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Economisti del cinque e seicento

by Geminiano Montanari · Italian · Gutenberg #22502 · 827,616 chars · public domain (US)

The Project Gutenberg eBook of Economisti del cinque e seicento
    
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Title: Economisti del cinque e seicento

Editor: Augusto Graziani

Author: Geminiano Montanari
        Gasparo Scaruffi
        active 1613 Antonio Serra


        
Release date: September 4, 2007 [eBook #22502]
                Most recently updated: January 2, 2021

Language: Italian

Other information and formats: www.gutenberg.org/ebooks/22502

Credits: Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (Images generously made available by Editore Laterza and the Biblioteca Italiana at http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia)


*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK ECONOMISTI DEL CINQUE E SEICENTO ***




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[Occhiello]

  SCRITTORI D'ITALIA

  ECONOMISTI

  DEL CINQUE E SEICENTO


[Frontespizio]

  ECONOMISTI

  DEL CINQUE E SEICENTO

  A CURA

  DI

  AUGUSTO GRAZIANI

  BARI

  GIUS. LATERZA & FIGLI

  TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI

  1913


[Verso]

  PROPRIETÁ LETTERARIA

  MARZO MCMXIII--34324





I

                             L'ALITINONFO

                  DI MESSER GASPARO SCARUFFI REGIANO

          PER FARE RAGIONE E CONCORDANZA D'ORO E D'ARGENTO,
                      CHE SERVIRÁ IN UNIVERSALE
          TANTO PER PROVEDERE AGLI INFINITI ABUSI DEL TOSARE
                          E GUASTARE MONETE,
             QUANTO PER REGOLARE OGNI SORTE DI PAGAMENTI
           E RIDURRE ANCO TUTTO IL MONDO AD UNA SOLA MONETA


            ALL'ILLUSTRISSIMO SIGNORE MIO OSSERVANDISSIMO
               IL SIGNOR CONTE ALFONSO ESTENSE TASSONI
          DEGNISSIMO GIUDICE DE' SAVI E CONSIGLIERE SECRETO
                       DEL SERENISSIMO SIGNORE
                     IL SIGNOR DON ALFONSO QUINTO
                        DUCA DI FERRARA, ECC.


Chi vorrá considerare i generali disordini che tuttodí si sentono e
sonosi quasi in ogni parte del mondo da molti anni in qua sentiti, e
anco quelli che seguir potrebbono per la varia alterazione, che sinora
è stata usata e piú che mai si usa e si userá di continovo, se non vi
si provede, delli prezzi e valori dei due preciosi metalli, oro ed
argento, tanto non coniati quanto anco ridotti in monete--non si
trovando forma o regola, con la quale essi debbano in universale esser
mantenuti per sempre in una reale e proporzionata corrispondenza cosí
delli pesi come delli valori; ma piú tosto che siano, come sono, ogni
qualch'anno mossi e di qualche valore accresciuti, e ciò secondo la
varia disposizione degli appetiti degli uomini, tutto che i prencipi
frequentemente con quella maggior diligenza che possono, sí come fa il
serenissimo duca nostro signore, cerchino, con gride, bandi ed altri
simili mezi, di fermarli in un giusto essere e in diversi modi a ciò
provedere;--e chi vorrá insieme pensare con quanti danni e bestemmie
degli uomini la peste di questa commune alterazione domini e regni,
chiaramente conoscerá con qual giusta occasione, spinto dal zelo del
ben commune e non per alcuna mia particolare ambizione o interesse, io
mi sia mosso a scrivere questo _Discorso_, per mezo del quale io spero
(quando egli sará dal mondo accettato) che si dará tal forma e regola
ad essi oro ed argento, che da ora inanzi non si temerá dell'incendio,
che (com'ho detto), giá tanto tempo fa, il mondo consuma e distrugge.
Né qui si dee alcuno maravigliare come io mi sia posto in questa
fatica, nella quale per i tempi passati tanti altri, piú di me
svegliati e di tal maneggio studiosi e prattici, non hanno avuto
ardire d'implicarsi, percioché, forse da questi essendo stato
conosciuto con quanta difficultá si possano le giá permesse usanze dal
mondo levare ed in vece loro nuovi riti ed ordini introdurre, non
hanno voluto in questa impresa ingerirsi. Ma io, c'ho molte fiate
intorno questo fatto pensato, e che appresso mi trovavo in obligo
verso Sua Altezza per la promessa fattale, col mezo però e parola di
V. S. illustrissima, quando io fui, ha giá quattr'anni, mandato dalla
mia patria sopra il trattato delle cose delle monete ambasciatore al
detto serenissimo prencipe; posto da banda ogni rispetto né istimando
fatica alcuna, ho scritto quanto in questo Ella potrá vedere, con
ferma speranza di dover fare cosa giovevole al mondo in generale,
onorevole ed utile a' prencipi, e sopra il tutto gratissima a Dio, ed
anco (come mi rendo sicuro) da non dispiacere a detta Sua Altezza ed a
V. S. illustrissima; alla quale ho voluto questa mia fatica
indrizzare, sí per l'obligo ch'io le tengo infinito, sí perché so che,
mercé sua, di cuor Ella mi ama. Restami solo a pregarla ad essermi
intorno ciò scudo e difensore contro le lingue di coloro che sopra ciò
cercheranno di mordermi, non volendo col loro retto giudicio conoscere
e possedere intieramente la veritá del fatto da me proposto: ché tutto
ciò riceverò in singolar grazia da lei. Alla quale facendo umilmente
riverenza, prego da Nostro Signor Iddio ogni contentezza e felicitá.

    Di Reggio, il 16 maggio MDLXXIX.

Di V. S. illustrissima
                                obligatissimo servitore
                                GASPARO SCARUFFI.




PROEMIO


Non è dubbio alcuno, se gli uomini avessero cosí sempre al giusto ed
all'onesto riguardo sí come alle volte dall'utile e dal proprio
interesse abbagliati trasportare si lasciano, che molti inconvenienti,
che tuttodí per diverse cagioni, e in particolare per rispetto
dell'oro e dell'argento che si riducono in monete, accadono, corretti
affatto rimarrebbono. E perché alla maggior parte delle genti a questi
tempi pare che questi due preciosi metalli siano quasi ultimo fine al
quale vengono gli umani pensieri indrizzati (dico quanto per li
maneggi mondani); e sí crede, anzi si tien per fermo, che dalla
correzione over concordanza loro ne seguirebbe che le azioni da essi
dipendenti si modererebbono ed ogni abuso e disordine levato ne
verrebbe; essendo stati alli tempi passati, come anco di presente
sono, senza regola ferma e senza ordine universale, nel far danari
(com'è manifesto) dispensati, e per ciò ne sono causati, e tutto dí ne
nascono, cosí gran disordini nel far pagamenti tanto in un'istessa
cittá e da una cittá all'altra quanto anco da una provincia all'altra,
e ne nasceranno de' maggiori, se non vi si provede: laonde, avendo io
sopra ciò considerato e discorsone piú volte nella mente mia, e
tenendo per fermo che quasi da tutti si desideri che vi sia un sol
ordine col quale si dia ad essi oro ed argento una forma, una lega, un
peso, un numero ed un titolo di valore, con i quai mezi siano da tutti
li zechieri compartiti in tal proporzione concordante nel far monete,
ch'esse restino per sempre nelli loro reali dati valori, e che le giá
fatte e quelle che si faranno in una cittá o provincia siano accettate
nell'altre cittadi e provincie senza opposizione e impedimento alcuno;
ed essendomene poi anco giustificato per via de' conti, e conosciuto
non esser cosa difficile da fare, se ben in apparenza il contrario si
mostrasse, ed acciò (per cosí dire) tutto il mondo n'abbia a sentire
beneficio e consolazione; però mi son proposto di porre insieme questo
_Discorso_, che è il vero lume di far conti giusti d'oro e d'argento
in concordanza cosí delli non coniati come delli giá ridotti in monete
e di quelli che s'avranno da coniare; e, con quella maggior brevitá
che fia possibile, darò ad intendere quello che si debba osservare.

Mi riman solo a pregare Nostro Signor Iddio che cosí voglia inspirare
i prencipi, de' quali l'effettuare questo mio proposito è sola
incombenza, a far essequire tutto ciò, tanto per lor proprio quanto
per commune interesse ed utile; e mi rendo sicuro che i popoli,
conosciuta la veritá di tal fatto e maneggio, con animo lieto
accetteranno gli ordini facili di questa nuova zeca universale, tanto
al mondo necessaria.




CAPITOLO I

Che in tutte le cose fa di bisogno che vi sia ordine e regola.


Per occasione del soggetto che di presente si ha da trattare,
primieramente saper si dee che, sí come tutte le cose, che si
comprendono sotto il peso, sotto il numero e sotto la misura, deono
essere da una forma certa regolate, che ad un fin le guidi; cosí
parimente nel maneggio dell'oro e dell'argento, per ridurre le cose
che da essi hanno dipendenza al loro debito fine, ed in particolare il
far monete di varie leghe o finezze, quali siano di giusti dati valori
e di real corrispondenza in tutti li pagamenti nel conteggiarle, e che
stiano per sempre nel loro giusto essere, e che non possano esser mai
tose e guaste o fose per rifarne altre, è necessario trovare un ordine
ed una regola che a guisa di forma ad essi serva.




CAPITOLO II

Che cosa sia oro ed argento puro.


Perché si dee prima sapere che cosa sia oro ed argento, ancorché tutto
ciò sia da molti conosciuto, nondimeno io dico l'oro essere un metallo
generato nelle viscere della terra, il piú nobile di tutti gli altri;
appresso il quale nel secondo luogo l'argento segue. La cagion della
nobiltá loro, al mio giudizio (tralasciando però le ragioni naturali),
da altro non viene se non che per la virtú loro stanno in ogni cimento
di fuoco, e mostrano paragone delle loro perfezioni in esso fuoco:
cosa che non possono fare gli altri metalli.




CAPITOLO III

Che cosa sia oro ed argento misto.


È però d'avvertire che tutto l'oro e l'argento, che giamai, tanto in
vasi o in altre cose simili quanto in ogni sorte di monete cosí
antiche come moderne, fosse o sia o dovrá esser al mondo, ciascun di
loro, nella sua sostanza, tutto è stato, è e sará il medesimo e d'una
istessa qualitade. Egli è ben vero che, per la varietá e quantitá
delle misture che con essi sono state accompagnate, e come anco molte
volte sono cavati cosí dalle minère, in apparenza vari e diversi si
sono dimostrati e si dimostrano. Ma in effetto, parlando d'oro e
d'argento, è di bisogno intendere di quelli che siano puri e non con
altra cosa misti. Il che si può facilmente conoscere, se siano puri o
no, col mezo del ceneraccio, della coppella o del cimento: modi
sicurissimi per separare da essi ogni sorte di mistura che con loro
accompagnata si trovasse.




CAPITOLO IV

Qual si dee intendere oro ed argento puro.


Dico adunque che quasi tutto l'oro e l'argento, o almeno la maggior
parte di essi, cosí li grezi delle minère come quelli che sono ridotti
in monete ed in ogni altra sorte di opere, sono accompagnati con rame
o stagno o piombo o altro metallo. Ma quell'oro, che si dice esser
«puro», si chiama in Italia e in altre provincie «di denari
vintiquattro»; e similmente l'argento fino si chiama «di dodici
leghe»: le quali nominazioni dovranno necessariamente e fermamente in
tutti i luoghi esser osservate; e ciò per avere la loro dipendenza dal
numero duodenario, il qual è numero perfetto. E questi sono de' quali
intendo di ragionare, avendo io per sempre nel conteggiarli, ed in
particolare sopra il fatto delle monete, la detta compagnia loro per
esclusa.




CAPITOLO V

La cagione perché si trova men oro che argento, e qual forma o
proporzione si trova tra loro.


Per cognizione delle cose in questo _Discorso_ contenute, dico che,
trovandosi molto men oro che argento, da altro non procede se non
perché piú raro il numero delle cose piú preciose che delle meno
sempre si trova. Quindi nasce che, considerata la real proporzione che
tra essi si trova, qual è ch'una parte d'oro puro a peso vaglia per
dodici di fino argento appunto (per ordine, come credo, cosí dato da
Dio ed osservato dalla natura, e come cosí anco è stato dichiarato dal
divin Platone nel suo dialogo intitolato _Ipparco_, overo «del
desiderio del guadagno», overo «dello studio di guadagnare», come nel
fine dí esso), fa di bisogno e si è sforzato con viva ragione e con
real fondamento apprezzare o valutare essi oro ed argento con prezzi
certi, a similitudine delli pesi, di uno per dodici e dodici per uno,
per poter fare le leghe corrispondenti in proporzione, per far monete
di varie sorti che restino per sempre nelli loro reali dati valori. E'
quali prezzi, ancorché non siano mai stati in uso a detti preciosi
metalli con ordine fermo, né in particolare né in universale, né meno
apertamente descritti e dimostrati da esso Platone né da' suoi
commentatori, è necessario però che si mettino in osservanza per
sempre, tanto per li non coniati quanto anco per quelli che saranno
posti in zeca, accioché da tutti li zechieri siano per l'avenire
compartiti in far monete che siano di giusti e proporzionati dati
valori, e di reale corrispondenza nel conteggiarle in ogni sorte di
pagamenti, e che non si possano mai piú fondere o guastare per rifarne
altre.

E perché si sa che 12 volte 6 fanno la somma di numero 72, ed il
numero 6 nel 72 vi entra 12 volte, però i prezzi o valori di essi
saranno questi: cioè che il prezzo dell'oro puro sia di lire 72 per
oncia, e quello dell'argento fino sia di lire 6 d'imperiali l'oncia,
giusti e fermi; i quali prezzi sono (forse cosí per voler di Dio)
quasi conformi e i piú accosti o vicini alli valori e prezzi dati ed
usati ad essi oro ed argento in questi nostri tempi. E, quando anco
non vi fossero stati, facea di bisogno ridurli in effetto sotto i
detti certi e terminati valori, ancorché tutto ciò fosse paruto cosa
di gran maraviglia alle genti per molte cagioni, e massimamente
perché, quando si fossero tassate le monete, le quali fossero giá
state fatte e compartite sotto maggiori o minori valori delli
suddetti, cioè dell'oncia dell'oro e dell'argento, esse sarebbono poi
riuscite di molti alterati o diminuiti valori, per conto del puro e
del fino loro, ed a similitudine di tutto quello che si tratta nel
capitolo VIII, sopra il peso di una libra piú greve o piú leggiera di
quella di Bologna. E' quai valori cosí proposti non dovranno mai piú,
per cagione alcuna, esser mossi ed alterati da questa terminata forma
e regola, per le ragioni annotate in molti luoghi del _Discorso_, ed
in particolare nel capitolo XXIX, se si vorrá ch'essi preciosi metalli
possano, com'ho detto, esser giustamente compartiti da tutti li
zechieri e contisti di zeche ed altri con i debiti mezi, cioè saggi,
bilance e conti loro, nel far monete di varie sorti; essendo detti
numeri e valori con ogni perfezione a ciò veramente proporzionati,
come si mostra nel capitolo XXXIII; col mezo de' quali da essi
contisti non si faranno mai intervenire rotti alcuni nelle leghe di
esse monete, e nel tassare anco tutte le monete finora fatte dovranno
servare l'ordine istesso, come nel capitolo XIV. Onde ne succederá che
tutti li conti, che poi si faranno tra essi oro ed argento, tanto i
giá coniati quanto quelli che per l'avenire saranno in monete ridotti,
si troveranno per sempre confronti e giusti, per causa del puro e del
fino che si troverá essere proporzionato, cosí in qualunque sorte di
monete come anco in ciascuna di esse monete. Oltre che, ciascuno in
tutti li pagamenti averá il fatto suo con oro ed argento realmente, e
non con i valori che alle volte sono dati con i sopranomi alle monete,
e sí come chiaramente tutto ciò si vederá nelli seguenti capitoli e
tariffe, che si descriveranno.




CAPITOLO VI

Ciò che s'intenda per peso e numero di oro e di argento.


Avendo detto che una parte di oro a peso vaglia per dodici di argento,
si viene per un modo reale a far manifesta e chiara la forma e
l'ordine che si debba tenere in compartirli nel far monete. Ora resta
a sapere che «peso» altro non è se non una determinata quantitá, come
a dire una libra, un'oncia o simile; e per il «numero» s'intende tanto
il numero della quantitá di ciascuna sorte di monete che n'anderá alla
libra quanto il valore di ciascuna moneta.




CAPITOLO VII

Il modo col quale si dee osservare la forma ed il numero nell'oro e
nell'argento che si ridurranno in monete, accioché ogni persona abbia
il suo.


Essendosi di sopra narrato che cosa sia forma, peso e numero, rimane a
sapere il modo col quale ciascun di loro osservar si debba; e ciò sará
cosa facile da fare, osservando questi ordini: cioè, se escludendo
tanti rotti che si usano nel fare le monete, cosí nelli pesi come
nelle finezze e loro valori, tutte si facciano di oro e di argento
puri, over accompagnati secondo le determinazioni nelle seguenti
tariffe descritte; e che su le monete siano segnati con numeri
aritmetici i loro valori, le finezze o leghe, e quante ne vadino alla
libra di ciascuna sorte, come nel capitolo XXII.

Sará ben necessario che per ciò siano fatti nuovi campioni, che stiano
presso il publico ed anco presso i privati, accioché ciascuno possa
minutamente vedere il fatto suo; come si dice nel capitolo XLVI, nella
terza parte ch'appartiene al publico.

Non resterò anco di avvertire che sarebbe bene porre ordine nell'arte
degli orefici; cioè che sopra i loro lavori, come vasi, bacini, piatti
ed altre simili opere di oro o d'argento, nelle quali però non obsti
la picciolezza, fossero segnate le loro finezze, nette da saldature,
col nome o marchio del maestro ch'avesse fatto tali opere e col nome o
segno della cittá ove fossero state lavorate, accioché si potesse per
sempre conoscere il giusto fino che in esse fosse e non si avesse poi
causa di farne altri saggi per chi non le volesse guastare per allora,
ed anco accioché ciascuno le potesse poi sicuramente contrattare.




CAPITOLO VIII

Si mostra qual peso si dovrá usare in tutti i luoghi per l'oro e
l'argento.


E perché ritrovo che il peso della libra, usato e osservato nella zeca
di Bologna è conforme alli giusti partimenti ch'io descrivo, per
esserne stata fatta piú volte prova da me nel conteggiare sopra il
fatto delle monete, e per essere il piú accosto alli prezzi e valori
dati ed usati all'oro ed all'argento in questi tempi, e
conseguentemente alli valori nel capitolo V giá detti; e perché, nel
fare l'universal tassa delle monete giá fatte in molte cittá e
provincie da un certo tempo in qua, la maggior parte di quelle
(detratte e levate però le fatture delli zechieri) si troveranno
restare nelli loro reali dati valori, per causa del fino che in esse
si trova essere, diminuita solamente la rata dell'accresciuto valore
nelle monete per cavare le mercedi delle loro fatture; come per
essempio presuppongo che il quarto, figurato capitolo XXXIV, nel
levarlo dalla zeca sia stato valutato sotto a il detto peso soldi 34
d'imperiali, compresa però la fattura ch'importava denari dieci o
circa, come in detto capitolo si vede; qual quarto, tassandolo nel
valor del fino che vi è dentro, resterá in real valore di soldi 33
denari 2 o circa; e molte resteranno poco diminuite del valor dato
loro, oltre le detratte fatture, imperoché s'avrá riguardo solo al
fino ch'in esse si trova; oltreché col mezo della real tassa veniranno
anco regolate per sempre tutte le monete sinora fatte in ogni parte
del mondo, come si mostra nella tavola fatta in essempio a capitolo
XLI:--però dico e concludo esser necessario servirsi in universale del
detto peso per la suddetta conformitá, dalla quale ne nascono i detti
reali partimenti, e conseguentemente i giusti valori alle monete dati.
E per dar conto della prova dell'oro, dico che, volendo fare di una
libra d'oro accompagnato, qual però sia a finezza di denari 22, scudi
numero 113-1/7, alli quali sono quasi simili i correnti in Italia ed
in altri paesi, sotto però il nome o titolo del peso della balla
(ancorché se ne potranno fare d'altre sorti, come nelle tariffe), in
essi vi saranno once undeci d'oro puro; che, apprezzando ciascuno
scudo lire sette imperiali, il tutto ascenderá alla somma di lire 792,
e cosí, apprezzando le dette once undeci d'oro a lire 72 per oncia,
fanno la suddetta somma. E similmente, volendo far corrispondere
l'argento a dette once undeci d'oro, se ne piglieranno once 132
d'argento, quali, apprezzando a lire 6 d'imperiali l'oncia,
ascenderanno alla somma delle dette lire 792.

Ora, se mi fosse domandato s'io avessi eletto overo compostomi per
questo fatto una libra, qual non fosse pesata se non la metá di quella
di Bologna overo il doppio, e quali libre fossero poi state partite in
dodici parti, sí come è partita la detta di Bologna, cioè in once
dodici; se sotto una di tali libre avrei potuto fare i partimenti ad
uno per dodici e dodici per uno, tanto per rispetto del peso quanto
anco nell'apprezzare l'oro a lire 72 e l'argento a lire 6 imperiali
l'oncia, dipendente da una di dette libre cosí fatte; e se io avrei
potuto fare i partimenti confronti nel fare le monete: dico ch'io
l'avrei potuto fare, e tali partimenti sarebbono riusciti, quanto alli
pesi e quanto alli valori, in tal loro essere. Ma qui si dee
considerare ch'avendo riguardo alli prezzi e valori dell'oro e
dell'argento usati in questi tempi, ne nascerebbe grandissima
disproporzione tanto nel fare le monete sotto tali ordini quanto anco
in voler tassare le giá fatte; percioché, quando queste giá fatte
fossero tassate dalli contisti sotto il peso greve, riuscirebbe il
loro valore nella metá o circa di quello che vagliono di presente
(levando però le fatture); come, per essempio, il detto quarto, che
vale soldi 33 denari 2 o circa, secondo la real forma, come mostrerò
al luogo suo, venirebbe valutato e tassato solamente soldi 16 denari
7. E parimente, quando fossero tassate e valutate sotto il detto peso
leggiero, riuscirebbono in valore del doppio; come, per essempio, il
detto quarto valerebbe soldi 66 denari 4, ed il simile sarebbe nelle
monete che si facessero di nuovo sotto tali ordini; conciosiaché
duplicherebbe il loro valore quando fossero fatte e compartite sotto
il detto peso leggiero, e cosí si sminuirebbe anco nella metá quando
fossero fatte sotto il peso greve, avendo però riguardo alli valori
dell'oro e dell'argento usati nei presenti tempi. E similmente ancora
nascerebbono disordini nelli valori delle monete, in assai o in poca
quantitade, tanto nelle giá fatte che si tassassero quanto in quelle
che si facessero, se io avessi eletto e voluto usare una libra piú
greve o piú leggiera, o in poco o in assai, di quello che sia la detta
di Bologna; avendo (come ho detto) riguardo alli valori dati all'oro
ed all'argento in questi tempi, a' quai valori è la piú accosta la
detta libra di Bologna; dalla quale ne nasce la real tassa da me
proposta per la sua conformitá, com'è detto.

Ed avvertire si dee che la libra di once dodici è il debito peso col
quale si hanno a pesare l'argento e l'oro, e ciò per cagione della
real divisione duodenaria, che è numero perfetto; onde si vede che di
tal libra Aurelio Cassiodoro il magno ne ha fatto dottamente menzione
nella sua opera inscritta _Variarum_, nel primo libro, a carte 11,
nella lettera mandata dal re Teoderico a Boezio, che cosí incomencia:
«_Licet universis populis generalis sit impendenda iustitia_», ecc.;
ed anco ne viene da lui accennato nel libro settimo, a carte 173, nel
capitolo che incomencia: «_Omnis quidem utilitas publica fideli debet
actione compleri_», ecc., sotto la rubrica: «_Formula, qua moneta
committitur_».

Ora, essendo la detta libra di Bologna di once 12, l'oncia si dividerá
in 24 denari, ed il denaro in 24 grani tutti giusti, per doversene poi
servire in questo general maneggio tanto importante; e ciò per esser i
detti pesi, cosí partiti, regolati con retta e real proporzione,
accommodatissima in ogni parte, e dai quali non potrá mai nascere
alcuno inconveniente, né in particolare né in universale, nel
conteggiare, tanto per conto dell'oro e dell'argento non coniato
quanto per il ridotto in monete. E sotto questi pesi si dovranno in
tutti i luoghi e paesi fare i campioni necessari delle monete cosí
d'oro come d'argento, per poter conoscere e sapere il giusto peso di
esse ed anco per il loro perpetuo mantenimento: e cosí sotto i detti
pesi:

  L'oncia dell'oro puro valerá d'imperiali   lire 72 soldi -- d. --
  il denaro                                    »   3   »   -- »  --
  il grano                                     »  --   »    2 »   6
  il quarto del grano                          »  --   »   -- »   7-1/2
  l'oncia dell'argento fino o di coppella      »   6   »   -- »  --
  il denaro                                    »  --   »    5 »  --
  il grano                                     »  --   »   -- »   2-1/2
  il quinto del grano                          »  --   »   -- »     1/2

E de' quai pesi e valori diffusamente e chiaramente si tratterá nel
capitolo XXXIII.




CAPITOLO IX

Come tutti gli ori giá coniati si possono ridurre a giusta proporzione
nel far pagamenti.


Ancorché vi siano di molti ori di varie finezze, come ducati, zechini,
fiorini d'oro e simili, che passano la finezza di denari 22, e d'altre
sorti che non vi arrivano, come «rainessi», «bisilachi» o simili
monete di oro basso; nondimeno saper si dee che il conto e valore di
essi si può fare avendo riguardo al pur'oro che in loro si trova, come
per questi essempi. S'alcuno sará debitore di lire 792 d'imperiali,
quali sia tenuto pagare in tant'oro, e le pagherá con tanti ducati o
scudi o altre sorti di monete d'oro, nelle quali vi siano once undeci
di pur'oro; in tal modo il creditore verrá sodisfatto. E s'alcuno sará
debitore di ducati 100 d'oro in oro e vorrá pagare con tant'oro
coniato, non avendo delli ducati, gli potrá pagare con tanti scudi, e
nel modo che si mostra nella settima utilitade delle dodici. E cosí
s'alcuno sará debitore di scudi 107 overo 108 d'oro in oro, per conto
di un contratto giá fatto anni 30 o 40, e vorrá pagare il debito con
scudi delli correnti nominati «dalla balla», sará necessario pagarlo
con tanti di questi, ch'in essi vi siano once undeci di pur'oro; e ciò
perché a tal tempo in detti scudi 107 o 108, quali erano una libra di
scudi, vi erano once 11 di dett'oro puro, e con l'ordine che nella
detta settima utilitade diffusamente si tratta.




CAPITOLO X

Che nel fare i contratti si potrá parlare a libre ed once di oro puro
coniato ed a ducati o a scudi; e parimente si potrá dire a libre ed
once d'argento di coppella coniato ed anco a lire, soldi e denari.


Dalle cose sin qui dette manifestamente si conosce che in tutti gli
instromenti e contratti, o publici o privati, che si faranno da ora
inanzi, i notai ed i contraenti potranno ridurre e concludere la somma
del credito o debito a peso di oro puro o di argento fino coniato, nel
modo che per le tariffe appieno vien dichiarato; e sará cosa
facilissima da fare. E per essempio dico: s'alcuno si creerá debitore
di ducati novantasei, quali peseranno una libra di oro di finezza di
denari 24, cioè puro, costui sará tenuto pagare once 12 di pur'oro
coniato o in ducati o in altra sorte di monete d'oro, nelle quali vi
siano le dette once 12 d'oro puro; e se il creditore si contenterá di
accettare in sodisfazione monete d'argento, si dee considerare che 12
via 12 fanno la somma di 144, e cosí once 144 d'argento di coppella
coniato (ancorché accompagnato come nelle tariffe) saranno il giusto
pagamento del debito giá detto; e se pur si volesse parlare a lire,
conciosiaché il ducato valerá lire 9 d'imperiali, si può dire che col
detto argento coniato in qualsivoglia sorte di monete, che valeranno
lire 864, si pagherá il suddetto debito delli ducati 96, e si potrá
anco in qualunque pagamento parlare a lire, soldi e denari; perché,
quando si fará la numerata, o di monete d'oro o d'argento, si dovrá
sempre intendere che in esse vi sia la quantitá in peso del puro e del
fino che veramente esser vi dovrá, secondo la real forma e come nelle
tariffe.




CAPITOLO XI

Come i prencipi potranno affittare le loro entrade a libre di oro puro
e di argento di coppella coniati.


Per quanto ho narrato sin qui doversi osservare nelli contratti de'
privati, si mostra anco il modo col quale i prencipi potranno
affittare i loro dazi ed entrade; imperoché, sí come essi diceano
voler affittare a ducati, scudi o lire, potranno anco dire a libre ed
once di pur'oro e d'argento di coppella coniati, ed in quelle sorti di
monete figurate nelle tariffe e come loro piú piacerá; e cosí tutti li
pagamenti saranno sempre fatti senza differenza in parte alcuna: cosa
che finora non si è mai potuta fare per la varietá delli rotti, che
sono nelle monete giá fatte con diversi partimenti ed ordini non
conformi in universale. Ed anco, nel numerare le monete a lire, soldi
e denari, conosceranno il giusto peso dell'oro e dell'argento
ch'avranno ricevuto. E come, per essempio, se il prencipe volesse
affittare alcun dazio per scudi 99 da lire 8 d'imperiali l'uno, quali
fanno la somma di lire 792, potrá dire voler affittare per once undeci
d'oro puro coniato; ed il simile sará se volesse affittarlo per lire
792 in tanta moneta d'argento, perché potrá dire per once 132
d'argento di coppella coniato, quale, apprezzato a lire 6 per oncia,
fa la detta somma di lire 792; e cosí sará d'ogni altra sorte di scudi
o ducati o di monete d'argento, e come nelle tariffe si contiene. E
perciò sará ben lecito ch'essi prencipi siano i primi a far osservare
le vere regole ed ordini reali in queste poche carte annotati.




CAPITOLO XII

Parte del modo che si averá a tenere nel fare la zeca.


Saper si dee che nel voler fare la zeca fa di bisogno che la prima
causa sia il prencipe, poi il zechiero col contista, ed appresso l'oro
e l'argento. E quanto al primo: i prencipi non dovranno or piú
tolerare che si lavori senza ordine e senza regola universale, come
sinora è stato fatto con tanta varietá di monete fatte sotto vari pesi
di libre, e con vari rotti nelle leghe o finezze; ma ordinar
dovrebbono che le monete fossero lavorate e fatte nel modo e con gli
ordini nelle tariffe e nel capitolo XLVI descritti. Onde ne seguirebbe
che tra gli assaggiatori non si disputerebbe a che finezze fossero
state fatte. I zechieri ancora dovranno avere la loro debita mercede a
ragion di un tanto per libra di monete, da doversi loro pagare da chi
ne vorrá far fare o d'oro o d'argento; e qual mercede delle fatture da
tutti si saprá, ed in particolare da chi fará fare i danari, e ciò col
mezo delle concessioni, ordini e capitoli sopra ciò tra i superiori ed
i zechieri fatti. Ed avvertire dovranno essi zechieri che i saggi
siano giusti in tutte le sorti di monete, e che siano ben tirati ed
asciutti dalle superflue umiditadi, accioché in esse sempre si trovi
il loro giusto fino su quelle segnato; e quel zechiero, che fará piú a
piacere nelle fatture, sará eletto dalli superiori, essendo loro
grato; e quando alli zechieri fosse proveduto di qualche condecente
annua provigione, come si costuma di cosí fare ad altre persone
ingeniose e di virtú dotate, essi ragionevolmente dovranno pigliare
assai meno, per conto delle dette fatture, di quello che loro fosse
concesso di poter tôrre quando che non avessero provigione alcuna.
Potrebbe ben poi essere che alcuni prencipi e signori darebbono del
suo proprio la detta annua provigione, overo che pagherebbono le dette
fatture o in tutto o in parte, non solo quando facessero lavorare per
loro conto, ma anco le pagherebbono cosí per molti altri, da' quali
fossero portati e posti gli argenti ed ori di minère, o grezi, o
simili, nelle loro zeche per farli coniare, e forse anco userebbono a
questi tali qualche altra cortesia; e ciò farebbono essi prencipi per
far conoscere la loro grande liberalitá e magnificenza, ed anco per
ampliare maggiormente le sue degne memorie ed onorate imprese.




CAPITOLO XIII

Come venirá rimediato ai disordini che sogliano occorrere per causa
delle monete cosí d'oro come d'argento.


Manifestamente si conosce che col mezo di questi ordini saranno
corretti infiniti errori e disordini pertinenti tanto al tempo passato
quanto al presente ed al futuro ancora, sí per rispetto del tassare le
monete giá fatte, come nel conteggiare a fino; imperoché, avutasi
considerazione alla quantitá e proporzione del puro e del fino ch'era
nelle monete quando fu creato il debito, si dovrá pagare con
tant'altre monete, che in esse vi sia tant'altro di puro e di fino, e
non altrimenti. Come, per essempio, s'alcuno sará debitore d'una
quantitá di scudi o di lire in monete italiane o spagnuole o tedesche
o altre, non potendo avere delle istesse per pagare il debito, sará
tenuto restituire al creditore altre monete della medesima qualitá o
simili, nelle quali vi sia altrotanto di puro e di fino a peso quanto
n'era in quelle prime; e ciò sará cosa facile da fare, sí come in
questo _Discorso_ in piú luoghi è stato descritto, e in particolare
nella settima delle dodici utilitadi.




CAPITOLO XIV

L'ordine che si dovrá tenere in correggere o tassare le monete giá
fatte.


Accioché tutte le monete sinora fatte, cosí d'oro come d'argento,
s'abbiano a spendere per l'avenire per li suoi giusti dati valori,
sará necessario dar loro una ordinata correzione o tassa, qual si fará
in questo modo, cioè: che, conosciuta dalli contisti, con i loro
debiti mezi, la quantitá in peso del puro e del fino che nelle monete
esser si trova, valutare ciascuna sorte di esse alla rata, cioè quelle
di oro a ragion di lire 72 d'imperiali l'oncia, e quelle d'argento a
ragion di lire 6 l'oncia, avendo solamente riguardo al puro ed al fino
che in esse ed in ciascuna di loro essere si trova, e nel modo che in
questo _Discorso_, al capitolo XLI ed al capitolo XLVI, in quella
parte ch'appartiene a detti contisti, si contiene; con far fare
tariffe in stampa che siano d'un medesimo tenore, cioè in quanto alla
tassa delli danari, sí come cosí veramente per cagione dell'ordine
esser dovranno.




CAPITOLO XV

Che si escluderanno molti errori che tuttodí seguono a danno di
ciascuno.


Ne seguirá questo beneficio ancora: che le monete, cosí d'oro come
d'argento, saranno da ora inanzi in tal modo regolate, che senza
inganno alcuno potranno essere da ognuno facilmente conosciute. E non
occorrerá ch'alcuno le voglia spendere tose o leggiere; conciosiaché
chi le avrá a ricevere, ricordandosi che le dovrá pagare a peso di
fino, non le vorrá accettare, e non gli tornerebbe conto, tanto per
rispetto della nuova e real tassa delle monete giá fatte, quanto anco
per li caratteri e note del valore, della lega o finezza e del peso,
che saranno impresse su quelle che di nuovo si faranno, e come nel
capitolo XXII. E perché ho detto di sopra che chi fará fare o rifare
monete dovrá pagare le fatture; e quantunque ciò debba forse parere
cosa strana a molti, non sapendo il buon fine di tal fatto, essendo
che non si udí mai dire né si trovò giamai che fosse posto in uso nel
tempo che regnavano i romani e sotto il loro imperio il cavare le
fatture dal corpo delle monete, ch'io sappia, ma solo molti anni dopo,
che, con malaintesa invenzione, s'introdusse il cosí cavarle; e
parendomi ancora cosa convenevole che ciascuno sopra ciò si paghi di
ragione; dico ch'avendo io molte volte considerato e con gran
diligenza ricercato se si trovi al mondo cosa che sia piú generale,
nelli maneggi delle mercanzie e di molti altri contratti diversamente
fatti dagli uomini, di quello che sia l'oro e l'argento ridotto in
monete, ed anco se vi sia cosa lavorata che venga contrattata
fermamente e senza dubitazione alcuna con i valori delle fatture in
essa, nel modo come si fa e si usa delli danari, ciò non ho mai potuto
ritrovare. Ma ben ritrovo che tutte le altre cose ed opere, cosí d'oro
e d'argento come d'ogni altra sorte di metalli o d'altre materie che
siano lavorate (per esser cose particolari e non generali, rispetto al
maneggio dell'oro e dell'argento coniato), ora si contrattano compresi
in esse i valori o prezzi delle loro fatture, ed ora non compresi e
secondo i patti de' contraenti; ma non si contrattano per sempre
comprese le dette fatture con certezza e fermezza, come si fa e si usa
delle monete. E per essere dunque essi oro ed argento ridotti in
monete (com'ho detto) per uso generale e universale, in quanto al loro
essere principale e finale, però il maneggio di esse debb'esser tale
che restino per sempre nel loro giusto essere per uso publico, e non
che siano guaste e fose da una provincia all'altra, e da una cittá
all'altra, e nel modo che sinora è stato fatto. E per mostrare questa
veritá circa dette fatture, cioè che non si cavano dal corpo delle
opere fatte di metalli, addurrò per ora questo essempio di una sorte
di metallo, oltre gli altri descritti nel capitolo XXIX. S'alcuno
vorrá far fare piatti o altre opere simili di stagno, si sa esser
necessario che compri lo stagno, quando che non ne abbia del suo da
far lavorare, e poi paghi la mercede della fattura al maestro che lo
lavorerá: qual mercede non sará cavata dall'istesso stagno cosí
lavorato, ma sará pagata da chi l'averá fatto lavorare. Il simile
avverrá a chi porrá oro o argento in zeca per farlo coniare; percioché
pagherá le fatture del suo proprio, o con oro o argento avanzato al
zechiero nel compartire e fare le monete, overo che pagherá di quegli
istessi danari levati di zeca o d'altri, overo d'altre robbe, secondo
che tra loro sará convenuto. E perciò ogni persona cercherá di far
lavorare monete piú di fino per spendere meno in fatture, quali
saranno anco piú leggiere e commode per portarle nei viaggi. Oltre
che, non occorrerá cambiarle quasi in capo di ogni dieci o
quindicimilia, sí come a' tempi nostri si usa di cosí fare, con non
poco danno di coloro che, per causa delle diverse nominazioni o titoli
di monete, sono sforzati cambiare i suoi danari in altre sorti di
monete; occorrendo anco in ciò alle volte che le monete ch'essi
cambiano sono migliori di quelle che nel cambio ricevono, come di ciò
è cosa manifesta a tutti quelli che i loro viaggi fanno in diverse
cittadi e paesi.




CAPITOLO XVI

Quattro eccessivi disordini, a' quali verrá proveduto.


Crederò bene che, quando saranno state tassate o corrette le monete
giá fatte, molte di quelle in progresso di tempo saranno poi guaste e
fose, parte per rifarne altre, come si dice nel capitolo XLII, e parte
nell'arte degli orefici, come si narra nel capitolo XL; e ciò per
cagione delli rotti vantaggiosi, che in esse saranno per le loro varie
finezze, pesi e valori. Essendoché il rotto di ciascuna moneta, qual
non arriverá al valore di un quattrino, non dovrá esser posto in tassa
per le cause allegate nel capitolo XLI; e tal fatto sará perché alcuni
hanno lavorato nei tempi passati, ed alcuni anco di presente lavorano
nelle zeche l'argento a finezza o lega di once 11 e denari 18 per
libra, a 11 e 12, a 11 e 10, a 11 e 8, a 11 e 4, a 11 e 3, a 11 e 2, a
10 e 17, a 10 e 10, a 9 e 20, a 8 e 20, a 7 e 4, a 5 e 22, a 3 e 22, a
2 e 22, a 1 e 4, a denari 22 e simili; facendo sotto una di dette
leghe, cosí rotte, monete di diverse sorti, nelli valori delle quali
sono comprese le loro fatture; onde nella maggior parte di esse
necessariamente vi sono intervenuti e v'interveniranno di molti rotti.
È ben vero che, osservando quanto in questo _Discorso_ si propone,
verranno levati via quattro capi molto dannosi. De' quali il primo è
che non si caverá mercede alcuna di fatture dal dosso o corpo degli
istessi oro ed argento coniati, come da molti anni in qua e sinora si
sono cavate. Il secondo, la diversitá e varietá delle leghe o finezze,
usata da un paese all'altro; percioché essi oro ed argento veniranno
giustamente con le debite proporzioni compartiti nel fare le monete,
cioè sopra la suddetta regola che una parte d'oro puro a peso vaglia
per dodici di fino argento, e sotto i valori giá detti, da esser
osservati per sempre giusti e fermi; e perciò non interveniranno mai
rotti alcuni in dette leghe, per essere fondamento reale e numeri
proporzionatissimi, come nelle tariffe si vede. Il terzo è il
disordine delli variati pesi ed instabili prezzi usati per essi
preciosi metalli da una provincia all'altra ed anco da una cittá
all'altra. Il quarto è il parlare diverso di diversi luoghi, come a
dire, chi a «moneta longa» e chi a «corta», o in altri modi. Per causa
de' quai disordini ne succede che non si può né si potrá giamai sopra
il fatto delle monete giustamente conteggiare; onde i contraenti molte
volte non sanno se paghino o ricevano il loro giusto dovere dell'oro e
dell'argento.




CAPITOLO XVII

Degli assaggiatori.


Benché da me sia stato detto in parte il modo da osservarsi nel fare
le zeche, nondimeno quanto alli saggi brevemente dico che, sí come per
il tempo passato e sinora tra quelli che di ciò fanno professione si
sono trovate alle volte differenze e fatte dispute sopra le leghe
delle monete d'alcune cittá, e non dovendo ciò mai piú intervenire per
causa delle note che fedelmente su le monete saranno impresse; però
essi avvertiranno farli che siano ben tirati ed asciutti dalle
superflue umiditadi, cosí d'ogni sorte di monete, come anco d'ogni
altro oro ed argento, de' quali occorrerá loro farne il saggio.




CAPITOLO XVIII

Regola per la quale si potrá conoscere quant'oro ed argento si piglia
da chi riceve danari.


Per le cose suddette è da notare che chi avrá una libra di monete di
undeci leghe, se bene esse saranno di vari valori da moneta a moneta,
cioè di lire 12, di 6, di 3, di 2 o di una per ciascuna, averá once
undeci d'argento fino, imperoché tutte saranno d'una finezza istessa;
e chi averá una libra di sesini e di quattrini, quali tutti siano di
due leghe, avrá parimente once due di fino argento, e cosí si dirá
dell'altre sorti di monete di vari valori, compartite e fatte sotto
una medesima finezza: e ciò si saprá, perché su esse vi saranno notate
ed impresse le note contenute nel capitolo XXII. E si potrá anco tutto
ciò in altro modo sapere; cioè, se si riceveranno monete di varie
leghe o finezze, e si conteranno cosí miste e, riducendole in lire, si
partiranno col numero 6, si troverá essere l'istesso. Come, per
essempio, chi riceverá di esse lire 300, e nel conteggiare le partirá
col numero 6, ritroverá che in esse saranno once 50 d'argento fino; e
parimente chi n'avrá ricevuto per lire 600, partendole col detto
numero 6, in esse saranno once 100 di detto argento, ed in lire 1200
ne saranno once 200; e cosí riuscirá in ogni altra grande o picciola
somma o quantitá di lire. La causa è perché in ogni numerata di sei
lire vi sará un'oncia giusta d'argento di coppella, come nelle tariffe
si vede. E similmente chi averá una libra di ducati, in essi saranno
once 12 di oro puro; e chi averá una libra di scudi da lire 8 o 7 o 6
l'uno, separati a sorte per sorte overo misti, in essi saranno once
undeci di dett'oro; e cosí in una libra di bisilachi vi saranno once
otto del suddetto oro, e come nelle tariffe. E volendo anco ciò sapere
per altro modo, si potranno detti ducati, scudi o bisilachi, separati
o misti, ridurre in lire, e poi partirle col numero 72; e quante volte
vi entrerá, in essi saranno tante once di puro oro. E quello che di
queste si dice, il medesimo riuscirá nelle monete cosí d'oro come
d'argento, che sinora sono state fatte, percioché dall'universal tassa
che sará fatta dalli contisti del giusto valore di quelle, secondo la
giusta quantitá del puro e del fino che in esse si troverá essere, si
conoscerá quello istesso, come se fossero state nuovamente coniate
secondo questi ordini. E se si vorrá anco sapere quanto di fino sia in
una sola moneta d'argento, e ad una per una di quelle che di nuovo si
faranno, over delle giá fatte che si tasseranno, ciò facilmente dal
loro valore si potrá conoscere in questo modo, cioè: se la moneta
valerá soldi cinque, in essa si troverá essere un denaro di fino
argento; e se valerá soldi tre, vi saranno grani 14-2/5 di detto
argento; e se valerá denari 3, in essa sará grano 1-1/5 del suddetto
argento; e se valerá denaro 1-1/2, in essa saranno 3/5 di grano di
esso argento; e se valerá lire tre, in essa saranno denari 12 a peso
di detto argento fino; ed il simile sará delle altre monete di
maggiori o minori valori. Conciosiaché dal peso del loro fino ne
deriveranno anco i loro proporzionati dati valori, con i quali si
potrá tutto ciò sapere, e de' quali pesi e valori minutissimamente si
tratterá nelle tariffe a capitolo XXI e nel capitolo XXXIII. Egli è
ben vero che il valore del rotto che sará in alcuna moneta delle
tassate, cioè meno di un quattrino di esso rotto, non si nominerá in
sapere il fino di essa, per esser quasi innominabile ed intassabile
per le cause allegate nel capitolo XLI.

Ora, perché mi pare aver ragionato a bastanza intorno al fatto
proposto, mi piace venire alla prattica e porre in aperto le seguenti
tariffe, e prima quella dell'oro ed argento insieme, per mostrare la
vera forma e la real proporzione d'una parte d'oro a peso per dodici
d'argento, e dodici d'argento per una di oro con i loro dati valori
corrispondenti, da poter fare le monete d'oro del loro debito e giusto
essere. La seconda sará quella delle monete d'argento, in
corrispondenza di quelle d'oro; accioché col mezo di tali ordini, cosí
nel dare come nel ricevere, ciascuno in qualsivoglia sorte di monete
abbia delli valori, e del puro e del fino il suo giusto confronto; e
da questi ordini si conosceranno molti errori, che sogliono occorrere
nel far pagamenti con le monete sotto diversitá d'ordini fatte.




CAPITOLO XIX

Tariffe cinque, per le quali si dichiara il modo e la regola che tener
si debbe nel far monete d'oro proporzionate in corrispondenza
dell'argento.


  +---------------------------------+-------+-------------+-------+--------------+--------+--------+-------------+---------+--------+--------+--------+---------+
  |                                 |N^o. di|             |       |  Quant'oro   | Valore | Valore |             |il valore| Valore |        |Quanto  |Valore   |
  |       Il peso di ciascuno       | essi  |   Pesano    |Finezza|  puro vi è   |   di   |di tutto| Il puro di  |   di    |   di   |   *    | vale   |di tutto |
  |                                 |       |             |       |              |un'oncia| l'oro  |  ciascuno   |ciascuno | tutti  |        |l'oncia |l'argento|
  +---------------------------------+-------+-------------+-------+--------------+--------+--------+-------------+---------+--------+--------+--------+---------+
  |  Ducati d'oro puro e cimentato; | 96    |lib. 1 onc.--|den. 24|onc.12 den. --|lir. 72 |lir. 864|den. 3 gr. --| lir. 9  |lir. 864|onc. 144| lir. 6 |lir. 864 |
  |ciascuno peserá denari 3.        | 48    | »   -- »   6| »   24| »   6  »   --| »   72 | »   432| »   3  »  --|  »   9  | »   432| »    72|  »   6 | »   432 |
  |                                 | 24    | »   -- »   3| »   24| »   3  »   --| »   72 | »   216| »   3  »  --|  »   9  | »   216| »    36|  »   6 | »   216 |
  |                                 | 16    | »   -- »   2| »   24| »   2  »   --| »   72 | »   144| »   3  »  --|  »   9  | »   144| »    24|  »   6 | »   144 |
  |                                 |  8    | »   -- »   1| »   24| »   1  »   --| »   72 | »    72| »   3  »  --|  »   9  | »    72| »    12|  »   6 | »    72 |
  +---------------------------------+-------+-------------+-------+--------------+--------+--------+-------------+---------+--------+--------+--------+---------+
  |  Scudi di finezza di denari 22  | 99    |lib. 1 onc.--|den. 22|onc.11 den. --|lir. 72 |lir. 792|den. 2 gr. 16| lir. 8  |lir. 792|onc. 132| lir. 6 |lir. 792 |
  |per oncia, cioè per ogni oncia o | 49-1/2| »   -- »   6|  »  22| »   5  »   12| »   72 | »   396| »   2  »  16|  »   8  | »   396| »    66|  »   6 | »   396 |
  |libra undeci parti d'oro ed una  | 24-3/4| »   -- »   3|  »  22| »   2  »   18| »   72 | »   198| »   2  »  16|  »   8  | »   198| »    33|  »   6 | »   198 |
  |d'argento o di rame; ciascun     | 16-1/2| »   -- »   2|  »  22| »   1  »   20| »   72 | »   132| »   2  »  16|  »   8  | »   132| »    22|  »   6 | »   132 |
  |peserá den. 2, gr. 21-9/11.      |  8-1/4| »   -- »   1|  »  22|     -- »   22| »   72 | »    66| »   2  »  16|  »   8  | »    66| »    11|  »   6 | »    66 |
  +---------------------------------+-------+-------------+-------+--------------+--------+--------+-------------+---------+--------+--------+--------+---------+
  |  Scudi simili alli correnti in  |113-1/7|lib. 1 onc.--|den. 22|onc.11 den. --|lir. 72 |lir. 792|den. 2 gr.  8| lir. 7  |lir. 792|onc. 132| lir. 6 |lir. 792 |
  |questi tempi, cioè «della balla»,| 56-4/7| »   -- »   6| »   22| »   5  »   12| »   72 | »   396| »   2  »   8|  »   7  | »   396| »    66|  »   6 | »   396 |
  |di detta finezza; ciascun peserá | 28-2/7| »   -- »   3| »   22| »   2  »   18| »   72 | »   198| »   2  »   8|  »   7  | »   198| »    33|  »   6 | »   198 |
  |den. 2, gr. 13-1/11.             | 18-6/7| »   -- »   2| »   22| »   1  »   20| »   72 | »   132| »   2  »   8|  »   7  | »   132| »    22|  »   6 | »   132 |
  |                                 |  9-3/7| »   -- »   1| »   22| »   -- »   22| »   72 | »    66| »   2  »   8|  »   7  | »    66| »    11|  »   6 | »    66 |
  +---------------------------------+-------+-------------+-------+--------------+--------+--------+-------------+---------+--------+--------+--------+---------+
  |  Scudi di detta finezza, ma di  |132    |lib. 1 onc.--|den. 22|onc.11 den. --|lir. 72 |lir. 792|den. 2 gr. --| lir. 6  |lir. 792|onc. 132| lir. 6 |lir. 792 |
  |minor valore; ciascun peserá     | 66    | »   -- »   6| »   22| »   5  »   12| »   72 | »   396| »   2  »  --|  »   6  | »   396| »    66|  »   6 | »   396 |
  |den. 2, gr. 4-4/11               | 33    | »   -- »   3| »   22| »   2  »   18| »   72 | »   198| »   2  »  --|  »   6  | »   198| »    33|  »   6 | »   198 |
  |                                 | 22    | »   -- »   2| »   22| »   1  »   20| »   72 | »   132| »   2  »  --|  »   6  | »   132| »    22|  »   6 | »   132 |
  |                                 | 11    | »   -- »   1| »   22| »   -- »   22| »   72 | »    66| »   2  »  --|  »   6  | »    66| »    11|  »   6 | »    66 |
  +---------------------------------+-------+-------------+-------+--------------+--------+--------+-------------+---------+--------+--------+--------+---------+
  |  Bisilachi di finezza di den. 16|144    |lib. 1 onc.--|den. 16|onc. 8 den. --|lir. 72 |lir. 576|den. 1 gr.  8| lir. 4  |lir. 576|onc.  96| lir. 6 |lir. 576 |
  |per oncia, cioè per ogni oncia o | 72    | »   -- »   6| »   16| »   4  »   --| »   72 | »   288| »   1  »   8|  »   4  | »   288| »    48|  »   6 | »   288 |
  |libra otto parti di oro e quattro| 36    | »   -- »   3| »   16| »   2  »   --| »   72 | »   144| »   1  »   8|  »   4  | »   144| »    24|  »   6 | »   144 |
  |d'argento o di rame; ciascun     | 24    | »   -- »   2| »   16| »   1  »    8| »   72 | »    96| »   1  »   8|  »   4  | »    96| »    16|  »   6 | »    96 |
  |peserá den. 2.                   | 12    | »   -- »   1| »   16| »   -- »   16| »   72 | »    48| »   1  »   8|  »   4  | »    48| »     8|  »   6 | »    48 |
  +---------------------------------+-------+-------------+-------+--------------+--------+--------+-------------+---------+--------+--------+--------+---------+
                                                                                                                                      * Quant'argento fino vi
                                                                                                                                        entra in concordanza




CAPITOLO XX

Discorso sopra le dette tariffe, nel quale anco si mostra l'ordine che
si dovrá tenere per fare i conti giusti delle monete d'oro giá fatte,
che si troveranno essere piú leggiere o piú grevi di peso delle
contenute in esse tariffe.


Col mezo delle suddette tariffe si vede l'ordine e la regola vera, con
la quale si hanno a fare in tutte le zeche le monete d'oro. E quanto a
quelle che sinora sono state fatte, dico che, quando i ducati si
troveranno essere alla finezza e peso in dette tariffe contenuto, non
occorrerá far altro; ma, quando si troveranno essere o piú leggieri o
piú grevi di quest'ordine, essi si dovran pagare e ricevere in questo
modo, cioè: che per ogni grano, tanto di calo quanto di crescimento,
si sconteranno o si faranno buoni soldi 2 e denari 6. E parimente per
ogni denaro a peso, lire tre, e per ogni oncia, lire settantadue
imperiali. Si potrá anco tolerare questa tassa di soldi 2 e denari 6
per grano negli scudi, che fossero piú leggieri o piú grevi di quelli
da 113-1/7 o da 99 overo da 132 alla libra, cioè sino alla somma di
grani 12; conciosiaché grani 12 sono solamente grani undeci di
pur'oro, e ciò è cosa di poco momento per farvi altra tassa, quanto
sia dalli detti 12 grani in giú. Ma, quando la quantitá della
leggerezza o grevezza ascendesse sino alla somma di grani 24, essi
sono solamente grani 22 di oro puro, e similmente denari 24 a peso
sono denari 22 di pur'oro; e cosí dei bisilachi, che grani 24 saranno
grani 16 di dett'oro, e denari 24 saranno solamente denari 16; e
parimente si potrá cosí fare d'ogni altro oro giá coniato d'altre
finezze. E con questa regola si potranno sempre fare i conti giusti
del dare e dell'avere in ogni sorte di monete d'oro, imperoché s'avrá
sempre riguardo al puro che in quelle si troverá essere o di piú o di
meno, e cosí nelle picciole somme come nelle gran quantitadi.




CAPITOLO XXI

Tariffe sette, per le quali si mostra l'ordine che tener si debbe nel
far monete d'argento di sette finezze, senza rotti nelle leghe e nel
conteggiarle


  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  |                         | Num^o. |      |               |                          |                         |                           |valendo |tutti    |
  |Il netto ed il brutto di |   di   |Pesano|  A finezza o  |                          |     In ciascuna vi è    |        Vale l'una         |l'oncia |valeranno|
  |ciascuna lega.           | monete |brutte|    lega di    |  Ciascuna pesa brutta    |         di fino         |        d'imperiali        |del fino|         |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  |  Monete nelle quali     |   6    |lib. 1|onc. 11 den. 12|onc. 2 den. -- gr.  --    |onc. 1 den. 22 gr. --    |lir. 11 sol. 10 den.  --   | lir. 6 | lir. 69 |
  |entrano denari 12 di rame|  12    | »   1| »   11  »   12| »   1  »   --  »   --    | »   -- »   23  »   --   | »    5  »   15  »    --   |  »   6 |  »   69 |
  |per ogni libra di esse.  |  24    | »   1| »   11  »   12| »   -- »   12  »   --    | »   -- »   11  »  12    | »    2  »   17  »    6    |  »   6 |  »   69 |
  |                         | 120    | »   1| »   11  »   12| »   -- »    2  »   9 3/5 | »   -- »    2  »   7 1/5| »    -- »   11  »    6    |  »   6 |  »   69 |
  |                         | 240    | »   1| »   11  »   12| »   -- »    1  »   4 4/5 | »   -- »    1  »   3 3/5| »    -- »    5  »    9    |  »   6 |  »   69 |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  | Monete nelle quali entra|   5 1/2|lib. 1|onc. 11 den. --|onc. 2 den.  4 gr.    4/11|onc. 2 den. -- gr. --    |lir. 12 sol. -- den.  --   | lir. 6 | lir. 66 |
  |un'oncia di rame per ogni|  11    | »   1| »   11  »   --| »   1  »    2  »     2/11| »   1  »    -- »   --   | »    6  »   --  »    --   |  »   6 |  »   66 |
  |libra.                   |  22    | »   1| »   11  »   --| »   -- »   13  »     1/11| »   -- »   12  »   --   | »    3  »   --  »    --   |  »   6 |  »   66 |
  |                         |  33    | »   1| »   11  »   --| »   -- »    8  »     3/11| »   -- »    8  »   --   | »    2  »   --  »    --   |  »   6 |  »   66 |
  |                         |  66    | »   1| »   11  »   --| »   -- »    4  »     4/11| »   -- »    4  »   --   | »    1  »   --  »    --   |  »   6 |  »   66 |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  |  Monete nelle quali     |  12    |lib. 1|onc. 10 den. --|onc. 1 den. -- gr.  --    |onc. --den. 20 gr. --    |lir.  5 sol. -- den.  --   | lir. 6 | lir. 60 |
  |entrano once 2 di rame   |  24    | »   1| »   10  »   --| »   -- »   12  »   --    | »   -- »   10  »   --   | »    2  »   10  »    --   |  »   6 |  »   60 |
  |per ogni libra.          |  60    | »   1| »   10  »   --| »   -- »    4  »     4/5 | »   -- »    4  »   --   | »    1  »   --  »    --   |  »   6 |  »   60 |
  |                         | 120    | »   1| »   10  »   --| »   -- »    2  »     2/5 | »   -- »    2  »   --   | »    -- »   10  »    --   |  »   6 |  »   60 |
  |                         | 240    | »   1| »   10  »   --| »   -- »    1  »     1/5 | »   -- »    1  »   --   | »    -- »    5  »    --   |  »   6 |  »   60 |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  |  Monete nelle quali     |  16    |lib. 1|onc.  8 den. --|onc. --den. 18 gr.  --    |onc. --den. 12 gr. --    |lir.  3 sol. -- den.  --   | lir. 6 | lir. 48 |
  |entrano once 4 di rame   |  24    | »   1| »    8  »   --| »   -- »   12  »   --    | »   -- »    8  »   --   | »    2  »   --  »    --   |  »   6 |  »   48 |
  |per ogni libra.          |  48    | »   1| »    8  »   --| »   -- »    6  »   --    | »   -- »    4  »   --   | »    1  »   --  »    --   |  »   6 |  »   48 |
  |                         |  96    | »   1| »    8  »   --| »   -- »    3  »   --    | »   -- »    2  »   --   | »    -- »   10  »    --   |  »   6 |  »   48 |
  |                         | 192    | »   1| »    8  »   --| »   -- »    1  »  12     | »   -- »    1  »   --   | »    -- »    5  »    --   |  »   6 |  »   48 |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  |  Monete nelle quali     |  24    |lib. 1|onc.  6 den. --|onc. --den. 12 gr.  --    |onc. --den.  6 gr. --    |lir.  1 sol. 10 den.  --   | lir. 6 | lir. 36 |
  |entrano once 6 di rame   |  36    | »   1| »    6  »   --| »   -- »    8  »   --    | »   -- »    4  »   --   | »    1  »   --  »    --   |  »   6 |  »   36 |
  |per ogni libra.          |  48    | »   1| »    6  »   --| »   -- »    6  »   --    | »   -- »    3  »   --   | »   --  »   15  »    --   |  »   6 |  »   36 |
  |                         |  72    | »   1| »    6  »   --| »   -- »    4  »   --    | »   -- »    2  »   --   | »   --  »   10  »    --   |  »   6 |  »   36 |
  |                         | 144    | »   1| »    6  »   --| »   -- »    2  »   --    | »   -- »    1  »   --   | »   --  »    5  »    --   |  »   6 |  »   36 |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  |  Monete nelle quali     | 120    |lib. 1|onc.  4 den. --|onc. --den.  2 gr.  9 3/5 |onc. --den. -- gr. 19 1/5|lir. -- sol.  4 den.  --   | lir. 6 | lir. 24 |
  |entrano once 8 di rame   | 160    | »   1| »    4  »   --| »   -- »    1  »  19 1/5 | »   -- »   --  »  14 2/5| »   --  »    3  »    --   |  »   6 |  »   24 |
  |per ogni libra.          | 240    | »   1| »    4  »   --| »   -- »    1  »   4 4/5 | »   -- »   --  »   9 3/5| »   --  »    2  »    --   |  »   6 |  »   24 |
  |                         | 320    | »   1| »    4  »   --| »   -- »    -- »  21 3/5 | »   -- »   --  »   7 1/5| »   --  »    1  »    6    |  »   6 |  »   24 |
  |                         | 480    | »   1| »    4  »   --| »   -- »    -- »  14 2/5 | »   -- »   --  »   4 4/5| »   --  »    1  »    --   |  »   6 |  »   24 |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+
  |  Monete nelle quali     | 480    |lib. 1|onc.  2 den. --|onc. --den. -- gr. 14 2/5 |onc. --den. -- gr.  2 2/5|lir. -- sol. -- den.  6    | lir. 6 | lir. 12 |
  |entrano once 10 di rame  | 960    | »   1| »    2  »   --| »   -- »   --  »   7 1/5 | »   -- »   --  »   1 1/5| »   --  »   --  »    3    |  »   6 |  »   12 |
  |per ogni libra.          |1920    | »   1| »    2  »   --| »   -- »   --  »   3 3/5 | »   -- »   --  »     3/5| »   --  »   --  »    1 1/2|  »   6 |  »   12 |
  +-------------------------+--------+------+---------------+--------------------------+-------------------------+---------------------------+--------+---------+




CAPITOLO XXII

L'ordine delli caratteri o note da doversi imprimere sulle monete cosí
d'oro come d'argento.


Le seguenti note principalmente s'avranno da imprimere su le monete,
cosí d'oro come d'argento, che di nuovo si faranno, o nel circolo, o
nel mezo in colonna, o dove parerá che debbano star meglio, con
caratteri o di lettere o di numeri, con i suoi punti, e con ordine e
modo tale che da tutti possano esser facilmente intese. E l'ordine è
questo, cioè:

La prima nota mostra il vero e real valore della moneta.

Per la nota seconda si manifesta la lega o finezza di essa moneta.

La terza dichiara quante monete di quella medesima sorte ne vadino in
numero alla libra.

La quarta denota che le monete fatte sotto il precedente numero deono
essere una libra giusta, e, quando non fossero, si dovrá osservare
quello che nel capitolo XXVIII si dice.

Su le monete d'oro le seguenti:

  Lire  9 a denari 24 numero  96     libra 1
    »   8     »    22   »     99       »   1
    »   7     »    22   »    113-1/7   »   1
    »   6     »    22   »    132       »   1
    »   4     »    16   »    144       »   1

  Su le monete d'argento le seguenti:

  Soldi 57-1/2 di leghe 11-1/2 numero 24 libra 1
    »   60         »    11       »    22   »   1
    »   20         »    10       »    60   »   1
    »   20         »     8       »    48   »   1
    »   15         »     6       »    48   »   1
    »    2         »     4       »   240   »   1
    »    6         »     2       »   480   »   1
    »    3         »     2       »   960   »   1
    »    1-1/2     »     2       »  1920   »   1

Ho posto in questa tavola le prime note delle cinque tariffe delle
monete d'oro e quelle di mezo delle sette tariffe delle monete
d'argento, accioché col mezo del detto essempio si possa cosí fare su
l'altre descritte in esse tariffe, e anco su qualunque altra sorte di
monete di maggiore o minor finezza, peso e valore, oltra le contenute
in esse tariffe, quando però ad alcuni piacesse di farne a loro
imitazione; e anco su quelle che qui sotto nel presente capitolo si
contengono. E benché io abbia descritto per conto dell'oro solamente
tre finezze, cioè di denari 24, 22 e 16, ciò non ho giá fatto per
concludere che non se ne possano ancora fare d'altre finezze, come
sarebbe da denari 16 sino a 22, cioè di 18 e di 20, proporzionalmente
però, ed anco di denari 23; ma non giá, come per l'adietro si è fatto,
cioè di denari 22-1/4, 22-1/2, 22-3/4 o simili, negli scudi d'alcune
cittadi, e similmente nelli ducati che si sono fatti di denari 23-1/4,
23-1/2 e 23-3/4 o simili; percioché sono rotti inconvenienti e non
necessari e che causerebbono disordini grandi nel conteggiare, avendo
riguardo al puro di essi. E, quando si volessero fare monete d'altre
finezze che delle tre descritte nelle tariffe, se ne potrebbono fare,
com'è detto, di denari 23 giusti e di 18 e di 20, ma non
necessariamente di queste due, cioè di 18 e di 20, imperoché non sono
in uso gli scudi di simili finezze, oltreché sarebbono con difficultá
conosciuti; ma si potrebbono quelli di denari 23 nominare «ducati
stretti» o per altro nome. Sarebbe ben cosa necessaria che questi
ducati fossero con diverse imprese segnati, a differenza degli altri,
ed anco differenti di peso; come sarebbe, in compartirli, che
n'andassero in numero 69 alla libra, e valerebbe ciascun di essi lire
12 imperiali, che tutti ascenderebbono alla somma di lire 828; e vi
entrano in corrispondenza once 138 d'argento fino, che, a lire 6 per
oncia, fanno l'istessa somma di lire 828. Si potran bene
ragionevolmente fare monete o doble d'oro di varie sorti, come da
ducati o da scudi due, da cinque e da dieci l'una, ed anco di maggiore
e di minor valore, come da mezo ducato, da mezo scudo e da un quarto
per ciascuna; purché su esse vi siano impresse le giá dette note del
valore, della finezza o lega, ed il numero di quante ne vadino alla
libra: avvertendo che le note di tali doble dovranno esser segnate o
impresse con l'ordine qui sotto annotato; come, per essempio, se le
doble saranno da scudi cinque l'una, di valore di lire 6 per scudo, le
loro note saranno queste, cioè 30, 22, 26-12/30, overo con questo
rotto 2/5, che significherá due quinti di una dobla, come sarebbe a
dire due scudi. Se le doble saranno da scudi cinque l'una, di valore
di lire 7 per scudo, le note saranno queste, cioè 35, 22, 22-22/35, il
qual rotto denoterá le 22 parti di 35 di una simil dobla, come sarebbe
a dire tre scudi ed un settimo di scudo. Se le doble saranno da scudi
cinque l'una, di valore di lire otto per scudo, le note saranno
queste, cioè 40, 22, 19-32/40, overo 4/5, il qual rotto significherá
quattro quinti di una di queste doble, come sarebbe a dire scudi
quattro. Se le doble saranno da ducati cinque l'una, di valore di lire
nove per ducato, le loro note saranno queste, cioè 45, 24, 19-9/45,
overo l/5, il qual rotto denoterá un quinto di dobla, come sarebbe a
dire un ducato. E a similitudine dei detti essempi si dovrá cosí fare
ed osservare in qualunque altra sorte di doble o monete d'oro, di
maggiori o minori pesi e valori.

E per facilitare a tutti l'ordine proposto, ho posto qui in disegno
due sorti di monete, una d'oro e l'altra d'argento, con le note
inscritte nei luoghi ove, a mio giudicio, poste esser dovrebbono.

    [Illustrazione: Moneta d'oro.]

    [Illustrazione: Moneta d'argento.]

Quella di oro valerá lire 7 imperiali: a denari 22, ne anderanno in
numero 113-1/7 alla libra. Quella di argento valerá soldi 35
imperiali: di leghe 10-1/2, ne anderanno in numero 36 alla libra.

Ora, per mostrare di quanta importanza sia il porre o imprimere su le
monete di qualunque sorte tutte le dette quattro note, o almeno le tre
con l'ordine suddetto, dico ch'essendo dai nostri antichi giá stata
fatta elezione dell'oro e dell'argento, come cosa piú al proposito per
fare i danari, i quali fossero come mezani per poter fare molte sorti
di contratti tra tutte le genti in tutto il mondo, fu anco avuta
l'intelligenza, si può dire da Dio, di usare i numeri e la ragione dei
conti aritmetici; accioché, col mezo loro, si potessero e dovessero
fare i partimenti di essi preciosi metalli, con giusta e real
corrispondenza e concordanza e delli pesi e delli valori, nel ridurli
ad uso di essi danari, onde poi il «compendio» ed il «dispendio» (cosí
dagli antichi con tali vocaboli chiamati e nominati) fossero fatti con
ogni sorte di perfezione. Ma, perché quasi sempre sopra questo cosí
alto maneggio sono stati diversi i pareri degli uomini, e fatti gli
ordini diversi e non conformi, cioè da un paese all'altro, perciò le
cose di essi danari sono sempre andate con disproporzione quanto sia
in universale, sí come di tempo in tempo si è veduto ed anco ora si
vede. E perché il porre le dette tre note su le monete sará una delle
cause principali per far perpetuare gli ordini universali sopra il
fatto di esse monete in tutti i luoghi, però quelle dovranno esser
cosí poste ed impresse col dett'ordine. E se ad alcuni forse paresse
d'imprimervi solamente le note della lega e del peso, dico che non
sarebbe per ciò conosciuto il manifesto delle monete, che è il valore;
e chi volesse anco ponervi solo la nota del valore, non venirebbe
conosciuto il loro intrinsico, che è la quantitá in peso del puro e
del fino, ed il peso di quante ne vadino alla libra, sotto il qual
peso vien compreso il fino ed il brutto di esse monete. E per queste
ragioni le suddette tre note dovranno esser impresse su le monete
nuove, nelle quali però vi sia tanto di campo o spacio che vi si
possano far capire, e con tal ordine che da tutti siano conosciute ed
intese, come cosí vuol il dovere. E quanto per le monete minute, si
potrebbe osservar l'ordine che nel seguente capitolo è descritto.

Ed ancorché l'oro e l'argento ed i valori siano tre cose differenti,
nondimeno hanno da essere un corpo solo, ed in questo corpo, quanto
sia in valutare le monete, non vi si possono con ragione alcuna far
entrare le fatture di esse, nelle quali fatture si deono però
comprendere il rimedio ed il rame, il quale vien accompagnato con
l'argento ed alle volte con l'oro, in voler fare le leghe variate, per
poter poi fare varie sorti di monete: imperoché esse fatture non
potrebbono con la ragione aritmetica compatire la proporzionata
divisione che fosse corrispondente nelli valori delle monete di
diverse sorti, ed in particolare nelle monete di minori leghe e
valori, sí come tutto ciò può vedersi nella tavola al capitolo XXXVII
e nel capitolo XLII. E tutto quello che si dice doversi osservare
sopra il fare le monete nuove, cioè il non comprendervi nei loro
valori le fatture, il simile intendere si debba per le dette ragioni
nel fare la tassa universale di tutte le monete finora fatte, avendosi
in ciò ad osservar l'ordine che nel capitolo XLI è dimostrato.




CAPITOLO XXIII

Discorso sopra alcuni particolari delle note.


Volendo far conoscere alli prencipi il bene che ne seguirebbe per
l'impressione delle dette note, ho posto in disegno il suddetto
essempio, accioché, parendo loro, possano ordinare che tutto ciò sia
essequito e nelle zeche osservato. E tengo per fermo che non sará
persona, di qualunque stato o grado esser si voglia, ch'opponga che la
detta impressione non si debba fare su le monete e d'oro e d'argento
che per l'avenire si faranno; e ciò per esser cosa necessaria e di
grandissima importanza ed utilissima nel general fatto delli danari,
ed anco perché è cosa di ragione. Egli è vero ch'essi prencipi tolerar
potrebbono che non vi s'imprimesse l'ultima nota, cioè numero 1, che
denota libra una, essendo che manifestamente sará inteso da ciascuno,
per le note del terzo ordine, quante monete del medesimo valore e lega
n'anderanno in numero alla libra. Sará ben cosa convenevole ch'i
principi, quali faranno far zeche o batter monete secondo
quest'ordine, facciano imprimere su le monete (secondo il solito) le
loro effigi o imprese con i nomi loro, e con quella maggior bellezza
che fia possibile, accioché loro avenga non altrimenti che delle
medaglie degli antichi imperadori e altri signori. Avvertendo ancora
che, sí come si variano le leghe o finezze, i pesi ed i valori delle
monete, si debba osservare che anco siano mutate le imprese o altri
simili segni di ciascuna sorte di esse monete, e tanto di quelle di
una cittá quanto di quelle d'un'altra, affinché quelli che non hanno
cosí piena intelligenza di monete, o terrieri o forestieri, non
pigliassero quelle di minori valori in luogo di quelle di maggiori, sí
come ciò facilmente intervenir potrebbe.

E quantunque nella detta tariffa dell'argento io abbia descritto che
le monete nominate «fine» si dovessero fare di lega di once 11 e
denari 12, nondimeno dico che se ne potrebbono anco fare di lega di
once 11 e denari 8, e di once 11 e denari 16; sotto le quali leghe
cosí rotte si farebbono monete di valore di soldi 10 l'una, di 20, di
40, di 60, di 120 ed anco di maggiori tali valori, nelle quali non
intervenirebbono mai rotti alcuni nel conteggiarle a ragion del lor
fino. E perché le note di ciascuna di esse leghe cosí rotte farebbono
due, cioè la nota delle once e quella delli denari, però le due note
di mezo dovranno esser intese per quelle della lega per essere un
corpo solo; ed il simile si dovrá osservare per le note del peso, cioè
di quante n'anderanno alla libra, quando però occorrerá che di qualche
sorte di monete, o d'oro o d'argento, o fine o basse, n'andasse di piú
alla libra un quarto di moneta, o meza moneta, o altro simil rotto;
imperoché fará di bisogno anco imprimere su quella sorte di monete il
detto rotto, sí come aviene negli scudi da 113-1/7 alla libra e nelle
monete d'argento da 5-1/2 alla libra (delle quali nelle tariffe),
perché, queste note del peso sono anco un corpo solo: e tutto ciò si
dovrá fare, accioché ogni e qualunque sorte di monete si possa pesare
per sempre giustamente a libra a libra in tutti i luoghi. Ma, in
quanto delle altre leghe o finezze che in essa tariffa si contengono,
io son di fermo parere che non si dovrebbe mai fare sorte alcuna di
monete con simili rotti nelle loro finezze, per non esser cosa
necessaria il cosí farle, eccetto però nelle monete da dieci leghe in
su e da leghe tre in giú, nelle quali monete, nel farle, si potrebbe
usare ancora la meza lega: perché, nel fare i partimenti di esse
monete, non vi possono intervenire rotti di sorte alcuna, tanto nella
quantitá in peso del fino, quanto nei reali dati valori corrispondenti
ad essa quantitá, a moneta per moneta, sí come ve ne intervenirebbono
per causa di molte altre sorti di leghe fatte con altra sorte di
rotti. E parimente, in quanto alli valori, dico che, quando occorrerá
far sorte alcuna di monete, nei valori delle quali intervenessero,
oltra i valori dei soldi, nominazioni di denari, come denari 3, o 6, o
9, fará di bisogno imprimervi la nota di essi denari, perché le note
dei soldi e dei denari sono anco un corpo solo, sí come ho detto di
sopra delle note della lega e del peso.

E perché forse dirá qualcuno che non si potranno fare cosí
intelligibili tutte le suddette note su le monete minute o di minori
valori, cioè da sei quattrini in giú l'una, come su le grandi; a
questo dico che i prencipi si potrebbono contentare che su le dette
minute vi fossero impresse solamente le note del valore e della lega,
o almeno quelle della lega, perché da queste facilmente si
conoscerebbe anco col mezo del peso il loro valore.

E perché potrebbe forse parere ad alcuni che i soldi quali sono di
leghe 4, e parimente le monete da denari 6 e da denari 3 e da denaro
1-1/2 l'una, di leghe 2, descritte in dette tariffe, avessero da
riuscire troppo picciole di forma, a ciò proveder si potrebbe in
questo modo: cioè che i soldi si facessero di lega di once 3 o di once
2, e le monete da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 si
facessero di lega di oncia 1 e denari 12, o di oncia 1; ma l'una e
l'altra sorte di queste da denari 6 e da denari 3 e da denaro 1-1/2 si
dovrebbono fare tutte d'una medesima lega, accioché fossero differenti
di grossezza e di grandezza: sarebbe poi in libertá delli superiori di
qualunque zeca di ordinare di qual lega simili monete far si
dovessero.




CAPITOLO XXIV

Avvertimenti necessari sopra il fare le monete.


È da notare che, osservandosi questi ordini, le monete cosí d'oro come
d'argento non si farebbono se non una volta sola, e non mai si
rifarebbono. La cagion è perché a chi ne fará fare converrá pagare la
fattura ed il rame, supplire al fatto del rimedio e ad ogni altra
spesa che intorno a ciò fará di bisogno (quando però non vi sia
altrimenti proveduto, come nel capitolo XII si narra), affinché in
esse resti il giusto e proporzionato fino, il qual dovrá esser in
effetto conforme alle note su le monete impresse, senza alcuna sua
diminuzione per cagion del detto rimedio. E si dovrá osservare che
ciascuna sorte di monete corrisponda alla libra in numero con l'ordine
giá detto, alla libra dico di Bologna, per le ragioni in piú luoghi
del _Discorso_ allegate. Ed ancora dovrassi attendere che i loro saggi
restino reali. E nel farle si usi diligenza che nel compartirle siano
fatte e ridotte giuste, cioè che non ne vadino di piú alla libra del
loro real numero, ma piú tosto meno qualche poco, acciò non si trovino
scarseggiare in parte alcuna.




CAPITOLO XXV

Breve replicazione, con essempio, di quanto si è detto.


Credo per le suddette tariffe aver in modo tale dimostrato qual sia la
forma, la lega o finezza, il peso, il numero ed il valore da
osservarsi nel ridurre in monete l'argento e l'oro, che ciascuno potrá
facilmente intendere l'ordine che si dovrá tenere nel far pagamenti di
qualunque sorte. E per maggior chiarezza addurrò anco questo essempio.
S'alcuno che si troverá debitore di scudi novantanove, che in tutto
peseranno una libra, come nelle tariffe, valendo ciascuno lire otto
imperiali, che fanno la somma di lire 792, nelli quali entrano once
undeci di pur'oro, che vale lire 72 l'oncia, pagherá once 132 di
argento di coppella coniato ed apprezzato lire 6 l'oncia; dico che non
vi sará differenza alcuna. E quello c'ho detto degli scudi di peso,
finezza e valore suddetto, il simile s'intenda degli altri contenuti
nelle tariffe di minor peso e valore, percioché ritornerá il medesimo.
È ben ragione osservare i patti tra i contraenti fatti, perché vi
saranno alcuni che vorranno alle volte piú tosto monete d'oro che
d'argento, solo per commoditá o del portarle o dello spenderle.

Sará anco lecito, com'è sempre stato alli banchieri ed altri, il
cambiare le monete d'oro e d'argento d'una sorte in un'altra, e con
quelli debiti laggi che si converranno i cambiatori con quelli che
vorranno cambiare; ma ben si conoscerá e chiaramente si saprá che
tanto di puro e di fino sará in real proporzione cosí nelle monete che
si vorranno cambiare come in quelle che nel cambio si riceveranno,
cioè da argento ad argento, da oro ad argento e da oro a oro, come di
ciò apertamente nel capitolo XXIX tratterassi.




CAPITOLO XXVI

Che in qualunque cittadi e paesi si potrá conteggiare d'oro e
d'argento coniato, secondo il loro parlare.


Avengaché in diversi paesi le monete d'oro siano diversamente
nominate, come «ducati», «corone», «zechini», «scudi», «rainessi»,
«bisilachi» o simili, e parimente le monete d'argento, come «reali»,
«quarti», «mozenighi», «bianchi», «pavoli», «giuli», «baiochi»,
«marchetti», «quattrini» o simili, il che non vuol significar altro
che i diversi pesi d'oro puro e d'argento fino che veramente nelle
monete esser dovrebbono; nondimeno ciò poco importa. Imperoché tali
nominazioni potranno restar ferme alle monete, purché i loro valori
siano ridotti a moneta imperiale, cosí di quelle che di nuovo si
faranno, come di quelle che saran tassate; cioè le lire a ragion di
soldi 20 l'una, i soldi a ragion di denari 12, ed i denari a ragion di
due bagattini. E tutto ciò si dovrá osservare, accioché nel fare i
conti dei pagamenti essi si trovino sempre giusti e confronti, e che
non vi nascano differenze per le diversitá delli nominati valori che
si sogliono alle monete dare, quali valori sono differenti
dagl'imperiali.




CAPITOLO XXVII

Tavola, nella quale si mostra la concordanza del parlare a ducati,
scudi, lire, soldi o simili, col nominare l'oro e l'argento ad once o
a libre, però coniati.


Per dichiarazione di tutto ciò ed affinché ciascuno possa questo fatto
intendere, ho posto qui sotto la presente tavola, nella quale sono
descritti i primi capi delle tariffe cosí dell'oro come dell'argento,
con i loro corrispondenti dati valori, accioché ad imitazione di essi
si possa cosí fare negli altri partimenti in esse tariffe descritti,
ed anco in qualunque altro partimento sotto questi ordini fatto.

                   Monete d'oro.
  ---------+-----------------+--------+-----+--------
           |      da         |        |fanno|oro puro
           |lir. sol. den.   |  num.  |lire |  once
  ---------+-----------------+--------+-----+--------
  Ducati   |  9   --   --    |  96    | 864 |  12
  Scudi    |  8   --   --    |  99    | 792 |  11
  Scudi    |  7   --   --    | 113-1/2| 792 |  11
  Scudi    |  6   --   --    | 132    | 792 |  11
  Bisilachi|  4   --   --    | 144    | 576 |   8

                 Monete d'argento.
  ---------+-----------------+--------+-----+---------
           |      da         |        |fanno|arg. puro
           |lir. sol. den.   |  num.  |lire |  once
  ---------+-----------------+--------+-----+---------
   MONETE  | 11   10   --    |   6    |  69 |  11-1/2
           | 12   --   --    |   5-1/2|  66 |  11
           |  5   --   --    |  12    |  60 |  10
           |  3   --   --    |  16    |  48 |   8
           |  1   10   --    |  24    |  36 |   6
           | --    4   --    | 120    |  24 |   4
           | --   --    6    | 480    |  12 |   2
           | --   --    3    | 960    |  12 |   2
           | --   --    1-1/2|1920    |  12 |   2




CAPITOLO XXVIII

L'ordine col quale si dovrá procedere tanto nello spendere quanto nel
ricevere l'oro e l'argento coniato.


In conformitá di quello che di sopra ho detto, che non sará differenza
alcuna dal dire a ducati, scudi e lire, al nominare ad oncia o a libra
l'oro e l'argento in monete ridotto e che sará il medesimo, addurrò
questi essempi per darne maggior intelligenza. S'alcuno, trovandosi
debitore d'una somma di danari cosí d'oro come d'argento, vorrá pagare
a numero, fará di bisogno che anco paghi a peso e con quest'ordine,
cioè: se il debitore dovrá dare lire 60, e le pagherá in tante monete
d'argento di lega di once 10, delle quali n'anderanno in numero 240
alla libra di valore di soldi cinque l'una come nelle tariffe, e che
nel pesarle non fossero una libra giusta, sará tenuto aggiungere tante
monete di quella sorte che suppliscano al detto peso della libra; e
non si dovrá aver riguardo alla somma del conto delle lire, ma solo si
attenderá che nel pagamento vi sia il giusto peso della finezza, cioè
le once 10 di fino argento che vagliono lire 60. E cosí s'intenda
d'ogni altra sorte di monete d'argento di un medesimo valore e lega. E
parimente, s'alcuno sará creditore d'una quantitá di scudi, de' quali
n'andassero in numero 113-1/7 over altro numero alla libra, e di
finezza di denari 22 come nelle tariffe, il debitore sará tenuto
pagare il debito con tant'altri scudi della medesima qualitá over
finezza, e pesarli a libra a libra; imperoché in ciascuna di esse vi
saranno once undeci di pur'oro: e, con questi ordini, tutti li
pagamenti resteranno fatti integri e giusti. Il simile ancora si
osserverá per li ducati, percioché anch'essi si dovran pesare a libra
a libra. E, quanto allo spendere alla minuta, perché alle volte le
monete non si potranno cosí pesare ad una ad una, ciascuno si guarderá
a non pigliarne di tose. Oltre di ciò dico che, s'alcuno vorrá fondere
monete sotto questi ordini coniate per fare qualche altra cosa, le
dovrá fondere cosí sotto sopra, e non bilanciarle per eleggere o far
scelta delle grevi dalle alquanto leggiere. Or, quando le monete
usciranno giuste e ben regolate dalle zeche, tali disordini cosí
facilmente non occorreranno.




CAPITOLO XXIX

Che le mercanzie ed altre cose si modereranno nelli prezzi in
dipendenza dei giusti valori dati all'oro ed all'argento in monete
ridotti; e anco si mostra l'ordine che si dovrá tenere nel contrattare
essi preciosi metalli non coniati con i coniati, e che molte dispute
si leveranno via.


Avendo da mostrare tutto quello, ch'io propongo, esser vero, dico che
l'oro e l'argento, mentre che sono grezi e non lavorati, ed anco dopo
che sono in qualunque sorte di opere posti o fabricati (eccettuando
però sempre i danari), sono mercanzia come le altre robbe, o cose che
si comprano o che si vendono overo che in altro modo si contrattano.
Ma, quando sono ridotti e fatti in monete, essi non si possono con
ragione alcuna domandare «mercanzia» per cagion di tale loro essere;
imperoché divengono e sono poi fatti base, fondamento ed una misura
publica e commune a tutti per far contratti di mercanzie e di molte
altre cose. Il che manifestamente e con alta filosofia vien dimostrato
e dichiarato dallo stagirita, prencipe de' peripatetici, Aristotile,
nel capitolo V del quinto libro dell'_Etica_ sua, sotto la rubrica _De
permutatione, nummo et indigentia_ e nel capitolo I del nono libro
dell'opera istessa, sotto la rubrica _Quae conservant amicitiam_
(sopra i quai capitoli commentando il dottissimo Donato Acciaiuoli,
egli con molta acutezza ha esposto i passi sopra ciò dal filosofo
descritti); e la qual cosa pare che volesse anco esser significata e
mostrata dal medesimo Aristotile nel capitolo VI del primo libro della
_Politica_, sotto la rubrica _De nummularia acquisitione, quod sit
praeter naturam et quod differat a cura rei familiaris_, ecc. Ma,
perché l'oro e l'argento, nel ridurli in danari, quasi sempre sono
stati compartiti sotto ordini diversi e variati, cioè da una cittá
all'altra e da una provincia all'altra, però essi sono stati e sono
misura disuguale e non uniforme, quanto sia in universale. Ora, quando
di detti preciosi metalli saranno fatte monete nuove, e che su esse,
cosí su quelle di lega fina come su quelle di bassa lega,
s'imprimeranno le note del lor valore, della lega o finezza e del
peso, nella forma e con l'ordine giá nel capitolo XXII dimostrato;
allora sí che si potranno con veritá domandare, sí come in effetto
saranno, una sola misura, giusta, reale, publica e commune a tutte le
genti, in tutte le parti del mondo, per fare ogni sorte di contratti
tanto di mercanzie e d'altre cose quanto per fare ogni e qualunque
pagamento con integra e perfetta sodisfazione. E i quai oro ed argento
non si potranno mai in alcun modo giustamente, in corrispondenza
proporzionata, dispensare o compartire in picciola o in gran
quantitade, ed in particolare nel far monete, se non saranno terminati
e compartiti con un solo real peso e fermo, e sotto giusti e
corrispondenti proporzionati dati valori, che servino in universale,
come ho giá detto, con il peso della libra di Bologna, e sotto li
valori di lire 72 e di lire 6 imperiali l'oncia del puro e del fino. E
saper si dee che per questi ordini non ne tornera né intervenirá danno
ad alcuno che ne voglia vendere o contrattare, e in particolare alli
mercatanti che li vendono dalle minère, ed in generale a tutti quelli
che ne faranno mercanzia o contratti. Imperoché non vien vietato loro
di poterli contrattare, cosí grezi o in verghe, over a loro spese
coniati sotto la regola proposta, con qualsivoglia mercanzia o altra
cosa che loro aggradi, sotto qual prezzo o valore che loro piacerá,
cioè di poter domandare in contracambio cosí d'ogni oncia, denaro e
grano d'oro puro, come d'ogni oncia, denaro e grano di fino argento,
non coniati over in monete ridotti, quella quantitá di mercanzia o
altre robbe a lor modo; ma non si dovranno giamai movere il peso ed i
valori dell'oro e dell'argento giá detti. E parimente quelli
mercatanti, che gli avranno ricevuti in contracambio delle loro robbe,
potranno permutarli o contrattarli cosí grezi over di nuovo cosí
monetati, e in quelle sorti di monete o grosse o minute secondo il
loro commodo, con altre mercanzie o robbe; facendosi con dette robbe
pagare le mercedi ch'avessero speso in farli coniare, over ch'avessero
fatte buone a chi gli avesse dato loro cosí di nuovo coniati, e con li
suoi guadagni e come loro renderá piú conto; stando però (com'ho
detto) sempre fermi a detti oro ed argento i suddetti peso e valori,
sí come stanno e mantenuti sono i pesi e le misure delle cittadi,
quali in esse particolarmente stanno fermi e non mai sono mossi dalle
loro terminate forme. Conciosiaché, quando questi pesi e misure
fossero ogni qualch'anno mossi dal detto lor ordine, con accrescerli
ogni volta di qualche poco o di assai, tanto in una cittá come in piú,
nelle quali i mercatanti insieme negoziassero, e poi si volessero fare
i conti sopra le misure e pesi passati e i nuovi insieme, non si
potrebbono mai confrontare i conti sopra essi; ed il simile sarebbe
nelli pesi e valori d'essi oro ed argento, tanto non coniati quanto in
monete ridotti, quandoché ogni qualch'anno fossero mossi dalla loro
terminata forma e regola. E perché è cosa quasi impossibile che le
monete si possano pesar tutte nello spendere alla giornata, e perché
ancora sotto il nome del valore segnato su esse, come nel detto
capitolo XXII, e per la tassa ch'a tutte le giá coniate si fará,
ciascuna verrá come quasi pesata senza bilancia; però è necessario
che, cosí quelle d'oro come quelle d'argento, tutte sian regolate in
tutti i luoghi sotto un ordine medesimo. Oltre di ciò si sa che i
danari sono trasportati da una cittá all'altra e da una provincia
all'altra, e non restano in quelle ove sono stati fatti. E se ben si
contratteranno con essi le mercanzie e altre cose con vari pesi e
prezzi di esse mercanzie, nondimeno in queste non vi potrá mai nascere
alcun disordine. Perché, com'ho detto, l'oro e l'argento in monete
ridotti sono il fondamento dal quale le mercanzie e altre cose deono
regolarsi, ed essi deono star sempre fermi nella loro vera e reale
proporzionata concordanza, cosí delli pesi come delli valori, e
massimamente quando sono posti in zeca, e che dalli zechieri e
contisti han da essere compartiti per far monete di varie leghe o
finezze sotto questi ordini; ma non mai l'oro e l'argento deono
regolarsi dalle mercanzie o altre cose. Imperoché, quando sono ridotti
in danari e che dalle zeche vengono dispensati, non vi si può poi
levare né crescere il pur'oro e l'argento fino in essi compartito con
fermo e proporzionato fondamento e con vera e perfetta ragione. Né
meno vi si può crescere né sminuire il loro reale dato valore, perché
giá sono stabiliti e fermi: onde chi crescere o calar poi volesse ogni
qualch'anno due o tre soldi lo scudo, e cosí l'oncia dell'oro e
dell'argento (cosa che sott'ordine di ragione alcuna non si potrá
fare), tal valore non si potrebbe poi dividere sopra le monete, ed in
particolare sopra le minute; e perciò fa di bisogno che vi sia la
terminata forma e regola per essi oro ed argento da esser coniati,
qual osservata sia in tutti i luoghi, volendo che le monete non si
abbiano mai piú a guastare per rifarne altre, né a bandire, come
sinora è stato fatto. E perché con i danari si negoziano quasi tutte
le cose del mondo, com'è detto, però per quest'ordine si causerá che
ogni mercanzia si moverá di prezzi e valori in dipendenza dall'oro e
dall'argento cosí in monete ridotti; e ciò sará perché tutte le monete
cosí d'oro come d'argento si spenderanno solamente per il giusto
valore della rata del puro e del fino ch'in esse ed in ciascuna d'esse
si troverá essere, ma non per alcun altro valore dato loro oltra la
rata della loro bontade, sí come di presente forse si usa in molti
luoghi. E perciò, nel fare i contratti delle mercanzie, le cose si
negozieranno in altra maniera di quello che si fa e si usa di
presente; imperoché s'avrá sempre riguardo alli valori della giusta
quantitá in peso del puro e del fino, che si troverá essere nelle
monete e non altrimenti, e per queste ragioni le mercanzie ed altre
cose, come serve, avranno dipendenza nelli prezzi da essi preciosi
metalli coniati nel modo suddetto, come loro padroni e dominatori,
perché tutte le monete saranno di giusti e perfetti valori. Oltre di
ciò pare che il dovere e l'onesto non voglia o comporti che l'uomo
debba fare i guadagni duplicatamente, cioè nelli prezzi delle robbe o
mercanzie che si vendono o che si contrattano con i danari, e poi anco
nello spendere essi danari, ora per un valore ed ora per un altro da
luogo a luogo in un medesimo tempo, over nel farli riconiare nei modi
usati, e quasi sempre, in cosí fare, con vantaggi. Ma ben tengo per
fermo che il dover voglia che solo basti che si facciano i guadagni
leciti sopra le robbe o mercanzie che si vendono o che si contrattano
con i danari, senza avere alcun riguardo di far altri guadagni nelle
monete estrinsicamente, eccetto che sopra le fatture e laggi loro, e
come in altro luogo del presente capitolo si dice. E perché non
occorrerebbe mai piú ch'alcuno portasse oro o argento di qualunque
sorte dalla sua patria ad un'altra cittá per far fare danari (quando
però in quella fosse aperta la zeca), essendoché sarebbe spesa sopra
spesa per causa delli viaggi o altra, e non gli tornerebbe conto; e
ch'altri con le monete fatte sotto questi ordini comprasse monete
d'oro o d'argento in altri luoghi fatte con gli ordini medesimi per
farle riconiare, sapendosi che si perderebbono le fatture; però da una
zeca non sarebbono guasti i danari in un'altra zeca fatti. Le quali
fatture, com'ho giá detto, dovranno esser pagate da chi fará ridurre
in monete i detti preciosi metalli, sí come aviene nell'opere dei
metalli inferiori, cioè del rame, dello stagno ed altri; e ben si sa,
chi li fa lavorare, essergli necessario pagar le fatture. Cosí
parimente si dirá dell'oro e dell'argento, che, quando si fanno far
collane, vasi o altri lavori, non solo si pagano le fatture ma i cali
ancora, e l'oro e l'argento cosí lavorato poi muta il nome suo in
quello dell'opera e si nomina per «collana» o altro; e l'istesso fanno
anco quando sono in monete ridotti, percioché mutano il nome loro e si
nominano solo col nome della moneta. E se quello che fará fare
qualch'opera con oro e con argento grezo, over con monete nei valori
delle quali sono comprese le fatture, pagherá le fatture di essa; e,
volendola poi ridurre o ritornare in monete per prevalersene per conto
suo, perché non è il dovere ch'egli paghi le fatture, come se volesse
far fare, di essi preciosi metalli grezi, o di monete, collane o vasi
o simili, essendoché nel fare e l'uno e l'altro tutte sian fatture?

Oltre di ciò dico che il far fare i danari a sue spese sará cosa fatta
per utile e conto di ciascun particolare che cosí gli avrá fatto fare,
sí come è il far fare vasi o altre simili cose, perché nello spendere
i danari e nel riceverli si dará e si piglierá di quegli istessi over
d'altri in altre cittadi e provincie con i medesimi ordini fatti, come
se ciascuno avesse fatto fare vasi col suo argento per uso suo; e
tutto ciò sará cosa reciproca e commune a tutte le genti in
universale, essendo che ciascuno piglierá da altri i danari per i
medesimi valori, e con la medesima quantitade in peso di oro puro e di
fino argento, con la quale ciascuno avrá fatto fare li suoi. Il che
non potrá mai tornare danno né a persone publiche né a private,
imperoché da ciascuno si riceverá quello che ad altri si avrá dato:
onde manifestamente si conosce che non vi si potrá mai trovare
differenza alcuna, cosí nel dare come nel ricevere. Ed il simile
riuscirá di tutte le monete sinora fatte, che saranno tassate sotto
gli ordini che si descriveranno. E senza alcun dubbio affermar si dee
che la spesa del fare i danari spetta a quelli che vogliono servirsi
del suo oro o argento, perché li fanno cosí fare principalmente per
servirsene per utile ed interesse loro particolare, sí come è detto.
Ed avvertire si dee non esser cosa necessaria che i danari siano fatti
o rifatti per spenderli per i dati valori, nei quali siano comprese le
fatture con tanta diversitade e disproporzione in essi compartite.
Perché, essendo fatti cosí, non possono poi essere la detta giusta
misura, e non possono servire ad uso publico in tutto il mondo, né
meno particolarmente a cittá per cittá ed a provincia per provincia
con certezza e fermezza, per cagione dell'instabile corso loro ed alle
volte incerto e dannoso di tempo in tempo; ma, essendo fatti senza il
comprendervi nei loro valori le fatture e sotto questi ordini, essi
saranno e resteranno per sempre per uso publico col corso stabile e
con i valori fermi e certi, e non potranno giamai esser dannosi in
tempo alcuno, né in particolare né in universale, in qualunque parte
del mondo.

E, quanto a me, s'io mi trovassi avere alcuna quantitá d'oro o
d'argento, e che vi fossero aperte le zeche con tali concessioni, non
mi parerebbe cosa grave e non vi farei difficultade alcuna ridurli in
monete a spese mie sotto questi ordini; prima per mio servigio, e poi
perché esse si potrebbono spendere e sarebbono accettate per sempre da
ogni persona e da me in tutti i luoghi, senza danno o perdita alcuna;
oltre che, nel fare i pagamenti si conoscerebbono in un istante i
valori alle monete dati, le leghe o finezze, e quante monete di un
medesimo valore e lega n'andassero alla libra; e ciò per cagion
dell'inscrizione delle note su esse fatta. Il qual ordine a me pare
che dovrebbe piacere a tutti, ed anco che dovrebb'essere molto ben
considerato, ed in particolare ed in universale, da ogni nazione,
sapendosi che il far danari è cosa di necessitade e anco per instituto
antico ordinata, accioché fossero una misura, commune a tutte le
genti, di poter fare l'ugual permutazione nel contrattare le mercanzie
e molte altre cose, ed anco per fare i pagamenti giusti, com'è detto:
essendo che i detti preciosi metalli non possono né potranno giamai
essere la detta misura, se bene di essi fosse fatta ogni e qualunque
altra sorte di opere, a spese o grandi o picciole di chi le facesse
cosí fare; perché l'uomo, che volesse poi servirsi o prevalerse di
tali opere per far contratti, anderebbe a pericolo il piú delle volte
di perdere le fatture di quelle, oltre che i baratti o contracambi
sarebbono quasi sempre disuguali e non appetibili ad ambe le parti.

E quantunque alcuni dicessero che il cavare le fatture dal corpo delle
monete sia cosa trovata per publica commoditade, nondimeno, essendo
tutto l'opposito, di ciò ne tratterò nel capitolo XLII.

Dico anco che, se bene ciascuna maestranza ora crescerá ed ora calerá
nelle sue mercedi in fare qualunque sorte di opere, ciò niente
importa, perché neanco dalle maestranze si debbe regolare il coniare
l'argento e l'oro. Ed essendo anco necessario che quasi ogni ora si
comprino piú cose con qualche picciola parte d'argento in moneta
ridotto in corrispondenza dell'oro, nondimeno, movendosi anco esse di
prezzi, niente importa; ma ben importa che stiano fermi il peso ed i
valori di essi preciosi metalli, quali, com'ho detto, sono giá
stabiliti ed in monete ridotti sotto una real concordanza
proporzionata e perfetta forma. Onde non si potrá poi piú allegar
quello ch'alle volte da alcuni vien detto: che per causa delle triste
monete non si possono avere le robbe se non con quasi duplicati
valori; laonde con buona ragion essi preciosi metalli dovranno esser
mantenuti per sempre nella detta real concordanza.

E, perché l'oro e l'argento, tanto non coniati quanto monetati, si
troveranno essere in uno stato, dal quale da ora inanzi piú non si
rimoveranno, però si può ben tener per fermo che si vederanno maggiori
quantitá di monete d'ogni sorte. Imperoché non saranno rinchiuse nelle
casse, con speranza che debbano in un poco di tempo crescere di
valore; né meno si potrá far alcuna cerna o scelta di esse, per
rifarne poi altre, over per portarle a spendere in altri luoghi con
vantaggi, come si è fatto per il passato e come forse da alcuni anco
di presente si usa di cosí fare. Ma quasi tutte, cosí le antiche che
tassate saranno, come le nuove sotto questi ordini fatte, si
spenderanno in mercanzie, o in comprar case o terre, o altre cose
secondo gli appetiti degli uomini, eccetto però quelle che si
teneranno per li suoi bisogni over per qualche belle effigi in esse
impresse. E non succederá piú il disordine, che solea accadere, del
non trovarsi or monete d'oro e or d'argento per contracambiare; ma,
servando questi ordini, ben se ne potranno aver in ogni tempo, non
solo da chi ne fará professione di cambiare, ma anco da altri.

Dico anco ch'essi oro ed argento, tanto non coniati quanto in monete
ridotti, si contratteranno con regola ordinata; cosa che non si è
fatta per li tempi passati, essendo che questi preciosi metalli non
coniati si davano ed anco si danno a peso, ricevendo per li loro
prezzi le monete con diversitá d'ordini valutate, e di valori
disproporzionati, cioè da un paese ad un altro, ed anco da una sorte
di moneta all'altra, se si riguarda al fino ch'in esse si trova. E ciò
credo essere stato usato ed usarsi cosí per l'oro e l'argento cavato
dalle minère, come per il comprato diversamente dalli zechieri e
banchieri ed altri. Ma per l'avenire si fará altrimenti, perché si
daranno le monete d'argento in contracambio dell'argento non coniato a
peso per peso, in quanto al fino. E, come per essempio, s'alcuno dará
once 100 d'argento di coppella, e riceverá in contracambio delle
monete che vagliano lire 600 d'imperiali (delle monete, dico, che si
faranno o che si tasseranno secondo questi ordini), in esse saranno
altre once 100 di fino argento, e solamente fará di bisogno che chi
dará l'argento non coniato reimborsi le fatture ed i laggi a quello
che dará le monete, e come i contraenti sopra ciò s'accorderanno tra
loro. E per quest'ordine la cosa anderá del pari, cioè da peso a peso
in quanto al fino, percioché si permuterá solamente l'argento fino
ridotto in monete (ancorché accompagnato) con il fino non coniato a
peso per peso nel modo suddetto, e le note segnate su le monete
dimostreranno il peso del loro fino; col mezo delle quali note si
potrá anco facilmente conoscere il brutto di esse monete. Ed è cosa
ragionevole che ciascuno sappia tutto quello che piglia di bontá o
finezza nelle monete, essendo quasi impossibile poter fare di
continovo il saggio delle monete ad una per una. E tutto ciò sará un
ordine reale ad uso di mercanzia da tutti intesa, cioè permutazione di
puro in puro e fino, a peso in proporzione, e solamente mercanzia
sopra le fatture e laggi; e perciò avvertir si dee che il permutare il
puro ed il fino a peso per peso proporzionalmente è una cosa, e
l'accordarsi sopra le fatture delle monete e de' laggi loro è
un'altra. Oltre di ciò dico che chi averá l'argento non coniato lo
potrá far ridurre in monete, facendone fare di quelle sorti di leghe o
di maggiore o di minor valore, secondo ch'egli conoscerá poterle
contrattare in altre robbe con suo lecito guadagno, over in far cambi
di monete. Ora, per mostrare che per essi preciosi metalli non
coniati, dati a peso in ragion di fino, sono state e sono date per i
loro prezzi monete d'alterati valori, oltra il valore del fino ch'in
esse si trova, come di sopra è detto, ciò si può manifestamente vedere
nella tavola fatta in essempio sopra le sei sorti di monete a capitolo
XXXVII, qual tavola passa in essempio delle monete fatte in molte
cittá e province. Onde si vede che once 132 d'argento fino compartite
in quarti, ed altretante compartite in quattrini o in altre sorti di
monete, sono in grandissima disproporzione di valori tra esse sorti di
monete, come in quella. E simil disordine aviene anco alle volte per
l'oro ridotto in ducati o in scudi o in altre sorti di monete, con le
quali si compra l'argento non coniato. Perché, crescendo di continovo
per diverse cause il valore dell'oro coniato, si contratta poi cosí
valutato col detto argento; cioè questo a peso in ragion di fino, e
l'oro coniato con i valori usati, com'è detto, senza aver forse
riguardo alle proporzioni naturali reciproche che sono tra essi
preciosi metalli, a quali proporzioni per l'avenire in effetto s'avrá
riguardo. E, come per essempio, colui che dará once 12 d'argento di
coppella, che valerá lire 6 imperiali l'oncia, le quali fanno in tutto
lire 72, e riceverá in contracambio scudi 9 da lire 8 l'uno, overo
scudi 10-2/7 da lire 7 l'uno, overo scudi 12 da lire 6 l'uno, in
ciascuna sorte de' quali vi sará un'oncia di pur'oro, che valerá lire
72 d'imperiali, averá il giusto contracambio; e quello, che dará
dett'argento, rifará a colui che gli dará gli scudi la fattura e il
laggio d'essi, secondo il loro accordo sopra ciò.

Egli è ben vero che, quando si è contracambiato, e che alle volte si
contracambia l'oro non coniato con l'oro coniato, quasi sempre si è
usato e si usa aver riguardo al peso del puro dell'uno e dell'altro; e
le fatture e i laggi sono stati reimborsati o rifatti, e si rifanno a
quello c'ha dato e che dá il coniato, e di quel tanto che si è restato
e che si resta d'accordo tra le parti. E con questi tre ordini, cioè
uno di permutazione d'argento fino non coniato col fino ridotto in
monete, l'altro dell'argento fino non coniato col pur'oro coniato, e
l'altro dell'oro puro non coniato col pur'oro coniato, tutti a peso ed
in real proporzione quanto al puro ed al fino, vengono dimostrate
quattro azioni, con le quali debb'essere per sempre ragionevolmente
mantenuta la vera reale e proporzionata concordanza tra essi preciosi
metalli, cioè uno per dodici e dodici per uno, tanto delli pesi quanto
delli valori, sí come in molti luoghi di questo _Discorso_ è stato
detto; volendo che le monete cosí d'oro come d'argento siano fatte, e
che tutte le giá fatte sian tassate con un sol ordine in universale,
accioché restino poi per sempre nel loro giusto essere proporzionato
cosí delli pesi come delli valori.

Si leveranno anco via molte dispute, che tuttodí nasceano sopra i
pagamenti cosí del dare come dell'avere, e sopra i crediti cosí
antichi come moderni; perché basterá pagarli con tanto pur'oro o
argento fino coniato, come importava il puro ed il fino a peso nelle
monete nel tempo che fu creato il debito, come nel capitolo XIII e
nella settima utilitá delle dodici ed in altri luoghi del _Discorso_
si dimostra.




CAPITOLO XXX

Con breve replicazion si mostra esser cosa necessaria che vi sia un
sol ordine nel far le monete.


Per le giá dette ragioni creder posso che sia stato ben inteso e
posseduto il parer mio. Or, perché per li vari ragionamenti potrebbe
fors'essere qualcuno che non fosse restato cosí chiaro di questo
fatto, brevemente replicando dico che, regolandosi le cose delli
danari nel modo in queste poche carte annotato, nel far i pagamenti
non occorreranno errori alcuni, tanto per conto dei crediti giá nei
tempi passati creati, quanto de' presenti e futuri ancora. E, se ben
parea che i pagamenti fossero fatti integri, nondimeno, perché non vi
era la regola ferma di fare i conti giusti per l'oro e l'argento nel
ridurli in danari, con proporzionata corrispondenza e delli pesi e
delli valori, essi non restavano perfettamente fatti; ma ben per
l'avenire si faran confronti e giusti realmente con ogni e qualunque
sorte di monete, cosí d'oro come d'argento, fatte e regolate secondo
questi ordini. E, benché da molti prencipi siano state fatte molte
provigioni sopra il fatto dei danari, accioché si spendessero per
sempre giustamente, essi però non hanno mai potuto con effetto ciò far
essequire, perché non è mai stato mostrato loro questo nuovo e cosí
real documento.

Ho anco detto che li prezzi delle mercanzie avran dipendenza da essi
oro ed argento cosí coniati, e che per l'avenire non sará allegato che
le monete non siano del loro giusto valore, come tuttodí si disputa
sopra le variazioni dei loro valori per cagion dei variati titoli di
essi valori nominati, or a moneta longa ed or a corta, ed anco in
altri modi.

Onde manifestamente si conosce che dall'osservazione degli ordini
proposti avenirá che, sí come al mondo vi è, e con veritá si crede
esservi, si predica e dicesi una sola santissima fede di Giesu Cristo
nostro redentore, ed una santa madre Chiesa catolica ed apostolica
romana, dalle quali dipende ogni nostra salute, si potrá con ragion
anco poi dire «una sola moneta imperiale», dalla quale ne veniranno
per sempre regolati e perfettamente fatti tutti li pagamenti con
qualsivoglia sorte di monete, o d'oro o d'argento; poiché in tutte le
cittá e paesi sará osservato l'ordine descritto, cioè una istessa
forma, una istessa lega, un istesso peso, un istesso numero ed un
istesso titolo di valore. Il qual titolo pare aver anco quasi
dipendenza dal precetto del Salvatore, che cosí dice: «Rendete a
Cesare quello che è di Cesare, e parimente rendete a Dio quello che è
di Dio».




CAPITOLO XXXI

Che per causa delle monete si sono alterati li prezzi di molte cose.


Non resterò di dire che in molte cose si trova gran disordine per
cagion delle monete, e ciò piú nelle picciole mercanzie che nelle
grandi. Come per essempio, si sa la tela grossa di canipa esser
cresciuta tre o quattro soldi il braccio ed anco piú, che senza
paragone è maggior crescimento di quello del broccato. Il simile
aviene in molte cose di poco momento; ché, per cosí dire, i solfanelli
ed altre cose simili, ancorché poco siano cresciute di prezzo le
materie loro, costano il doppio di quello che giá vender si soleano:
onde, servando gli ordini nelli danari, com'è detto, ne seguiranno
grandi utilitadi.




CAPITOLO XXXII

Tavola fatta in essempio, per far conoscere gli errori che si sono
fatti per il tempo passato, e quelli che potrebbono nascere per
l'avenire, nel far monete cosí d'oro come d'argento, se non si
osserverá la regola dimostrata.


Ora, per far vedere ed intendere se sia vero o no tutto quello che si
propone, ho fatto queste seguenti prove, accioché nel conteggiarle si
veggano le disproporzioni ch'in esse sono; cioè le prime tre mostrano
gli errori per il passato occorsi, le tre ultime mostrano gli errori
che potrebbono succedere per l'avenire, e quella di mezo mostra il
real conto che sempre stará nel suo giusto essere, dal qual è
impossibile che vi nasca disordine alcuno nel far le leghe per far le
monete, quali sempre resteranno nella loro concordanza e real
proporzione.

  +------+-------+-------------+---------------+--------+----------------------------+---------------+--------------+---------------------------+---------------+
  |      |       |             |               | L'oro  |                            |               |              |                           |  Corrisponde  |
  |      |       |             |               |puro di |                            |               |  D'argento   |                           |   il valor    |
  |      |       | A lire per  |     Fanno     |ciascuna|                            |  Vagliono le  | fino in real |                           |dell'argento al|
  |Scudi | Num.  |  ciascuno   |   in tutto    | libra  |       L'oncia vale         | once 11 d'oro |corrispondenza|     A lire, l'oncia       |valor dell'oro |
  +------+-------+-------------+---------------+--------+----------------------------+---------------+--------------+---------------------------+---------------+
  |lib. 1|106 1/2|lire 5 ss. 10|lire 585 ss. 15|once 11 |lire 53 ss.  5 den. --      |lire 585 ss. 15|   once 132   |lire 4 ss.  8 den.  9      |lire 585 ss. 15|
  | »   1|108 1/2| »   6  »  --| »   651 »   --| »   11 | »   59 »    3  »    7 7/11 | »   651 »   --|    »   132   | »   4 »   18  »    7 7/11 | »   651 »   --|
  | »   1|110 1/2| »   6  »  10| »   718 »    5| »   11 | »   65 »    5  »   10 10/11| »   718 »    5|    »   132   | »   5 »    8  »    9 10/11| »   718 »    5|
  | »   1|113 1/7| »   7  »  --| »   792 »   --| »   11 | »   72 »    -  »   --      | »   792 »   --|    »   132   | »   6 »   --  »   --      | »   792 »   --|
  | »   1|112 1/2| »   7  »  10| »   843 »   15| »   11 | »   76 »   14  »    1 1/11 | »   843 »   15|    »   132   | »   6 »    7  »   10 1/11 | »   843 »   15|
  | »   1|114 1/2| »   8  »  --| »   916 »   --| »   11 | »   83 »    5  »    5 5/11 | »   916 »   --|    »   132   | »   6 »   18  »    9 5/11 | »   916 »   --|
  | »   1|116 1/2| »   8  »  10| »   990 »    5| »   11 | »   90 »   --  »    5 5/11 | »   990 »    5|    »   132   | »   7 »   10  »      5/11 | »   990 »    5|
  +------+-------+-------------+---------------+--------+----------------------------+---------------+--------------+---------------------------+---------------+




CAPITOLO XXXIII

Discorso sopra le dette prove, nel qual anco si mostra qual sia la
vera proporzione tra i due preciosi metalli ed il rame.


Col mezo delle dette sette prove ogni contista ed altri potran vedere
e con facilitá conoscere che, in qualunque sorte di scudi fatti o che
si facessero ad imitazione delli descritti nelli primi tre ordini o
nelli tre ultimi della detta tavola, overo di maggiori o minori numeri
e valori, a ragion però di libra (eccettuata sempre la prova del
quarto ordine), non vi può né mai vi potrá essere la vera e real
concordanza con le monete d'argento, fatte o che si facessero sotto
simili o quasi simili ordini, per rispetto dei valori dell'oncia
dell'oro e dell'oncia dell'argento con simili modi loro dati. Nei quai
valori non vi è, né vi può essere, la real corrispondenza delli numeri
partitori principali corrispondenti ad uno per dodici e dodici per
uno, come sono li numeri 6 e 72 nel capitolo V ed in molti altri
luoghi del _Discorso_ giá detti, e de' quali anco nel presente
capitolo ampiamente si tratta; perché sempre v'interveniranno rotti
nelle leghe, per li quali esse monete non mai potranno avere i loro
giusti e perfetti dati valori. Ma, sotto l'ordine della suddetta
quarta prova, tutte le monete, cosí d'oro come d'argento, resteranno
per sempre con i loro reali e corrispondenti dati valori, sí come
nelle tariffe sí mostra. Alla qual prova, in quanto all'ordine, sono
molto accosti e quasi simili gli scudi correnti in questi tempi, cioè
i nominati del peso «della balla»; il qual peso è stato introdotto ad
uso publico, e si usa ed osservasi per gli scudi in molte cittá
d'Italia ed in altri paesi, se bene egli è peso incerto e non conforme
alli campioni ordinati ed usati particolarmente nelle zeche delle
cittadi. E, benché per li tempi passati gli scudi siano stati levati,
e che di presente anco si levino dalle zeche sotto il numero di 109,
overo di men numero alla libra; nondimeno dipoi, in breve spacio di
tempo, per la maggior parte di essi, si sono trovati e anco si trovano
esser al suddetto peso «della balla», e non sono mantenuti né mantener
si possono in universale nel detto peso di zeca per molte cagioni, sí
come di ciò è cosa manifesta. Ma ben gli scudi, che si faranno sotto
gli ordini descritti, saranno mantenuti da ognuno nei loro giusti pesi
di zeca; imperoché li pesi o campioni d'essi saranno molto differenti
da una sorte all'altra, cioè da 99 a 113-1/7 e da 113-1/7 a 132, sí
come nelle tariffe si vede. E non si potrá mai fare altro campione per
essi scudi, che sia cosí accosto di peso al loro vero campione, nel
modo che di presente si usa del detto «della balla», imperoché vi sará
differenza da una sorte all'altra di grani otto o circa per ciascuno
scudo. Oltreché, tutti gli scudi regolati e fatti sotto gli ordini
proposti si conteggeranno per sempre a lire imperiali integre e
giuste, sí come anco i ducati ed i bisilachi. Ora presuppongo che se
ne troveranno essere in gran quantitá di questi scudi della balla, de'
quali n'anderanno in numero 113-1/7 alla libra, ed in ciascuna libra
di essi vi sono once undeci di pur'oro, per esser a finezza di denari
22, e perciò ciascun di questi scudi valerá lire sette imperiali, e
quali scudi 113-1/7 fanno la somma di lire 792, e, apprezzando le
dette once 11 d'oro a lire 72 l'oncia, fanno le medesime lire 792; in
corrispondenza del qual oro vi entrano once 132 d'argento fino, perché
11 via 12 fanno la somma di once 132, il qual argento, valendo lire 6
l'oncia, fa l'istessa somma di lire 792, che è la vera concordanza. E
l'istess'ordine riuscirá negli scudi da 99 e da 132 alla libra, sí
come nelle tariffe dell'oro. Ma nelle altre sei prove, cioè nelle tre
prime e nell'ultime tre, e se si vorrá anco procedere o piú indietro o
piú inanzi con simili ordini, e volendo osservare, come si debbe, la
vera forma di una parte d'oro a peso per dodici d'argento, e dodici
d'argento per una di oro, e poi apprezzarli sotto tali valori, over
maggiori o minori in ragion di oncia; e non volendo osservare la vera
concordanza delli valori, cioè di lire 6 per oncia dell'argento e di
lire 72 per oncia dell'oro, quali pesi e valori corrispondenti sono i
capi principali e fondamento per fare ogni e qualunque sorte di
monete: dico che non si potranno fare i partimenti giusti e confronti
di essi preciosi metalli con regola alcuna, e che non si potranno mai
fare gli scudi proporzionati nelli valori in concordanza delli valori
delle monete d'argento, per causa delli rotti delle leghe e delle
disproporzioni che in esse leghe per causa di simili alterati o
diminuiti valori nascerebbono. E perciò non si può far altro real
partimento di essi scudi né d'altri valori, se non nel modo nelle
tariffe dimostrato, cioè da 99, da 113-1/7 e da 132 alla libra, over
da lire 8, da lire 7 e da lire 6 l'uno; ancorché se ne potessero fare
d'alcune altre finezze, come nel capitolo XXII, ma non necessariamente
per le ragioni in esso allegate. E, cosí facendo, si troveranno sempre
i conti giusti tra essi oro ed argento, in monete ridotti, nel far
pagamenti.

Oltre di ciò, dico ch'essi oro ed argento alle volte sono stati
compartiti, nel far danari, quasi sotto li pesi e nelli valori da me
descritti, cioè una parte d'oro a peso per dodici d'argento, e nelli
valori di lire 72 e di lire 6 per oncia, se bene non cosí giustamente
corrispondenti, e particolarmente nelle zeche delle province abondanti
di essi preciosi metalli di minère. E, per mostrare se questa quasi
concordanza sia stata cosí usata, e delli pesi e delli valori, addurrò
per essempio la Spagna, con dire che in questa provincia, per esser
assai copiosa di detti oro ed argento di minère, si faceano scudi e
doble da due e da quattro scudi l'una, e de' quali scudi n'andavano
sino al numero di 107 alla libra (però del campione della zeca di
Bologna), e la loro finezza era a denari 22 ed alquanto meglio, ed in
detto regno valevano e si sono alle volte date in contracambio, per
ciascun di tali scudi, reali numero 12 o circa; in modo che, togliendo
una libra di questi scudi, si trova che in essi vi sono once 11 di oro
puro e vi entrano, in corrispondenza a numero, reali 1284, che pesano
libre dodici. E cosí, avendo fatto il conto di detti reali sopra il
numero 107 alla libra, e sopra la loro finezza di once 11 e denari 2,
in essi vi sono once 133 d'argento fino: ed in questa loro proporzione
ho ritrovato esservi di piú un'oncia di detto argento, in quanto alla
real forma proposta, perché dovrebbono essere solamente once 132. Ed
io per ora non guardo cosí alla minuta sopra ad alcuni rotti, che
forse fossero in dette monete e d'oro e d'argento, tanto nelle finezze
quanto nei pesi e loro valori; ed a me poco importa in fare questi
conti troppo alla sottile. Ma ciò ho detto per mostrare quello c'ho
narrato esser vero, cioè uno per dodici e dodici per uno, tanto per li
pesi quanto per li valori, ancorché queste monete fossero della real
forma alquanto migliori. Sará dunque necessario ch'essa Spagna ed
altre province o cittá, che a sua imitazione faceano o fanno battere
danari (non essendo loro, sí come ragionevolmente non può né deve
esser grato che le loro monete cosí d'oro come d'argento siano fose da
altri per essere rifatte), facciano per l'avenire li suoi danari
secondo la forma e regola dimostrata, e non migliori, se non vorranno
ch'altri li guastino, come si fa di continovo; né anco sotto altri
ordini di pesi e valori, eccetto che sotto quelli che nel _Discorso_
si contengono: conciosiaché nel far le leghe v'intervenirebbono di
molti rotti, per li quali essi danari non riuscirebbono poi
corrispondenti in universale nel conteggiarli, imperoché farebbe di
bisogno che anco essi fossero di nuovo tassati sí come gli altri,
quando però accettati fossero gli ordini descritti. Ed ogni contista
di zeche ed altri potranno facilmente chiarirsi della detta quasi
concordanza, che è nella suddetta forma di Spagna data per essempio,
ed anco della differenza delli diversi valori dati alle monete da una
provincia all'altra e da una cittá all'altra, causati dalle
alterazioni delli prezzi e valori di essi oro ed argento, come per
essempio Roma, essa Spagna, Vinegia, Milano ed altre, che tutte si
trovano lavorare diversamente, o assai o poco, di leghe, di pesi, di
numeri e di valori, e tanto piú quanto lavorano di basso. E perciò non
sará mai possibile far osservare in luogo alcuno bandi o gride
particolarmente fatte sopra il fatto delle monete se non per un poco
di tempo; né mai si troverá contista alcuno, che possa far la tassa
giusta e concordante alle monete in diversi luoghi fatte con gli
ordini usati, che non v'intervengano rotti sconcertati, tanto nelle
finezze, quanto nelli pesi e loro valori: ma non giá cosí riuscirá,
quando sará fatta osservare la forma e regola or palesata. E perché
nel presente capitolo ho detto, sí come nel capitolo V ed in altri
luoghi del _Discorso_, che la vera proporzione, qual si trova esser
tra l'argento e l'oro, è ch'una parte d'oro a peso vaglia per dodici
d'argento giuste e ferme, e che l'oro debb'esser apprezzato in ragion
di lire 72 l'oncia, e similmente l'oncia dell'argento in ragion di
lire sei imperiali, al peso però della detta libra di Bologna, volendo
far le leghe di proporzionata corrispondenza, nelle quali non abbiano
ad intervenire rotti alcuni per far monete di varie sorti, che restino
poi per sempre nelli loro reali dati valori; e perché mi par anco non
esser fuor di proposito far conoscere non solo alli giudiciosi e
diligenti contisti e ad altri elevati d'intelletto e di spirito, da'
quali so che di subito sará posseduto questo mio ragionamento, ma anco
ad ogni altro ch'avrá diletto d'intendere minutamente le cose sopra
questo fatto descritte: mi è paruto di fare questo picciolo trattato,
accioché da tutti sia intesa e conosciuta la veritá proposta. E,
quanto a voler mostrare ch'una parte d'oro a peso vaglia per dodici
d'argento, dico che non accade ch'io faccia altra prova, stando la
dottissima e profondissima diffinizione del divin Platone giá
allegata, alla quale credo essere necessario acquetarsi. Ma, in quanto
al voler far conoscere che tra essi preciosi metalli si potrá fare la
real concordanza e proporzionata corrispondenza cosí delli pesi come
delli valori giá detti, e cosí delli non coniati come delli giá
ridotti in monete e di quelli che si dovran coniare, principiando sin
da un quarto di grano d'oro e da grani tre d'argento, e procedendo in
infinito sempre con retta e giusta proporzione ad uno per dodici e
dodici per uno, com'è detto, ho descritto le seguenti dichiarazioni
con alcuni essempi, per le quali ciascun potrá chiaramente intendere e
molto ben possedere quello che forse par cosa difficile d'apprendere.
E cosí, incominciando, dico:

Una oncia di pur'oro è, over fa denari 24, e questi denari 24 fanno
grani 576; e, partendo ciascun grano in quattro parti, il tutto di
essi grani ascenderá alla somma di 2304 quarti di grani; e, valendo la
detta oncia d'oro lire 72 imperiali, il denaro valerá lire 3, e il
grano soldi 2 denari 6, e il quarto del grano valerá denari 7-1/2.

Once dodici d'argento fino fanno a peso denari 288, e questi denari
fanno grani 6912; e, partendo ciascun grano in cinque parti, il tutto
d'essi quinti ascenderá alla somma di 34.560 quinti di grani; e,
valendo l'oncia dell'argento lire 6 imperiali, il denaro valerá soldi
5, e il grano denari 2-1/2, e il quinto d'un grano valerá denaro 1/2,
cioè un bagattino.

Ora propongo che di once 12 d'argento di coppella si facciano libre
sei di mezi quattrini, che siano di lega o finezza di once 2 per
libra: di essi n'anderanno in numero 1920 alla libra, come nelle
tariffe; e di tutte le suddette once 12 di fino se ne faranno in somma
ed al numero di 11.520 mezi quattrini, in ciascun de' quali vi saranno
tre quinti di grano di detto argento, e ciascun valerá denaro 1-1/2. E
con questi ordini si potrá contrattare o permutare l'oro con l'argento
con proporzionata corrispondenza cosí delli pesi come delli valori; e
fino un quarto di grano d'oro a peso si potrá contrattare con monete
d'argento, che si faranno o che saran tassate sotto gli ordini
descritti. E ne darò questi essempi con i suddetti mezi quattrini, ché
cosí riuscirá con ogni altra sorte di monete.

Un quarto di grano d'oro valerá denari 7-1/2, ed in cinque mezi
quattrini vi saranno quindeci quinti di grani d'argento, che sono tre
grani, che valeranno denari 7-1/2; e, essendo tre grani la quarta
parte di dodici grani, il detto quarto di grano si contratterá o si
permuterá con i detti tre grani d'argento ridotti in monete.

Due quarti d'un grano d'oro valeranno soldo 1 denari 3, ed in dieci
mezi quattrini vi saranno 30 quinti di grani d'argento, che sono grani
6, che valeranno soldo 1 denari 3; e, essendo grani 6 la metá di
dodici grani, li detti due quarti di grano d'oro si contratteranno o
si permuteranno con li suddetti sei grani d'argento in monete fatti.

Tre quarti d'un grano d'oro valeranno soldo 1 denari 10-1/2, ed in
quindeci mezi quattrini vi saranno 45 quinti di grani d'argento, che
sono 9 grani, che valeranno soldo 1 denari 10-1/2; e, essendo grani 9
i tre quarti di grani 12, i detti tre quarti di grano d'oro si
contratteranno o si permuteranno con i suddetti grani 9 d'argento
coniati.

Quattro quarti di grano d'oro, che sono un grano integro, valerá soldi
2 denari 6, ed in 20 mezi quattrini vi saranno 60 quinti di grani
d'argento, che sono grani 12, che valeranno soldi 2 denari 6; e cosí
un grano d'oro verrá contrattato o permutato con grani 12 d'argento in
monete posti.

Grani 24 d'oro, cioè un denaro valerá lire 3, ed in 40 mezi quattrini
vi saranno 120 quinti di grani d'argento, che sono grani 24, che fanno
un denaro a peso, che valerá soldi 5; e, pigliando 480 mezi quattrini,
in essi saranno 1440 quinti di grani d'argento, che sono grani 288,
che fanno denari 12 a peso, quali valeranno lire 3; e cosí si
contratterá o si permuterá un denaro d'oro con dodici d'argento, che
saranno in monete compartiti.

Denari 24 d'oro, cioè un'oncia valerá lire 72, ed in 11.520 mezi
quattrini vi saranno 34.560 quinti di grani d'argento, che sono grani
6912, che fanno denari 288, e sono once 12, che a lire 6 l'oncia
valeranno lire 72; ed in tal modo si contratterá o si permuterá una
oncia d'oro con 12 d'argento con proporzione in monete composti.

E cosí, con questi ordini, fondati sopra il vero e real fondamento
aritmetico con ogni sorte di perfezione terminato, cominciando dalle
piú picciole monete d'argento che necessariamente far si dovranno, e
dalla piú picciola quantitá d'oro che con ragione far si possa, si
potrá procedere in infinito, cioè ad uno per dodici e dodici per uno,
cosí nelli pesi come nelli valori, e sí come apertamente ho
dimostrato. E tengo per fermo che sia quasi impossibile trovare altri
prezzi o valori maggiori o minori, ed altre sorti di pesi e di numeri
partitori per essi preciosi metalli, per far monete cosí d'oro come
d'argento, che siano e che restino per sempre proporzionate e
realmente corrispondenti nel conteggiarle, con le quali far si possa
qualunque pagamento con sodisfazione perfetta, sí come sono i giá
descritti.

E, concludendo, dico che ogni ragionamento del _Discorso_ si ristringe
in due sole azioni. La prima è che i due preciosi metalli, oro ed
argento, dovessero esser giustamente compartiti nel far monete di
varie sorti, con reale e proporzionata corrispondenza tra esse nel
conteggiarle e secondo gli ordini proposti. La seconda, che per modo
alcuno non si lasciassero mai cavare le fatture delle monete dal dosso
o corpo loro, accioché cosí quelle che si facessero, come le giá
fatte, che tassate fossero in generale dalli contisti, tutte si
avessero poi a spendere per sempre in tutti i luoghi per li loro reali
dati valori, avuto riguardo al puro ed al fino ch'essere si trovasse
in ciascuna sorte di esse monete, ed in ciascuna moneta, e non con
ordini particolari, ma con ordini sotto titolo di una sola zeca
universale.

E, benché io sappia esser manifesto alli contisti ed altri che nelli
danari si contengono tre cose, cioè oro, argento e valori; nondimeno
dico che, volendo fare essi danari con viva e vera ragione, si
dovranno fermamente e necessariamente osservare quattro sorti di pesi
per l'oro per far nascere quattro sorti di valori, ed il simile si
dovrá fare per l'argento; quali tutti siano corrispondenti ad uno per
dodici e dodici per uno, e secondo gli ordini ed essempi suddetti. E,
se ben l'oro e l'argento ed i valori sono tre cose, essi però hanno da
essere un corpo solo; e, essendo l'oro e l'argento due cose, cosí anco
l'oro e l'argento ed i valori sono tre cose. E parimente quattro sorti
di pesi, quattro sorti di valori, quattro sorti di numeri e quattro
sorti di conteggiare sono quattro cose o azioni: e da queste cose,
tutte insieme unite e concordanti, ne riesce una sola azione, cioè la
vera ragione per fare tutti li pagamenti perfetti.

Ora, avendo descritto e dimostrato qual sia la vera e real proporzione
tra l'argento e l'oro, cosí dei pesi come dei valori, mi pare anco
esser cosa molto necessaria dichiarare qual sia la vera proporzione
tra essi preciosi metalli ed il rame; il quale, come molti autori
affermano, fu il primo metallo che si cominciasse ad usare in far
monete, seguendolo dopo qualch'anni l'argento e dipoi l'oro. E ciascun
di loro fu usato cosí in quei tempi separatamente e non misto,
quantunque fosse, dopo, trovato l'uso di accompagnarli, ma quasi
sempre sotto ordini diversi e vari, cioè da un paese all'altro,
secondo le varie opinioni degli uomini.

E, per far conoscere qual sia la detta loro proporzione, brevemente
dico (a quelli però, che ciò non sanno) che prima sapere si dee il
rame essere un metallo il piú propinquo e di maggior convenienza per
sua natura all'oro ed all'argento, di quello che sia alcun altro dei
metalli inferiori, e convenire con essi preciosi metalli in decupla
proporzione, sí come dai filosofi è stato detto. La qual proporzione
si ha però ad intendere in questo modo: cioè che una oncia di fino
argento vaglia per dieci libre di rosso rame, che fanno once numero
120, ed una oncia di oro puro vaglia per libre 120 di esso rame; e, sí
come once 120 sono libre dieci, cosí anco once 120 sono libre dieci di
rame, però da once 12 per ciascuna libra. E con quest'ordine vien
dimostrato e dichiarato qual sia la detta decupla proporzione.

E, accioché si possano fare varie sorti di monete di rame, come
bagattini e simili, le quali sono usate in alcune cittá d'Italia ed
anco fuori, forse per commoditá di una certa spesa che alle volte si
fa alla minuta, e perché potrebbe venire il tempo che simili monete si
userebbono in molti altri luoghi, ed essendo cosa ragionevole ch'ancor
esse siano fatte sotto un sol ordine, e nella loro debita e real
proporzionata corrispondenza e concordanza e delli pesi e delli
valori, che convenga con le monete e d'argento e d'oro, ho fatto la
presente tariffa, nella quale si mostra l'ordine e la regola che si
dovrá tenere in fare di solo rame cinque sorti di monete di variati
valori, cioè di valore di un bagattino, di 2, di 3, di 6 e di dodici
l'una, senza rotti alcuni, né di pesi né di valori. Avvertendo che se
ne potran anco fare d'altri valori e pesi per chi piacerá farne, le
quali monete si potrebbono fare con bella ed attillata coniatura;
imperoché anch'esse resteranno perpetue sí come quelle di oro e di
argento, e non si potranno mai guastare per rifarne altre con
vantaggi, dovendo esser fatte e mantenute per sempre sotto gli ordini
in questo picciolo compendio descritti.


  Tariffa per far monete di rame in proporzionata
  corrispondenza dell'argento e dell'oro.
  ================================================================
                         Cinque sorti di monete
  ------------------------+-------------------+-------------------
    Ciascuna moneta       |                   | Numero di quante
     vale bagattini       |   Ciascuna pesa   |ne vadino all'oncia
  ------------------------+-------------------+-------------------
  Numero            1     |Denari           1 |Numero          24
    »               2     |  »              2 |  »             12
    »               3     |  »              3 |  »              8
    »               6     |  »              6 |  »              4
    »              12     |  »             12 |  »              2
  ------------------------+-------------------+-------------------
    Numero di quante      |  Ciascuna libra   |
  ne vadino alla libra    |   di esse vale    |       Rame
  ------------------------+-------------------+-------------------
  Numero          288     |Soldi           12 |Oncia            1
    »             144     |  »             12 |  »              1
    »              96     |  »             12 |  »              1
    »              48     |  »             12 |  »              1
    »              24     |  »             12 |  »              1
  ------------------------+-------------------+-------------------
                          |                   |
          Vale            |Argento di coppella| Vale d'imperiali
  ------------------------+-------------------+-------------------
  Soldo             1     |Oncia            1 |Lire             6
    »               1     |  »              1 |  »              6
    »               1     |  »              1 |  »              6
    »               1     |  »              1 |  »              6
    »               1     |  »              1 |  »              6
  ------------------------+-------------------+-------------------
      La duodecima        |                   |
   parte di esse è di     |     Che Fanno     |       Rame
  ------------------------+-------------------+-------------------
  Soldi            10     |Denari         120 |Once            10
    »              10     |  »            120 |  »             10
    »              10     |  »            120 |  »             10
    »              10     |  »            120 |  »             10
    »              10     |  »            120 |  »             10

  ------------------------+-------------------+--------------------
  Che vagliono i detti    |        In         |Vi entrano di rame
  ------------------------+-------------------+--------------------
   Soldi           10     | Soldi         120 | Libre           10
     »             10     |   »           120 |   »             10
     »             10     |   »           120 |   »             10
     »             10     |   »           120 |   »             10
     »             10     |   »           120 |   »             10
  ------------------------+-------------------+--------------------
  Che vagliano le suddette|Argento di coppella|Vagliono d'imperiali
  ------------------------+-------------------+--------------------
   Lire             6     | Once           12 | Lire            72
     »              6     |   »            12 |   »             72
     »              6     |   »            12 |   »             72
     »              6     |   »            12 |   »             72
     »              6     |   »            12 |   »             72
  ------------------------+-------------------+--------------------
  Ciascuna sorte contiene |                   |
  la somma di bagattini   |Ciascuna sorte pesa|Ciascuna libra vale
  34.560, se ben i numeri |                   |
  sono diversi.           |                   |
  ------------------------+-------------------+--------------------
   Numero          34.560 | Libre         120 | Soldi          12
     »             17.280 |   »           120 |   »            12
     »             11.520 |   »           120 |   »            12
     »              5.760 |   »           120 |   »            12
     »              2.880 |   »           120 |   »            12
  ------------------------+-------------------+-------------------
   Che fanno d'imperiali  |     Oro puro      | Vale d'imperiali
  ------------------------+-------------------+-------------------
   Lire            72     | Oncia           1 | Lire           72
     »             72     |   »             1 |   »            72
     »             72     |   »             1 |   »            72
     »             72     |   »             1 |   »            72
     »             72     |   »             1 |   »            72

In questa tariffa si mostra il manifesto del rame, ch'è il valore ed
il peso, e non occorre far menzione di alcuna sua intrinsica bontade,
se bene alle volte ve ne fosse qualche poca; essendoché in far esse
monete si adopererá il rame sí come egli è nella sua nativa qualitade,
e sará cosí buono l'antico, l'usato e il rotto (quando però sará foso
o collato), com'è quello che giornalmente dalle minère si cava.

E cosí col mezo di questi ordini espressamente si mostra che, nel far
le dette monete, l'oncia del rame viene necessariamente valutata un
soldo, cioè denari 12, e la libra vien valutata soldi 12 d'imperiali,
e dieci libre, che sono once 120, vengono valutate soldi 120, che
fanno lire 6 d'imperiali, che sono il valore di un'oncia d'argento di
coppella, come tutto ciò nella detta tariffa manifestamente si vede. E
questo è il vero e real partimento che si dovrá tenere nel far le
dette monete.

Le note, che imprimere si dovranno su queste e simili monete, saranno
solamente due: la prima delle quali averá due significati, cioè
dimostrerá il numero dei bagattini che valerá quella moneta, e
parimente quanti denari ella peserá; la seconda denoterá il numero di
quante n'anderanno all'oncia, all'oncia però dipendente dal campione
della giá detta libra di Bologna. Ma, in quanto dei bagattini e d'ogni
altra sorte di simili monete di rame che sinora fatte si trovano, dico
che anco esse si dovranno spendere per il suo real valore, avendo però
riguardo al loro giusto peso, come se di nuovo fossero state fatte e
coniate sotto l'ordine in detta tariffa descritto.




CAPITOLO XXXIV

Essempi per mostrare quanto si è detto sopra il fatto dell'argento giá
coniato, e che cosa importa la concordanza tra l'oro e l'argento.


Avendo col mezo delle tariffe e delle cose descritte nel precedente
capitolo dimostrato, come credo, qual sia la giusta forma o
proporzione tra l'oro e l'argento ed il rame, cosí delli pesi come
delli valori, non resterò anco di dare maggior luce con essempi sopra
l'argento. Avvertendo però i lettori che in questi essempi tacerò
alcuni rotti, sí per non fastidirli, sí perché essi rotti sono di
pochissima importanza a moneta per moneta, che restano nelle fatture
compresi. De' quali però ne farò menzione e dichiarazione nel capitolo
XLI.

Ebbi negli anni passati notizia d'alcune zeche che pagavano l'oncia
dell'argento fino circa sei lire d'imperiali; e, ancorché paresse
ch'altre lo pagassero a diversi prezzi (il che a me pare non fosse
vero, perché tal differenza non era dal prezzo istesso cagionata, ma
era o per rispetto delli pesi o piú o meno grevi, o per rispetto delle
monete con le quali si comprava, o per altra simil cagione), però,
volendo mostrare con quali ordini si sia lavorato, farò un figurato
con questi essempi, con dire:

Io figuro che siano stati fatti in alcune zeche quarti, giuli,
parpagliole, soldi, sesini e quattrini; nelle quali monete volendo
conoscere quanto di fino argento vi sia e quanto rimedio e rame, e
quante fatture siano state e siano apprezzate nel corpo e valore di
esse, comprendendo anco in dette fatture i detti rotti delle monete,
che sono quasi indivisibili a moneta per moneta, com'è detto (quali
fatture, se ben le pongo per ferme, ancorché non fossero in
osservazione cosí giuste e sotto il calcolo come le propongo, esse
però erano cosí in circa, delle quali ne farò anco piú particolar
menzione nel capitolo XLII: ma ciò ho detto per mostrare non solo alli
giudiciosi, da' quali so che sará sanamente inteso questo
ragionamento, ma anco a quelli, che non sono di cosí fatti maneggi a
pieno capaci, la veritá di questo fatto, essendoché simili ordini
erano e sono anco usati ed osservati nelle zeche di molte cittá e
province): dico che, secondo la regola proposta, per ogni libra d'oro
misto, ridotto in scudi di finezza di denari 22, che sono once 11 di
oro puro, apprezzato lire 72 l'oncia, che ascendono alla somma di lire
792, vi entrano in corrispondenza once 132 d'argento fino. Ma quanto
sia differente quello che in luogo delle dette once 132 si piglia e si
riceve nel corpo delle monete, di qui si conoscerá. Percioché figuro,
com'ho detto, che di una libra d'argento accompagnato, che tenesse di
finezza once 11 e denari 8, netti dal rimedio (qual rimedio era ed è
questo, cioè che ordinariamente si lasciavano e si lasciano, over si
fan buoni a tutti li zechieri per ogni libra di monete di qualunque
sorte, o fina o bassa, denaro uno o due o circa d'argento fino; e con
ragione, conciosiaché il piú delle volte non si può legare cosí
giusto), siano stati fatti quarti numero 41. Delli quali togliendone a
peso libre 11 ed once 8, in essi vi sono le dette once 132, che sono
libre 11 d'argento fino, e di rame once 8; e sono in tutto essi quarti
numero 478. Per le fatture de' quali figuro che il zechiero per
concessione ordinaria si sia scontato in essi lire 20 soldi 12, sí che
venivano poi valutati per le dette ragioni soldi 34 imperiali l'uno,
che sono in somma lire 812 soldi 12. E quali quarti, tassandoli alla
rata delle dette once 132 in ragion di lire sei per oncia, ciascun di
essi vale soldi 33 denari due o circa d'imperiali, e fanno in somma
lire 792.

Figuro che di una libra d'argento misto, che tenesse di finezza once 9
denari 20, netti dal rimedio, siano stati fatti giuli numero 126.
Delli quali togliendone a peso libre 13 once 5, vi sono in essi once
132 d'argento fino, e di rame libre 2 once 5; e sono in tutto detti
giuli numero 1690-1/2. E per le fatture del zechiero, lire 53 soldi 5,
e venivano poi valutati soldi 10 l'uno, che sono in somma lire 845
soldi 5. Ma, tassandoli alla rata delle dette once 132 in ragion come
di sopra, ciascuno d'essi giuli vale soldi 9 denari 4 o circa, e fanno
in somma lire 792.

Figuro che di una libra d'argento misto, qual tenesse di finezza once
3 denari 20, netti dal rimedio, siano state fatte parpagliole numero
212, delle quali togliendone a peso libre 34 once 6, in esse vi sono
once 132 d'argento fino, e di rame libre 23 once 6; e sono in tutto
dette parpagliole numero 7314. E per le fatture, lire 132 soldi 5, e
venivano valutate soldi due denari 6 l'una, che sono in somma lire 914
soldi 5. Ma, tassandole alla rata del fino che vi è dentro in ragion
com'è detto, ciascuna d'esse vale soldi 2 denari due o circa, e fanno
in somma lire 792.

Figuro che di una libra d'argento misto, qual tenesse di finezza once
2 denari 22, netti dal rimedio, siano stati fatti soldi numero 420.
Delli quali togliendone a peso libre 45 once 3, vi sono in essi once
132 d'argento fino, e di rame libre 34 once 3; e sono in tutto detti
soldi numero 19.005. E per le fatture, lire 158 soldi 5, e venivano
valutati un soldo integro, cioè denari 12 l'uno, che sono in somma
lire 950 soldi 5. Ma, tassandoli alla rata del fino che vi è dentro in
ragion com'è detto, ciascuno d'essi vale denari dieci o circa, e fanno
in somma lire 792.

Figuro che di una libra d'argento misto, che tenesse di finezza oncia
una denari 4, netti dal rimedio, siano stati fatti sesini numero 432.
Delli quali togliendone a peso libre 113 oncia 1 denari 12, in essi vi
sono once 132 d'argento fino, e di rame libre 102 oncia 1 denari 12; e
sono in tutto detti sesini numero 48.870. E per le fatture, lire 429
soldi 15, e venivano valutati denari 6 l'uno, che sono in somma lire
1221 soldi 15. Ma, tassandoli alla rata del fino che vi è dentro in
ragion com'è detto, ciascuno d'essi vale denari 3-5/6 o circa, e fanno
in somma lire 792.

Figuro che di una libra d'argento misto, che tenesse di finezza denari
22, netti dal rimedio, siano stati fatti quattrini numero 720 e forse
meno 24 di detto numero. Delli quali togliendone a peso libre 144, vi
sono in essi once 132 d'argento fino, e di rame libre 133; e sono in
tutto quattrini numero 103.680. E per le fatture, lire 504, e venivano
valutati denari 3 l'uno, che sono in somma lire 1296. Ma, tassandoli
alla rata del fino che vi è dentro in ragion com'è detto, ciascuno
d'essi vale denari 1-5/6 o circa, e fanno in somma lire 792.

E, quando anco alcuna sorte di dette monete fosse stata fatta di
maggiore o minor lega o finezza un denaro o due o circa per ciascuna
libra, nondimeno ciò a me poco importa in mostrare e per far conoscere
la gran differenza o disproporzione che sia tra una sorte all'altra,
nel conteggiarle, in quanto alli valori dati loro; imperoché, quanto
al fino, tanto se ne trova esser in una sorte quanto nell'altra, sí
come chiaramente nel sommario a capitolo XXXVII si mostra.




CAPITOLO XXXV

Breve discorso sopra le monete, e che si potrebbe anco tôrre l'argento
non coniato.


Dalli suddetti essempi si può vedere ch'essendo fatte le monete con
simili ordini, cioè che siano cavate le fatture dal corpo di esse e
poi, togliendole per li valori cosí dati loro, non si riceve il debito
argento fino, qual essere dovrebbe nelle monete in proporzionata
concordanza; onde si conosce che, se osservati saranno gli ordini
proposti, si piglierá la debita e real proporzione del fino argento,
in cambio del giá nominato per lire, soldi e denari, e, se bene si
nomineranno lire, soldi e denari, si piglierá con effetto l'argento
fino coniato per il suo giusto peso e valore. Ancorché i contraenti si
potranno accordar tra loro di pagare con argento non coniato: il che
potrebbe forse tornar conto e vantaggio a chi lo pigliasse, che non
sarebbe cosí a chi lo desse in pagamento, e forse sarebbe anco utile
ad ambe le parti. E tutto quello c'ho detto dell'argento, il simile si
dee anco intendere per l'oro.




CAPITOLO XXXVI

Che per l'alterazione delli prezzi dell'oro e dell'argento ne vengono
rifatte le monete.


Si viene in cognizione ancora, per le giá dette ragioni, che,
alterandosi di tempo in tempo per molte cause i prezzi e i valori di
detti preciosi metalli, ne succede che vengono fose di mano in mano
molte sorti di monete per farne altre delle medesime leghe, e nel
farle vi si fanno entrare nei loro valori nuove soprafatture. Per il
che le monete restano piú leggiere, e si spendono poi per i valori di
quelle prime, e anco alle volte per maggiori. E, in cosí spenderle,
pare che le mercanzie ed altre cose crescano di prezzi, procedendo
tutto ciò molte volte dallo sminuito peso, over dagli alterati valori
di esse monete, occorrendo anco alle volte che tali monete sono
ricusate in diversi luoghi, per non trovarsi nel primo stato loro.
Onde veramente si conosce esser cosa necessaria che i danari siano una
volta fatti e regolati sott'ordini fermi e certi, nei quali abbiano da
esser poi per sempre mantenuti.




CAPITOLO XXXVII

Sommario delli conti delle dette sei sorti di monete, date per
essempio.


  ------------------------------+-------------+-------+---------+-----------------
                                |In ciascuna  |       |         |
                                |sorte vi sono|       |Valor di |Tutte le fatture,
        Venivano valutati       |di fino      |L'oncia| tutto   |e vi sono
         tutti li detti         |argento.     | vale  |l'argento|compresi i rotti
  -----------+------------------+-------------+-------+---------+-----------------
  Quarti     |l. 812 ss. 12 d. -|once      132|lire  6|lire  792|l. 20 ss. 12 d. -
  Giuli.     |»  845  »   5 »  -| »        132| »    6| »    792|»  53  »   5 »  -
  Parpagliole|»  914  »   5 »  -| »        132| »    6| »    792|» 122  »   5 »  -
  Soldi      |»  950  »   5 »  -| »        132| »    6| »    792|» 158  »   5 »  -
  Sesini     |» 1221  »  15 »  -| »        132| »    6| »    792|» 429  »  15 »  -
  Quattrini  |» 1296  »  -- »  -| »        132| »    6| »    792|» 504  »  -- »  -
  -----------+------------------+-------------+-------+---------+-----------------
  Tutt'il    |                  |             |a      |         |
  valore è di|l.6040 s.   2 d. -|once      792|l.6 l'o|lire 4752|l.1288 s.  2 d. -


Nella detta tavola si vede che once 132 di fino argento, compartite in
quarti, si spendono per un valore; ed altretante, compartite in altre
sorti di monete, mutano valore in grandissima disproporzione: sí che i
cambi tra esse fatti non vengono veramente corrispondenti, avendo
riguardo al loro fino. E cosí sta il fatto della maggior parte delle
monete di molte cittá e province, nelle zeche delle quali da esse
monete sono state e sono cavate le fatture. E da questo essempio si
può conoscere se fia possibile conteggiare giustamente per conto delle
monete con simili ordini fatte e usate.




CAPITOLO XXXVIII

Breve discorso sopra il detto essempio.


Dico che in libre sei di scudi, quali siano a finezza di denari 22 e
che siano di qual peso o valore si vogliano, o da lire 8, o da 7, o da
6 l'uno (come nelle tariffe dell'oro), in ciascuna sorte di essi vi
sono once 66 di pur'oro, qual, apprezzato o valutato lire 72 l'oncia,
vale in tutto lire 4752. E vi entrano in corrispondenza, in quanto
alla real forma, once 792 d'argento di coppella, il qual argento, a
lire 6 l'oncia, ascende alla somma delle suddette

                                            lire 4752 soldi -- den. --
  Ora, aggiungendovi le fatture con
  i rotti detti di sopra, che sono           »   1288  »     2  »   --
                                            --------------------------
  fanno la somma di                         lire 6040 soldi  2 den. --

E, se bene le dette monete venivano valutate delli valori suddetti,
cioè per lire 6040 soldi 2, nondimeno, in quanto all'ordine della real
tassa, e avendo riguardo al fino di esse per spenderle (conciosiaché i
rotti non si possano quasi nominare a moneta per moneta, e che non vi
si può far altra tassa), sono solamente di valore di lire 4752.




CAPITOLO XXXIX

Tavola per la quale si conosce quanto argento fino e quanto rame
separati entravano nelle dette sei sorti di monete.


  ----------------------------------------+---------+-------------------------
            Argento e rame uniti,         |L'argento|
                   pesano                 |  fino   |         Il rame
  ----------------------------------------+---------+-------------------------
  I quarti      |libre  11 onc.  8 den. --|libre  11|libre  -- onc.  8 den. --
  I giuli       | »     13  »    5  »   --| »     11| »      2  »    5  »   --
  Le parpagliole| »     34  »    6  »   --| »     11| »     23  »    6  »   --
  I soldi       | »     45  »    3  »   --| »     11| »     34  »    3  »   --
  I sesini      | »    113  »    1  »   12| »     11| »    102  »    1  »   12
  I quattrini   | »    144  »   --  »   --| »     11| »    133  »   --  »   --
  --------------+-------------------------+---------+-------------------------
  Il brutto     |lib.  361 onc. 11 den. 12|libre  66|lib.  295 onc. 11 den. 12

Si mostra in questa tavola, sotto nome di «brutto», che la quantitá
dell'argento e del rame, uniti, delle dette sei sorti di monete date
per essempio era in tutto di libre 361 once 11 denari 12, cioè
l'argento era libre 66 ed il rame libre 295 once 11 denari 12, e come
in essa. Ma qui avvertir si dee che, detratte e levate le dette libre
11, over le giá dette once 132 di fino argento a sorte per sorte di
esse monete, vi sopravanzano, in tutta somma, rotti di detto argento,
che importano once 80 denari zero grani 9-1/5, e de' quali se ne fará
particolar menzione a sorte per sorte nella tavola sopra ciò fatta nel
capitolo XLI. Il qual argento di rotti, in quanto al peso, vien
compreso nel peso del suddetto rame. E ciò ho descritto solo per
mostrare il giusto peso del fino argento e del rame, ch'in dette
monete entrava.




CAPITOLO XL

Che non si dispenserá piú alcuna quantitá di rame in far danari, anzi
che si estraerá di quello ch'è in opera.


Giá si è mostrato con i detti essempi quanto rame si ponga in opera; e
non è dubbio che, continovando gli ordini delle zeche che sono stati
sinora usati, se ne adopererá ancora piú. Ma, osservando la forma e
regola del _Discorso_, si cercherebbe di lavorare quasi sempre di otto
in undeci leghe, ed anco di legare gli argenti bassi con altri argenti
fini; e ciò per pagar meno per conto delle fatture, ed anco per non
far spesa alcuna in affinarli. Si fonderanno in progresso di tempo
alcune monete giá fatte, nelle quali nel tassarle vi saranno rotti
vantaggiosi, e particolarmente nell'arte degli orefici per far opere e
lavori d'argento ed anco de' dorati; quali, dopo che saranno antichi o
rotti, e massimamente i dorati, giungeranno al ceneraccio, dal quale
ne verrá poi cavato il rame, che adoprar si potrá in far lavori di
getto, quandoché non si volesse affinare. E detti orefici ed altri,
che vorranno far alcuna sorte di opere di argenteria, si serviranno
piú volontieri delle monete suddette e degli argenti grezi o simili,
che pigliare o adoperare delli coniati sotto gli ordini del
_Discorso_; e ciò per non perdere le fatture delle monete.




CAPITOLO XLI

Tassa delle suddette sei sorti di monete, in essempio del modo che si
averebbe a tenere nel tassare tutte le altre giá fatte.


Con questi essempi si mostra il modo e l'ordine di valutare o tassare
tutte le monete sinora fatte, tanto dei suddetti pesi e leghe quanto
d'altri e d'altre. Quali monete dalli giudiciosi contisti e dai
superiori (avendo però riguardo alle finezze e pesi di esse monete)
tassate saranno dei loro giusti valori, imitando questi ordini, ed
usando però sempre, nel tassarle, il peso o campione della libra di
Bologna.

E prima, quanto alli quarti, ancorché, com'ho detto, vagliano soldi 33
denari 2 per ciascuno, essi si hanno a spendere per soldi 33 imperiali
l'uno.

I giuli, ancorché vagliano, com'è detto, soldi 9 denari 4, si hanno a
spendere per soldi 9 denari 3 l'uno.

Le parpagliole, ancorché vagliano soldi 2 denari 2, si hanno a
spendere per soldi 2 l'una.

I soldi, ancorché vagliano denari 10, si hanno a spendere per denari 9
l'uno.

I sesini, ancorché vagliano denari 3-5/6, si hanno a spendere per
denari 3 l'uno.

I quattrini, ancorché vagliano denari 1-5/6, si hanno a spendere per
denaro 1-1/2 l'uno. Imperoché fa di bisogno che i rotti restino sempre
a favore delle monete cosí d'oro come d'argento, ed essi non si deono
nominare, essendo il rotto meno d'un quattrino per ciascuna moneta.
Perché, quando si volesse nominare e porre in tassa il rotto di mezo
quattrino, se ben anco si trovasse esser di valore di piú di esso mezo
quattrino in alcune monete o grosse o minute, ciò sarebbe di
grandissima confusione nel conteggiarle; eccetto però le monete
nominate «quattrini», delli quali se ne fará qui sotto menzione. Ed
avvertir si dee esser cosa importantissima il ridurre tutte le monete
giá fatte, nel tassarle, senza rotti alcuni, per rispetto, com'è
detto, del conteggiare; e dovrá bastare che vi siano monete da mezo
quattrino l'una, con le quali si potranno far pagamenti, ancorché
fossero di gran somme. E, se ben alcune monete, nelle quali fossero
rotti vantaggiosi, fossero poi fose per le cause nel capitolo XVI giá
dette, nondimeno ciò poco importa. Tengo ben per fermo che si
troveranno pochissime sorti di monete, delle tassate, che si possano
poi guastare per rifarne altre con vantaggi, se ben il rotto di
ciascuna di esse fosse di valore di poco poco meno di un quattrino;
perché farebbe di bisogno che simili monete passassero il numero di
120 alla libra.

E, per mostrare apertamente e con maggior chiarezza l'ordine che tener
si dovrebbe nel fare l'universal tassa ad ogni e qualunque sorte di
monete, ho descritto la seguente tavola, che sará per essempio in
tutti i luoghi per poter tutto ciò fare. La qual tassa potrá esser
facilmente in un medesimo tempo fatta da essi contisti e dagli
assaggiatori particolarmente a cittá per cittá ed a provincia per
provincia; imperoché, osservandosi quest'ordine ed imitandolo, tutte
le tasse, che si faranno, si troveranno in effetto esser confronti e
concordanti l'una con l'altra e d'un medesimo tenore nelli giusti e
reali valori delle monete, se ben detti contisti personalmente non le
avranno fatte e calcolate insieme, over con lettere cambievoli
conferite.

  -----------------------------+----------+-----------+-----------------+-----------------
                               |Numero    |  Ciascuna |                 |
                               |di quante |  pesa     |                 | Il valore
  Leghe o finezze delle dette  |ne vadino |  brutta   |     Il fino     | di ciascuna
      sei sorti di monete      |alla libra|den.  gr.  |   di ciascuna   |    moneta
  -----------------------------+----------+-----------+-----------------+-----------------
  I quarti sono a |onc.11 den.8|    41    | 7    2/41 |den. 6 gr. 14 2/5|l. 1s. 13d. -
  I giuli a       | »   9  » 20|   126    | 2  6 6/7  | »   1  »  20 2/5|»  -»   9»  3
  Le parpagliole a| »   3  » 20|   212    | 1  8 32/53| »   -  »   9 3/5|»  -»   2»  -
  I soldi a       | »   2  » 22|   420    | - 16 16/35| »   -  »   3 3/5|»  -»   -»  9
  I sesini a      | »   1  »  4|   432    | - 16      | »   -  »   1 1/5|»  -»   -»  3
  I quattrini a   | »   -  » 22|   720    | -  9 3/5  | »   -  »     3/5|»  -»   -»  1 1/2
  -----------------------------+----------+-----------+-----------------+-----------------

Saper si dee che, nel fare l'universal tassa di tutte le monete, in
tutte le tariffe che si faranno, si dovrá solamente valutare la
quantitá del fino che si troverá essere nelle monete ed in ciascuna di
esse, in ragion però di lire 6 imperiali l'oncia, dipendente dalla
detta libra di Bologna, eccettuati sempre i rotti, quali, com'ho
detto, essendo minori d'un quattrino per ciascuna moneta, non si
dovranno in alcun modo nominare nella tassa; salvo però li quattrini,
i quali dovranno esser posti in tassa per denaro 1-1/2 l'uno, accioché
si possano usare nello spendere, cioè per mezo quattrino l'uno,
insieme con i mezi quattrini che di nuovo si faranno. Si troveran bene
alcune sorti di monete fatte sotto leghe rotte, nelle quali non
interveniranno rotti alcuni nel tassarle; e ciò sará perché la
quantitá del fino, che accidentalmente si troverá esser a giusto peso
in esse, sará corrispondente sotto il valore di lire 6 imperiali
l'oncia, come qui sotto con essempio si mostra. Ma nella maggior parte
delle altre v'interveniranno rotti o di poco o di qualche momento; e
ciò per essere state, con diversitá d'ordini, di tempo in tempo fatte.
E cosí, a similitudine del detto essempio o tavola, si potrá fare la
tassa ad ogni e qualunque sorte di monete, le quali resteranno poi per
sempre nelli loro reali dati valori, quando però saranno fatti
osservare, da chi spetta, gli ordini nel _Discorso_ annotati.

Ora manifestamente si conosce che, se non saranno tassate, over non si
regoleranno tutte le monete in una volta sola e con un istess'ordine
in generale, cioè che il valore di esse sia dichiarato ed in aperto
dimostrato per la rata solamente del puro e del fino, che in esse ed
in ciascuna di loro si troverá essere e non altrimenti, egli è cosa
impossibile che siano osservati bandi alcuni particolari fatti sopra
il fatto delle monete, mentre però che stiano fermi gli ordini
diversamente usati da una cittá all'altra e da una provincia all'altra
nel far danari. Percioché, dopo fatto il bando, non si può con effetto
vietare ch'essi preciosi metalli, tanto non coniati quanto in monete
ridotti, non siano poi trasportati da un luogo ad un altro, ed in
particolare ove si trovino essere piú alterati di prezzi e valori;
succedendo alle volte che le monete cosí bandite sono state e sono
rifatte, e poi riportate con qualche vantaggio nei luoghi ove sono
state bandite o calate, over in breve le istesse calate o bandite si
sono tornate a spendere per i primi loro valori, ed anco alle volte
per maggiori.

E se bene, dopo fatta la nuova ed universal tassa di tutte le monete,
parerá forse ad alcuni che si debba perdere piú nello spendere o
cambiare le monete minute che le grosse o fine alla rata, a questo
loro parere rispondo e dico: che sopra ciò non si dee aver dubitazione
alcuna, perché, essendo minore la quantitá delle minute e maggiore la
quantitá delle grosse o fine nel general maneggio delli danari, e
dovendosi aver riguardo al fine di questo cosí reale e util ordine in
universale (conciosiaché per una volta sola e poi mai piú i danari,
cosí tassati o regolati, non saranno con bandi o gride da prencipi
alcuni di tempo in tempo alterati o calati di valori, ma staranno per
sempre in un giusto essere, ed essi, insieme con quelli che di nuovo
si faranno, si spenderan di continovo in tutte le cittadi e paesi ad
un modo e con una regola sola); però, per cagion della suddetta tassa,
non si dee né mai dovrassi in alcun modo perdita nelle monete
domandare, ma sí bene principio della vera e perpetua quiete nel detto
maneggio delli danari, cioè nel fare tutti li pagamenti con ragion
regolata e con ogni sorte di perfezione terminata.

E perché nel capitolo XXXIV ho detto ch'io farei menzione in questo
d'alcuni rotti taciuti nel tassare le dette sei sorti di monete in
esso figurate, i quali restano nelle fatture di quelle compresi, e che
non si possono giustamente dividere a moneta per moneta; ora, per
mostrare quanto argento sopravanza a libra per libra ed in ciascuna
sorte di dette monete, ed anco in tutta somma per conto di detti
rotti, ho fatto la seguente tavola, accioché i contisti ed altri
possano conoscere esser cosa necessaria che vi sia un sol ordine ed
una forma reale in generale per le monete, accioché, cosí le giá fatte
da esser tassate, come quelle che si faranno, tutte restino per sempre
nel loro giusto essere e real valore.

  ---------------+------------------------+--------------------+-----------------------+--------------------------+-----------------------
                 |                        | In ciascuna libra  |                       |                          |
                 |                        |   di esse monete   |                       |                          |
                 |   Valori, in quanto    |   vi è argento,    |    Sí che in libre    |      Vi è argento,       |
                 |    alla real tassa     |che va in rotti per |        ed once        |     che va in rotti      | Il qual argento vale
  ---------------+------------------------+--------------------+-----------------------+--------------------------+-----------------------
  Il quarto      |lir. 1 ss. 13 den. -    |lir. - ss.  7 den. -|lib.  11 onc. 8 den.  -|onc.  - den. 16 gr.  8    |lir.   4 ss.  1 den.  8
  Il giulio      | »   -  »   9  »   3    | »   -  »  14  »   6| »    13  »   5  »    -| »    1  »   14  »  21 3/5| »     9  »  14  »    6
  La parpagliola | »   -  »   2  »   -    | »   1  »  16  »   -| »    34  »   6  »    -| »   10  »    8  »   9 3/5| »    62  »   2  »    -
  Il soldo       | »   -  »   -  »   9    | »   1  »  15  »   -| »    45  »   3  »    -| »   13  »    4  »  18    | »    79  »   3  »    9
  Il sesino      | »   -  »   -  »   3    | »   1  »  12  »   -| »   113  »   1  »   12| »   30  »    4  »   -    | »   181  »   -  »    -
  Il quattrino   | »   -  »   -  »   1 1/2| »   1  »   -  »   -| »   144  »   -  »    -| »   24  »    -  »   -    | »   144  »   -  »    -
  ---------------+------------------------+--------------------+-----------------------+--------------------------+-----------------------
                                                                                       |onc. 80 den.  - gr.  9 1/5|lir. 480 ss.  1 den. 11

E cosí per la presente tavola si vede che nella suddetta somma di
danari vi sono once numero 80 denari zero grani 9-1/5 d'argento fino,
che restano in rotti, i quali non si possono mettere in tassa, né
quasi dividere a moneta per moneta, com'è detto.

E perché ho anco detto che, nel far l'universal tassa delle monete giá
fatte, ve ne saranno alcune sorti che resteranno senza rotti a moneta
per moneta, se bene saranno state fatte sotto leghe rotte; e che
molt'altre sorti di simili monete, per la maggior parte, nel tassarIe
resteranno con rotti: però, per far manifesta la cagion dell'una e
dell'altra sorte perché cosí resteranno, ho fatto questi essempi,
quali saranno in essempio della maggior parte delle monete sinora
fatte. E gli essempi sono questi, cioè:

Se di una libra d'argento misto di lega di once 7 denari 4, netti dal
rimedio, si fossero fatte monete in numero 172 sotto il valore di lire
5 soldi 14 imperiali l'oncia del fino, le dette once 7 denari 4
sarebbono valute

                                                 lire 40 ss. 17 den. --
  Due denari di rimedio entranti.                  »   -  »   9  »    6
  E figuro che la fattura di dette monete
    col rame fosse importata                       »   1  »  13  »    6
                                                 ----------------------
  Il tutto ascenderebbe alla somma di            lire 43 ss. -- den. --

  E cosí le dette monete 172, a soldi
    cinque l'una, fanno la somma di              lire 43 ss. -- den. --
                                                 lire 40 ss. 17 den. --


E quando si trovassero simili monete esser cosí usate in qualche
paese, e che si volessero tassare in ragion di lire 6 imperiali
l'oncia del fino che in esse fosse, venirebbono tassate esser di
giusto valore, secondo la real tassa, di soldi cinque l'una e senza
rotto alcuno; e tal valore cosí sarebbe casualmente, e non altrimenti.

E se di una libra di detto argento di lega di once 7 denari 4, netti
dal rimedio, fossero state fatte monete numero 180 sotto il valore di
lire 6 imperiali l'oncia del fino, le dette once 7 denari 4 sarebbono
valute

                                                 lire 43 ss. -- den. --
  Due denari di rimedio                           »   --  »  10  »   --
  E figuro che la fattura di dette monete,
    col rame, fosse importata                     »    1  »  10  »   --
                                                 ----------------------
  Il tutto ascenderebbe alla somma di            lire 45 ss. -- den. --

  E cosí le dette monete 180, a soldi
  cinque l'una, fanno la somma di                lire 45 ss. -- den. --

E quando si trovassero simili monete usarsi in luoghi alcuni, e che si
volessero tassare in ragion delle dette lire 6 l'oncia del fino che in
esse fosse, venirebbono tassate essere di giusto valore di soldi 4
denari 9-1/3 l'una, e non si dovrebbe poi mai nominare il detto rotto,
cioè 1/3.

E se di una libra di detto argento di lega di once 7 denari 4, netti
dal rimedio, fossero state coniate monete numero 188 sotto il valore
di lire 6 soldi 6 imperiali l'oncia del fino, le dette once 7 denari 4
sarebbono valute

                                                 lire 45 ss.  3 den. --
  Due denari di rimedio.                          »   --  »  10  »    6
  E figuro che la fattura di queste monete,
    col rame, fosse importata                     »    1  »   6  »    6
                                                 ----------------------
  Il tutto ascenderebbe alla somma di            lire 47 ss. -- den. --
  E cosí le dette monete 188, a soldi
    cinque l'una, fanno la somma di              lire 47 ss. -- den. --


E se anco si trovassero in qualche provincia o luoghi spendersi simili
monete, e che si volessero tassare in ragion di lire 6 imperiali
l'oncia del fino che in esse fosse, venirebbono tassate esser di
giusto valore di soldi 4 denari 6-42/47 l'una, e non si dovrebbe mai
piú nominare il detto rotto, cioè 42/47.

E da questi tre essempi si vede che, essendo state fatte le monete in
diversi luoghi, con diversitá d'ordini, sotto diversi valori degli
argenti in ragion d'oncia, sotto diverse leghe con rotti, con diverse
fatture, ed alle volte di vari numeri alla libra, degli istessi valori
e di una medesima lega, se bene sorte alcuna di monete si troverá
essere senza rotti nel tassarle, nondimeno per la maggior parte esse
si troveranno essere e restare con rotti o di poco o di qualche
momento. E se ben anco i rimedi, i rami e le fatture fossero stati
fatti entrare o di piú o di meno di quello ch'io dico, ciò a me poco
importa in voler mostrare il fatto di tutto questo maneggio. Ed ancora
saper si dee che per li tempi passati si sono usati e che anco di
presente si usano gli ordini diversamente da una zeca all'altra, e che
poche volte si è ritrovato che una zeca di un dominio abbia usato di
fare quelle medesime spese che siano state fatte in altra zeca d'altro
dominio intorno le fatture delli danari, e credo anco ciò essere stato
fatto ed usato nelle zeche d'un istesso dominio, cioè da una zeca
all'altra.

Or qui è da notare che nella prima sorte di monete, delle dette tre
fatte per essempio, si mostra che alcune sorti di monete, fatte sotto
leghe rotte, resteranno, nel tassarle, di giusti valori senza rotti
alcuni, solo, com'è detto, accidentalmente.

Nella seconda si mostra che in alcune altre sorti di monete
v'interveniranno rotti, non per causa del real valore delle lire 6 per
oncia del fino, ma per cagione delle leghe rotte, e del numero variato
delle monete alla libra delli medesimi valori e dell'istessa lega, e
delle fatture non conformi alle altre.

Nella terza parimente si mostra che in alcune altre sorti di monete
v'interveniranno rotti per cagion dell'alterazione delli valori degli
argenti, delle leghe rotte, del numero variato delle monete alla libra
degli istessi valori e della medesima lega, e similmente delle fatture
variate dalle suddette. E cosí da queste ragioni ciascun potrá
facilmente venire in cognizione se sia mai possibile fare la giusta
tassa alle monete, se non saranno osservati gli ordini universali.

Avvertisca ancora ciascun diligente contista e qualunque giudicioso
che, nel fare il figurato delle sei sorti di monete date per essempio
a capitolo XXXIV, se ben ho detto che si faceano di libre 11 ed once 8
d'argento misto, di lega come in quello, quarti numero 478; nondimeno
la veritá è che, oltra questo numero, ve ne va anco di piú un terzo di
quarto, il qual terzo non ho nominato; e similmente, oltra le once 132
d'argento fino in essi entranti, ve ne sono di piú in detto brutto
denari 5 grani 8, quali anco si sono taciuti.

Nelli giuli, ch'erano a peso libre 13 once 5 d'argento misto, di lega
come in detto figurato, vi manco denaro 1 grani 16 di fino argento
alle once 132 descritte.

Nelle parpagliole, ch'erano a peso libre 34 once 6 d'argento misto, di
lega come nel figurato, vi sono di piú denari 6 di fino argento nel
brutto, oltra le once 132 notate, che non si sono nominati.

Nelli soldi, ch'erano libre 45 once 3 d'argento misto, di lega sí come
in esso figurato, vi mancano grani 12 di fino argento alle once 132
giá dette.

Nelli sesini, ch'erano libre 113 oncia 1 denari 12 d'argento misto, di
lega come nel figurato appare, vi mancano anco grani 12 d'argento fino
alle once 132 annotate.

Nelli quattrini, ch'erano libre 144 d'argento misto, di lega come in
detto figurato si dice, ho proposto che ne andavano in numero 720, e
forse meno 24 di questo numero per ciascuna libra.

Questi rotti cosí descritti non sono stati da me nominati nel giá
detto figurato; e, se bene essi sopravanzano, over mancano al conto
delle once 132 del fino argento a sorte per sorte, com'è detto,
nondimeno sono tali che non si possono dividere e nominare nelle dette
monete, cioè in ciascuna di esse, come chiaramente si vede.

Ma nella detta tavola, fatta sopra i rotti, ho descritto i rotti che
sopravanzano a libra per libra di esse monete, avendo io fatto il
figurato che in ciascuna sorte di quelle vi fossero le once 132 giuste
d'argento fino nel peso del loro brutto: perché non si potea fare
altrimenti, in voler mostrare e per far conoscere la veritá del fatto
in quanto alli disproporzionati valori delle dette monete, cioè da una
sorte all'altra, come nel suddetto sommario a capitolo XXXVII
apertamente si mostra.




CAPITOLO XLII

Come dal cavare le fatture dal dosso delle monete ne sono nati gran
disordini, e che ne occorreranno de' maggiori se non vi si provede.


Per le molte ragioni dette di sopra, ciascun potrá molto ben conoscere
i gran disordini, riusciti dal principio che si cominciò a cavare le
fatture dal dosso o corpo delle monete, perché, sminuendo tuttodí il
peso del fino in esse, vien poi dato men oro ed argento nelli
pagamenti; onde ne vengono poi alterati di prezzi essi argento ed oro,
e per tal alterazione sempre si guasteranno le monete per rifarne
altre, e, non essendo a ciò proveduto, succederá che in ogni pagamento
si riceverá di continovo men oro ed argento di quello che si fa anco
di presente. Ed il primo che fu di tal artificio ed operazione
inventore, al mio giudicio, meritò poca lode. E, se si potesse vedere
quanto abbia lavorato una zeca delle cittá grandi, non è dubbio che,
quando tali monete fossero insieme unite e non fossero state fose e
guaste, non solo molte case, ma anco una infinitá di palazzi impire di
esse si potrebbono. Ma il guastare ed il rifar di continovo le monete
è causa che delle prime nissune o poche si veggano, e si può ben dire
che siano gli ori ed argenti medesimi riconiati, oltre quelli delle
minère; il che non accaderebbe, facendosi come nel _Discorso_ vien
proposto.

E, per mostrare apertamente a tutti che le cosí cavate fatture sono
state il principio (come tengo per fermo) che le cose delle monete
siano andate e vadino sempre di male in peggio, e che i loro valori
non possono restar giusti in real corrispondenza, avendo però riguardo
al fino che si trova essere in ciascuna sorte di esse per la loro
rata, e per far anco sapere che perciò tra esse monete e da una sorte
all'altra, cosí d'oro come d'argento, non vi è real concordanza,
addurrò questo essempio, dal quale in similitudine si potrá vedere
questo fatto in qualunque sorte di monete, e delle fine e delle basse,
di molte cittá e province, dal corpo delle quali sono state cavate le
loro fatture. Dico adunque che, nel fare una libra dei suddetti
quarti, figuro che v'intervenivano le spese qui sotto annotate; ed in
essi vi sono di fino argento once 11 denari 8, netti dal rimedio, e di
rame denari 16, il qual argento, apprezzandolo lire 6 imperiali
l'oncia, vale lire 68; e per la detta libra si lasciavano al zechiero,
come altre volte ho detto, denari 2 o circa di fino, sí come cosí anco
si lasciano over si fan buoni a tutti li zechieri per ciascuna libra
di qualunque sorte di monete, o fine o basse, per la causa giá detta
nel capitolo XXXIV. E ciò si chiama «rimedio», il qual vien anco ad un
certo modo compreso nelle spese e fatture delle monete; le quali spese
sono queste, cioè:

  Il detto argento di rimedio vale                   lire -- ss. 10 den. --
  Per carboni, crugiolli, ferramenti, e per
    far saggi                                         »   --  »   3  »   --
  All'aggiustatore delle monete                       »   --  »   2  »   --
  A quello che le fa proporzionate e tonde            »   --  »   3  »   --
  Per la stampatura                                   »   --  »   3  »   --
  Per dar il bianchimento                             »   --  »   3  »   --
  E figuro anco che venga il piú delle
  volte dalli zechieri pagato l'argento fino
  qualche cosa piú del solito, cioè per ciascuna
  libra                                               »   --  »  10  »   --
                                                     ----------------------
  Le quali spese, computandovi dentro il
  valore dell'argento di rimedio, ascendono
  alla somma di                                      lire  1 ss. 14 den. --

E se ben dette spese non fossero cosí giuste sotto detto calcolo,
nondimeno esse sono ivi intorno, e alle volte di maggior somma per
queste ed altre simili cause; ed altretante spese vanno cosí alla
libra delle monete fine come alla libra delle basse, cioè di una lega
2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 ed altre. Ed anco ho ritrovato che alle
volte si sono cavate maggiori mercedi di fatture nelle basse che nelle
fine, come sarebbe di soldi 8 o 10 o circa per libra.

Della qual libra di detto argento misto, ch'era di lega di once 11
denari 8, figuro che se ne facessero li detti quarti numero 41, quali,
tassando soldi 34 l'uno, compresa però in essi la suddetta spesa,
fanno la somma di lire 69 soldi 14. Si dee anco considerare che nelle
spese e fatture delle monete vi vien compreso qualche guadagno per il
zechiero, ed anco la rata della recognizione, che alle volte si paga
alli prencipi delle cittadi o alle republiche, di un tanto per libra
d'oro e d'argento posto in zeca.

Ora, quanto al cavare le fatture delle monete d'oro, dico che anco
esse vengono cavate dal corpo delli ducati e degli scudi o simili; e,
se ben pare che colui che fa fare tali monete paghi al zechiero,
poniamo, uno scudo d'oro per cento, over che il zechiero lavori per
suo conto, nondimeno si cavano nel compartire esse monete. Imperoché,
quanto agli scudi, se ne fanno sempre andare di tempo in tempo in
numero di piú alla libra di quello che giá si solea prima fare; e,
quandoché se ne facciano anco andare in minor numero alla libra,
nondimeno è fatto poi crescere il loro valore oltra modo: ed anco si
guadagna nell'accrescimento delli valori dati ed alterati di mano in
mano alle monete che si fanno d'oro, cosí di minèra come degli ori giá
coniati che si rifanno in altre monete, e particolarmente in ducati.
E, come per essempio, s'alcuno volesse far fare di una libra d'oro
puro ducati numero 104, e togliesse tanti scudi delli correnti di
finezza di denari 22, nelli quali fossero once 12 di pur'oro, come
sarebbe di quelli da 113-1/7 alla libra over d'altra sorte di tal
finezza; e quali scudi 113-1/7 a lire 7 l'uno fanno la somma di lire
792, ed in essi vi sono once 11 d'oro puro; e, perché vi manco
un'oncia di dett'oro, fa di bisogno anco pigliare altritanti scudi,
nelli quali ella vi sia, e vale lire 72, che sono in tutto lire 864;
e, raffinati detti scudi col cimento, si facessero i detti ducati 104,
quali poi si spendessero per lire 8 soldi 12 imperiali l'uno: il
valore di tali ducati ascenderebbe alla somma di lire 894 soldi 8, e
cosí essi si spenderebbono per maggior valore di quello che si farebbe
essendo in scudi, cioè di piú per lire 30 soldi 8. E pur si vede che
tanto di pur'oro a peso si trova essere negli scudi come poi nelli
ducati, e de' quali ducati cosí fatti, in quanto alla real forma,
ciascuno valerebbe solamente lire 8 soldi 6 denari 1-11/13, e si
averebbono da spendere per lire 8 soldi 6. Però avvertir si dee non
esser cosa necessaria il pigliar l'oro, qual sia in accosta finezza,
per poter fare scudi; né meno pigliare gli scudi per cimentarli e
ridurli poi in ducati, perché la spesa di tal cimento è superflua: ma
ben il dover vuole che l'oro atto a far ducati sia ridotto in ducati,
e l'altro sia ridotto in scudi o bisilachi, e ciò per minor spesa. E
questo ho detto, accioché si faccia solo la spesa bisognevole e non la
straordinaria, tanto nel fare i ducati quanto nel far gli scudi o
bisilachi.

E cosí dalle suddette ragioni manifestamente si conosce che il cavar
le fatture dal corpo delle monete, cosí d'oro come d'argento, è cosa
che torna in grandissimo danno a tutti, e a richi ed a poveri;
imperoché il valor di esse sempre cresce per le giá dette spese, in
luogo del pur'oro ed argento fino che nelle monete esser dovrebbono.
Le quali fatture e spese, in quanto per le monete d'argento, si cavano
ugualmente cosí dal corpo di ciascuna libra delle fine come delle
basse: e anco alle volte si cavano maggiori mercedi di dette fatture
dal corpo delle basse che delle fine, come ho detto; e perciò nelle
basse vi resta molto meno d'argento fino alla rata delle fine in
disproporzion grandissima, come si vede nella detta tavola fatta in
essempio a capitolo XXXVII. Onde ne nasce che, a voler poi fare i
conti delli pagamenti, non si può né mai si potrá trovare contista
alcuno che li possa fare giustamente, volendo avere riguardo al fino
che nelle monete esser si trova, cioè a sorte per sorte ed in ciascuna
di esse monete.

Oltre di ciò dico che le monete, con diversitá e varietá d'ordini
fatte, non si troveranno mai di giusta e real corrispondenza nel
conteggiarle in universale; e tanto piú, quandoché una cittá in
differenza dall'altra e una provincia dall'altra fanno le monete sotto
varie finezze con vari rotti, usando anco da un luogo all'altro il
campione della libra o piú greve o piú leggiero, o in poco o in assai,
pagando l'argento con vari e diversi prezzi, e parimente l'oro,
mutando ogni qualch'anno sotto le libre loro i numeri delle monete
delli medesimi valori ed anco le leghe, e alle volte non mutando esse
leghe, dando vari valori con diversi titoli e nominazioni alle monete,
che causano molte difficultadi nel conteggiarle, e cavando varie
mercedi di fatture dal corpo loro, quali fatture sono comprese nelli
valori alle monete dati. E, per queste sette cause principali,
interminabili, ne vengon poi alterati di prezzi essi oro ed argento;
per le quali alterazioni ne vengon anco di poi guaste e fose di mano
in mano le monete fatte nei tempi passati per rifarne altre; e per le
suddette cagioni non si può né mai si potrá fare la tassa giusta alle
monete giá fatte se non con l'ordine dimostrato: e cosí il caso loro
va sempre di male in peggio, come di continovo manifestamente si vede.

E perché alcun potrebbe dire che il cavare le fatture dal corpo delle
monete fu cosa trovata per publica commoditá, conciosiaché nello
spendere i danari, nelli valori de' quali esse fatture vi fossero
comprese, l'uomo li potrebbe poi spendere e cambiare per quegli
istessi valori per li quali egli gli avesse pigliato, e che ciò niente
o poco importerebbe: a questo si risponde che in quei principi forse
parve alle genti buona invenzione, ma non fu giá avuto riguardo al
fine ed a quello che potea succedere; ed ora si conosce ch'egli è
stato tutto il contrario, e che è stata ed è publica rovina per le giá
dette ragioni. Imperoché le dette fatture sempre sono state fatte
subentrare nelle monete in luogo del fino argento, che in esse ed in
ciascuna di esse proporzionalmente a peso esser dovrebbe; e molto ben
si sa che le fatture non si possono compartire nelli valori a moneta
per moneta in corrispondenza, e particolarmente nelle monete di minori
leghe e valori. E tengo per fermo che quegli antichi non
s'intendessero giamai che per questa da loro nominata «publica
commoditá» s'avessero poi a rifare di tempo in tempo tutte le monete
giá fatte; ed ora si vede che tutto ciò è poi riuscito, ed anco riesce
di continovo solo in beneficio ed utile de' particolari.

E se bene, per li tempi passati, e dopo che fu diviso il regno de'
romani e che fu partito il mondo e sottoposto a diversi prencipi, in
alcune cittadi e province siano state fatte le monete cosí d'oro come
d'argento a spese di chi le ha fatto fare; nondimeno, perché non fûrno
compartite e fatte con le ragioni fondate sopra la corrispondenza di
uno per dodici e dodici per uno, cosí delli pesi come delli valori, e
con gli ordini universali, ma particolari e differenti da un luogo
all'altro, però anch'esse sono sempre state guaste e fose da una cittá
all'altra e da una provincia all'altra, per rifarne altre, sí come a
tutti è cosa manifesta.

Oltre di ciò, perché dubito che ad alcuni parerá cosa alquanto grave
il pagare le fatture delle monete (quando però non vi fosse sopra ciò
proveduto del modo che nel capitolo XII si tratta), con dire che nel
farle fare costerá piú la fattura di una libra delle basse che delle
fine, e che nel volerle poi spendere parerá loro che si perda piú per
causa delle basse che delle fine; ora, discorrendo sopra questo fatto,
dico che considerar si debbe che quel mercatante o altro ch'averá
presso di sé, poniamo, libre dieci di pur'oro da far coniare, del
quale se ne potranno fare circa scudi mille, non resterá per scudi
dieci o circa di spesa di farlo ridurre in ducati o scudi, per poter
fare i fatti suoi. E parimente colui ch'averá libre cento d'argento di
coppella, che valerá scudi mille o circa, non resterá per lire 150 o
200 o circa, che si spendessero in farlo ridurre in monete di varie
leghe, di far fare esse monete. Perché questi tali sempre cercheranno
di spendere o contrattare i loro danari cosí fatti o in mercanzie o
altre robbe, over in far cambi di monete o altro con vantaggi, per
riavere le suddette fatture ed anco i debiti laggi. A quali persone
sará lecito ciò fare; e similmente ancora quelli primi, ch'avran
ricevuto per le loro robbe o mercanzie queste tali nuove monete, o
grosse o minute e di qual sorte siano, secondo il loro commodo, tutto
ciò potran anco lecitamente fare.

Si debbe ancora considerare che quel mercatante o altro ch'averá in
maneggio, poniamo, per scudi mille, quandoché gli facesse di bisogno,
nelli principi dell'aprire questa nuova zeca, di far fare del suo
argento, over trovare sorte alcuna di monete di bassa lega per
spendere alla minuta, non resterebbe, per scudi quattro o cinque,
ch'egli spendesse in fatture o laggi di esse, di fare i casi suoi. E
se ben facesse tal spesa, si può considerare che anco egli potrebbe
aver pigliato varie sorti di monete delle tassate, nelle quali vi
fossero rotti vantaggiosi, che, facendole rifare in quella sorte di
monete che gli fosse commoda, egli si vantaggerebbe di una parte delle
fatture per cagion delli rotti suddetti. E quando anco non avesse
monete vantaggiose o argento grezo per far fare monete basse o minute,
egli potrebbe pigliare sin quasi delle monete che fossero state fatte
sotto gli ordini nuovi per far fare dette minute, e non dovrebbe aver
riguardo a spesa alcuna ch'egli facesse per suo interesse particolare,
perché tutto ciò passerebbe poi a commodo ed utile e suo e d'altri,
come nel capitolo XXIX si narra. E riuscirebbe tutto il contrario di
quello che di presente si usa, cioè che da particolari persone sone
fose e guaste di continovo quasi tutte le monete giá fatte, nelli
valori delle quali sono comprese le fatture, facendone poi rifare
altre con nuove soprafatture e con alterazioni di valori, per utile
loro particolare e con danno grande, continovo dell'universale. Perché
questi tali cercano di fondere e guastare prima le monete piú
vantaggiose, facendone rifare altre, per far guadagno con danno del
terzo; e perciò sempre si sminuisce il peso del fino a moneta per
moneta, restando poi fermi i valori in ciascuna di esse, cioè delle
lire, soldi e denari. E, come per essempio, le monete, che anticamente
spendere si soleano per soldi dieci l'una, sono state fose e guaste, e
molte altre di poi fatte a loro similitudine, con men fino in
ciascuna, si spendono cosí anco per dieci soldi l'una; e quello ch'io
dico di queste, ciò di molte altre intendere si debbe. Onde ne segue
che le monete giá fatte qualch'anni inanzi, per non poter esser guaste
tutte in un tempo, non possono poi restare nelli loro primi valori; e
perciò il piú delle volte stanno nascoste presso quelli che conoscono
il futuro guadagno, con animo anch'essi di farle rifare con simili
vantaggi, over per spenderle per maggiori valori. E di qui nasce che
alle volte con bandi de' prencipi vengono calate le monete nuove;
laonde ne succede ch'ora non si trovano monete d'oro, e ora non si
trovano monete d'argento, e sempre vanno crescendo in disproporzionati
valori. E per le dette cosí stravaganti e sconcertate azioni ne
vengono poi anco alterate di prezzi quasi tutte le altre cose; e tanto
piú, quandoché i parlamenti dei pagamenti si trattano ora a moneta
longa ed ora a corta, o in altri simili modi, da una cittá all'altra e
da una provincia all'altra.

Or, quando fosse statuito, da chi spetta, sopra l'osservazione degli
ordini universali per le monete dimostrati, succederebbe che le
nazioni, ancorché lontanissime, conosciuta la veritá di questo cosí
real maneggio, senza opposizione alcuna osserverebbono tutto quello
che ordinato fosse.

E, se occorresse anco ch'alcun prencipe volesse far fare de' suoi ori
ed argenti alcune sorti di monete, o grandi o picciole, per qualche
sua intenzione, fará di bisogno ch'egli osservar faccia, in cosí
farle, gli ordini proposti; imperoché, se dette monete saran poi da
lui donate o spese, tutto ciò anco riuscirá a beneficio ed utile in
universale, se ben le avesse fatto fare per commodo o interesse suo
particolare. E per causa di tal osservazione avenirá che da persona
alcuna non potrá con ragion esser opposto in modo alcuno alle reali
constituzioni che sopra le cose delle monete dai prencipi fatte
saranno, poiché anco da loro saranno poste in essecuzione. E per
corroborazione di ciò, in quasi simil caso è stato rettamente concluso
dal detto Cassiodoro nel quinto libro della giá allegata opera sua, a
carte 119, e nella lettera scritta dal re Teoderico ad Uvilia conte
del Patrimonio, la qual cosí incomincia: «_Utilitas publica sicut ad
conservationem respicit omnium, ita debet perfici_», ecc.

E veramente si può dire che i danari siano a guisa di navi, e
maggiormente tutto ciò affermar si potrebbe, quandoché fossero fatti e
regolati sotto questi ordini; imperoché sarebbono ed anco resterebbono
per sempre come navi regie, fatte e fabricate con regolata e giusta
misura e senza alcun diffetto e di tutte le cose, che vi si
appartengono, ben accommodate.

Or, quando i danari nuovamente fatti saranno stati dispensati in
diversi modi, e poi pigliati diversamente ora in picciole ed ora in
gran quantitadi, non sará poi piú lecito ad alcuno, che cosí gli averá
ricevuto, domandare i detti vantaggi. E, se ciò avenisse, si potrebbe
anco quasi tolerare; imperoché fa di bisogno aver riguardo al fine di
questo cosí gran maneggio, essendo necessario che l'oro e l'argento
siano sempre compartiti in far essi danari, e che tutte le monete giá
fatte siano tassate con ordini e regole ferme in universale, accioché
abbiano da restar perpetue. E si ha da tener per fermo ch'in breve
tempo si dará fine a questi illeciti vantaggi, quandoché alcuno li
volesse, perché le monete, cosí d'oro come d'argento, non si potranno
mai piú rifare con vantaggi, ma resteranno fatte per sempre con ogni
perfezione. E perciò ne succederá che, moltiplicando le quantitá di
ogni sorte di monete, e poi facendo i cambi di esse, si piglierá solo
il laggio ordinario, come sarebbe un quattrino per lira delle piú
bisognevoli, e cosí mezo quattrino delle men bisognevoli, e secondo
che saranno d'accordo i cambiatori con quelli che vorranno cambiare;
ed anco alle volte si desidererá piú di avere delle monete fine che
delle basse, per molte cagioni.

E per le suddette ragioni l'oro e l'argento verranno dispensati e
compartiti pesatamente in corrispondenza in fare ogni e ciascuna
moneta, e grossa e picciola, e similmente, essendo grezi, verranno
contrattati regolatamente, come nel capitolo XXIX si tratta; e anco in
poco spacio di tempo gli abusi e i disordini occorsi e che si sogliono
usare intorno al fatto delle monete, e in particolare il cavar le
fatture dal corpo di esse, passeranno in oblivione perpetua.




CAPITOLO XLIII

Breve discorso sopra le zeche in universale.


Essendosi nelli precedenti capitoli fatta menzione di molti ordini
particolari finora osservati nel far le monete cosí d'oro come
d'argento, mi par anco esser cosa convenevole, per modo di
replicazione, di nuovo trattarne in universale. Però dico che in zeca
alcuna, dal tempo che si sono cavate le fatture dal corpo o dosso
delle monete in qua, non si è mai lavorato, né meno si lavora se non
in disproporzione, o di qualche poco o di assai, in quanto alla real
forma ora proposta. E il piú delle volte si lavora con quegli ori ed
argenti o monete vantaggiose, che nelle istesse cittadi ove si fanno
le zeche esser si trovano, per far danari per uso delle proprie cittá,
i quali alle volte sono poi stati trasportati in altri luoghi e spesi
per maggiori valori di quelli ch'erano stati fatti; la qual cosa è di
molto utile ad alcuni particolari, ma di grandissimo danno a molti.
Laonde si dee molto ben considerare che il rimovere questo disordine
sará ottimo fatto; imperoché pare non esser cosa ragionevole che le
monete e d'oro e d'argento, levate di zeca dai superiori sotto i
valori da essi a dette monete dati, siano poi spese per alterati
valori incerti ed incogniti, i quali alle volte sono dati cosí da
alcuni particolari a molte sorti di monete, sotto titoli e sopranomi
da loro imaginati ed approbati. E cosí anco dal detto tempo in qua si
è lavorato e lavorasi in qualche disproporzione in generale da un
paese all'altro; onde ne segue, com'ho giá detto, che molte volte con
bandi de' prencipi i danari vengono calati di valore, non sapendo poi
i popoli se debbano pigliare o gli scudi o certe sorti di monete, con
loro gran danni, come di ciò è notorio quasi in tutta Italia ed in
altre province. E, stando le cose nell'essere che si trovano, non si
fará mai altro che fondere e rifondere oro ed argento coniato, per
riconiarlo in altre monete, con infinito consumamento di ferramenti,
rami e piombi per affinarlo, e carboni, cruggiolli e molte altre cose
simili, che sono tutte spese inutili e dannose, e che si leverebbono
via osservando gli ordini del _Discorso_. Conciosiaché di ogni
diecimila scudi, che in ciò si spendono, non si spenderebbe, per cosí
dire, un solo scudo nel far danari, perché non accaderebbe farli se
non una volta sola.




CAPITOLO XLIV

Sette capi principali e fondamenti stabili, che riducono il _Discorso_
a perfezione.


I. Una parte di pur'oro a peso per dodici d'argento di coppella giuste
e ferme.

II. L'apprezzar sempre l'oro lire 72 l'oncia, e parimente l'oncia
dell'argento lire 6 imperiali, cosí quello che nel tassar le monete
giá fatte vi si troverá essere, come quello che sará posto in zeca per
monetarlo.

III. Il levare i molti rotti, che si faceano nelle leghe o finezze nel
far i danari.

IV. Che i variati e diversi pesi delle libre usate per detti preciosi
metalli, tutti siano ridotti e mantenuti per sempre conformi e giusti
al peso del campione della libra osservato nella zeca di Bologna; e
che siano generalmente usati, cosí nel fare le monete nuove, come nel
fare l'universal tassa di tutte le monete finora fatte.

V. Il non permettere che si cavino le fatture dal corpo delle monete.

VI. Il porre o imprimere su le monete di qualunque sorte, cosí d'oro
come d'argento, che di nuovo si faranno, le note del loro valore,
sotto titolo d'«imperiale» della lega o finezza e del numero di quante
ne vadino alla libra; e con tal ordine, che da tutti possano esser
conosciute e facilmente intese.

VII. L'osservar un sol ordine tanto nel tassare quanto nel far le
monete e d'oro e d'argento, dal qual ne succederá che i danari
resteranno per sempre regolati.




CAPITOLO XLV

Avvertimenti a' prencipi dell'onore ed utile, che tanto a loro come ai
loro popoli ne seguirá, s'essequir faranno le presenti cose.


Fra l'altre degne ed onorate azioni dalli prencipi nelli loro maneggi
fatte, si è procurato, come si sa, con ogni studio di fare che nelli
loro Stati e regni siano fatte belle e buone monete e d'oro e
d'argento, accioché fossero e per memorie de' nomi loro, ed anco
perché fossero spese ed accettate per i debiti valori tanto nei domíni
loro come in altri luoghi. Nondimeno, perché nel farle gli ordini sono
stati e sono diversamente osservati da una provincia all'altra ed anco
da una cittá all'altra, essi non hanno mai potuto effettuare questo
loro cosí giusto desiderio. Or, accioché una volta si dia fine a cosí
gran travaglio, ho pensato col mezo di queste mie deboli fatiche
avvertirli che, se vorranno che sia essequita questa loro buona
volontá, non dovranno permettere che per l'avenire siano fatte le
monete se non con gli ordini universali, cioè sotto una regola sola,
la qual nel _Discorso_ vien proposta; onde ne avenirá ch'esse monete
resteranno per sempre nelli loro reali dati valori, e ciascuno nelli
pagamenti riceverá il fatto suo con oro ed argento coniato con giusta
e regolata proporzione, cosí delli pesi come delli valori. Oltreché,
si conoscerá il fino ed il brutto, uniti ed anco separatamente, di
qualunque sorte di monete, cioè se saranno a finezza o lega di once
11-1/2, 11, 10, 8, 6, 4, 2, o d'altre: cosa che non si può giá cosí
facilmente fare per altri ordini ch'io sappia, e massimamente per
quelli che di presente in molte cittá e province si usano.

Ed affinché si dia principio a questo cosí degno fatto, essorto essi
prencipi e signori a cominciar di voler e fare che le loro reddite o
entrade siano ricevute in monete d'oro e d'argento, solamente in
ragion di puro e di fino; ed anco a fare una nuova correzione sopra
l'essazione dei loro dazi per conto dei pagamenti, cosí di quelli di
gran somma, come di quelli di poca importanza, la qual essazione sia e
s'intenda regolata per sempre a ragion di moneta imperiale: il che non
potrá giamai tornar danno e preiudicio ad essi prencipi ed ai loro
popoli in modo alcuno. Oltreché, tutto ciò facendo, li dazi cosí
regolati saranno e resteranno per l'avenire chiari ed intelligibili a
qualunque persona, e terriera e forestiera, senza disputa alcuna.

Oltre di ciò dico che, se, dopo che sará stato posto l'ordine
universale nelle zeche, prencipe alcuno ricercato fosse di concedere
che nello Stato suo fossero fatte le monete sotto un altro peso o
campione, che fosse piú leggiero del detto della libra di Bologna, e
quasi sino alla quantitá d'un grano (se ben l'oro e l'argento si
apprezzassero sotto i valori di lire 72 e di lire 6 l'oncia, e che le
once dipendessero dal partimento di una libra cosí scarsa); tal
prencipe non mai dovrebbe ciò in alcun modo tolerare per diverse
cagioni, ed in particolare perché non riuscirebbe il giusto peso nelle
monete: quali, essendo poi reviste dalli contisti in altri paesi,
riuscirebbono anch'esse scarse, e non vi si troverebbe dentro il
giusto peso del fino per cagion di tal leggerezza; e perciò non vi si
potrebbono portare se non con perdita, e la spesa fatta nel farle
coniare vana sarebbe, percioché venirebbono di subito tassate, e non
vi si spenderebbono se non per la rata del fino che in esse ed in
ciascuna di loro esser si trovasse. Egli è ben vero che, se l'oro e
l'argento non coniato, over in monete ridotto, fosse particolare a
cittá per cittá ed a luoghi per luoghi, come sono le misure e pesi,
che, se ben sono differenti da una cittá all'altra, ciò poco importa,
si potrebbe cosí anco fare di essi argento ed oro, cioè far loro
quelli pesi e prezzi che piacessero a chi le governasse. Ma, perché i
danari sono maneggio in generale e sono trasportati da un paese ad un
altro per far diversi contratti, però fa di bisogno fermarli in uno
essere, cioè nella forma e sotto gli ordini fondati e terminati sopra
l'unitá dei sette capi principali nell'antecedente capitolo descritti.
E, ciò non facendo, sempre nasceranno di tempo in tempo disordini
grandi sopra il fatto di esse monete, e in particolare e in
universale.

E, per esser dunque i detti preciosi metalli coniati per uso generale,
com'è detto, è cosa molto necessaria e di grandissima importanza che
per essi vi sia un sol peso ed un sol prezzo generalmente, come se il
mondo fosse una sola cittá o monarchia, e fare quell'istesso di detti
peso e prezzi in universale come si fa e osservasi delli pesi e misure
nelle cittadi in particolare, e non altrimenti di quello che si faccia
dei numeri, quali sotto una regola sola servono per tutto il mondo:
cosa che non fanno i pesi e le misure particolari delle cittadi, che
in generale non servono. Ed ancora fare che li campioni, che per ciò
saranno necessari (destruendo ed anichilando affatto qualunque sorte
di pesi per l'oro e l'argento finora usati), tutti siano regolati e
ridotti sotto il peso del detto campione della libra di Bologna, e con
i partimenti di essa nel capitolo VIII giá descritti, e che siano in
tutti i luoghi osserva

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