e l'algebra, e dove
concorsero, si può dire a corteggio del Lagrange, l'Eulero, e il
d'Alembert, i sovrani e principi delle matematiche discipline. Qual
gloria per un giovin geometra vedersi alla prima produzione portato
sull'ali della fama per tutte le accademie e le scuole ricevere gli
applausi de' più applauditi geometri, e gl'incensi e le adorazioni di
tutti gli altri? Questa singolar gloria, che ottenne allora il Lagrange,
l'ha sempre mantenuta, ed accresciuta costantemente perfino a' nostri
dì, spargendo ognor nuovi lumi su la presente materia, che sì
copiosamente avea illustrata.” (_Andres Origine ec. tom. 4, c. 8_). M.
Montuela, il dotto autore della storia delle matematiche, ha dato una
dettagliata analisi della bella _Dissertazione del Lagrange sulla
propagazione del suono_, che comparve al pubblico nel 1º vol. delle
_Memorie di Torino_, 1759. Noi rapporteremo solo l'estratto dell'ultimo
capitolo, in cui Lagrange applica la sua analisi a diversi punti della
teoria del suono: 1. _Come l'aria trasmette senza confusione i
differenti suoni_; 2. _Come due suoni ne producono un terzo, il che
rende ragione dell'esperimento che serve di base alla teoria del
Tartini_. Solamente Lagrange trova un suono all'ottava bassa di quello
di Tartini. Il nostro geometra fissò quindi la sua dimora in Parigi,
dove viveva ancora nel 1811, membro della classe delle scienze
dell'Istituto nazionale, e senatore.

LAHOUSSAYE (Pietro), uno de' migliori allievi del Tartini, nacque in
Parigi nel 1735. Fornito di un'organizzazione adatta alla musica,
all'età di 7 anni, da se solo senza maestro, sonava già assai soavemente
di violino; ancor giovinetto ebbe la fortuna di sentire spesso i primi
virtuosi su questo stromento, che abitualmente radunavansi presso il
conte di Sennetterre; questi erano Pugnani, Giardini, Gaviniès, Pagin e
Ferrari, e sonando ancor egli ne riscosse da' medesimi i più grandi
elogj. La buona fortuna di cui godeva Lahoussaye non lo distolse dalla
brama che aveva avuta sempre di vedere il gran Tartini. Egli attaccossi
al principe di Monaco, e profittò d'un viaggio di questo principe in
Italia per andar in Padova e render omaggio a quel sublime maestro. Sul
punto ch'egli entrava in chiesa, cominciava Tartini il suo concerto, non
può spiegarsi la sorpresa, l'ammirazione che gli produssero la purità,
la giustezza, la qualità del suono, il sublime incanto dell'espressione,
la magia dell'arco, tutte le perfezioni dell'arte di cui l'esecuzione
del Tartini gli offrì per la prima volta il modello: non si sentiva più
la forza di farglisi innanzi, vi si arrischiò non per tanto. Tartini lo
ricevette con bontà, e riconoscendo in lui la sua maniera e la sua
scuola, gli diè delle lezioni seguite. Lahoussaye, richiamato dal
principe di Monaco, fu, con suo gran disgusto, obbligato a lasciar
Padova. Le circostanze per alcun tempo lo stabilirono a Parma ove ebbe
la fortuna di piacere all'infante D. Filippo e a tutta la corte. Quivi
fu ch'egli apprese la composizione dal cel. Traetta, e dove la sua
musica de' balli ebbe gran successo, come in Venezia. Ricolmo delle
beneficenze dell'infante lasciò Parma per far ritorno in Padova presso
Tartini, da cui fu con tenerezza accolto, e proseguì a prender lezioni
sino al 1769. Egli ha diretto le più famose orchestre d'Italia,
d'Inghilterra, di Francia. Alla fama de' successi del suo scolare,
Tartini diceva con soddisfazione: _Io non ne son niente sorpreso, ho
sempre detto che Pietro il mio scolare sarebbe un giorno il terror de'
violini._ Ecco come descrive elegantemente il Bettinelli il carattere di
questo gran Genio nella musica: _Il Sig. Lahoussaye_, egli dice, _senza
quello stromento era uomo quieto, modesto, amico d'ozio e di pace. Ma
preso il violino, eccolo un altro. Si risveglia, si scuote, e s'accende
co' primi arpeggi, come un amico, ed un amante all'incontro, e al
possesso del suo caro bene. Par che l'abbracci, e s'interni e si perda
in quel suono, non bada ad altro con una forza, una rapidità,
un'applicazion di trasporto, che par fuor di se, ed io presente son da
lui trasportato, nè mi ricordo più il suonatore, non veggo più l'arco e
lo stromento, non ho altro senso, fuorchè l'orecchio, e l'anima è tutta
armonia. Le note a lui non servono, che di un disegno o modello, su cui
dipinge, vola, inventa, crea, signoreggia a talento, ed io non sentj da
un violino giammai tante cose, poemi, quadri, affetti, contrasti, e non
mi stanca per quanto pur suoni. Mi dicono ch'ei non si stanca in casa
suonando da se; e passa l'intere giornate con l'idolo suo. Ben
riflettei, conversando con lui che diviene eloquente parlando dell'arte
sua, ch'è superiore ai pregiudizj della musica italiana o francese, che
senza parzialità le concilia, ed è tutto fuoco parlando dell'armonia
generosa, profonda e passionata, odiator della fredda, affettata e
corretta_ (_Dell'entusiasmo delle belle arti, part. 2, t. 4 delle op._).
Lahoussaye viveva ancora l'anno 1810. “Padre ed avolo di una numerosa
famiglia, consacra gli avanzi di un gran talento, di cui la tradizione
di giorno in giorno va a perdersi, in una scelta compagnia di veri
amici, che sa apprezzarlo, e si reca a maraviglia come non abbia
ricevuto ancora dalla Francia una pensione a tanti titoli da lui
meritata” (_Fayolle nel suo artic._).

LALANDE (Girol. de), celebre astronomo, morto in Parigi nel 1807. Madama
la contessa de Salm ne ha pubblicato l'_Elogio istorico_, in 8.º 1810,
nel quale alla pag. 16, ella dice, che M. Lalande nel 1751, pubblicò
un'opera su la musica col titolo: _Principes de la science de l'armonie
et de l'art de la musique_, che non è alla nostra cognizione. Nel suo
_Voyage en Italie_ in 8 vol. in 12º, Lalande ha inserite alcune
osservazioni sulla musica di questo paese, ed alquanti aneddoti intorno
a' suoi musici. Parlando di Napoli: _La musica, egli dice, è in qualche
modo il trionfo de' Napoletani: pare che il timpano dell'orecchio è in
questo paese più delicato, più forte che nel resto dell'Europa. Tutta la
nazione è cantante._ Fin qui va bene. _Ogni gesto, ogn'inflessione di
voce degli abitanti, e anche la maniera della prosodia nelle sillabe
conversando, respirano l'armonia e la musica._ Il d. Burney, professore
di musica inglese, che viaggiando pure per l'Italia venne in Napoli,
tratta a ragione di enfatiche coteste espressioni del Lalande; _Questa
relazione_, egli dice, _è così lontana dall'esser esatta, che mette il
suo lettore nell'alternativa di supporre l'una di queste due cose; o
ch'egli non vi ha usata alcuna attenzione, o ch'egli non aveva orecchio
in istato di ben giudicare._ (_Travels, ec. tom. 1_).

LALANDE (Mich. Riccardo de), cel. compositore francese su i principj
dello scorso secolo, nato in Parigi, fu scelto da Luigi XV per maestro
di cembalo delle due principesse sue figlie, e ne ebbe il collare
dell'ordine di s. Michele. Egli morì in età di 67 anni nel 1726, de'
quali 45 avevane impiegati in servigio di Luigi XIV e del suo
successore, avendo dato in questo spazio di tempo 60 mottetti a gran
cori, oltre molta musica pel teatro. _Ne' suoi salmi o mottetti_, dice
l'ab. Laugier, _Lalande ci offre delle bellezze di composizione più
meditate e di più studio (che quelle di Camprà). Non vi si trova il
naturale grande, facile, grazioso, elegante, ma egli è riuscito
eminentemente nel divoto: vi si trova il tenero, il grave, l'augusto, il
maestoso, il terribile. Si rimarca in tutto una singolare espressione
delle grandi idee della Religione: de' nobili e teneri sentimenti
ch'ella ispira a coloro, che profondamente l'hanno impressa nel cuore._
(_Apolog. de la Mus. franc. p. 128_) V. l'artic. Camprà nel 2º tomo.

LALLEMANT, dottore in medicina e direttore di questa Facoltà in Parigi
nel 1751 pubblicò _Essai sur le mécanisme des passions en général_. In
questo trattato, parla degli effetti della musica, ed analizza
principalmente la maniera, con la quale il canto e la musica
istromentale influiscono sulle passioni.

LAMARK (M.). Nel tomo 49, del Giornale di Fisica del 1799 in Parigi, vi
ha di costui: _Mémoires sur la matière du son_, pag. 397.

LAMBERT (Giov. Enrico), nato a Malhause nel 1728 d'una famiglia francese
quivi rifuggita per motivo di religione, coltivò con successo la fisica,
le matematiche, la meccanica ed altre scienze. Egli era membro della
Società R. di Berlino, nelle cui _Nuove memorie_ nel vol. 31 vi ha di
lui: _Observations physiques sur les flûtes_, an. 1776, _Observations
sur la vitesse du son_. Nel vol. 30, del 1774, _Remarques sur le
tempérament en musique_. “La difficoltà di accordare esattamente per
quanto è possibile, le quinte e le terze nell'ottava (egli dice), ha in
ogni tempo esercitato i musici sia teorici, sia pratici. Si cercò di
giungervi a tastone, senza rimaner soddisfatti di quel che si era
trovato, perchè prima dell'invenzione de' logaritmi non era possibile di
risolvere metodicamente questo problema. Io impiegherò questi logaritmi
per comparare insieme le quinte e le terze, e per avere un termine di
comparazione fisso e costante metterò il temperamento medio per base.”
M. Chladni loda molto gli sperimenti di M. Lambert nel suo _Tratt.
d'Acustica_, pag. 74, e 310. Lambert morì in Berlino nel 1775.

LAMOTTA (Martino) siciliano, di cui rapporta _Adami da Bolsena_ nella
sua _Storia della cappella pontificia_, di cui era maestro di musica,
che Lamotta nel 1610 era in quella uno dei tenori, dove veniva molto
stimato a motivo de' suoi gran talenti.

LAMPE (Feder. Adolfo), dottore e professore in teologia a Brema dove
morì nel 1729, in età di 46 anni. Egli è autore di un trattato in latino
_de Cymbalis veterum_, Utrecht 1703, in 12º con molti rami: vi si trova
erudizione immensa, e sostenuta dalle testimonianze di antichi
scrittori.

LAMPRO D'ERITREA, celebre musico filosofo dell'antichità, ebbe la gloria
di essere stato uno de' maestri nella musica di Aristosseno, che fu
capo-scuola in questa scienza. Suida dice, che le più pregiate tra le
sue opere erano quelle, che egli aveva scritto sulla musica, e che per
disavventura si sono perdute. In una di queste opere egli trattava
_della musica in generale_, in un altra _De' suonatori di flauto, de'
flauti e d'altri stromenti_, e finalmente nella terza _Sulla maniera di
bucare, e costruire i flauti_. Egli fioriva cinque secoli innanzi l'era
volgare. Non bisogna confonderlo con un altro _Lampro_ di lui più
antico, e _poeta-musico_, di cui presso Platone (_in Menex_), dice
Socrate di avere appreso la musica. Ateneo in oltre rapporta (_lib. 1,
Deipnos_) che da questo Lampro apprese Sofocle la danza e la musica, e
Corn. Nepote nella vita di Epaminonda, c. 2, dice che questo Lampro
fecesi gran nome tra' musici.

LAMPUGNANI (Giov. Batt.). Milanese, eccellente melodista nella prima
metà dello scorso secolo, scrisse la musica di più drammi serj, come
l'_Ezio_ nel 1737, il _Demofoonte_ nel 1738, _Tigrane_ nel 1747, e _Amor
contadino_ nel 1760. Egli fu il primo che cominciò a lussureggiare negli
accompagnamenti delle arie, come dice il Carpani (_Lettera 4_), e a dare
maggior movimento agli stromenti.

LANDINI (Francesco), cittadino di Firenze divenuto cieco dall'infanzia,
si diè per diporto allo studio del canto e de' musicali istromenti
specialmente dell'organo, nel quale così valente egli era, che non
veniva con altro nome chiamato che _Francesco degli organi_. Filippo
Villani afferma nella sua vita, che al 1364 un re di Cipri il coronò
d'alloro in Venezia come il più celebre organista del suo secolo (_V.
Bettinelli Risorgimento ec. Cap. 3 della Poesia t. 2, p. 150_). Fu anche
inventore di più stromenti. Egli non occupossi in oltre così della
musica, che riuscito non fosse del pari illustre nella grammatica, nella
dialettica, e nella poesia sì italiana che latina. Nella biblioteca
Riccardiana in Firenze di lui conservansi manoscritti otto latini
poemetti. L'ab. _Mehus_ ne ha dato un saggio, come ancora pubblicò un di
lui sonetto; alcune sue Rime trovansi sotto il nome di _Franc. degli
organi_ nella raccolta dell'_Allacci_. Lo stile de' suoi versi latini, a
giudizio del _Tiraboschi_, non è di molto inferiore a quello del
Petrarca. Morì in Firenze al 1380.

LANGLÉ (Onorato Francesco), nato a Monaco nello stato di Genova nel
1731, all'età di 15 anni fu mandato in Napoli dal principe di Monaco,
per apprendervi la composizione; entrò nel conservatorio della _Pietà_,
e studiò sotto Caffaro uno de' migliori allievi del cel. Leo. Restò
quivi otto anni, e ne divenne il primo maestro di cappella. Vi fece
eseguire delle messe e de' mottetti, che meritaronsi gli applausi de'
primi maestri dell'Italia. Nel 1768 venne a stabilirsi in Parigi, dove
la musica ch'egli ha scritto per que' teatri acquistato gli hanno gran
fama. Langlé è morto membro e bibliotecario del Conservatorio li 20
settembre del 1807, in età di 66 anni. Come teorico ha dato al pubblico
molti trattati, che gli han fatto somma riputazione: 1.º _Traité
d'harmonie et de modulation_, 1793; 2. _Traité de la basse sous le
chant_, 1797; 3. _Traité de la fugue_, 1800; 4. _Nouvelle méthode pour
chiffrer les accords_, nel 1801. (_V. Mémoir. de l'Instit. Nation. tom.
2, e 3_)

LANZI (Petronio), maestro di cappella in Bologna, nel 1770 fu eletto a
presedere il concorso, che i membri della Società Filarmonica, ed i
compositori son usi di dare annualmente nella chiesa di _S. Giovanni in
monte_, per l'esecuzione delle composizioni loro. Era questa la seconda
volta che egli presedeva a questa lotta; ed i _Kyrie e Gloria_, che da
prima eseguironsi, erano da lui composti. Da un suo _Confitebor_ a 4
voci, che io ho avuto sotto gli occhi, si vede ch'egli scriveva con
molta scienza, ma con poco gusto. _Burney_ parla di lui nel 1º tomo de'
suoi viaggi, p. 176.

LASALETTE (Pier-Giov. de), antico generale di brigata, ispettore
d'artiglieria, membro residente della Società Accademica di Grenoble,
nel 1811 pubblicò in Parigi: _Considérations sur les différens systèmes
de la musique ancienne et moderne, et sur le genre enharmonique des
grecs; avec une dissertation préliminaire, relative à l'origine du
chant, de la lyre et de la flûte attribuée à Pan_, in 8º. Abbiamo
notizia di questa opera da un articolo di M. Champolion nel _Magasin
Encyclopédique_ an. 1811, e da un altro di M. Roquefort (_Moniteur 21
mai 1811_), dove si dice, che sia questa un'opera delle più importanti,
che si siano scritte sinora sulla musica. M. Lasalette è autore eziandio
d'una _Sténographie musicale ou manière abrégée d'écrire la musique_, in
8º, Paris 1805, che non ha avuto gran successo; e d'una _Lettre sur une
nouvelle manière d'accorder les forte-piano, ou plus généralement les
instrumens à clavier_, in 8.º, Paris 1808.

LASCEUX (Gugl.), nato a Paissy nel 1740 di molto buona famiglia, allievo
di M. Noblet per la composizione e maestro di cappella di S. Stefano del
monte in Parigi, dove viveva ancora nel 1810, colla riputazione di buon
compositore, specialmente per chiesa. Nel 1804 egli fece eseguire in S.
Gervasio per la festa di S. Cecilia una sua messa a grande orchestra, e
nel 1810 aveva disposto per le stampe _Essai sur l'art de l'orgue_,
posto all'esame della classe delle Belle-Arti dell'Instituto.

LASO D'ERMIONE, poeta-musico assai celebre fiorì sei secoli innanzi
l'era cristiana, e fu il maestro di Pindaro, e scolare di Pitagora. Egli
fu il primo a scriver de' libri sulla musica che più non esistono. Teone
di Smirna (_De mus. cap. 12_), dice che Laso ermionese, ed Ippaso di
Metaponto tentarono e pubblicarono lo sperimento de' bicchieri or più,
or meno pieni d'acqua, giusta i numeri armonici di Pitagora; e fecero
palese ai Greci, suonandoli col bacchettino, la verità delle
osservazioni del loro maestro intorno alle quantità proporzionali,
corrispondenti a numeri, con cui aveva egli contrassegnati i tagli della
corda armonica per la misura delle sei consonanze (_V. Requeno, t. 1_).
Intorno alla verità di questo sperimento potrassi consultare il
dottissimo ab. Andres nel 4º vol. dell'eccellente sua opera.

LASSUS (Roland de), detto degli Italiani _Orlando di Lasso_, nacque a
Mons nel 1520; apprese la musica e venne giovane in Italia, dimorò per
alcun tempo in Sicilia, in Milano ed in Napoli, e vi fu maestro di
musica. In Roma divenne maestro di cappella di S. Giov. Laterano. Errigo
VIII lo accolse con onore in Inghilterra, e finalmente dopo aver
ricevuto delle onorevoli distinzioni dall'Imperatore Massimiliano II,
morì a Monaco nel 1594, colla riputazione di essere il primo soggetto
dell'arte sua in un tempo, in cui la musica non era quel che è oggidì. I
suoi contemporanei lo chiamarono la maraviglia del suo secolo, superiore
ad Orfeo e ad Amfione. Il magistrato di Mons fecegli innalzare una
statua nella parocchia di S. Niccolò, ove ragazzo aveva servito da
cherico corista. _Rodolfo de Lassus_ suo figlio pubblicò dopo la di lui
morte, nel 1664 a Monaco l'opera la più stimata dagli intendenti, col
titolo: _Magnum opus musicum etc._ Negli archivj musicali di Munich si
conserva ancora un manoscritto prezioso delle opere di Orlando, adorno
di superbi freggi e pitture. Forkel ha scritto la sua biografia
nell'Almanacco di musica del 1784.

LATILLA (Gaetano), maestro di cappella in Venezia, nacque in Napoli
circa 1710. Giovane fu il rivale di Jommelli e di Galuppi nelle sue
composizioni da teatro: ma conservò poi più che essi la maniera semplice
e seria dell'antica scuola. Gl'Italiani l'hanno in conto de' migliori
moderni contrappuntisti. Il d. Burney lo rincontrò in Venezia nel 1770.
Egli era zio del cel. Piccini.

LATRE (don Thomas-Sebastian), consigliere di stato di S. M. Cattolica, e
suo secretario, nato circa 1740, e morto nell'anno 1804, faticò con
successo alla riforma del teatro della sua nazione spagnuola. Egli è
autore d'un'_Istoria del teatro greco e romano, in 3 vol. in 4º, Madrid
1804_, scritta in sua lingua, dove molte notizie egli raccoglie intorno
alla musica di queste due nazioni. Il dotto _Signorelli_ nella sua
_Storia de' Teatri antichi e moderni_, l. 3, c. 6, parla con elogio del
patriottismo di Latre per la riforma del teatro nazionale.

LAVALLE (Raffaele). Palermitano, costruttore celebre di organi, di cui
molti ve n'ha di sommo pregio in più città della Sicilia, e tra' quali
per la sua grandezza, per la qualità del suono e per la quantità dei
registri è con ispezialità rimarchevole quello della Cattedrale di
Palermo, comecchè nel trasporto, che ne fu fatto dopo la riedificazione
della medesima, sia deteriorato alquanto per la negligenza e poca
capacità di coloro, che per adattarlo al nuovo sito, ne sminuirono le
canne, ed altre ne sostituirono non lavorate con quell'arte ed
industria, in cui primeggiò sempre questo valentuomo. La fama di sua
celebrità in quest'arte giunse in Roma sino a Paolo V; che lo invitò a
portarsi colà per fabbricarvi de' nuovi organi: ma glielo impedì la sua
morte avvenuta a dì 7 aprile del 1621 all'età di 78 anni. Questo
grand'artista fu onorevolmente sepolto dinanzi al grand'altare della
chiesa di S. Maria Maggiore, cui la sua pietà ricolmato aveva di doni,
col seguente epitafio: _Raphaeli Lavalle Punorm. organario
eminentissimo, ob artis peritiam Romam a Paulo V S. P. evocato; de
majoris Pan. ecclesiæ illustribus editis operibus opt. merito. liberorum
pietas grati animi monumentum posuit, et._ (_Mongit. MS. ap. Bibl.
Senat. p. 399_).

LAUGIER (l'ab. Marc-Antonio) di Provenza, fu da prima gesuita, ma lasciò
quest'ordine per alcuni disgusti che ne ricevette, e si rivolse alle
belle arti, e alle lettere. Il primo giornale di musica, che sia
comparso in Francia, fu da lui pubblicato con questo titolo: _Sentiment
d'un armoniphile sur différens ouvrages de musique_, Lyon 1756.
Quest'opera non fu poi continuata. Egli scrisse ancora contro M.
Rousseau, _Apologie de la Musique Française_, a Paris 1754, con
quest'epigrafe: _Nostras qui despicit artes — Barbarus est_. Questo
scritto dell'ab. Laugier può riguardarsi come il migliore tra tutti
quelli, che comparvero in quella crise musicale, cosichè è stato
inserito nelle opere del filosofo di Ginevra, tom. 2 dell'edizione di
Neuchâtel 1764. Vi si trovano delle ottime riflessioni sulla musica in
generale ed eccellente n'è lo stile. L'ab. Laugier è morto nel 1769.

LAVIGNA, maestro napoletano de' nostri tempi, ha composto per lo più la
musica di opere buffe secondo il moderno gusto. Nel magazino musicale
del _Ricordi_ in Milano si trova di lui impresso, l'_Impostore
avvilito_.

LAVIT (J. B.), antico allievo della scuola politecnica di Parigi, nel
1808, ha dato quivi al pubblico: _Tableau comparatif du système
harmonique de Pythagore et du système des modernes_.


LEBEUF (Giov.), dell'accademia delle iscrizioni, morto in Parigi nel
1769 pubblicò più opere di erudizione, tra le quali un _Traité
historique et pratique sur le chant ecclésiastique_, a Paris 1741, in
8vo, pieno di ricerche curiose ed istruttive sopra questa materia.

LEBLOND (l'abate), intimo amico dell'illustre ab. Arnaud, e suo
confratello all'accademia delle Iscrizioni, ha pubblicato _les Mémoires
pour servir à l'histoire de la révolution musicale opérée en France par
le chev. Gluck_, Paris 1781, in 8vo. Non è questa che una collezione
molto interessante di più pezzi de' migliori scrittori, che presero
parte allora a quella guerra musicale o in contro, o in pro della musica
di Gluck.

LEBOEUF, organista nella badia di S. Genovefa a Parigi, fece imprimere
l'anno 1768, un'opera col titolo: _Traité d'harmonie et règles
d'accompagnement, suivant le système de M. Rameau_, in 8vo.

LEBRUN, eccellente suonatore di corno di caccia, nel 1785 era in Parigi,
dove facevansi i più grand'elogj del suo talento. Egli è autore
dell'articolo _Cor_ nella parte musicale dell'Enciclopedia metodica. Sua
moglie _Francesca Danzy_ era celebre nell'arte del canto, e nella
composizione. La sua voce sorpassava d'una terza il _fa_ più alto del
cembalo, e tutte le sue inflessioni aveano un'indicibil grazia. Nel 1771
cominciò a farsi ammirare sul teatro di Manheim sua patria; alquanti
anni dopo venne in Milano, e cantò nell'_Europa riconosciuta_ di
Salieri: era ella nel fior degli anni, ed i suoi talenti, e le sue
grazie le meritarono gli universali applausi a gran dispetto della
Balducci, allora prima donna in quello stesso teatro. Cantò colla stessa
gloria in Londra da prima-donna nel 1783, e quattr'anni dopo in Napoli
nelle opere di Paesiello. Vi ha anche di Mad. Lebrun tre sonate pel
forte-piano con violino, impresse a Offenbach nel 1783, che vengono
stimate moltissimo.

LECLERC (M.), dell'Istituto nazionale di Francia, pubblicò nel 1798 in
Parigi, _Essai sur la propagation de la musique en France_. _V. Memoir
de l'Instit. Litterat. etc. tom. 1._

LEDRAN (M.) nel 1765, diè al pubblico un'opera nella quale propone de'
nuovi segni per notar l'armonia sul basso continuo. Il di lui sistema è
così complicato che si sono dovute preferir le cifre già usate.

LEDUC (Pier-Ant. Augusto), ha in Parigi, insieme con alquanti socj, una
casa di commercio de' più considerevoli di quella gran città, e che
singolarmente è assai commendevole agli occhi degli artisti pei servigi,
che ella ha reso all'arte musica. Se le dee, oltre a più oggetti, la
pubblicazione de' _Principj di composizione delle scuole d'Italia_,
l'opera più ragguardevole che sia comparsa nel commercio di musica, e
nella quale l'incisione sottomessa alle forme della tipografia, offre
una nitidezza ed un'eleganza, di cui non vi era ancora verun modello
(_V. l'art, di M. Choron, nel 2º t._). Se le deve inoltre la _Collezione
dei classici musici_, che forma la continuazione di que' _Principj_; una
collezione delle sinfonie di _Haydn_ in partitura; un'edizione delle
opere di musica di _Marpurg_, la più bella e la meglio disposta di
tutte, coll'aggiunta d'un _trattato del contrappunto semplice_ del
medesimo autore; ed una serie di opere, la più elegante e la più
compiuta che possa desiderarsi su tutte le parti della composizione.
Questa casa possiede oltracciò una bellissima _biblioteca di trattati e
d'opere di musica_, di cui ne ha formato un gabinetto di lettura; ed è
questa l'unica in cui si trovino in ogni tempo tutte le notizie
possibili intorno a tutte le opere antiche e moderne; nazionali, o
estere di musica, e relative a quest'arte. Con tai mezzi, e colla
comodità d'una così ricca biblioteca di musica accessibile a chiunque,
reca pur meraviglia come ne abbia tratto così poco profitto M. Fayolle
per il suo Dizionario, non presentando egli che notizie assai
superficiali e sterili delle opere e degli autori.

LEGIPONS (Olivieri), benedettino del monastero di Rayhraden nella
Moravia, godeva di gran rinomanza per la sua rara erudizione. Nelle sue
_Dissertationes philologico-bibliographicæ, in quibus de adornandâ
Bibliotecâ ac musices studio_, ec. ch'egli pubblicò a Norimberga in 4º
nel 1746 si trova una Dissertazione _de musicâ, ejusque proprietatibus,
origine, progressu, cultoribus et studio bene instituendo_, di cui fa
grandi elogj il dottor Forkel.

LEMAIRE, maestro di musica verso la medietà del secolo 17º. Brossard a
lui attribuisce l'opera, che reca per titolo: _Méthode facile pour
apprendre à chanter la musique, par un maître célèbre de Paris_, 1666 in
8vo. Egli fu, soggiunge Brossard, non già l'inventore, ma il primo che
insegnò nella Francia a far di meno de' cambiamenti, con aggiungere la
nota _si_: fu dapprima contraddetto dagli antichi maestri di musica, per
il che fu senza dubbio costretto a nascondere il suo nome; ma la
facilità di questo metodo fece ben presto adottarlo, e si tolsero via i
cambiamenti.

LEMOYNE (Giov. Batt.), nato a Eymet nel 1751, fece i suoi studj di
musica a Perigueux, passò quindi in Germania, e studiò la composizione
sotto i cel. Graun, e Kirnberger. Fece gran fortuna in Berlino, fu
maestro del teatro del principe reale di Prussia, e il gran Federico, a
cui ebbe egli l'onore di dare alcune lezioni di musica, fecene
moltissima stima. In Varsavia la cel. Mad. Saint-Huberty, che quivi
cantò per la prima volta un di lui dramma in musica, volle da lui
ricevere la sua educazion teatrale, e ne divenne poi così rinomata in
Francia. Lemoyne è il solo compositore francese di cui le opere siansi
sostenute accanto a quelle del Piccini, del Gluck, del Sacchini, che
furono i rigeneratori del teatro lirico de' francesi. Egli morì in
Parigi nel dicembre del 1796. _Gabriele Lemoyne_ di lui figliuolo nato
in Berlino nel 1772, è un celebre sonatore di forte-piano attualmente in
Parigi, dove vi ha di lui impresse più sonate, e romanzi per
quest'instromento.

LEO (Leonardo), nato in Napoli nel 1694, divide con lo Scarlatti, col
Pergolesi, e alcuni altri suoi contemporanei la gloria di aver fatto
levare tant'alto in tutta l'Europa la scuola di Napoli per la musica
teatrale. _Tra i primi autori di sì felice rivoluzione_, dice Arteaga,
_debbono annoverarsi Alessandro Scarlatti, e Leonardo Leo, nelle
composizioni de' quali incominciarono le arie a vestirsi di convenevol
grazia, e melodia, e fornite si veggono d'accompagnamenti più copiosi e
brillanti: Il loro andamento è più spiritoso, è più vivo che non soleva
essere per lo passato: donde spicca maggiormente il divario tra il
recitativo, e il canto propriamente detto. Le note però, e gli ornamenti
sono distribuiti con sobrietà in maniera, che senza toglier niente alla
vaghezza dell'aria, non rimane questa sfigurata dal soperchio ingombro_
(t. 2). Leo fu per più anni maestro del Conservatorio della Pietà, dove
ebbe per discepoli Trajetta, Jommelli, Caffaro e moltissimi altri
celebri compositori del secolo 18º, che quali novelli prodigj ammirar si
fecero da tutta l'Europa. Comechè il genio di questo grande artista lo
portasse per preferenza alle composizioni nobili, e patetiche, ebbe
anche del successo nelle opere buffe, e tra le di lui opere in questo
genere si distingue quella che aveva per titolo: _Il cioè_. Erane il
soggetto un uomo, il cui abitual ghiribizzo era di aggiungere un _cioè_
a tutto quel che diceva, e per volere spiegar tutto, ne diveniva più
oscuro. Egli scrisse ancora molta eccellente musica per chiesa. Il
distintivo carattere di questo gran maestro era _il grandioso_, _il
sublime_. Cotesta qualità eminentemente riluce nel suo _Miserere_, ove
si ammira una scienza profonda del contrappunto, una nobiltà, e
chiarezza di stile, l'arte di condurre con naturalezza ed abilità
insieme le imitazioni, e le modulazioni, che danno alla scuola di Napoli
una distinta maggioranza su tutte le altre scuole di musica. Leo aveva
somma diligenza nel far eseguire la sua musica. Dicesi che dovendo far
sentire questo suo _Miserere_ nella settimana santa, cominciavane i
concerti nel mercordì delle ceneri, e proseguiva così tutt'i giorni
colla massima attenzione sino al termine stabilito. Egli morì
immaturamente di apoplesia nel 1745, di sua età 51. Mio padre, ch'ebbe
la sorte di averlo avuto per maestro, raccontava che egli era stato
trovato morto una mattina sul suo cembalo, e che fu incredibile il lutto
di tutto il conservatorio alla nuova di sua morte: che egli non lasciava
mai di portare al dito un anello d'ingente somma statogli regalato
dall'imperatrice delle Russie, e che era di bella figura, e di nobil
portamento.

LEONA, cortigiana ateniese, celebre per la grande sua abilità sulla lira
e nel canto, e famosa ancora per i suoi intrighi con due giovani uniti
insieme colla più tenera amicizia, Armodio e Aristogitone. Congiurarono
costoro contro Ippia ed Ipparco tiranni d'Atene, e figli di Pisistrato;
Leona benchè al fatto del secreto de' suoi amanti preferì la morte alla
viltà di tradirli: temendo di non poter resistere a' tormenti della
tortura, ella medesima fece in pezzi coi denti la sua lingua, perchè si
togliesse infino la possibilità di dire alcuna cosa contro i suoi amici.
Gli Ateniesi, ricuperata appena la libertà, resero sommi onori alla
memoria di tutti e tre, innalzaron a' due giovani delle statue sulla
pubblica piazza: e per evitare al tempo stesso il rimprovero di avere
eretto un pubblico monumento ad una cortigiana, scolpir fecero per
allusione, al di lei nome una lionessa senza lingua (_Plin. l. 34_).
Conservasi questa tuttora sulla porta dell'arsenal di Venezia, dove è
stata trasferita da Atene.

LEPILEUR d'Apligny, nel 1779 pubblicò in Parigi _Traité sur la musique
et sur les moyens d'en perfectionner l'expression_. Quest'opera è ben
scritta, ma piena di viste superficiali.

LEPRINCE (Mr.), morto nel 1781, era, non che eccellente pittore, ma
eziandio un piacevolissimo musico. Sonava molto ben di violino:
essendosi imbarcato in Olanda per andare in Pietroburgo, un corsare
inglese venne ad attaccare il vascello, che fu costretto a rendersi
prigioniero. Leprince prese allora il suo violino, e cominciò a sonarlo
con la più gran disinvoltura del mondo. I corsari sbalorditi sospesero
il saccheggio, e gli restituirono tutte le sue robe; nello stesso tempo
lo pregarono di farli ballare, e di accompagnar col suono la loro danza.
Fortunatamente per gli altri passaggieri, la presa fu dichiarata nulla
nel primo porto.

LESUEUR (Giov. Franc.), nato a Ponthieu di un'antica e distinta famiglia
circa 1766, fece i primi suoi studj di musica in Amiens, ed entrò poco
dopo nel collegio di quella città per terminare il suo corso di lingue
antiche, e di filosofia. Egli è stato maestro di cappella di molte
cattedrali della Francia e precisamente di quella di Parigi, per la
quale ha composto un gran numero di messe, di oratorj e di mottetti. I
straordinarj successi che la sua musica ha ottenuti in quella metropoli,
e gli elogj, che se ne sono pubblicati ne' giornali da Piccini,
Sacchini, Philidor e Gretry, han posto M. Lesueur da trent'anni in quà
nel primo rango de' compositori di Europa. _Io non conosco in Italia_,
diceva di lui il Sacchini circa 1785, _che due maestri di cappella che
possono uguagliarlo_. M. Lesueur era allora assai giovane. Paesiello nel
1805 gli scrisse una lettera molto onorevole, congratulandosi seco del
buon successo della sua musica sul dramma _les Bardes_. In occasione di
questa musica sono stati tutti d'accordo gli intendenti nell'asserire
che il sublime e 'l grande sono il carattere della medesima scritta
colla semplicità e il gran gusto dell'antico. Quì il compositore si
propose di rinnovare le impressioni, che i suoi uditori hanno provato
nella lettura delle opere d'_Ossian_; e la stranezza medesima della sua
melodia produsse l'effetto che dovevasene attendere. _La morte di
Adamo_, tragedia lirica in tre atti, fu rappresentata nel 1809.
S'intende benissimo quanto un tal soggetto abbia dovuto offrire delle
difficoltà a un compositore del volgo. La sola musica adatta era _quella
de' primi uomini_: doveva respirare dunque quel carattere di nativa
semplicità, da cui i nostri costumi e la perfezion medesima dell'arte
vie più ci discostano. Lesueur, che possiede un genio musicale
eminentemente _Biblico_, trattò questo soggetto d'una maniera sublime, e
stabilì per sempre la sua riputazione. Questa musica è semplice,
energica e solenne. La grandiosità che Lesueur ha saputo spargere in
tutte le sue opere per teatro e per chiesa, gli ha meritato il favor del
governo, e l'onorevole posto di successor di Paesiello. Egli si è fatto
conoscere ancora come autore di più scritti sulla musica. Nel 1787, diè
al pubblico, _Exposé d'une musique une, imitative, et particulière à
chaque solennité_, in 8º. Tra i diversi elogj accordati a
quest'importante opera, quello _del conte de Lacépède_, gran scrittore,
e gran compositore insieme, è certo di gran peso agli occhi de' lettori.
_M. Lesueur non si è contentato_ (scriveva nel 1787 M. de Lacépède) _di
dare una forma drammatica alla musica di chiesa componendola di quadri
sempre analoghi alle cerimonie della religione: ha voluto in oltre (e
questa è un'idea molto bella e tutta nuova), che presentasse un
particolar carattere alla solennità per la quale sarebbe composta; per
giungervi, egli ha ideato di situare ne' differenti pezzi della sua
musica, la dipintura delle diverse circostanze della Storia sacra
richiamate alla memoria da ciascuna particolare festività. Conoscendo in
oltre, che se i quadri offerti della musica rappresentano con forza i
diversi sentimenti, ed eziandio i differenti loro ombreggiamenti,
mancano sempre della precisione necessaria perchè si possano, senza un
soccorso straniero, riconoscer tutte le intenzioni del compositore, egli
ha creduto dover far sentire assai spesso le arie sacre, che dopo gran
tempo unite a delle parole note abbastanza, hanno acquistato, per così
dire, una determinata espressione, e fissar possono i significati vaghi
a rischiarar le intenzioni oscure. Ecco il piano di M. Lesueur._
(_Poétique de la musiq._) Vi ha oltracciò di questo eruditissimo
artista: _Notice sur la Melopée, la Rhythmopée, et les grandes
caractères de la musique ancienne_, impressa nella traduzione di
Anacreonte di M. Gail. Molti scrittori periodici, fra quali M. Ginguené,
l'han trovata dottissima, e adatta a spargere una nuova luce sulla
storia, ancora molto oscura, della musica de' Greci. Nel 1802 M. Lesueur
pubblicò una _Lettera al suo amico M. Guillard_, divisa in sei parti. I
compositori vi trovano dell'eccellenti vedute intorno all'arte, e
particolarmente sulla musica scenica: ha gran tempo ch'egli prepara una
più lunga opera col titolo: _Traité général sur le caractère méthodique
de la musique théâtrale et imitative_.

LEVENS (Carlo), compositore e maestro di Bordeaux, ha dato al pubblico:
_Abrégé des règles de l'harmonie, pour apprendre la composition_, 1743
in 4º. Quest'opera è divisa in due parti: la prima riguarda _la
composizione_; l'altra offre _un nuovo sistema di suoni_, ma non ha
avuto il merito di far fortuna.


LIBERATI (Antimo), da Foligno, cantore della cappella pontificia, ed
organista della SS. Trinità de' Pellegrini, maestro di cappella
finalmente di S. Maria dell'anima della nazione Teutonica in Roma,
viveva nell'ultima medietà del sec. 17º. Nel 1784, pubblicò _Lettera in
riposta ad una del Sig. Ovidio Persapegi_, che chiesto gli aveva il suo
parere intorno a cinque candidati, che aspiravano al posto di maestro di
cappella in una chiesa di Milano. Questa lettera contiene moltissime
osservazioni sulla musica che fecero allora gran sensazione. Si ha in
oltre di Liberati _Epitome della musica_, eccellente manoscritto della
Biblioteca Chigi.

LICHTENTHAL (Pietro), dottore di medicina tedesco, ma stabilito in
Italia dove fece i suoi studj in questa facoltà sotto il cel. D. Frank.
Gli si dee un eccellente libro, che cinque anni prima da lui pubblicato
in sua lingua fu applaudito in Germania, e quindi alle istanze di alcuni
celebri professori di medicina in Italia, da lui stesso in questa lingua
tradotto ed accresciuto fu stampato in Milano nel 1811, con questo
titolo: _Trattato dell'influenza della musica sul corpo umano, e del suo
uso in certe malattie_, in 8º. L'introduzione è il vero _Si quæris
miracula_ della musica, benchè dichiari l'autore di essere _ben avverso
dall'introdurre chimere nell'arte medica_. I soggetti su cui egli si
versa, sono: 1. _Analisi storica e ragionata dell'effetto della musica
sull'uomo sano, con alcune osservazioni sopra certi animali._ 2.
_Prospetto istorico di tutti gli esperimenti empirici che si fecero
nella medicina sino dagli antichissimi tempi._ 3. _Ragionamento come si
debba considerare l'effetto della musica._ 4. _Quali sono le malattie in
cui possiamo prometterci un buon uso della musica._ 5. _Quando si abbia
a far uso d'una musica dolce e d'una musica strepitosa._ 6. _Finalmente
alcuni cenni sul modo d'intendere una buona musica._ Noi rapporteremo
alcune di lui riflessioni, il che non sarà discaro a' lettori. Nella
caratteristica, ch'egli dà di varie specie di musica, ecco com'egli
parla di quella di chiesa. _Egli è senz'altro la specie più sublime di
musica. Il suo oggetto è un ideale che porta l'impronta della divinità e
della virtù, emanazione di quella. La sua tendenza è di concentrare i
sentimenti diversi in un solo, cioè la divozione._ Nella Caratteristica
delle voci cantanti egli avverte da prima, che _generalmente ogni voce,
se tiene le ottave di mezzo fa più bell'effetto di quelle che cantano
colle ottave alte o basse. Che il Soprano d'un castrato lusinga soltanto
l'orecchio le prime volte che viene ascoltato, ma non giunge sino al
cuore, quando anche il cantore eunuco fosse eccellente. Che il Soprano
di una donna o ragazza formata è pieno di sentimento e produce un
grand'effetto: che il Soprano di un ragazzo corista è raramente di molto
effetto._ Che il contralto _d'una donna è espressivo e virile, e invade
perfettamente l'animo degli ascoltanti. Il Contralto d'un ragazzo è
alquanto più da riputarsi che il soprano di esso._ Ma tra gli uomini non
c'è voce più bella del tenore. _Essa è la pittrice vera di tutte la
passioni: i suoi quadri portano il sigillo della verità. Il tenore è
pieno di forza, e il suo effetto è grandissimo._ Un'altra voce degli
uomini è il Basso: _il suo carattere è grande, sublime, solenne e pieno
di serietà. Ciò ch'egli ha di terribile e di ardito sembra non produrre
un effetto sulle anime deboli._ Nella caratteristica degli stromenti,
_il clarinetto_, egli dice, _è il più bello stromento da fiato, e merita
senz'altro il primo ordine nella musica istromentale. Egli corrisponde
nel suo ambito a tutte le bellezze d'un pezzo musicale. Il suo respiro è
molle, pieno di forza, tenero e soave. Il suo tuono non è quel grido
penetrante ch'è l'anima dell'oboè, ma un sentimento diffuso in amore, il
tuono de' cuori sensibili trasportati._ Il Corno di bassetto _è assai
vicino alla dolcezza del clarinetto, se non che ha un tuono alquanto
malinconico._ Ne' corni di caccia _i tuoni escono dolci e teneri, e
danno la più bella ombra a' quadri musicali: eccellente è l'effetto de'
quartetti per 4 corni di caccia, composti dal Sig. Belloli._ I meriti
del fagotto _distano poco da quelli del clarinetto: ambidue ci dipingono
gli effetti teneri._ Il flauto _ha un tuono ingenuo e di natura
incorrotta e campestre. Diviene solo d'incarico ove si sente troppo
sovente._ Gli oboè _hanno un tuono molto penetrante e non durevole. I
soli abilissimi oboisti possono rendere questo stromento veramente grato
a chi lo sente._ (Qui in Palermo ne abbiamo un esempio nel Sig. _Cukel_,
sonator di oboè di una singolare dolcezza ed agilità). I tromboni
_stromenti antichissimi giungono a un più gran fine. Esprimono il
sublime, il grande, il solenne, fanno alzare dalle loro tombe gli
spiriti, e parlare co' vivi. Maraviglioso è il loro effetto ne' cori._
Le trombe _hanno un suono eroico, guerriero ed esultante. Un organo
tenero spesse volte non lo sopporta. Mozart aveva nella sua gioventù
un'antipatìa contro questo stromento, e una volta cadde per esso in
convulsioni._ Il violoncello _agguaglia co' suoi pregi que' del fagotto.
Ha un tuono assai dolce, che s'accorda per lo più col tenore: il suo
effetto riesce grande s'egli passi a vicenda dalla voce di basso a
quella di tenore e di soprano._ (Noi possiamo vantarci in Palermo,
d'avere un sonatore di quest'istromento, che gareggiar può co' più
celebri di tutta Europa. Egli è il Sig. Massettina, che ha formati molti
bravi allievi, e che al suo gran talento e scienza musicale unisce una
vera pietà e singolare modestia). La viola _fa il contralto, e corrobora
il basso della musica istromentale, il suo effetto non è dissimile da
quello del violoncello, e fa la transizione ai violini._ Il violino _fa
il soprano della musica strumentale; e un buon sonatore produce con esso
un ottimo effetto._ Nel Pianoforte _tutto è melodia e armonia; se non
ch'esige sempre un contrappuntista capace onde comunicargli quella
maestà, che dee corrispondere a tutto quel grande e bellissimo effetto
che può produrre. Quest'istromento è amico dell'uomo in qualsivoglia
circostanza delle passioni umane, e la sua efficacia è riconosciuta._ Il
contrabbasso _regge tutto il carico dell'armonia, parla con arditezza, e
scuote fortemente nell'unisono col suo organo strepitoso, ec._ Intorno
al diverso gusto de' tedeschi e degli italiani: _Abbiamo_ egli dice,
_nelle grandi città di Germania, quasi in ogni casa, quartetti, concerti
ec.: perchè sì poca musica vocale? Io dubito esserne questo il motivo:
1.º perchè si manca in Germania di buoni poeti d'opera. 2.º perchè la
lingua tedesca non è troppo favorevole. E però direi in Italia esservi
più musica vocale che istromentale, perchè la lingua arride sommamente,
e vi abbondano buoni poeti d'opera._ I suoi cenni sul modo d'intendere
una buona musica sono veramente di un ottimo amatore di quest'arte, e
filosofo insieme, e possono leggersi con profitto.

LINGKE (Giorgio-Federico), consigliere del re di Polonia, fecesi
ricevere nel 1742 nella società di musica di Mitzler, alla quale
presentò egli nel 1744, un quadro degli intervalli, che fu adottato
dalla società. Nel 1766, pubblicò _Die sætze_, ec. cioè _Teoremi degli
assiomi musicali_. Nel 1779 pubblicò in Lipsia una seconda opera:
_Kurze_ ec. cioè _Istruzione di musica, nella quale si dà a conoscere
l'affinità di tutte le scale de' tuoni, e i principj dell'armonia proprj
a ciascuna di loro, con esempj_. Lingke nel 1790 viveva a Weissenfels.

LINGUET (Simone Nic. Arrigo), nato a Rheims nel 1736, scrittore
rinomatissimo di più opere, dopo lunghi viaggi ed esilj, dopo infinite
fatiche letterarie fu dal tribunale rivoluzionario condannato a morte a
27 giugno del 1794 in età di 58 anni, ch'egli soffrì con coraggio, per
avere lodati ne' suoi scritti l'imperatore e il re d'Inghilterra. Delle
sue opere non faremo menzione, che di quella che ha per titolo: _Journal
politique et littéraire depuis 1774 jusqu'en 1778_, dove vi ha più
articoli intorno alla musica, e dell'_Histoire du siècle d'Alexandre_,
la cui prima edizione è d'Amsterdam in 8.º 1762. L'autore, benchè allora
assai giovane, scelse quest'epoca interessante dello spirito umano per
presentare da filosofo, da critico, da storico il governo, i costumi,
gli usi, le arti degli antichi popoli dell'Asia e de' Greci: questo
soggetto forma l'ultima parte dell'opera. Egli vi tratta eziandio _dello
stato della musica in quell'epoca_: spiega gli effetti maravigliosi che
le attribuiscono gli antichi, e particolarmente ciò che dissero
dell'efficacia di essa per formare i costumi ed inspirare la virtù.
Sostiene in oltre, che quest'arte tra le mani de' Greci giunse al più
alto grado della perfezione, e merita di esser paragonata alla nostra,
per il che vien egli immeritamente censurato in un giornale letterario
di Berna del 1763.

LIPPIO, professore in Vittemberga, ove pubblicò nel 1610 _Dissertatio de
musicâ_, che secondo il Lichtenthal merita di esser letta.

LIROU (Giov. Franc. Espic; cav. de), passionato amatore di poesia e di
musica, nacque nel 1740. Egli pubblicò in Parigi nel 1785 un'opera col
titolo _Système de l'harmonie_, in 8vo, che è piuttosto un problema, di
cui dar ne pretende la soluzione. Quest'opera è molto oscura, anche per
le persone dell'arte, quando se ne vogliono applicare i principj alla
pratica. L'autore medesimo ne conveniva, e proponevasi di darne le
necessarie spiegazioni per renderla chiara e facile, e nel tempo stesso
di fondare una cattedra per ispiegarla a un certo numero d'allievi.
_Possiamo assicurare_, dice M. Fayolle, _che avendo ricevuto da lui
alcune lezioni d'armonia, niuno certamente ragionava sulla musica con
maggiore chiarezza, eleganza e precisione della sua: veniva ascoltato
per ore intiere senza farci accorgere, e senza che se n'accorgesse egli
stesso, che si affaticava alquanto._ M. de Lirou, profondamente versato
nella scienza dell'armonia, si era dato alla composizione: in società
col cel. Piccini compose la musica di _Diana ed Endimione_, che fu
eseguita con successo nel 1784; vi sono in oltre più scene liriche di
cui ha fatto la musica e le parole, e de' canoni d'ogni specie. Egli è
morto in Parigi di podagra nel 1806.


LOCATELLI (Pietro) da Bergamo; sin da fanciullo fu mandato in Roma, e
prese lezioni di violino dal gran Corelli. Dopo aver molto viaggiato,
ritirossi in Olanda, e stabilì un pubblico concerto in Amsterdam, egli
impiegava il suo tempo nell'insegnare altrui la musica, e nel comporre.
Alla sua morte quivi giunta nel 1764, la società degli amatori
d'Amsterdam prese il lutto. Egli era un fecondissimo compositore, e un
abile violinista, _de' cui scritti la miglior parte ancor si studia e si
loda_, dice il conte di S. Raffaele; _i lunghi e difficilissimi
capricci, onde egli ha deformato i suoi concerti, intendendo però
d'abbellirli, sono scogli famosi per mille naufragi. Sembra che in
quest'opera abbia l'autore pensato a raunar tutto ciò che può screditar
chi suona e nojar chi ascolta. Una difficoltà incalza l'altra, e un
rompicollo s'accavalla a un rompicollo. Talchè per quanti s'ostinino a
volerne venir a capo, tutti si trovan per via colle ali_ d'Icaro, _e sul
carro_ di Fetonte. _E sarebbe pur bene che si smarrissero queste
mattezze; affinchè la posterità stuonatrice, che certo sarà numerosa,
non possa recare ai nostri nipoti la stessa insoffribil molestia, che ci
recano i non puochi stuonatori presenti. Ben altro è il pregio delle
dotte e bellissime sonate a solo di questo autore. Qui si trova la
maschia ed esatta armonia, senza la stitichezza del gusto antico; qui
l'impensate modulazioni senza stento e senza stravaganze; quì la novità
delle idee, la sublimità de' concetti, la naturalezza del canto.
Dall'ingegnosa_ Follia Corelliana _attinse egli il pensier felicissimo
delle_ sì varie e sì dilettevoli sue Variazioni; _come altresì dai
brevi_ Adagi del maestro _apprese l'arte di distendere que' maestosi
suoi_ Gravi, _i quali benchè lunghissimi pur non annojano. Tanto è
grandioso lo stile, flebile il canto, squisito l'artificio, con cui sono
orditi e tessuti. Laonde a buona equità si può dare al_ Locatelli _il
vanto d'essere stato_ il più erudito e rinomato discepolo della scuola
d'Arcangelo Corelli. (_Letter. su l'Arte del suono_).

LOCK (Matthew), cantore della cattedrale d'Exeter, e buon compositore
del sec. 17º, ha scritto le seguenti opere: _Modern church music_ ec.
cioè _La moderna musica di chiesa; criticata e fermata ne' suoi
progressi avanti il regno di S. M._, 1666; _An essay_ ec., cioè: _Saggio
su i progressi che ha fatti la musica con levar via la difficoltà delle
diverse chiavi e con riunire sotto un carattere universale, ogni sorta
di musica_, ec. 1672.

LOCKMANN (John), della società d'Apollo che esisteva in Londra verso la
medietà dello scorso secolo. Al suo dramma intitolato _Rosalinda_ posto
in musica dal maestro Smith nel 1740, precede un di lui _Discorso
sull'origine e i progressi dell'Opera e della Musica_, in 4.º in lingua
inglese, di cui può leggersene un estratto nella _Biblioth.
Britannique_. Questo Discorso è scritto con giudizio, con erudizione e
con gusto: noi non ne rapporteremo che un grazioso aneddoto, che
Lockmann dice essergli stato narrato da Smith ocular testimonio. “Si
tratta d'un piccione del colombajo di M. Lee del contado di Chesh. Aveva
costui una figliuola, che sonava bene il cembalo. Il colombajo non era
distante dall'appartamento, dov'era quell'istromento. Essa suonava
diverse arie, e tra le altre quella di _Spera si_ nell'Ottone di
_Hendel_. Quest'era l'aria favorita del piccione: dachè la sentiva,
volava dal colombajo alla finestra: quivi a suo modo esprimeva le più
aggradevoli commozioni: ed al momento che più non si suonava la sua
aria, volava altrove. Questo ghiribizzo dinotato per lo _Spera si_
piacque tanto alla giovinetta musica, che non volle chiamar più con
altro nome quest'aria, che _l'aria del piccione_, e la copiò sotto
questo titolo nel suo libro de' pezzi scelti di musica.” Un tal fatto
conferma quel che già diceva Aristotele: _Belluina etiam animantia,
melodiis accentuque congruo oblectantur_. (_De nat. anim._)

LOEHLEIN (Giorgio-Simone), maestro di cappella a Danzica, all'età di 16
anni fu arrollato nelle truppe del re di Prussia, e tra le altre
campagne fu egli alla battaglia di Collin, dove restò sul campo in mezzo
ai morti. I vincitori Austriaci trovato avendogli alcuni segni di vita,
lo trasportarono nell'ospedale, e dopo alcun tempo guarito tornò in sua
patria, dove la sua famiglia era ancora in lutto. Nel 1760, portossi a
Jena col disegno di farvi i suoi studj. La sua grand'abilità sull'arpa
gli acquistò molte conoscenze, e diegli ingresso nelle migliori
famiglie. Sin d'allora applicossi alla musica con sì gran zelo, che nel
1761 ottenne il posto di direttore di musica in luogo di Wolff, che
divenne maestro di cappella a Weimar. Passò quindi in Lipsia, dove fu
ricevuto nel gran concerto, ed un altro particolare ne stabilì egli
composto per la più parte de' suoi allievi, in ambidue suonava egli ogni
sorta di stromenti, senza eccettuarne quelli da fiato, e vi faceva
eseguire le sue composizioni che imprimeva egli stesso ad acqua-forte.
Nel 1779 fu chiamato a Danzica come maestro di cappella, ma non
confacendosi il clima colla sua delicata salute, vi morì sul principio
del 1782, in età di 55 anni. Abbiamo di lui alcune opere di teoria
pubblicate in Lipsia: I. _Klavierschule_ ec. cioè _Scuola di cembalo, o
breve e ragionata istruzione sull'armonia, e la melodia, spiegata con
esempj_, 1765 in 4º. II. _Scuola di cembalo, vol. 2, nel quale s'insegna
l'accompagnamento del basso non cifrato, e le altre armonie omesse nel
primo, vi si ha aggiunto un trattato del recitativo_, 1781, in 4º. III.
_Anweisung ec. ossia: Elementi di violino: spiegati con esempj e con 24
duo_, Lipsia 1774.

LOEN (Giov. Mich. de) di Francfort, dotato dalla natura de' più rari
talenti, ebbe in oltre la fortuna di avere un'eccellente educazione:
fece i suoi studj nell'università di Marbourg, e studiò quindi le belle
lettere ed insieme la musica a Halle. Egli morì nel 1776. Di molte sue
opere sulla teologia e la politica, una ve ne ha che abbia rapporto alla
musica nel 4º vol. delle sue Opere diverse.

LOESCHER (Gasp.), dottore nell'università di Vittemberga morto nel 1718,
dove pubblicò una Dissertazione col titolo: _De Saule per musicam
curato_ in 4º, 1688, citata da Lichtenthal, p. 82, e da Walther.

LOGROSCINO (Niccolò), celebre compositore napoletano specialmente di
opere buffe, a cui deesi sovra tutto l'invenzione de' _finali._ Egli fu
il primo maestro di contrappunto nel _Conservatorio de' figliuoli
dispersi_ in Palermo dopo il 1747, e vi fece de' buoni allievi, tra'
quali molto si distinsero il _Muratori_, e il _Vermiglio_, che gli
succedettero in quel posto. I primi saggi nel genere burlesco debbonsi a
_Leo_, a Pergolesi e al Sassone, ma “_Logroscino_ genio originale e
fecondo, loro contemporaneo, diè la vera idea di ciò che poteva divenire
questa specie di dramma. Fu egli il primo che pensò di terminar ciascun
atto con un pezzo, in cui il motivo, proposto da prima da una sola voce,
si sviluppi in appresso a due, a tre, a quattro, continovamente
interrotto da nuovi canti, ridotto continovamente sotto tutte le forme
della melodia e dell'armonia, finalmente col divenir la materia di un
coro del più grand'effetto.” (_Framery, art. Bouffon, dans l'Encycl.
method._) Logroscino morì in Napoli circa 1760.

LOLLI (Antonio), da Bergamo, celebre violinista morto in Palermo nel
1802, e quivi onorevolmente sepolto nella chiesa de' Padri Capuccini
fuori la Città. M. Fayolle lo dice per errore morto in Napoli nel 1794.
Lolli fu dapprima maestro di concerti del duca di Wurtemberg sino al
1773: passò quindi in Russia, ove eccitò talmente l'ammirazione di
Caterina II, che donogli un arco, sul quale aveva ella medesima scritto
di sua mano in francese: _Archet fait par Catherine II pour
l'incomparable Lolli._ Nel 1785, fece egli un viaggio in Inghilterra ed
in Spagna. Venne quindi in Francia, e dopo il 1789 ritirossi in Italia
godendo delle ricche pensioni della Moscovia e di Napoli: passò
gl'ultimi anni di sua vita nel ritiro in Palermo; _io non voglio più
sonare,_ egli diceva, _che per le teste coronate_. La destrezza, che
egli aveva acquistata sul suo stromento, era del tutto sorprendente:
egli saliva più al di là di qualunque altro suonatore; i suoi capricci
talmente lo trasportavano negli _a solo_, che il più esercitato
accompagnatore poteva appena seguirlo: egli medesimo non poteva
accompagnare il canto, perchè difficilmente andava in misura. La prima
volta che Lolli fecesi sentire in un suo concerto sul teatro di Palermo
nel 1793, mi sovviene d'aver inteso sgridar in pubblico il Sig. Blasco
primo violino dell'orchestra, che non aveva uguale nell'arte di
dirigerla, perchè non si erano trovati insieme in misura, ma lo sbaglio
era piuttosto del Lolli, che affrettava sempre il tempo, ed andava
avanti. Essendo stato pregato un giorno di sonar un _adagio,_ ricusò di
farlo: _Io son di Bergamo_, ei soggiunse, _i cittadini di questo paese
son troppo matti per poter sonare l'adagio._ “Lolli che aveva delle
ragioni per non amare gli adagio, dice _M. de Ginguené_, raccorciolli
assai ne' suoi concerti, e vi mise in oltre sì poca espressione e
melodia che di raro diè da lagnarsi della loro breve durata, anzichè fè
riguardarli come una sorta di riposo e di transizione di un allegro
all'altro.” (_Encycl. method. art. Concerto_).

LORENTE (Andrea). Spagnuolo, scrittore didattico del sec. 17º, pubblicò
nel 1672, _El porqué de la musica, canto llano, canto de organo,
contrapunto, y composicion_, Alcalà in fol. La grandezza del volume non
bastò a difender dall'oblio totale l'autore e l'opera, sorte ordinaria
dei libri men che mediocri.

LOTTI (Antonio), capo della scuola veneziana, e maestro di cappella in
San Marco di Venezia, godeva d'una gran riputazione sulla fine del
secolo 17º. Egli aveva delle profonde cognizioni dell'armonia, che lo
resero superiore a tutti gli altri compositori del suo tempo. Il
_Sassone_, che lo conobbe in Venezia nel 1727 lo scelse per suo modello:
un dì, ch'egli era presente all'esecuzione di un'opera di Lotti, _Qual
espressione!_ egli esclamò, _quale varietà! e nel tempo stesso quale
precisione d'idee!_ Il dot. Burney parla con trasporto dell'impressione
da lui risentita nell'ascoltare in Venezia una messa di questo gran
maestro. Gl'Italiani rendongli testimonianza, ch'egli univa all'arte ed
alla regolarità degli antichi, tutte le grazie, l'abbondanza e 'l brio
de' compositori moderni. Può giudicarsi del successo ch'egli ebbe come
compositore di teatro, dalla sola circostanza che dal 1683 sino al 1718
scrisse sempre per lo stesso teatro di Venezia. Chiamato a Dresda
scrisse quivi la musica di un Dramma per le nozze del principe elettore
di Sassonia nel 1718, e tornò l'anno di appresso in sua patria. Walther
cita con elogio i di lui madrigali, ed in Lipsia si conserva un suo
eccellente _Miserere_ a 4 voci e 4 stromenti.

LOULIÉ (Mr.). Nelle memorie dell'Accademia delle Scienze an. 1701 si
trova di lui una scala per gradi, ossia regola divisa in più parti per
misurare la durata de' suoni, per determinare i loro diversi valori, e
sino i rapporti de' loro intervalli, con de' calcoli per il
temperamento! (_V. Rouss. Dictionn. art. Temperam._).


LUCCHESI (Andrea), nato a Motta nel Friuli veneziano nel 1741: ebbe per
maestri nell'arte della composizione, _Cochi_ napoletano per lo stile di
teatro, ed il P. _Paolucci_ allievo del _Martini_ per lo stile di
chiesa, e poi _Seratelli_, maestro di cappella del doge di Venezia. Nel
1767, in occasione di una gran festa che diè la repubblica di Venezia al
duca di Wittemberga, che trovavasi allora colà, Lucchesi scrisse una
Cantata per il teatro di S. Benedetto, che fu sommamente applaudita.
Scrisse ancora quivi più opere buffe, ma nel 1771 essendosi portato a
Bonn, con una compagnia di attori, entrò tosto al servizio dell'elettore
di Colonia coll'onorario di mille fiorini, e dopo avere scritto molta
musica pel teatro e per la chiesa, morì a Bonn nel 1810. Per il
Conservatorio _degli Incurabili_ di Venezia vi ha di lui un vespro a due
cori, un oratorio, e un _Te Deum_; una messa per la collegiale di S.
Lorenzo, una di _Requiem_ per l'esequie del duca di Mont'allegro
ambasciadore di Spagna in Venezia, e più messe e mottetti per la
cappella di Bonn, oltre più sinfonie, concerti e sonate per cembalo.

LUCIANO di Samosata nella Siria, di povera famiglia, fu destinato dal
padre ad apprendere da un suo zio l'arte della scultura, ma alcuni
cattivi trattamenti ricevuti da costui gliela fecero abbandonare, e
diessi interamente allo studio delle scienze. Egli fu uno de' genj più
brillanti dell'antichità, e tutte le sue opere ridondano delle grazie di
un vero bello spirito, tranne la sua irreligiosità e la mordacità delle
sue satire. Dopo aver vissuto lungamente in Atene, e nell'Egitto, dicesi
di esser morto in età di 90 anni. Nelle sue opere, che sono in gran
numero, trovansi molti passaggi sulla musica, e specialmente in quella
sulla danza (_De saltatione_), e ne' suoi _Dialoghi degli Dei_ ec. M.
Fayolle nel suo articolo mette ridicolosamente nel numero de' libri
musicali di Luciano quello che è intitolato _Harmonides_, ingannato dal
nome, quasichè dinotar volesse che tratti d'armonia: ma questo libro non
è, che una Lettera dedicatoria di tutte le di lui opere ad un amico, a
cui dà il titolo d'_Harmonide_ per allusione ad un altro dello stesso
nome discepolo del musico Timoteo. Tale è l'inavvertenza di questo
autore, e la poca esattezza del suo Dizionario. Perchè non si creda che
io ne lo accusi a torto, ecco le sue parole: _De divers écrits de
Lucien, nous ne citons ici que ceux qui ont rapport à la musique, tels
que ses Harmonides etc._ Luciano fiorì nel secondo secolo dell'era
cristiana (_V. Burdelot in vitâ Luciani ap. Fabric._).

LUDWIG (Giov. Adamo), membro della Società economica del Palatinato,
morto nel 1782 nell'immatura età di 52 anni, ha lasciato molti scritti
sulla costruzione degli organi; eccone i titoli tradotti dal tedesco: 1.
_Saggio sulle qualità necessarie a un costruttore d'organi_, 1759 in 4º;
2. _Lettera a M. Hoffmann primo organista a Breslavia_, 1759; 3. _Difesa
di M. Sorge contro M. Marpurg_; 4. _Idee su i grand'organi_; 5. _Ai
detrattori degli organi_, Erlange 1764, in 4º.

LULLI (Giov. Batt.), nacque in Firenze nel 1633, ma trasportato in età
di 14 anni a Parigi, divenne mercè il suo grandissimo ingegno, onde
avealo fornito la natura, l'eroe riformatore della musica francese. La
prima sua abilità, che lo rese celebre in Francia, fu quella di sonare
il violino; prima di lui ne' concerti di strumenti solo uno di questi
cantava, gli altri non facevano se non un semplice accompagnamento a
quello: Lulli mise in movimento tutte le parti, e creò il vero concerto.
Nell'infanzia della musica strumentale a lui deesi l'invenzione
opportunissima all'oggetto di aprire con pompa uno spettacolo teatrale,
cioè, la sinfonia, detta perciò _ouverture_ da' francesi; invenzione,
dice il _Carpani_, “che restò per gran tempo così priva d'imitatori, che
in Italia stessa pochissime furono le sinfonie composte per tal uso: una
di Lulli fu sonata contemporaneamente in diversi teatri d'Italia in capo
a molte opere di varii de' più rinomati maestri senza ch'alcuno d'essi
si desse la briga di stenderne di nuove: il fatto è che l'_ouverture_
francese regnò lungamente su i nostri teatri, quantunque vi si udissero
con maraviglia infinita le divine opere dei _Vinci_, dei _Pergolesi_,
dei _Leo_ ed altri simili.” (_Letter. 1_). Coll'abilità di sonare il
violino Lulli si acquistò la benevolenza di Luigi il grande, che lo fece
direttore dell'orchestra della sua corte, e poi divenne capo, e
compositore dell'opera francese, incominciatasi ad eseguire a' giorni
suoi. Egli trasse la musica francese dalla scipitezza in cui aveva sino
allora languito: egli fu un uomo di genio che ha spianato il cammino a
tutti coloro che gli sono venuti dopo, e 'l di cui nome risuonerà ne'
posteri, quali sian per essere le rivoluzioni della musica. Ma
l'entusiasmo dei francesi per la musica di Lulli, che durò oltre a un
secolo, è stata la cagione di ritardare presso quella vivace nazione i
progressi di quest'arte. _Che Lulli sia stato l'eroe della musica
francese_, dice il dotto Eximeno, _non si può certamente dubitare; ma
che la musica francese non abbia colpito nel vero scopo della musica, è
stato già bastantemente deciso da tutta l'Europa, e dagli stessi
francesi, i quali svanito già l'entusiasmo per la musica di Lulli, fanno
particolare studio della musica italiana. La musica di Lulli parla più
all'orecchio che non al cuore_ (_Lib. 3, c. 3_). Il carattere di Lulli
era gajo e brioso, egli rallegrava le compagnie con novellette e con de'
buoni motti, onde i più alti signori si facevano a gara per ammetterlo
alla loro familiarità: conservò sino alla morte il suo brio e la
prontezza del suo spirito. Essendo agli estremi ed abbandonato dai
medici, venne a visitarlo il cavalier di Lorena. _Sì veramente_, gli
disse allora la moglie di Lulli, _voi siete il suo più grande amico, voi
che siete stato l'ultimo ad ubbriacarlo, e che siete causa di sua
morte._ Lulli riprese tosto: _Zitto, mia cara, il signor cavaliere è
stato l'ultimo ad ubbriacarmi, ed in caso che io ne guarisco, sarà egli
il primo a far lo stesso._ Egli morì in Parigi li 22 Marzo del 1687, in
età di 54 anni: il cel. poeta latino Santeuil fece il suo epitafio.

LUNEAU de Boisgermain (Pier Giuseppe), nato a Issoudun di una comoda
famiglia nel 1752, coltivò ben presto le belle lettere. Le cognizioni,
ch'egli si dava premura di acquistare, non si limitavan solo alla sua
propria istruzione, ma dirigevansi ancora a rendersi altrui utili. Oltre
a più opere di varii generi, Luneau pubblicò per tre anni l'_Almanach
musical_, 1771-1783. Fayolle lo chiama _una collezione senza scelta, e
senza gusto, come tutte le altre sue compilazioni_: non posso
giudicarne, perchè non lo conosco. Questo laborioso scrittore morì
subitamente a 2 dicembre del 1801.

LUNIER (M.), autore di un'opera, cui diè per titolo _Dictionnaire des
sciences et des arts_, t. 3, in 8vo a Paris 1805, egli vi tratta ancora
della musica considerata come scienza e come arte, ma i brevi articoli
che ne ha fatti sono trascritti dal Dizionario di musica di Mr.
Rousseau.

LUPI (Mario), canonico e primicerio della cattedrale di Bergamo sua
patria, cameriere d'onore di papa Pio VI, nacque di nobil famiglia nel
1710. Co' suoi studj fatti in Bergamo, e nel collegio Cerasoli a Roma, e
colle sue opere si acquistò la riputazione di un uomo profondamente
dotto. Morì egli in sua patria li dì 7 novembre del 1789. Vi ha di lui
manoscritta una _Dissertazione intorno al suono_.

LUSCINIO (Otmaro), in tedesco _Rachtigal_, canonico di S. Stefano in
Strasburgo sua patria, dove in un'estrema vecchiezza morì l'anno 1535.
Tra le molte sue opere noi non rammenteremo che quella, che ha per
titolo: _Musurgia, seu praxis musicæ_, a Strasburgo 1536, in 4.º, libro
estremamente raro ed ornato di figure incise in legno, che rappresentano
ogni sorta di stromenti di musica usati al suo tempo in Francia, ed in
Germania.

LUSITANO (Vincenzo), professore ed autore di musica viveva in Roma verso
la metà del sec. 16º. Egli sostenne contro il _Vicentini_ che l'antica
musica de' Greci non comprendeva che il solo genere diatonico. Questa
disputa divenne così interessante che divise la maggior parte dei
letterati italiani, e si sostenne dai due campioni una spezie di
pubblica tesi nella cappella del papa alla presenza del Cardinale di
Ferrara, e di tutti gli intendenti nelle scienze armoniche, che allora
si trovavano in Roma. Il _Vicentini_, che difendeva altro non essere
stata la musica greca se non una confusione de' nostri tre generi
cromatico, diatonico ed enarmonico fu riputato aver il torto in paragone
del Lusitano. _V. Arteaga t. 1, pag. 226._

LUSTIG (Giac. Guglielmo), nato in Amburgo, studiò la teoria e la
composizion musicale sotto Mattheson, ed esercitossi nello stesso tempo
nella pratica di quest'arte sotto la direzione del cel. Telemann, al di
cui figlio insegnò egli il cembalo. Frequentava i teatri ed i concerti,
ove ebbe occasione di sentire alcuni gran virtuosi, fra' quali Bach, e
formarsi così sopra tai modelli. Nel 1734 si rese per alcuni mesi in
Londra per sentir ivi in tutta la loro perfezione le opere di Hendel, ed
ha sempre di poi soggiornato a Groninga dove occupava il posto di
Organista della chiesa di S. Martino sin dall'età di sedici anni,
essendovi stato eletto per la morte del padre suo. Lustig dee
annoverarsi tra que' puochi maestri che han saputo riunire ad una grande
abilità molto gusto, e delle profonde cognizioni, egli viveva ancora nel
1772. Abbiamo di lui molti scritti sulla musica in lingua olandese: I.
_Introduzione alla conoscenza della musica_; II. _Grammatica della
musica_, Amsterdam 1754 2 vol. in 8vo; III. _Giornale de' viaggi di
musica del d. Burney tradotto dall'inglese_. Quest'opera è molto
pregevole per le note e le addizioni di Lustig. Egli ha tradotto ancora
molte opere dal tedesco in sua lingua, come _l'Istruzione di Quanz per
il flauto traverso_, 1756, _Prove dell'organo di Werkmeister_,
_Musico-theologia di Schmidt_, _Elementi di violino di Woditzka_, _Nuova
istruzione per l'uso del flauto di Mahaut_, _Lezioni di cembalo di
Marpurg_. IV. _Una collezione molto interessante di notizie intorno a
145 musici_ di Lustig si trova inserita nel 2º vol. delle lettere
critiche di Marpurg, dove vi ha eziandio la sua biografia, scritta da
lui medesimo.

LUZASCHI (Luzasco), uno de' celebri maestri di musica del sec. 16º che
han diritto alla nostra venerazione, per avere intrapreso dopo tanti
secoli di barbarie di ridurre a miglior forma quest'arte e scienza.
Luzaschi era di Ferrara, e vi ha di lui per la musica pratica _Quattro
Libri di madrigali a 5 voci_, quivi impressi nel 1584. Egli in oltre fu
uno degli autori di quel tempo, che tentarono di stabilire l'antico
genere enarmonico. _Scorrendo io gl'autori del 1500_, dice l'ab.
Requeno, _ne ho trovato uno della corte di Ferrara, il quale volle
correggere ed imitare allo stesso tempo il_ Vicentini, _fabricando un
gravicembalo co' tre generi d'antica armonia, con cui lo storico dice,
ch'esso accompagnò i cantanti di certe composizioni, fatte a bella posta
per questo stromento._ (_Saggi tom. 2, p. 123_)




M


MABLY (ab. Gabriele Bonnot de), maggior fratello del cel. abate de
Condillac, parente del Cardinale de Tencin, è morto in Parigi nel 1785,
egli non era che suddiacono. Vi ha una superba edizione delle di lui
opere in 15 vol. in 8vo pubblicata in Parigi dall'ab. Brizard nel 1794,
tra queste si trova di Mably rapporto alla musica, _Lettres a Mad. la
marquise de P. sur l'Opera_, la cui prima edizione è del 1741, in 12º.

MACE (Thomas), distinto in Londra fra gli amatori di musica fece quivi
imprimere _Music's monument ec._ cioè _Monitore delle migliori opere
pratiche di musica che siano sinora comparse_ in fol. 1676. Nella storia
di Hawkins vi ha il di lui ritratto.

MACHAULT (Gugl. de), nato circa 1284, viveva sino al 1369, poeta
francese, cameriere del re Filippo il Bello. In un manoscritto delle sue
poesie trovansi le note della musica, che erano allora in uso, e di cui
fa menzione il Rousseau (_art. valeur des notes_): vi si trova in oltre
una _Messa in musica_ notata a quattro parti, che si crede essersi
cantata nel 1364, nella consecrazione di Carlo V, re di Francia. M.
Perne ha messo in partitura ed in note moderne questa messa, ch'è molto
curiosa ed un monumento atto a far conoscere lo stato dell'arte in
quell'epoca.

MACROBIO (Ambros. Aurelio), di genere consolare, fiorì a' tempi di
Onorio e Teodosio II, nel quinto secolo dell'era cristiana. Egli ha
scritto molte cose sulla musica ne' suoi _Saturnali_ e nel _Sonno di
Scipione_. “La musica in questo tempo era tutta diatonica e cromatica;
ed il genere enarmonico de' Greci più rinomati fu stimato da Macrobio
più che difficile. Chiamò egli il cromatico infame, proprio solamente
delle persone, che allettavano al vizio con la delicatezza del canto:
lodò solo il diatonico puro estremamente, come particolare dell'armonia
de' cieli e dell'universo.” Da questo saggio ben può conoscersi qual
guazzabuglio d'idee sulla musica contener doveva la testa di Macrobio.
Egli giunge sino a negare il canto stromentale significativo, tanto in
uso presso agli antichi musici della Grecia. _Il dire le sottili
minutezze de' tuoni, de' semituoni_, (egli scrive commentando il sogno
di Scipione) _e quello, che ne' suoni per lettera, per sillaba, e per
intiera parola si prende, è da vano ostentatore, e non già da
precettore._ (_V. Requeno tom. 1, cap. 11_)

MADIN (Arrigo), nativo d'Irlanda era di Verdun: fu maestro di cappella
del re in Parigi dopo Lalande, e morì a Versailles nel 1748. L'abbate
Madin oltre a più mottetti assai stimati in Francia scritti da lui per
la cappella reale, è autore di un _Trattato di contrappunto_ impresso a
Parigi nel 1742, che ebbe colà qualche stima, benchè sia questa un'opera
men che mediocre, e meritamente oggidì posta in dimenticanza.

MAELZEL, primo meccanico dell'imperatore d'Austria, si rese a Parigi nel
1806, per far conoscere al pubblico il _Pan-harmonicon_, di cui è
l'inventore, capo d'opera di meccanica, che offre un concerto di
stromenti da fiato, e 'l di cui scopo è di produrre l'effetto di una
grand'orchestra. L'artista ha saputo combinare con quest'istromenti i
timballi, una gran cassa, un'altra più piccola per la musica turca, i
cembali, il triangolo ed alcuni altri nuovi strumenti inventati
dall'autore, per surrogarli in qualche maniera a que' di corda. Il
_Pan-harmonicon_ eseguisce un numero considerevole di pezzi di musica
del genere il più sublime, tra' quali si distinguono _l'eco di
Cherubini_, e varj pezzi di _Steibelt_, di _Mozart_, d'_Haydn_ ec. Ciò
che sorprende soprattutto nell'esecuzione di tai pezzi, egli è che tutti
i chiaro-scuri di _forte, di piano, e d'espressione_ sono marcati con
tanto di precisione che di gusto. _V. Quatre Saisons du Parnasse 1807 p.
250._

MAELZEL (Leonardo), fratello del precedente, abile professore di musica
e compositore, dopo sei anni di fatica ha inventato ancora a Vienna un
nuovo strumento di musica di una gran perfezione. Seguendo il consiglio
di alcuni intendenti, gli ha dato provisoriamente il nome di _Armonia di
Orfeo_ a motivo dell'effetto straordinario che produce sugli uditori.
Esso ha la forma di una cassa, che posata orizontalmente presenta cinque
piedi quadrati di superficie, e tre piedi di profondità. I tasti
abbracciano lo spazio di cinque ottave; basta toccarli lievemente per
trarre senza verun rumore de' suoni, come di fiato che si prolunga per
tutto il tempo, che il dito non abbandona il tasto, e che ad arbitrio
possono rinforzarsi, o addolcirsi, esso imita perfettamente la voce
umana, ed i suoi suoni non sono meno melodici, che quelli dell'armonica,
senza essere così penetranti. I maestri _Salieri_, _Giuseppe Weigl_,
_Gyrowetz_, _Preindel_, _Hymmel_, e _Förster_ fanno i più grandi elogj
di questa singolare invenzione. (_V. Registro polit. della Sicilia n.
CXXXI, Londra_ 27 Dicembre 1814 _e Journal des decouvert._)

MAGGIORE (Ciccio o Francesco), napoletano, compositore di brio e di
gusto ha scritto delle opere in musica in varie città dell'Europa
ch'egli ha percorso. Morì in Olanda circa il 1780; riusciva egregiamente
nel render in musica le grida di differenti animali, genere basso e
spregevole. _I raggiri della cantatrice_, 1745, e _gli scherzi d'amore_,
1762, sono le migliori delle sue opere.

MAGIR (Giov.), uno de' letterati distinti e de' migliori musici del suo
tempo a Brunswick. Nel 1596 egli diè la prima edizione della sua opera a
Francfort intitolata, _Artis musicæ methodice legibus logicis informatæ
libri duo ad totum musices artificium et rationem componendi valde
accomodati_. Avendola quindi interamente rifusa, la pubblicò nuovamente
a Brunswick nel 1611. Egli morì d'apoplesia nel 1631. _V. Walther._

MAGLIARD (Pietro), canonico della cattedrale di Tournai, sul principio
del sec. 17º pubblicò quivi una dottissima opera in francese, secondo
ciò che ne dice il _Doni_ (_sopra i tuoni p. 127 242_) nella quale
stabilisce che i dodici modi, usati oggidì, si differiscono dai tuoni
ecclesiastici.

MAGRIZY (Taguv Ed-Dyne Ahmed al), uno de' più grand'uomini, che come
Abulfeda, vantar possa la letteratura Araba. Nacque al Cairo circa 1358
dell'era cristiana, dell'Egira 760. Grande pel suo merito di Scrittore;
grande principalmente per le qualità del suo cuore, non che del suo
spirito, ricolmo di onori occupò sino alla morte i posti più luminosi, e
studiò e scrisse eziandio sino alla morte per ricrear l'animo suo della
noja delle grandezze medesime, di cui come vero filosofo ne sentiva il
voto. Le sue opere sono innumerabili, e sopra un'infinità di materie,
ch'egli tratta con estrema esattezza, con lunghi dettagli, e con
eleganza di stile, avvengnachè le ore impiegate da lui allo studio non
fossero stati se non de' momenti, che egli rubava alle giornaliere
occupazioni de' suoi impieghi. Vi ha tra queste un _Trattato di Musica_,
di cui non possiamo dare alcun saggio, per non conoscerne altro che il
titolo. Questo grand'uomo finì di vivere nella sua patria l'anno
dell'Egira 845, dell'era comune 1441. (_Desland Dict. univ. tom. 19_)

MAIER (Gius. Bernardo), maestro di cappella a Hall nella Svevia, nel
1732, pubblicò quivi il suo _Museum musicum theoretico-practicum_, e nel
1747, ne diè una seconda edizione in tedesco col titolo di _Gabinetto di
musica teorica e pratica; ossia Breve ma compito metodo, per apprendere
la musica in pochissimo tempo per mezzo di esempj assai chiari con la
spiegazione de' termini tecnici della musica, oggi in uso, sì greci che
latini, italiani e francesi_. _V. Walther._

MAIRAN (Giov. Giac. d'Ortous de), secretario perpetuo dell'accad. delle
scienze sin dal 1741, in cui succedette a M. Fontenelle, e morto in
Parigi nel 1771. Nelle memorie di quell'accademia an. 1737 vi ha di
Mairan, _Discours sur la propagation du son dans les différens tons qui
le modifient_. Egli è diviso in sei parti: 1. sulla differenza delle
particelle dell'aria tra loro; 2. sull'analogia del suono e de' diversi
tuoni con la luce e i colori in generale; 3. sull'analogia particolare
de' tuoni e de' colori prismatici; 4. in che l'analogia del suono e
della luce, de' tuoni e de' colori, della musica e della pittura è
imperfetta o nulla; 5. sull'analogia di propagazione tra' suoni e le
onde, per rapporto all'esperienza, di cui si è fatta menzione nel nono
articolo del Discorso; 6. sulla maniera con cui le vibrazioni dell'aria
si comunicano all'organo immediato dell'udito. _Rousseau_ dice che
l'ipotesi di M. da _Mairan_ per ispiegare, come il suono d'una corda
venga sempre accompagnato da' suoi armonici, è la più ingegnosa tra
quelle che eransi sino allora immaginate, e la più filosofica (art.
Son); benchè dica un pò dopo, che sembri piuttosto che il suo autore
abbia così allontanata la difficoltà anzichè risolverla: l'ipotesi del
Mairan, dice l'ab. Andres, non è stata abbracciata da molti fisici, e
molto s'assomiglia al sistema del Newton. _Dell'Acustica t. 4._

MAJO (Francesco de), cui i Napoletani danno il nome di _Ciccio di Majo_.
“Scrittore pieno di melodia e di naturalezza: in pochi anni che visse,
ebbe la stessa sorte del Pergolesi, cui non restò inferiore
nell'invenzione e nella novità” (_Arteaga tom. 2. p. 326_). Egli era
figliuolo di Giuseppe di Majo, maestro della real cappella di Napoli
dopo Durante, posto, secondo il Mattei, ch'egli non con egual decoro
sostenne. Ciccio di Majo cominciò assai giovane a scrivere per teatro e
per chiesa; la semplicità del suo canto, la nitidezza della di lui
armonia, la sua maniera facile, naturale, piacevole gli acquistarono
tosto gran nome in tutta l'Italia. _Le sue carte sono piene d'estro e
d'espressione, ed egli sarebbe stato uno de' primi, se non fosse morto
sul fior dell'età._ (Matt. elog. di Jommel.). Quest'amabile compositore
finì di vivere in Roma circa 1774, all'età di 27 anni. Egli ha messo in
musica più drammi del Metastasio, come l'_Artaserse_, l'_Ipermestra_, il
_Catone_, l'_Antigono_, la _Didone_; e l'_Alessandro nell'Indie_
l'ultimo anno di sua vita: per chiesa messe, salmi per i vesperi e
salve, che non lascian tuttora di dar piacere agl'intendenti.

MAISSEDER, giovane compositore tedesco, di cui così dice il Carpani
(_Let. 15_): “Il Maisseder promette molto; ma il suo genio è all'aurora.
Giungerà egli al merigio? Ciò dipende da tanti accidenti.” Le sue carte,
per quanto io sappia, non sono ancora giunte sino a noi.

MALCOLM (Alessandro) pubblicò nel 1721 ad Edimburgo un'opera, cui diè
per titolo: _A Treatise of music_ ec. cioè: _Trattato di musica
specolativa, pratica ed istorica_, nella quale non dà a divedere gran
conoscenza dell'antichità nel dubitar ch'egli fa, se gli antichi
avessero una musica unicamente composta per gli stromenti: cita
frattanto le _sinaulie_ de' greci, di cui parla Ateneo, che altro non
erano se non se una musica vocale, ossia parlante eseguita dai soli
instromenti. Rousseau critica come mancante di giustezza la divisione
ch'egli dà della scala de' tuoni (art. _Echelle_).

MANCINI (Giov. Batt.), uno de' più famosi allievi del Bernacchi in
Bologna, si è anche distinto fra i letterati pel suo bel libro
intitolato: _Pensieri e Riflessioni pratiche sopra il canto figurato_
(Arteaga t. 2) in 4º, Vienna 1774. Ell'è questa un'opera eminentemente
classica: l'autore dà primieramente alcune notizie sulle diverse scuole
dell'Italia, e i celebri musici che ne sono usciti dopo la fine del
secolo 17º. Dà quindi delle regole sull'arte del canto: spiega cosa sia
_cadenza_, _trillo_, _mordente_, _appoggiatura_, _abbellimento del
canto_, ch'egli divide in _semplice_ e in _doppio_ ossia _groppetto_:
dinota i difetti della voce, e i mezzi di correggerla: fa parte a'
lettori delle sue osservazioni sull'intonazione, sulla miglior posizione
della bocca, sulla maniera di portare ed appoggiar la voce: e finisce
col trattar del recitativo e dell'azione teatrale. Di quest'opera si
sono fatte tre edizioni in Italia, e due traduzioni in francese da MM.
Désaugier e Rayneval in 8vo 1776 e 1796: Hiller cita con elogio un
_Magnificat_ a otto voci composto dal Mancini.

MANFREDI, figlio naturale di Federico II, coronato in Palermo re di
Sicilia e duca di Puglia l'anno 1258, principe saggio, prode, e grande,
fu al pari del padre suo coltivatore delle scienze e favoreggiator de'
letterati. Matt. Spinelli ci dice che in Barletta nel 1258, _soleva
questo principe gir di notte pigliando il fresco, e cantando strambotti
e canzone con due musici siciliani gran romanzatori_: e secondo Giovanni
Villani, _si dilettava molto di cantare e sonare egli stesso_. Fu sempre
perseguitato dai papi, e morì l'anno 1265 in età di 30 anni nella rotta
ricevuta presso Ceperano per tradimento de' Pugliesi subornati da Carlo
d'Angiò e da' Guelfi, di cui fa menzione il Dante. (_Infern. Cant. 28_)
_V. Signorelli, Vicende ec. t. 2._

MANFREDINI (Vincenzo) da Pistoja in Toscana, fu, come dice egli stesso,
allievo in Bologna per la composizione de' due celebri maestri Perti, e
Fioroni; cercando di far quindi miglior fortuna che in Italia, portossi
a Pietroburgo con una compagnia di musici italiani, ed avendo colà
scritto da prima la musica de' balli per servir d'intermedio ad un'opera
di Galuppi, e poi anche la musica di alcuni drammi del Metastasio per
quel teatro, ebbe grandissimo incontro, e divenne tosto maestro per il
cembalo del gran Duca delle Russie, che fu poi l'imperatore Paolo I.
Scrisse allora pel suo allievo sei sonate, e non ostante la critica che
ne fu fatta in Amburgo (_dans les amusemens_ etc.) presentate avendole
all'Imperatrice, ne ebbe mille rubbli in dono, e furono impresse a
Pietroburgo nel 1766. Scrisse ancora quivi più opere pel teatro, ma non
vi ha di queste impresse fuorchè _sei arie e un duetto_ dell'Olimpiade,
a Norimberga 1765. Tornò egli finalmente in Bologna assai ricco nel
1769, ma egli impiegò allora il suo ozio nello scriver piuttosto sulla
teoria, anzichè nella pratica della sua arte. Diè infatti al pubblico
nel 1775, _Regole armoniche, o sieno Precetti ragionati per apprender la
musica_: di cui ve n'ha una seconda edizione, dedicata come la prima a
Paolo I, più corretta ed accresciuta, in 8vo Venezia 1797, con 20 rami.
Benchè l'_Arteaga_ chiami quest'opera _libro frivolo, che altro non
contiene fuorchè delle nozioni elementari e triviali_, (t. 3, p. 351),
vi si trovano tuttavolta de' buoni precetti, delle ottime osservazioni
appoggiate, e sostenute da savie ragioni, e da una ben fondata
esperienza. Se non è ella, come a norma di ciò che promette il titolo,
esser non dee, un'opera di letteratura, è non per tanto _un buon libro
elementare_, scritto con chiarezza, con precisione, con giudizio, e non
vi ha nè più nè meno di quel che abbisogna per guidar lo studente ne'
buoni principj dell'arte. Nella prima parte l'A. dà i principj generali
della musica: nella seconda tratta degli accordi, della loro origine,
de' loro rivolti, e dà un buono e facil metodo d'accompagnamento; nella
terza parte espone i precetti e gli esempj più opportuni per lo studio
del canto, e nella quarta finalmente le regole più essenziali del
contrappunto con prevenire i suoi lettori contro gli errori e i
pregiudizj sì degli antichi che de' moderni. Così non lascia egli di
confutare nell'ultimo capitolo Rameau, e 'l suo comentatore d'Alembert
(p. 139), Tartini, e Rousseau (p. 141, 143) intorno al basso
fondamentale della scala diatonica da loro proposto; e lo stesso P.
Martini, allorchè pretende che _il canto fermo_ debba servir di base al
contrappunto; _il che è stato_, egli dice, _un male notabile e dannoso
non poco all'avanzamento dell'arte_ (p. 2, 161). Manfredini fu quindi
associato alla compilazione del _Giornale Enciclopedico_ di Bologna per
la parte della musica, e nel 1787, avendo egli impugnato l'opera delle
_Rivoluzioni del teatro musicale italiano_ dell'ab. Arteaga in un
_Estratto_ assai mal digerito, si trasse addosso da quel valentuomo una
disgustosa critica, che alla fine del terzo volume di quell'opera fece
costui imprimere col titolo di _Osservazioni ec._ In queste passo passo
andando dietro al suo censore ne rileva a ragione la poca logica, il
guazzabuglio delle idee, l'incoerenza del raziocinio, e la scarsa dose
di cognizioni musicali in ciò che spetta la parte filosofica, storica, e
critica della musica, mercè la di lui baldanza nel voler trattare di una
materia non sua. Ecco il discapito che ne avvien sempre a coloro, che si
accingono di entrare in lizza con più robusti campioni senza misurar
pria le forze loro. Il Manfredini pretese sìbbene di rispondervi con la
_Difesa della musica moderna e de' suoi celebri esecutori_, Bologna
1788, in 8vo, ma il suo antagonista non curollo affatto. Nelle Regole
Armoniche prometteva l'autore di pubblicare in oltre un _Saggio di
musica_ (p. 177, 185) ma ne lo impedì forse la sua avanzata età, o la
sua morte.

MANNA (Gennaro), compositore napoletano assai distinto, specialmente per
la sua musica di chiesa, era nipote del maestro Sarri. Dopo di avere
scritto nel 1751 la _Didone_ in Venezia, nel 1753, il _Siroe_, ed altri
drammi per alcuni teatri d'Italia, ritirossi in Napoli, ove compose
tutta la musica de' Salmi e delle Messe per le gran cerimonie della
chiesa, e quivi morì verso il 1788. Il suo stile è molto adattato a
questo genere, grave, maestoso, divoto, e quando le parole esiggono un
andamento allegro, egli sa farlo ben distinguere dall'allegro profano e
teatrale: in somma la sua musica per chiesa è tale, qual saggiamente
viene prescritto dal gran Benedetto XIV, cioè che il canto sia del tutto
differente da quell'usato ne' teatri ed acciò le parole vi si possano
sentire, non venga oppresso ed ingombro dal fracasso de' stromenti.

MARCELLO (Benedetto), patrizio veneto e d'una famiglia che molto amava
la musica, nacque nel 1686. Alle felici disposizioni che sortì dalla
natura unì egli l'assiduità allo studio, e 'l continuo esercizio di
quest'arte in seno ad un'accademia, che si teneva nel _Casino dei
nobili_. La cappella di S. Marco era allora in gran lustro per il numero
e la scelta de' cantanti e de' compositori, di cui era provveduta. Alla
loro testa trovavasi il cel. Francesco Gasparini. Fu costui uno de'
maestri che consultò Marcello, e per cui concepì egli la maggior
venerazione e fiducia: ebbe per lui in tutto il corso di sua vita una
singolar deferenza, e mai lasciò di sommettere al suo esame ed alla sua
critica le opere sue. Oltre la pratica, Marcello coltivò la teoria della
musica; in età di poco più di vent'anni scrisse egli un _Trattato di
composizione_, che l'annunziava un uomo istruito nella sua arte, e viene
assicurato da chi l'ha avuto per le mani, rimasto essendo per
disavventura manoscritto, che quest'opera figurerebbe con vantaggio tra
quelle che trattano della scienza della composizione. Egli formò alcuni
allievi; e fu il primo maestro della cel. Faustina Bordoni, poi moglie
del Sassone. Malgrado le sue occupazioni letterarie, e musicali, non
trascurò quelle del suo stato: secondo l'uso de' patrizj veneti esercitò
ancora la professione di avvocato, e diverse magistrature nella sua
patria: per lo spazio di 40 anni fu membro del consiglio dei quaranta, e
nel 1738 fu mandato in Brescia in qualità di camerlengo; ma potè godere
appena degli onori del nuovo posto, poichè la morte giunse ben tosto a
rapirlo alle arti e alla patria. Egli finì quivi i suoi giorni nel 1739
in età di 53 anni. Dal suo matrimonio con Rosetta Scalfi, una delle sue
discepole di bassa condizione, ch'egli aveva nascostamente sposata, non
lasciò figliuoli. Marcello è uno de' più belli genj che onorato abbiano
non che la scuola veneziana, ma quella di tutta l'Italia e l'arte in
generale: fu in uno stesso tempo scrittore eloquente, distinto poeta e
compositor sublime. “Genio fra i più grandi, dice l'ab. Arteaga, che
abbia nel nostro secolo posseduti l'Italia, e che nella sua immortale
composizione de' Salmi gareggia col Palestrina se non lo supera.
Quest'uomo eccellentissimo, che alla gravità dell'antica musica ha
saputo unir così bene le grazie della moderna, compose ancora una
saporitissima critica intitolata il _Teatro alla moda_ senza nome, senza
data, ove colla licenza che permette la maschera, schiera ad uno ad uno
con festiva ironia tutt'i difetti, che dominavano al suo tempo in sulle
scene.” (_t. 2._) La musica de' Salmi del Marcello è stata pubblicata
sotto il titolo di _Estro Poetico-Armonico, Parafrasi sopra i 50 primi
Salmi, poesia di Girol. Ascanio Giustiniani, musica di Ben. Marcello,
patrizj veneti_, Venezia 1724, e 1726. Verso la medietà del secolo 18º
se ne fece una nuova edizione in Inghilterra, con una traduzione
inglese. Nel 1803, Sebastiano Valle, stampatore in Venezia, ne ha data
una bella edizione in 8 volumi in fol. in fronte della quale si trova il
ritratto dell'autore, la di lui vita scritta dal Fontana, il catalogo
delle di lui opere impresse, e manoscritte, e gli elogj a lui dati da
varj scrittori. Da che quest'opera incomparabile vide la luce, eccitò
l'universale ammirazione. Nulla erasi ancor visto di uguale per l'ardita
e vigorosa maniera d'esprimere, per la grandiosità e regolarità del
disegno: ella pose il suo autore nel primo rango de' compositori, e la
posterità ha confermato il giudizio, che ne recarono allora i
contemporanei. “Nulla rassomiglia, dice M. Suard, all'entusiasmo che
regna nelle sue composizioni. Egli fa passar nella sua musica l'energia
de' pensieri orientali; egli è il Pindaro de' musici come ne è ancora il
Michelangelo.” Il Principe di Conca in una lettera al P. Sacchi così si
esprime: “Avete avuta somma ragione, M. R. P., d'introdurre nel vostro
collegio l'esercizio de' Salmi del Marcello; è costui il primo degli
autori, che ha un merito tutto suo proprio, cioè che tutti gli altri
maestri, quei medesimi che in alcuna parte dell'arte avrebbero potuto
superarlo, tutti hanno una certa maniera a cui si riconosce il loro
stile per un certo andamento di modulazione che han tenuto in tutti
quasi i soggetti. Marcello più che ogni altro fornito di genio, non ha
seguito se non quello dettatogli dall'entusiasmo: guidato dalla più
profonda scienza si è reso di tutti il più energico per la sua
espressione.” Nella sua prefazione a' Salmi vi si trovano delle dotte
osservazioni sull'impiego del contrappunto: per le altre di lui
composizioni di un genere differente, come Cantate, ed alcuni pezzi
ghiribizzosi e ridicoli può leggersi il _Carpani_ nelle lettere settima
e decima, ove a lungo ne ragiona. _Angelo Fabroni_, nel tomo IX della
sua _Biografia de' cel. letterati d'Italia_ ha scritto lungamente la
vita del Marcello, che quindi tradotta nell'italiano ed accresciuta dal
P. Sacchi comparve in Venezia nel 1788.

MARCHESINI (Luigi), il più celebre de' cantanti ed eunuchi d'Italia sul
finire del p. p. secolo, nacque in Milano circa 1755. Egli aveva appreso
sin da ragazzo a suonare il corno di caccia e i principj della musica da
suo padre sonatore di quest'istromento in quella città: ma come mostrava
delle gran disposizioni per il canto, alcuni intendenti gli
consigliarono di coltivarle, per il che fuggito dalla sua casa, portossi
a Bergamo e quivi di nascosto fecesi eunuco. Si pose quindi sotto la
direzione di Fioroni, del soprano Caironi e del tenore Albuzzi, e nel
1775, racconta Burney di averlo inteso in una chiesa di Milano, benchè
assicuri di non aver in lui trovato de' talenti straordinarj. Ma dopo
due anni fecesi nel suo canto un notabile cambiamento, egli cantò da
prima donna in luogo della Ristorini moglie del maestro Gazzaniga,
quindi da prim'uomo in Firenze nel _Castore e Polluce_ di Bianchi, e
nell'_Achille in Sciro_ di Sarti. Il rondò _Mia speranza, io pur vorrei_
di quest'opera assicurò per sempre la sua riputazione. Nel 1780, cantò
in Milano nell'_Armida_ di Misliwechek, ma la più parte di questa musica
non essendo incontrata nel pubblico, Marchesini vi sostituì quel rondò
di Sarti, che tanto successo avevagli procurato in Firenze, ed
un'arietta di Bianchi _Se piangi e peni_. Questi due pezzi uniti ad
un'aria di bravura di Misliwechek nella quale sorpassò se medesimo,
portarono al più alto grado l'ammirazione de' Milanesi. L'accademia, per
dimostrargli la sua soddisfazione, fè battere in suo onore una medaglia
d'argento: in Pisa fu impressa in rame la sua effigie, e tutto il mondo
provossi ad imitare l'arte o la magia, ch'egli aveva saputo adoperare in
que' pezzi. Nel 1782, il re di Sardegna lo chiamò in Torino, per cantar
nel teatro durante il soggiorno del gran-duca delle Russie,
coll'onorario di mille ducati. Il gran-duca rimase così incantato della
sua voce, che gli offrì cinque mila ducati, se voleva venire in
Moscovia. Cantò allora anche in un concerto alla corte il suo favorito
rondò con tale artificio, che il re mostrogli il suo gran piacere con
battergli la spalla e l'indomani nominollo suo musico di corte, col
trattamento di 1172 ducati, e 'l permesso di viaggiare per nove mesi
dell'anno. Nel carnovale del 1783 cantò in Roma con mille ducati
d'appuntamento, quindi in Lucca e in Firenze. Nel 1785 fè sentirsi in
Vienna, alla corte dell'imperatore, e vi fu generalmente ammirato:
questo principe fè pagargli la somma di 600 ducati per sei
rappresentazioni. L'anno d'appresso, trovossi con Sarti e la Todi in
Pietroburgo, ove rappresentossi l'_Armida_ di quel maestro. I regali,
che questi tre virtuosi ebbero allora, si valutarono a 15 mila rubbli.
Marchesini ebbe in oltre una scatola d'oro. Nel 1787 cantò in Berlino, e
l'anno dopo in Londra, e nel 1790 era già di ritorno in Italia. Egli si
è stabilito in Milano, ove gode della stima generale.

MARCHETTO _da Padova_, celebre commentator di Francone, ed il primo fra
gli autori che abbia trattato de' generi cromatico ed enarmonico;
abbiamo in oltre di lui _Lucidarium in arte musicæ planæ, inchoatum
Cesenæ, perfectum Veronæ an. 1274_; e _Pomarium in arte musicæ
mensuratæ_, dedicato a Roberto re di Napoli, e non a Carlo re di Sicilia
circa 1283, come pretende il D. _Burney_. Noi crediamo rapportarcene
piuttosto all'ab. _Gerbert_, a cui deesi la pubblicazione di queste due
opere di _Marchetto_, ritratte dalla Bibliot. del Vaticano (_V. Script.
Eccles. de music. t. III_). Son questi i più antichi trattati, dove si
faccia menzione de' _diesis, di contrappunto cromatico e di dissonanze_.
Tra le combinazioni armoniche proposte dal _Marchetto_, molte sono anche
in uso oggidì, altre si sono abolite.

MARCOU (Pietro), professore di musica attualmente a Bourges, nel 1804
pubblicò in Parigi, _Manuel du jeune musicien, ou élémens
théoriques-pratiques de musique_, nuova edizione accresciuta di un
saggio storico sulla musica in generale.

MARENZIO (Luca), cel. compositore di Madrigali, di mottetti e di musica
di chiesa nel sec. 17º, era maestro della cappella Sistina in Roma, dove
diligentemente conservansi tutte le sue opere. Walther rapporta il
catalogo delle medesime.

MARESCALCHI (Luigi), mercante di musica in Napoli, e compositore, studiò
il contrappunto sotto il P. Martini a Bologna, la sua musica sì vocale
che strumentale è stata in qualche pregio. Nel 1780 trovandosi in
Firenze compose il ballo di _Meleagro_ per il nuovo teatro, che si
apriva allora. Nel 1784 diè in Piacenza la musica dei _Disertori
felici_, che ebbe molto incontro. Vi sono anche di lui impressi a Parigi
4 quartetti di Violini, violoncello e basso, e in Venezia il Duetto
_Sventurato a chi fin'ora ec._ Deesi avvertire che per una soverchieria
da mercante di musica, cioè dell'autore medesimo, l'opera VII di
Boccherini, consistente di trio per 2 viol. e basso impresso,
effettivamente è di Marescalchi; la vera op. VII di Boccherini è
composta di 6 sonate di violino.

MARET (Hugues), professore di medicina, e secretario perpetuo
dell'accademia di Dijon, nel 1766 pubblicò un _Eloge historique de
Rameau_, in 8vo, pieno di dettagli interessanti sulla musica.

MARIANI, “dottissimo maestro di cappella del Duomo di Savona verso il
1782, aveva travagliato ad un'opera classica sulla melodia, in cui
cercava di fissare i generi diversi della medesima. Assegnava egli le
regole per formare de' bei canti in ognuno dei detti generi; accennava i
confini dell'espressione musicale, opera importantissima, e che finora
manca alla scienza musica; ma disgraziatamente per l'arte egli finì i
suoi giorni prima di averla compita. Gli scritti suoi andarono nelle
mani del celebre Padre Sacchi, tolto ancor esso anni sono alle muse ed
ai vivi, e di quell'opera non se ne sa più nulla.” (_Carpani lett. 9_).

MARIE DE SAINT-URSIN (P. J.), medico in Parigi, e compilatore della
_Gazette de Santé_, nel 1803 pubblicò quivi _Traité des effets de la
musique sur le corps humain_, tradotto dal latino.

MARIN (Fran. Claudio), di Provenza, compì i suoi studj in Parigi ove fu
avvocato nel parlamento, censore reale e secretario della libreria,
membro di più accademie. Nato con un carattere di facilità e di gusto
per le belle arti, egli fu uno degli autori della guerra musicale dal
1750 sino al 1760, e diè al pubblico degli opuscoli assai lepidi e
piacevoli, tra questi vien ricercato con ispezialità quello che ha per
titolo: _Lettres à mad. Folio_, in 8vo, Paris 1752. Marin cessò di
vivere in Parigi nel 1809, in età di anni 88, colla riputazione di un
uomo di spirito.

MARIN (Martino), visconte, della famiglia de' Marini che ha dati più
dogi alla rep. di Genova, e stabilita in Francia dopo il 1402, figlio di
Marcello di Marini amatore anch'egli, e compositore di musica, e da cui
egli apprese sin dall'età di quattr'anni la musica, e 'l piano-forte.
Nardini gli diè lezioni di violino, e questo gran maestro si compiaceva
di dire, ch'era il migliore suo allievo. Hosbruker fu il suo maestro per
l'arpa, e dopo 30 lezioni, l'istinto ch'egli ebbe di operare una
rivoluzione su questo stromento, il persuase a non voler più altro
maestro fuorchè se stesso. De Marin può aver de' rivali per il violino,
ma viene generalmente riconosciuto che non ne ha per l'arpa. Nel 1783 fu
ricevuto e coronato nell'Accademia degli Arcadi in Roma: egli
v'improvvisò sull'arpa, e vi eseguì alcuni soggetti di fuga che gli
vennero dati, e d'una maniera sino allora incognita su quell'istromento.
Vi eseguì ancora a primo colpo d'occhio delle partiture di Jommelli, e
delle fughe di Seb. Bach, e fece allora sull'arpa, ciò che appena può
farsi sul forte-piano. Egli fu il soggetto di tutt'i versi italiani, che
furono improvvisati in quella sessione; e la celebre Corilla, che vi era
presente, fece all'improvviso un poema in suo onore. Al suo ritorno
d'Italia egli non aveva più di 15 anni, e cominciò la sua educazione
militare a Versailles, dopo due anni ne sortì capitano de' dragoni, ed
ottenne il permesso di continuare i suoi viaggi; ma la rivoluzione che
sopraggiunse lo fè mettere nella lista degli emigrati. Dopo aver brigato
inutilmente il suo ritorno, passò in Inghilterra, dove ebbe il più gran
successo. Il celebre Delille ha lodato co' suoi versi non che la sua
abilità nella musica e sull'arpa, ma il suo patriotismo ancora e le
amabili qualità del suo spirito. Vi sono di lui impresse sì a Londra,
che a Parigi 24 opere per l'arpa, fra le quali una sonata a 4 mani, la
prima che siasi fatta per quest'istromento. Egli lo fa cantare come una
voce, quando suona, tanti sono belli, puri e sostenuti i suoni che sa
trarne; appena fa egli scorgere che fa uso de' pedali: l'agita tutti
senza sforzo, senza romore, e ne ottiene degli effetti nuovi,
incredibili, e tutte le ricchezze delle transizioni armoniche. In fronte
dell'op. 16 egli ha posta una tavola enarmonica per la cognizione de'
pedali, molto utile a' progressi dell'arte, e per apprendere a modulare
sullo stesso stromento. Il cel. Clementi fa tale stima della musica di
M. Marin, che l'ha fatta imprimere in Londra.

MARINELLI (Gaetano), compositore napoletano; o come altri vogliono,
siciliano stabilito da fanciullo in Napoli, dove fece nel conservatorio
i suoi studj di musica. Egli ha scritto per più teatri d'Italia con buon
successo, e con ispezialità il suo Oratorio il _Baldassare_ in Napoli
sul principio del corrente secolo, d'una espressione inavanzabile, e
d'una musica ben adatta al soggetto. Nel magazino di Ricordi in Milano
vi ha di lui impressa la musica di alcune opere buffe: _il Trionfo
d'amore_; il _Letterato alla moda_, e la _Rocchetta in equivoco_, farsa.

MARMONTEL (Giov. Fran.), dell'accademia francese, di cui ne fu il
secretario perpetuo sino all'anno della rivoluzione 1789, nel corso
della quale ritirossi in una casa di campagna alcune leghe distante da
Parigi, dove la sua anima onesta e dolce, gemè lungo tempo dei mali, di
cui fu testimone; passò quindi ad Aboville, dove comprò una specie di
capanna, e viveva da solitario, povero e nell'oblio, in compagnia
dell'amabile e sensibile sua moglie nipote dell'ab. Morellet. Quivi finì
i suoi giorni nel 1798 in età di 79 anni. Egli ebbe gran parte nella
guerra musicale tra i fautori di Gluck e di Piccini, e dichiarossi per
quest'ultimo. In questa guerra di spirito, Marmontel fu esposto a de'
libelli satirici, e agli epigrammi i più velenosi e grossolani, senza
avere avuto altro torto che di manifestare il suo sentimento con
moderazione, e di avere migliorato la poesia lirica e drammatica per
servire alla musica di Piccini: così il saggio M. Turgot diceva in
quell'incontro: _capisco benissimo che si ami la musica di Gluck, ma
parmi difficile l'amare i Gluckisti_. Nel 1777 Marmontel diè al
pubblico: _Essai sur les révolutions de la musique en France_, in 8vo.
Gli ammiratori passionati della musica di Gluck sostenevano, che ella
sola conveniva alla poesia drammatica e al teatro; l'A. s'innalza contro
questa opinione, e sostiene che non può sbandirsi dalla scena lirica la
musica delle arie de' Piccini, de' Sacchini, de' Traetta: pruova che la
nazione francese ha passato sempre di entusiasmo in entusiasmo, da
_Lulli a Rameau, da Rameau a Gretry, da Gretry a Gluck_: conclude che
bisogna ammettere sul teatro lirico francese il canto italiano, il solo
che gli sembri veramente musicale, mentre che gl'italiani dal canto
loro, lasciar dovrebbero da parte le loro triviali rapsodie senza
interesse, e senza buon senso nelle parole, per adottare il sistema
drammatico de' Francesi più giudizioso e più severo. Questo saggio gli
trasse addosso alcune critiche di M. Suard, e gli epigrammi dell'ab.
Arnaud. Marmontel per vendicarsene compose il suo _Poème de la Musique_,
che a giudizio degli intendenti è la miglior cosa, ch'egli abbia scritto
in versi: trovasi questo poema nella collezione delle di lui opere del
1806 in 31 vol., in 8vo.

MAROTTA (Erasmo), di Randazzo in Sicilia, celebre contrappuntista del
sec. 16º, di cui abbiamo i madrigali pubblicati nel 1603, fu il primo o
uno de' primi che faticasse sopra l'opera in musica, adornando di sue
note l'_Aminta_ del Tasso. È da credersi, che probabilmente fosse
scritta verso la fine del sullodato secolo, giacchè egli poi si diede ad
una vita più divota, ed entrò già prete fra' gesuiti nel 1612, _in età
matura_ come scrive il Mongitori. _Non so perdonare a' Siciliani_, dice
a ragione il Sig. Sav. Mattei, _di avere trascurato questo bel
monumento_ (cioè di non aver conservata la musica di Marotta su quel
dramma) _che ci addita evidentemente, che siccome dobbiamo la pastoral
poesia al_ Siciliano Teocrito, _così dobbiamo la musica pastorale, al_
Siciliano Marotta (Elog. di Jommel.). Di lui scrive eziandio con lode
l'Arteaga nel 1º tomo delle _Rivoluzioni_ p. 211, e il Bettinelli nel
_Risorgimento_ al cap. _Feste e Spettacoli_, p. 245.

MARPURG (Feder. Gug.), consigliere del re di Prussia, ha reso molti
importanti servigj colle sue opere alla didattica e alla teoria della
musica. Verso il 1746, egli fece qualche dimora in Parigi e quivi
contrasse delle familiarità con varii letterati e co' migliori
professori di quest'arte; da' cui lumi trasse non poco profitto. _Io
riguardo il tempo che vi ho passato_, dice egli stesso, _come il più
fortunato periodo di mia vita; e se sono riuscito a coltivare le Muse
con qualche successo io ne devo una gran parte a quel tempo_ (_Dedic. a
l'ab. de Cerceaux_). Tornato in Berlino, diessi interamente alla
composizione delle sue opere, di cui dal 1749 sino al 1763 ne pubblicò
una considerevole quantità sia didattiche, sia critiche, sia polemiche.
Intorno alla teoria del basso fondamentale non lo adottò egli che in
parte, e come un metodo di classificare gli accordi. L'arte il perdette
assai presto nel 1764 in età di circa 43 anni, allorchè trovavasi
occupato a dar l'ultima mano alla sua storia della musica. Marpurg è
senza dubbio il più pregevole scrittore didattico che abbia prodotto la
Germania, e che possedeva in generale l'arte della musica. Ad una
profonda cognizione de' principj unisce egli uno squisito giudizio ed un
ottimo gusto. Fra le sue opere due ve n'ha soprattutto, che meritano una
particolare attenzione: 1. il suo _Manuale d'armonia e di composizione
in tedesco_ 1756 in 4.º è un trattato compito a cui quasi nulla manca, e
generalmente assai metodico e ben chiaro: dir si potrebbe l'Euclide
musicale; 2. _Trattato della fuga e del contrappunto_, il più compito e
'l migliore che si sia pubblicato sulle fughe, i contrappunti
artificiosi ed i canoni, secondo i principj e l'esempio de' migliori
maestri tedeschi e d'altre nazioni, con 68 rami, 1753, in 4º.
Quest'opera fu tradotta in francese in 2 vol. in 4.º Berlino 1756, vi si
trova una breve storia del contrappunto e la notizia de' più dotti
contrappuntisti. Io l'ho avuta per le mani: e mi è sembrata eccellente
per il fondo; ma vi sarebbe a desiderare un miglior ordine: la
distribuzione delle materie non può essere più cattiva, e questo ne
rende molto difficile l'intelligenza. Abbiamo in oltre di lui scritte in
tedesco le seguenti opere: _Il musico critico_, 1749; _L'arte di sonar
di cembalo, e sul basso continuo_, 2 vol. in 4.º 1750-1755. Quest'opera
è stata tradotta in francese, e ve ne ha una terza edizione del 1760;
_Nuovo metodo di sonare il cembalo conforme al miglior gusto moderno_,
con 18 rami, 1755 in 4.º; _Memorie storiche e critiche per servire a'
progressi della musica_, 5 vol. in 8vo dal 1754 sino al 1762; _Elementi
di musica teorica_, 1757 in 4.º; _Introduzione sistematica all'arte
della composizione secondo i principj di M. Rameau_, non è che la
traduzione dal francese degli Elementi di d'Alembert con alcune note,
1758 in 4.º; _Introduzione all'arte del canto_, 1759 in 4.º; _Lettere
critiche sulla musica_, 3 volumi, 1763. Opera eccellente, piena delle
più interessanti materie, in cui si trovano molte dissertazioni di altri
gran maestri, come Agricola, Kirnberger ec.; _Introduzione critica
all'istoria ed ai principj della musica antica e moderna_, 1756 in 4.º;
_Introduzione alla musica in generale, ed in particolare all'arte del
canto_, 1763 in 8vo; _Istruzione sul basso continuo, e l'arte della
composizione di Sorge_, con note di Marpurg, 1760 in 4.º; _Saggio sul
temperamento in musica, con una Dissertazione sul basso fondamentale di
Rameau e di Kirnberger_, Breslavia 1776, in 8vo: “La migliore opera sul
temperamento, che io conosca, dice M. Chladni, (_Acustic. p. 40_), e di
cui ho adottate alcune idee, si è il Saggio di Marpurg.” Alla fine di
questo Saggio annunzia egli un'opera periodica col titolo di _Archivj di
musica_, ma non ne comparve nulla. Il suo ritratto si ritrova in sul
frontispicio dell'_Introduzione critica_ ec. del 1756. Si ha ancora di
Marpurg molta musica sì vocale che strumentale impressa in Berlino.

MARQUET (Franc. Nicolò), cel. botanico, e medico di Nancy sua patria,
scrisse un ghiribizzoso trattato col titolo di _Nouvelle méthode facile
et curieuse pour connoître le pouls par les notes de la musique_, Paris
1769, 2 edit. in 12º. Egli morì nel 1759.

MARSH (Narcisso), nato a Hennington d'un'antica famiglia nel 1638, fu
prima Vescovo di Dublino e nel 1703, arcivescovo d'Armagh e primate
dell'Irlanda; morì di 75 anni, nel 1713. Egli era uomo dottissimo, ed
autore di molte opere, di cui non citeremo che il suo _Saggio sulla
dottrina de' suoni_, Dublino 1683, che si trova ancora nelle Transazioni
filosofiche.

MARSIA, figlio di Janide, rinomato musico dell'antichità, fu l'inventore
delle doppie tibie, unendo due flauti grande e piccolo, e facendoli
sonare in diverso tuono al tempo stesso; nella quale invenzione era
necessario si servisse delle misure della corda armonica trovate da suo
padre. L'accompagnamento de' gravi cogli acuti suoni rese più
dilettevole il canto; e così l'arte di parlare co' flauti s'ingentilì.
Piacque all'estremo il ritrovato alla greca nazione, ed il plauso che si
fece a Marsia, suscitò l'invidia de' suonatori e cantori, per cui fecero
essi ingegnose satire, onde levargli la gloria d'inventore ed avvilirlo.
Spogliando delle favole, con cui cercaron gl'invidi di oscurare la sua
memoria, si conchiude esser egli stato un celebre suonatore, il quale,
benchè oppresso dalla malignità de' rivali, fece mentre che potè
l'ufficio di buon cittadino, educando nell'arte musica in allora bambina
i giovani imparziali, che lo coltivarono. “Molti de' miei leggitori poco
avvezzi all'esame dell'antichità, dice il dotto ab. Requeno, da cui si è
tratto quest'articolo, contenti d'uno studio superficiale, crederanno
essere favoloso il nome di Marsia, di Olimpo di lui principale
discepolo, e quanto di essi io ho detto, a' quali altro non risponderò,
che quello che dice Platone (Dial. min. 318), _che conservavansi cioè
all'età sua le cantilene dello scolaro di Marsia, Olimpo, e che i suoi
canti tibiali struggevano i cuori_. Vedano i critici seguaci di certi
superficiali francesi, se le arti ed i professori descritti da Omero
sieno invenzioni di quel poeta, e se debbano riputarsi romanzesche le
memorie storiche de' cantori cavate da questo scrittore, e rischiarate
con l'autorità de' posteriori autori.” (_t. 1, p. 45._)

MARTIGNONI (Ignazio) era ancor giovane quando pubblicò in Milano nel
1783, le sue _Opere varie_ in 8vo. Contengono queste alcuni bei Saggi
sulla poesia, sulla _musica_, e sul disegno. “In essi (dicesi nel Giorn.
de' letter. in Modena) egli si mostra scrittore ingegnoso, erudito,
elegante, e il filosofo non meno che l'uomo sensibile in essi trova di
che pascersi ed istruirsi”.

MARTIN (Vincenzo), detto lo Spagnuolo, maestro di cappella del principe
delle Austrie verso il 1785, nacque in Valenza nella Spagna l'anno 1754.
Vien egli con ragione riguardato come uno de' migliori, e de' più
graziosi compositori di musica drammatica. Le sue opere sono
l'_Ifigenia_, l'_Ipermestra_, il _Barbaro di buon cuore_, 1784, _La cosa
rara_, 1786. Dopo quest'anno sino al 1790, dimorò egli in Vienna, e per
ordine del re di Prussia, vi scrisse un'opera per il teatro di Berlino.
Il suo _Albero di Diana_ composto in Vienna nel 1787, e la _Cosa rara_
sonosi rappresentate in Palermo nel R. teatro di S. Cecilia con estremo
successo. Nel magazino di musica di Ricordi in Milano vi ha di lui
impressa la _Capricciosa corretta_, opera buffa nel 1802. La musica di
Martin è brillante, nuova e d'una facilità estrema per l'intelligenza e
l'esecuzione.

MARTINN (Giac. Gius.), figlio del maestro di musica del principe di
Lignè, nacque in Anversa nel 1775. Cominciò a comporre dall'età di 10
anni, e di 12 fece sentire una gran messa in musica, che nel 1793 fu
richiesta dalla direzione Batava per l'apertura de' tempj cattolici.
Egli si è stabilito di poi in Parigi, e vi è professore di musica
nell'imperiale Liceo. Vi sono di lui degli eccellenti quartetti, e nel
1811 annunziò per soscrizione la pubblicazione di dodici gran quartetti
da sortire di mese in mese.

MARTINELLI è l'autore delle _Lettere critiche sulla musica_ pubblicate
in 2 vol. nel 1760, che contengono dei dettagli assai interessanti.
Hiller nelle sue notizie sulla musica ne ha fatto grand'uso. Nel 1762 se
n'è fatta una traduzione francese, che si trova in un libro sotto questo
titolo: _L'Amateur, ou Nouvelles pièces et dissertations françaises et
étrangères_, in 12º, parte prima.

MARTINEZ (Marianna) nacque in Vienna verso il 1750 e nella casa stessa,
ove abitava il Metastasio intimo amico del di lei padre: così che è una
novelletta quel che racconta il nostro Sig. Ab. Scoppa, che ella era la
figlia di un giardiniere, che il Metastasio incontrolla piccolina per le
strade di Vienna, che tutta gaja e vivace cantava con bella voce e
prometteva molto: che l'arresta, l'interroga, la chiede a' parenti e si
addossa la cura di sua educazione (_Les vrais principes etc._ t. 3). Fu
ella in vero educata sotto gli occhi di quel gran poeta, ed alla morte
del padre suo nulla trascurò perchè ne formasse il cuore e lo spirito.
Fornita di un'eccellente voce, fecele ancora apprender la musica: ella
ebbe la fortuna di prender lezioni di cembalo e di canto dal famoso
Haydn (_V. Carpani Letter. 5_). Le cognizioni, e la straordinaria
abilità che essa vi acquistò in pochissimo tempo compensarono le pene,
che si era dato il Metastasio per istruirla, e colmarono di piacere gli
estremi anni di sua vita. Riuscì ella non solo peritissima nel suono di
varii stromenti e nel canto, ma eziandio nel comporre; dopo il 1773, fu
essa annoverata tra' membri della società filarmonica di Bologna. Il
d.^r Burney, che l'anno 1772 la sentì cantare ed eseguire sul
forte-piano alcuni pezzi da lei composti, assicura che gli mancavan le
parole per dipingere il suo canto, espressivo del pari e tenero: che
ella aveva delle cognizioni profonde nel contrappunto, e tra le altre
grandiose di lei composizioni, egli cita un _Miserere_ a 4 voci, e molti
salmi tradotti in volgar poesia del Mattei, a 4 e 8 voci, con
istrumenti. L'ab. Gerbert nella sua storia (nel 1773) dice ancora,
ch'egli possedeva una solenne messa da lei composta nel vero stile di
chiesa. Compose eziandio molta musica per camera sulle parole del
Metastasio, e mottetti e sonate per cembalo piene di vivacità e di
brillanti motivi. Metastasio, che riguardavala come sua figliuola, non
la chiamava che la sua S. Cecilia.

MARTINI (Giorgio Enrico) di Tanneberga nella Misnia, è autore di due
buone opere di erudizion musicale, 1. _De' conflitti di musica degli
antichi_; 2. _Che i giudizj de' moderni sulla musica degli antichi non
possono esser giammai decisivi_, Ratisbona 1764, in 4º.

MARTINI (il P. Giov. Batt.), tenuto con ragione in tutta l'Europa come
l'oracolo della musica, nacque in Bologna nel 1706, ed entrò giovane
nell'ordine de' conventuali. M. Fayolle, non so a quali memorie
appoggiato, dice che il gusto dell'erudizione e l'amore dell'antichità
gli fecero intraprendere de' viaggi sino nell'Asia; ciò nol trovo però
presso i di lui biografi: chechè ne sia egli si diè interamente alla
musica, e prima e dopo che si fosse fatto religioso studiò quest'arte
sotto più maestri, tra' quali annovera egli stesso il cel. Ant. Perti. I
suoi progressi nella composizione furono così rapidi, che in età di 19
anni fu maestro di cappella del convento del suo ordine in Bologna,
posto che egli occupò sino alla morte. Esercitò in questa qualità le
funzioni di professore, e la sua scuola, la più dotta tra quelle che a
suo tempo esistevano in Italia, ha prodotto un considerabilissimo numero
di gran compositori ed artisti di somma rinomanza, che si sono meritati
i più brillanti successi; e i più grand'uomini in quell'arte recavansi
ad onore e a dovere di chiedere i suoi consigli, e di seguire le sue
lezioni; tali furono il cel. Rameau, il gran Jommelli e più altri. Al
talento di formare de' buoni allievi, il P. Martini univa quello di
comporre una dotta musica. “Ma uomo più d'arte che d'ingegno, dice il
Mattei, era come Lucrezio, i di cui poemi al dir di Cicerone, _non erant
lita multis luminibus ingenii multæ tamen artis_: o come Callimaco, di
cui diceva Ovidio: _Quamvis ingenio non valet, arte tamen_, era un
_Casa_ e non un _Ariosto_, se non era felicissimo nel creare un motivo,
lo era poi in distender di mille maniere diverse un motivo già creato:
secco un poco nell'inventare, abbondantissimo nel mettere in opera.”
(_Letter. al P. della Valle_). Così il Jommelli, intendentissimo ch'egli
era in tal materia, diceva che _al Martini mancava il genio, e che
suppliva coll'arte laddove mancava la natura_. Sono ciò non ostante
pregevoli le di lui composizioni per la purità, la saviezza e la
dottrina che ne fanno il carattere. Ma i primarj titoli della
riputazione del Martini sono i Trattati ch'egli ha scritto sopra le
diverse parti della musica. Nel 1758 presentò una sua dissertazione
all'Accademia dell'istituto di Bologna, di cui era socio, col titolo:
_De usu progressionis geometricæ in musicâ_, che si trova inserita nel
5º vol. de' Commentarj di quell'Accademia; opera più erudita che utile,
come quella che ha per titolo: _Compendio della teoria de' numeri per
uso del musico_, 1769. Merita maggior attenzione il suo _Saggio
fondamentale pratico di contrappunto sopra il canto fermo_, Bologna
1774, e _Saggio ec. di contrappunto fugato_, 1776. Nel primo percorre
gli otto tuoni ammessi generalmente nel canto fermo, reca intorno ad
ogn'uno di questi un esempio di contrappunto, preso per lo più dalle
composizioni del P. Costanzo Porta, e molti esempj di canto fermo fugato
del Palestrina: fa a questi delle note per ispiegarli, e vi fa precedere
una breve esposizione delle regole di contrappunto. Nel secondo _Saggio_
dà delle regole della fuga e del canone con alcuni pezzi fugati nel
genere madrigalesco, e sacri e profani a due dapprima sino ad otto voci,
alle volte col basso continuo, e con alcune sue annotazioni. Ciò che vi
ha più a lodarsi è senza dubbio la scelta degli esempj estratti da'
migliori maestri, e che danno bene a conoscere il genere di lor
composizione: tranne questo, secondo l'attuale stato della musica,
quest'opera ci sembra d'altronde di un assai mediocre profitto. In
fatti, rapporto al contrappunto sul canto fermo, gli esempj citati dal
Martini, sono scritti sopra un sistema di tonalità che non è più
conforme alla maniera di sentire de' nostri giorni, e che per
conseguenza non può essere trattato con successo; riguardo a' pezzi
fugati, sono piuttosto de' _ricercari_ anzichè delle fughe propriamente
dette, e per conseguenza anche di poca utilità. In quanto al testo, di
cui il Martini accompagna siffatti modelli, troppo ristrette ne sono le
introduzioni, e perciò inutili a' principianti, che non le capiscono, ed
a' maestri, che debbono saperne più di quel che esse contengono. Le
digressioni, in cui si spazia fuor di cammino il comentatore, nulla
hanno che ne faccia sopportar la lunghezza, e si potrà da tutto ciò
inferirne soltanto, che il maggior merito dell'A. in quest'opera, si è
di aver dato a divedere ch'egli conosceva perfettamente l'antichità
italiana, cioè la migliore scuola de' secoli 16, e 17; e che per la
buona scelta de' capi d'opera quivi recati in esempio, è giunto a farla
egli stesso apprezzare al suo lettore. Si sa, che il dotto Eximeno
levossi contro a questi Saggi del Martini con una ben ragionata critica,
sebbene come confessa egli stesso, _lascio scorrer la penna con qualche
amarezza_, che non meritava quell'uomo di singolare dolcezza, e che non
ne trasse altra vendetta se non di mostrarglisi bramoso della sua
amicizia, e di riporre il di lui ritratto nella galleria da lui formata
de' più valenti scrittori, _cosa, che quasi mi levò di senno_, scrive lo
stesso Eximeno, _ed avrei voluto gettare al fuoco la penna, anzichè
lasciarla trascorrere a nessun tratto, che potesse amareggiare un uomo,
che tanta dolcezza d'animo univa a tanto sapere_. (_Lett. del 1785 al P.
Lavalle_). La _Storia della musica_ del P. Martini in tre vol. in 4.º
merita del pari elogj e censure: quest'opera dà veramente ad ammirare
una lettura immensa, una gran profondità di sapere, una prodigiosa
erudizione, ed un'eccellente pratica: ella è una vasta collezione di
memorie scritte con purità di lingua, e con qualche interesse; ma non vi
ha un oggetto fisso, un piano, un buon metodo, nè ombra di giudizio e di
critica. Egli si era proposto di compirla in cinque volumi: non sorpassa
frattanto l'epoca de' greci nei tre tomi che ne abbiamo, e continuando a
quel modo, non glie ne sarebbero bastati trenta e più ancora. Nella mira
di proseguire le sue fatiche egli aveva adunato un'enorme quantità di
materiali. Possedeva la gran biblioteca musicale del Bottrigari
contenente opere assai rare: la generosità del Farinelli gli somministrò
de' fondi considerevoli, e lo pose in istato di procacciarsi tutti gli
immaginabili materiali. Benedetto XIV con suo rescritto concesse al
Martini il poter estrarre que' libri dalla Biblioteca, de' quali
abbisognava: l'Imperatrice M. Teresa, il re di Portogallo, il Principe
Abate Gerbert lo provvidero in gran copia de' più rari manoscritti.
Questi materiali riuniti formavano una biblioteca di oltre a 17 mille
volumi, trecento de' quali erano MSS, essi occupavano quattro grandi
stanze: nella prima erano i manoscritti, nella seconda e terza le opere
in istampa, e nell'ultima le Opere di musica pratica dal rinnovamento
della medesima sino al suo tempo. Oltre alle opere già riferite del
Martini vi ha ancora di lui: _Lettera all'ab. Passeri sulla musica degli
Etruschi_, 1772; nel 2º vol. delle Opere di Doni in Firenze 1763,
_Onomasticum seu synopsis musicarum Græcarum atque obscuriorum vocum_
etc. Molti _articoli di musica_ inseriti in più Giornali italiani, e
alcune di lui _Lettere_ pubblicate nelle Memorie di sua vita dal P.
della Valle, Napoli 1785; ed oltracciò lasciò egli: _Commercio
letterario con diversi sopra questioni dell'arte: Giudizio di un nuovo
sistema di solfeggio comunicatogli circa 1745 dal Sig. Flavio Chigi
Sanese_. La dolcezza, la semplicità, e la modestia che formavano il
carattere del P. Martini, la premura ch'egli si dava di comunicare a chi
ne lo chiedeva, i tesori di scienza e di erudizione, ch'egli possedeva,
gli conciliarono la venerazione e la stima universale. Tutti coloro, cui
l'amor delle arti conduceva in Italia, venivano a visitarlo in Bologna,
e tornavano pieni di sentimenti d'ammirazione e di riconoscenza. Ebbe
non pertanto quivi stesso de' malevoli ed anche del numero de' suoi
allievi medesimi, che, come se ne lagna egli stesso in una lettera al
Sabbatini, tale guerra gli mossero che “levossi affatto dall'Accad. de'
Filarmonici per una delle loro solite insolenze fattagli” (_Gennaro
1782_). Questo valentuomo cessò finalmente di vivere, d'una idropisia di
petto a 23 agosto del 1784, in età di 78 anni. _G. B. Moreschi_ pubblicò
un'orazione in sua lode recitata nell'accad. de' Fervidi, Bologna 1786,
e il _P. della Valle_ le Memorie della sua vita, Napoli in 8vo 1785. Di
alcuni canoni berneschi del Martini lepidi e dotti leggasi il _Carpani_
letter. 6, p. 113.

MARTINI (Giov. Paolo), nato a Freystatt nel Palatinato, passò nel 1757
all'università di Friburgo per istudiarvi filosofia, dopo di avere
appreso la lingua latina e la musica. Portossi quindi in Francia, e
fermatosi a Nancy il suo talento per la musica e la franchezza del suo
carattere gli fecero molti amici, che presero particolar cura di lui.
Quivi applicossi mercè la meditazione, e i libri classici de' tedeschi
sulla composizione a perfezionarsi nella sua arte. Sotto la direzione di
M. Dupont costruttore di organi ebbe la fortuna di aver parte alla
costruzione dell'organo della chiesa primaziale di Nancy, di 50
registri, dalla prima disposizione de' materiali sino al compimento
totale del medesimo: ecco quel che gli somministrò l'idea della sua
opera intitolata _École d'orgue_, a Paris 1804. Ella è divisa in tre
parti, ed ha per iscopo di propagare i talenti degli organisti dietro i
sistemi de' più celebri tra costoro dell'Italia e dell'Allemagna; con
tanto più di ragione in quanto quest'istromento richiede molta scienza
musicale e contribuisce maggiormente a render musica un'intera nazione.
M. Martini, dopo una lunga esperienza e i giornalieri esempj, sostiene
che l'esecuzione ed il sentire i capi d'opera della musica di chiesa,
possono soli formare de' compositori, de' cantanti e delle voci. Nel
1764 egli venne a stabilirsi in Parigi e vi compose una solenne messa a
grande orchestra, ch'egli stesso riguarda come una delle migliori sue
opere per lo stile, e che si è eseguita per più anni a Vienna per la
festività di S. Stefano patrono di quella cattedrale. Entrò quindi come
direttore di musica al servigio del principe di Condé, e ne perdette gli
onorarj nella funesta rivoluzione del 1789. Nell'erezione del
Conservatorio fu egli uno de' cinque ispettori di quella scuola, ed ha
composta molta musica sì per chiesa, che per teatro applauditissima in
Francia. Egli è il primo che abbia introdotto l'uso di ridurre la musica
di più parti a due sole di violino e basso per il forte-piano, il che ne
rende più facile e l'esecuzione e l'acquisto, e contribuisce vie più a
diffondere il gusto della musica nelle famiglie, e a dilatarne il
commercio, che oggidì ne fa uno de' suoi rami principali; ed in ciò è
stato egli imitato in tutta l'Europa. Martini diè ancora al pubblico nel
1790, _La Mélopée Moderne_.

MARZIO (Giac. Federico), maestro di musica a Erlang, nel 1786 pubblicò a
Norimberga _Taschenbuch etc._ o _Manuale per gli amatori di musica
dell'uno e l'altro sesso_. Nell'introduzione egli promette di dare in
ciascun semestre una collezione di arie, minuetti, wals e di altri pezzi
per forte-piano: ed un'altra di brevi dissertazioni su varii oggetti di
musica, di biografie e aneddoti di musici, di lettere ec.

MASCARDIO (Guglielmo) viveva in Italia circa 1400. _Bendemaldo_ in un
manoscritto del suo comento al libro di Muris, che si conserva nella
libreria del P. Martini, fa di costui menzione come di un musico di
grido a' suoi tempi, ma le cui opere sono state avvolte insieme con
tanti altri depositi delle umane cognizioni nella irreparabile
dimenticanza dei secoli. _V. Arteaga T. 1._

MASSON, maestro di cappella in Francia sulla fine del sec. 17, di cui
abbiamo: _Nouveau Traité des regles pour la composition de la musique_,
1699, 2 ediz. in 8vo. Quest'opera veniva riguardata come classica
all'epoca, in cui non vi era in Francia verun trattato ragionevole sulla
composizione, quindi ebbe molte edizioni, di cui la quarta è del 1738.

MATTEI (Stanislao), nato in Bologna nel 1750 da un artigiano, dopo di
avere studiato la lingua latina e la geometria, entrò in età di 15 anni
nell'ordine de' conventuali, e dal 1767 sino al 1784 applicossi alla
composizione sotto la direzione del dotto P. Martini. Sin dal 1772, era
stato nominato di lui successore nella cappella di S. Francesco in
Bologna, e ne esercitò le funzioni dopo il 1784, epoca della morte del
suo precettore, sino alla soppressione del suo convento nel 1798.
Divenuto prete secolare, fu scelto nel 1805 maestro di contrappunto
della Società Filarmonica di Bologna. Tutte le composizioni del Mattei
sono per chiesa senza stromenti, sullo stile del Martini. Costui morendo
lasciò al Mattei molti materiali per compire la Storia della musica, e
già ne aveva terminato il quarto volume sulla musica degli Etruschi,
allorchè ne fu impedita la pubblicazione per i disastri politici
sopraggiunti in Italia. Puossene leggere un Saggio nelle Memorie del
Martini (_pag. 38 e seg._). Nel 1786, trovandosi in Roma il Mattei, gli
venne offerta la cappella di Loreto e quella di Padova, ch'egli ricusò
non potendo rinunziar quella di Bologna: in Torino scrisse una solenne
messa per il giorno di S. Francesco, che piacque moltissimo. Quest'abile
professore dal 1784 sino al giorno d'oggi conta circa 150 allievi.

MATTEI (Saverio), letterato di gran merito ed avvocato in Napoli, ha
reso molti importanti servigj alla musica con le sue dotte opere, e con
la sua poetica traduzione eziandio de' salmi imitando perfettamente la
dolcezza e la fluidità della poesia lirica del suo intimo amico il gran
Metastasio. Alla sua versione de' Salmi pubblicata in Padova nel 1780,
in 8 volumi fa egli precedere delle _Dissertazioni_, alcune delle quali
debbonsi a giusto titolo quì annoverare. Nel 1º vol. _Della musica
antica, e della necessità delle notizie alla musica appartenenti, per
ben intendere e tradurre i salmi_. Nel 2º vol. _Salmodia degli Ebrei_.
Nel 5º vol. _La filosofia della musica, o sia la musica de' salmi_, che
Metastasio chiama dottissima. In questa si lagna a ragione il Mattei di
non esservi tra' moderni, come non vi è stata per l'innanzi, una buona
scuola di musica. “S'insegna a' giovani il contrappunto, egli dice, e
questo si crede bastare a fare un gran maestro di cappella: il
contrappunto in musica corrisponde alle concordanze, e il saperle giova
per non fare errori piuttosto. Ma non ci è chi insegni la _Rettorica_ e
la _Poetica_ (dirò così) della musica, e restiamo solo nella Grammatica.
Alla _rettorica_ della musica apparterrebbe l'insegnare a' giovani, che
ogni sinfonia, ogni aria, ogni composizione costi delle sue parti: che
vi ha da essere il _proemio_, e questo dee trarsi _ex visceribus causa_;
che sussiegue la _proposizione e divisione de' punti_, o sia de' motivi
principali, che poi si dilateranno nel corso del componimento; che
questa dilatazione de' motivi forma la _narrazione_: che indi ne viene
una specie d'_Argomentazione_, o sien conseguenze, che da quella
deduconsi, cioè i passaggi da un tuono all'altro, le proposte e le
risposte, e un certo contrasto fra gli stromenti; che poi riunendosi
formano l'epilogo di tutto il componimento. Alla _poetica_ della musica
apparterrebbe insegnare a' giovani le diversità degli stili, _il tenue_,
_il mediocre_, _il sublime_, e fare osservare, come i migliori scrittori
si son serviti in diverse maniere di essi stili: che il _Sublime del
Sassone_, per esempio non è il sublime del _Jommelli e del Piccini_, e
che in quel primo ci è un'epica maestà, gravità, sobrietà, e saviezza
simile allo stile dell'Eneide di Virgilio, niente ci manca, niente
soverchia, e scorre qual fiume reale, che non altera il corso. Nel
_Jommelli_ ci è un fuoco, una fantasia lirica simile allo stile delle
odi d'Orazio, anzi di Pindaro: scorre qual impetuoso torrente, che
allaga i campi, e seco porta tutto nel mare: maraviglioso nell'uscite
inaspettate, improvvise, e veramente Pindariche: nuovo nell'invenzione
de' motivi, nuovo nell'esprimerli, nuovo nell'union delle parti. Nel
_Piccini_ all'incontro, come era nel _Pergolesi_ la sublimità non va mai
disgiunta dall'amenità, e dalla venustà. Qual è il miglior di costoro?
Ecco lo spirito di pedante. Tutti son ottimi nel lor genere: e bisogna
lasciar andare i giovani per quella via, ove il genio e la natura gli
guida, e non ridurli a forza di servile imitazione ad esser attaccati
più a questo, che a quello.” Nell'ottavo volume de' salmi si trova
finalmente un erudito carteggio del Mattei col Metastasio e con
Mons.^r Pau sulla celebre questione della musica de' Greci
dottissimamente da tutti e tre agitata: ma non sono tutte che
congetture, come ne conviene lo stesso Mattei, sostenendo egli la
superiorità dell'antica musica sulla moderna contro di loro. “Le vostre
conghietture, egli scrive, e le mie son tutte egualmente fondate sopra
incerti supposti, e per quanto si vogliano fortificare con riflessioni,
sempre saran conghietture” (_Lett. a Metast. del 1770_). Intorno a tal
questione supera tutti l'ab. Requeno dandone le più convincenti prove
tratte dagli sperimenti, e dal testo medesimo de' greci scrittori di
musica, a cui non giunsero mai tutti coloro che prima di lui avevano
trattato siffatta materia, e che era frattanto l'unica maniera di
pervenire allo scioglimento della questione. Dà in oltre il Mattei de'
migliori rischiaramenti sull'antica musica de' Greci nella
_Dissertazione_ ch'egli scrisse _sul nuovo sistema d'interpetrare i
Tragici Greci_. La malevolezza de' suoi emuli pretese pur nondimeno di
porre in ridicolo questo grand'uomo sulle scene di Napoli, coll'allusivo
dramma burlesco del _Socrate immaginario_, messo in un'assai bella
musica da Paisiello. Negli _Elogj del Metastasio e del Jommelli_ da lui
pubblicati nel 1785, si trova una storia esatta del rinnovamento della
musica, e de' progressi ch'ella ha fatto specialmente nel genere
drammatico mercè i sforzi di quel divino Poeta: e dei compositori di
musica, che dirsi possono alla di lui scuola formati. Vi ha finalmente
pubblicata in Napoli, _Se i maestri di cappella son compresi fra gli
artigiani, probole di Sav. Mattei, in occasione di una tassa di fatiche
domandata dal maestro Cordella_, in 4.º 1784. Forkel ne ha dato
l'estratto nel suo Almanacco di musica del 1789. Mattei è morto in
Napoli nel 1802.

MATTHESON (Giov.), canonico e maestro di cappella della cattedrale di
Hamburgo, è celebratissimo del pari come scrittore e come compositore di
musica. Ebbe egli dal padre suo, che in lui riconobbe delle gran
disposizioni per quest'arte, la più felice educazione. Hanff, Woldag,
Brunmüller, Pretorio e Kerner furono i maestri, ch'egli gli diede, e
all'età di 17 anni compose la sua prima opera per teatro. Strinse egli
poi la più intima unione col cel. Hendel, e molto profittò de' consigli
di questo gran musico. Datosi allo studio delle leggi e delle lingue
inglese, francese, ed italiana divenne soprintendente all'educazione del
figlio dell'ambasciadore d'Inghilterra, e fece con esso diversi viaggi a
Amsterdam, a Lubecca, e a Brunswick: allora fu che cominciò a provare un
grande infiacchimento all'udito, che nello spazio di 30 anni degenerò in
una totale sordità. Nel 1706 quell'ambasciadore il nominò segretario di
legazione. Si capisce appena com'egli badar potesse a tante fatiche
insieme. Insegnava ad un tempo stesso la musica a più di venti scolari,
serviva più chiese per l'organo; applicavasi al dritto, e alle lingue;
scriveva per teatro: a ciò si aggiungano le sue occupazioni come
secretario di legazione, e come direttore di musica alla cattedrale. Ciò
non ostante compose egli per quel che concerne solo la musica 88 opere,
e lasciò alla morte assai manoscritti e sufficienti materiali per la
pubblicazion d'altrettante, oltre al gran numero di musica pratica per
teatro e per chiesa. Morì egli nel 1764, in età di 83 anni, e lasciò
alla chiesa di S. Michele di Hamburgo una somma di 44 mille marche per
la costruzione di un organo, che secondo il di lui piano fu costruito da
Hildebrand con 64 registri, e tre tastiere lavorate di madreperla. Ecco
il catalogo delle di lui opere teoretiche da lui scritte in latino o in
tedesco. _Critica musica_, Hamb. 2 vol. in 4º, 1722-1725. _La grande
scuola del basso continuo_, in 4º, 1719-1731. _De eruditione musicâ,
schediasma epistolicum_, Hamburgi 1732 in 4º. _L'arte della melodia_,
1737 in 4º. _Progetto e principio d'un Archivio di musica contenente la
vita e le opere de' più celebri maestri, e compositori_, 1740 in 4º.
_Esame delle nuove opere_, in 4º. _Aristoxeni jun. Phthongologia
systematica_, ossia _Trattato sulla teoria del suono_, 1748 in 8vo.
_Nuova accademia musica_, più vol. in 8vo. _Riflessioni sul
rischiaramento di un problema di musica_, in 4º. _Il Patriota musico_,
in più volumi. Quest'opera è rimarchevole per molti curiosi dettagli, e
meriterebbe una nuova edizione. _Il perfetto maestro di cappella_, 1739
in fol. ec. Omettiamo a bello studio le sue opere polemiche sulla
musica, perchè piene d'ingiurie grossolane, che fanno rivoltare i
lettori. (_V. Walther, Heumann et Fabric._)

MAUPERTUIS (Pier-Luigi Moreau de), nativo di San Malò, cel. geometra,
membro delle accad. delle scienze di Parigi e di Berlino, morì in
Basilea nel 1759. Nelle memorie dell'accademia di Parigi per l'anno 1724
vi ha di lui un'opera relativa _agli strumenti di musica, alle corde e
a' suoni_.

MAUROLICO (Francesco), nato di nobil famiglia in Messina; abbate di S.
Maria del porto in Sicilia passò la più gran parte di sua vita nella
patria; ove fu pubblico professore di matematiche. Egli era così
profondo in questa scienza che divenne celebratissimo in tutta l'Europa.
Carlo V, l'onorò in Messina della sua amicizia, e molti forestieri di
distinzione vi si recarono per conoscerlo: coltivò in oltre le belle
lettere, e la musica; riconcentrato sempre in se stesso ed assorto nella
più profonda meditazione, se gli strappava a stento qualche parola sopra
altri soggetti oltre a quello de' suoi studj. Benchè fosse stato di una
complessione mal sana, giunse non per tanto sino all'età di 80 anni, e
morì in una casina di campagna nel 1575. Tra le sue opere di matematica
stampate in Venezia nel 1573 vi ha un suo trattato sulla _Scienza
musicale_ (_V. Tiraboschi, e Landi Hist. de la litterat. d'Ital. t. 4.
Martini Stor. t. 1_).

MAYER (Giov. Simone), nato in Baviera è stato pur nondimeno educato in
Italia, e quivi dalla prima età stabilito ha saputo destramente unire il
brio ed il gusto dell'armonia tedesca con la dolcezza e l'espressione
del canto italiano. Nella sua musica egli ha preso per modello lo stile
del gran Mozart, con adottarne spesso i più bei soggetti, ma in maniera
a comparir veramente originale. Nel 1796 prese in moglie una sua scolara
figlia di un ricco gentiluomo veneziano il Sig. Giuseppe Venturali, ed
in quest'occasione l'abb. _Rubbi_ impiegò il suo coltissimo estro in
undici sonetti sull'_armonia_ che servon di parafrasi al celebre sonetto
sullo stesso argomento, del _Mazza_, e di epitalamio a quelle nozze. “Un
fausto momento di vostra famiglia (scrive l'abb. Rubbi al padre della
sposa) ha dettato alla mia amicizia alcuni sonetti che io vi trascrivo,
e che d'ora innanzi son vostri. Nell'atto che io leggeva il bel sonetto
del _Mazza_ sull'_armonia_, mi vien data la nuova, che la Sig.
_Angioletta_ vostra primogenita è promessa sposa. Interrogando con chi,
mi si rispose, col Sig. _Simone Mayer celeberrimo giovine compositore di
musica_. Parve che le circostanze della lettura concorressero ad
aumentare la mia allegrezza. Un'amabil donzella che _ha tanta parte nel
regno musicale, un valente calcolatore di note, ammirato in Italia e
fuori_, che seppe al tempo medesimo _ispirarle scienza ed amore_, fanno
l'oggetto dolcissimo e fertile de' miei versi. Mi rinserro nei limiti
del sonetto del Mazza, che abbraccerebbe volentieri un lungo poema, ec.”
Questi eccellenti _sonetti_ del _Rubbi_ possono leggersi nel _Mercurio
Storico-Letterario d'Italia_ per l'anno 1797. Mayer è maestro di
cappella a Bergamo: le sue composizioni per teatro, che sono giunte a
nostra cognizione, e che trovansi nel Magazzino del Ricordi in Milano,
sono _Adelasia ed Aleramo_, che ebbe il più gran successo nel teatro
della Scala di Milano, e che si trova disposta anche per il forte piano
presso M. Le Duc impressa in Parigi; _Ginevra di Scozia_; _Adelaide_;
_la Lodoiska_; _i misteri Eleusini_, e _l'Elena_ che si è rappresentata
in quest'anno nel nostro R. teatro Carolino. Le opere buffe di Mayer
sono in oltre: _L'equivoco;_ _Nè l'un, nè l'altro_; _un pazzo ne fa
cento_; _il venditor d'aceto_, farsa; _un vero originale_; _amor non ha
ritegno_; _le due giornate_; _il pazzo per la musica_, eseguita con
sommi applausi in Parigi nel 1805 e _le finte rivali_ nel 1810. Altre di
lui farse sono: _Il pittore astratto_; l'_Elisa_; _l'intrigo della
lettera_; _l'amor conjugale_.

MAZZA (Angelo), rinomatissimo poeta italiano di Parma, tra le cui poesie
oltre al sonetto, del quale si è parlato nello scorso articolo, vi sono
di lui _Tre Odi sull'armonia_. In una sua lettera scritta da Parma, al
di lui amico Cesarotti, del 1772, “Tre odi sull'armonia, egli dice, mi
fanno istanza di presentarsi a voi, del cui favorevole orecchio ove
possan gloriarsi non ambiranno che altri le ascolti. Sentirò volentieri,
anzi vi prego a non la mi tacere, l'opinion vostra ec.” Alla quale così
rispose il cel. professore di Padova. “Le tre vostre _Odi_ hanno tutte
le ragioni di andarsene superbette anzi superbissime; ed io lungi dallo
sgridarle, mi compiaccio d'incoraggiarle maggiormente, e di farle
_conoscere ed applaudire da chiunque ha gusto in queste materie_.” Altre
ne scrisse poi il Mazza sullo stesso soggetto, e nel 1793 chiesene con
un'altra lettera il giudizio dell'amico Cesarotti: “Due Signori
Bolognesi, han riprodotto alcune _Odi mie sulla Musica_ fiancheggiate
dall'autorità del vostro giudizio: ne riceverete un esemplare ec.”
Tradusse egli ancora le odi di Pindaro in versi italiani, e lagnavasi
col Cesarotti de' pochi lumi che si hanno della greca musica, da cui
tanto dipender dovette il buon esito di quel poeta-musico. “Vivo mi
punge il desiderio (scrive egli al medesimo) di ascoltar Pindaro
ragionare tra noi. Ben mi fa pena lo sconosciuto musicale andamento
della espressione e del numero, da cui risultava un precipuo vantaggio
alle odi di quell'_Immenso_. Se i principj della musica greca fossero
meno oscuri, sarebbe men duro l'indovinarlo. Ma io credo che vaneggiasse
largamente _Brazzuolo_, e seco lui il Tartini, quando l'uno colle
attitudini affannate della persona, e gli sfinimenti della voce, l'altro
co' variati e insensibili ricercamenti del violino si adulavano di
riuscirvi.”

MAZZANTI (Ferdinando), rinomatissimo cantante di soprano, compositore di
gusto e buon sonator di violino, dopo aver cantato con incredibili
applausi su i primi teatri di Europa, andò a stabilirsi in Roma. Molti
vi ha tuttora viventi in Palermo, che son testimoni dell'entusiasmo
ch'egli vi produsse per la bellissima voce, per l'eccellente sua maniera
di cantare, e di rappresentare con singolar espressione sulla scena,
sicchè rapiva, e trasportava fuor di se i suoi ascoltanti. Il dott.
Burney afferma di avere avuto occasione di applaudire a' suoi talenti,
ed alle sue vaste cognizioni in diversi rami dell'arte, allorchè il vide
in Roma nel 1770. Egli possedeva una considerevolissima biblioteca di
libri impressi e manoscritti. La sua collezione di opere pratiche era
per la più parte composta delle composizioni del Palestrina. Egli mostrò
al dot. Burney un _Trattato di musica_ che era già sul termine di
compire. Compose in oltre la musica di più opere, mottetti, e trio,
quartetti, quintetti, ed altri pezzi pel violino. Morì egli in Roma
circa 1786.

MAZZOCCHI (l'Abbate) fu verso il 1779 in Italia l'inventore di un nuovo
strumento di musica, consistente in una cassa di due piedi di lunghezza,
e la cui larghezza è in proporzione di quella de' campanelli che
contiene, essendo in arbitrio dell'artista il dare alla cassa come a'
campanelli qualsivoglia posizione. Il suono si tira da questi per mezzo
di un arco da violino, di cui il crine è impiastrato o con pece, o con
trementina, o con cera, o con sapone. In tal maniera si ottengono non
che de' suoni così dolci come quelli che se ne traggono colle dita
sull'armonica, ma si fa render suono eziandio da' campanelli, che non ne
darebbero del tutto sotto le dita. L'abb. Mazzocchi si è provato in
oltre di sostituire alle campane di vetro altre campane di metallo, ed
anche di legno, e quest'ultime, per quanto si assicura, rendono de'
suoni poco diversi da quelli del flauto. Questo strumento può sonarsi
con uno o due archetti. _Lo stromento di musica fatto in Italia
dall'Abate Mazzocchi_, dice M. Chladni, _mi fè concepire l'idea di
servirmi d'un arco di violino, per esaminare le vibrazioni de'
differenti corpi sonori._ (_Prefac. a l'Acoustiq._)

MAZZOCCHI (Domenico), maestro della scuola romana sulla prima metà del
sec. 17, fu il primo a far uso del semituono enarmonico, e dei segni di
_crescere_, _diminuire_, del _piano_, del _forte_ nell'esecuzione della
sua musica d'onde passarono ben presto nella musica di chiesa.
“Raffinandosi l'arte nel procedere degli anni, nel sec. 17 apparve un
genere nuovo: come esemplare in tal genere io eleggo fra tutti _Domenico
Mazzocchi_: il suo stile è limpidissimo, i pensieri sono espressivi
molto, e ben distinti. L'armonia è gratissima, e il movimento di
ciascuna voce tanto comodo e decente, che il più delicato orecchio de'
moderni non vi trova cosa da riprendere, anzi dirò meglio, da desiderare
in due bellissime di lui operette stampate in Roma, l'una delle quali ha
per soggetto un tratto di Poesie italiane, e l'altra diverse Poesie
latine di Urbano VIII. L'ultima è una parafrasi poetica del cantico de'
tre fanciulli composta a sei voci, così bene stabilita nel principio
suo, e condotta poi con tale avvedimento, che se io avessi a mostrare
altrui, in che consiste l'unità del disegno in un lavoro musicale, e
come le varie parti di esso a formare un tutto unico e indivisibile si
riducono, non crederei di potere usare altro esempio alcuno più
opportuno, e più utile di questo.” _Sacchi lett. al Conte Riccati._


MEHUL (Stef. Arrigo), membro dell'Istituto nazionale, e professore di
composizione nel Conservatorio di musica in Parigi, nacque a Givet nel
1763; apprese il contrappunto da Hauser professore allemanno, assai
valente contrappuntista. Essendo venuto in Parigi all'età di 16 anni, fu
dopo due anni presentato a Gluck, che degnossi iniziarlo nella parte
filosofica e poetica dell'arte musicale. Sotto la direzione d'un sì
sublime genio cominciò egli a scrivere per teatro, e sino al 1811 più di
trenta drammi e serii e buffi aveva egli composto, e fatto eseguire in
più teatri di Parigi. L'energia e l'eleganza caratterizzano la musica di
M. Mehul. Nel rapporto all'Istituto per il gran premio di seconda classe
alla musica delle opere comiche, ecco il giudizio che vien dato di
quella di questo compositore: “M. Mehul particolarmente vi si è distinto
per alcune composizioni di un talento non men pieghevole che brillante.
_Stratonice_ ed _Euphrosine_ si accostano al sublime della tragedia,
_Ariodant_ nel 1790 è d'un tuono cavalleresco, e _Joseph_ nel 1807 di un
carattere religioso; l'_Irato_ nel 1801 è un'opera buffa che per alcun
tempo fu creduta una produzione italiana. _Une folie_ nel 1802 è una
commedia, che richiama alla memoria il genere vivace di Gretry.”
(_Rapport et Discussions etc. a Paris 1810_). Vi sono in oltre di Mehul
sonate di forte piano, e sei sinfonie impresse ed eseguite con successo
nel Conservatorio. Egli ha pubblicati i due rapporti, che ha letto
all'Istituto, il primo _Sur l'état futur de la musique en France_, e 'l
secondo _Sur les travaux des élèves du Conservatoire, qui sont
pensionnaires à l'Académie des Beaux-Arts, à Rome_.

MEI (Girol.), nobile fiorentino e letterato a' suoi tempi non
ispregevole; di cui si è parlato all'artic. di Gio. de' Bardi (T. 1, p.
82), nel 1602 diè alla luce in Venezia un libro col titolo di _Discorso
sopra la musica antica e moderna_, in 4.º ed un altro più considerevole
_De modis musicis_ inedito finora (_V. Notiz. letter. dell'Accad.
Fiorent._). Questi libri “quantunque abbondino di errori (dice a ragione
l'Arteaga), rispetto alla musica antica a motivo, che gli autori greci
appartenenti a siffatte materie non erano tanto illustrati in allora
quanto lo sono al presente; pure sono molto pregevoli per quella età.”
(_Tom. 1, p. 225_)

MEIBOMIO (Marco), filologo, a cui si dee l'eccellente edizione
greco-latina de' sette antichi autori di musica con sue annotazioni in 2
vol. in 4.º Amsterdam 1652; un'_Epistola_ in oltre _de scriptoribus
variis musicis_ (nelle lettere di Gudio) e nel 1694 _Vitruvio_ in fol.,
ove nelle sue note applicossi principalmente a spiegare i passaggi di
quest'autore, che hanno rapporto alla musica: finalmente _Plutarchi
dialogus de musicâ cum vers. lat. et gallicâ_. M. Fayolle colla sua
usata inesattezza aggiunge a' travagli di Meibomio, intorno all'antica
musica, l'edizione di Tolomeo e di Briennio con la sua versione latina e
note: ma ciò è falsissimo, dovendosi questa all'inglese geometra Wallis
in supplemento alla collezione di costui de' sette greci scrittori di
musica. Meibomio era uno de' letterati della corte di Cristina regina di
Svezia, e fu obbligato a lasciarla per l'occasione di quell'avventura
con Bourdelot da noi riferita al costui articolo tom. 1, p. 149. Egli
morì in un'età molto avanzata a Amsterdam nel 1710. In quanto al merito
delle sue fatiche su gli scrittori antichi di musica, noi rapporteremo
il giudizio che ne reca il dotto critico _Requeno_, come di colui il
quale più profondamente che ciascun altro ha disaminata siffatta
materia. “Kirkero, egli dice, lasciò la rinnovazione dell'arte de' Greci
al vanaglorioso suo rivale _Meibomio_, e questi in fatti ne assunse
intrepidamente l'impegno: se non che desso cominciò bene, seguitò male,
e terminò peggio l'impresa. La prima cosa, ch'egli fece, fu la raccolta
de' greci scrittori di musica; la seconda la traduzione in latino de'
medesimi; la terza le annotazioni per ischiarimento dell'antica melodia;
terminate le quali, cantò un _Te Deum_ in ringraziamento all'Altissimo
per averlo illuminato a segno di poter _notare_ la musica di quell'inno
all'usanza de' Greci; e per istordire gl'ignoranti, acciò non lo
capissero, lo premise alla sua opera. Se però siamo obbligati al
_Meibomio_ di averci data una raccolta benchè incompleta de' greci
armonici, non possiam dire altrettanto relativamente alla sua
traduzione, in cui non si accorse di esser stati gli originali di
_Aristosseno_, da cui tradusse, viziati e confusi di modo, che parte del
primo libro si trova nel secondo, parte del secondo e del terzo nel
primo; onde sono i lettori obbligati a brancolar nelle tenebre. Nel
giudizio de' greci armonici noteremo altre mancanze di osservazione di
questo traduttore. Ov'egli però mi fa pietà, è nelle aggiuntevi
annotazioni: tutte s'impiegano in correzioni grammaticali, in citazioni
erudite, ma inutili all'intelligenza dell'autore interpretato, in
riprensioni frequenti degli altri interpreti; cose tutte da dissimularsi
a chi ricalcava le orme de' grammatici del seicento. Quello però, che
non si può perdonare a Meibomio, e per cui egli meriterebbe un'acre
riprensione, si è l'aver esso aggiunti, levati, cambiati gli originali
in molti luoghi sotto pretesto di renderli intelligibili, e di corregere
gli errori de' copisti: le note musiche de' Greci sparse quà e là ne'
diversi autografi soffrirono un totale rovesciamento. Orgoglioso
grammatico! Dopo d'essersi millantato d'avere il primo dilucidate le
_note_ del canto greco, stampa lo sproposito di non avere servito le due
righe di note prescritte in ogni verso da tutti i greci armonici, che
per i principianti, essendo l'una di esse a suo parere superflua. Del
rimanente Meibomio niente arreca di lume a' greci scrittori per
agevolarci la loro intelligenza. Meibomio certamente è autore di
mediocre talento, d'una sufficiente e mal digerita erudizione, e d'una
grande alterigia.” (_Prefaz. a' Saggi_). Puossene leggere la
confutazione, che dottamente fa di lui il _Requeno_ nel 2.º tomo pag.
165-180, 337-351.

MEISSONNIER (Antonio), nacque in Marsiglia nel 1783. I suoi parenti lo
destinavano al commercio, ma amante dell'indipendenza preferì di seguire
la carriera musicale. In età di 16 anni partì per l'Italia, e dopo aver
percorso tutto questo paese, venne in Napoli, e presentossi al famoso
Interlandi, che degnossi di dargli de' consigli sì per la lira, che per
la composizione. Egli fece sentirsi ben tosto in Napoli nelle più
distinte compagnie. Il nostro principe di Butera, che amava le belle
arti, con ispezialità la musica, e proteggeva gli artisti, fecegli
comporre un'opera buffa _la Donna corretta_, che eseguita nel suo
palazzo in Napoli fu moltissimo applaudita. Lasciò egli non per tanto
quella città, e si stabilì in Parigi, ove ha pubblicato _Méthode de
lyre_, e molti _Capricci, Divertimenti ed Ariette italiane_, da lui
composte per quest'istromento.

MELANIPPE di Cuma, abilissimo non solo nel maneggio del flauto, ma della
lira eziandio. Pausania fa di lui menzione (_in Phocid._) e loda una
composizione cantabile di questo maestro da esso con le tibie
pronunziata in lode di Opi. Secondo Ferecrate citato da Plutarco
(_Dialog. de Music._), egli aumentò le corde negli strumenti,
accrescendo quelle della lira fino al numero di dodici, mentre era prima
di due tetracordi. Tale novità dispiacque allora ai severi Greci. I
seguenti versi che mette in bocca Ferecrate alla musica: _Melanippide fu
d'ogni mio male — Prima cagion; m'indebolì costui, — Dodici corde sopra
me ponendo_, due cose provano, come osserva il Requeno: 1. che Melanippe
sia stato il primo, che inventasse il sistema de' tre tetracordi; 2. che
li suonasse a mano, il che è lo stesso che avere rivolta la lira in
cetra; non distinguendosi questa da quella, che nel numero delle corde e
nel suonarsi senza plettro. Sono più molli i suoni delle corde suonate
con la mano, di quello che sieno quelli delle corde ferite col plettro.
Questa mollezza dispiacque dunque sul principio a' Greci, i quali,
avendo destinata la musica alla virile educazione, temettero, non si
snervassero gli animi de' giovani con la blanda cetra. Melanippe
impiegossi in educare giovani nell'arte musica: Filosseno fu suo
discepolo (_Saggi t. 1_). Egli fiorì presso a quattro secoli innanzi G.
C.

MELONE (Annibale), dotto contrappuntista in Bologna circa 1550; si è
reso utile alla storia della musica con la sua opera: _Desiderio di
Allemano Benelli_, che è l'anagramma del suo vero nome. Si credette
prima che Bottrigari ne fosse l'autore, e tanto più di verisimiglianza
acquistò allora quest'opinione, in quanto costui in cambio di
contradirla, fecene anzi pubblicare sotto il suo nome una seconda
edizione. Oltre la confutazione di un certo Patricio, quest'opera in
forma dialogistica, tratta principalmente de' concerti di musica, che
cominciavano ad essere allora in voga presso le persone del primo rango,
con ispezialità a Venezia e a Ferrara. Si resta sorpreso nel leggervi il
prodigioso numero di musici, che il duca di Ferrara aveva allora al suo
servigio, come eziandio la quantità e varietà d'instromenti che facevasi
sentire ne' suoi concerti. Nel progresso dell'opera, l'autore analizza,
a proporzione de' lumi di quel secolo eruditamente, i principj
dell'antica musica de' Greci e della moderna, riguardando questa come a
quella preferibile, secondo il pregiudizio di coloro che comparar
pretendono le cose note alle incognite.

MENESTRIER (Claudio Francesco), gesuita che allo studio degli antichi
seppe unir con profitto i viaggi, ch'egli fece per l'Italia, la
Germania, l'Inghilterra, e le Fiandre: morì in Parigi nel 1705. Tra le
sue opere distinguonsi: 1. _des Représentations en musique anciennes et
modernes_, Paris 1681, in 12º; 2. _Des ballets anciens et modernes_,
1682, in 12º.

MENGOLI (Pietro), professore di Meccanica nel collegio de' nobili in
Bologna, uomo distinto per la sodezza di sua dottrina, nel 1670 pubblicò
colà _Speculazioni di musica_, in 4.º: si trova alla fine una tavola
delle passioni, cui pretende l'autore, che ciascun modo, o ciascun tuono
della musica di chiesa possa calmare. “Vi sono ancora molte cose, che io
non ho potuto capire, dice M. de Boisgelou; per esempio, allorchè egli
parla de' tuoni di musica rossi, neri, verdi ec.” Nel t. 8 delle
Transaz. Filosofiche si trova un assai lungo estratto di quest'opera.

MENGOZZI (Bernardo), nato in Firenze nel 1758, cantante pieno di gusto e
pregevole compositore, era costantemente applaudito accanto de'
Viganoni, de' Rovedino, de' Mondini. Nelle opere di Paesiello e di
Cimarosa egli metteva alcuni pezzi di musica da lui composti, che
figuravano non meno che quelli di que' celebri autori: tra questi sono
principalmente da rimarcarsi un terzetto dell'_Italiana in Londra_, e la
deliziosa aria _Se m'abbandoni_. Dopo il 1792 stabilitosi in Parigi pose
in musica cinque opere buffe, e due comico-serie in quella lingua.
Scelto per maestro di canto in una delle classi del Conservatorio formò
molti buoni allievi. L'arte il perdette assai presto, essendo colà morto
nel 1800 di 42 anni.

MERCADIER DE BELESTA è autore di un'opera che ha per titolo, _Nouveau
Système de musique théorique et pratique_, in 8º, Paris 1776. Secondo M.
Chladni l'autore vi ha esposto molti oggetti intorno alla teoria
numerica dei suoni, meglio che molti altri, ed ha ottimamente confutato
alcune false asserzioni del Tartini sul fenomeno del terzo suono (_V.
Acoustiq. p. 15-254_).

MERSENNE (Marino), religioso minimo, cui la mordacità del Voltaire con
ingiusto scherno chiama il _minimissimo tra' minimi_, diessi allo studio
delle matematiche e della filosofia, e non lasciò di render loro de'
gran servigj, per il commercio che tenne sempre co' più distinti uomini
del suo secolo, di cui ne divenne il centro: a questo fine viaggiato
aveva in Italia, in Germania e ne' Paesi-Bassi; il suo carattere dolce,
pulito ed obbligante gli conciliò da per tutto degl'illustri amici. Tra
le scienze egli si attaccò specialmente alle matematiche ed alla musica,
e pubblicò molte opere in tutto o in parte relative a quest'ultima, come
1. _Quæstiones in Genesim_, dove a lungo tratta della musica e degli
stromenti degli Ebrei, 2. _Harmonie universelle contenant la théorie et
la pratique de la musique_, Paris 1636, 2 vol. in fog. con figure, opera
oggidì assai rara, secondo M. Fournier (_Dictionn. de Bibliograph._
1809), 3. _Harmonicorum Libri XII de sonorum naturâ, causis et
effectibus_, Paris 1648, in fol., quest'è in parte una traduzione
dell'opera precedente, che contiene molti pezzi, che non trovansi
nell'originale. L'A. vi tratta di tutte le parti teoriche dell'arte,
giusta le idee che a suo tempo avevasene in Francia, e nella quale dà
una meschina idea della sua propria istruzione, e dello stato dell'arte
in quell'epoca nella Francia. Quest'opera ebbe quivi gran corso, che
essa dovette alla singolarità piuttosto che al merito. 4. _Les préludes
de l'Harmonie universelle_, è una rapsodia, ove più si tratta di
Astrologia giudiziaria che di musica. 5. _Cogitata physico-mathematica
de Musicâ theoreticâ et practicâ_, in 4.º 1644. Mersenne giunse a
conoscere la coesistenza de' suoni acuti col suono fondamentale di una
corda, ma non l'ha spiegata bene (_V. Chladni, Acoust. p. 250_). Egli
aveva il talento di dir poco in molte parole, e non mostra gran giudizio
ne' suoi scritti. Morì in Parigi nel 1648 d'anni 60, tornando dalla casa
del suo intimo amico Descartes, ove aveva bevuta molt'acqua fredda per
dissetarsi.

MERULA (Cavalier Tarquinio), uno de' più profondi contrappuntisti del
sec. 17, e 'l più grave compositore per la musica di chiesa, non lasciò
tutta volta di scrivere delle bambocciate musiche, e fu anche in questo
genere il primo. “Immaginò una _fuga_ di ragazzi che recitano, senza
saperlo ben a mente, e declinano il pronome _qui quæ quod_. Gl'imbrogli,
le confusioni, le sconcordanze, e i scerpelloni, che pigliano que'
poveri ignorantelli, e il pedagogo che li sgrida, formavano il soggetto
di questo componimento, e facevano smascellare delle risa cantori, ed
uditorio. L'esito felice di questa prima prova diè coraggio al Merula di
comporne una consimile sul _hic hæc et hoc_, che non riuscì men
saporita.” (_Carpani lett. 7_). Nelle sue opere stampate in 10 vol. in
Venezia nel 1635 si trova un duetto intitolato _sopra la ciacona_, detto
così per imitar forse il canto limitato e monotono de' ciechi, d'onde è
derivato il nome di _ciacona_, in francese _chaccone_. La cantilena è
sopra un basso ristretto di 5 battute, che continua sempre a ripetersi
mentre quella va cambiando. Ghiribizzi di que' tempi senza gusto (_V.
Encycl. méthod. p. 222_).

METASTASIO (Abb. Pietro) nacque in Roma l'anno 1698, all'età di 10 anni
ebbe la fortuna di tirare a se, cantando per le strade con grazia, e con
espressione alcuni versi da lui composti, l'attenzione dell'ab. Gravina
celebre giureconsulto e letterato di prima riga: costui lo adottò in suo
figlio, e gli diè un'educazione degna de' suoi talenti, ma contro al suo
gusto lo destinò al foro, e non fu se non dopo la di lui morte che con
maggiore trasporto tornò egli alle Muse. Nel 1729, egli fu nominato
poeta _laureato_ dell'imperial corte di Carlo VI amatore intendentissimo
di musica, e che sosteneva con magnificenza il suo teatro lirico.
Metastasio fissò la sua dimora in Vienna dall'età di un poco più di 30
anni sino alla sua morte. Egli aveva studiato a fondo anche la musica: e
contribuì moltissimo co' suoi consigli a formar de' grand'uomini per la
composizione, e a dare un nuovo aspetto a quest'arte. Haydn, Jommelli,
il Sassone e più altri confessarono di aver più profittato della
conversazione di questo grand'uomo, che dello studio e delle lezioni de'
loro maestri. La musica è assolutamente debitrice della massima
perfezione, a cui è giunta in quest'ultimi tempi, ai drammi
dell'immortal Metastasio. Egli, dice l' ab. _Andres_, “ha avuta la
malizia poetica e musicale di schivare tutte le parole meno acconcie pel
canto, di studiare una felice combinazione di sillabe per la soavità ed
armonia de' tuoni, di variare adattamente i metri nelle arie, di
applicare dappertutto quella cadenza, quei salti, quei riposi, quegli
accenti, che più lirica e cantabile rendono la poesia. I suoi versi sono
di una tale fluidità, sonorità ed armonia, che sembra non si posson
leggere che cantando. La rapidità del recitativo dà maggiore forza alle
cose che vi si dicono, e maggiore fuoco e calore all'azione, e serve
insieme di grande ajuto e facilità per il canto. La sua penna sembra
intinta nel latte di Venere. Il Dio d'Amore se volesse discendere a
parlare cogli uomini, non si servirebbe, no, d'altra lingua, che di
quella del suo vate l'immortale Metastasio.” Egli ha posti i compositori
di musica in quello stato che richiede Orazio nel Poeta per comporre di
gusto. “Se i tuoi occhi si riempion di lacrime, dice a' giovani
compositori il Rousseau, se tu senti palpitare il tuo cuore, se
l'espressione ti soffoca ne' tuoi trasporti, prendi _Metastasio_ e
fatica, il suo _Genio_ accenderà il tuo, tu a suo esempio diverrai
creatore.” (_Dictionn. art. Génie_). Metastasio manteneva un commercio
di lettere con Farinelli, Hasse, Diodati, Martini e con Sav. Mattei,
nelle quali trovansi delle riflessioni sulla maniera di disporre la
musica de' suoi drammi, di prepararne gli affetti, sulla buona scuola
del canto, sugli abusi e la maniera di evitarli, sulla musica degli
antichi comparata con quella de' moderni, ed altri soggetti relativi
all'arte, che possono leggersi con profitto da' poeti e da' musici (_V.
Opere Postume del Metastasio, 3 vol. in 8vo 1796_). Vi sono in oltre di
lui due _Lettere_ o piuttosto _Dissertazioni sulla musica_ dirette da
Vienna a Loudun nel 1765 al Caval. de Chastellux. Tratta ancora
dottissimamente dell'antica musica de' Greci nel suo _Estratto della
poetica di Aristotele_ (_v. cap. 1-4-26_). Metastasio finalmente è anche
autore di musica pratica. Vi ha di lui impressa in Vienna la musica di
alcune _Canzoni, d'Arie sciolte, e coro con sinfonia_, e manoscritta a
due la cel. palinodia _Grazie agl'inganni tuoi_. In una sua lettera del
1750 alla principessa di Belmonte, parla egli stesso della musica da lui
composta sopra la _partenza di Nice_. “Sa già V. E. ch'io non so scriver
cosa, che abbia ad esser cantata senza (o bene o male) immaginarne la
musica. Questa che le trasmetto è musica per verità semplicissima, ma
pure quando si voglia cantare con quella tenera espressione, ch'io ci
suppongo, vi si troverà tutto quello, che bisogna per secondar le
parole.” Malgrado le sue frequenti malattie egli giunse agli anni 84 di
età, e morì in Vienna li dì 12 aprile del 1782. Tra' suoi biografi il
migliore per lo stile, per l'esattezza delle notizie e per le
riflessioni saggie sulla poesia e la musica con cui le accompagna, vien
riputato _Giov. Adamo Hiller_, direttore e professore di musica in
Lipsia, dove pubblicò questa vita nel 1786.

MEUDE-MONPAS, letterato ed amatore di musica in Parigi, fece quivi
imprimere verso il 1786, sei concerti pel violino a 9, da lui composti.
Egli avrebbe dovuto non passar oltre, ma pensò di pubblicare ancora
un'opera didattica col titolo di _Dictionnaire de musique_, piena da
capo a fondo di errori, per cui meritò giustamente una severa critica di
M. Framery nel num. 26 del Mercurio del 1788. Costui lo accusa, non
ostante che si dica egli stesso partigiano _della bella semplicità_, di
molte incoerenze, di espressioni ricercate, strane e fantastiche, oltre
a più trivialità e difetti di lingua.

MEUSEL (Giov. Giorgio), dottore di filosofia, e professore di storia a
Erlang, pubblicò un'opera in 8vo col titolo: _Teutsches_ ec., ossia
_Dizionario degli Artisti allemanni, o Catalogo di tutti gl'Artisti
viventi_: la seconda edizione accresciuta è del 1787. In essa trovansi
molte interessanti memorie su i principali musici della Germania. In
un'altra sua opera intitolata _Miscellanee per rapporto alle Arti_, dal
1779 sino al 1786, si trovano delle biografie di molti musici, come
ancora nel suo _Museo per gli artisti ed amatori delle arti_, a Manheim
1787.

MEZIERES (M. de), è l'autore di un'opera col titolo: _Effets de l'air
sur le corps humain, considérés dans le son, ou de la nature du chant_,
1760 in 12º. Questo libro non risponde in nulla al suo titolo, e non
contiene che delle viste superficiali e false. (_V. Journal des
Savans_).


MICHAELIS, dotto musico a Osnabruck, di cui nella gazzetta filarmonica
di Lipsia 1805, n. 8 si trova l'eccellente trattato: _Über frühe_, ec.
cioè _Sulla prima formazione in musica_, che vien molto commendato dal
d.^r Lichtenthal (pag. 66).

MIDIA era maestro di musica in Atene quattro secoli innanzi G. C. Di lui
ci narra il famoso oratore Demostene, che essendo egli incaricato dalla
sua tribù di mandare a' giuochi pubblici, coll'occasione d'un premio
proposto, i giovani più abili nel canto, scelto aveva Midia per
perfezionarli nell'armonia. Era però costui un occulto nemico di
Demostene, senza che questi, non ostante la sua penetrazione, se ne
fosse mai accorto: egli invece di disporre i giovani pel concorso, e
così aspirare al premio, trascurava la loro educazione per fare
scomparire il suo rivale, e fargli incorrere la indegnazione della
tribù. Ma avvertito Demostene del pravo suo animo, cacciò Midia da
quella scuola, e sostituì a lui il bravo Telefano, come diremo nel suo
articolo.

MILIZIA (Francesco) diè per la prima volta al pubblico nel 1771, in Roma
il suo _Trattato completo, formale, e materiale del teatro_ i di cui
esemplari furono tutti ritirati per ordine del maestro del Sacro
Palazzo, e passati in potere del Sig. _Odescalchi_, mecenate del libro a
condizione di non fargli vedere più luce. L'autore dopo avervi corretto
varj passi, e fattevi alcune aggiunte lo pubblicò in Venezia nel 1794,
in 4.º. Egli impiega quattro ben lunghi capitoli _sulla Musica_ dal
quinto sino all'ottavo del suo libro. Fa dapprima la storia dell'opera
in musica rinnovata in Italia sul cominciare del sec. 17. Tratta quindi
dell'argomento di dramma in musica, e non trascura di fare il dovuto
elogio al gran Metastasio, i di cui drammi, egli dice, sono le vere
regole dello stile lirico, e che egli sarebbe in tutto un legislatore
perfetto, se vi avesse sparso meno amore, e se avesse goduto più di
libertà in condurre e snodare i soggetti tragici. Il cap. 7 tratta della
musica, della sua origine, dell'influenza che ella ha grandissima sul
fisico e sul morale dell'uomo: della sua essenza. Dopo queste
preliminari nozioni della musica in generale, ne considera
l'applicazione alle varie parti del Dramma: e nel cap. 8 tratta
finalmente degli Attori. Noi rapporteremo alcune riflessioni dell'A.
sullo stato dell'attuale dicadimento della musica teatrale. “Dacchè la
nostra musica, egli dice, ha scosso il giogo della poesia, non è più
imitativa, nulla più esprime, e niun effetto più produce. _È divenuta
una raccolta di pensieri, eccellenti bensì, ma senza connessione, senza
significato, e senza convenienza_, appunto come gli arabeschi vaticani
di Raffaello tanto pregiati e tanto irregolari. La musica la meglio
calcolata in tutti i suoi tuoni, la più geometrica ne' suoi accordi, se
non ha alcuna significazione, sarà come un prisma, che presenta i più
bei colori, e non fa quadro: divertirà l'orecchie, ed annojerà
sicuramente lo spirito... Bisogna o che il Poeta sia Compositore o che
il Compositore sia Poeta; e non riunendosi insieme questi due rari
talenti abbia almeno il Compositore la docile discretezza d'intendersela
col Poeta, e di persuadersi una volta per sempre, che la musica è
un'espressione più forte, più viva, più calda de' concetti e degli
affetti dell'animo espressi dalla Poesia..... Un altro gran male
dell'odierna musica italiana è nel troppo. Questo troppo ha cagionato
ornati, ritagli, tritumi, bizzarrie, che hanno fatto perdere di vista
l'oggetto principale della musica, il quale consiste in esprimere nella
maniera più naturale e più semplice i sentimenti della poesia, affinchè
ne sia il cuore più vivamente toccato. La bella semplicità può sola
imitare la natura... L'altro malanno è quello d'una novità continua.
Quella musica che piaceva venti anni addietro, ora più non si soffre.
Fosse anche Apollo il compositore d'un'_Opera_, fatta ch'ella è una
volta in un teatro, Dio vi guardi che vi ritorni la seconda nemmeno in
capo a trent'anni. Questo è uno de' più grandi motivi, per cui essa
musica è divenuta come una moda passeggiera, piena di arzigogoli, e di
capricci; e viene tacciata, che sia caduta oggidì, come l'architettura
nel Borrominesco, cioè che per desiderio di sorprendere colla novità
abbia smarrito il dritto sentiero d'imitare la bella natura, per piacere
e giovare.” L'ultima che rapporteremo delle riflessioni di questo
scrittore filosofo è sulla bizzarria nuovamente introdotta di sostituire
al recitativo musicale (invenzione che fece tanto onore a' nostri
antichi musici) la declamazione parlante. “Eseguire il recitativo, dice
il N. A., nella maniera consueta (cioè cantando e trillando), è un
sonnifero; parlarlo semplicemente, no, _un'Opera ora parlata, ora
cantata, farebbe una discrepanza come tra gelo e fiamma_.” Sarebbe
desiderabile che i Compositori ed il pubblico per correggersi de'
moderni sviamenti e rientrare nel buon cammino, seguissero i saggi
consigli, e le vedute veramente filosofiche di questo autore.

MILLICO (Giuseppe), nato in Milano verso il 1739 è stato riguardato come
uno de' migliori cantanti da teatro sulla fine del p. p. secolo per la
sua maniera nobile insieme e piena di espressione e di sensibilità. A
siffatte qualità dovette egli l'onore di essere scelto da Gluck,
allorchè era in Vienna nel 1772, per insegnare alla sua nipote l'arte
del canto, e sotto la di lui direzione divenne ella in pochissimo tempo
oggetto dell'ammirazione di tutta la città. Da Vienna Millico fu a
cantare in Londra nel 1774, e tornò alla sua patria come musico di
camera del nostro sovrano Ferdinando III, nel 1780. Si dice che riunendo
i suoi straordinari talenti all'astuzia e all'ambizione di cortigiano,
egli perseguitava Marchesi e gli altri virtuosi esteri, che trascuravano
di andare in cerca della sua protezione. Egli viveva ancora sino al
1790.

MILLIN (Albino-Luigi), membro dell'Istituto nazionale, e noto abbastanza
per un gran numero di opere sulle arti e l'antichità. Egli sin dal 1795,
ha la cura di compilare una collezione periodica assai preziosa per la
storia delle scienze e delle lettere, intitolata le _Magasin
Encyclopédique_, dove molti interessanti opuscoli si trovano relativi
alla musica, e di M. Millin e d'altri autori (_V. i num. di maggio e di
agosto 1810_). Egli è anche autore di _un Dictionnaire des Beaux-Arts_,
in 3 vol. in 8vo 1806: ove si trovano molti articoli assai pregevoli
sulla musica e sugli stromenti, che per lo più sono tradotti dalla
teoria generale delle belle arti di Sulzer.

MINERMO musico-poeta greco, di cui Ateneo (_lib. 13_) parla con somma
lode. Inventò egli nelle tibie le diesis quadruntali per cantare il
molle pentametro, _dulces, reperit sonos, et mollis pentametri cantum_.
Properzio nella 9ª elegia del 1.º lib. lo fa superiore ad Omero ne'
versi amatori. Da questo poeta e da Orazio si conchiude, che le
composizioni di Minermo duravano ancora nel secolo di Augusto con gran
credito; e Camaleone presso Ateneo (_lib. 14_) afferma, che i Greci eran
soliti a cantare i versi di Minermo non men che quelli di Omero, di
Esiodo, di Archiloco, e di Focilide. In un suo Poema egli introdusse il
primo le nove muse celesti anteriori a Giove: invenzione, di cui
Pausania (_Beot._) fece gran conto, e di cui tanto parlarono i
grammatici del cinque cento. Frequentando Minermo, benchè già vecchio,
le allegre adunanze, e' conviti de' grandi, abbandonò la severità del
costume propria allora sempre de' musici; e nella più inoltrata età fu
colpito dall'amore della cantatrice Nano. Il povero vecchio sentendosi
ringiovenire, acceso d'insolito fuoco ravvivò l'ardore pel canto, e
compose e _notò_ in vaga musica canzoni piene di quelle delicatezze, di
cui abbondano i feriti cuori. Ma divenuto l'oggetto de' scherzi di
spiritosi giovani disingannossi della sua sognata felicità, e diessi a
comporre della musica sopra più serj soggetti; così Stobeo cita di lui
un'egloga, il di cui argomento era non doversi in modo alcuno collocar
negli amori la felicità dell'uomo; trovandosi nelle vicende di questa
passione più tormento che piacere. Secondo Laerzio (_in vitâ Solon._) fu
egli contemporaneo di Solone, visse cioè sei secoli innanzi l'era comune
(_V. Requeno tom. 1_).

MINGOTTI (Regina) nacque in Napoli circa 1726, da un padre uffiziale al
servigio dell'Austria, che bambina di pochi mesi seco la condusse a
Gratz nella Silesia; alla di lui morte un suo zio la mise in un Convento
di Orsoline, dove apprese la musica: a 14 anni di sua età ella tornò in
casa di sua madre, e la sua bella voce e la grand'arte con cui la
regolava, fecele al mondo la più brillante fortuna. Sposò pochi anni
dopo il Sig. Mingotti veneziano, impresario del teatro a Dresda:
Porpora, che era allora al servizio del re, la produsse come una giovane
delle più belle speranze, e per la sua raccomandazione le si offrì di
cantare in quel teatro insieme con la cel. Faustina moglie del Sassone.
Gli applausi e la riputazione, che quivi acquistossi pe' suoi talenti,
la resero celebre anche fuori, e al di là delle Alpi. Essa fu invitata
in Napoli a cantare sul gran teatro di S. Carlo nel 1750, e passando per
Vienna ottenne dal Metastasio una commendatizia alla Principessa di
Belmonte: egli la chiama nella sua lettera, _uno dei più distinti
ornamenti della schiera canora di Dresda_. Ella si era applicata con
tanto zelo allo studio della lingua italiana, che allorquando cantò per
la prima volta la parte di Aristea nell'Olimpiade del Galuppi, sorprese
gl'Italiani sì per la purezza della pronunzia, come per il suo canto
melodioso, e la sua maniera espressiva e naturale. I teatri di tutte le
grandi città della Germania, della Francia, dell'Inghilterra e
dell'Italia risuonarono degli applausi dovuti alla sua arte. Nel 1763
ella ritirossi a Monaco nella Baviera, dove godeva della stima generale
della corte e della città. Burney la sentì colà nel 1772, ella
conservava ancora tutta la bellezza della sua voce, e ragionava sulla
musica con molta profondità e giudizio: cantò dinanzi a lui per quattro
ore intiere, accompagnandosi ella medesima sul forte piano. La sua
conversazione era gaja e piacevole, parlava il tedesco, il francese e
l'italiano con tanta perfezione, che riusciva difficile il distinguere
qual fosse il suo patrio idioma. Nella galleria di Dresda vedesi il di
lei ritratto dipinto da Rosalba a pastello ad essa rassomigliante
mentr'era giovane (_V. Burney's Travels, tom. II, p 111_).

MINOJA (Ambrogio), uno de' più celebri maestri d'Italia d'oggi giorno, e
membro onorario del conservatorio di Milano, nacque a Lodi nel 1752.
All'età di 14 anni cominciò per suo diporto a coltivare la musica, e la
professò meno per necessità che per gusto. Fece il suo corso di studj in
Napoli sotto la direzione di Sala; e tornato alla sua patria, fu il
successore del cel. Lampugnani, come primo maestro di cembalo al teatro
_della Scala_ in Milano. Egli compose allora alcuni pezzi di musica
strumentale, sei quartetti col titolo di _Divertimenti della Campagna_,
e due opere serie, una pel teatro di Argentina in Roma, mentre colà
soggiornava, e l'altra per quello della _Scala_, in Milano, ove al suo
ritorno fu scelto maestro di cappella dei Padri _della Scala_, e diessi
interamente alla musica di chiesa. Poco tempo dopo, l'armate francesi
occupato avendo l'Italia, riportò egli il premio d'una medaglia d'oro
del valore di 100 Zecchini, per una marcia e una sinfonia funebre in
onore del gen. Hoche; scrisse ancora due messe di _Requiem_ che si
conservano negli archivj del governo: un _Veni creator_ e un _Te Deum_,
che fu eseguito nella cattedrale di Milano da un'orchestra di 250
musici. Egli ha fatta la musica di molti Salmi a più voci, con
accompagnamento di pochi stromenti, in cui la scienza nulla pregiudica
all'espressione ed al gusto. Minoja in oltre è autore di alcune _Lettere
sul canto_, Milano 1813. L'opera è divisa in tre parti. Tratta la prima
dello scopo del canto, quale, secondo lui, consiste in commovere, ed
istruire gli uditori per mezzo dell'espressione. Nella seconda s'occupa
egli del gusto che ha regnato nella musica vocale ad epoche differenti
del secolo passato. Nella terza finalmente i principali ed i più proprj
mezzi vengono esposti, atti a formare il canto, come l'intuonazione, il
solfeggio, le grazie, la pronunziazione, e la qualità del tuono (_V.
Giorn. Italico, Londra dicembre 1813_).

MIRABEAU (Gabr. Riquetti, conte de). A questo grand'oratore
vien'attribuito un opuscolo di 95 pagine relativo alla musica: _Le
Lecteur y mettra le titre_, Londra 1777, in 8vo (_Veggasi Dictionaire
des anonymes de M. Barbier, t. num. 34, 27_). Questo scritto è pieno di
eccellenti viste sulla musica stromentale, e contiene l'analisi
ragionata di una gran sinfonia di Raimondi col programma di Avventure di
Telemaco eseguita in Amsterdam li 15 gennaro del 1777.

MIRABELLA (Vincenzo), nobile siracusano, dell'Accademie di Roma e di
Napoli, assai dotto nelle belle lettere e nella musica, morì in Modica
nel 1624. Molti de' suoi scritti sulla musica trovansi impressi in
Palermo nel 1603; come nel 1606, il primo libro de' suoi madrigali.

MISLIWECHEK (Giuseppe), detto il _Boemo_ in Italia, era nato in un
villaggio vicino a Praga, ove secondo l'uso delle scuole di campagna
nella Boemia ebbe le prime lezioni di musica. Questa prima istruzione
svegliò i suoi talenti e 'l suo amore per la medesima, cosichè
immediatamente dopo la morte di suo padre portossi in Praga, per
prendervi le lezioni del cel. Segert, che quivi allora dimorava. Egli si
applicò a questo studio con tanto zelo e successo, che poco dopo compose
sei sinfonie che furono generalmente applaudite. Animato da questo primo
buon incontro, nel 1763 partì per Venezia, e vi studiò il contrappunto
sotto il maestro Pescetti: quindi si rese a Parma, ove scrisse la sua
prima opera, che piacque talmente che fu chiamato in Napoli. Il
_Bellerofonte_, ch'egli vi scrisse per il giorno natalizio del re
Ferdinando, lo rese così celebre, che per un intero decennio compose
nove opere per quel teatro; tra le quali si distingue l'_Olimpiade_ da
lui scritta nel 1778, principalmente per l'aria _Se cerca, se dice_, che
vien riguardata universalmente come un capo d'opera. A Venezia, a Pavia,
a Monaco ebbe del pari una favorevole accoglienza. Ma la fortuna
cominciò a voltargli le spalle nel 1780, allorchè diede in Milano la sua
_Armida_ che spiacque al segno, che dovette cambiarsi la musica sin
dalla prima rappresentazione, nè altro si ritenne della sua che un'aria
di bravura cantata dal _Marchesini_. Andò quindi in Roma, ed incontrò
anche peggio nell'opera che vi scrisse: egli morì quivi nell'estrema
miseria a' dì 4 febrajo del 1782 di 45 anni. In Italia aveva scritto
oltre a 30 opere, molti oratorj, sinfonie e concerti. Dodici delle sue
_overture_ sono state impresse in Germania. Nelle biografie degli uomini
celebri della Boemia e della Moravia si trova il suo ritratto.

MITZLER DE KOLOF (Lor. Cristiano), fece i suoi studj nel ginnasio di
Anspach, e sin da fanciullo apprese i principj della musica e 'l canto
sotto Ehrman. Dopo il 1734 consacrossi alle scienze nell'università di
Lipsia, e due anni dopo vi diè un corso pubblico di matematiche, di
filosofia, e di musica. La lettura degli scritti di Mattheson, l'assidua
sua frequenza al concerto musicale di Lipsia, ma soprattutto la
conversazione del gran Bach, formato avendo il suo gusto, egli volle
innalzar la sua arte alla dignità d'una scienza mattematica. Nel 1734,
pubblicò a tal disegno la sua dissertazione _Quod musica scientia sit_.
Nel 1738, co' soccorsi del conte Lucchesini, e del maestro di cappella
Bümler, stabilì una società corrispondente di scienze musicali, di cui
fu nominato secretario: tutte le memorie dovevano indirizzarsi a lui. Il
catalogo de' membri di questa società, e i di lei statuti trovansi nella
Biblioteca di musica. Il primario scopo della sua biblioteca era la
teoria musicale. Nel 1740, egli avventurò alcuni saggi d'odi da lui
composte, la di cui mediocrità mosse le risa di tutti. In uno scritto di
quel tempo per via di smodati encomj si misero in ischerno le sue
composizioni musico-matematiche, ed egli ebbe tuttavia la debolezza di
crederli sinceri, e di rispondere a quelle finte lodi con ringraziamenti
nella sua Biblioteca. Finì costui i suoi giorni in Varsavia col titolo
di matematico della corte di Polonia, nel 1778. Le sue opere di teoria
musicale sono: _Dissertatio quod musica scientia sit, et pars
eruditionis philosophicæ_, Lipsiæ 1734 in 4º. _Biblioteca di musica_, in
tedesco, o _notizie esatte ed analisi imparziali di libri e scritti
sulla musica_, 3. vol., in 4º 1738-1754. _Gli elementi del basso
continuo, trattati secondo il metodo matematico, e spiegati per mezzo di
una macchina, inventata a tale effetto_, Lipsia 1739 in 8vo. _Lo
speculatore in musica, che scuopre amichevolmente i difetti de' musici
ec._ Questa specie di Giornale comparve nel 1748, in 8vo. Alla fine del
medesimo aggiunse egli la traduzione dall'Italiano dell'Avviso a'
compositori ed ai cantanti di _Riva_, residente del duca di Modena in
Londra. E la _Traduzione dal latino del Gradus ad parnassum di Fux_, con
note, Lipsia 1742, in 4º.


MOJON (Giuseppe), dottore in medicina, membro dell'Istituto nazionale
ligure, e professore di chimica nell'università di Genova; delle molte
opere ch'egli ha dato alla luce non faremo menzione che di quella, cui
diè il titolo di _Memoria sull'utilità della musica, sì nello stato di
salute, come in quello di malattia_, Genova 1802. Il D. Muggetti,
medico-chirurgo di Pavia, e membro corrispondente della società medica
d'emulazione, e della galvanica di Parigi, ne ha pubblicata una
traduzione francese, Parigi 1803, in 8vo con alcune sue annotazioni.
Nella sua prefazione egli dice di avere intrapresa l'intera traduzione
di quella Memoria, non essendo, suscettibile di estratto, a motivo
dell'estrema sua concisione, che non permette di toglierne una sola
parola; _Io desidero che la mia fatica, le osservazioni e riflessioni
dell'autore render possano più comune l'impiego della musica a
preferenza delle droghe, a cui spesso ripugna la natura, e che il più
delle volte ancora sono di notabil danno in certe malattie nervose, e
soprattutto nell'ipocondria e in diverse altre specie di delirio; se
questa massima fosse stata ben ponderata da' medici, il filosofo di
Ginevra non avrebbe contro di loro avanzato quel sarcasmo, dicendo:_ Io
non sò di quai mali ci guariscono; anzichè ce ne regalano dei più
funesti ancora, la pusillanimità, la lassezza, la credulità, il terror
della morte; se guariscono il corpo, essi uccidono il coraggio.

MOLINEUX (d.^r Tommaso), inglese, di cui vi ha nelle Transazioni
filosofiche del 1702, num. 283, _a Letter etc._, cioè _Lettera al Rev.
Saint-George, Vescovo di Clogher in Irlanda, sopra alcuni dubbj intorno
l'antica lira de' Greci e de' Romani, colla spiegazione d'un passo
oscuro di un'ode di Orazio_.

MOMIGNY (Girol. Gius. de), nato a Philippeville nel 1776, apprese sin da
fanciullo la musica, e i suoi progressi furono sì rapidi che di nove
anni egli improvvisava. Non lasciò frattanto di applicarsi alle scienze,
e venne a stabilirsi in Parigi nel 1800, dove compose la musica di due
opere, di alcune cantate, quartetti, sonate per forte-piano ec. La sua
opera principale è _Cours complet d'harmonie, et de composition_, in 3
vol. in 8vo. Il suo corso è una nuova e compita teoria della musica,
fondata in parte sul sistema di Ballière, sviluppato da Jamard, e sopra
alcune vedute dell'ab. Feytou, come può vedersi all'artic. _Cromatique_
(_t. 1 de la musique dans l'Encyclop. méthod._). Le altre scoperte
sparse in quel corso appartengono interamente a M. de Momigny. Sono esse
diametralmente opposte alle idee ricevute, benchè non sian meno
ingegnose, sovra tutto ne' capitoli sulla misura e il ritmo. Nel 1802
egli avea pubblicato il primo anno delle sue lezioni di forte-piano, che
ha avuto buon incontro.

MONOPOLI (Giacomo), il cui vero nome di famiglia era _Insanguine_,
veniva detto Monopoli, perchè nato in questa città nel regno di Napoli.
La sua musica per teatro ebbe al suo tempo gran successo; egli scrisse
la musica di _Calipso_ nel 1782 e quella del salmo 71, in versi lirici
di Sav. Mattei nel 1775. Rammentiamo solo quest'ultime sue composizioni
per dare a conoscere l'epoca in cui egli fioriva, non avendo intorno a
lui altre memorie.

MONSIGNY (Pier-Alessandro), a cui i francesi attribuiscono la
rivoluzione musicale del loro teatro, avvicinando vieppiù la loro musica
a quella degl'italiani; per il che gli danno il nome di Sacchini della
Francia. Tutta la sua musica, essi dicono, è d'istinto, tutti i suoi
canti tuttora si ritengono, e vien riconosciuto generalmente da tutti,
che egli ha portato al supremo grado il patetico e 'l canto di
espressione. In un _Rapporto_ della Classe delle Belle-arti del 1810,
Monsigny viene annoverato tra' gran maestri, che hanno dato al teatro
delle eccellenti opere in tutti i generi (pag. 55). “La sensibilità di
questo compositore (_scriveva nel 1811, M. Fayolle_), bisogna che sia
stata molto viva, perchè conservato ne abbia così gran dose all'età di
82 anni. Non ha guari, spiegandoci egli la maniera con la quale aveva
voluto dipingere nel suo dramma le _Déserteur_, la situazione d'Aloisa,
allorchè riviene gradatamente dal suo deliquio, e che le sue parole
singhiozzanti sono interrotte d'alcuni pezzi strumentali; egli proruppe
in un largo pianto, e cadde egli stesso nello sfinimento che dipingeva
della più espressiva maniera.”

MONTECLAIR (Michele), imparò la musica e 'l gusto per quest'arte sotto
Moreau, ottimo maestro di cappella in quel tempo, e l'esercitò in Parigi
con buon successo, ove morì nel 1737. Tra le altre sue composizioni vi
ha il _Gefte_, che fu il primo Oratorio che si sia fatto sul teatro di
Parigi nel 1732. Vi ha in oltre di lui _Méthode pour apprendre la
musique_ in 8º, che vien tenuto in qualche pregio.

MONTEVERDE (Claudio), da Cremona, fu uno de' più gran musici del suo
tempo, e uno dei fondatori della scuola di Lombardia. Egli studiò la
composizione sotto M. Antonio Ingegneri, maestro di cappella del duca di
Mantova, nella di cui corte si era acquistato già molta stima come
violinista. Mal contento delle regole e della pratica de' suoi
predecessori, avventurò de' nuovi metodi; osò il primo di usare la
quinta diminuita, come consonanza: introdusse le dissonanze doppie con
preparazione, e provossi di praticare in nuove maniere le dissonanze di
passaggio. Benchè si sia egli ingannato in alcuni punti, come
chiaramente glie lo provò _Artusi_, può dirsi tuttavia certamente, che
di tutti i maestri egli è il primo a cui la tonalità e la moderna
armonia abbiano le maggiori obbligazioni. “Egli è indubitato, dice il
Carpani, che le dissonanze sono come il chiaro-scuro nella pittura. Col
mezzo dell'opposizione e del confronto danno esse più risalto ed effetto
all'accordo vero, ne accrescono il desiderio, e svegliano così
l'attenzione, operando a guisa degli stimolanti che si danno agli obesi
e sonnacchiosi. Quel momento d'inquietudine che producono in noi, si
trasforma in piacere vivissimo allorchè sentiamo poi l'accordo, quale
l'orecchio nostro non cessava di travederlo e desiderarlo. Non è a dire
perciò quanto vantaggio recassero alla musica, coll'introdurvi le
dissonanze, lo _Scarlatti_, e molto prima di lui il _Monteverde_,
_scopritor primo_ di questa miniera di bellezze” (_let. 3_). Monteverde
discolpossi intanto delle critiche, che se gli erano fatte, e rispose
con alcune _lettere_ stampate in fronte alle sue opere. Le bellezze
della sua musica attirarono in suo favore il pubblico, e la più parte
degli amatori. I suoi pretesi errori modificati cominciarono ad operare
la gran rivoluzione musicale in Italia, e furono generalmente adottati.
L'arte alleviata e disciolta da una quantità di severe regole, e dal
giogo della pedanteria, fece de' nuovi progressi, ed aprì nuova via a
tanti uomini celebri, che son venuti di poi. In ricompensa de' suoi
talenti e degli importanti servigj resi all'arte, Monteverde divenne
maestro di cappella di S. Marco in Venezia, posto occupato mai sempre
da' più grandi uomini. Egli quivi morì in età molto avanzata nel 1651.
Le sue composizioni per teatro e per chiesa, parte impresse in Venezia e
parte manoscritte, si conservano ancora in diverse biblioteche.

MONTÙ (M.), piemontese, dottissimo nella meccanica e nella teoria della
musica, morto immaturamente in Parigi nello scorso anno 1814. Egli è
autore di un'opera intitolata _Numerazione armonica per ispiegare le
leggi dell'armonia_: ed è inventore inoltre di due instromenti di
musica, detto l'uno _Sfera-armonica_, e _Sonometro_ l'altro. Può
leggersene la descrizione nel libro intitolato _Archives des
découvertes_ etc. Paris 1809, al num. 14. “Questi due instromenti, ivi
si dice, sono stati inventati da M. Montù, per dare una dimostrazione
matematica de' principj dell'armonia, ignoti o combattuti sinora.
Quest'instromenti e i loro accessorj sono d'una perfezione preziosa e
rara. I Sig. _Prony_, _Charles_, _Gossec_ e _Martini_, ne hanno fatto un
rapporto al ministro, in cui dichiarano che i suddetti stromenti possono
utilmente servire a far delle sperienze interessanti sulle proporzioni
musicali, relative ai sistemi degli antichi, non che a quei de' moderni.
Il governo li ha comprati, e li ha fatti deporre nel Conservatorio di
musica.” (pag. 372). Le invenzioni di Montù formano la maraviglia de'
Francesi, e l'orgoglio dell'Italia.

MONTUCLA (Giov. Franc. de), membro della R. Accademia delle scienze di
Berlino, pubblicò nel 1758 in Parigi un'opera in 2 vol. in 4º,
intitolata: _Histoire des mathématiques_, nella quale dalla pag.
122-136, si trova in ristretto la _Storia della musica greca_. Egli dà
un'esposizione assai superficiale e molto imperfetta del sistema
acustico de' Greci, comechè avesse dovuto farne l'oggetto essenziale del
suo argomento. Poteva dispensarsi piuttosto dal trattarvi la questione
della tonalità della greca musica, non avendo un rapporto necessario al
suo oggetto. Montucla morì a Versailles nel 1799; egli aveva preparata
una seconda edizione della sua Storia con molte addizioni, ch'è stata
pubblicata e compiuta dall'astronomo Lalande, a cui erano stati rimessi
i manoscritti del Montucla, in 4 vol. in 4º.

MONTVALLON (M. de), nel 1742, pubblicò un'opera intitolata: _Nouveau
Système de musique sur les intervalles des tons, et sur les proportions
des accords, ou l'on examine les systèmes proposés par divers auteurs_.
Non possiamo darne saggio, non conoscendola.

MONZA (Caval. Carlo), maestro di cappella in Milano s

Showing first 200,000 characters. Full text: gutenberg.org/ebooks/40819